Preti sposati e Sinodo per l’Amazzonia

Il Sinodo per l’Amazzonia ha approvato la proposta di ordinare sacerdoti uomini sposati già diaconi permanenti, purché siano riconosciuti dalla comunità, abbiano una famiglia legittimamente costituita e stabile e ricevano una formazione adeguata per il presbiterato. La proposta riguarda le zone più remote della regione amazzonica, dove molte comunità cattoliche hanno enormi difficoltà di accesso all’Eucaristia e ai sacramenti.

La decisione non abolisce il celibato sacerdotale nella Chiesa latina e non introduce automaticamente i preti sposati: il documento finale è stato consegnato al Papa e richiede criteri e disposizioni da parte dell’autorità competente. La questione delle donne diacono, invece, non ha ricevuto una decisione analoga ed è stata rinviata alla Commissione di studio istituita da papa Francesco nel 2016.

La proposta sui preti sposati

“Ordinare sacerdoti uomini idonei e riconosciuti della comunità, che abbiano un diaconato permanente fecondo e ricevano una formazione adeguata per il presbiterato, potendo avere una famiglia legittimamente costituita e stabile, per sostenere la vita della comunità cristiana attraverso la predicazione della parola e la celebrazione dei sacramenti nelle zone più remote della regione amazzonica”. È una delle proposte contenute nel documento finale del Sinodo per l’Amazzonia, che ha ricevuto dai padri sinodali 128 “placet” e 41 “non placet”.

Il paragrafo sui preti sposati, benché approvato con la maggioranza dei due terzi richiesta, è quello che ha ricevuto il maggior numero di voti contrari, 128 placet contro 41 non placet. Tutti i paragrafi comunque hanno ricevuto i due terzi utili per il placet.

La proposta che è stata approvata riguardo al sacerdozio per gli uomini sposati dunque non sancisce nulla, formalmente, ma rappresenta una indicazione per il Papa che probabilmente riflette una più profonda esigenza all’interno della Chiesa cattolica.

Diaconi permanenti e non semplicemente “viri probati”

Alla fine è stata scelta una strada diversa da quella che era stata prospettata all’inizio del Sinodo, ovvero la via dei cosiddetti viri probati, uomini sposati che vengono ordinati preti senza lasciare la loro famiglia. Il cammino scelto, infatti, è quello di concedere ai diaconi permanenti, ovvero uomini sposati che hanno ricevuto il primo grado dell’ordine sacro, la possibilità di essere ordinati sacerdoti.

Si apre uno spiraglio per l’ordinazione sacerdotale di persone sposate. Non sono i “viri probati”, ovvero persone riconosciute dalla comunità ma prive di una formazione specifica, ma coloro che sono già diaconi permanenti. Persone, anche sposate e con famiglia, ma che hanno fatto già un percorso preciso all’interno della Chiesa fino ad arrivare all’ultimo gradino prima appunto del sacerdozio.

Il Sinodo dei vescovi sull’Amazzonia chiede dunque la possibilità per l’area amazzonica di «ordinare sacerdoti uomini idonei e riconosciuti della comunità, che abbiano un diaconato permanente fecondo e ricevano una formazione adeguata per il presbiterato, potendo avere una famiglia legittimamente costituita e stabile».

Per i padri sinodali, però, “considerando che la legittima diversità non nuoce alla comunione e all’unità della Chiesa, ma la manifesta e la serve, come testimonia la pluralità dei riti e delle discipline esistenti, proponiamo di stabilire criteri e disposizioni da parte dell’autorità competente, nel quadro della Lumen gentium 26, per ordinare sacerdoti uomini idonei e riconosciuti della comunità, che abbiano un diaconato permanente fecondo e ricevano una formazione adeguata per il presbiterato, potendo avere una famiglia legittimamente costituita e stabile, per sostenere la vita della comunità cristiana attraverso la predicazione della parola e la celebrazione dei sacramenti nelle zone più remote della regione amazzonica.

Perché il tema è emerso in Amazzonia

“Molte delle comunità ecclesiali del territorio amazzonico - si legge nel documento finale del Sinodo - hanno enormi difficoltà di accesso all’Eucaristia. A volte ci vogliono non solo mesi, ma anche diversi anni prima che un sacerdote possa tornare in una comunità per celebrare l’Eucaristia, offrire il sacramento della riconciliazione o ungere i malati nella comunità.”

La proposta è stata pensata appunto per le piccole comunità cattoliche che vivono nelle zone più sperdute della foresta amazzonica, e per questo «fanno fatica a celebrare la messa». Si stima che l’85 per cento dei villaggi amazzonici non possa partecipare a una messa ogni settimana e che alcune comunità non lo facciano da anni.

Una delle cose principali da ascoltare è il gemito di migliaia di comunità private dell’Eucaristia domenicale per lunghi periodi. Ci sono comunità che possono fare la comunione solo una o due volte l’anno.

Le motivazioni per avere presbiteri sposati e diaconesse sono ben note, perché altri vescovi si sono espressi sulla sua linea costatando che, in gran parte, i cattolici dell’Amazzonia hanno accesso solo alla liturgia della Parola e molto raramente all’eucaristia, con il rischio che non distinguano la liturgia cattolica da quella protestante, come anni fa paventava il grande teologo Yves Congar, non ascoltato.

Difatti, molti cattolici frequentano le comunità protestanti e partecipano ai loro riti. La Chiesa brasiliana sta drammaticamente perdendo fedeli.

Mappa delle comunità cattoliche amazzoniche remote

La scarsità di sacerdoti e le grandi distanze

Il territorio amazzonico è sterminato - sette milioni e mezzo di chilometri quadrati, nove Paesi -, i sacerdoti scarseggiano, il problema è sentito e annoso.

Il missionario austriaco Erwin Kraeutler, per venticinque anni vescovo della più grande diocesi amazzonica brasiliana, ne aveva parlato al Papa e riassunto la sua esperienza così: «Ho un territorio sterminato, 700 mila fedeli, 800 comunità e appena 27 preti».

Successivamente, il vescovo Kraütler ha rilasciato un’intervista esclusiva al “Salzburger Nachrichten”, lamentando la difficoltà di recare assistenza spirituale in un territorio sconfinato di 700.000 fedeli e 800 comunità con soli 27 sacerdoti.

Con una triste conseguenza. Che le comunità religiose possono celebrare l’Eucaristia solamente due o tre volte l’anno e amministrare i sacramenti fondamentali del cammino cristiano solo in occasione di queste visite.

Questa prelatura si estende su una superficie di 368.086 kmq e ha una popolazione di 551.374 abitanti, di cui i cattolici sono 382.624, raggruppati in 15 parrocchie, con 16 sacerdoti diocesani e 17 religiosi.

Le proposte del vescovo di Cruzeiro do Sul, monsignor Flavio Giovenale, intervenuto questa mattina al Sinodo per l’Amazzonia, “nate dall’esperienza di una diocesi con un prete ogni 5mila chilometri quadrati”.

Ci sono dei punti che dobbiamo discutere, come la ministerialità per la regione amazzonica. Allora io ho fatto delle proposte concrete, a partire dall’esperienza. L’esperienza in cui vivo è che la mia diocesi ha un prete ogni 5mila chilometri quadrati, per cui sarebbe come se in Italia ci fossero solo 62 preti, due o tre per ogni grande regione.

Ho fatto la proposta di preti comunitari, cioè di preti che sono diocesani, però agiscono nelle piccole comunità, come le nostre parrocchie qua in Italia. Noi abbiamo quasi 130mila chilometri quadrati per 12 parrocchie, perciò sarebbe come due o tre parrocchie per il Piemonte, due o tre parrocchie per il Triveneto. Sono distanze enormi e dobbiamo cercare altre forme.

Il celibato sacerdotale nella proposta sinodale

“Apprezziamo il celibato come dono di Dio nella misura in cui questo dono permette al discepolo missionario, ordinato al presbiterato, di dedicarsi pienamente al servizio del popolo santo di Dio. Esso stimola la carità pastorale e preghiamo che ci siano molte vocazioni che vivono il sacerdozio celibe.”

“Sappiamo che questa disciplina non è richiesta dalla natura stessa del sacerdozio, anche se possiede molteplici ragioni di convenienza con esso. Nella sua enciclica sul celibato sacerdotale, San Paolo VI ha mantenuto questa legge e ha esposto le motivazioni teologiche, spirituali e pastorali che la sostengono. Nel 1992 l’esortazione post-sinodale di San Giovanni Paolo II sulla formazione sacerdotale ha confermato questa tradizione della Chiesa latina”.

“Apprezziamo il celibato come dono di Dio”, si precisa poi nel testo, ma “sappiamo che questa disciplina non è richiesta dalla natura stessa del sacerdozio, anche se possiede molteplici ragioni di convenienza” con esso, la citazione della Presbyterorum Ordinis.

La proposta non mette in discussione il valore del celibato e non prevede il celibato opzionale per tutti i sacerdoti della Chiesa latina. Il suo obiettivo è rispondere a una necessità pastorale circoscritta alle comunità più remote della regione amazzonica.

La posizione di papa Francesco

Da parte sua in un’intervista di due anni fa, Papa Francesco disse che sarebbe stato necessario riflettere sui “viri probati”, uomini sposati di provata fede a cui affidare alcune funzioni sacerdotali, per affrontare la scarsità di vocazioni in alcune zone del mondo.

“Dobbiamo riflettere - spiegava Francesco nell’intervista a Die Zeit - se i viri probati siano una possibilità e dobbiamo anche stabilire quali compiti possano assumere, ad esempio in comunità isolate”.

La Chiesa deve sempre “riconoscere il momento giusto nel quale lo Spirito chiede qualcosa”. Per il Papa, infatti, “la vocazione dei preti rappresenta un problema enorme” e “la Chiesa dovrà risolverlo”, ma “il celibato libero non è una soluzione”.

“Il Signore ci ha detto: pregate. E’ questo che manca, la preghiera. E manca il lavoro con i giovani che cercano orientamento”. Un lavoro “difficile” ma “necessario” perché “i giovani lo chiedono”.

Lo stesso Papa ha ricordato che nel rito orientale «si fa l’opzione celibataria o di sposo prima del diaconato».

In ogni caso Francesco ha chiuso questa ipotesi: «Per quanto riguarda il rito latino, mi viene alla mente una frase di san Paolo VI: “Preferisco dare la vita prima di cambiare la legge del celibato”. Personalmente penso che il celibato sia un dono per la Chiesa e non sono d’accordo a permettere il celibato opzionale. No. Io non lo farò, questo è chiaro. Sono uno chiuso? Forse, ma non sento di mettermi davanti a Dio con questa decisione».

Che cosa sono i “viri probati”

Nel caso dei «viri probati», invece, non si parla di giovani ma di «anziani sposati» che verrebbero ordinati seguendo condizioni precise. Di ritorno dal viaggio a Panama in gennaio, Francesco ne aveva parlato con chiarezza ai giornalisti.

Sarebbe una «possibilità» da valutare «nei posti lontanissimi, penso alle isole del Pacifico, ma è qualcosa da pensare quando c’è necessità pastorale».

Il papa si era riferito al libro «Preti per domani» del vescovo missionario tedesco Fritz Lobinger: «Padre Lobinger dice: la Chiesa fa l’eucaristia e l’eucaristia fa la Chiesa. Ma dove non c’è eucaristia né la comunità , Lobinger chiede: chi fa l’eucaristia? I direttori e gli organizzatori di quelle comunità sono diaconi o suore o laici.

Lobinger dice: si potrebbe ordinare prete un anziano sposato. Ma che eserciti solo il “munus sanctificandi”, cioè celebri la messa, amministri il sacramento della riconciliazione e dia l’unzione degli infermi.

L’ordinazione sacerdotale dà i tre munera: il “munus regendi” (il pastore che guida), il “munus docendi” (il pastore che insegna), e il “munus sanctificandi”. Il vescovo gli darebbe solo licenza per il “munus sanctificandi”.

Francesco aveva concluso: «Questa è la tesi, il libro è interessante e forse questo può aiutare a come rispondere al problema. Credo che il tema debba essere aperto in questo senso per i luoghi dove c’è un problema pastorale per la mancanza dei sacerdoti. Non dico che si debba fare, non ci ho riflettuto, non ho pregato sufficientemente su questo. Ma i teologi ne discutono, devono studiare».

Vedovi o sposati con figli adulti, in grado di provvedere autonomamente al proprio mantenimento, potrebbero essere “ordinati preti” in tempi relativamente brevi. Per gli sposati, poi, il consenso della moglie sarebbe un’altra conditio sine qua non.

I “viri probati” verrebbero dapprima chiamati ad un ministero circoscritto, pastori di piccole porzioni di comunità, ma in un futuro, se l’esperienza si rivelasse all’altezza delle necessità come sperano i suoi propugnatori, il campo d’azione potrebbe estendersi come le loro stesse responsabilità.

Preti sposati e Chiese cattoliche orientali

Al contrario di quanto credono molti, nella Chiesa cattolica esistono già i preti sposati. La millenaria disciplina monastica del celibato vale solo nella Chiesa latina, ma nelle Chiesa cattoliche orientali non c’è obbligo.

Da tempo si parla della possibilità che in futuro si vada verso una doppia disciplina anche nella Chiesa latina, magari con le stesse regole: solo i celibi possono diventare vescovi. Ma questo è un altro discorso e non c’entra con la questione dei «viri probati».

Lo stesso Papa ha ricordato che nel rito orientale «si fa l’opzione celibataria o di sposo prima del diaconato».

Il percorso precedente al Sinodo

Di «viri probati», del resto, si discute da tempo. Il cardinale Carlo Maria Martini fu tra i primi a parlarne. Il cardinale brasiliano Claudio Hummes, amico di lunga data di Bergoglio, sostiene questa possibilità dal 2006.

Già nel 2006 aveva dichiarato a un giornale brasiliano che “il celibato è una disciplina, non un dogma della Chiesa. […] Sappiamo per certo che molti degli apostoli erano sposati. La chiesa moderna deve tener conto di questo aspetto se vorrà essere al passo con la storia”.

Il vescovo di origine austriaca Erwin Kraütler, della prelatura di Xingu, la più estesa del Brasile, quattro anni fa aveva chiesto al Papa di esaminare la questione dei viri probati.

All’indomani dell’annuncio di papa Francesco del sinodo dell’Amazzonia non si è lasciato sfuggire l’opportunità di esprimere ancora una volta la sua idea: in Amazzonia occorre subito conferire il sacerdozio a uomini sposati e procedere all’ordinazione di diaconesse.

Si sa che aveva personalmente espresso il suo pensiero e la sua preoccupazione direttamente a papa Francesco, il quale gli avrebbe detto: «Senta i vescovi e dica loro che facciano proposte valide».

È stato un fallimento - osserva il vescovo Krautler - aver portato in Amazzonia preti e religiosi dal sud del Brasile, per loro è estremamente difficile adattarsi alla mentalità amazzonica.

Per la verità, il coraggioso vescovo austriaco - come altri vescovi brasiliani - si spingerebbe oltre fino ad arrivare a configurare una parrocchia diretta da un «gruppo di adulti», dove preponderante resterebbe la figura del presbitero.

Promotore e sostenitore è il vescovo emerito di Aliwal, (Sudafrica), Fritz Lobinger, del clero di Regensburg.

Il documento di lavoro e la proposta iniziale

Nel prossimo Sinodo sull’Amazzonia, convocato da Francesco in Vaticano dal 6 al 27 ottobre, si discuterà la possibilità di ordinare in zone remote dei «viri probati», uomini anziani e sposati di provata fede per rimediare alla carenza del clero.

Ne aveva parlato lo stesso Papa ed ora la svolta - che tuttavia non mette in discussione il celibato sacerdotale nella Chiesa latina - si fa sempre più concreta, messa nero su bianco nel documento di lavoro del Sinodo, l’«Instrumentum Laboris» che servirà da traccia: «Affermando che il celibato è un dono per la Chiesa, si chiede che, per le zone più remote della regione, si studi la possibilità di ordinazione sacerdotale di anziani, preferibilmente indigeni, rispettati e accettati dalla loro comunità, sebbene possano avere già una famiglia costituita e stabile».

Poiché nella regione amazzonica «le comunità hanno difficoltà a celebrare frequentemente l’Eucaristia», diventa necessario che «si cambino i criteri di selezione e preparazione dei ministri autorizzati a celebrarla» anziché lasciarle senza Comunione.

Ordinare preti sposati e cercare “un ministero adatto” per le “donne dirigenti di comunità”. E’ una delle proposte avanzate dal cardinale Claudio Hummes, relatore generale del Sinodo Panamazzonico, nella sua presentazione dell’Istrumentum laboris, il documento di lavoro elaborato con i suggerimenti venuti dagli episcopati, dai religiosi e da altre strutture ecclesiali.

Nella fase di ascolto - ha detto il relatore generale - le comunità indigene hanno chiesto che, pur confermando il grande valore del carisma del celibato nella Chiesa, di fronte all’impellente necessità della maggior parte delle comunità cattoliche in Amazzonia, si apra la strada all'ordinazione sacerdotale degli uomini sposati residenti nelle comunità.

La proposta del vescovo Flavio Giovenale

Preti sposati accanto ai celibatari, diaconi e diacone non permanenti per battesimi e liturgie, e preti comunitari.

Allora, a partire da questo, la proposta di rivedere i criteri per l’ordinazione in modo che ci possano anche essere persone sposate.

Un’altra idea è di avere pastori e pastore, come se fosse un diaconato non permanente, dato sia agli uomini sia alle donne, che possano celebrare il Battesimo, la Parola di Dio, non la confessione ma l’accoglienza, con un consiglio e la benedizione, e infine l’assistenza ai malati.

Sappiamo che l’unzione dei malati è propria dei preti, però anche i laici potrebbero dare un’unzione, una benedizione che non sia sacramentale ma che certamente potrebbe aiutare il malato con la benedizione di Dio.

Devono essere persone indicate dal popolo e che già vivono là, che vivono del loro lavoro normale ma che dedichino alcune ore, come fanno adesso già anche qui in Italia le catechiste, i catechisti, i ministri straordinari della comunione eucaristica, quindi che si dedichino in modo speciale ad accompagnare le persone nei momenti di afflizione, di dolore, di sorprese, nei quali abbiamo bisogno di qualcuno.

Allora, in questi momenti, è importante che ci sia la presenza ufficiale e sacramentale della Chiesa cattolica.

Sì, anche altri quattro padri sinodali prima di me ne hanno parlato, questo è un discorso che si faceva già quando io ero bambino, allora sta maturando.

Ci sarebbero due possibilità: quella di preti celibatari e quella di preti sposati. Queste idee sono sorte dall’ascolto dei fedeli, che ti dicono: “Ma perché tizio non potrebbe essere prete? Perché quella donna non potrebbe essere diacona?”

Allora noi vediamo con gli studi sempre rispettando molto la tradizione, ma tradizione vuol dire anche andare avanti, come in una staffetta: uno porta il bastone e poi lo consegna all’altro, non è stare fermi.

Quello sarebbe tradizionalismo o un museo! Invece la tradizione nella Chiesa vuol dire cambiare e andare sempre avanti.

La questione delle donne diacono

Totalmente diversa, invece, la decisione sulle donne diacono, rinviata in Commissione - per mutuare dalla politica - con 137 voti contro 30.

Chiusura, invece, per le donne diacono. È quanto deciso dai quasi duecento padri sinodali che hanno partecipato all’assemblea speciale sull’Amazzonia svoltasi in Vaticano.

Nessun passo in avanti per le donne: la questione del diaconato viene rimandata alla riapertura della Commissione che aveva istituito nel 2016 il Papa e che era arrivata a “risultati parziali”.

Questo ovviamente non significa che a breve le donne cattoliche potranno celebrare la messa, sebbene una minoranza di donne cattoliche lo vorrebbe: i cambiamenti all’interno della Chiesa hanno sempre richiesto tempi molto lunghi.

Il ruolo delle donne nelle comunità amazzoniche

Occorre un ministero per valorizzare il ruolo delle donne in Amazzonia, dove “più del 60% delle comunità è guidato” da loro. Sono per “la maggior parte catechiste” e “hanno una presenza decisiva”.

Il vescovo brasiliano Evaristo Pascoal Spengler, di Marajo’, in Brasile, ha auspicato che si arrivi a questo riconoscimento.

“La presenza delle donne e’ stata sempre fondamentale nella storia della Chiesa. Dio per la salvezza ha pensato alle donne - ha detto il vescovo al briefing sul Sinodo -. San Paolo parlava di diaconesse. Ci sono piu’ Sante canonizzate rispetto ai Santi, ci sono patriarchi e patriarche, profeti e profetesse, donne dottoresse della Chiesa e donne consiglieri di Papi…”.

“Già Benedetto XVI - ha continuato - aveva slegato il ministero delle donne da Cristo: canonicamente già esiste un cammino della donna come diacono, non come presbitero”.

Il vescovo ha quindi confermato che si è lavorato sulla proposta del diaconato femminile: “Siamo fiduciosi nell’azione dello Spirito Santo”, ha detto.

Riferendosi poi alla questione dei viri probati, il francescano ha ricordato che Papa Francesco “ha insistito molto sulla necessita’ per l’Amazzonia di una pastorale di presenza e non solo di visita”.

“Nella Chiesa ci sono già uomini sposati diaconi, ordinarli preti sarebbe utile così come sarebbe utile avere donne diaconesse”.

La Commissione di studio sul diaconato delle donne

Già nel 2016, Papa Francesco aveva creato una ‘Commissione di studio sul diaconato delle donne’ che, come Commissione, è arrivata ad un risultato parziale su come era la realtà del diaconato delle donne nei primi secoli della Chiesa e sulle sue implicazioni attuali.

Vorremmo pertanto - è la richiesta dei padri sinodali - condividere le nostre esperienze e riflessioni con la Commissione e attenderne i risultati.

Richiesta subito accolta da Bergoglio che ha annunciato che riconvocherà presto con nuovi membri la Commissione istituita nel 2016 e che due anni dopo aveva concluso i suoi lavori senza risultati.

Nel 2016 Papa Francesco aveva creato una Commissione di studio sul diaconato delle donne, che però poi aveva interrotto il suo lavoro: il Sinodo ha chiesto di condividere le proprie riflessioni sul tema con la Commissione e il papa ha detto che sarà riconvocata.

Un’altra novità, seppure più sfumata, riguarda il ruolo delle donne. Non si parla di diaconato femminile - un tema sul quale una commissiona vaticana disposta dal Papa ha discusso, studiandone le radici storiche nelle prime comunità cristiane, senza arrivare ad una soluzione condivisa - però si riconosce il «contributo decisivo» delle «vocazioni autoctone di uomini e donne», si ammette che la presenza femminile non è sempre valorizzata.

Il ministero delle donne dirigenti di comunità

Sul ruolo delle donne nella Chiesa, altro tema molto dibattuto fin dall’inizio dei lavori, la proposta che emerge dall’aula sinodale è doppia: istituire in Amazzonia il ministero di “donna dirigente di comunità” e consentire alle donne di accedere al ministero del lettorato e dell’accolitato, finora appannaggio solo dei futuri sacerdoti.

“Chiediamo la revisione del Motu Proprio Ministeria quedam di San Paolo VI, affinché anche donne adeguatamente formate e preparate possano ricevere i ministeri del lettorato e dell’accolitato, tra gli altri che possono essere svolti”, stabilisce il n. 102.

“Nei nuovi contesti di evangelizzazione e di pastorale in Amazzonia, dove la maggior parte della comunità cattoliche sono guidate da donne - si legge ancora nel numero citato - chiediamo che venga creato il ministero istituito di ‘donna dirigente di comunità’, dando ad esso un riconoscimento, nel servizio delle mutevoli esigenze di evangelizzazione e di attenzione alle comunità”.

Si invita a «garantire alle donne la loro leadership, nonché spazi sempre più ampi e rilevanti nel campo della formazione: teologia, catechesi, liturgia e scuole di fede e di politica» fino a concludere, nel capitolo dedicato alla «organizzazione delle comunità», che bisogna «identificare il tipo di ministero ufficiale che può essere conferito alle donne, tenendo conto del ruolo centrale che esse svolgono oggi nella Chiesa amazzonica».

La differenza tra ordinazione sacerdotale e diaconato femminile

La proposta sui preti sposati è stata approvata dal Sinodo come possibilità riguardante uomini già diaconi permanenti, mentre per le donne non è stata approvata l’ordinazione diaconale. Il documento finale ha chiesto invece di proseguire lo studio e di riconoscere formalmente i servizi già svolti dalle donne nelle comunità.

Questo ovviamente non significa che a breve le donne cattoliche potranno celebrare la messa, sebbene una minoranza di donne cattoliche lo vorrebbe: i cambiamenti all’interno della Chiesa hanno sempre richiesto tempi molto lunghi.

Quanto al fatto se l’approvazione del rito amazzonico potrebbe favorire ma anche “circoscrivere” l’ordinazione di preti sposati, padre Giacomo Costa, segretario della commissione per l’informazione del Sinodo, ha detto “sì” ma condizionato da tutti i se del caso.

“C’è da attendere il documento finale che sarà votato domani. Se venisse proposto, richiederebbe approfondimenti e potrebbe anche includere l’ordinazione di preti sposati ma siamo a livello di illazioni. Il percorso è ancora lungo”.

Il contesto pastorale e l’inculturazione

L’assemblea, secondo quanto ha detto il cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo dei vescovi, nella sua relazione con la quale si sono aperti i lavori, presente il Papa, ha un doppio obiettivo: “Da una parte, il Sinodo costituisce una vera e propria sfida per la Chiesa, in quanto l’Amazzonia è una terra di missione con caratteristiche proprie che esigono adeguate proposte per dare una risposta al «bisogno di evangelizzare le culture per inculturare il Vangelo» (EG 69). Dall’altra, l’Assise sinodale dovrà affrontare la provocazione avanzata dalla questione ambientale, rispondendo ‘con un’ecologia integrale’”.

Lo scopo, indicato da Francesco, è “individuare nuove strade per l’evangelizzazione di quella porzione del Popolo di Dio, specialmente degli indigeni, spesso dimenticati e senza la prospettiva di un avvenire sereno, anche a causa della crisi della foresta Amazzonica, polmone di capitale importanza per il nostro pianeta”.

E sul “delineare nuovi cammini”, oltre che sull’analisi della situazione, si è concentrato il card. Hummes, per il quale, la Chiesa deve “uscire e mettersi in cammino nella storia, in questi tempi di cambiamenti epocali, camminando sempre al fianco di tutti, soprattutto di chi vive nelle periferie dell’umanità”.

Un “non aver paura del nuovo”, a proposito del quale il cardinale ha ricordato che “nel suo discorso ai vescovi brasiliani, durante la Giornata Mondiale della Gioventù, nel 2013, a Rio de Janeiro, parlando di Amazzonia come ‘un test decisivo, un banco di prova per la Chiesa e per la società brasiliana’, il Papa propone di ‘rilanciare [lì, in Amazzonia] l’opera della Chiesa’, ‘di consolidare il volto amazzonico della Chiesa’ e ‘di formare un clero autoctono’, aggiungendo: ‘In questo, per favore, vi chiedo di essere coraggiosi, di essere intrepidi’”.

La presenza della Chiesa in Amazzonia è stata descritta anche attraverso la storia dei missionari e dei leader locali.

“Fin dai primordi della colonizzazione dell’Amazzonia - ha ricordato il card. Hummes - anche lì ci sono stati i missionari cattolici, sia per dare assistenza ai colonizzatori, sia per evangelizzare, all’epoca, gli indigeni. Inizia così la missione evangelizzatrice della Chiesa nella regione”.

Tra luci e ombre, “sicuramente più luci che ombre”, missionari e missionarie “hanno cercato di portare Gesù Cristo ai popoli locali e di costruire comunità cattoliche. È giusto ricordare, riconoscere ed esaltare, in questo sinodo, la storia eroica - e spesso di martirio - di tutti i missionari e missionarie del passato e anche di quelli e quelle di oggi nella Panamazzonia”.

“Accanto ai missionari, ci sono sempre stati numerosi leader laici e indigeni che hanno dato una testimonianza eroica e che spesso sono stati - e lo sono tuttora - uccisi”.

E’ una Chiesa che ha sempre offerto “grandi e fondamentali servizi alla popolazione locale in ambito scolastico, sanitario, nella lotta contro la povertà e contro la violazione dei diritti umani”, ma che ha sempre avuto “grande carenza di risorse materiali e di missionari per un pieno sviluppo delle comunità, in particolare l’assenza quasi totale dell’Eucaristia e di altri sacramenti essenziali per la vita cristiana quotidiana”.

Il rapporto tra la questione pastorale e la realtà amazzonica

Ai popoli indigeni deve essere restituito e garantito il diritto di essere protagonisti della loro storia, soggetti e non oggetti dello spirito e dell’azione del colonialismo di chiunque. Le loro culture, le lingue, le storie, le identità, le spiritualità costituiscono ricchezze dell’umanità e devono essere rispettate e preservate e incluse nella cultura mondiale.

D’altro canto, la Chiesa è consapevole che “la sua missione religiosa, in modo coerente con la sua fede in Gesù Cristo, include inevitabilmente ‘la cura della casa comune’. Questo legame dimostra anche che il grido della terra e il grido dei poveri della regione è lo stesso grido.

La vita in Amazzonia forse non è mai stata tanto minacciata come oggi, dalla distruzione e dallo sfruttamento ambientale, dalla sistematica violazione dei diritti umani fondamentali della popolazione amazzonica.

In particolare, la violazione dei diritti dei popoli originari, come il diritto al territorio, all'autodeterminazione, alla delimitazione dei territori, alla consultazione e al consenso previo”.

La consultazione sinodale registra anche che le comunità ritengono che la vita in Amazzonia sia minacciata soprattutto da: a) la criminalizzazione e l’assassinio di leader e difensori del territorio; (b) l’appropriazione e la privatizzazione di beni naturali, come l'acqua stessa; (c) le concessioni a imprese di disboscamento legali e l’ingresso di imprese di disboscamento illegali; (d) caccia e pesca predatorie, soprattutto nei fiumi; (e) megaprogetti: idroelettrici, concessioni forestali, disboscamento per produrre monocolture, strade e ferrovie, progetti minerari e petroliferi; (f) inquinamento provocato dall'intera industria estrattiva che crea problemi e malattie, in particolare ai bambini/e ai giovani; (g) il narcotraffico; (h) i conseguenti problemi sociali associati a tali minacce come l'alcolismo, la violenza contro la donna, il lavoro sessuale, il traffico di esseri umani, la perdita della loro cultura originaria e della loro identità (lingua, pratiche spirituali e costumi), e l’intera condizione di povertà a cui sono condannati i popoli dell'Amazzonia’ ”.

Il documento finale e la parola del Papa

Su tutto il lavoro fatto dai padri sinodali in tre settimane di dibattito in Vaticano, la parola passa ora a Francesco che ha già comunicato la sua intenzione di pubblicare entro il 2019 un’esortazione apostolica con le sue conclusioni.

È quanto emerge nel documento finale del Sinodo dei vescovi per L’Amazzonia. Un documento che è stato consegnato al Papa al quale spetta l’ultima parola.

E Bergoglio ha espresso l’auspicio che entro l'anno possa pubblicare la sua Esortazione apostolica in materia, o comunque un documento.

“L’esortazione post-sinodale non è obbligatorio”, ha fatto notare il Papa, rendendo noto che comunque ne preparerà una entro la fine dell’anno.

Al termine del suo discorso a braccio, in spagnolo, pronunciato a conclusione del Sinodo, il Papa ha esortato a leggere il documento finale a 360°, senza restare “prigionieri di un gruppo selettivo” che va a vedere solo cosa si è deciso nei singoli punti e non tiene conto del progetto globale.

Come aveva fatto nel suo discorso di apertura, Francesco ha ribadito che per comprendere la portata del Sinodo per l’Amazzonia che si è appena concluso bisogna considerare quattro “diagnosi”: culturale, ecologica, sociale e pastorale.

Il Papa nel suo discorso conclusivo ha parlato delle «élite cattoliche» che nel documento finale del Sinodo sull’Amazzonia «andranno a cercare le cosette e si dimenticheranno del grande. Mi sono ricordato di una frase in cui si dice che ci sono persone che siccome non amano nessuno, credono di amare Dio», che «perdono il contatto con le sfide che affronta l’uomo di oggi e si illudono di stare con Dio».

Il Papa ha ribadito che la Chiesa deve «essere sempre riformata», salvando però «la tradizione che è la salvaguardia del futuro, non la custodia delle ceneri».

Su possibili nuovi riti, che tengano conto della cultura locale, il Papa ha invitato a «non avere paura».

Le altre proposte del Sinodo

Nel documento finale sono presenti anche proposte relative alla formazione, ai ministeri e alla cura dell’ambiente.

Introdurre un anno di missione obbligatorio per i giovani e i futuri diplomatici - da inserire nel curriculum e da esercitare non in nunziatura, ma “al servizio di un vescovo in terra di missione”- e istituire una “sezione amazzonica” presso il Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, le altre proposte del Santo Padre.

Arrivano invece i peccati “ecologici” e l’idea di studiare un rito ad hoc per l'Amazzonia.

Arriva infine dal Sinodo la proposta di individuare «il peccato ecologico come un’azione o un’omissione contro Dio,contro il prossimo, la comunità e l’ambiente». Lo afferma il documento finale individuando questi peccati «in atti e abitudini di inquinamento e distruzione dell’armonia dell’ambiente».

“Definire il peccato ecologico come un’azione o un’omissione contro Dio, contro il prossimo, la comunità e l’ambiente”, la proposta sul versante della conversione integrale raccomandata dalla Laudato si’, insieme a quella di”creare un osservatorio pastorale socio-ambientale, rafforzando la lotta per la difesa della vita”.

Nel numero 82, si propone inoltre di “creare ministeri speciali per la cura della ‘casa comune’ e la promozione dell’ecologia integrale a livello parrocchiale e in ogni giurisdizione ecclesiastica, che abbiano tra le loro funzioni la cura del territorio e delle acque, nonché la promozione dell’enciclica Laudato si’”.

“Come modo per riparare il debito ecologico che i paesi hanno con l’Amazzonia”, i padri sinodali propongono infine “la creazione di un fondo mondiale per coprire parte dei bilanci della comunità presenti in Amazzonia che promuovono il loro sviluppo integrale e autosostenibile e, quindi, anche per proteggerle dal desiderio predatorio di aziende nazionali e multinazionali di estrarre le loro risorse naturali”.

Non mancano, nel testo, consigli dettagliati e concreti in materia di ecologia e sostenibilità ambientale, come adottare “ridurre la nostra dipendenza dai combustibili fossili e l’uso della plastica modificando le nostre abitudini alimentari con stili di vita più sobri”.

Le prospettive per la Chiesa amazzonica

In conclusione, il cardinale ha proposto “per la dinamica dei lavori di questa assemblea sinodale, alcuni nuclei generativi: a) la Chiesa in uscita in Amazzonia e i suoi nuovi cammini; b) Il volto amazzonico della chiesa: inculturazione e interculturalità in ambito missionario-ecclesiale; c) La ministerialità nella chiesa in Amazzonia: presbiterato, diaconato, ministeri, il ruolo della donna; d) L’azione della Chiesa nel prendersi cura della Casa Comune: l’ascolto della Terra e dei poveri; ecologia integrale ambientale, economica, sociale e culturale; e) La Chiesa amazzonica nella realtà urbana; f) La questione dell’acqua; g) altri”.

Il Sinodo ha già avuto un risultato molto positivo: aiutarci a sognare e a riflettere a partire dalla realtà, non dai documenti. In modo che possiamo capire che i documenti sono un riflesso poi della realtà.

“Il sabato - diceva Gesù - è stato fatto per l’uomo non l’uomo per il sabato”. Perciò i documenti sono importanti ma riflettono anche una tappa della Chiesa, della storia della Chiesa, ma poi possono anche cambiare ed evolvere.

2019 10 29 Sinodo Amazzonia Preti sposati

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