Nella Messa celebrata il 5 dicembre 2016 nella cappella della Casa Santa Marta, Papa Francesco ha sottolineato la necessità di essere ri-creati da Gesù, consegnandogli i propri peccati, aprendo il cuore e lasciandosi trasformare dal Signore.
Il Pontefice ha ricordato che Gesù non compie soltanto un cambiamento dal brutto al bello o dal cattivo al buono, ma una trasformazione profonda, una vera ri-creazione dell’uomo peccatore in uomo nuovo.
La ri-creazione dell’uomo attraverso il perdono
“Ma quello che faceva Gesù non era soltanto un cambiamento dal brutto al bello, dal cattivo al buono: Gesù ha fatto una trasformazione. Non è un problema di far bello, non è un problema di maquillage, di trucco: ha cambiato tutto da dentro! Ha cambiato con una ri-creazione: Dio aveva creato il mondo; l’uomo è caduto in peccato; viene Gesù a ri-creare il mondo.”
“E questo è il messaggio, il messaggio del Vangelo, che si vede chiaro: prima di guarire quell’uomo, Gesù perdona i suoi peccati. Va lì, alla ri-creazione, ri-crea quell’uomo da peccatore in giusto: lo ri-crea come giusto. Lo fa nuovo, totalmente nuovo. E questo scandalizza: questo scandalizza!”
Il cambiamento autentico non consiste quindi in una correzione soltanto esteriore, ma nel permettere al Signore di raggiungere la radice del peccato e di trasformare la persona dall’interno.
“Tutti siamo peccatori, ma guarda la radice del tuo peccato e che il Signore vada laggiù e la ri-crei; e quella radice amara fiorirà, fiorirà con le opere di giustizia; e tu sarai un uomo nuovo, una donna nuova.”
Aprire il cuore al Signore
“Ma se noi: ‘Sì, si, io ho dei peccati; vado, mi confesso… due paroline, e poi continuo così…’, non mi lascio ri-creare dal Signore. Soltanto due pennellate di vernice e crediamo che con questo sia finita la storia! No!”
“I miei peccati, con nome e cognome: io ho fatto questo, questo, questo e mi vergogno dentro il cuore! E apro il cuore: ‘Signore, l’unico che ho. Ricreami! Ricreami!’ E così avremo il coraggio di andare con vera fede - come abbiamo chiesto - verso il Natale.”
Per Papa Francesco, il credente è chiamato a presentarsi davanti a Dio nella verità, senza nascondere le proprie colpe e senza ridurre la conversione a un gesto superficiale.
“Il Santo, parlando col Signore diceva: ‘Sei contento, Signore?’ - ‘No!’ - ‘Ma ti ho dato tutto!’ - ‘No, manca qualcosa…’. E questo povero uomo faceva un’altra penitenza, un’altra preghiera, un’altra veglia: ‘Ti ho dato questo, Signore? Va bene?’ - ‘No! Manca qualcosa…’ - ‘Ma cosa manca, Signore?’ - ‘Mancano i tuoi peccati! Dammi i tuoi peccati!’.”
“Questo è quello che, oggi, il Signore ci chiede a noi: ‘Coraggio! Dammi i tuoi peccati e io ti farò un uomo nuovo e una donna nuova’. Che il Signore ci dia fede, per credere a questo.”
Il tempo di Avvento e la trasformazione interiore
Nella cappella della Casa Santa Marta, il Pontefice celebra la Messa e parla del tempo di Avvento, l’occasione per comprendere pienamente la nascita di Gesù a Betlemme e per coltivare il rapporto personale con il Figlio di Dio.
Il tempo di Avvento ha “tre dimensioni”: passato, futuro e presente. Celebrando la Messa nella cappella della Casa Santa Marta, Papa Francesco ricorda che l’Avvento, inaugurato ieri, è il tempo propizio “per purificare lo spirito, per far crescere la fede con questa purificazione”.
Il punto di partenza delle riflessioni del Pontefice è il Vangelo odierno (Mt 8,5-11): l’incontro a Cafàrnao tra Gesù e un centurione, che chiede aiuto per il suo servo, paralizzato a letto.
Anche oggi, precisa, può succedere di “abituarsi alla fede”, dimenticandone la sua “vivacità”. “Quando siamo abituati - rimarca - perdiamo quella forza della fede, quella novità della fede che sempre si rinnova”.
La prima dimensione: purificare la memoria
Nell’omelia, Papa Francesco sottolinea che la prima dimensione dell’Avvento è il passato, “la purificazione della memoria”.
“Ricordare bene che non è nato l’albero di Natale”, che è certamente un “bel segno”, ma ricordare che “è nato Gesù Cristo”.
“E’ nato il Signore, è nato il Redentore che è venuto a salvarci. Sì, la festa … noi sempre abbiamo il pericolo, avremo sempre in noi la tentazione di mondanizzare il Natale, mondanizzarlo … quando la festa lascia di essere contemplazione - una bella festa di famiglia con Gesù al centro - e incomincia a essere festa mondana: fare le spese, i regali, e questo e l’altro … e il Signore rimane lì, dimenticato.”
“Anche nella nostra vita: sì, è nato, a Betlemme, ma … E l’Avvento è per purificare la memoria di quel tempo passato, di quella dimensione.”
La seconda dimensione: purificare la speranza
L’Avvento, inoltre, serve a “purificare la speranza”, a prepararsi “all’incontro definitivo con il Signore”.
“Perché quel Signore che è venuto là, tornerà, tornerà! E tornerà a chiederci: ‘Com’è andata la tua vita?’. Sarà un incontro personale.”
“Noi, l’incontro personale con il Signore, oggi, lo avremo nell’Eucaristia e non possiamo avere un incontro così, personale, con il Natale di 2000 anni fa: abbiamo la memoria di quello. Ma quando Lui tornerà, avremo quell’incontro personale.”
“E’ purificare la speranza.”
La terza dimensione: vigilare nel presente
Infine, Papa Francesco invita tutti a coltivare la dimensione quotidiana della fede, nonostante le preoccupazioni e i tanti affanni, prendendo “custodia” della propria “casa interiore”.
Il nostro Dio, infatti, è il “Dio delle sorprese” e i cristiani dovrebbero scorgere ogni giorno i segni del Padre Celeste, quel suo parlarci nell’oggi.
“E la terza dimensione è più quotidiana: purificare la vigilanza. Vigilanza e preghiera sono due parole per l’Avvento; perché il Signore è venuto nella Storia a Betlemme; verrà, alla fine del mondo e anche alla fine della vita di ognuno di noi.”
“Ma viene ogni giorno, ogni momento, nel nostro cuore, con l’ispirazione dello Spirito Santo.”
La fede non si fonda sulle apparenze
Non edifichiamo la nostra vita sulle cose passeggere, andiamo alla “roccia” che è il Signore e lì saremo felici. Questo l’invito al centro dell’omelia pronunciata dal Papa nella Messa mattutina a Casa Santa Marta, ispirata al Vangelo di Matteo: “Confidate nel Signore sempre, perché il Signore è una roccia, una roccia eterna”.
“L’elogio della solidità” è al cuore della Liturgia di oggi, col Vangelo di Matteo (Mt7,21.24-27) in cui Gesù mette a confronto l’uomo saggio e l’uomo stolto: l’uno, pone il Signore a fondamento della sua vita, costruendo la propria casa sulla roccia, l’altro non ascolta la Parola di Dio e vive di apparenze, costruendo così la propria casa su un fondamento debole, come può essere la sabbia.
Il Signore è la roccia sicura
Da qui si sviluppa l’omelia che il Papa pronuncia nella Messa mattutina a Casa Santa Marta, in un dialogo continuo con i fedeli ai quali chiede di riflettere proprio su “saggezza e debolezza”, ovvero su quale sia il fondamento delle nostre speranze, delle nostre sicurezze e della nostra vita, e chiedendo la grazia di saper discernere dove sia la roccia e dove la sabbia.
“La roccia. Così è il Signore. Chi si affida al Signore sarà sempre sicuro, perché le sue fondamenta sono sulla roccia.”
“È quello che dice Gesù nel Vangelo. Parla di un uomo saggio che ha costruito la sua casa su una roccia, cioè sulla fiducia nel Signore, sulle cose serie. E anche questa fiducia è un materiale nobile, perché il fondamento di questa costruzione della nostra vita è sicuro, è forte.”
Le tempeste della vita e la fragilità delle apparenze
Il saggio è dunque chi edifica sulla roccia, al contrario lo stolto - prosegue Francesco - è quello che sceglie la “sabbia che si muove” e che viene spazzata via da venti e pioggia.
“E anche la vita nostra può essere così, quando le mie fondamenta non sono forti. Viene la tempesta - e tutti noi abbiamo tempeste nella vita, tutti, dal Papa all’ultimo, tutti - e non siamo capaci di resistere.”
“E tanti dicono: ‘No, io cambierò vita’ e pensano che cambiare vita sia truccarsi. Cambiare vita è andare a cambiare i fondamenti della vita, cioè mettere la roccia che è Gesù.”
“Io vorrei ripristinare questa costruzione, questo palazzo, perché è molto brutto, molto brutto e io vorrei abbellirlo un po’ e anche assicurare le fondamenta.”
“Ma se rifaccio il trucco e faccio una ‘romanella’, la cosa non va avanti; cadrà. Con le apparenze, la vita cristiana cade.”
Discernere tra roccia e sabbia
Solo Gesù è dunque il fondamento sicuro, le apparenze non aiutano, e questo si vede anche in confessionale - è l’esempio che fa il Papa - solo chi lì si riconosce peccatore, debole, desideroso di salvezza, dimostra di avere una vita basata sulla roccia, in quanto crede e conta su Gesù come sua salvezza.
Convertirsi quindi a ciò che non crolla e non passa: accadde così a san Francesco Borgia nel 1500, quando questo ex cavaliere di corte, dinanzi al corpo ormai disfatto della imperatrice Isabella, prese coscienza della caducità e della vanità delle cose terrene e scelse il Signore e divenne santo.
“Noi non possiamo edificare la nostra vita sulle cose passeggere, sulle apparenze, sul fare finta che tutto va bene. Andiamo alla roccia, dove c’è la nostra salvezza. E lì saremo felici tutti. Tutti.”
La preghiera a cui quindi il Papa invita ognuno di noi, in questo giorno di Avvento, è a pensare a quale fondamento diamo alla nostra vita, se la solida roccia o la sabbia vana, chiedendo al Signore la grazia di saper discernere.
