L’esorcismo secondo Papa Benedetto XVI: preghiera, liturgia e discernimento nella lotta contro il male

Secondo le testimonianze di alcuni celebri esorcisti, Benedetto XVI non compì veri e propri esorcismi, ma considerava la preghiera, la liturgia, i sacramenti e la fedeltà alla Chiesa strumenti essenziali nella lotta contro il male. La sua santità di vita, la sua devozione e il suo rigoroso rispetto delle norme liturgiche furono presentati come una testimonianza particolarmente efficace contro Satana.

Padre Gabriele Amorth lo definì «temutissimo da Satana» e affermò: «Le sue messe, le sue benedizioni, le sue parole sono come dei potenti esorcismi. […] Credo che il suo pontificato sia un grande esorcismo contro Satana. Efficace. Potente».

Benedetto XVI e la lotta contro il male

È una mattina di maggio dell’anno 2009. Joseph Ratzinger è Papa già da quattro anni. Nel corso del suo pontificato ha parlato più volte di Satana. Capisco che per lui il demonio è uno spirito esistente, che lotta e agisce contro la Chiesa. E contro di lui.

Altrimenti non si spiegherebbero frasi del genere: «Per quanti continuano a peccare senza mostrare nessuna forma di pentimento, la prospettiva è la dannazione eterna, l’inferno, perché l’attaccamento al peccato può condurci al fallimento della nostra esistenza. È il tragico destino che spetta a chi vive nel peccato senza invocare Dio. Solo il perdono divino ci dà la forza di resistere al male e non peccare più. Gesù è venuto per dirci che ci vuole tutti in paradiso e che l’inferno, del quale poco si parla in questo nostro tempo, esiste ed è eterno per quanti chiudono il cuore al suo amore».

E ancora: «Oggi constatiamo con dolore nuovamente che a Satana è stato concesso di vagliare i discepoli visibilmente davanti a tutto il mondo. E sappiamo che Gesù prega per la fede di Pietro e dei suoi successori. Sappiamo che Pietro, attraverso le acque agitate della storia, va incontro al Signore ed è in pericolo di affondare, ma viene sempre di nuovo sorretto dalla mano del Signore e guidato sulle acque».

La prospettiva di Benedetto XVI sul male non si limitava ai fenomeni straordinari. Il demonio veniva presentato come una realtà spirituale che tenta l’uomo, alimenta la divisione, indebolisce la fede e cerca di allontanare la persona da Dio.

La benedizione di Benedetto XVI in piazza San Pietro

Benedetto XVI benedice piazza San Pietro

Benedetto XVI era ancora felicemente regnante quando il famoso esorcista paolino raccontava l’episodio in cui due ragazzi posseduti furono accompagnati all’Udienza Generale del mercoledì in piazza San Pietro. Siamo nel maggio del 2009.

Fa caldo in piazza San Pietro. La primavera è oramai inoltrata. Il sole picchia sulla piazza dove una folla di fedeli aspetta il Papa. È mercoledì, il giorno dell’udienza generale. I fedeli sono arrivati da tutto il mondo.

Dal fondo della piazza entra un gruppetto di quattro persone. Due donne e due giovani uomini. Le donne sono due mie assistenti. Mi aiutano durante gli esorcismi, pregano per me e per i posseduti e assistono per quanto è loro possibile i posseduti nel loro lungo e difficile percorso di liberazione.

I due giovani uomini sono due posseduti. Nessuno lo sa. Lo sanno soltanto loro e le due donne che li «scortano». Quel mercoledì le donne decidono di portare i due all’udienza del Papa perché pensano che potrebbero trarne giovamento.

Non è un mistero che molti gesti e parole del Papa facciano imbestialire Satana. Non è un mistero che anche la sola presenza del Papa inquieti e in qualche modo aiuti i posseduti nella loro battaglia contro colui che li possiede.

I quattro si avvicinano verso le transenne in prossimità del «palco» da dove Benedetto XVI di lì a poco è chiamato a parlare. Le guardie svizzere li fermano. Non hanno i biglietti per proseguire oltre. Le due donne insistono.

È importante per loro riuscire a portare i due posseduti il più possibile vicino al Papa. Le guardie svizzere non ammettono deroghe e intimano loro di allontanarsi. Così una delle due donne fa finta di sentirsi male. La sceneggiata ottiene un risultato.

I quattro vengono fatti accomodare oltre le transenne, nei posti riservati ai disabili. «Avete visto, Giovanni e Marco?» chiedono le due donne ai due posseduti. «Ce l’abbiamo fatta. Tra poco arriverà il Papa e noi siamo qui vicini a lui.»

I due non parlano. Sono stranamente silenziosi. È come se coloro che li possiedono (si tratta di due demoni diversi) stiano cominciando a capire chi di lì a poco arriverà in piazza.

Suonano le dieci. Dall’arco delle campane, il portone a fianco della basilica vaticana, esce una jeep bianca. Sopra tre uomini. Un guidatore, il Papa in piedi e, seduto al suo fianco, il suo segretario particolare monsignor Georg Gänswein.

Le due donne si girano verso Giovanni e Marco. Istintivamente li sorreggono con le braccia. I due, infatti, iniziano ad avere comportamenti strani. Giovanni trema e batte i denti.

Le due donne capiscono che qualcuno sta cominciando ad agire nel corpo di Giovanni e di Marco. Qualcuno che col passare dei minuti si mostra sempre più agitato.

«Giovanni, mantieni il controllo di te stesso» dice una delle due donne. «Mantieni il controllo, Giovanni. Non farti sopraffare. Reagisci. Mantieni il controllo». L’altra donna dice le stesse parole a Marco.

Giovanni non sembra ascoltare le parole della donna. Salvo, d’improvviso, girarsi e dirle con voce lenta e che sembra venire da non si sa quale mondo: «Io non sono Giovanni».

La donna non dice più nulla. Sa che con il diavolo solo un esorcista può parlare. Se lei lo facesse sarebbe molto rischioso. Così rimane in silenzio e si limita a sostenere il corpo di Giovanni ora completamente in mano al demonio.

La jeep gira per tutta la piazza. I due posseduti si piegano per terra. Battono la testa per terra. Le guardie svizzere li osservano ma non intervengono.

Sono forse abituate a scene del genere? Forse sì. Forse altre volte hanno assistito alle reazioni dei posseduti innanzi al Papa.

La jeep compie un lungo percorso. Poi arriva in cima alla piazza, a pochi metri dal portone della basilica vaticana. Il Papa scende dall’auto e saluta le persone poste nelle prime file.

Giovanni e Marco, insieme, iniziano a ululare. Sdraiati per terra ululano. Ululano fortissimo. «Santità, santità, siamo qui!» urla al Papa una delle due donne cercando di attirare la sua attenzione.

Benedetto XVI si gira ma non si avvicina. Vede le due donne e vede i due giovani uomini per terra che urlano, sbavano, tremano, danno in escandescenze. Vede lo sguardo d’odio dei due uomini. Uno sguardo diretto contro di lui.

Il Papa non si scompone. Guarda da lontano. Alza un braccio e benedice i quattro.

Per i due posseduti è una scossa furente. Una frustata assestata su tutto il corpo. Tanto che cadono tre metri indietro, sbattuti per terra.

Adesso non urlano più. Ma piangono, piangono, piangono. Gemono per tutta l’udienza. Quando poi il Papa se ne va, rientrano in se stessi. Tornano se stessi. E non ricordano nulla.

Il significato attribuito alla benedizione papale

Il racconto presenta la benedizione di Benedetto XVI non come un rituale esorcistico formale, ma come un gesto di fede compiuto dal Papa durante un’udienza pubblica. L’effetto descritto dagli esorcisti viene interpretato nel quadro della loro esperienza pastorale e della loro convinzione che la preghiera della Chiesa possa sostenere le persone sottoposte a gravi sofferenze spirituali.

Non credo che Benedetto XVI compia esorcismi. O almeno la cosa non mi risulta. Credo tuttavia che tutto il suo pontificato sia un grande esorcismo contro Satana. Efficace. Potente.

Un grande esorcismo che molto dovrebbe insegnare ai vescovi e ai cardinali che non credono: costoro comunque dovranno rispondere della loro incredulità. Non credere e soprattutto non nominare esorcisti laddove ce ne è esplicito bisogno è, a mio avviso, un peccato grave, un peccato mortale.

La preghiera di Benedetto XVI per la liberazione di Charles

Un nuovo episodio, ancora più discreto e “silenzioso” di quello avvenuto in piazza San Pietro, conferma quanto la preghiera del papa tedesco si sia rivelata efficace contro il Maligno.

Il fatto ci viene raccontato da padre Cesare Truqui, sacerdote messicano che svolge il suo ministero in Svizzera, nella diocesi di Coira, nel suo libro Professione esorcista (Piemme 2018).

Padre Truqui - esorcista formatosi alla scuola di padre Amorth e di padre Bamonte - racconta quello che fu il suo primo caso di possessione diabolica, un caso si risolse solo grazie all’intervento dell’allora Pontefice Benedetto XVI.

Un uomo francese di nome Charles, di circa quarant’anni, era terribilmente tormentato dal demonio. Sposato e padre di un figlio, Charles aveva iniziato a subire disturbi in età adulta ma scoprì che, quando era ancora nel grembo di sua madre, i genitori - che appartenevano ad una setta - lo avevano consacrato a Satana e accompagnato ad alcuni riti.

Da quando iniziarono i disturbi Charles si affidò alla cura di diversi psichiatri e sacerdoti, senza mai ottenere la liberazione. Per questo si recò a Roma per affidarsi a uno degli esorcisti più rinomati del mondo: padre Francesco Bamonte, attuale presidente Associazione internazionale esorcisti.

Fin dalle prime sedute Bamonte convocò padre Cesare Truqui come traduttore per poter dialogare con l’uomo francese e il demonio che lo possedeva.

Il dialogo durante l’esorcismo

Interrogato dall’esorcista, secondo la prassi, il demonio rivelò inizialmente di chiamarsi “Rex” (dal latino, “re”). Ma l’esorcista lo incalzò: «Nessun diavolo si chiama così…».

Il demonio rispose ancora: «Sono il principe di questo mondo». Alla terza volta che l’esorcista gli chiese di rivelare il nome, il diavolo si presentò come «Satana».

La storia di Charles ha dell’incredibile. Si trattava di uno dei rari casi di vera possessione ed era Satana, in persona, a possederlo!

Lo stesso padre Bamonte lo definì come «Il caso più difficile di tutta la mia vita».

La superbia e l’arroganza del demonio lo portavano a irridere l’esorcista e a sfidarlo con violenza: - «Non puoi farmi nulla» - «Allora chi può farlo?» chiese l’esorcista - «Un vescovo o il Papa» rispose Satana.

Bamonte e Truqui ne parlarono con padre Amorth per ottenere qualche consiglio. La risposta di Amorth fu secca: «E’ una menzogna per spaventarti! L’esorcista parla sempre a nome di un vescovo».

Il caso si complicava: aveva forse ragione il diavolo nell’affermare che solo il vescovo o il Papa avrebbero potuto scacciarlo? Oppure, come diceva Amorth, il demonio cercava solamente di scoraggiare e far desistere gli esorcisti per essere lasciato in pace?

La lettera a Benedetto XVI

Data la gravità della possessione consigliammo all’uomo di scrivere a Benedetto XVI e consegnai la lettera a un confratello che a quel tempo lavorava nella Segreteria di Stato.

Una settimana dopo arrivò una risposta firmata dal segretario del Santo Padre in cui si affermava che il pontefice avrebbe preso personalmente nota della vicenda e prometteva di pregare per il posseduto e di offrire intenzioni nelle messe affinché fosse liberato.

Tre mesi dopo avere scritto la lettera, ricevetti una telefonata inaspettata. Era padre Bamonte. Mi disse: «Padre, non ci crederà, ma penso che Charles sia libero!».

Infatti nel corso di un esorcismo, Charles aveva gridato forte e aveva annunciato: «Mi sento libero e felice. Non sono più oppresso!».

La liberazione si era compiuta.

Questa liberazione così veloce, dopo tanti e tanti sforzi vacui, è spiegabile solo in un modo: la potente preghiera del Papa a cui Satana è stato costretto a piegarsi.

Quell’uomo oggi è ancora libero, nessun demonio lo tormenta.

La liturgia come forma di resistenza spirituale

Benedetto XVI celebra la Santa Messa

Il modo con cui Benedetto XVI vive la liturgia. Il suo rispetto delle regole. Il suo rigore. La sua postura sono efficacissimi contro Satana.

La liturgia celebrata dal Pontefice è potente. Satana è ferito ogni volta che il Papa celebra l’eucaristia.

Secondo questa interpretazione, l’efficacia spirituale della liturgia non dipende da gesti spettacolari, ma dalla centralità dell’Eucaristia, dalla fedeltà al rito, dalla dignità della celebrazione e dall’orientamento dell’intera vita verso Dio.

La santità di vita, la preghiera e la devozione rappresentavano una costante sfida per il diavolo: «Le sue messe, le sue benedizioni, le sue parole sono come dei potenti esorcismi. […] Credo che il suo pontificato sia un grande esorcismo contro Satana. Efficace. Potente».

Il confronto con Giovanni Paolo II

A differenza di Giovanni Paolo II, Benedetto XVI non compì veri e propri esorcismi, ma - come afferma padre Amorth - era «temutissimo da Satana».

Più volte si è parlato dei combattimenti che papa Giovanni Paolo II dovette affrontare contro il demonio, ma è meno noto il fatto che anche il suo successore Benedetto XVI ebbe modo di scontrarsi e sconfiggere le forze del male durante il suo pontificato.

Satana molto ha temuto l’elezione di Ratzinger al soglio di Pietro. Perché vedeva in lui la continuazione della grande battaglia che contro di lui ha fatto per ventisei anni e mezzo il suo predecessore, Giovanni Paolo II.

Il Papa che, lui sì, faceva esorcismi.

Mons. Andrea Gemma, Arcivescovo Emerito di Isernia-Venafro, conferma ciò che hanno affermato diversi esorcisti, vale a dire che l’invocazione a Giovanni Paolo II durante i riti provoca un impatto devastante sul diavolo: «Giovanni Paolo II è molto invocato negli esorcismi, e il Diavolo soffre molto all’udire il suo nome».

Il vescovo testimonia però che, durante un esorcismo, fu lo stesso diavolo ad ammettere la sua avversione ancora maggiore verso Benedetto XVI affermando per bocca di una donna: «Il vecchiaccio [Giovanni Paolo II ndr.] ci ha danneggiato enormemente, ma quello che c’è adesso è peggio!».

«E’ confortante - ha affermato mons. Gemma - che Benedetto XVI venga considerato dagli spiriti maligni un avversario addirittura più pericoloso, letale e potente del suo venerato predecessore».

Il ruolo di Joseph Ratzinger nella disciplina degli esorcismi

Il contributo di Benedetto XVI alla pastorale dell’esorcismo non viene descritto soltanto attraverso racconti di preghiere e benedizioni, ma anche attraverso il suo lavoro ecclesiale prima dell’elezione al soglio pontificio.

Essendo a capo della Congregazione per la Dottrina della Fede, l’allora cardinale Joseph Ratzinger emanò un breve documento in cui ribadiva ai Vescovi di tutto il mondo alcune norme da osservare nei casi di esorcismo.

Tra queste la proibizione rivolta ai laici e ai sacerdoti che non ne abbiano ricevuto la facoltà dal proprio Vescovo, di guidare riunioni e di utilizzare le formule e le preghiere di esorcismo.

«I Vescovi - scriveva Ratzinger - sono vivamente pregati di esigere l'osservanza di queste norme».

La disciplina ecclesiale sottolinea quindi la necessità di distinguere tra la preghiera ordinaria dei fedeli, le benedizioni, l’accompagnamento pastorale e l’esorcismo in senso stretto, che richiede un mandato specifico dell’autorità ecclesiastica.

Il sostegno agli esorcisti

Quando nel febbraio del 2013 papa Benedetto rinunciò al Soglio di Pietro, padre Gabriel Amorth, parlando a nome di tutti gli esorcisti, gli dedicò uno speciale ringraziamento.

Parole colme di riconoscenza per il sostegno e l’incoraggiamento offerto a questi sacerdoti - spesso incompresi o guardati con sospetto persino nelle proprie diocesi - che sono al servizio dei fedeli e combattono in modo speciale l’influsso di satana nel mondo.

Papa Benedetto XVI ha fatto molte cose per gli esorcisti, a cominciare dalla stesura del catechismo della Chiesa cattolica e per aver consentito a noi esorcisti di poter amministrare il sacramentale dell’esorcismo non solo a persone che subiscono la possessione diabolica ma anche su quelle persone che subiscono disturbi diabolici, come la vessazione e l’infestazione diabolica.

Allo stesso modo l’esorcista spagnolo José Antonio Fortea - autore della Summa Daemoniaca - ha parlato di Benedetto XVI come «il Papa che nell’età moderna più ha fatto per gli esorcisti».

AmbitoRuolo attribuito a Benedetto XVI
PreghieraIntercessione per le persone sottoposte a sofferenza spirituale
LiturgiaFedeltà alle norme, rigore e centralità dell’Eucaristia
Disciplina ecclesialeRichiamo alla necessità dell’autorizzazione del vescovo
Formazione pastoraleSostegno alla distinzione tra possessione, vessazione e infestazione

Possessione, ossessione, vessazione e infestazione

La riflessione sull’esorcismo richiede prudenza e discernimento, perché non ogni sofferenza psicologica, fisica o spirituale viene considerata dalla Chiesa una possessione diabolica.

In una intervista inedita, contenuta nel libro “Esorcisti contro satana” del giornalista Fabio Marchese Ragona, Francesco ribadisce che il diavolo prova sempre ad attaccare tutti e semina zizzania, anche nella Chiesa, cercando di mettere gli uni contro gli altri.

Ha mai avuto a che fare direttamente con persone indemoniate?

Quando ero arcivescovo di Buenos Aires ho avuto diversi casi di persone che son venute da me dicendo di essere indemoniate. Le ho mandate a consulto da due bravi sacerdoti “specialisti”: non sono guaritori, ma esorcisti.

Uno si chiama Carlos Alberto Mancuso ed era esorcista nella diocesi di La Plata. L’altro era il mio confessore, padre Nicolas Mihaljevic, gesuita nato in Croazia.

Entrambi mi hanno detto successivamente che di queste persone soltanto due o tre erano realmente vittime di possessione diabolica. Le altre soffrivano di ossessione diabolica, che è cosa ben diversa perché non avevano il diavolo in corpo. Questo è bene specificarlo.

La distinzione tra le diverse forme di sofferenza impedisce di interpretare ogni disturbo come possessione e richiama la necessità di un esame serio, condotto da persone competenti e inserite nella vita della Chiesa.

Benedetto XVI non praticò esorcismi formali

E da pontefice ha mai praticato esorcismi?

No, non è mai successo. Se dovesse accadere chiederei il supporto di un bravo esorcista, come facevo già da arcivescovo.

Questa affermazione chiarisce la differenza tra il racconto della benedizione in piazza San Pietro e l’esorcismo rituale: Benedetto XVI non viene presentato come un esorcista incaricato di celebrare il rito, ma come il Pontefice la cui preghiera e il cui ministero venivano considerati spiritualmente efficaci.

La preghiera come risposta al male

Il pensiero attribuito a Benedetto XVI insiste sulla preghiera come via fondamentale per resistere al male. La preghiera non viene intesa come una formula magica, ma come un ritorno a Dio, una conversione del cuore e una rinnovata adesione al Vangelo.

Spirito di Vita, che in principio aleggiavi sull'abisso, aiuta l'umanità del nostro tempo a comprendere che l'esclusione di Dio la porta a smarrirsi nel deserto del mondo, e che solo dove entra la fede fioriscono la dignità e la libertà e la società tutta si edifica nella giustizia.

Spirito di Pentecoste, che fai della Chiesa un solo Corpo, restituisci noi battezzati a un'autentica esperienza di comunione; rendici segno vivo della presenza del Risorto nel mondo, comunità di santi che vive nel servizio della carità.

Spirito Santo, che abiliti alla missione, donaci di riconoscere che, anche nel nostro tempo, tante persone sono in ricerca della verità sulla loro esistenza e sul mondo. Rendici collaboratori della loro gioia con l'annuncio del Vangelo di Gesù Cristo, chicco del frumento di Dio, che rende buono il terreno della vita e assicura l'abbondanza del raccolto. Amen.

Il discernimento degli spiriti e la gioia

Una delle regole fondamentali per il discernimento degli spiriti potrebbe essere dunque la seguente: dove manca la gioia, dove l'umorismo muore, qui non c'è nemmeno lo Spirito Santo, lo Spirito di Gesù Cristo.

E viceversa: la gioia è un segno della grazia. Chi è profondamente sereno, chi ha sofferto senza per questo perdere la gioia, costui non è lontano dal Dio del vangelo, dallo Spirito di Dio, che è lo Spirito della gioia eterna.

Il discernimento richiede quindi di osservare i frutti spirituali prodotti da una determinata esperienza: la fede autentica conduce alla verità, alla libertà, alla carità e alla pace, mentre la paura, la disperazione, l’isolamento e la divisione possono diventare segnali di una situazione che necessita di un accompagnamento più attento.

La lotta spirituale nella vita quotidiana

La lotta contro il male non viene presentata soltanto come confronto con fenomeni straordinari. Essa riguarda anche i peccati, le passioni disordinate, l’orgoglio, l’invidia, l’ira, l’avidità, l’accidia e ogni forma di dipendenza che indebolisce la libertà.

Perdonaci Signore i nostri peccati di superbia: le azioni che cercano solo la lode e l'approvazione della gente, l'ambizione, la ricerca di potere e di notorietà.

Rendici umili. L'umiltà è la virtù che elimina tutte le passioni perché in essa noi ci rendiamo disponibili ad essere aiutati da Dio.

Perdona Signore i nostri peccati di invidia: l'ostilità, l'odio, l'idea che il male altrui possa essere bene per noi.

Aiutaci a contrastare l'invidia con il dono quotidiano di noi stessi per i fratelli.

Perdona Signore i nostri peccati d'ira: i turbamenti del cuore, i sentimenti di avversione verso i fratelli quando sentiamo colpito il nostro io, l'animosità eccitata, l'aggressività del corpo, la sete di vendetta.

Aiutaci a seguire la via suggerita dai padri: “il silenzio delle labbra pur nel turbamento del cuore", dato che "La medicina perfetta. sarà quella di essere prima di tutto ben persuasi che non ci è consentito adirarci mai e in nessun modo".

Perdona Signore i nostri peccati di accidia: il torpore, la pigrizia, l'abbattimento, la tristezza, la dipendenza e le crisi di astinenza da stimoli e piaceri esteriori che ci lasciano sempre tristi e vuoti.

Donaci il desiderio di reagire. Facci trovare una guida spirituale e fa' che accettiamo la disciplina dell'obbedienza, unica via per non essere sballottati come un corpo inerte in balia delle passioni.

Perdonaci Signore per i peccati di avarizia: l'avidità, la brama di possedere, la fiducia smodata riposta nel denaro.

Aiutaci a sottrarci all'influenza dei media e a fidarci di te, che rivesti i gigli del campo e non abbandoni gli uccelli del cielo.

Perdonaci Signore per i peccati di gola: il rapporto irrazionale con il cibo, i vizi del fumo, dell'alcool, delle droghe, la dipendenza che ci fa schiavi.

Insegnaci la capacità dell'astinenza, che disintossica il corpo e la mente. Aiutaci a scoprire i piaceri sani della vita, per essere capaci di amare i fratelli con la libertà e la gioia con cui tu hai amato noi.

Perdonaci Signore per i peccati di lussuria, che ci fanno schiavi del sesso, e per il disordine morale che mette a rischio persone, famiglie e società.

Facci comprendere che non è libero chi non ha il controllo di se stesso, chi si riduce al doppio gioco e alla menzogna, chi perde l'integrità morale e la pace, chi si chiude in se stesso.

Il volto di Cristo e la vittoria sul male

Volto di Cristo icona cristiana

La preghiera al Volto Santo collega la lotta contro il male alla contemplazione di Cristo, alla misericordia e alla trasformazione interiore.

Signore Gesù, come già i primi apostoli, ai quali dicesti: "Che cercate?", ed accolsero il tuo invito: "Venite e vedrete", riconoscendoti come il Figlio di Dio, l'atteso e promesso Messia per la redenzione del mondo, anche noi, discepoli tuoi di questo difficile tempo, vogliamo seguirti ed esserti amici, attratti dal fulgore del tuo volto desiderato e nascosto.

Mostraci, ti preghiamo, il tuo volto sempre nuovo, misterioso specchio dell'infinita misericordia di Dio. Lascia che lo contempliamo con gli occhi della mente e del cuore: volto del Figlio, irradiazione della gloria del Padre e impronta della sua sostanza (cf Eb 1,3), volto umano di Dio entrato nella storia per svelare gli orizzonti dell'eternità.

Volto silenzioso di Gesù sofferente e risorto, che amato ed accolto cambia il cuore e la vita.

"Il tuo volto, Signore, io cerco. Non nascondermi il tuo volto" (Sal 27,8s).

Volto Santo di Cristo, luce che rischiara le tenebre del dubbio e della tristezza, vita che ha sconfitto per sempre il potere del male e della morte, sguardo misterioso che non cessa di posarsi sugli uomini e i popoli, volto celato nei segni eucaristici e negli sguardi di coloro che ci vivono accanto, rendici pellegrini di Dio in questo mondo, assetati d'infinito e pronti all'incontro dell'ultimo giorno, quando ti vedremo, Signore, "faccia a faccia" (1 Cor 13,12), e potremo contemplarti in eterno nella gloria del Cielo.

Maria, Madre del Volto Santo, aiutaci ad avere "mani innocenti e cuore puro", mani illuminate dalla verità dell'amore e cuori rapiti dalla bellezza divina, perché, trasformati dall'incontro con Cristo, ci doniamo senza riserve ai fratelli, specialmente ai poveri e ai sofferenti, nei cui volti riluce l'arcana presenza del tuo Figlio Gesù, che vive e regna nei secoli dei secoli. Amen!

Il ruolo della Chiesa e dell’autorità del vescovo

Nel quadro delineato dagli esorcisti, l’esorcismo non è un atto individuale né una pratica da improvvisare. L’autorità ecclesiale, il discernimento e la competenza sacerdotale sono elementi indispensabili.

Come capo della Congregazione per la Dottrina della Fede, l’allora cardinale Joseph Ratzinger ribadì ai vescovi alcune norme da osservare nei casi di esorcismo, compresa la proibizione rivolta ai laici e ai sacerdoti privi della facoltà del proprio vescovo di guidare riunioni o utilizzare formule e preghiere di esorcismo.

Questa impostazione protegge sia le persone sofferenti sia la dignità del ministero ecclesiale, evitando che esperienze complesse vengano affrontate con improvvisazione, spettacolarizzazione o interpretazioni prive di discernimento.

La paura del demonio e la centralità della preghiera

Bisogna aver paura del demonio?

Io penso che ci sono dei demoni molto pericolosi e parlo dei diavoli “educati”. Ne parla anche Gesù, lo leggiamo nel Vangelo di Luca: dice che quando il cattivo spirito è cacciato via, vaga per il deserto cercando sollievo.

Ma a un certo punto si annoia e quindi torna a “casa”, da dove era stato cacciato, e vede che la casa è sistemata, è bellissima, come quando lui era dentro.

Cosa succede a quel punto? Va a prendere altri demoni più cattivi di lui, li porta, entrano in quella casa, educatamente, suonano il campanello, vanno prendendo possesso in modo educato.

L’anima non avendo cura di esaminare la coscienza non se ne accorge. O per tiepidezza spirituale li lascia entrare.

Questi sono terribili. Perché ti ammazzano. È la possessione più brutta.

La mondanità spirituale copre tutte queste cose. Non c’è scampo: il demonio o distrugge in modo diretto con le guerre e con le ingiustizie oppure lo fa educatamente, in modo molto diplomatico, così come racconta Gesù.

Ci vuole discernimento.

Il diavolo può agire anche in Vaticano e attaccare il Papa?

Certamente il demonio prova ad attaccare tutti, senza distinzioni, e cerca di colpire soprattutto coloro che hanno più responsabilità nella Chiesa o nella società.

Anche Gesù subì le tentazioni da parte del diavolo e si pensi anche a quelle di Simon Pietro a cui Gesù disse: «Vattene via da me, Satana».

Anche il papa quindi è attaccato dal maligno. Siamo uomini e lui prova sempre ad attaccarci. È doloroso, ma di fronte alla preghiera lui non ha nessuna speranza!

E poi è vero, come disse san Paolo VI, che il diavolo può entrare anche nel tempio di Dio, per seminare zizzania e mettere gli uni contro gli altri: le divisioni e gli attacchi sono sempre opera del demonio.

Lui cerca di insidiarsi sempre per corrompere il cuore e la mente dell’uomo. L’unica salvezza è seguire la via indicata da Cristo.

tags: #papa #benedetto #xvi #esorcismo