Perché Padre Pio non poteva dire messa in pubblico

Padre Pio non fu sospeso dalla celebrazione della Messa in assoluto: dal giugno del 1931 al luglio del 1933 il Sant’Uffizio gli vietò ogni esercizio del ministero, con la sola eccezione della celebrazione della Santa Messa nella cappella privata del convento, senza partecipazione pubblica dei fedeli.

Durante quella che fu, di fatto, una segregazione conventuale, Padre Pio poteva quindi celebrare soltanto all’interno del convento e in forma privata. Gli furono inoltre vietate le confessioni, la celebrazione della Messa in pubblico, la corrispondenza abituale e i contatti ordinari con i fedeli; il permesso di riprendere la celebrazione pubblica e le confessioni arrivò finalmente nel giugno del 1933.

I provvedimenti della Santa Sede

Padre Pio si trovava al centro non solo del clamore suscitato involontariamente nelle folle da quell'evento prodigioso accaduto sul suo corpo, ma anche di aspri contrasti e polemiche riguardanti la sua stessa personalità di religioso. Messa in discussione, perfino con calunnie, soprattutto da una parte del clero della zona che faceva capo alla diocesi di Manfredonia, dove un vescovo poco benevolo nei suoi riguardi lo metteva in luce sfavorevole presso la Santa Sede.

D'altra parte i sostenitori di Padre Pio non usavano mezze misure per difenderlo, ritorcendo le accuse infamanti sui suoi avversari con dossier esplosivi. E con agitazioni popolari quando la Santa Sede cominciò ad emanare provvedimenti su Padre Pio, dapprima solo giudicando non di natura soprannaturale ciò che gli era accaduto, e in più riprese sconsigliando di andare da lui.

Poi nel 1931, isolandolo all’interno della clausura del convento, con il vietargli le confessioni, la celebrazione della messa in pubblico, la corrispondenza cui era solito e i contatti abituali con i fedeli. Una prigionia di fatto, durante la quale Padre Pio celebrava Messa in una cappellina interna e s'intratteneva solo con i confratelli e con qualche visitatore amico.

PeriodoCondizione di Padre Pio
Dal giugno 1931Segregazione nel convento e divieto di esercitare pubblicamente il ministero
Dal giugno 1931 al luglio 1933Possibilità di celebrare la Santa Messa soltanto nella cappella interna e privatamente
Giugno 1933Permesso di riprendere la celebrazione della Messa in pubblico e le confessioni
Dopo il giugno 1933Il divieto di una corrispondenza vera e propria permaneva

La clausura e le reazioni dei fedeli

Ci furono anche momenti di autentica sommossa quando si sparse la voce che Padre Pio stava per essere trasferito, e il convento fu assalito, con grave rischio di chi era stato indicato come esecutore dell'ordine di trasferimento. Vera o falsa che fosse la notizia di quell'ordine, fu istituita, dai sangiovannesi, una sorveglianza a turni, giorno e notte, sul convento.

Dal giugno del 1931 al luglio 1933 Padre Pio venne segregato in convento. Venne privato dal Sant’Uffizio di ogni esercizio di ministero con l’unica eccezione di celebrare la santa Messa, ma dentro le mura del convento, nella cappella privatamente e non in pubblico.

La clausura esasperata durò circa due anni. Finalmente, nel giugno del 1933, giunse per Padre Pio il permesso di poter riprendere a celebrare la messa in pubblico e confessare.

Se non ricredutosi del tutto sul suo conto, per lo meno il Sant'Uffizio aveva ritenuto fuori discussione la personalità di religioso di Padre Pio, e questo era importante. Così dopo la bufera, Padre Pio riprese i contatti pubblici con i fedeli e poté dirigere con più tranquillità le anime, pur non potendo dedicarsi come prima a una corrispondenza vera e propria, perché il divieto permaneva.

Padre Pio celebra Messa cappella convento

Come trascorse Padre Pio gli anni del divieto

Padre Agostino nel suo diario ci racconta come trascorse il 24 novembre 1932: circa gli avvenimenti che l’avvolgono Padre Pio gode un’indifferenza meravigliosa. “Avvenga quel che voglia avvenire“, mi ha detto, io mi sento calmo”.

La giornata di Padre Pio trascorreva tra preghiera e studio. In Coro con gli altri Religiosi all’ufficio e poi vi restava delle ore a pregare. La mattina la sua Messa in cappellina dura va sempre più di un’ora. A mezzogiorno mangiava pochissimo, la sera non prendeva nulla.

Padre Agostino racconta inoltre che era “sempre gioviale e buono con i confratelli e con gli amici”. Interrogato da Padre Agostino sul conto spirituale di alcune anime “ha risposto giusto, secondo coscienza” … “si può dire illuminato da una grazia speciale del Signore”.

La ripresa del ministero pubblico

Ma i suoi figli spirituali s'andavano moltiplicando, un po' in tutte le regioni, e ce n'erano di quelli che venivano assiduamente da lui trascorrendo qualche giorno, e anche intere settimane a San Giovanni Rotondo.

Dove tutto, in quegli anni, era semplice e genuino, per nulla toccato dal cosiddetto progresso. Un paese che conservava un tenore di vita antico, con usanze, tradizioni, caratteristiche originarie; e offriva ai forestieri, nelle proprie case, un'ospitalità fraterna e schietta.

Non c'era nulla, allora, tra il convento e il paese: nessun abitato, e la strada era poco più che una mulattiera, faticosa e in saliscendi che bisognava percorrere a piedi, praticata com'era solo dai carretti che trasportavano ghiaia e sabbia prelevata dalle cave dietro al convento e dai carri coperti, tirati dai cavalli che venivano a volte dal circondario. Rarissime, autentici avvenimenti, le automobili che affrontavano le scoscesità della strada con qualche visitatore illustre.

L’Eucaristia al centro della vita di Padre Pio

Tutta la vita personale, sacerdotale, apostolica del Serafino di Pietrelcina, ha avuto come centro unico l’Eucaristia. Non vi è stato momento dell’esistenza del padre che non sia stato sorretto da Gesù sacramentato: a Lui si è sempre unito, con Lui si è fatto vittima all’altare, incontro a Lui ha convogliato tutte le anime che sono ricorse a lui durante i lunghi anni del suo apostolato sacerdotale.

La vita di Padre Pio ruota intorno al tabernacolo. Dalle testimonianze dei pietrelcinesi suoi coetanei si è venuto a sapere che da fanciullo Padre Pio era assiduo alla chiesa, apparteneva al gruppo dei chierichetti, ascoltava ogni giorno la Santa Messa, riceveva con una certa frequenza la comunione e la sua pietà eucaristica era di edificazione a tutti.

I sacerdoti del paese additavano agli altri fanciulli l’esempio del piccolo Francesco con la segreta speranza di suscitare nei chierichetti eventuali vocazioni i cui segni apparivano evidenti nel figlio di zia Peppa.

Da frate, per ragioni di salute, fra Pio dovette restare per alcuni anni a Pietrelcina, in quanto i superiori speravano che l’area nativa gli restituisse la sanità fisica compromessa in modo misterioso. La gente del paese testimonia che fra Pio passava ogni giorno lunghissime ore dinanzi a Gesù sacramentato, a volte intere nottate.

Il significato della Santa Comunione

La Santa Comunione è per Padre Pio il gran mezzo per camminare speditamente nella via della perfezione, per raggiungere quella sanità a cui è chiamato dal Signore ogni cristiano.

Nella lettera diretta a Maria Gargani il 27 luglio 1917 padre Pio dice a quest’anima: “Mia cara figliuola, io penso che la santissima eucarestia sia il mezzo per aspirare la santa perfezione ma bisogna riceverla col desiderio, con l’impegno di togliere dal cuore tutto ciò che dispiace a colui che vogliamo alloggiare”.

Non meno indicativa è la lettera che il 17 settembre Padre Pio scrive Raffaelina Cerase, il padre intima quest’anima il modo con cui deve accostarsi all’Eucarestia e quello che bisogna attendersi alla venuta del Signore:

“Accostiamoci a ricevere il pane degli angeli con una grande fede, con grande fiamma di amore ed attendiamoci pure da questo dolcissimo amante delle anime nostre di essere consolati in questa via col bacio della sua bocca. Felici noi Raffaelina, se arriveremo a ricevere dal Signore della nostra vita di essere consolati di questo bacio, allora sì che sentiremo essere la nostra volontà sempre legata indivisibilmente con quella di Gesù, e nessuna cosa al mondo ci potrà impedire di avere un volere che non sia quello del Divin Maestro”.

“Il mondo potrebbe stare anche senza sole, ma non può stare senza la Santa Messa”

La frase straordinariamente incisiva e scultorea scritta da Padre Pio, a proposito del sacrificio Eucaristico che si celebra ogni giorno in tutte le chiese e su tutti gli altari del mondo ci fa capire molto chiaramente quale importanza vitale debba rivestire per l’uomo e per il Cristiano in particolare la celebrazione della Santa Messa: “Il mondo potrebbe stare anche senza sole, ma non può stare senza la Santa Messa”.

Il sole luce è calore, è vita, senza il sole non esiste vita per la creazione nella creazione. Così anche, sul piano spirituale, non ci può essere vita per il cristiano senza quella linfa vitale, infinitamente vitale, che nella Chiesa è il Sacramento Eucaristico.

Una verità fondamentale tante volte detta e ripetuta, ma così difficilmente recepita dagli stessi cristiani. L’Eucaristia, per Padre Pio, è stato il centro di irradiazione della sua vita e della santificazione, la fornace da cui attingeva inesauribilmente il suo sconfinato amore verso Dio e verso i fratelli.

L’Eucaristia è stata quindi il punto costante di riferimento per l’intero arco della sua vita terrena. Le cose con la morte non sono cambiate. Alla domanda: “Padre, quando non ci sarete più come faremo senza di voi”, la risposta fu: “Andate dinanzi ad un tabernacolo: in Gesù troverete anche me”.

Durante la vita terrena in Padre Pio era presente Gesù. Ora che egli non è più, i nostri occhi, quelli della fede, possono vederlo ancora, andando dinanzi a un tabernacolo: Padre Pio si trova in Gesù.

La Messa come rinnovamento del Calvario

«Chi non ricorda il fervore col quale Padre Pio riviveva, nella Messa, la Passione di Cristo? Da qui la stima che egli aveva della Messa da lui chiamata “mistero tremendo” come momento decisivo della salvezza e della santificazione dell’uomo mediante la partecipazione alle sofferenze stesse del Crocifisso. “C’è nella Messa tutto il Calvario”. La Messa fu per lui la “fonte e il culmine”, il perno ed il centro di tutta la sua vita e di tutta la sua opera».

«Come il Curato d’Ars, anche Padre Pio ci ricorda la dignità e la responsabilità del ministero sacerdotale. Chi non restava colpito dal fervore con cui egli riviveva la Passione di Cristo in ogni celebrazione eucaristica? Dall’amore per l’Eucaristia scaturiva in lui come nel Curato d’Ars una totale disponibilità all’accoglienza dei fedeli, soprattutto dei peccatori.

Inoltre, se san Giovanni Maria Vianney, in un’epoca tormentata e difficile, cercò in ogni modo, di far riscoprire ai suoi parrocchiani il significato e la bellezza della penitenza sacramentale, per il santo Frate del Gargano, la cura delle anime e la conversione dei peccatori furono un anelito che lo consumò fino alla morte. Quante persone hanno cambiato vita grazie al suo paziente ministero sacerdotale; quante lunghe ore egli trascorreva in confessionale!»

La preparazione alla celebrazione

La preparazione remota

Nostro Signore Gesù Cristo in tutto il tempo in cui visse sulla terra - dice l'Imitazione - fu mai un'ora sola senza croci e dolori: l'intera vita di Cristo, quindi, non fu che croce e martirio. A differenza dell'Antico Testamento, il sacrificio del Signore non è un atto, più o meno lungo, ma uno stato.

Tra l'Ecce venio, proferito nel primo istante dell'incarnazione e il Consummatum est, pronunziato al Calvario, in una continua crescente oblazione, è contenuta tutta la vita del Redentore. Lo stato vittimale del Signore, tuttavia, tocca l'apice sacrificale con l'immolazione al Calvario.

La passione di Cristo è il momento ricapitolativo del suo amore redentivo per noi: il Crocifisso è il segno visibile dei nostri peccati che Gesù, nel suo corpo, portò sul legno della croce, affinché risanati dalle sue piaghe, vivessimo per la sua giustizia.

La vita del crocifisso del Gargano non poteva essere vissuta se non in un completo, totale, assoluto stato vittimale.

«Padre, quando soffrite?»

«Sempre, figlio mio!»

«Padre, avete sempre sofferto?»

«Fin dal seno di mia madre!»

«Quanto soffrite, Padre?»

«Quanto può soffrire colui che si addossa tutta l'umanità!»

Padre Pio, incoraggiato da Gesù a sempre più correre la via della croce, vede, come in uno specchio, tutta la sua vita non essere altro che un continuato, ininterrotto martirio. È Gesù stesso che vuole le sue sofferenze.

Il Signore in persona viene a mendicare le sue pene, le sue lacrime; e con voce insieme di preghiera e di comando, invita Padre Pio ad apporre il suo corpo per essere alleggerito nelle pene.

Scelto contro ogni demerito per aiutare Gesù nel grande negozio dell'umana salvezza, Padre Pio ha una sete cocentissima di voler soffrire: si rimprovererebbe - quest'araldo della croce - se cercasse anche per un'ora sola di essere lasciato senza croce o, peggio ancora, se altri entrassero in mezzo a rapirgliela.

Non solo vuole che tutta la sua vita, desiderata solo per sempre più patire, sia seminata di croci e persecuzioni, ma chiede addirittura di essere fatto partecipe dei medesimi dolori del Signore. Come a Gesù nel Getsemani, gli viene offerto un calice: Padre Pio lo accetta e senza risparmio.

La elezione a vittima, se gli procura da parte del Padre celeste la partecipazione ai dolori dell'unigenito Figlio anche fisicamente, dispone soprattutto Padre Pio, dopo che Gesù gli ha fatto comprendere tutto il significato di vittima, a raggiungere il consummatum est a cui ogni vera vittima è ordinata.

Lo stigmatizzato del Gargano è per Gesù una umanità supplementare, o se si vuole, una umanità aggiunta - la felice espressione è di suor Elisabetta della Trinità - nella quale il Crocifisso del Calvario può ancora soffrire per la gloria del Padre, può con più efficacia correre incontro ai bisogni della sua Chiesa.

In una parola: Gesù nel Padre rinnova in forma sovranamente espressiva tutto il suo mistero redentore. La passione di Cristo, a San Giovanni Rotondo, in virtù di tale simbiosi nel ministro, all'altare, viene riattualizzata anche fisicamente: Padre Pio, segno efficace visibile del Crocifisso, celebrava la santa Messa da rappresentante stampato delle stigmate di nostro Signore.

La preparazione prossima

L'Eucaristia era il centro di attrazione ove convergevano tutti i momenti della giornata di Padre Pio. Tutte le ore del giorno erano un ininterrotto preparamento e ringraziamento a Gesù sacramentato.

In attesa della celebrazione della santa Messa però, con le viscere bruciate e con il cuore in fiamme, il serafino del Gargano passava le ore più silenziose della notte per disporsi in un modo sovrumano alla passione di Gesù.

«Padre, dopo le preghiere andate in cella la sera. Cosa fate?»

«Si continua a pregare ed a soffrire».

«Che fate la notte che dormite poco?»

«La volontà di Dio».

È da questo momento che il Padre, facendo la volontà di Dio, incomincia a far sua tutta la passione di Cristo. L'agonia dell'orto, il processo dinanzi a Pilato, il viaggio al Calvario, il sacrificio della croce, vengono rivissuti interamente dallo stigmatizzato del Gargano.

L'attento figlio di Francesco non disvela uno per uno tutti i momenti della passione di Gesù in ordine alla celebrazione della santa Messa. È solo un ridotto cespo di pregiatissime perle che cadono a sua insaputa, forse, mentre cerca di comprimerle con vigile accuratezza nello scrigno segretissimo del cuore.

Va notato ancora che per le risposte, dall'andatura sempre contenute e allo stesso tempo per noi orripilanti, Padre Pio - a ben rifletterci - sceglie sempre parole sfumate: resta sempre limpido il candidissimo cristallo della sua umiltà.

Che cosa era la Messa per Padre Pio

«Padre, che cosa è la vostra Messa?»

«Un pasticciotto sacro con la passione di Gesù. La mia responsabilità è unica al mondo», dice piangendo.

«Che cosa debbo leggere nella vostra santa Messa?»

«Tutto il Calvario».

«Padre, ditemi tutto quello che soffrite nella santa Messa».

«Tutto quello che ha sofferto Gesù nella sua passione, inadeguatamente, lo soffro anche io, per quanto a umana creatura è possibile. E ciò contro ogni mio demerito e per sola sua bontà».

La passione di Gesù viene rivissuta quindi tutta intera, dal cenacolo al Calvario, dallo stigmatizzato del Gargano. Non vi è tratto che il Vangelo registri della passione di Cristo, che non sia fatto suo da Padre Pio.

«Padre, come possiamo conoscere la vostra passione?»

«Conoscendo la passione di Gesù: in quella di Gesù troverete anche la mia».

La passione rivissuta durante la Messa

Si tratta ora di scorrere ordinatamente i vari momenti della passione del Figlio di Dio fatto carne per contemplarli nel Padre. E la passione di Gesù, Padre Pio la inizia dal Getsemani.

«Agonizzate, Padre, come Gesù nell'orto?»

«Sicuramente».

«Viene pure a voi come a Gesù l'angelo a confortarvi?»

«Sì».

«Quale “fiat” pronunziate?»

«Di soffrire e sempre soffrire per i fratelli di esilio e per il suo divin regno».

Il vociare fragoroso degli ebrei prezzolati, e i folli gesti improvvisati dallo scontroso procuratore per tacitare la ciurmaglia deicida, sono gioielli che l'Innocentissimo tiene in serbo, geloso, per occasioni davvero rare e del tutto eccezionali.

Come nel processo civile di Cristo, quindi, non poteva essere assente intorno a Padre Pio una folla subbugliata, ove ciascuno di essa, con voce stentorea, l'un l'altra intersecantesi, dal tono stridulo e ostinatamente dissonante, avrebbe, assiduamente, senza posa, blaterato contro il giusto.

«Diceste pure: “e grideranno: crucifige! crucifige!”. Chi griderà?»

«I figli degli uomini, e proprio i beneficati».

La flagellazione

Una camicia indossata di notte dal Padre è tutta maculata di chiazze di sangue da cima a fondo. È un eccezionalissimo documento che testimonia in modo impressionante la durissima flagellazione che subiva di notte Padre Pio.

«Come restò Gesù dopo la flagellazione?»

«Il profeta lo dice: “Diventò una sola piaga; diventò un lebbroso”».

«E allora anche voi siete tutto una piaga dalla testa ai piedi?»

«E non è questa la nostra gloria? E se non ci sarà più spazio per fare altre piaghe nel mio corpo, faremo piaga su piaga».

«Dio mio, questo è troppo! Siete, Padre mio, un vero carnefice di voi stesso!»

«Non ti spaventare, ma gioisci. Non desidero la sofferenza in se stessa, no; ma per i frutti che mi dà. Dà gloria a Dio e salva i fratelli. Che altro posso desiderare?»

«Padre, quando la notte siete flagellato siete solo o vi assiste qualcuno?»

«Mi assiste la Vergine santa; è presente tutto il paradiso».

La coronazione di spine

Vi è pure una benda usata da Padre Pio per asciugare il sangue che gli usciva dal capo. È tutta striata di sangue: è un secondo preziosissimo documento per controllare, sperimentalmente, la corona di spine, diadema sublime, donato al Padre da Gesù.

«Gesù mi ha fatto sentire che voi soffrite la corona di spine».

«Altrimenti l'immolazione non sarebbe completa».

«Con la coronazione di spine, quali peccati scontò Gesù?»

«Tutti. In particolare quelli di pensiero, non esclusi quelli vani e inutili».

«Le spine, Padre, ce le avete sulla fronte o intorno al capo?»

«Intorno a tutto il capo».

«Padre, di quante spine è formata la vostra corona? Di trenta?»

«E sì!»

«Padre, io penso che la vostra corona è formata non di trenta, ma di trecento spine».

«T'impressioni per uno zero! E poi il trenta non è contenuto nel trecento?»

E tutto questo non per un lasso di tempo determinato. Padre Pio è stato esplicito:

«Padre, è vero che durante la Messa soffrite il supplizio della coronazione di spine?»

«E lo metti in dubbio?»

«Durante tutta la Messa?»

«E anche prima e dopo. Il diadema non si lascia mai».

La via dolorosa

Dalla cella all'altare il passo del Padre non era spedito. Fisicamente non si reggeva in piedi; gli era sempre necessario il braccio di un confratello per sostenersi nel cammino.

Con la corona in mano, visibile sostegno spirituale di Maria, dopo essersi fermato con gli occhi in lacrime dinanzi al quadro dell'Immacolata posto nelle scale, Padre Pio si portava in sacrestia.

Pallido e sfinito, dopo aver assunto i paramenti sacri, si portava all'altare: non era, neppure questo, un ordinario e normale cammino.

«Padre, soffrite pure voi quello che soffrì Gesù nella via dolorosa?»

«Lo soffro, sì, ma ce ne vuole per arrivare a quello che soffrì il divin Maestro!»

«Chi vi fa da Cireneo e da Veronica?»

«Gesù stesso».

Battuta la via dolorosa - meglio: la via del paradiso - il Padre raggiungeva il Calvario per immolarsi con Gesù. Gli occhi delle folle si appuntavano estatici su questo singolarissimo ministro di Cristo, cercando di penetrare l'arcano nella celebrazione di quella interminabile Messa.

Chi più, chi meno, nel modo in cui veniva elargito dallo Spirito, ciascuno intravedeva il Crocifisso del Golgota riattualizzato dallo stigmatizzato del Gargano, all'altare, fatto segno visibilmente efficace di Lui.

La Santa Messa di Padre Pio integrale 1956

I riti iniziali e la liturgia della Parola

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo: sono parole che Padre Pio pronunzia sempre con un grosso nodo alla gola, per contrastare e reprimere un pianto che non riesce del tutto a raffrenare.

Il suo «mea culpa», poi, era accompagnato da sordi e scanditi pugni sul petto per confessare dinanzi alla comunità dei fratelli di essere il più grande peccatore del mondo.

«Nel divin sacrificio, Padre, voi prendete su di voi le nostre iniquità?»

«Non si può fare diversamente, poiché fa parte del divin sacrificio».

«Il Signore allora vi considera peccatore?»

«Non lo so, ma temo che lo sia».

Salito l'altare, il Padre, dopo aver appoggiato le mani giunte alla mensa, curvandosi, vi si ferma a lungo.

«Vi ho visto tremare mentre salivate i gradini dell'altare. Perché? Per quello che dovevate soffrire?»

«Non per quello che dovevo soffrire, ma per quello che dovevo offrire».

Quello che Padre Pio offre nella celebrazione della santa Messa è insito in quello che soffre. Raggiungendo la punta estrema a cui può pervenire una creatura umana, la sofferenza, senza ambagi, può allestire a piacimento la sua vittima per un totale e perfetto olocausto.

Non vi è cosa che il Padre non soffre, perché tutto intero si offre.

«In quali ore del giorno, Padre, soffrite assai?»

«Durante la celebrazione della santa Messa».

«Anche durante il giorno, Padre, soffrite quel che Gesù vi fa soffrire durante la santa Messa?»

«Starei fresco! E come potrei lavorare? Come potrei esercitare il mio ministero?»

Padre Pio, durante tutta la Messa, con il diadema della corona di spine in testa, altrimenti l'immolazione - ha detto - non sarebbe completa, è sottoposto a una particolarissima sofferenza che nella storia delle anime elette solo in lui, finora, è dato riscontrare.

«In qual momento del divin sacrificio soffrite di più?»

«Sempre e in modo crescente».

«Nella celebrazione della santa Messa, quale è il momento in cui soffrite di più?»

«Dalla consacrazione alla comunione».

«In qual momento della Messa soffrite la flagellazione?»

«Dal principio alla fine, ma più intensamente dopo la consacrazione».

«Durante la Messa le punture della corona di spine e le ferite della flagellazione sono reali?»

«Cosa intendi dire con questo?»

«Gli effetti è certo che sono gli stessi».

In tal modo questo mite e mansueto agnello di Gesù si dispone a offrire al Padre celeste, unitamente al Martire del Golgota, la sua vita in espiazione dei peccati: consegnando la sua vita alla morte, il servo di Dio, mediante il sacrificio, si fa intercessore per i peccatori.

Non è facile dire con quale compunta devozione leggeva l'epistola e il Vangelo. La parola di Dio gl'inteneriva il cuore a tal punto che determinati brani non riuscivano a non strappargli che lacrime.

«Stamani alla Messa, leggendo la storia di Esaù che vendette la primogenitura, i vostri occhi si riempirono di lacrime».

«E ti par poco non tener conto dei doni di Dio?»

«Perché leggendo il Vangelo avete pianto quando siete arrivato alle parole: “Chi mangia le mie carni e beve il mio sangue…”?»

«Piangi con me di tenerezza».

«Perché piangete quasi sempre, Padre, quando leggete il Vangelo nella santa Messa?»

«E ti pare poco che un Dio conversi con le sue creature? e che sia da loro contraddetto? e che sia continuamente ferito dalla loro ingratitudine e incredulità?»

La liturgia eucaristica e la comunione

La seconda parte della santa Messa trova in Padre Pio un liturgo di altissima classe. Il Crocifisso del Golgota, per questo suo singolarissimo ministro, può riattualizzare anche visibilmente nonché fisicamente, secondo la capacità di cui è in grado una creatura fatta segno efficace di Cristo, l'immane tragedia del Calvario.

Nella storia del segno sacramentale, lo stigmatizzato del Gargano è l'unico ministro, a tuttora, nella plurimillenaria vita sacramentale della Chiesa, che, nel mistero dell'altare, esprime, anche nella sua carne, efficacemente, per quanto gli è possibile, il Crocifisso del Golgota.

«La vostra Messa, Padre, è un sacrificio cruento?»

«Eretica!»

Padre Pio visse la S. Messa come reale esperienza del sacrificio di Gesù. Così aveva il prezzo delle anime immortali sempre davanti agli occhi e nello stesso tempo fra le mani il mezzo efficace per aiutarle.

Tutti, vivi o defunti, potevano far visita al sacerdote stigmatizzato e pregarlo perché celebrasse la S. Messa per le loro intenzioni.

La Messa e le anime del purgatorio

Fin da bambino P. Pio ebbe una relazione particolare con le anime del purgatorio. Esse avevano un posto speciale nelle sue preghiere quotidiane e, più tardi da padre cappuccino, nelle sue S. Messe.

Alla memoria dei defunti, durante il “Memento”, dedicava normalmente un quarto d'ora! Il Santo, che poté dire: “Non vivo più con il mio cuore, ma con il cuore di Dio”, era disposto ad assumersi qualunque cosa per i sofferenti nel purgatorio, per abbreviare loro il tempo doloroso della purificazione.

Poco dopo la sua ordinazione sacerdotale, nel 1910, il padre cappuccino di soli 23 anni, per una sua esigenza interiore, chiese a P. Benedetto, suo padre spirituale, di potersi offrire a Dio al posto dei poveri peccatori e per le anime del purgatorio.

Appena ottenuto il permesso, gli apparvero innumerevoli defunti, che vedeva con i suoi occhi e chiedevano il suo aiuto sacerdotale.

Fra essi vi fu anche il defunto parroco di Pietrelcina, Don Giovanni Caporaso, quando P. Pio, per motivi di salute, dal 1910 al 1916, si trovò nel suo paese natale.

Don Caporaso si inginocchiava vicino all'altare maggiore della sua ex parrocchia e molto assorto in preghiera seguiva la celebrazione della S. Messa da parte di P. Pio; quasi come se Dio avesse “aspettato” a permettere il suo “ritorno” al suo luogo di attività, fin quando non fosse stato ordinato il cappuccino.

Quando era in vita, il parroco, di solito, non faceva il ringraziamento dopo la S. Messa mattutina per raggiungere velocemente i suoi amici e parlare con loro delle novità del giorno. Per le S. Messe, celebrate con tanto amore da P. Pio, ricevette la grazia della liberazione.

Durante i 52 anni, in cui il santo visse a San Giovanni Rotondo e accolse migliaia di persone che cercavano aiuto e consiglio, il rapporto con le anime del purgatorio fu per lui così naturale che confidò ai suoi confratelli: “Vengono più anime dal purgatorio che vivi su questo monte per partecipare alle mie S. Messe e chiedermi preghiere per loro”.

Quando veniva a conoscenza della morte di qualcuno, subito celebrava una S. Messa per quell'anima. Instancabile e convincente Padre Pio chiedeva ai seminaristi del convento, affidati alle sue cure, ai suoi confratelli ed anche ai suoi penitenti di onorare e aiutare i defunti.

Le anime del purgatorio nella vita del convento

Ai cappuccini, che vivevano nel monastero con il padre stigmatizzato, lo straordinario non faceva più paura. Capitava che mentre la comunità la sera era riunita nel refettorio per un semplice pasto, P. Pio si alzasse e con una certa fretta andasse alla porta del convento.

Solitamente alcuni confratelli andavano con lui. P. Pio apriva la porta e iniziava un dialogo, ma non si vedeva nessuno.

Senza comprendere, i confratelli osservavano questa particolare conversazione fin quando il padre spiegava loro: “Non preoccupatevi, ho parlato con alcune anime che venivano dal purgatorio ed ora sono sulla via verso il Paradiso. Sono passate qui per ringraziare che questa mattina ho pensato a loro durante la S. Messa”.

Poi tornava con tutta tranquillità in refettorio, come se nulla fosse successo.

Spesso P. Pio sperimentò come talvolta le anime del purgatorio tornano sul luogo in cui hanno peccato, per vivere lì il loro purgatorio. Così fu per il suo parroco di Pietrelcina.

Fu anche il caso di Pietro Di Mauro, che più volte si era trovato nel convento di San Giovanni Rotondo come mendicante. Coricato sul suo materasso di paglia, si era addormentato con un sigaro acceso ed era rimasto soffocato dal fuoco.

Poté tornare in questo luogo come povera anima. Dopo che Di Mauro ebbe confessato a P. Pio la sua morte, avvenuta per propria colpa, lo pregò: “Sono ancora nel purgatorio e ho bisogno di una S. Messa. Il Signore mi ha permesso di chiederti aiuto”.

P. Pio promise di esaudire il giorno seguente il suo desiderio e poté vedere l'anima entrare in Paradiso durante la celebrazione della S. Messa.

Anni dopo, di notte nel convento P. Pio vide sorpreso quattro cappuccini a lui sconosciuti, con i cappucci in testa, seduti intorno al fuoco senza dire una parola.

Il suo saluto: “Sia lodato Gesù Cristo” non ebbe risposta, però poté notare segni di sofferenza sui loro volti.

Si presentò a riferire al suo superiore della strana visita inaspettata e insieme andarono sul posto, però delle quattro persone non c'era più traccia.

P. Pio solo allora capì che erano “quattro confratelli morti, che dovevano scontare il loro purgatorio in quel luogo dove avevano offeso il Signore. Ho pregato tutta la notte davanti al Santissimo per la loro liberazione dal purgatorio”.

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