La risposta può essere riassunta in una sola parola: saggezza. Dobbiamo essere saggi con i nostri soldi. Dobbiamo risparmiarli, ma non ammassarli. Dobbiamo spenderli, ma con discrezione e controllo.
Dobbiamo restituire al Signore, con gioia e sacrificio. Dobbiamo usarli per aiutare gli altri, ma con discernimento e con la guida dello Spirito di Dio. Non è sbagliato essere ricchi, ma amare i soldi. Non è sbagliato essere poveri, ma sciupare i soldi per cose futili.
Il principio fondamentale: il denaro affidato da Dio
Iniziamo con una verità eterna e decisiva: il denaro che abbiamo non è nostro, ma è parte delle ricchezze che Dio ci ha affidato. Noi, invece, siamo abituati a pensare: "Questi soldi li ho sudati, guadagnati, sono frutto del mio sforzo, quindi sono miei." Questo atteggiamento è comprensibile, ma non riflette la verità.
Dovremmo imparare a considerare noi stessi come amministratori, che gestiscono le finanze di Dio, poiché tutto proviene da Lui. Questo cambiamento di prospettiva ci impedirà di continuare a spendere soldi in cose che non interessano assolutamente a Dio. Molti errori nascono dal pensare che il denaro sia nostro e che possiamo disporne come vogliamo.
Un amministratore è una persona alla quale viene affidato l'incarico di prendersi cura dei beni di un superiore. L'amministrazione consiste nell'utilizzare le risorse date da Dio per il raggiungimento dei Suoi obiettivi.
Il successo nell'amministrazione delle risorse può essere considerato in due modi:
- Secondo la Bibbia: il raggiungimento degli obiettivi di Dio.
- Secondo il mondo: avere qualunque cosa si voglia in qualunque momento e in qualunque modo.
La prima definizione ha una prospettiva a lungo termine, mentre la seconda riguarda una realtà a breve termine. I cristiani dovrebbero gestire le proprie risorse finanziarie in maniera differente dal mondo perché la loro prospettiva è diversa.
Quando comprendiamo che il denaro che possediamo è in realtà di Dio, iniziamo a vedere la nostra vita e le nostre finanze in modo diverso. La Bibbia ci insegna a essere fedeli amministratori delle risorse che Dio ci ha affidato.
Questo significa fare scelte sagge e ponderate su come spendere, risparmiare e donare. La gestione finanziaria secondo i principi biblici non è solo una questione di evitare sprechi o di essere prudenti.
Si tratta di riconoscere che tutto ciò che abbiamo è un dono di Dio e che siamo chiamati ad usarlo per i Suoi scopi. Da dove vengono le benedizioni materiali? E’ scritto nella Bibbia, in Deuteronomio 8:18 p.p. (NR): “Ricordati del Signore tuo Dio, poiché egli ti dà la forza per procurarti ricchezze….”
Il denaro non deve sostituire Dio
La ricchezza può diventare il centro della nostra vita e prendere il posto di Dio. E’ scritto nella Bibbia, in Geremia 9:23,24 (NR): “Così parla il Signore: ‘Il saggio non si glori della sua saggezza, il forte non si glori della sua forza, il ricco non si glori della sua ricchezza; ma chi si gloria si glori di questo: che ha intelligenza e conosce me, che sono il Signore. Io pratico la bontà, il diritto e la giustizia sulla terra; perché di queste cose mi compiaccio’ dice il Signore.”
La ricchezza può darci degli atteggiamenti sbagliati verso le cose materiali. E’ scritto nella Bibbia, in Luca 12:15 (NR): “Poi disse loro: ‘State attenti e guardatevi da ogni avarizia; perché non è dall’abbondanza dei beni che uno possiede, che egli ha la sua vita’.”
E’ poco saggio fare del successo finanziario una priorità. E’ scritto nella Bibbia, in Matteo 6:24 (NR): “Nessuno può servire due padroni; perché o odierà l’uno e amerà l’altro, o avrà riguardo per l’uno e disprezzo per l’altro. Voi non potete servire Dio e Mammona.”
In 1 Timoteo 6:9 (NR) è scritto: “Invece quelli che vogliono arricchire cadono vittime di tentazioni, di inganni e di molti desideri insensate e funesti, che affondano gli uomini nella rovina e nella perdizione.”
Benché non sia impossibile, è difficile per un ricco diventare cittadino del regno di Dio. E’ scritto nella Bibbia, in Marco 10:23-25 (NR): “Gesù, guardatosi attorno, disse ai suoi discepoli: ‘Quanto difficilmente coloro che hanno delle ricchezze entreranno nel regno di Dio!’ I discepoli si stupirono di queste sue parole. E Gesù replicò loro: ‘Figliuoli, quanto è difficile per quelli che confidano nelle ricchezze entrare nel regno di Dio! E’ più facile a un cammello passare attraverso la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel regno di Dio’.”
L’amore per il denaro conduce al male. E’ scritto nella Bibbia, in 1 Timoteo 6:10 (NR): “Infatti l’amore del danaro è radice di ogni specie di mali; e alcuni che vi si sono dati, si sono sviati dalla fede e si sono procurati molti dolori.”
La ricchezza, quindi, non è condannata semplicemente in quanto possesso, ma diventa pericolosa quando pretende di offrire sicurezza, identità, potere e significato al posto di Dio.
Risparmiare per il futuro
La Bibbia incoraggia il risparmio in vista dei bisogni noti, anticipando il futuro (Genesi 41; Proverbi 6:6-11; Proverbi 21:5; Proverbi 21:20). La Scrittura incita a risparmiare in vista dei bisogni noti, anticipando il futuro.
La Bibbia insegna che è possibile risparmiare saggiamente e investire per il futuro, essendo contemporaneamente “ricchi verso Dio”, facendosi “tesori in cielo” (Luca 12:21; Matteo 6:19-21).
Alcuni cristiani non risparmiano per la pensione perché credono sia una disubbidienza, di solito citano Matteo 6:19-20, o si sentono colpevoli quando mettono dei soldi da parte, pensando che c’è gente che ha molto bisogno. Altri credono non sia necessario perché Dio si prenderà cura di loro (Isaia 46:4).
Altri ancora vorrebbero risparmiare ma spendono tutto quello che guadagnano (Proverbi 13:18). La Bibbia, tuttavia, distingue tra il risparmio prudente e l’accumulo egoistico.
Il modello della formica
Riguardo ai pigri e alle risorse finanziarie, si veda Proverbi 6:6-11: “Va’, pigro, alla formica; considera il suo fare e diventa saggio! Essa non ha né capo, né sorvegliante, né padrone; prepara il suo nutrimento nell’estate e immagazzina il suo cibo al tempo della mietitura. Fino a quando, o pigro, te ne starai coricato? Quando ti sveglierai dal tuo sonno? Dormire un po’, sonnecchiare un po’, incrociare un po’ le mani per riposare… La tua povertà verrà come un ladro, la tua miseria, come un uomo armato”.
Il testo presenta la previdenza come una forma di saggezza. La formica prepara il nutrimento nell’estate e immagazzina il suo cibo al tempo della mietitura, senza attendere che il bisogno sia già diventato emergenza.
Risparmiare onora Dio e serve gli altri
Viene facile pensare che il risparmio sia un’attività puramente egoistica. In realtà potrebbe esserlo - basti leggere la storia del ricco stolto in Luca 12 - ma non è necessariamente così.
Risparmiare onora Dio perché conferisce al denaro il giusto valore, considerandolo un dono che Dio ci ha fatto (Giacomo 1:16-17). Invece di spendere in maniera incontrollata, impulsiva o folle, il risparmio sapiente dimostra l’importanza del saper gestire i doni di Dio (Luca 12:47-48).
Una gestione accurata ti permetterà meglio di aiutare nei bisogni importanti che potrebbero sorgere (Efesini 4:28). Potresti rispondere più facilmente e forse in maniera più significativa (Proverbi 3:27).
Risparmiare potrebbe inoltre permetterti di lasciare un’eredità, benedicendo i tuoi eredi in modo che anche essi possano essere di benedizione ad altri (Proverbi 13:22).
Il pericolo di risparmiare per paura o cupidigia
Si può essere tentati a risparmiare per i motivi sbagliati - per paura o cupidigia o per essere indipendenti da Dio e dagli altri. Se risparmi per paura, allora non ti fidi di Dio (1 Timoteo 6:17).
Se lo fai per cupidigia, non hai capito nulla (Proverbi 1:19; Marco 8:36; Luca 12:15). Guadagnando qualcosa, non dovresti diventare come il misero di cui leggiamo in Ecclesiaste 5:13 o come il “ricco stolto” di cui parla Luca 12.
Il problema in entrambi i casi non fu il risparmio; fu che erano concentrati solo su se stessi e che avevano messo la propria fede nelle ricchezze piuttosto che in Dio.
Gli accaparratori sono consumati dal bisogno di risparmiare soldi invece di rischiarli per usi produttivi e per il bene degli altri. Ciò porta anche maledizione (Proverbi 11:26) e giudizio (Luca 12:16-21; Giacomo 5:3; Salmo 39:6; Ecclesiaste 5:13; Zaccaria 9:3).
Il valore del lavoro e della diligenza
È importante lavorare per guadagnarsi da vivere. E’ scritto nella Bibbia, in 2 Tessalonicesi 3:11,12 (NR): “Difatti sentiamo che alcuni tra di voi si comportano disordinatamente, non lavorando affatto, ma affaccendandosi in cose futili. Ordiniamo a quei tali noi e li esortiamo, nel Signore Gesù Cristo a mangiare il loro proprio pane, lavorando tranquillamente.”
La donna descritta in Proverbi 31 è un ottimo esempio di persona con il giusto atteggiamento nei confronti del denaro. È laboriosa e diligente nel guadagnarsi da vivere: “Si alza quando è ancora notte, distribuisce il cibo alla sua famiglia” (vv.12-15a).
È una buona amministratrice. Investe il suo denaro con sapienza. Commercia con profitto (vv.16-18a).
“Guadagna tutto quello che puoi. Risparmia tutto quello che puoi. Dona tutto quello che puoi”.
Gode del suo lavoro e delle cose belle della vita (v.13). Risparmia una parte dei suoi guadagni. Mette da parte il denaro (v.16, MSG).
Le relazioni contano molto più del denaro. Ad esempio, non c'è tesoro al mondo che possa compensare un matrimonio infelice. Al contrario, in un matrimonio felice "non verrà a [mancare] il profitto" (v.11).
L’autore di Proverbi descrive le caratteristiche di “una donna forte”. Dice: “Una donna forte chi potrà trovarla? Ben superiore alle perle è il suo valore. In lei confida il cuore del marito” (vv.10-11).
| Dimensione | Principio |
|---|---|
| Guadagno | Lavorare con diligenza e tranquillità |
| Risparmio | Mettere da parte una parte dei guadagni |
| Investimento | Commerciare con profitto e sapienza |
| Relazioni | Dare priorità alla fiducia e alla famiglia |
| Generosità | Aprire le palme al misero e stendere la mano al povero |
Il controllo della spesa
Dobbiamo spenderli, ma con discrezione e controllo. La gestione finanziaria secondo i principi biblici non è solo una questione di evitare sprechi o di essere prudenti.
Altri suggeriscono di preventivare, evitare i debiti e risparmiare regolarmente per potersi poi godere un gruzzolo da dare e spendere in seguito nella vita. La maggior parte dei cristiani sa di dover risparmiare e investire per la pensione o la disabilità.
Tuttavia molti trovano difficile adottare una teologia pratica per gestire i propri soldi, specialmente quando si tratta di risparmiare ed investire per un futuro distante e incerto.
È difficile perché ci sono molte opinioni su quest’argomento. Alcuni promuovono una vita di abnegazione, rifuggendo da qualsiasi lusso o risparmio per amore del regno.
In genere, il movimento FIRE (Indipendenza Finanziaria/Pensione Anticipata) enfatizza un’estrema frugalità e il massimo risparmio per andare in pensione prima dei 40 anni.
Con tutti questi messaggi apparentemente contraddittori, come si può costruire una propria teologia del denaro che equilibri l’ortodossia biblica con un risparmio ed un investimento pratico per il futuro?
Il rapporto biblico con i debiti
La Bibbia parla anche dei debiti. Ovviamente ai tempi di Gesù non c’erano le carte di credito o le rate della macchina, ma prendere in prestito era una cosa comune nel panorama economico.
La Bibbia non proibisce strettamente di contrarre dei debiti, ma li considera una forma di schiavitù (Proverbi 22:7). Oltre a ciò, vi è una stretta correlazione fra lo spendere troppo e l’indebitarsi troppo.
Riguardo ai prestiti, si vedano Proverbi 6:1-5; 20:16; 22:7, 26-27: “Il ricco domina sui poveri, e chi prende in prestito è schiavo di chi presta. […] Non essere di quelli che dan la mano, che danno cauzione per debiti. Se non hai di che pagare, perché esporti a farti portare via il letto?”
Il costo del debito
Nel contesto del risparmio, il debito ha un costo. Il denaro necessario per ripagare un debito, che va ai creditori, è un denaro che potrebbe essere usato altrimenti.
Questo è il “costo dell’opportunità” del debito. Paragona un prestito di 1000 euro e pagare il 12 percento di interesse (120 euro) contro il risparmio di 1000 euro e un investimento del 6 percento (60 euro).
Il beneficio economico reale è del 18 percento (180 euro)!
Non garantire imprudentemente i debiti altrui
Siate cauti nel controfirmare note di credito. E’ scritto nella Bibbia, in Proverbi 22:26,27: (TILC) “Non garantire i debiti degli altri: se poi non riuscirai a pagare ti porteranno via anche il letto”.
Non essere di quelli che dan la mano, che danno cauzione per debiti. Se non hai di che pagare, perché esporti a farti portare via il letto?
Pagare ciò che è dovuto
Cosa dicono le Scritture sulle mie bollette? E’ scritto nella Bibbia, in Romani 13:7,8 (NR): “Rendete a ciascuno quel che gli è dovuto: l’ imposta a chi è dovuta l’imposta; la tassa a chi la tassa; il timore a chi il timore; l’onore a chi l’onore. Non abbiate altro debito con nessuno, se non di amarvi gli uni gli altri; perché chi ama il prossimo ha adempiuto la legge.”
Onestà nei rapporti economici
Dio si aspetta onestà nei rapporti di affari. E’ scritto nella Bibbia, in Proverbi 16:11 (NR): “La stadera e le bilance giuste appartengono al Signore, tutti i pesi del sacchetto sono opera sua.”
Onestà e lealtà sono sempre attese da coloro che desiderano piacere a Dio. E’ scritto nella Bibbia, in Isaia 33:15,16 p.p. (NR): “Colui che cammina per le vie della giustizia, e parla rettamente; colui che disprezza i guadagni estorti, che scuote le mani per non accettar regali, che si tura gli orecchi per non udir parlar di sangue, e chiude gli occhi per non vedere il male. Egli abiterà in luoghi elevati.”
Riguardo alle tangenti, si vedano Proverbi 17:8; 18:16; 21:14; 28:21; 17:23: “L’empio accetta regali di nascosto per pervertire le vie della giustizia”.
La Bibbia collega dunque la gestione finanziaria alla giustizia, alla verità e alla qualità delle relazioni. Il denaro non può essere considerato moralmente neutro quando viene ottenuto attraverso estorsione, corruzione, inganno o sfruttamento.
La ricchezza e la sua instabilità
Riguardo alle ricchezze, si vedano Proverbi 10:15; 11:4; 18:11; 23:5; 28:20: “L’uomo fedele sarà colmato di benedizioni, ma chi ha fretta di arricchire non rimarrà impunito”.
La soddisfazione non è collegata alla quantità di denaro o di beni. E’ scritto nella Bibbia, in Filippesi 4:12,13 (NR): “So vivere nella povertà e anche nell’abbondanza; in tutto e per tutto ho imparato a essere saziato e ad aver fame; a essere nell’abbondanza e nell’indigenza. Io posso ogni cosa in Colui che mi fortifica.”
Riguardo alla futilità delle ricchezze, si veda Ecclesiaste 5:8-6:12. Ecclesiaste 5:10 dice: “Chi ama l’argento non è saziato con l’argento; e chi ama le ricchezze non ne trae profitto di sorta. Anche questo è vanità”, ma anche 1 Timoteo 6:6-11.
Qual è il consiglio finanziario di Salomone, l’uomo più saggio e più ricco che sia mai esistito? E’ scritto nella Bibbia, in Ecclesiaste 5:10-20 (NR): “Chi ama l’argento non è saziato con l’argento; e chi ama le ricchezze non ne trae profitto di sorta. Anche questo è vanità.”
“Quando abbondano i beni, abbondano anche quei che li mangiano; e quale vantaggio ne viene ai possessori, se non di vedere quei beni coi loro occhi? Dolce è il sonno del lavoratore, abbia egli poco o molto da mangiare; ma la sazietà del ricco non lo lascia dormire.”
“C’è un male grave che io ho visto sotto il sole; delle ricchezze conservate dal loro possessore, per sua sventura. Queste ricchezze vanno perdute per qualche avvenimento funesto; e se ha generato un figlio, questi resta senza nulla in mano.”
“Uscito nudo dal grembo di sua madre, quel possessore se ne va com’era venuto; di tutta la sua fatica non può prendere nulla da portare con sé. Anche questo è un male grave: che egli se ne vada tal e quale era venuto; qual profitto gli viene dall’aver faticato per il vento?”
“Per di più, durante tutta la vita egli mangia nelle tenebre, e ha molti fastidi, malanni e crucci. Ecco quello che ho veduto: buona e bella cosa è per l’uomo mangiare, bere, godere del benessere in mezzo a tutta la fatica che egli sostiene sotto il sole, tutti i giorni di vita che Dio gli ha dati; poiché questa è la sua parte.”
“E ancora se Dio ha dato a un uomo ricchezze e tesori, e gli ha dato potere di goderne, di prenderne la sua parte e di gioire della sua fatica, è questo un dono di Dio; un tale uomo infatti non si ricorderà troppo dei giorni della sua vita, poiché Dio gli concede gioia nel cuore.”
Dare, condividere e aiutare i bisognosi
Riguardo al dare, si vedano Luca 6:38; 2 Corinzi 9:6-15. “Ora dico questo: chi semina scarsamente mieterà altresì scarsamente; e chi semina abbondantemente mieterà altresì abbondantemente. Dia ciascuno come ha deliberato in cuor suo; non di mala voglia, né per forza, perché Dio ama un donatore gioioso”.
È vero, più si dona, maggiore sarà la ricompensa. E’ scritto nella Bibbia, in Luca 12:33,34 (NR): “Vendete i vostri beni, e dateli in elemosina; fatevi delle borse che non invecchiano, un tesoro inesauribile nel cielo, dove ladro non si avvicina e tignola non rode. Perché dov’è il vostro tesoro, lì sarà anche il vostro cuore.”
La generosità è la risposta adeguata alla generosità di Dio e alle necessità degli altri. È la via per combattere il materialismo.
La donna di Proverbi 31 è generosa. “Apre le sue palme al misero, stende la mano al povero” (v.20).
Come possono tutti, ricchi e poveri, onorare Dio? E’ scritto nella Bibbia, in Proverbi 3:9,10 (NR): “Onora il Signore con i tuoi beni e con le primizie di ogni tua rendita; i tuoi granai saranno ricolmi d’abbondanza e i tuoi tini traboccheranno di mosto.”
La decima e le offerte
Dio ci chiede di destituirgli la decima (10%) e le offerte ed in cambio ci promette benedizioni illimitate. E’ scritto nella Bibbia, in Malachia 3:8-10 (NR): “L’uomo può forse derubare Dio? Eppure voi mi derubate. Ma voi dite: ‘In che cosa ti abbiamo derubato?’ Nelle decime e nelle offerte.”
“Voi siete colpiti da maledizione, perché mi derubate, voi, tutta quanta la nazione! Portate tutte le decime alla casa del tesoro, perché ci sia cibo nella mia casa, poi mettetemi alla prova in questo’, dice il Signore degli eserciti; ‘vedrete se io non vi aprirò le cateratte del cielo e non riverserò su di voi tanta benedizione che non vi sia più dove riporla’.”
Cristo appoggiava il pagamento della decima. E’ scritto nella Bibbia, in Matteo 23:23 (NR): “Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, perché pagate la decima della menta e dell’aneto e del comino, e trascurate le cose più importanti della legge: il giudizio, la misericordia, e la fede. Queste sono le cose che bisognava fare, senza tralasciare le altre.”
Il testo mette però in evidenza che la pratica economica non può sostituire “il giudizio, la misericordia, e la fede”. La gestione delle risorse deve rimanere legata alla giustizia e alla compassione.
Investire con saggezza
L’investimento non è giocare in borsa. Non è speculare con tuo cognato. Queste speculazioni significano giocare su eventi futuri, e nella maggior parte dei casi si perde più di quello che si guadagna (Proverbi 28:19; 1 Timoteo 6:10).
L’investimento è raccomandato se fatto saggiamente. Significa mettere dei soldi in affari veri che impiegano le persone e creano prodotti o servizi per la gente.
Si spera che le compagnie nelle quali investiamo facciano bene e diano un ritorno commisurato all’investimento (Proverbi 31:10-21; Ecclesiaste 11:1-6).
La maggior parte di noi farebbe bene ad investire in fondi a basso costo, fondi immobiliari, mutui invece in azioni e fondi.
Bisognerebbe inoltre prestare attenzione alle spese e alle tasse, ci potrebbero essere forti tasse sui guadagni, senza diversificare troppo, risorse che si equilibrino a vicenda, a non comprare e vendere nel momento sbagliato, facendosi guidare dalle emozioni, e senza conoscere bene i propri investimenti, non comprare ciò che non si capisce.
Quale strategia di investimento è raccomandata da Dio? E’ scritto nella Bibbia, in 1 Timoteo 6:17-19 (TILC): “A quelli che possiedono ricchezze in questo mondo devi raccomandare che non siano orgogliosi. Non mettano la loro speranza in queste ricchezze incerte, ma in Dio, è lui che ci dà tutto in abbondanza, perché noi possiamo farne uso.”
“Facciano il bene, siano ricchi in buone opere, generosi e pronti a mettere in comune quel che possiedono. Così che si prepareranno un tesoro sicuro per l’avvenire, per ottenere la vera vita.”
La terra, la proprietà e la responsabilità
Un prezioso promemoria per i proprietari di immobili. E’ scritto nella Bibbia, in Levitico 25:23: (NR): “Le terre non si venderanno per sempre; perché la terra è mia e voi state da me come stranieri e avventizi.”
Secondo le disposizioni del libro del Levitico, ad esempio, il prezzo della terra dipende dagli anni che mancano al giubileo. La terra, infatti, è proprietà di Dio, l’uomo ne è solo usufruttuario e deve disporne secondo giustizia, che consiste più nella promozione dei fratelli che nel rispetto di norme.
La proprietà, quindi, non viene considerata un possesso assoluto e indipendente da ogni responsabilità. L’uso dei beni deve tenere conto della dignità degli altri e della possibilità di ricominciare.
Prestiti, interessi e remissione dei debiti
Nella stessa prospettiva, il libro dell’Esodo vieta di imporre interessi ai poveri. L’A. ritiene probabile che questo equilibrio di “tassi zero” fosse supportato da un sistema analogo a quello del microcredito, dove ciascuno dei debitori in solido garantisce e controlla gli altri.
La Bibbia insiste molto sulla qualità delle relazioni, la più sublime delle quali è il dono della possibilità di ricominciare grazie alla remissione dei debiti.
Neemia 5 mostra una comunità in cui il debito produce impoverimento, perdita dei terreni e assoggettamento delle famiglie. Alcuni dicevano: “Dobbiamo impegnare i nostri campi, le nostre vigne e le nostre case per assicurarci il grano durante la carestia!”.
Altri dicevano: “Abbiamo preso denaro a prestito sui nostri campi e sulle nostre vigne per pagare il tributo del re. La nostra carne è come la carne dei nostri fratelli, i nostri figli sono come i loro figli; ecco, dobbiamo sottoporre i nostri figli e le nostre figlie alla schiavitù”.
Quando udii i loro lamenti e queste parole, ne fui molto indignato. Dopo aver riflettuto dentro di me, accusai i notabili e i magistrati e dissi loro: “Voi esigete dunque un interesse tra fratelli?”.
Neemia disse: “Noi, secondo la nostra possibilità, abbiamo riscattato i nostri fratelli Giudei che si erano venduti agli stranieri, e ora proprio voi vendete i vostri fratelli perché siano rivenduti a noi?”.
“Quello che voi fate non va bene. Non dovreste voi camminare nel timore del nostro Dio per non essere scherniti dagli stranieri, nostri nemici?”
“Ma anch'io, i miei fratelli e i miei servi abbiamo dato loro in prestito denaro e grano. Condoniamo questo debito! Rendete loro oggi stesso i loro campi, le loro vigne, i loro oliveti e le loro case e l'interesse del denaro del grano, del vino e dell'olio, che voi esigete da loro”.
Quelli risposero: “Restituiremo e non esigeremo più nulla da loro; faremo come tu dici”.
Il racconto mostra che il problema non è soltanto tecnico o contabile. Un sistema finanziario può diventare ingiusto quando trasforma la necessità di una persona in uno strumento di dominio, quando sottrae i mezzi di sostentamento e quando rompe la solidarietà tra fratelli.
La famiglia come responsabilità prioritaria
Noi siamo altresì responsabili di provvedere alla nostra famiglia. 1 Timoteo 5:8 dice: “Se uno non provvede ai suoi, e in primo luogo a quelli di casa sua, ha rinnegato la fede, ed è peggiore di un incredulo”.
La gestione delle risorse comprende quindi il sostegno della casa, la cura dei familiari e la responsabilità verso coloro che dipendono da noi. Il risparmio e il lavoro possono servire anche a evitare che la famiglia venga esposta inutilmente alla precarietà.
Il denaro nel linguaggio biblico
Un profondo e complesso intreccio quello esistente tra la Sacra Scrittura e l'economia. Mercato, moneta, debito, profitto, ma anche merito e sacrificio: nelle pagine della Sacra Scrittura sono presenti la maggior parte delle categorie, anche economiche, che hanno fondato la nostra civiltà.
Ma anche temi inediti per il linguaggio economico contemporaneo come dono, alleanza, cura, misericordia e amore.
La Bibbia ha molto a che fare con l'economia, nel senso che se uno conosce la Bibbia sa che usa tantissimo il linguaggio economico, basta pensare ai Vangeli: le monete, le dracme, i tesori, i mercanti ecc. e tutta la teologia dei primi tempi del cristianesimo ha letto Gesù come Divin mercante che ha pagato il prezzo della salvezza per noi, cioè tutto il linguaggio economico è profondamente legato alla Bibbia.
Poi il Vecchio Testamento ancora di più è pieno di vendite, di acquisti, di denari. Soprattutto il grande tema del commercio e dello scambio è stato interpretato e letto anche per spiegare l'alleanza tra Dio e il suo popolo in termini commerciali, come struttura.
Nel Nuovo Testamento abbiamo due figure, Giuda e la Maddalena, che diventeranno sempre più nel corso della storia della Chiesa, immagini di due modi di usare il denaro, uno giusto quello di Maddalena, che usa 300 denari per un olio per ungere i piedi o la testa di Cristo, e l'altro sbagliato, quello di Giuda, che vende Gesù per soli 30 denari, per cui è stato visto anche come figura del pessimo mercante.
Quindi vediamo tutto questo profondo, enorme, intreccio nella Sacra Scrittura tra l'economia e la religione.
Oltre la logica della retribuzione
Il Libro di Giobbe è molto legato al tema della gratuità, al tema della teologia retributiva, secondo cui Dio ci premia in base ai meriti e ci punisce in base ai debiti.
La sua vicenda ci ricorda “che la vita è molto più complessa delle nostre convinzioni meritocratiche e ci invita ad abbandonare una visione 'retributiva' della fede, centrale anche nell’etica del capitalismo, portata a considerare la ricchezza e la felicità come premi per una vita giusta.
C'è tutta una teologia, la cosìdetta teologia dell'espiazione, con cui viene letta la morte e la risurrezione di Cristo secondo categorie economiche, cioè il prezzo della salvezza: c'è voluto il sangue del figlio per poter pagare il debito che aveva l'umanità.
Questa è una visione che ha avuto molto successo nel Medioevo e che ancora oggi dura, quindi il linguaggio economico dell'economia ha condizionato molto il modo di intendere l'evento cristiano.
Anche l'Antico Testamento, se pensiamo al tema del sacrificio che era il linguaggio principale delle religioni antiche e anche della Bibbia, il sacrificio lo si è letto in termini economici, in fondo è un commercio con la divinità, cioè io pago un prezzo per creare un credito in me, per poter avere grazie da parte di Dio.
Come reazione a questa tendenza commerciale, nella Bibbia viene molto sottolineata la gratuità e in fondo il tema del libro di Giobbe nasce da questa scommessa fatta da Dio, se può esistere sulla terra un uomo che fa il bene senza essere pagato, cioè gratuitamente.
Quindi Giobbe, che era una persona giusta, è stato messo alla prova per vedere se tolti tutti i beni, avrebbe continuato ad essere un giusto, cioè se si può essere buoni senza retribuzione.
La Bibbia, come risposta a questa tendenza commerciale degli uomini che poi loro attribuiscono a Dio, ha sempre sottolineato che esiste invece un altro registro, altrettanto importante e presente nella religione, che è il tema della gratuità, della grazia, come poi l'ha chiamata san Paolo.
Le conseguenze sociali dell’accumulo
L’avidità spesso accompagna la prosperità e può condurre al crimine. E’ scritto nella Bibbia, in Giacomo 4:1,2 (NR): “Da dove vengono le guerre e le contese tra di voi? Non derivano forse dalle passioni che si agitano nelle vostre membra? Voi bramate e non avete; voi uccidete ed invidiate e non potete ottenere; voi litigate e fate la guerra; non avete, perché non domandate.”
La Bibbia mette in guardia dai pericoli dell'accumulo egoistico, dell'ossessione malsana per il denaro o del riporre la propria fiducia nelle ricchezze. Questi atteggiamenti sono negativi, portano ad un perenne stato di insicurezza e allontanano da Dio.
Il denaro non è un mezzo di scambio neutro e impersonale. Gesù ha detto che: “Nessuno può servire due padroni” (Matteo 6,24), Dio e “mammona”.
Mammona era il dio della ricchezza a Cartagine. Il denaro ha tutte le caratteristiche di un dio. Sembra offrire sicurezza, libertà, potere, influenza, status e prestigio. È in grado di ispirare devozione e preoccupazione.
“I nostri cuori hanno spazio solo per una devozione totalizzante, e noi possiamo aderire ad un solo Signore”.
La caduta di Babilonia
La ricchezza, lo splendore e il lusso sono transitori. Vanno e vengono. Giovanni avverte il popolo di Dio di non lasciarsi contaminare dai peccati di Babilonia: “Uscite, popolo mio, da essa, per non associarvi ai suoi peccati” (v.4).
“Babilonia” rappresenta un qualsiasi potere che mette da parte Dio. Giovanni evidenzia una serie di debolezze fatali che sono alla base della rovina di qualsiasi società:
- Male dilagante: “È diventata covo di demòni, rifugio di ogni spirito impuro” (v.2).
- Promiscuità diffusa: “Tutte le nazioni hanno bevuto del vino della sua sfrenata prostituzione, i re della terra si sono prostituiti con essa” (v.3a).
- Lusso sfrenato: “I mercanti della terra si sono arricchiti del suo lusso sfrenato” (v.3b, vedi anche v.7 e v.9).
- Traffico di esseri umani: “Schiavi e vite umane” (v.13, MSG).
Probabilmente, le sue grandi ricchezze l'hanno portata all'arroganza (v.7b). Giovanni sembra denunciare che gli schiavi non sono semplici carcasse da comprare e vendere come proprietà, ma esseri umani.
Il fatto che pone schiavi e vite umane alla fine del suo elenco (vv.11-13) sottolinea ancor di più la brutalità disumana e il disprezzo per la vita umana su cui poggiavano la prosperità e il lusso dell'intero impero.
Oggi, il traffico di esseri umani e la schiavitù sono ancora diffusi in forme moderne, con milioni di schiavi. Un segno questo di qualcosa di disperatamente sbagliato nella nostra società.
Fiducia, condivisione e comunità
Nella Bibbia “L’insieme di quelli che avevano accettato la fede era di un solo cuore e di un’anima sola e nessuno/a disse di qualcosa che lui o lei possedeva, che fosse della proprietà privata, ma mettevano insieme tutto quello che avevano. […] Non c’era nessun bisognoso tra di loro. Perché tutti/e quelli/e che possedevano terreni o case li vendevano, portavano i ricavi e li deponevano ai piedi degli apostoli. Poi veniva distribuito ai singoli, secondo chi aveva bisogno”.
In questo testo degli Atti degli Apostoli il capitale fondamentale consiste nella fiducia, che il piccolo gruppo di credenti nutre. Solo questa fiducia permette la condivisione anche economica.
Una delle ragioni per cui ho scelto di far parte di una chiesa Evangelica Battista è che le chiese battiste in Italia si finanziano in un “patto di cooperazione”. Si tratta di un vincolo finanziario che intende distribuire le risorse in modo equo.
La comunità locale contribuisce al fabbisogno nazionale secondo la raccomandazione espressa da un comitato esecutivo che la calcola in base ai membri e alla forza spirituale di ogni singola chiesa.
La gestione dei contributi è affidata allo stesso comitato che gode della fiducia delle chiese. Fiducia che, certo, più di una volta è stata messa in dubbio da qualcuno/a, ma che è sempre ritrovata tramite nuove elezioni, o rinnovati accordi tra i dissenzienti.
Fiducia e responsabilità nel sistema economico
Al di fuori della realtà ecclesiale e forse di alcune associazioni e cooperative la frase “mettevano insieme tutto quello che avevano” ha dell’utopistico. Il concetto del mettere insieme gli averi è lontano mille miglia dall’impostazione dell’economia neoliberista.
Il nostro sistema economico favorisce l’accumulo privato, come se dall’ammontare dei propri averi il singolo potesse trarre dei capitali fondamentali per la propria vita.
In realtà anche nel sistema economico neoliberista il più alto capitale è quello della fiducia; la fiducia dei partecipanti che il sistema funzioni. Perché se essa dovesse venir meno, l’insieme dei popoli e degli Stati subirebbe un danno mostruoso.
Le banche operano con la fiducia dei loro clienti che dormono sonni tranquilli nella convinzione che al tempo opportuno potranno ritirare quanto gli spetta. È evidente che l’eventuale crollo di questa fiducia farebbe crollare tutto il sistema bancario.
La fiducia si fonda sulla disponibilità dei capitali, ma anche sull’impiego degli stessi. Come posso aver fiducia in una banca che investe i miei capitali in azioni di guerra, o finanzia la schiavitù degli esseri umani, o semplicemente predilige gli investimenti nelle energie fossili che sono responsabili per il cambiamento climatico?
Purtroppo sono molte le banche che si sono sbarazzate di ogni responsabilità verso chi investe fiducia in loro. C’è bisogno di rinnovare il capitale fiducia.
Trasparenza e controllo
A questo proposito alcune misure che potrebbero giovare: incrementare gli obblighi di trasparenza per le banche, come in Italia già viene fatto tramite la legge 185/90 che obbliga le banche a presentare per la discussione parlamentare i loro affari nel commercio e nella produzione delle armi.
Similmente si dovrebbe chiedere la trasparenza, per esempio, sugli investimenti nei combustibili fossili o altre questioni di eco-giustizia e così garantire la possibilità del veto pubblico.
Tassare le speculazioni sul mercato delle valute. Troppi capitali sono impiegati nell’inutile e dannosa pratica di moltiplicare se stessi. La tassazione delle rendite produrrebbe un utile sociale per riparare i danni che provocano.
Mettere all’ordine della discussione le libertà del signoraggio e le possibilità delle banche di creare del denaro e di essere così un fondamentale fattore nella produzione del debito pubblico. Un meccanismo che ha dell’incredibile.
Mi sembra che dobbiamo ampliare il controllo pubblico su chi gestisce il denaro del pubblico. Solo così può essere garantito che anche in futuro ci possa essere il capitale più importante: la fiducia in una gestione economica che produca benessere per tutti/e.
Economia, giustizia e sostenibilità
La Bibbia insiste molto sulla qualità delle relazioni, la più sublime delle quali è il dono della possibilità di ricominciare grazie alla remissione dei debiti. E, più che gli incentivi monetari, sono proprio le relazioni sane tra gli agenti a qualificare la governance delle imprese, specialmente nel Terzo settore.
Ancora nell’ottica di custodire le relazioni, la Bibbia “anticipa” l’importanza dei criteri ESG (Environment, Social, Governance) e del cosiddetto capitale narrativo.
Non faremo di Mammona il nostro Dio, accumulando potere e ricchezza. Non ci faremo alcun idolo, venerando l’efficienza dei nostri successi.
Osserveremo il giorno dello shabbat, perché non sfrutteremo il lavoro umano e non distruggeremo madre terra.
Ci prodigheremo per la solidarietà tra le generazioni, non solo tramite l’assicurazione di una vita dignitosa per gli anziani, ma anche non mettendo sulle spalle delle future generazioni un grave danno ecologico e ereditando loro dei debiti.
Non uccideremo, escludendo dall’economia coloro che non hanno proprietà private o non possono vendere la loro prestazione sul mercato.
Non tollereremo la mercificazione e lo sfruttamento sessuale di donne e bambini. Non permetteremo i molteplici furti dei protagonisti dell’economia e della finanza.
Non abuseremo del sistema legale per il nostro profitto personale, ma promuoveremo i diritti economici, sociali e culturali di tutta la gente.
Non seguiremo l’avidità di un accumulo senza limiti, deprivando i nostri vicini dei loro mezzi di produzione e dei loro guadagni, così che tutti e tutte possano vivere con dignità sulla ricca e bella terra di Dio.
Il principio dell’equilibrio
Trovare l’equilibrio giusto è la chiave di tutto. Da una parte, dobbiamo mettere qualcosa da parte ed investire in maniera saggia per i bisogni futuri.
D’altro canto, vogliamo essere generosi e continuare a dipendere da Dio, riconoscendo che Lui è la fonte della nostra provvidenza e che solo Lui controlla il futuro.
Qualunque cosa decidiamo, va fatta con un cuore grato a Dio per la sua generosità nei nostri confronti - un Dio che è pieno di grazia, di amore e di misericordia (Salmo 107:8-9) - e in base alla saggezza biblica che ci ha dato su questo argomento.
Se mettiamo Dio al primo posto, Egli si prenderà cura di tutti i nostri bisogni. E’ scritto nella Bibbia, in Matteo 6:33 (NR): “Cercate prima il regno e la giustizia di Dio, e tutte queste cose vi saranno date in più.”
In conclusione, riconoscere che il denaro è di Dio ci libera dall'ansia e dalla preoccupazione che spesso accompagnano le questioni finanziarie. Ci permette di vivere con fiducia e generosità, sapendo che stiamo utilizzando le risorse di Dio in modi che onorano Lui e i Suoi progetti.
Questo non solo arricchisce la nostra vita spirituale, ma ci dà anche una visione chiara e motivante del vero successo nella gestione delle nostre finanze.
