Toro Seduto è stato un condottiero in battaglia e una guida spirituale degli Hunkpapa, una delle comunità Lakota Sioux. Nato nel 1831 nella zona del fiume Grand River, nel Dakota del Sud, morì il 15 dicembre 1890 a Fort Yates, durante uno scontro tra nativi americani e polizia locale.
Al suo nome si associa la più grande e rinomata vittoria in battaglia dei nativi americani contro l’esercito degli Stati Uniti: quella di Little Bighorn, combattuta il 25 giugno 1876. In quell’occasione Toro Seduto riuscì a riunire una coalizione di Sioux, Cheyenne, Arapaho e altre tribù native, radunando oltre 3.500 uomini.
La sua importanza non dipendeva soltanto dagli atti eroici compiuti in combattimento, ma soprattutto dalle capacità tattiche, organizzative e persuasive che mise in campo durante le lotte contro l’espansione statunitense. Dotato di grande forza fisica e mentale, fu considerato il più amato condottiero dal suo popolo e uno degli avversari più temuti, ma anche stimati, dall’esercito americano.

Chi era Toro Seduto
Nell’immaginario comune, Toro Seduto appare come un uomo dal volto severo e intelligente, con una lunga penna d’aquila sul capo e trecce che scendono lungo il busto. Le fotografie che circolano ancora oggi hanno contribuito a trasformarlo nell’immagine più riconoscibile di uno dei capi nativi americani più ammirati della storia.
È stato talvolta descritto come violento e sanguinario, ma la maggior parte delle persone lo considera coraggioso, riflessivo e capace di guidare il proprio popolo in una fase di profonde trasformazioni. Fu un grandissimo condottiero e capo tribù dei Sioux Hunkpapa, diventato una leggenda già durante la sua vita.
Nella realtà, più che per il coraggio e gli atti eroici, il capo Sioux era stimato per le capacità tattiche e organizzative che mise in campo in particolare durante le lotte contro l’esercito americano, del quale divenne il nemico più temuto e pericoloso.
Un altro suo nome era “Lento”, a causa del suo essere estremamente riflessivo e meditativo riguardo alle decisioni da prendere prima di agire.
Le origini e la giovinezza
Toro Seduto, figlio di un capo minore della tribù Hunkpapa, era nato nel 1831 nella zona del fiume Grand River nel Sud Dakota. Il suo primo nome, da giovanissimo, è stato “Hakada” o “Jumping Badger”, ossia Tasso che salta.
A 10 anni, dopo aver ucciso un giovane bufalo con una freccia, ottenne il nome del padre “Buffalo Bull Sitting Down”, che correttamente tradotto significa Bufalo Seduto, diventato comunemente Toro Seduto.
A 14 anni partecipò alla sua prima battaglia, dove affrontò i guerrieri Crow e riuscì a raggiungere e ucciderne uno mentre cavalcava durante la ritirata. Questa impresa gli fece guadagnare la prima penna di aquila bianca, simbolo di un’azione coraggiosa.
Il suo percorso iniziale mostra già due aspetti destinati a caratterizzare tutta la sua esistenza: il prestigio ottenuto attraverso le prove di coraggio e la capacità di riflettere a lungo prima di prendere una decisione.
Un guerriero, un capo e una guida spirituale
Il grande condottiero ha illustrato personalmente la sua vita attraverso la scrittura pittorica. Dai suoi disegni si intuisce che fino al 1870 aveva preso parte a circa 63 battaglie, sia contro la tribù dei Corvi, i nemici storici, che contro gli invasori bianchi.
Più tardi era diventato un allevatore di cavalli e poi nominato stregone degli Hunkpapa. Forte, un po’ in carne, con il viso coperto di cicatrici e la pelle piuttosto chiara rispetto agli altri Sioux, aveva carisma e capacità di affascinare chi lo conosceva.
Solitamente si faceva affiancare da uomini intelligenti, valorosi e fedeli e aveva una grande capacità di persuasione grazie alle abilità oratorie fatte di discorsi chiari e affabulatori. Spesso veniva infatti interpellato per risolvere controversie tra le genti della sua tribù.
Durante i suoi primi vent’anni, Toro Seduto divenne un sant’uomo Sioux: tra i suoi compiti c’erano la comprensione dei rituali e dei complessi religiosi e delle credenze della tribù. Conobbe anche tecniche di guarigione con erbe medicinali ed era riconosciuto per riuscire a portare infiniti benefici alla sua gente.
La sua autorità, quindi, non era limitata al campo di battaglia. Toro Seduto era anche un riferimento per la vita religiosa, per la soluzione delle controversie e per l’organizzazione della comunità.
La famiglia
Nel primo matrimonio nel 1951, Toro Seduto chiamò la sua sposa “Porta Affascinante” o “Capelli lucenti”. La donna morì durante il parto del primo figlio e anche il bambino scomparve in giovane età a causa di una rara malattia.
In seguito il capo indiano si unì ad altre donne: “Neve su di lei”, “Donna rossa”, “Vista dal suo popolo” e “Quattro vesti”. Nel 1857 adottò un giovane Assiniboine che ebbe il nome di Toro Saltante.
La vita familiare si svolse nel contesto sociale degli Hunkpapa e delle altre comunità Sioux, mentre l’espansione dei coloni bianchi e dei commercianti modificava progressivamente i territori, gli equilibri e le possibilità di autonomia dei nativi americani.
La resistenza dei Sioux all’espansione statunitense
I Sioux furono i più resistenti guerrieri contro l’espansione dei coloni bianchi e dei commercianti che si stavano insediando nei loro territori. Toro Seduto partecipò a numerose battaglie, come la guerra di Coda Chiazzata, quella di Nuvola Rossa e quella delle Black Hills.
Le tensioni riguardavano il controllo delle terre, il mancato rispetto degli accordi e l’avanzata dell’esercito e dei coloni nelle regioni abitate dai Sioux. In questo contesto Toro Seduto divenne uno dei principali rappresentanti della difesa dei territori nativi americani.
La sua opposizione non fu soltanto militare. La sua autorità spirituale e la capacità di parlare a diverse comunità gli permisero di sostenere forme di alleanza tra gruppi che spesso avevano storie e interessi differenti.
La battaglia di Little Bighorn
Il 25 giugno del 1876 il Settimo Cavalleggeri del colonnello Custer, violando il trattato di Fort Lamie stipulato nel 1968 tra gli Usa e le tribù Sioux che prevedeva l’assegnazione ufficiale ai nativi americani del Wyoming e della regione del Powder River, attaccò alcune tribù native sul loro campo, vicino al fiume Little Bighorn, prevedendo una facile vittoria sui “pellerossa”.
Toro Seduto, insieme ad altri due grandi capi indiani, Cavallo Pazzo e Fiele, si era alleato con i Cheyenne e aveva schierato più di 3.500 Sioux.
La vittoria dei nativi fu inesorabile e si narra che il colonnello Custer fu tra gli ultimi a essere ucciso. Al comando dell’esercito degli Stati Uniti, in quell’occasione, c’era un’altra figura leggendaria dell’epopea del West: il Tenente Colonnello George Armstrong Custer, che, sconfitto, rimarrà ucciso insieme ai fratelli in quella sanguinosa battaglia.

La vittoria di Little Bighorn divenne il principale episodio associato alla figura di Toro Seduto. Il suo ruolo fu quello di riunire e guidare una vasta coalizione di nativi americani, mentre Cavallo Pazzo e Fiele furono tra gli altri grandi capi presenti nella resistenza.
Dopo la sconfitta a Little Bighorn, il governo statunitense dichiarò di non sentirsi più vincolato dal Trattato di Fort Laramie. Gli americani intrapresero quindi nuove irruzioni nelle terre Sioux, costringendo molti “pellerossa” ad arrendersi.
Toro Seduto, accusato di aver scatenato il massacro di Little Bighorn, rifiutò di arrendersi e, nel maggio del 1877, si trasferì con la sua tribù nello Saskatchewan, in Canada.
L’esilio in Canada
Ai piedi della Wood Mountain rimase in esilio per molti anni, nonostante il perdono presidenziale e l’opportunità di ritornare.
L’esilio fu la conseguenza della pressione militare e politica esercitata dagli Stati Uniti dopo Little Bighorn. Molti nativi furono costretti a scegliere tra la resa, il trasferimento nelle riserve e la fuga oltre il confine.
La permanenza in Canada non cancellò l’autorità di Toro Seduto, ma rese sempre più difficile il sostentamento della sua famiglia e dei suoi seguaci. La salute non più perfetta e la fame costrinsero Toro Seduto, la famiglia e i suoi seguaci a tornare negli Usa nel 1881.
Il ritorno negli Stati Uniti e la resa
Il capo indiano e suo figlio Piede di Corvo furono arrestati il giorno dopo il rientro in America del Nord e portati a Fort Buford. Il governo concesse loro l’amnistia.
Toro Seduto, ormai provato dalle varie guerre, disse ai soldati statunitensi di averli sempre ammirati per la loro resistenza, esprimendo il desiderio di poter un giorno unire le sue forze indiane con quelle dei bianchi e di considerarli amici.
Due settimane più tardi, insieme al figlio, fu trasferito a Fort Yates nella Riserva indiana di Standing Rock. L’esercito statunitense temeva però che la presenza del capo indiano a Fort Yates potesse portare alcune popolazioni indiane ad attaccarli per liberarlo.
Per questo Toro Seduto e i suoi seguaci Sioux furono trasferiti a Fort Randall, per poi tornare a Standing Rock circa due anni dopo.
L’esperienza nel circo Barnum
Nel 1883 Toro Seduto, seppur prigioniero, continuava a rappresentare una minaccia per il governo e, per questo motivo, gli venne concesso di unirsi al circo Barnum.
Il capo indiano, insieme a Buffalo Bill, viaggiò per circa 4 mesi sia in America sia in Europa guadagnando circa 50 dollari a settimana ed esibendosi in spettacolari cavalcate o tenendo discorsi nella sua lingua nativa, in cui lanciava maledizioni e incitava i presenti a istruire i giovani nel creare legami tra bianchi e nativi americani.
Il pubblico, però, non capendo le sue parole, applaudiva ritenendo parlasse di sé e delle tradizioni del suo popolo.
Nel periodo passato con il circo Barnum, Toro Seduto divenne una celebrità, firmava autografi e donava i soldi guadagnati ai mendicanti.
I cimeli di Buffalo Bill nel Museo del Circo di Alain Frère
L’esperienza nel circo gli permise di entrare in contatto con un pubblico molto vasto, ma mostrò anche la distanza tra l’immagine spettacolare costruita intorno ai nativi americani e il significato reale delle parole e delle posizioni espresse da Toro Seduto.
La morte a Fort Yates
Una volta tornato nella riserva indiana di Standing Rock, le autorità dell’Agenzia Indiana iniziarono a temere che potesse fuggire con i praticanti della Danza degli Spiriti e decisero di arrestarlo.
Durante uno scontro tra nativi americani e polizia locale, un poliziotto Lakota sparò al petto di Toro Seduto ferendolo a morte.
Il 15 dicembre del 1890 terminava la battaglia di uno dei più famosi capi tribù indiani della storia, in prima linea per la difesa dei territori dei nativi americani.
La sua morte avvenne in un clima di forte tensione politica e religiosa, mentre le autorità temevano che il prestigio del capo potesse favorire la fuga o la mobilitazione dei praticanti della Danza degli Spiriti.
La sepoltura e il trasferimento della salma
Il corpo del capo indiamo venne sepolto a Fort Yates, ma la sua salma è stata riesumata nel 1953 e trasferita vicino a Mobridge, sempre nel Sud Dakota, dove Toro Seduto aveva passato la giovinezza.
Il trasferimento riportò simbolicamente la sua memoria nella regione legata alle sue origini e alla sua formazione. Il luogo della sepoltura è diventato parte del patrimonio storico e memoriale associato alla figura del capo Hunkpapa.
Il lascito storico e culturale
Dopo la morte, la sua capanna sul Grand River fu trasferita a Chicago per essere esposta al World’s Columbian Exposition.
La figura di Toro Seduto influenza ancora oggi il cinema, l’arte e la letteratura e molti sono i tributi da tutto il mondo.
“La strage del 7° cavalleggeri”, “Buffalo Bill e gli indiani”, o “L’ultimo Pellerossa” sono solo alcuni dei film che parlano delle gesta del capo indiano.
Mentre a Legoland, in Danimarca, la più grande scultura del parco è quella di Toro Seduto.
Il 14 settembre del 1989 il servizio postale degli Usa ha dedicato un francobollo al capo indiano e nel 1996 il consiglio tribale Sioux della riserva indiana di Standing Rock ha cambiato il nome del collegio universitario in Collegio di Toro Seduto.
Tante sono le storie e le leggende riguardo al grande guerriero Sioux che, con le sue gesta e la sua vita, è riuscito ad affascinare e a essere ricordato ancora oggi dal mondo intero.
Il significato della sua figura nella storia dei Sioux
Toro Seduto è ricordato contemporaneamente come combattente, capo politico, guida spirituale e simbolo della resistenza dei nativi americani. La sua vita attraversò il periodo in cui l’autonomia delle comunità Sioux fu sottoposta alla pressione dell’esercito, dei coloni e delle politiche di controllo territoriale.
Il suo prestigio derivava dalla capacità di unire il coraggio personale alla riflessione, la forza militare all’organizzazione e l’autorità religiosa alla persuasione. Per questo motivo la sua memoria non è legata soltanto a una singola battaglia, ma a un’intera fase della storia dei Lakota Sioux.
La sua notorietà è rimasta legata soprattutto a Little Bighorn, ma la sua esperienza comprende anche l’esilio, la prigionia, il ritorno nella riserva, l’attività nel circo Barnum e la morte durante l’arresto a Standing Rock.