Ministri papabili con Cottarelli: la squadra tecnica ipotizzata nel 2018

Carlo Cottarelli fu incaricato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella di formare un governo tecnico e neutrale dopo il fallimento del tentativo di Giuseppe Conte. L’obiettivo dichiarato era presentare rapidamente una lista di ministri, ottenere la fiducia parlamentare e approvare la legge di bilancio prima di accompagnare il Paese a nuove elezioni.

La squadra ipotizzata avrebbe dovuto essere snella, composta prevalentemente da tecnici e personalità di alto profilo istituzionale, non candidate alle elezioni successive. Tra i nomi circolati figuravano Guido Tabellini all’Economia, Elisabetta Belloni agli Esteri, Francesco Paolo Tronca all’Interno, Alessandro Pajno alla Giustizia, Raffaele Cantone alle Infrastrutture ed Enrico Giovannini al Lavoro.

Perché Cottarelli ricevette l’incarico

Il 28 maggio 2018, in una situazione politica di stallo a più di ottanta giorni dalle elezioni politiche, è stato incaricato dal presidente della Repubblica S. Mattarella di formare un nuovo governo, incarico che ha accettato con riserva, mandato che ha rimesso il 31 maggio.

Domenica 27 maggio Giuseppe Conte aveva rimesso l’incarico al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Lo ha reso noto il segretario generale della Camera dei deputati, Ugo Zampetti.

Mattarella ha spiegato le motivazioni dell’esito dell’incontro: “Ho agevolato in ogni modo il tentativo di dar vita a un nuovo governo. Ho condiviso e accettato tutte le proposte per i ministri tranne quella per il ministro dell’Economia, la cui designazione costituisce sempre un messaggio immediato di fiducia o di allarme per gli operatori economici e finanziari.”

“Ho chiesto l’indicazione per quel ministero di un autorevole esponente politico della maggioranza, che non sia visto come sostenitore di una linea che potrebbe provocare la fuoriuscita dell’Italia dall’euro”.

A questo punto le possibilità sono due: la formazione di un governo tecnico da parte di Mattarella o nuove elezioni. Il presidente della Repubblica sembra propendere per la prima opzione e ha convocato l’economista Carlo Cottarelli per domattina al Quirinale.

Il profilo di Carlo Cottarelli

Dopo essersi laureato in Economia a Siena e aver conseguito il Master presso la London School of Economics, ha lavorato nel dipartimento ricerca della Banca d’Italia e poi all’Eni.

Dal 1988 lavora per il Fondo Monetario Internazionale, per cui ha ricoperto vari incarichi in diversi dipartimenti, tra cui dal 2008 al 2013 quello di Direttore del Dipartimento Affari Fiscali.

Dal 2013 al 2014 è stato Commissario straordinario per la revisione della spesa pubblica, nominato dal governo Letta. Dal 2014 al 2017 è stato direttore esecutivo del FMI.

Dal 2017 è direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici Italiani dell’università Cattolica di Milano e visiting professor presso l’università Bocconi.

È autore di numerosi saggi sulle politiche e istituzioni fiscali e monetarie e sull’inflazione. Alle elezioni politiche del 2022 è stato eletto al Senato nelle fila del Partito democratico.

Nel 2018, il suo profilo di economista, l’esperienza internazionale e il precedente incarico nella revisione della spesa pubblica lo resero il candidato adatto a guidare un esecutivo destinato a mantenere l’ordinaria amministrazione, tutelare i conti pubblici e gestire la fase precedente al voto.

Il programma del governo tecnico

“Ho accettato l’incarico di formare un governo, sono molto onorato di questo incarico e ce la metterò tutta. Conto di presentare in tempi molto stretti la lista dei ministri e mi presenterò alle Camere con un programma che in caso di fiducia si occuperebbe della la legge di bilancio e porterebbe il paese a elezioni.”

“Se non vi fosse la fiducia, il governo si scioglierebbe subito, gestendo l’ordinaria amministrazione fino ad elezioni, dopo l’agosto 2018”, ha detto Cottarelli dopo il colloquio con il capo dello Stato.

“Andrò in Parlamento con un programma che presenti la legge di bilancio e porti il paese alle elezioni all’inizio del 2019 in caso di fiducia o dopo agosto in caso di sfiducia”, afferma al termine del colloquio.

“Presenterò in tempi molto stretti la lista dei ministri. Il governo sarà neutrale, assicurerà una gestione prudente dei conti pubblici e riterrà essenziale la partecipazione dell’Italia all’area euro.”

“Mi impegno a non candidarmi e così anche i ministri”, conclude.

La composizione ipotizzata della squadra

La lista dei ministri potrebbe essere pronta già domani. Tra i nomi in squadra ci sarebbero personaggi di peso come il giurista Alessandro Pajno, presidente del Consiglio di Stato, Raffaele Cantone, attuale presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, Paola Severino, rettore della Luiss e già ministro della Giustizia nel governo Monti, Francesco Paolo Tronca, già commissario straordinario del Comune di Roma dopo il crollo della giunta Marino, Elisabetta Belloni, segretario generale della Farnesina.

MinisteroNome ipotizzatoProfilo indicato
Economia e FinanzeGuido TabelliniEx rettore dell’università Bocconi di Milano
EsteriElisabetta BelloniSegretario generale della Farnesina
InternoFrancesco Paolo TroncaPrefetto di lungo corso e già commissario straordinario del Comune di Roma
GiustiziaAlessandro PajnoPresidente del Consiglio di Stato
GiustiziaPaola SeverinoGià ministro della Giustizia nel governo Monti
Infrastrutture e TrasportiRaffaele CantonePresidente dell’Autorità nazionale anticorruzione
LavoroEnrico GiovanniniEx ministro del Lavoro ed ex presidente Istat
Affari europeiEnzo Moavero MilanesiNome indicato per i rapporti con l’Europa
DifesaAlessandro PajnoIpotesi alternativa indicata nelle indiscrezioni

Guido Tabellini all’Economia

Sembra ormai sciolta la riserva sul ministero dell’Economia e delle Finanze che dovrebbe andare a Guido Tabellini, 62 anni, ex rettore dell’univesità Bocconi di Milano.

Sfumata quindi l’ipotesi di affidare l’interim del ministero dell’Economia allo stesso premier incaricato Carlo Cottarelli.

In attesa di conoscere l’elenco ufficiale dei titolari dei dicasteri, all’Economia - la poltrona più bollente- sembra in pole position Guido Tabellini, ex rettore della Bocconi di Milano.

È probabile che a reggere il delicato ministero dell’Economia sia lo stesso Cottarelli. Un interim che forse si rende ancor più necessario dopo lo scontro di ieri sul nome del professore anti-euro Paolo Savona.

Le ipotesi sull’Economia riflettevano il ruolo centrale attribuito al ministero nella crisi istituzionale e finanziaria. La designazione del titolare avrebbe rappresentato un segnale immediato sulla posizione del governo rispetto ai conti pubblici e alla permanenza dell’Italia nell’area euro.

Elisabetta Belloni agli Esteri

Per il ministero degli Esteri torna il nome di Elisabetta Belloni, prima donna ad essere nominata, due anni fa, segretario generale della Farnesina.

Elisabetta Belloni agli Esteri, Guido Tabellini all’Economia, l’Interno a Francesco Paolo Tronca, le Infrastrutture a Raffaele Cantone, Alessandro Pajno alla Giustizia, Enzo Moavero Milanesi agli Affari europei, Enrico Giovannini al Lavoro.

Il profilo di Belloni era associato a un esecutivo composto da figure istituzionali e non direttamente riconducibili ai partiti. La sua esperienza alla Farnesina veniva indicata come elemento di continuità nella gestione dei rapporti internazionali.

Francesco Paolo Tronca all’Interno

È invece Paolo Tronca il principale indiziato di guidare il Viminale. Tronca rappresenta l’anti-Salvini per eccellenza.

Nato a Palermo nel 1952, laurea in Giurisprudenza e poi in Storia a Pisa, è stato nominato consigliere di Stato dopo aver guidato come commissario straordinario il Comune di Roma rimasto orfano della giunta Marino.

Tronca vince prima il concorso in polizia, quindi da consigliere di prefettura scala tutti i gradini della gerarchia fino a guidare, dal 2003 in poi, quelle di Lucca, Brescia e Milano.

Dal 2008 al 2013, da Capo Dipartimento dei Vigili del Fuoco al Viminale, gestisce numerose calamità tra cui il sisma dell’Aquila, la tragedia ferroviaria di Viareggio, l’alluvione delle Cinque Terre e di Genova, il naufragio della Costa Concordia.

A novembre 2016 è nominato direttore della Struttura di Missione del Ministero dell’Interno incaricata di svolgere le attività finalizzate alla prevenzione e al contrasto delle infiltrazioni mafiose nell’azione di ricostruzione delle aree colpite dal terremoto in Lazio, Marche e Umbria.

Francesco Paolo Tronca, prefetto di lungo corso, potrebbe essere chiamato a reggere il ministero dell’Interno.

Alessandro Pajno e Paola Severino alla Giustizia

L’incarico di Guardasigilli potrebbe andare al presidente del Consiglio di Stato Alessandro Pajno, che potrebbe svolgere in alternativa il ruolo di sottosegretario a Palazzo Chigi.

In corsa anche Paola Severino, avvocato di grande fama e prima donna ministro della Giustizia nel governo Monti dal 2011 al 2013.

Severino ha firmato, proprio alla fine del suo mandato, la legge che porta il suo nome, sull’ineleggibilità alle cariche parlamentari per chi ha subito una condanna superiore a due anni.

In pista anche Alessandro Pajno, attuale presidente del Consiglio di Stato e Paola Severino, avvocato e prima donna ministro della Giustizia dal 2011 al 2013.

Le indiscrezioni indicavano quindi due profili differenti per il ministero della Giustizia: da un lato un alto magistrato e presidente di un’importante istituzione, dall’altro una giurista con una precedente esperienza ministeriale.

Raffaele Cantone alle Infrastrutture

Una figura simbolo del nuovo governo sarà quella di Raffaele Cantone, attuale presidente dell’Autorità anticorruzione (Anac).

Potrebbe occupare la casella nevralgica di Trasporti e Infrastrutture. La scelta di Cantone nella squadra punta anche a conquistare il potenziale voto di fiducia di alcuni settori del Parlamento.

Cantone è infatti molto apprezzato sia dal centrosinistra, sia da molti Cinque Stelle. Oltre ad essere sempre in cima agli indici di gradimento delle personalità politiche da parte degli italiani.

L’unico dubbio riguarda la volontà di Cantone di portare a termine il suo incarico all’Anac.

Anche Raffaele Cantone, malgrado abbia più volte declinato inviti, potrebbe ricevere una telefonata.

Enrico Giovannini al Lavoro

Al ministero del Lavoro si riaffaccia invece il nome di Enrico Giovannini, ex ministro del Lavoro e ex presidente Istat.

Enrico Giovannini, titolare del Lavoro nel governo Letta, figurava tra i nomi considerati per un esecutivo tecnico e temporaneo.

La sua eventuale presenza avrebbe rafforzato il carattere istituzionale della squadra, insieme agli altri candidati provenienti dal mondo accademico, dalle autorità indipendenti e dalle amministrazioni pubbliche.

Enzo Moavero Milanesi agli Affari europei

Per i rapporti con l’Europa torna il nome di Enzo Moavero Milanesi.

La sua candidatura veniva collegata alla necessità di mantenere un canale istituzionale con le autorità europee e di confermare la partecipazione dell’Italia all’area euro, indicata da Cottarelli come essenziale.

L’ipotesi di Moavero Milanesi rientrava nella più ampia impostazione di un governo orientato alla prudenza dei conti pubblici e alla continuità dei rapporti europei.

Le altre personalità considerate

Secondo le indiscrezioni, nell’esecutivo torneranno i tecnici. La lista comprenderebbe anche il giurista Alessandro Pajno, presidente del Consiglio di Stato; Paola Severino, rettore della Luiss e ministro della Giustizia nel governo Monti; Francesco Paolo Tronca, già commissario straordinario del Comune di Roma dopo il crollo della giunta Marino; Elisabetta Belloni, segretario generale della Farnesina; Anna Maria Tarantola, ex presidente Rai; ed Enrico Giovannini, titolare del Lavoro nel governo Letta.

Tra i nomi in squadra ci sarebbero personaggi di peso come il giurista Alessandro Pajno, presidente del Consiglio di Stato, Raffaele Cantone, attuale presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, Paola Severino, rettore della Luiss e già ministro della Giustizia nel governo Monti, Francesco Paolo Tronca, già commissario straordinario del Comune di Roma dopo il crollo della giunta Marino, Elisabetta Belloni, segretario generale della Farnesina.

La presenza di Anna Maria Tarantola, ex presidente Rai, ampliava il gruppo delle personalità prese in considerazione oltre i nomi destinati ai ministeri ritenuti più delicati.

Una squadra snella e non politica

Governo snello, con ministri dall’alto profilo istituzionale. La lista è in dirittura di arrivo e il premier incaricato è atteso al Quirinale in giornata.

Due le caratteristiche di questo governo: sarà snello e avrà al suo interno esponenti prestigiosi, in alcuni anche ex ministri o rappresentanti delle istituzioni. Tutti si impegneranno a non presentarsi alle prossime elezioni.

L’obiettivo è un governo snello, con pochi ministri e in tempi record. Senza consultazioni delle forze politiche.

Puntando a presentare la lista già domani, subito dopo andrà a Palazzo Chigi per il passaggio di consegne con Gentiloni. E il voto sulla fiducia dovrebbe tenersi entro venerdì: prima cioè della festa della Repubblica.

Squadra snella, composta da tecnici che per qualche mese dovranno trovare reggere ministeri sotto il fuoco di fila di una campagna elettorale che si annuncia dura.

I tempi per la formazione del governo

Carlo Cottarelli accetta con riserva l’incarico di governo affidatogli dal presidente della Repubblica. Ieri Giuseppe Conte aveva rimesso l’incarico al Quirinale.

L’ex commissario alla spending review è arrivato al Colle in taxi ed è entrato nel palazzo del Quirinale a piedi, portandosi dietro un trolley. Subito dopo il faccia a faccia al Colle, ha visto i presidenti delle Camere, Fico e Casellati.

Stavolta si chiuderà presto, probabilmente nella stessa giornata di domani quando Carlo Cottarelli tornerà da Sergio Mattarella con la lista dei ministri.

Il presidente del Consiglio incaricato ha avvisato il capo dello Stato della situazione. I due si rivedranno mercoledì mattina per continuare a discutere della squadra di governo.

“Ma non ci vorrà molto” ha riferito poi lo stesso Cottarelli entrando alla Camera, manifestando ottimismo.

Il rinvio della lista dei ministri

Carlo Cottarelli «ha semplicemente bisogno di più tempo per approfondire alcuni nodi legati alla lista dei ministri», mercoledì mattina, con il presidente della Repubblica.

Lo mette in chiaro lo stesso Quirinale, smentendo le voci di un possibile forfait del premier incaricato nella formazione del nuovo esecutivo.

Cottarelli ha lasciato il Colle martedì pomeriggio dopo mezz’ora di colloquio con Mattarella, senza uscire dal salone del Loggione dov’è allestita la sala stampa.

A parlare con i giornalisti è stato il consigliere per la Comunicazione del Quirinale, Giovanni Grasso.

Il possibile voto anticipato

Mattarella e Cottarelli d’accordo nel prendere tempo per valutare anche fino a che punto ci sia convergenza tra le forze politiche sull’ipotesi del voto anticipato a luglio.

Giusto il tempo di un nuovo giro di consultazioni, rapido e informale: «Prima si vota meglio è» secondo il leader della Lega Salvini, intenzionato a ricandidare Paolo Savona per Via XX Settembre alle prossime elezioni.

In settimana il dibattito in Parlamento per una fiducia che difficilmente l’esecutivo di garanzia riuscirà ad avere.

La difficoltà di ottenere la fiducia parlamentare rappresentava il principale limite politico del governo Cottarelli, nato con l’obiettivo di assicurare una gestione transitoria e non di realizzare un programma di legislatura.

Le reazioni alla scelta di Mattarella

Mentre i mercati sono in fibrillazione, dall’Ue arrivano i primi segnali di apprezzamento della mossa del capo dello Stato, che con il suo no a Paolo Savona all’Economia ha spinto Giuseppe Conte a rimettere l’incarico.

“L’Ue ha fiducia nel presidente, grande interesse per l’Italia”, afferma Federica Mogherini, alto rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri. Sostegno anche dal presidente francese, Emmanuel Macron.

Mattarella, in una nota diramata in occasione del 44/mo anniversario della strage di Piazza della Loggia, ribadisce: “Per sconfiggere chi intende seminare ancora intolleranza e paura, dobbiamo tenere alta la comune sensibilità democratica e restare fedeli ai principi che ispirano la nostra convivenza”.

Luigi Di Maio, leader del Movimento 5 stelle, ha reagito molto duramente: “rappresentiamo due forze politiche che hanno vinto le elezioni e hanno la maggioranza in Parlamento. Eravamo pronti a governare. Il problema è che le agenzie di rating in Europa erano preoccupate per un uomo? È inaccettabile”.

Anche Matteo Salvini, leader di Lega, ha espresso il proprio rammarico: “Siamo dispiaciuti, perché abbiamo lavorato giorno e notte. Vorrà dire che ci rimetteremo al lavoro”.

Il sostegno e le proteste

Mentre i cinquestelle tuonano contro Mattarella chiedendo l’impeachment, il centralino del Quirinale è stato preso d’assalto mentre sui social impazzano gli hashtag #IoStoconMattarella, #GraziePresidente e #Cottarelli.

Subito dopo la fine del discorso del capo dello Stato sono cominciate le telefonate al centralino del Colle, nella quasi totalità di sostegno al presidente e al suo operato.

Oltre 4mila firme, inoltre, sono state raccolte finora dall’associazione no profit di mobilitazione online Progressi.org.

E intanto sui social sale l’onda di indignazione per le minacce e gli auguri di morte indirizzati contro il presidente.

Contro i quali Michele Anzaldi del Pd invoca l’intervento della polizia postale. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, conferma la sua “vicinanza” al capo dello Stato.

Mentre si moltiplicano le manifestazioni di solidarietà del mondo cattolico, dal Movimento cristiano dei lavoratori all’Azione cattolica. I leader di Cgil, Cisl e Uil scrivono al capo dello Stato per esprimere stima e rispetto.

Questa mattina a Roma, in via del Tritone, è comparso uno striscione pro-Mattarella affacciato fuori dal palazzo dei gruppi capitolini del Pd.

Per la prima volta a Torino il M5s non ha partecipato alla seduta del consiglio comunale. La decisione per manifestare dissenso nei confronti di una “democrazia a sovranità limitata” e delle scelte del presidente Mattarella, che “mette in discussione il voto di tutti gli italiani”.

Mentre in Lombardia la Lega invita i suoi sindaci a togliere le foto di Sergio Mattarella dai loro uffici. E arriva anche la recriminazione di Paolo Savona: “Ho subito un grave torto dalla più alta istituzione dello Stato sulla base di un paradossale processo alle intenzioni”.

Il rapporto tra governo e Parlamento nella riflessione di Cottarelli

Dal ridimensionamento del ruolo del Parlamento alla riforma del premierato, dal racconto dei quattro giorni al Quirinale per formare un governo tecnico alle dimissioni da senatore. Fino all’allontanamento dei cittadini dalle urne.

Un viaggio “Dentro al Palazzo”, che è anche il titolo del suo ultimo libro, quello fatto oggi dall’economista Carlo Cottarelli, ex senatore ed attuale direttore del Peses all’Università Cattolica del Sacro Cuore, incalzato dal vice direttore de Il Sole 24 Ore Alberto Orioli.

In primis il progressivo ridimensionamento del ruolo del Parlamento. “Negli ultimi 15 anni sempre più chi fa le leggi non è il Parlamento ma il Governo. Come? Ricorrendo sempre più spesso a tre strumenti: i decreti legge urgenti, quando l’urgenza non c’è, il voto di fiducia, che di fatto blocca la discussione parlamentare per andare direttamente al voto, e le leggi delega” ha spiegato, accennando poi come le ultime leggi elettorali abbiano tolto il voto di preferenza.

“Se a fare le leggi è il Governo, si toglie il ruolo del Parlamento, il ruolo al dibattito e se passa la nuova riforma costituzionale sul premierato, il Parlamento perde l’ultimo potere rimasto, quello di far cadere il Governo” ha aggiunto, ribadendo la sua contrarietà alla riforma e la necessità di avere un equilibrio di poteri: “Si possono trovare altri modi per garantire stabilità al Governo”.

Il ricordo dei quattro giorni al Quirinale

Tra divertenti aneddoti sui privilegi di deputati e senatori e una riflessione sul potere delle lobby e sui finanziamenti pubblici ai partiti, c’è stato spazio per ripercorrere i “quattro giorni su e giù per il Colle” quando, nel 2018, il Capo dello Stato lo chiamò per formare un governo tecnico al fine di traghettare il paese a nuove elezioni politiche.

“Quando ho ricevuto la chiamata stavo per farmi un piatto di lenticchie. Subito ho pensato fosse uno scherzo della Zanzara” il ricordo.

E poi, mosca bianca, le dimissioni da senatore, nel 2023, in disaccordo con il suo partito. “Avrei potuto rimanere cambiando gruppo parlamentare ma non mi pareva giusto. Che poi faccio più politica ora, prima ero li a scaldare la sedia, il Parlamento oggi è così” la risposta.

Infine l’allontanamento dei cittadini dalla politica, la fuga sempre più rapida negli ultimi 30 anni dalle urne.

E la speranza di Cottarelli, che informando di come funzionano le cose da dentro auspica di riportare la gente a votare: “Ho fatto un unico disegno di legge, chiedendo che i partiti nei loro programmi elettorali indichino non solo cosa vogliono fare ma anche da dove arrivano i soldi, così non avremmo promesse da marinai. La legge depositata non andrà da nessuna parte ma se si fa come iniziativa popolare, con 50 mila firme, allora non potrà essere ignorata” ha concluso.

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