La messa di chiusura del Sinodo è la celebrazione eucaristica con cui la Chiesa rende grazie per il cammino compiuto, affida a Dio il lavoro dell’assemblea e apre una nuova fase di ascolto, discernimento e missione. Nel caso della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, la celebrazione conclusiva è stata presieduta da Papa Francesco domenica 27 ottobre 2024 in Piazza San Pietro.
Il Santo Padre, rivolgendosi a cardinali, vescovi, sacerdoti, religiosi e agli oltre cinquemila fedeli riuniti, ha invitato tutti a riflettere sul ruolo della Chiesa di fronte alle sfide attuali. La celebrazione ha segnato la conclusione di oltre tre settimane di lavoro intenso, culminate con il Documento Finale votato, approvato e ufficialmente pubblicato.
La celebrazione conclusiva della XVI Assemblea Generale Ordinaria
Domenica 27 ottobre si è conclusa, con la Santa Messa presieduta da Papa Francesco in Piazza S. Pietro, la XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi. La celebrazione ha rappresentato il momento liturgico con cui la Chiesa ha reso grazie per il cammino percorso insieme e ha affidato al Signore le prospettive emerse dall’assemblea.
Il Papa celebra nella Basilica di San Pietro la Messa a chiusura dell’Assemblea sinodale: “Oggi non vediamo il frutto completo di questo processo, ma il Signore ci aiuterà ad essere Chiesa più sinodale e missionaria, che serve le donne e gli uomini del nostro tempo”. La Chiesa che sogniamo è “una Chiesa che accoglie, serve, ama e non esige mai la pagella di ‘buona condotta’”.
La celebrazione ha concluso la seconda sessione del Sinodo dei Vescovi, dedicata al tema “Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione”. Al termine di questi lavori si è vista la pubblicazione del Documento Finale che sintetizza alcune riflessioni e propone linee guida per il futuro della Chiesa.

Data, luogo e partecipanti alla messa di chiusura
La comunicazione arriva dall’Ufficio delle celebrazioni liturgiche pontificie: il 29 ottobre alle 10, in occasione della conclusione dell’Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, il Papa presiederà la celebrazione eucaristica nella basilica di San Pietro. Concelebreranno con il pontefice i membri del Sinodo dei vescovi, i patriarchi e i cardinali, gli arcivescovi, i vescovi e i presbiteri.
La celebrazione presieduta dal Papa a conclusione dell’assemblea generale ordinaria, alle 10 nella basilica di San Pietro. Concelebreranno i membri del Sinodo. La comunicazione era stata pubblicata il 20 ottobre 2023.
La celebrazione conclusiva si inserisce nella tradizione delle assemblee sinodali, che affidano alla liturgia il passaggio dal confronto ecclesiale alla vita concreta delle comunità. La Messa non rappresenta soltanto la fine formale dei lavori, ma il momento in cui il cammino comune viene riconsegnato al Signore e orientato verso la missione.
Il messaggio di Papa Francesco: una Chiesa che ascolta
Ispirato dall’esempio di Bartimeo-il cieco che, pur essendo emarginato, trovò la forza di chiamare Gesù e seguirlo-il Papa ha incoraggiato la Chiesa ad aprirsi al grido dei bisognosi. Nella sua omelia, il Papa ha sottolineato che, nel corso dell’Assemblea Sinodale, la Chiesa è stata chiamata ad ascoltare il grido degli emarginati, di coloro che cercano accoglienza e che spesso soffrono in silenzio.
Partendo dal racconto evangelico di Bartimeo, Francesco ha sottolineato come la Chiesa non possa chiudere gli occhi sulla sofferenza e sui bisogni dei fratelli e delle sorelle: “Non abbiamo bisogno di una Chiesa seduta e rassegnata, ma di una Chiesa che ascolta il grido del mondo e-voglio dirlo e forse qualcuno si scandalizzerà-una Chiesa che si sporca le mani per servire il Signore.”
“Non una Chiesa muta, ma una Chiesa che accoglie il grido dell’umanità. Non una Chiesa cieca, ma una Chiesa illuminata da Cristo, che porta agli altri la luce del Vangelo. Non una Chiesa statica, ma una Chiesa missionaria, che cammina con il Signore lungo le strade del mondo.”
Adorare e servire: il cuore della vita ecclesiale
È proprio un pretesto quello con cui un dottore della Legge si presenta a Gesù, e solo per metterlo alla prova. Tuttavia, la sua è una domanda importante, una domanda sempre attuale, che a volte si fa strada nel nostro cuore e nella vita della Chiesa: «Qual è il grande comandamento?» (Mt 22,36).
Anche noi, immersi nel fiume vivo della Tradizione, ci chiediamo: qual è la cosa più importante? Qual è il centro propulsore? Che cosa conta di più, tanto da essere il principio ispiratore di tutto? E la risposta di Gesù è chiara: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso» (Mt 22,37-39).
Fratelli Cardinali, confratelli Vescovi e sacerdoti, religiose e religiosi, sorelle e fratelli, a conclusione di questo tratto di cammino che abbiamo percorso, è importante guardare al “principio e fondamento” da cui tutto comincia e ricomincia: amare. Amare Dio con tutta la vita e amare il prossimo come sé stessi.
Non le nostre strategie, non i calcoli umani, non le mode del mondo, ma amare Dio e il prossimo: ecco il cuore di tutto. Ma come tradurre tale slancio di amore? Vi propongo due verbi, due movimenti del cuore su cui vorrei riflettere: adorare e servire.
Adorare Dio
Amare Dio si fa con l’adorazione e con il servizio. Il primo verbo, adorare. Amare è adorare. L’adorazione è la prima risposta che possiamo offrire all’amore gratuito, all’amore sorprendente di Dio.
Lo stupore dell’adorazione è essenziale nella Chiesa, soprattutto in questo momento in cui abbiamo perso l’abitudine dell’adorazione. Adorare, infatti, significa riconoscere nella fede che solo Dio è il Signore e che dalla tenerezza del suo amore dipendono le nostre vite, il cammino della Chiesa, le sorti della storia.
Lui è il senso del vivere. Adorando Lui ci riscopriamo liberi noi. Per questo l’amore al Signore nella Scrittura è spesso associato alla lotta contro ogni idolatria.
Chi adora Dio rifiuta gli idoli perché, mentre Dio libera, gli idoli rendono schiavi. Ci ingannano e non realizzano mai ciò che promettono, perché sono «opera delle mani dell’uomo» (Sal 115,4).
La Scrittura è severa contro l’idolatria perché gli idoli sono opera dell’uomo e da lui sono manipolati, mentre Dio è sempre il Vivente, che è qui e oltre, «che non è fatto come lo penso io, che non dipende da quanto io attendo da lui, che può dunque sconvolgere le mie attese, proprio perché è vivo.
La riprova che non sempre abbiamo la giusta idea di Dio è che talvolta siamo delusi: mi aspettavo questo, mi immaginavo che Dio si comportasse così, e invece mi sono sbagliato. In tal modo ripercorriamo il sentiero dell’idolatria, volendo che il Signore agisca secondo l’immagine che ci siamo fatta di lui» (C.M. Martini, I grandi della Bibbia. Esercizi spirituali con l’Antico Testamento, Firenze 2022, 826-827).
E questo è un rischio che possiamo correre sempre: pensare di “controllare Dio”, di rinchiudere il suo amore nei nostri schemi. Invece, il suo agire è sempre imprevedibile, va oltre, e perciò questo agire di Dio domanda stupore e adorazione.
Lo stupore, è tanto importante! Sempre dobbiamo lottare contro le idolatrie; quelle mondane, che spesso derivano dalla vanagloria personale, come la brama del successo, l’affermazione di sé ad ogni costo, l’avidità di denaro - il diavolo entra dalle tasche, non dimentichiamolo -, il fascino del carrierismo.
Ma anche quelle idolatrie camuffate di spiritualità: la mia spiritualità, le mie idee religiose, la mia bravura pastorale… Vigiliamo, perché non ci succeda di mettere al centro noi invece che Lui.
E torniamo all’adorazione. Che sia centrale per noi pastori: dedichiamo tempo ogni giorno all’intimità con Gesù buon Pastore davanti al tabernacolo.
Adorare. La Chiesa sia adoratrice: in ogni diocesi, in ogni parrocchia, in ogni comunità si adori il Signore!
Perché solo così ci rivolgeremo a Gesù e non a noi stessi; perché solo attraverso il silenzio adorante la Parola di Dio abiterà le nostre parole; perché solo davanti a Lui saremo purificati, trasformati e rinnovati dal fuoco del suo Spirito.
Fratelli e sorelle, adoriamo il Signore Gesù!
Servire il prossimo
Il secondo verbo è servire. Amare è servire. Nel grande comandamento Cristo lega Dio e il prossimo, perché non siano mai disgiunti.
Non esiste un’esperienza religiosa che sia sorda al grido del mondo, una vera esperienza religiosa. Non c’è amore di Dio senza coinvolgimento nella cura del prossimo, altrimenti si rischia il fariseismo.
Magari abbiamo davvero tante belle idee per riformare la Chiesa, ma ricordiamo: adorare Dio e amare i fratelli col suo amore, questa è la grande e perenne riforma.
Essere Chiesa adoratrice e Chiesa del servizio, che lava i piedi all’umanità ferita, accompagna il cammino dei fragili, dei deboli e degli scartati, va con tenerezza incontro ai più poveri.
Dio lo ha comandato, l’abbiamo sentito, nella prima Lettura. Fratelli e sorelle, penso a quanti sono vittime delle atrocità della guerra; alle sofferenze dei migranti, al dolore nascosto di chi si trova da solo e in condizioni di povertà; a chi è schiacciato dai pesi della vita; a chi non ha più lacrime, a chi non ha voce.
E penso a quante volte, dietro belle parole e suadenti promesse, vengono favorite forme di sfruttamento o non si fa nulla per impedirle. È un peccato grave sfruttare i più deboli, un peccato grave che corrode la fraternità e devasta la società.
Noi, discepoli di Gesù, vogliamo portare nel mondo un altro lievito, quello del Vangelo: Dio al primo posto e insieme a Lui coloro che Lui predilige, i poveri e i deboli.
La Chiesa sognata dal Sinodo
È questa, fratelli e sorelle, la Chiesa che siamo chiamati a sognare: una Chiesa serva di tutti, serva degli ultimi.
Una Chiesa che non esige mai una pagella di “buona condotta”, ma accoglie, serve, ama, perdona. Una Chiesa dalle porte aperte che sia porto di misericordia.
«L’uomo misericordioso - disse il Crisostomo - è un porto per chi è nel bisogno: il porto accoglie e libera dal pericolo tutti i naufraghi; siano essi malfattori, buoni, o siano come siano […], il porto li mette al riparo all’interno della sua insenatura.
Anche tu, dunque, quando vedi in terra un uomo che ha sofferto il naufragio della povertà, non giudicare, non chiedere conto della sua condotta, ma liberalo dalla sventura» (Discorsi sul povero Lazzaro, II, 5).
La “conversazione dello Spirito” e il cammino comune
Fratelli e sorelle, si conclude l’Assemblea Sinodale. In questa “conversazione dello Spirito” abbiamo potuto sperimentare la tenera presenza del Signore e scoprire la bellezza della fraternità.
Ci siamo ascoltati reciprocamente e soprattutto, nella ricca varietà delle nostre storie e delle nostre sensibilità, ci siamo messi in ascolto dello Spirito Santo.
Oggi non vediamo il frutto completo di questo processo, ma con lungimiranza possiamo guardare all’orizzonte che si apre davanti a noi: il Signore ci guiderà e ci aiuterà ad essere Chiesa più sinodale e più missionaria, che adora Dio e serve le donne e gli uomini del nostro tempo, uscendo a portare a tutti la consolante gioia del Vangelo.
Fratelli e sorelle, per tutto questo che avete fatto nel Sinodo e che continuate a fare vi dico grazie! Grazie per il cammino fatto insieme, per l’ascolto e per il dialogo.
E nel ringraziarvi vorrei fare un augurio a tutti noi: che possiamo crescere nell’adorazione di Dio e nel servizio al prossimo. Adorare e servire. Il Signore ci accompagni. E avanti, con gioia!
Il Documento Finale del Sinodo
Si è conclusa sabato 26 ottobre la seconda sessione del Sinodo dei Vescovi, momento che ha portato tutti i partecipanti ad indagare, riflettere e dialogare sul tema “Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione”.
Al termine di questi lavori si è vista la pubblicazione del Documento Finale che sintetizza alcune riflessioni e propone linee guida per il futuro della Chiesa. Quest’ultimo ha visto la sua produzione passando per alcuni processi e valutazione, fino ad arrivare ad una votazione, approvazione e pubblicazione nel medesimo giorno.
Esso rappresenta un passo fondamentale nel cammino sinodale. Attualmente è possibile recuperarlo solo nella sua versione originale in lingua italiana.
Leggendolo il lettore può aprire davanti a sé una panoramica ampia, chiara e completa sulle priorità e i percorsi da poter intraprendere collocandosi all’interno del cammino della comunità cattolica in relazione alle sfide contemporanee.
Il Papa Francesco, giustificando la pubblicazione immediata del documento, ha spiegato come egli non intenda accompagnare al documento finale del Sinodo un’esortazione apostolica: “Basta ciò che abbiamo approvato.
Nel Documento, ci sono già indicazioni molto concrete che possono guidare la missione delle chiese, nei diversi continenti e nei diversi contesti: per questo lo metto immediatamente a disposizione di tutti.
Perciò ho detto che deve essere pubblicato. Così voglio riconoscere il valore del cammino sinodale realizzato, che attraverso questo Documento consegno al santo popolo fedele di Dio.”
Il significato ecclesiale della celebrazione
Una Messa di ringraziamento al Signore per il Sinodo, perché nei tanti risvolti positivi, nonostante gli inevitabili limiti, ha rappresentato per la Chiesa Laudense un dono.
Una Messa perché nel dono d’amore di Cristo che ci salva e si rinnova per noi sull’altare, raccogliendoci in unità, alimenta la fede, ci spinge alla missione, il Sinodo ha trovato il suo avvio ed ora il compimento.
Una Messa per offrire a Dio l’impegno che i sinodali hanno condiviso, il sacrificio della concordia esercitato e per chiedere anche perdono se non siamo stati sempre capaci di vero ascolto reciproco e docilità allo Spirito.
Una Messa per mantenere lo slancio ed invocare la grazia di poter proseguire il cammino intrapreso, di crescere in uno stile sinodale e tradurre nel vissuto quanto lo Spirito ci ha suggerito e noi siamo stati capaci di intendere.
Questa celebrazione, decima e ultima sessione sinodale, più che chiudere, compie il Sinodo aprendo la via per continuare un cammino da proseguire ancora, sempre e solo insieme, nel nome di Gesù e portare così il Vangelo a tutti.
La reliquia della Cattedra di San Pietro
Al termine della sua omelia, il Papa ha menzionato la reliquia della Cattedra di San Pietro, recentemente restaurata e disponibile per la venerazione da parte dei fedeli, esposta da quel momento fino all’8 dicembre.
“Oggi, mentre rendiamo grazie al Signore per il cammino percorso insieme, potremo vedere e venerare la reliquia della antica Cattedra di San Pietro, accuratamente restaurata.
Contemplandola con l’ammirazione della fede, ricordiamo che questa è la Cattedra dell’amore, dell’unità e della misericordia, secondo il precetto che Gesù ha dato all’Apostolo Pietro: non esercitare dominio sugli altri, ma servirli nella carità.”

Le celebrazioni conclusive delle precedenti assemblee sinodali
Il Sinodo per l’Amazzonia
Per praticare la “religione di Dio” e non quella “dell’io” dobbiamo riconoscerci poveri dentro, bisognosi di misericordia e “frequentare i poveri, per ricordarci che solo nella povertà interiore agisce la salvezza di Dio”.
Nel Sinodo per l’Amazzonia “abbiamo avuto la grazia di ascoltare le voci dei poveri”, il loro grido, che “è il grido di speranza della Chiesa”. Facendolo nostro, “anche la nostra preghiera attraverserà le nubi” e salirà dritta a Dio.
Sono le parole di Papa Francesco nell’omelia della Santa Messa di chiusura dell’assemblea speciale del Sinodo dei Vescovi per la Regione Panamazzonica, concelebrata nella Basilica di san Pietro con i 184 padri sinodali e molti degli uditori, degli esperti e degli invitati speciali.
Il Sinodo sui giovani
Puntata speciale del “Diario” per seguire la celebrazione conclusiva della XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi (3-28 ottobre 2018) sul tema: “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, presieduta da papa Francesco nella Basilica di San Pietro.
Gennaro Ferrara guida il commento, insieme agli ospiti in studio: il teologo Marco Ronconi, l’insegnante di religione, Andrea Monda, e due giovani della pastorale giovanile della diocesi di Vicenza, Elisabetta Lunardon e Laura Pigato, a partire dai temi emersi nel documento finale presentato ieri sera, 27 ottobre, frutto di 25 giorni di lavoro sinodale e composto da 167 paragrafi.
Accompagnamento, ascolto e sinodalità emergono come le parole più in evidenza nel documento che è stato letto e approvato dall’Assemblea, dopo la votazione delle tre parti di testo.
Nel discorso di chiusura Papa Francesco ha sottolineato che il documento è indirizzato in particolar modo ai Padri Sinodali e ricorda che ottobre, è il mese dedicato alla preghiera per l’unità della Chiesa.
Ascoltare, farsi prossimi, testimoniare
Dalla Basilica Vaticana abbiamo seguito, in diretta, la Messa conclusiva del Sinodo. Nell’Omelia Papa Francesco sottolinea tre passi fondamentali per il cammino della fede: ascoltare, prima di parlare; farsi prossimi; testimoniare.
In chiusura i Padri Sinodali indirizzano una Lettera ai giovani, per esprimere la volontà di collaborare alla loro gioia ricordando che “la Chiesa vi è madre, non vi abbandona, è pronta ad accompagnarvi su strade nuove”.
Vorrei dire ai giovani, a nome di tutti noi adulti: scusateci se spesso non vi abbiamo dato ascolto; se, anziché aprirvi il cuore, vi abbiamo riempito le orecchie.
Come Chiesa di Gesù desideriamo metterci in vostro ascolto con amore, certi di due cose: che la vostra vita è preziosa per Dio, perché Dio è giovane e ama i giovani; e che la vostra vita è preziosa anche per noi, anzi necessaria per andare avanti.
La fede passa per la vita. Quando la fede si concentra puramente sulle formulazioni dottrinali, rischia di parlare solo alla testa, senza toccare il cuore.
E quando si concentra solo sul fare, rischia di diventare moralismo e di ridursi al sociale. La fede invece è vita: è vivere l’amore di Dio che ci ha cambiato l’esistenza.
Non possiamo essere dottrinalisti o attivisti; siamo chiamati a portare avanti l’opera di Dio al modo di Dio, nella prossimità: stretti a Lui, in comunione tra noi, vicini ai fratelli.
Prossimità: ecco il segreto per trasmettere il cuore della fede, non qualche aspetto secondario.
E a tutti voi che avete partecipato a questo “camminare insieme”, dico grazie per la vostra testimonianza. Abbiamo lavorato in comunione e con franchezza, col desiderio di servire Dio e il suo popolo.
Il Signore benedica i nostri passi, perché possiamo ascoltare i giovani, farci prossimi e testimoniare loro la gioia della nostra vita: Gesù.
Il cammino sinodale delle Chiese in Italia
Il cronoprogramma fissa le scadenze verso le Assemblee sinodali delle Chiese in Italia e per la seconda Sessione della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi (ottobre 2024).
Il Consiglio Episcopale Permanente, nella sessione primaverile del 18-20 marzo 2024, ha approvato il Regolamento delle Assemblee sinodali che si terranno a Roma: la prima dal 15 al 17 novembre 2024 e la seconda dal 31 marzo al 4 aprile 2025.
Il documento dà sinteticamente conto del percorso compiuto nell’anno pastorale 2021-2022, dedicato all’ascolto e alla consultazione capillare del Popolo di Dio. Questo primo “step” è stato armonizzato, per volere dei Vescovi, con il Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia.
Il testo - che ha come icona biblica di riferimento l’incontro di Gesù con Marta e Maria, nella casa di Betania - presenta tre cantieri: quello della strada e del villaggio, quello dell’ospitalità e della casa e quello delle diaconie e della formazione spirituale.
La Chiesa di Dio è convocata in Sinodo. Il cammino, dal titolo «Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione», si aprirà solennemente il 9-10 ottobre 2021 a Roma e il 17 ottobre seguente in ogni Chiesa particolare.
Il card. Mario Grech, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, e l’arcivescovo Lazzaro You Heung sik, Prefetto della Congregazione per il Clero, hanno scritto ai sacerdoti di tutto il mondo per incoraggiarli ad accogliere l’invito di Papa Francesco a “metterci in cammino, insieme”.
Il Manuale ufficiale per l’ascolto e il discernimento nelle Chiese locali: prima fase [ottobre 2021 - aprile 2022] nelle Diocesi e nelle Conferenze episcopali.
Il percorso sinodale è così presentato come un processo che unisce ascolto, partecipazione, discernimento, fraternità e missione. La messa di chiusura ne custodisce il significato liturgico e spirituale, senza interrompere il cammino delle Chiese.