Madonna di Trimoggia ad Andria: storia, affresco e informazioni sul santuario

La Madonna di Trimoggia è un’antica immagine mariana venerata nel Santuario del Santissimo Salvatore, a circa 3 km da Andria, nei pressi dell’attuale strada provinciale 231, in località Trimoggia. L’affresco raffigura la Vergine con il Bambino Gesù e conserva il ricordo di un antico insediamento rurale e rupestre sorto intorno al Gurgo, una grande dolina carsica.

La Vergine è rappresentata seduta, probabilmente in trono, con il Bambino tra le braccia e sulle ginocchia, formando come un trono. Per questo l’immagine è associata al titolo bizantino di Kyriotissa, cioè Regina, ed è venerata come Regina di Trimoggia. L’affresco, oggi molto rimaneggiato da restauri eseguiti in epoche diverse, è conservato all’interno dell’attuale santuario, su un altare laterale a destra di chi entra.

Dove si trova la Madonna di Trimoggia

Il Santuario del SS. Salvatore è situato nei pressi della strada provinciale 231, a circa 3 km dal centro della città di Andria, in località Trimoggia. Il santuario sorge immerso tra gli ulivi, in una zona caratterizzata da grotte e avvallamenti di origine carsica.

La più importante di queste depressioni è il Gurgo, antistante il Santuario stesso. La dolina carsica è situata a sud-ovest del centro abitato di Andria, adiacente al Santuario del SS. Salvatore.

La zona è chiamata Trimoggia; si hanno notizie di presenze abitative nelle grotte, scavate all’interno di un grande avvallamento in forma conica detto Gurgo antistante il Santuario.

Madonna di Trimoggia affresco nel santuario

Il Gurgo e l’antico insediamento di Trimoggia

Contrada Trimoggia è la sede di uno dei primi insediamenti abitativi del territorio. Gran parte di questi agglomerati rurali erano configurati in veri e propri villaggi e dotati di chiese, come testimoniano le superstiti cripte rupestri andriesi: Santa Croce dei Lagnoni, Santa Sofia, oggi Madonna dell’Altomare, Sant’Angelo in Gurgo, oggi Santissimo Salvatore presso la dolina carsica che ospitò il grande insediamento di S. Maria di Trimoggia, e la grotta della Madonna dei Miracoli sita nella Lama di Santa Margherita.

La storia della Madonna di Trimoggia è quindi legata a un villaggio scomparso, a un antico luogo di culto e alle grotte del Gurgo. Le più profonde, la Grotticella del Gurgo e la Grotta di S. Maria di Trimoggia, rispettivamente di 15 e 18 metri, recano tracce di utilizzo da parte dell’uomo; nella prima i pastori ricoveravano le greggi, nella seconda i primi cristiani adorarono la Madonna di Trimoggia.

È quest’ultimo il nome di un’antichissima comunità, inizialmente forse rupestre e insediata nella dolina di Gurgo, che diede nome all’omonima contrada. A pochissima distanza dallo sprofondamento si leva il Santuario del Salvatore.

Secondo una tradizione riportata nelle memorie locali, il priore Tarquinio, il clero e tutti gli abitanti dovettero lasciare le loro abitazioni e il tempio di S. Maria di Trimoggia nel XII secolo, a causa delle sofferenze della guerra e delle incursioni dei briganti, per entrare in Andria.

La dolina carsica del Gurgo

Gurgo viene dal latino gurges, ovvero vortice, il che fa pensare al movimento vorticoso di antiche acque fluviali all’interno di un inghiottitoio. Oggi che più alcun corso d’acqua alimenta quella dolina salvo acque meteoriche di deflusso superficiale, il fondo del pulo di Gurgo consiste in una superficie pianeggiante posta a 36 metri di profondità, di forma grosso modo circolare, con un perimetro di 814 metri, e in parte coltivata.

Gurgo ha forma ellittica, avente l’asse maggiore di 275 metri e l’asse minore, perpendicolare al primo, di circa 200 metri. Il perimetro è di circa 800 metri e racchiude una superficie di 43.000 m². Il fondo è posto a una profondità di circa 38 metri.

Lungo le pareti affiorano le rocce del calcare di Bari. Gli strati di calcare presentano delle cavità carsiche e il Gurgo di Andria risulta come una delle più grandi strutture carsiche epigee della Puglia.

Il termine carsismo sta ad indicare il complesso di fenomeni quali la formazione di depressioni, cavità e grotte, dovuti all’azione erosiva e chimica dell’acqua su rocce solubili quali i calcari.

La struttura carsica è individuata nelle tavole dell’Istituto Geografico Militare con il toponimo “Gorgo”, foglio 176, quadrante NE, coordinate geografiche 41° 12’ 30” di latitudine nord e 3° 49’ 24” di longitudine est.

Le grotte e le testimonianze religiose

Nelle grotte sono stati rinvenuti molti affreschi, specialmente a tema religioso e votivo. Tra questi troviamo quello raffigurante la Vergine Maria, vestita di un mantello verde ornato di stelle, che tiene sulle ginocchia il Bambino Gesù.

Nelle grotte sono state trovate figure di Santi, come S. Michele; in particolare è stato rinvenuto e rimosso con molta attenzione un affresco raffigurante la Vergine Santa di stile greco, di origine basiliana.

Le ripide pareti di questa dolina si presentano ricche di grotte solo in parte esplorate. La Grotta di S. Maria di Trimoggia conserva il ricordo del primo culto cristiano dedicato alla Vergine nella zona.

Nel 1919 il prof. Colamonico iniziò le prime osservazioni degli aspetti morfologici e geologici nel Gurgo di Andria. Negli anni Settanta il prof. Orofino redasse un attento rilievo topografico sulle due grotte sino ad allora conosciute: la grotta di San Michele e la grotta della Madonna di Trimoggia.

Venti anni fa il Gruppo Speleologico Dauno di Foggia e, anni più tardi, nel gennaio 1992, il Gruppo Speleologico Ruvese ripresero gli studi speleologici ed esplorarono altre sette grotte.

Origine e significato del titolo “Trimoggia”

Trimoggia significa abbondanza, termine derivante da due etimi latini: tri, con l’accezione di “molto, moltissimo”, e moggio, dal latino modium, unità di misura.

In archeologia il termine riporta al copricapo della divinità sotterranea, denominato modeo; genericamente è la superficie di terra occorrente alla semina di un moggio di grano.

Per i Romani il modius era l’antica unità di misura di capacità per aridi equivalente a litri 8,733; come misura agraria corrispondeva a un terzo di iugero.

Il nome è stato interpretato anche in rapporto alla fertilità, all’abbondanza dei raccolti e alla presenza dell’acqua nel Gurgo. Due grotte del grande avvallamento sarebbero state utilizzate nell’antichità: una legata al culto dell’acqua, la grotta di San Michele Arcangelo, e l’altra alla fertilità, con l’adorazione della Madonna di Trimoggia, la “Signora dei Luoghi”, del rinnovamento della vita e mediatrice tra l’umano e il divino.

L’affresco della Madonna di Trimoggia

L’affresco della Madonna, græco more, cioè “di greco pennello”, in stile bizantino, raffigura Maria incoronata, seduta probabilmente in trono, e perciò chiamata Kyriotissa, Regina, nell’atto di presentarci in braccio il piccolo Gesù benedicente.

La Vergine è seduta con il Bambino in piedi tra le braccia e sulle ginocchia, formando come un trono. Il mantello ornato di stelle di colore verde costituisce un particolare degno di rilievo, poiché non sembra trovarsi altrove.

L’immagine fu subito proclamata Regina di Trimoggia. La Vergine è invocata tuttora con questo titolo e la sua festa è collegata al periodo successivo alla Pasqua.

La pittura parietale fu rimossa da una piccola chiesa, ormai scomparsa, della perduta Trimoggia. Dopo un lungo lavoro di restauro, con cui si è cercato di porre rimedio a precedenti e maldestri interventi conservativi, l’opera è stata restituita alla sua primitiva bellezza.

La descrizione nelle visite pastorali

Mons. Triveri, nella relazione sulla visita pastorale del 23 novembre 1694, scrive: “Nel presbiterio l’altare maggiore si trova sotto un palco retto da sei colonne; come dossale ha un affresco della Beatissima Maria Vergine, coperta da un velo e ornata da una cornice dorata.”

La descrizione del 1694 non nomina Gesù seduto sulle ginocchia della Vergine, come lo vediamo oggi nell’affresco residuo. Questo particolare è stato interpretato come possibile conseguenza dei rimaneggiamenti e dei restauri subiti dall’immagine nel corso dei secoli.

Il Merra, parlando dell’affresco, riporta alcune frasi del prevosto Giovanni Pastore, vissuto nel Settecento, e completa la storia con altre ricerche e osservazioni.

Secondo questa testimonianza, a circa cinquanta passi dalla voragine si trovava l’antica chiesa, non molto grande e neppure tanto piccola quanto veniva rappresentata, fabbricata alla gotica maniera, nella quale si venerava l’immagine di Maria Santissima sotto il titolo di Trimoggia, sull’altare principale.

Entro una cornice dorata si vedeva l’immagine veneranda della Vergine con il Bambino Gesù seduto in grembo. L’immagine fu ridipinta sopra un’effigie del Crocifisso in tempi posteriori, precisamente nel 1776, quando fu rifatta la cappella.

Il prevosto Pastore riferiva che la predetta immagine della SS. Vergine era stata rinnovata perché ormai consumata e sfigurata dall’antichità dei secoli.

La lapide del 1776

La lapide a lato della chiesa ricorda due restauri, uno tra il 1566 e il 1582 e l’altro nel 1776. Il testo ricorda che, dopo circa quattrocento anni dal trasferimento in città dei Trimodiesi, Luca Antonio Fieschi, vescovo di Andria dal 1566 al 1582, fece restaurare l’altare sul quale era dipinta in stile greco l’immagine della Beata Vergine Maria.

Il clero di San Nicola, dopo aver demolito il vecchio tempio, ormai consumato dagli anni, fece costruire un edificio nuovo sotto la direzione dei reverendi don Giuseppe Scamarcio e Riccardo Raimondi. L’iscrizione è datata 1776.

L’antichissima immagine aveva richiamato l’attenzione di monsignor Luca Antonio Fieschi dei conti di Lavagna nel Genovesato, vescovo di Andria, che volle restaurare a proprie spese l’altare in segno di vivissima e specialissima devozione verso l’effigie benedetta.

Dal luogo rupestre al santuario

Per la preziosa immagine furono costruite nel tempo diverse cappelle, sempre più grandi, custodite da eremiti. Dalla città i sacerdoti incaricati venivano a officiare nelle feste e nei venerdì, soprattutto durante la Quaresima.

A suo tempo questa pittura parietale fu rimossa da una piccola chiesa della perduta Trimoggia. Per secoli furono eremiti a custodire questo luogo di culto.

Si conserva memoria di uno di essi, fra’ Oronzio Maccagnano di Nardò, rinvenuto ucciso il 26 dicembre 1736 nel suo alloggio annesso alla chiesa. Il delitto rimase impunito.

La devozione alla Madonna di Trimoggia si sviluppò quindi insieme alla storia dell’insediamento, delle cappelle e del santuario. Il nuovo edificio religioso accolse sia l’immagine mariana sia quella del Santissimo Salvatore, diventando il principale centro di culto della contrada.

Il Santuario del Santissimo Salvatore

Il Santuario ricorda la verità più profonda della fede cristiana: Dio salva l’uomo, tutto l’uomo, tutti gli uomini e lo salva in Gesù Cristo. È il messaggio che percorre tutte le pagine della Bibbia, è il messaggio di Betlemme, della Risurrezione e della Chiesa lungo i secoli.

La costruzione attuale, opera dell’architetto Riccardo Ceci, risale al 1907. La costruzione moderna sostituì integralmente sia la Chiesa di S. Maria di Trimoggia sia la cappella del Salvatore.

Il Santuario si estende su una superficie di 600 metri quadrati e si sviluppa in tre navate. Al centro della chiesa, sull’abside, è esposta alla venerazione dei fedeli l’immagine del SS. Salvatore; la Madonna, Regina di Trimoggia, è posta su un altare laterale a destra di chi entra.

Architettura e opere interne

La facciata e il campanile sono rivestiti a fasce alternate con il bianco della pietra di Trani e il marrone caldo dei mattoni. Il campanile si innalza al centro della facciata.

La cupola a tutto sesto si eleva sopra il presbiterio. Le tre navate terminano con il presbiterio al centro e con le cappelle del Sacro Cuore e della Vergine Addolorata ai lati.

L’altare maggiore è in marmo bianco di Vituliano con colonnine di pietra colorata. Su di esso sono state scolpite dodici statuette in bronzo dorato, che rappresentano gli apostoli.

Grandi affreschi ricoprono le pareti del presbiterio e delle due cappelle. Sono opera del pittore Conversano e raffigurano episodi della Passione di Gesù; gli affreschi sono recenti e risalgono agli anni Sessanta.

ElementoInformazione
LocalitàTrimoggia, Andria
Distanza dal centroCirca 3 km
Strada di riferimentoStrada provinciale 231
Costruzione attuale1907
ArchitettoRiccardo Ceci
StrutturaTre navate
Immagine marianaAffresco della Madonna di Trimoggia
Collocazione della MadonnaAltare laterale a destra dell’ingresso
Immagine principale dell’absideTela del Santissimo Salvatore

La tela del Santissimo Salvatore

All’interno del santuario è conservata anche la tela del SS. Salvatore, immagine del Cristo flagellato con la corona di spine e il capestro del condannato al collo. L’opera è stata rinvenuta intorno al 1700, ma risale probabilmente a circa due secoli prima.

La tela è attribuita probabilmente a un artista locale, del quale però non si hanno riferimenti né attribuzioni di altre opere. L’autore è quindi ignoto.

Scheda tecnica della tela

VoceInformazione
ProvenienzaProbabilmente opera di artista locale
DatazioneA cavallo tra i secoli XVI e XVII
OperaAutore ignoto
MaterialePittura a olio su tela
DimensioniLarghezza cm 112 x 157 di altezza, all’interno della cornice lignea
CondizioniNon buone; la pittura cade a scaglie
Restauri documentati1711 e 1953
IscrizioniNessuna

La tela potrebbe essere contemporanea delle altre immagini del Salvatore che erano venerate e sono ancora presenti nei paesi vicini, come Barletta e Cerignola, in un periodo in cui tra queste cittadine erano vivi gli scambi commerciali, culturali e devozionali.

Per questo è stata proposta una datazione a cavallo tra il XVI e il XVII secolo. L’ipotesi più credibile è che risalga alla fine del XVI secolo, soprattutto per l’umanità del volto, ritratto secondo i canoni pittorici dell’Umanesimo e del Rinascimento.

L’immagine colpisce per la sua umanità, soprattutto nel volto. La tela ripropone l’immagine del SS. Salvatore secondo stilemi presenti anche in quadri conservati a Barletta, nella chiesa di Sant’Agostino, in Santa Maria Maggiore e in San Giacomo Maggiore, a San Mauro Forte nella chiesa dell’Annunziata e a Margherita di Savoia nella Chiesa Madre.

Le prime testimonianze storiche

Monsignor Andrea Ariano è il primo a notare, negli Acta Sanctae Visitationis Episcoporum Andriensium, nella chiesa della Madonna di Trimoggia, l’immagine del SS. Salvatore nel 1691. Si trattava di un dipinto su tela, venerato in una cappella laterale.

Monsignor Triveri, nella relazione della visita pastorale del 23 novembre 1694, scrive: “A destra del presbiterio, nell’abside della navata laterale è posto l’altare dedicato al SS. Salvatore, sul quale c’è un dipinto molto venerato di Nostro Signore Gesù Cristo Salvatore; ha poche suppellettili e manca della predella, per cui si ordina di abbellire l’altare e realizzare la predella di accesso.”

La testimonianza conferma che alla fine del Seicento la tela era già collocata in una cappella laterale e godeva di una forte venerazione da parte dei fedeli.

Restauri e conservazione

La tela ha subito certamente vari restauri lungo i secoli. Il primo documentato risale al 1711, per interessamento del vescovo di Andria monsignor don Nicola Adinolfi, come risulta dagli atti della sua visita pastorale alla chiesa di Trimoggia.

L’ultimo restauro risale al 1953. Sul retro del quadro, precisamente sul telaio in orizzontale, si legge la scritta a pennarello: “restaurato in Roma marzo 1953 dal dott. Vittorio Federici dei Musei Vaticani”.

Le condizioni attuali non sono buone, perché la pittura cade a scaglie. Per questo i Dehoniani, attuali custodi del Santuario, hanno deciso di non rimuovere più il quadro per portarlo in processione.

La statua d’argento del 1906

Nel 1906 dall’immagine del quadro fu fatta scolpire una statua d’argento, purtroppo trafugata il 6 dicembre 1983.

La statua, di grandezza naturale e con la tinta dell’argento antico, conferiva all’immagine un carattere austero e suscitava un sacro rispetto. Essa riproduceva fedelmente la pittura del famoso antico quadro, tanto venerato dagli Andriesi.

La statua in lastre d’argento pesava più di 30 chilogrammi ed era lavorata a cesello a sbalzo. Fu realizzata dal celebre scultore A. Bonchi a Milano, secondo un disegno obbligato dell’arte sacra.

La sua altezza era di 1,75 metri e la base, interamente in argento, superava i 10 centimetri.

La devozione alla Madonna di Trimoggia

La devozione dei fedeli alla Madonna di Trimoggia si è sviluppata nel corso dei secoli insieme a quella per il Santissimo Salvatore. Le due immagini costituiscono il centro spirituale del santuario e della memoria religiosa della contrada.

La tradizione locale ha associato la Madonna alla protezione delle campagne e dei raccolti. Nei versi dedicati a Trimoggia, la Vergine è invocata da un popolo prostrato nei pericoli del tempo inclemente, al quale continua ad affidare le campagne e i loro scarni raccolti.

L’immagine veniva portata in processione tra i campi con lumini e canti. La festa comprendeva fuochi serali, bivacchi e frittelle, mentre i devoti si raccoglievano sotto le stelle.

Le memorie documentate parlano anche di processioni durante le quali tutto il popolo veniva a prendere e a portare l’immagine dentro la città, tra canti, preghiere e suppliche, soprattutto nei periodi di siccità.

Secondo tali memorie, il cielo si apriva sempre, facendo scendere abbondanti piogge ristoratrici. Ancora oggi dalla città giunge un flusso di fedeli che invoca dal cielo altre grazie.

Le feste religiose

Fino ai primi anni Duemila la festa in onore della Madonna di Trimoggia era tradizionalmente celebrata la prima domenica dopo Pasqua. Per un certo periodo è stata poi spostata alla penultima domenica di maggio.

La festa del SS. Salvatore è invece celebrata da tempo immemorabile nel giorno della Trasfigurazione di Gesù, il 6 agosto.

La festa del 6 agosto

La festa principale del santuario cade il 6 agosto, giorno della Trasfigurazione, e vede riversarsi nel santuario una folla immensa di fedeli provenienti da Andria e dai paesi vicini.

Il flusso dei pellegrini comincia già dalle 3 del mattino e dura fino a mezzanotte. Le Sante Messe si susseguono ogni ora e vengono interrotte soltanto dalla processione pomeridiana che raggiunge Andria.

La devozione della città di Andria per il santuario è ancora oggi immutata. La festa raduna una moltitudine di fedeli dalla città e dai territori limitrofi, mentre il susseguirsi delle celebrazioni liturgiche viene interrotto dalla processione che raggiunge e attraversa la città.

La festa dell’Addolorata

È di rilievo anche la Festa dell’Addolorata, celebrata il venerdì prima delle Palme. In questa occasione si svolgono pellegrinaggi dai paesi vicini, in particolare dalla città di Ruvo di Puglia.

Il santuario come luogo di preghiera

Il Santuario ha una vita intensa, tipica dei santuari: preghiera, celebrazioni, catechesi e confessioni.

Il venerdì è il giorno consacrato al SS. Salvatore e già alle 6 del mattino viene celebrata la prima Messa. I fedeli giungono prima per pregare e confessarsi.

Il sabato e la domenica il santuario si riempie per ore di fedeli che pregano. Accanto all’animazione pastorale tipica di un santuario, sono nate prima Radio Christus e nel 1979 l’emittente televisiva TeleDehon.

L’emittente televisiva raggiunge attualmente la Puglia, la Basilicata e parte di altre regioni limitrofe. La comunicazione religiosa contribuisce a far conoscere il santuario, la devozione a Gesù Salvatore e alla Vergine Regina di Trimoggia in Puglia e oltre.

Il paesaggio, la natura e il significato dell’acqua

Il Gurgo è una delle più grandi doline carsiche epigee della Puglia. La particolare conformazione della struttura carsica favorisce la presenza di microclimi specifici.

La vegetazione presente nel Gurgo assume l’aspetto di una boscaglia irregolare, con maestosi esemplari di noce, noccioli e piante sparse di ulivo, pero e gelso bianco.

Sono presenti anche piante di cappero, fico d’India, piselli, asparagi, ligustro, borragine, ciclamini, orchidee, camomilla, cardi, tarassaco, aglio, cipollaccio e inula pulicaria.

L’habitat è una nicchia coloratissima grazie alla varietà delle farfalle, ottimi indicatori ecologici, e agli uccelli che popolano la dolina.

Vi nidificano il rigogolo, l’occhiotto, l’upupa, la gazza, il cardellino, il merlo, la civetta e il barbagianni; episodicamente si incontrano anche il rampichino, il verzellino, la capinera, la ghiandaia e il gheppio.

Tra le fessure dei tronchi e i buchi nei muretti a secco fanno capolino l’upupa, riconoscibile per la sua cresta e il volo a farfalla, la passera scopaiola, l’averla capirossa e il codirosso spazzacamino.

Il Gurgo è anche un habitat eccezionale per gli uccelli migratori durante la primavera e l’autunno. La dolina è poco frequentata dalla gente e costituisce per questo un’oasi faunistica e un piccolo paradiso dei volatili.

L’acqua nella storia del Gurgo

Le grotte furono utilizzate fin dal Paleolitico come luoghi di sosta; nel Neolitico alcune di esse divennero sede di riti cultuali per il loro potere evocativo.

Il Gurgo era legato anche all’antico culto dell’acqua. Nella grotta di San Michele sono presenti coppelle sacre nella roccia, che servivano per la raccolta delle acque.

Cumuli lapidei definiti “specchie” avevano un ruolo importante nel culto della dea delle acque, perché la brina che durante la notte si accumulava tra le pietre condensava di giorno, garantendo la vita e la fertilità.

L’acqua raccolta in piccole pozze carsiche era considerata dotata di poteri curativi; in tempi remoti era simbolo religioso, ma anche materiale, perché l’elemento fondamentale della vita poteva garantire la sopravvivenza della famiglia o del raccolto.

La grotta dedicata alla Madonna di Trimoggia è stata interpretata come luogo connesso alla fertilità, al rinnovamento della vita e alla mediazione tra l’umano e il divino.

Ai piedi della grotta dedicata alla Madonna si può ascoltare la voce di un improvviso soffio di brezza che avvolge, chiama e sospinge verso la caverna. In latino brezza si dice spiritus, in greco pneuma e in ebraico r’uah; queste parole, nelle tre lingue, sono le stesse usate per indicare uno spirito.

La Madonna, la luce e il simbolismo della grotta

Misurazioni e calcoli astronomici che coincidono con i periodi di plenilunio hanno fatto pensare che il Gurgo fosse un luogo di osservazione legato al culto della Luna e dell’acqua.

Da un punto di vista teologico, la Vergine è stata associata alla Luna negli scritti di autori ecclesiastici come sant’Ambrogio. La Luna riflette la luce del Sole, che è Cristo, e attraverso questa mediazione la luce divina si diffonde nel mondo.

La grotta, con la sua profondità e il suo carattere sotterraneo, è stata interpretata come immagine della generazione e della vita. L’acqua costituisce l’elemento centrale di questo simbolismo, perché rappresenta la sopravvivenza, la fertilità e il rinnovamento.

La Madonna di Trimoggia, venerata come “Signora dei Luoghi”, è stata quindi collegata alla protezione della natura, dei campi e dei raccolti, oltre che alla cura spirituale della comunità.

Il rapporto con la storia religiosa di Andria

La primitiva Andri, o Andre, si costituì con la fusione di alcuni casali: Casalino, Catacana, Grotte Sant’Andrea, San Fortunato, San Lorenzo, Sant’Onofrio, San Ciriaco e il Borghello.

Presumibilmente vi confluirono anche gli abitanti di casali più lontani della fascia premurgiana, tra cui Cicaglia, Trimoggia, San Lizio, Spineto, Calicchio e Santa Lucia.

Con la nascita di Andri, vie e abitazioni all’interno delle mura si raccolsero intorno alla cattedrale romanica costruita su una più antica chiesa, impropriamente definita oggi cripta.

La costruzione delle chiese di San Nicola e San Francesco nel XII secolo, di Sant’Agostino, Santa Maria di Porta Santa e Santa Chiara nel XIII secolo documenta l’espansione del nuovo centro nei secoli successivi.

Le basiliche della Madonna dei Miracoli e della Madonna dell’Altomare, risalenti alla fine del XVI secolo, ricordano la riscoperta di affreschi della Madonna all’interno di chiese rupestri dimenticate.

La chiesa di San Nicola è una delle chiese più antiche di Andria. La storia della sua fondazione, secondo la tradizione, si lega a quella del casale di Trimoggia, uno dei nuclei rurali dalla cui confluenza si sarebbe formata la città.

FESTA SANTISSIMO SALVATORE, ANDRIA LA TESTIMONIANZA DEI FEDELI

Informazioni storico-artistiche essenziali

Luogo o operaInformazione principale
Madonna di TrimoggiaAffresco in stile bizantino, fortemente rimaneggiato
Titolo marianoRegina di Trimoggia
IconografiaVergine seduta con il Bambino tra le braccia e sulle ginocchia
GurgoDolina carsica antistante il santuario
Antica chiesaEdificio legato all’antico insediamento di Trimoggia
Nuovo santuarioCostruito nel 1907
ArchitettoRiccardo Ceci
SS. SalvatoreTela a olio su tela di autore ignoto
Festa della MadonnaTradizionalmente la prima domenica dopo Pasqua; per un periodo la penultima domenica di maggio
Festa del SS. Salvatore6 agosto, Trasfigurazione di Gesù

La Madonna di Trimoggia riunisce dunque diversi livelli di memoria: il culto mariano, la storia dell’antico villaggio, la presenza delle grotte rupestri, la tradizione degli eremiti, le trasformazioni della chiesa e la devozione degli abitanti di Andria.

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