Machinjo Cielo Medjugorje Padre Slavko: vita, missione e nascita al Cielo

Padre Slavko Barbarić è morto il 24 novembre 2000, alle ore 15.30, dopo aver completato la Via Crucis sul Križevac insieme ai pellegrini e ai parrocchiani. Il giorno successivo, nel messaggio del 25 novembre 2000, la Madonna ha dichiarato: «Gioisco con voi e desidero dirvi che vostro fratello Slavko è nato al Cielo e intercede per voi».

La sua figura è legata profondamente a Medjugorje: sacerdote francescano, guida spirituale dei veggenti, interprete per i pellegrini, autore di libri spirituali e promotore di opere umanitarie, Padre Slavko ha dedicato la propria vita alla preghiera, al digiuno, all’adorazione, alla formazione dei giovani e al servizio delle persone ferite dalla guerra e dalle difficoltà della vita.

Il messaggio del 25 novembre 2000 è considerato particolarmente significativo perché, per la prima volta, un messaggio riportava il nome di una persona: «Slavko u nebu! Slavko u nebu!» («Slavko in Cielo!»).

Il messaggio del 25 novembre 2000

«Cari figli, oggi che il Cielo vi è vicino in modo particolare, vi invito alla preghiera perché attraverso la preghiera mettiate Dio al primo posto. Figlioli, oggi vi sono vicina e benedico ognuno di voi con la mia benedizione materna perché possiate avere la forza e l’amore per tutte le persone che incontrate nella vostra vita terrena e perché possiate dare l’amore di Dio.

Gioisco con voi e desidero dirvi che il vostro fratello Slavko è nato al Cielo e intercede per voi. Grazie per aver risposto alla mia chiamata».

Il messaggio fu trasmesso il 25 novembre 2000 da Marija Pavlović, il giorno dopo la morte di Padre Slavko. «Gioisco insieme a voi e desidero dirvi che vostro fratello Slavko è nato al Cielo e che intercede per voi. Grazie per aver risposto alla mia chiamata».

Il 25, giorno del suo messaggio, Marija era presente a Medjugorje e ha trasmesso queste parole della Madonna con un sorriso colmo di lacrime: «Slavko u nebu! Slavko u nebu!» (Slavko in Cielo!).

La Gospa si è dichiarata a suo favore come egli si era dichiarato per lei, conclude sr. Emmanuel, alla quale dobbiamo queste commoventi notizie.

La morte sul Križevac

Padre Slavko Barbarić è venuto a mancare il 24 novembre 2000 alle ore 15.30. Dopo aver completato il rito della Via Crucis, che, come ogni venerdì, eseguiva insieme ai pellegrini ed ai parrocchiani, ha iniziato ad avvertire dolori.

Si è seduto su un masso, si è rapidamente accasciato, ha perso conoscenza ed ha reso l’anima al Signore. Slavko è deceduto subito dopo la Via Crucis del venerdì 24 novembre. È morto sotto gli occhi dei presenti. Di colpo.

Malgrado il suo stile di vita ascetico che sembrava promettergli una lunga vita. Ma probabilmente egli ha abusato delle proprie forze fino al corto circuito per il Signore.

Ci sono pervenute delle precisazioni circa la morte di Slavko. Aveva modificato le sue abitudini. Terminava la sua Via Crucis non in cima al Križevac, come prima, ma vicino al pannello della Resurrezione, presso la XIV stazione: la deposizione nel sepolcro.

In questa fine d’anno giubilare, un “24” del mese, giorno della prima apparizione, egli termina il suo intervento con queste parole profetiche: «Che la Gospa preghi per noi nell’ora della nostra morte». Benedice il gruppo.

È il suo ultimo gesto, ma appena cominciava a discendere dovette sedersi.

Padre Slavko sulla Via Crucis Križevac

La testimonianza di Rita Falsetto

Io ero là quando P. Slavko morì. Lui morì fra le mie braccia. Io lo vidi lottare per respirare, lottare per non perdere la coscienza.

Io mi sentivo impotente ad aiutarlo e iniziai a gridare al soccorso (è molto difficile spiegare ciò che si prova osservando lo spirito della vita che abbandona il corpo fisico).

Il suo viso cambiò colore e da rosato divenne terreo. Io gli sussurravo: «Padre, resisti, lotta, non andartene!».

In quel momento c’era lì un dottore che disse: «È morto!». Mentre io gli tastavo il polso accadde qualcosa di molto strano: P. Slavko sollevò all’improvviso la testa, aprì gli occhi e con uno sforzo estremo esalò il suo ultimo respiro!

Secondo la testimonianza trasmessa in occasione di una serata commemorativa: «Ero lì quando Padre Slavko è morto. L'ho visto sedersi lentamente a terra. Sono corsa da lui e l'ho guardato riprendere fiato».

«Non sapevo cosa fare, ero consapevole che probabilmente stava avendo un infarto. Naturalmente, ho iniziato a gridare e a chiedere aiuto, ma padre Slavko è morto molto rapidamente. È successo nell’arco di 30, 35 secondi».

«Nel momento in cui è morto mi sono detta che avrei dovuto piangere ed essere triste, ma, anche se è molto difficile da spiegare, in quel momento ho sentito una pace così profonda e intensa che mi ha travolto nel profondo del mio essere e ho capito in quel momento che tutto, assolutamente tutto, sarebbe andato bene».

«Sapevo semplicemente che era destino che accadesse. Mentre Padre Slavko era lì disteso, è arrivato un medico e gli ha controllato il polso. Ha detto che era morto».

«Tuttavia, improvvisamente fra Slavko ha alzato la testa, ha aperto gli occhi, ha espirato e questo è stato tutto. Ho guardato il medico, lui ha guardato me. Era sorpreso, ma sapevamo che era finita».

«Lo abbiamo portato in braccio. Giù per la collina. Era molto scivoloso. Siamo scesi, credo, un’ora dopo. Fra Svetozar ci ha accolti alla quarta stazione, ha impartito a fra Slavko l’estrema unzione. Poi lo abbiamo portato all’ambulanza e quello è stato il mio addio».

La salma, i funerali e il messaggio «Andate avanti!»

Lo stesso 24 novembre, dopo la morte di Slavko, Marija ebbe la sua apparizione. Ci si aspettava che la “Gospa” ne parlasse, ma non fu così. Lei dava solo una consegna che continuava il messaggio abituale di Slavko: «Nastavite dalje!» (Andate avanti!).

La salma, esposta nella Cappella dell’Adorazione, con la bara aperta, secondo l’uso di questa regione, ha attirato la folla e la preghiera in un’atmosfera profonda e calma, dove si mescolavano le lacrime e il desiderio del Cielo.

È stato sepolto il giorno dopo alla presenza di una grande massa di gente locale e straniera. Mons. Perić, che cercava già da un anno di farlo andar via da Medjugorje, ha celebrato il funerale.

È stato un segno di pace e di comunione, a lungo sperate con pazienza e ubbidienza da p. Slavko.

Una vita consacrata alla preghiera e al servizio

Fedele al digiuno e alla preghiera mattutina, la sua ora di tranquillità, ha consumato le sue forze in attività su tutti i fronti: locale e internazionale, su scala dei cinque continenti.

Padre Slavko aveva un calendario di appuntamenti davvero intenso. Egli aveva fatto questa scelta per il grande amore che nutriva per Maria.

Per lui non era importante quante ore riuscisse a dormire: la sola cosa che contava era il lavoro da svolgere per la Madonna e che fosse compiuto a dovere.

Lui non si lamentava mai di niente, diceva sempre: «Noi facciamo quel che possiamo… continua a camminare… persevera!».

Anche questa era una grazia speciale ricevuta da Maria: la sua vita era una preghiera continua.

Ogni giorno scalava da solo il Podbrdo o il Križevac e questo era il suo tempo speciale di meditazione e di comunione con Dio.

Padre Slavko bilanciava tutta la sua vita fra preghiera e digiuno.

Nel corso di un recente pellegrinaggio a Medjugorje ho avuto la fortuna di imbattermi in un personaggio singolare, per lo più ignorato dalla cronaca e dai reportage su Medjugorje, ma che ha invece svolto un ruolo importante, a fianco di P. Slavko.

Si tratta di Rita Falsetto, una giovane americana che per ben 8 anni lavorò, silenziosamente, ma con totale dedizione, per l’instancabile francescano, aiutandolo nelle sue molteplici attività, sia per la parrocchia, sia con i pellegrini.

La biografia di Padre Slavko Barbarić

P. Slavko Barbarić era nato l’11 marzo 1946 da Marko e Luca Stojić a Dragićina, nella parrocchia di Čerin.

Aveva frequentato i primi otto anni di scuola a Čerin ed il ginnasio a Dubrovnik. Era entrato nell’ordine francescano a Humac il 14 luglio 1965.

Aveva preso i voti il 17 settembre 1971 ed era stato ordinato sacerdote il 19 dicembre 1971.

Aveva studiato a Sarajevo, Graz e Friburgo. Aveva portato a termine gli studi a Graz, in Austria, conseguendo il magistero.

Dopo cinque anni di attività pastorale nella provincia dell’Erzegovina, nella parrocchia di Čapljina, nel 1978 aveva deciso di proseguire gli studi a Friburgo e qui, nel 1982, aveva ottenuto il dottorato in pedagogia religiosa, conseguendo il titolo di psicoterapeuta.

Aveva lavorato a Čapljina come sacerdote-francescano dal 1973 al 1978. Dalla primavera del 1982 fino al settembre 1984 aveva lavorato a Mostar come catechista degli studenti.

Aveva condotto seminari di preghiera presso il convento delle suore a Bijelo Polje presso Mostar.

Grazie alla sua opera fruttuosa con i giovani ed ai corsi di preghiera accolti entusiasticamente dagli studenti, il regime comunista dell’epoca iniziò a perseguitare P. Slavko.

In quei momenti difficili il Cardinale Franjo Kuharić difese P. Slavko Barbarić e la sua opera.

Il rapporto con Medjugorje

Grazie alla sua conoscenza delle principali lingue europee ed agli impegni nelle parrocchie in cui aveva operato, P. Slavko lavorò instancabilmente con i pellegrini a Medjugorje, sin dal momento in cui portò a termine gli studi nel 1982.

Egli fu trasferito ufficialmente a Medjugorje nel 1983.

Su richiesta del vescovo Žanić, nel 1985 fu assegnato alla parrocchia di Blagaj, nel 1988 a Humac, dove ricoprì l’incarico di cappellano ed aiuto insegnante dei novizi.

All’inizio della guerra in Bosnia-Erzegovina, quando tutti i frati più anziani andarono a Tučepi come esuli, P. Slavko rimase a Medjugorje, con l’approvazione verbale di P. Drago Tolj, provinciale dell’epoca.

Il lavoro pastorale a Medjugorje

Oltre a scrivere, egli dialogava incessantemente con i pellegrini, guidava le celebrazioni eucaristiche, le preghiere sotto la croce, il Rosario a Podbrdo e la Via Crucis sul Križevac, dove si è conclusa la sua vita terrena.

Ogni anno organizzava incontri speciali con i sacerdoti ed i giovani e, presso la casa di preghiera della provincia “Domus Pacis”, teneva seminari di digiuno e preghiera.

Era la guida spirituale dei veggenti come pure una testimonianza d’amore per chiunque lo incontrasse.

Le veggenti e i veggenti, per i quali egli era la guida e il riferimento spirituale, ne furono profondamente afflitti perché, ognuno con la propria personalità, non sempre venivano influenzati dalla parrocchia, come si desiderava.

Era Slavko ad essere lo stabile collegamento sacerdotale e spirituale.

Medjugorje perdeva il suo ambasciatore internazionale, poliglotta nei cinque continenti, e il principale interprete presso i pellegrini.

Stavano per vietargli quei viaggi che prolungavano il suo flessibile raggio d’azione.

Un’attività instancabile

Durante e dopo la guerra, aveva creato delle considerevoli opere umanitarie: un villaggio di bambini e di vedove nella stessa Medjugorje, con attigua una scuola.

Organizzava mensilmente dei ritiri vissuti in profondità, nei quali si dava spazio al digiuno.

Dopo aver ideato il Festival per i giovani, che aveva termine all’alba del 6 agosto, giorno della Trasfigurazione, sul monte Križevac, p. Slavko aveva dato avvio ai seminari per i sacerdoti previsti per il mese di giugno.

Psicologo di formazione, era un uomo creativo, modesto e spirituale.

Si rimprovera al messaggio di Medjugorje di essere povero e ripetitivo, ma ogni mese Slavko sapeva irradiarne il raggio essenziale: un’eco del Vangelo.

Come sacerdote cercava di trasmettere la sua fiamma, arricchita nel corso della sua lunga vita.

Il Villaggio della Madre

L’idea del Villaggio della Madre gli venne durante la guerra, quando tante famiglie erano state smembrate e i bambini rimanevano senza genitori.

Lui pensava che il villaggio avrebbe potuto diventare un posto per accogliere sia i bambini orfani, sia queste famiglie ferite, o le madri vittime di violenze, che avevano rifiutato l’aborto.

Il Villaggio ha poi accolto varie categorie di persone, bisognose di aiuto o incapaci di prendersi cura dei propri bambini, perché vittime di droga o alcoolismo.

E P. Slavko era davvero un Padre per tutte quelle creature!

Secondo Fra Svetozar Kraljević, dopo aver avviato la comunicazione con le persone si è verificata un’«esplosione d’amore», da cui è nato il Villaggio della Madre.

Milona von Habsburg ha ricordato: «Era come un padre per i bambini che venivano al Villaggio della Madre».

Rita Falsetto, collaboratrice e testimone

Rita Falsetto è americana di nazionalità, ha 40 anni ed è figlia di un calabrese emigrato negli Stati Uniti e di madre tedesca.

Ha avuto una formazione di assistente sociale, e nel corso degli anni ha lavorato in vari paesi in aiuto a giovani alcolisti e drogati, bambini di strada, anziani malati e degenti in ospedali psichiatrici.

Laureata in Organizzazione della Comunicazione ha fatto parte in Senegal, Africa, del Corpo di Pace fondato da J. F. Kennedy nel 1960, poi in Antigua, Guatemala, e in varie parti degli Stati Uniti.

Le è sempre piaciuto viaggiare per incontrare nuovi popoli e culture.

Il primo incontro con Medjugorje

«Per la prima volta ne udii parlare da una persona che c’era stata, nell’estate dell’87. A quel tempo io non ero interessata per me, ma sapevo che mia madre aveva sempre desiderato di poter prendere parte a qualche pellegrinaggio».

«Aveva già sentito parlare anche lei di Medjugorje, ed io venni a conoscenza di un pellegrinaggio che stava per partire, così decisi di offrirle il biglietto per il viaggio».

«Mamma venne qui nell’ottobre dell’87 e al suo ritorno mi portò un Rosario. Lei mi raccontò tutto di Medjugorje ed anche delle esperienze vissute qui».

«Ripensando ora a tutto questo capisco che fu allora che ebbe inizio la mia conversione, ma senza che me ne rendessi conto».

«Incominciai a pregare con quel Rosario e poi decisi di fare anche la Consacrazione a Maria, secondo L. Grignon de Montfort».

«Ricordo che dissi “sì” a Maria, con tutto il mio cuore, desiderando davvero di fare tutto ciò che Lei avesse voluto da me, qualunque cosa avrebbe comportato, pur di fare la sua volontà!».

«Io credo che fu allora che Maria prese seriamente il mio “sì”, e così iniziò il mio viaggio a Medjugorje senza che io lo capissi veramente o sapessi qualcosa in proposito».

L’arrivo a Medjugorje durante la guerra

«Avevo letto e sentito parlare della guerra iniziata nella ex Jugoslavia e fui subito interessata alla sorte delle persone che vivevano là».

«Venni in pellegrinaggio con un gruppo di americani, nel 1993, per una settimana, durante l’anniversario. Fu allora che incontrai P. Slavko per la prima volta».

«Ritornai da Medjugorje con la netta sensazione di desiderare di tornarci per aiutare le persone, in qualche modo».

«A quell’epoca io non pensavo all’aspetto spirituale di Medjugorje, ma unicamente ad aiutare la popolazione».

«Sapevo che Nostra Signora era presente là, ma la mia vita spirituale non aveva ancora una priorità: avevo dimenticato il mio “sì” a Maria».

Un’organizzazione degli Stati Uniti lavorava per le vittime della guerra e di altre catastrofi.

Stavano pianificando l’invio di gruppi di lavoro in aiuto alle vittime di violenze, soprattutto subite dalle donne.

Rita venne scelta per far parte di uno di questi corpi di assistenza e stava per partire già nell’ottobre del 1993.

Purtroppo, per sopravvenuti ostacoli economici, il progetto venne accantonato.

Rita decise allora di venire comunque, con i propri mezzi. Così, a gennaio del 1994 tornò da sola a Medjugorje.

Qui trovò un’organizzazione di aiuti umanitari chiamata “St. David’s Relief”, di provenienza dal Texas, che a Medjugorje lavorava per i rifugiati.

Iniziò con loro come volontaria, lavorando in un orfanotrofio.

Guidavano anche convogli umanitari verso varie località della Bosnia con provviste di cibo, vestiario e medicinali.

Lavorò per sei mesi con questa organizzazione.

L’incontro con Padre Slavko e il servizio al Villaggio

Fu in questo periodo che incontrò di nuovo P. Slavko, durante varie manifestazioni, e gli chiese di potergli parlare di questioni spirituali e di fede.

Un giorno fu lui a chiederle di incontrare Milona von Habsburg, una giovane donna che aveva lavorato con P. Slavko, come traduttrice, per 10 anni.

Si incontrarono e parlarono di tante cose. Lei allora le chiese se fosse disposta ad aiutare P. Slavko per una parte del suo lavoro e per un nuovo progetto che aveva in mente: “Il Villaggio della Madre”.

Rita rispose subito: «Certamente, perché no!».

«Di nuovo, se ripenso a questi anni e agli eventi passati io posso solo dire che sono stati Nostra Signora e P. Slavko a scegliermi per lavorare a Medjugorje. Davvero non è stata una mia scelta: io ho soltanto detto “sì”! ».

«Così cominciai a lavorare per P. Slavko, inizialmente aiutandolo per la fondazione e l’organizzazione del Villaggio della Madre: un progetto che gli stava molto a cuore!».

Col passare del tempo il lavoro comprendeva anche vari altri programmi: l’organizzazione dei ritiri per i sacerdoti, il Festival dei giovani, i seminari di digiuno e preghiera o di altro genere.

«Il mio lavoro consisteva nel fare tutto ciò che P. Slavko aveva bisogno che venisse fatto: ero esclusivamente al suo servizio, qualunque compito questo comportasse!».

«Fu durante questo periodo che anche la mia vita spirituale iniziò a crescere. Si potrebbe dire che ero come una “spugna” che assorbiva tutto ciò che avesse a che fare con la Madonna, la mia fede, la preghiera ecc.».

«Incominciai allora a trascorrere molto tempo, appena mi era possibile, davanti al SS. Sacramento, senza rendermi conto né comprendere il perché: ma dovevo farlo».

La personalità di Padre Slavko

Rita Falsetto ricordava molti aspetti della personalità di Padre Slavko, a cominciare dalla sua fede assoluta e dalla fiducia che aveva nella Madonna.

«Dal momento che lui le aveva detto il suo “sì”, Lei aveva coinvolto tutto il suo essere. Era instancabile senza mai pensare a sé, neppure un attimo. Era in “costante preghiera”».

«Quando era in ufficio, a mezzogiorno, mi diceva così, semplicemente, guardando verso il Križevac: “Oh, inizia l’Angelus!”».

«Se eravamo in macchina mi diceva: “Hai già detto i tre Rosari oggi?… Allora preghiamo il Rosario ora, ok?”».

«Io dicevo fra me e me: P. Slavko è “innamorato” della Madonna. Egli l’amava davvero intensamente».

A causa di quest’amore che nutriva per Lei egli viveva il digiuno e la preghiera. Egli viveva la conversione.

Egli viveva la Sacra Scrittura, i Sacramenti, l’Adorazione.

Egli era un vero Apostolo ed un esempio “vivente” di fede, speranza, carità, perdono, pace, gioia, pazienza e umiltà.

«Varie volte mentre l’osservavo parlare con una persona sentivo che lui era quella madre, quel padre, quel fratello o l’amico di cui quella persona aveva maggior bisogno, in quel momento!».

«Quando si era in presenza di P. Slavko si aveva la sensazione di essere la persona più importante e che contava di più per lui in quel momento».

«Lo spirito di P. Slavko accoglieva l’intero essere di una persona, e per questo, stando in sua presenza, si aveva la sensazione di essere “avvolti” dall’amore stesso di Dio».

«Quando lui guidava l’Adorazione in chiesa, sembrava che attraverso le parole di P. Slavko fosse Dio stesso che parlava direttamente al nostro cuore».

«Io ritengo che questo fosse un “dono speciale” che gli era stato dato dalla Madonna».

Costanza, umiltà e capacità di comunicare

Egli era “costante”, non cambiava mai.

Nel corso dei giorni, settimane, mesi, anni, col sole, o con la pioggia, con la neve o la tempesta, sia se c’era il vento o se era malato, P. Slavko guidava il Rosario sul Podbrdo, la Via Crucis sul Križevac, l’Adorazione in chiesa, parlava ai pellegrini.

Lui era instancabile nel suo lavoro qui: era guidato dalla forza e dall’Amore della Madonna.

P. Slavko possedeva anche un notevole “sense of humour”.

Poteva, senza la minima esitazione, riportare il sorriso sul volto di qualcuno dicendo semplicemente quello che la persona aveva bisogno di sentirsi dire, con tanta saggezza e capacità di introspezione.

Era un uomo ricco di sapere, laureato in teologia e pedagogia religiosa, psicoterapeuta, conosceva otto lingue, impegnato in svariate attività ma sempre aperto a nuove conoscenze.

Non pretendeva di avere ragione, aveva la grande umiltà di fare un passo indietro e di correggersi.

Fra Svetozar Kraljević lo ha descritto così: «Fra Slavko era sempre un passo avanti a noi. Pensava in modo creativo, biblico, coraggioso».

«Oltre a questa potenza profetica, la sua comunicazione era impressionante e trovava il modo di raggiungere le persone».

«Aiutava le persone senza calcoli. Faceva ciò che andava fatto senza compromessi e senza indugio».

La missione: la salvezza delle anime

«Credo che il suo unico, vero impegno sia stato quello per la “salvezza delle anime”! ».

Questo comprendeva naturalmente anche dare testimonianza, parlare di Nostra Signora, guidare il Rosario e l’Adorazione, pregare sulla montagna.

Il suo obiettivo principale era di “infiammare” gli animi e motivare le persone perché iniziassero a pregare: perché quando le persone iniziano a pregare vuol dire che i loro cuori si sono aperti.

E se i cuori sono aperti allora c’è spazio, magari ancora piccolo, per la Madonna e l’amore di Gesù e iniziare così un processo di conversione.

P. Slavko è stato uno “strumento” di Maria che Lei ha usato per iniziare il suo processo di salvezza nelle anime.

Era la “guida spirituale” dei veggenti come pure una testimonianza d’amore per chiunque lo incontrasse.

Lui diceva sempre: «Noi siamo alla scuola della Madonna!».

Come chiunque può constatare, tutti i libri che lui ha scritto rappresentano una guida allo studio di questa scuola e rappresentano delle “pietre miliari” per arrivare poi a diplomarsi.

I titoli di tutti i suoi libri includono la parola cuore, perché lui sapeva bene che è nel cuore che ha sede l’amore.

La spiritualità del cuore

«Essere al cospetto di Gesù in silenzio, significa entrare nel segreto della sua Presenza Eucaristica, significa fermare la frenesia interiore ed esteriore e vivere l’Esperienza dell’Eternità».

Il testo è tratto dal libro «Adorate mio Figlio con il cuore».

Il primo passo lo fece pubblicando il libro «Pregate col cuore», il secondo fu «Dammi il tuo cuore ferito», seguito da «Alla scuola dell’amore», «Celebrate la S. Messa con il cuore», «Adorate mio figlio con il cuore», «Seguitemi con il cuore», «Siate simili al mio cuore» ed infine «Digiunate col cuore».

Ne scrisse anche altri, e poi viaggiava per il mondo intero diffondendo il messaggio della Regina della Pace.

AmbitoAttività di Padre Slavko
PreghieraRosario sul Podbrdo, Via Crucis sul Križevac, adorazione e preghiera mattutina
FormazioneSeminari per sacerdoti, giovani, digiuno e preghiera
PastoraleCelebrazioni eucaristiche, dialogo con i pellegrini e guida spirituale dei veggenti
Opere umanitarieVillaggio della Madre, aiuto a bambini, vedove, famiglie ferite e rifugiati
ScritturaLibri e articoli di contenuto spirituale

I libri e la diffusione internazionale

Sin dall’inizio della sua attività a Medjugorje, egli si era dedicato alla scrittura di libri di contenuto spirituale: «Pregate col cuore», «Dammi il tuo cuore ferito», «Celebrate la Messa con il cuore», «Alla scuola dell’amore», «Adorate mio Figlio con il cuore», «Con Gesù e Maria sul Golgota verso la Resurrezione», «Pregate insieme con cuore gioioso», «Madre, guidaci alla pace», «Seguimi col cuore», «Colloqui» e «Digiunate con il cuore».

I libri di P. Slavko Barbarić sono stati tradotti in venti lingue, con oltre 20 milioni di copie vendute in tutto il mondo.

Oltre ai libri, egli ha pubblicato articoli di argomento vario.

Aveva creato il Bollettino di San Francesco a Čapljina, aveva collaborato con «Kršni zavičaj», «Glas mira» e con la stazione radio «Mir» Medjugorje.

La sua attività editoriale era parte di una missione più ampia: trasmettere l’invito alla preghiera, alla conversione, al digiuno, ai sacramenti e all’adorazione.

Digiuno, preghiera e libertà interiore

Padre Slavko era convinto che noi siamo “pellegrini” su questa terra.

Nel suo ultimo libro, «Digiuna con il cuore», scrive così: «L’intera vita dell’uomo e la sua attività può essere considerata nell’ottica di un pellegrinaggio. Una persona non ha residenza stabile su questa terra, ma è in cammino verso la patria celeste: regno di pienezza di pace, di gioia, di unità e di vita eterna!».

E continua dicendo: «Non dimenticherò mai la testimonianza che diede uno dei veggenti quando raccontò che la Madonna aveva mostrato loro il Paradiso e qualcuno domandò: “E cosa si fa in Paradiso?”. La risposta fu: “In Cielo si rende Grazie a Dio e sarà necessaria tutta l’eternità per esprimere questa riconoscenza, quando comprenderemo tutto quello che Dio ha fatto per noi!”».

P. Slavko probabilmente si rendeva ben conto di tutto lo stress al quale era sottoposto, ma per lui non contava, né era importante.

Scopo principale per lui era compiere il suo lavoro per la Madonna, qualunque ne fosse stato il prezzo.

L’intera sua vita è stata una preparazione alla sua morte perché lui sapeva che in quel momento si sarebbe trovato di fronte a Dio e alla Madonna.

Finalmente ora lui siede accanto alla donna che ha più amato nella sua vita, la sua Gospa, la Vergine Maria.

Gli insegnamenti sulla libertà interiore

Padre Marinko Šakota ha ricordato che Padre Slavko insegnava che il vero cambiamento inizia da noi stessi.

Padre Slavko non aspettava che fossero gli altri a cambiare, sosteneva che ogni miglioramento, a ogni livello, deve partire prima di tutto dal nostro impegno personale.

Trasmetteva il senso dell’essere cristiani, che non consiste solo nel combattere contro il peccato ma anche per i valori positivi.

Insegnava la volontà di conquistare e mantenere la propria libertà interiore.

«Ero colpito dal costante lavoro che faceva su stesso con la preghiera, i sacramenti, e tanto digiuno, che preferiva chiamare “vita col pane” e lo riteneva il mezzo più efficace».

Ripeteva spesso che non c’è niente di più difficile del difendersi dai sentimenti negativi, dai condizionamenti esterni affinché non prendessero il sopravvento nel cuore.

Un giorno gli domandai se c’era una “ricetta” per mantenere la libertà interiore una volta conquistata.

«Non esiste una ricetta. È una sfida continua. Se oggi nel tuo cuore ha vinto il bene, non pensare che tutto si sia risolto. Domani ti attendono nuove prove, nuove tentazioni e allora continuerai da dove ti sei fermato oggi».

Il rapporto con il presente, il giudizio e il perdono

Mi ha insegnato a non giudicare, non gli apparteneva la critica fine a se stessa.

Mi sono rimaste impresse le sue parole: «Non dire mai alle persone che sono buone o cattive, ma spronale ad essere migliori».

Sapeva vivere il presente e spesso ripeteva che molta gente vive di rimpianti per il passato o di paure per il futuro.

Lui viveva pienamente “l’oggi”, non perdeva tempo a guardarsi indietro, sia che si trattasse di un successo che di un fallimento.

Il suo motto per ogni giorno era: «Ringrazia per le cose buone che hai ricevuto, chiedi perdono per il male che hai fatto, guarda al futuro con fiducia nella Provvidenza divina, e tutto andrà bene».

Padre Slavko secondo Padre Marinko Šakota

Padre Slavko ha lasciato un segno indelebile nella mia anima, è stato un grande maestro di vita e di spiritualità, un amico e continua a esserlo.

Ero capace di fare centinaia di chilometri per raggiungerlo mentre teneva una lezione oppure per ascoltare le sue omelie quando celebrava la santa Messa.

Custodisco ogni prezioso istante trascorso in sua compagnia.

In un momento di nebbia della mia vita, è stato decisivo il suo consiglio.

Non ero ancora sacerdote, la mia mente era affollata da tante domande e dubbi sulla via più giusta per me.

Mi rivolsi a lui, e con la semplicità che lo distingueva, m’invitò a partecipare al seminario di digiuno che stava per iniziare la sera stessa del nostro incontro.

Capii che non era in lui la risposta, ma come un “segnale stradale” mi stava indicando Qualcun altro a cui chiedere, attraverso la preghiera e il digiuno.

Fu una lezione fondamentale: è stato l’inizio della mia trasformazione spirituale.

Al termine di quel primo seminario, mi fu chiaro che la vocazione sacerdotale era la mia strada.

Ringraziai padre Slavko che fu contento per la mia ritrovata serenità interiore.

Da allora sino alla sua morte, gli sono rimasto profondamente legato.

La scuola della Madonna

Padre Slavko era maestro innanzitutto con l’esempio, in lui c’era una perfetta coerenza tra le parole e i fatti.

Da lui si poteva continuamente imparare perché era lui il primo costantemente impegnato ad apprendere alla scuola della Madonna, in cui chi insegna è Lei stessa.

Quale eccellente catechista ci dà dei compiti molto pratici: la recita del Rosario, la partecipazione alla santa Messa, la Confessione, la lettura delle Sacre Scritture, l’adorazione.

L’obiettivo è quello di crescere nella fede e raggiungere la pace del cuore.

Ogni giorno, a questa scuola, siamo chiamati ad un esame nell’incontro col prossimo soprattutto attraverso il perdono.

Padre Slavko viveva fedelmente i messaggi della Regina della Pace e ovunque si trovasse, anche durante i suoi frequenti viaggi in giro per il mondo, non dimenticava mai di raccogliersi in preghiera nell’ora dell’apparizione.

L’amore per la Madonna e la fedeltà alla preghiera

Padre Marinko Šakota ha ricordato un episodio dell’inverno del 1996.

«Eravamo rientrati di sera tardi dopo una lunga giornata in cui aveva predicato a Vepric e nonostante la stanchezza, e il grande freddo, si avviò verso la Collina delle Apparizioni».

«Non passava giorno che non salisse almeno su uno dei due monti. Decisi di andare con lui».

«Soffiava la bora. Iniziammo a salire. Mi ricordo che si coprì la testa col cappuccio e smise di parlare. Capii che aveva iniziato a pregare».

«Cosa che cercai di fare anch’io ma non era per niente facile a causa del forte gelo. In quell’istante, compresi cosa significhi amare veramente qualcuno, quanta motivazione e sacrificio c’era dietro».

Il suo amore verso la Madonna era davvero grande.

Era convinto che la sua lunga presenza a Medjugorje non volesse portarci delle novità ma aiutarci a vivere ciò che già abbiamo e sappiamo dalle Sacre Scritture e dal Catechismo della Chiesa Cattolica.

E Padre Slavko applicava alla lettera i messaggi.

Il suo modo di vivere era una testimonianza credibile e in perfetta sintonia con gli inviti della Madonna.

L’attenzione al messaggio originale

Si dispiaceva molto quando c’erano dei pellegrini che per ore guardavano il sole, soprattutto durante la Santa Messa, quando Gesù era lì davanti a loro sull’altare.

Inoltre era consapevole dei pericoli per Medjugorje, come per qualsiasi altro luogo di pellegrinaggio.

Esortava sacerdoti, guide, albergatori, a proteggere il messaggio originale di Medjugorje, a restare umili e a far sì che Medjugorje fosse riconosciuta attraverso il loro comportamento.

Il servizio sacerdotale e l’amore per il prossimo

Durante la Messa novella di Padre Marinko, Padre Slavko espresse un pensiero che è rimasto come orientamento per ogni vocazione:

«Tutto quello che fai, non farlo per essere amato, per ricevere il consenso degli altri, perché la gente a volte non ti amerà, e tu ne rimarrai deluso. Fai tutto per amore di Dio e del prossimo».

E aggiunse: «Occupati soprattutto di chi non sembra impegnato nella ricerca di Dio, sono coloro che ne hanno più bisogno e tu te ne devi prendere cura».

Mi ha insegnato che il sacerdozio è al contempo un dono e un compito che si realizza nell’essere capaci di servire nella semplicità e con spirito libero.

Tutti noi possiamo imparare da Padre Slavko come amare Dio, il prossimo e tutte le cose della vita, compreso il creato di cui aveva un grande rispetto.

Tante volte saliva sui monti a raccogliere i rifiuti che i pellegrini noncuranti abbandonavano tra la natura.

La memoria di Padre Slavko a Medjugorje

Oggi la sua tomba è visitata da migliaia di pellegrini che affidano alla sua intercessione le loro difficoltà.

L’uomo della preghiera è diventato luogo di preghiera.

Padre Slavko ci dimostra che vivere il Vangelo è possibile, e se guardiamo al suo esempio, anche noi possiamo compiere il bene, nel ruolo e nel luogo in cui siamo chiamati.

Non è stato dimenticato, né tra i parrocchiani né tra i pellegrini che, nel 25° anniversario della sua nascita al Cielo, hanno percorso a piedi il cammino dalla sua casa natale a Dragićina fino alla sua tomba a Medjugorje.

«Quest’anno, circa 60 di noi sono partiti da Dragićina verso la tomba», ha detto una delle partecipanti a questa camminata, Lucija Bajkuša, nipote di fra Slavko Barbarić.

«Ogni anno siamo sempre di più. L’obiettivo è che questa diventi una tradizione».

La camminata di preghiera si è svolta nello spirito di fra Slavko, con preghiera, canti e riflessioni.

«Quest’anno sono partiti con noi anche molti dei nostri bambini. Ringrazio Dio e spero che trasmetteremo il suo messaggio e l’amore che aveva per tutti, soprattutto per i più piccoli».

La giornata commemorativa

Fra Slavko è morto sul Križevac, dopo aver pregato la Via Crucis.

Quindi, come da tradizione, in questo giorno si è svolta la Via Crucis lungo il Križevac, guidata dal vicario parrocchiale di Medjugorje, fra Marin Mikulić.

Il programma della giornata dedicata alla memoria di fra Slavko Barbarić è proseguito nella chiesa parrocchiale di San Giacomo a Medjugorje, dove il Rosario è stato recitato dalle 17:00 da fra Karlo Lovrić.

La Santa Messa, concelebrata da 47 sacerdoti, è stata invece presieduta dal Provinciale della Provincia Francescana dell’Erzegovina, fra Jozo Grbeš.

Nella gremita sala di San Giovanni Paolo II si è tenuta una serata di testimonianze e conversazioni su fra Slavko, con la partecipazione di fra Jozo Grbeš, fra Ivan Dugandžić, fra Svetozar Kraljević, fra Marinko Šakota e Milona von Habsburg.

All’inizio è stato proiettato un breve filmato con le informazioni biografiche più importanti su fra Slavko Barbarić.

Le testimonianze sulla sua eredità spirituale

Fra Svetozar Kraljević ha ricordato il giorno della morte: «Qualcuno è venuto a casa e ha detto che fra Slavko non stava bene e che uno di noi sacerdoti avrebbe dovuto salire sul monte».

«Sono andato in chiesa, ho preso l’olio santo e sono partito. Sono corso su e alla quarta stazione ho incontrato una colonna di persone. Quando sono arrivato era già morto. L’ho unto e ho pensato: “Così muoiono i giusti di Dio”».

Fra Marinko Šakota ha sottolineato che la tomba di Padre Slavko è diventata un luogo di preghiera.

Ha aggiunto: «Migliaia di firme sono giunte dall’Italia e dalla Germania per avviare il processo di beatificazione di fra Slavko Barbarić, e ora tocca a noi dare avvio a ciò che la Madonna ha detto di lui».

Fra Ivan Dugandžić, che ha vissuto con fra Slavko Barbarić, parlando del carattere profetico di fra Slavko, ha affermato che non c’è da stupirsi che la sua tomba sia ancora oggi visitata da un gran numero di pellegrini provenienti da tutto il mondo, che si rivolgono a lui per le loro necessità.

«Spero fermamente che nel prossimo anniversario della morte di Padre Slavko assisteremo all’avvio del processo per la sua beatificazione. Se lo merita per tutta la sua esemplare vita religiosa e sacerdotale, e soprattutto per il suo forte impegno profetico al servizio della Madonna e dei suoi messaggi alla Chiesa e al mondo del nostro tempo».

La dimensione profetica del digiuno

Fra Jozo Grbeš ha affermato: «Agli occhi di alcuni qui, fra Slavko era una persona controversa. La penso anch’io così. Tutte le grandi personalità sono controverse».

«Gesù è stato controverso sia per i Romani che per gli Ebrei, San Francesco è stato controverso per la sua famiglia. Per la nostra Chiesa locale in Croazia, Stepinac è stato controverso, sia per la sinistra che per la destra. Se non sei controverso, la storia non ti ricorderà. Le grandi personalità sono così».

Fra Jozo Grbeš ha inoltre sottolineato come il digiuno di Padre Slavko abbia avuto un’importante dimensione profetica.

«Digiunare ed essere controversi è la via verso la santità», ha detto il provinciale.

Fra Svetozar Kraljević ha affermato: «Fra Slavko era sempre un passo avanti a noi. Pensava in modo creativo, biblico, coraggioso».

«Oltre a questa potenza profetica, la sua comunicazione era impressionante e trovava il modo di raggiungere le persone».

«Aiutava le persone senza calcoli. Faceva ciò che andava fatto senza compromessi e senza indugio».

«Anche noi dobbiamo imparare questa comunicazione divina creativa. La Chiesa vive della comunicazione con Dio, con l’uomo, con la natura. E lui era grandioso in questo».

La presenza internazionale

Padre Slavko era un ambasciatore internazionale di Medjugorje e conosceva le principali lingue europee.

Milona von Habsburg ha ricordato: «Ho viaggiato per il mondo intero con lui, e Marija e Ivan erano con lui. Ho tradotto, e lui aveva quella comunicazione».

«Siamo stati in Australia per sei settimane e ogni giorno incontrava migliaia di persone».

«Fra Slavko sapeva di non essere importante, ma che tutti erano lì perché la Madonna lo chiamava, perché Dio lo chiamava».

«Era un vero sacerdote e francescano al 100%, portava con sé solo una piccola valigia e un libro nei suoi viaggi».

«Si fermava sempre al momento delle apparizioni».

Il suo lavoro pastorale non si limitava a ciò che doveva fare, ma andava fino in fondo ai bisogni della gente.

Fra Marinko Šakota ha condiviso anche le testimonianze di persone di altre religioni che Fra Slavko ha aiutato durante la Guerra della Patria e che affermano che il suo aiuto in guerra ha salvato loro la vita.

«Quando ha creduto che la Madonna fosse apparsa, ha detto Fra Marinko, si è abbandonato completamente alla Madonna, a Medjugorje, ai pellegrini. Si è abbandonato fino alla fine».

«Ha fatto quello che la Madonna ha detto, ha digiunato, ha pregato ogni mattina sulla Collina delle Apparizioni, ha introdotto la preghiera davanti alla croce. Ha capito cosa voleva la Madonna».

Marinko ha voluto sottolineare, inoltre, che Fra Slavko sapeva che non bastava essere intelligenti, ma bisognava avere la voglia, un cuore aperto che ascolta la Madonna, che ascolta i bisogni delle persone, i bisogni della natura.

Milona ha anche affermato che Fra Slavko sentiva che sarebbe morto giovane, quindi diede tutto se stesso fino alla fine in ogni cosa che faceva.

La morte come compimento di un cammino

Padre Slavko era cosciente del fatto che la vita terrena è un pellegrinaggio verso la patria celeste.

La sua morte avvenne proprio dopo una Via Crucis, sul monte dove aveva accompagnato per anni pellegrini e parrocchiani nella preghiera.

La sua collaboratrice Rita Falsetto considerò la sua morte significativa per il modo in cui avvenne.

«Io penso che lui sia morto nel solo modo che avrebbe desiderato accadesse, e Dio, tramite Maria, gliel’ha concesso. Non avrebbe potuto essere altrimenti».

Padre Slavko aveva scritto ripetutamente quanto fosse importante fare tutto “con il cuore”: pregare, digiunare, confessarsi, adorare Gesù, celebrare la Santa Messa, e tutto sempre per amore.

«La sua morte per noi è un segno che anche noi possiamo raggiungere il cielo».

«Io credo che quando moriremo Dio non ci giudicherà in base a quante S. Messe abbiamo assistito, o quante preghiere abbiamo detto, ma ci chiederà piuttosto: “Quanto hai amato?”».

Madre Teresa disse un giorno: «Dio vede soltanto il nostro amore».

Un’eredità ancora viva

Le parole di Padre Slavko risuonano ancora a Medjugorje perché la sua eredità non è legata soltanto alle attività che ha organizzato, ma soprattutto a un modo concreto di vivere la fede.

La preghiera, il digiuno, l’adorazione, la partecipazione alla Santa Messa, la confessione, la lettura delle Sacre Scritture, il perdono e l’aiuto alle persone più fragili formavano un unico cammino spirituale.

La sua testimonianza insisteva sulla necessità di cominciare da se stessi, di custodire la libertà interiore, di non vivere per il consenso degli altri e di trasformare la fede in servizio.

Il suo messaggio quotidiano può essere riassunto nelle parole che ripeteva: «Ringrazia per le cose buone che hai ricevuto, chiedi perdono per il male che hai fatto, guarda al futuro con fiducia nella Provvidenza divina, e tutto andrà bene».

Padre Slavko è morto sulla montagna dopo aver pregato la Via Crucis, ma la sua memoria continua nel cammino dei pellegrini, nella preghiera presso la sua tomba, nelle opere nate dalla sua attività e nelle persone che hanno trovato un orientamento spirituale attraverso la sua vita.

tags: #machinjo #cielo #medjugorje #padre #slavko