Ludovico II de Torres, nato a Roma il 28 ottobre 1551 e morto nella stessa città l’8 luglio 1609, fu un arcivescovo e cardinale italiano. Arcivescovo di Monreale dal 1588 al 1609, cardinale presbitero di San Pancrazio dal 1606, bibliotecario della Biblioteca Vaticana e studioso della storia ecclesiastica siciliana, operò tra la Curia romana e la sua diocesi.
La sua attività fu caratterizzata dall’impegno per l’attuazione del rinnovamento cattolico post-tridentino, dalla fondazione del seminario di Monreale, dalla celebrazione di sinodi, dalla difesa delle prerogative metropolitane dell’arcivescovado e dalla partecipazione alla revisione dei principali libri liturgici romani.
Identità e famiglia
Ludovico II de Torres nacque a Roma il 28 ottobre 1551, figlio di Hernando e della moglie Pentesilea nata Sanguigna. Il padre, di origine spagnola, era commendatore di san Giacomo della Spada e ministro plenipotenziario del Regno di Napoli presso il papa.
Era nipote dell’arcivescovo di Monreale suo omonimo, Ludovico I de Torres, e zio del cardinal Cosimo de Torres. La famiglia Torres o de Torres, originaria della città di Malaga in Spagna, si diramò in Italia e godette di nobiltà in Roma, Aquila, Trani nel Seggio dell’Arcivescovado, Andria, Barletta, Lucera, Sicilia e Napoli fuori Piazza.
Ai tempi di Filippo II la famiglia si stabilì in Roma, dove ebbe un proprio palazzo, poi detto Lancellotti pervenuto per via ereditaria dal 1656. Don Ferdinando, o Hernando, padre di Ludovico II, fu il primo ad abitarlo; incaricato degli affari del Regno di Napoli da Filippo II, presentò con sfarzosa pompa la Chinea a Pio IV.
Luigi, o Luis, de Torres, nato a Malaga nel 1495 e morto a Roma il 13 agosto 1553, membro del Supremo Consiglio, venne da Malaga in Italia al seguito dell’imperatore Carlo V d’Asburgo-Spagna. Il 19 dicembre 1548 fu eletto arcivescovo di Salerno.
Fu proprio lo zio Ludovico I, già arcivescovo di Salerno e poi arcivescovo di Monreale, a favorire la carriera ecclesiastica del nipote. Nel maggio 1574 chiamò Ludovico II presso di sé a Monreale e lo nominò vicario generale.
Formazione a Roma, Perugia e Bologna
Dopo i primi studi presso il collegio germanico a Roma, nel 1567 Ludovico II de Torres si recò a studiare diritto a Perugia, presso il collegio della Sapienza Vecchia, dove entrò in contatto con l’Accademia degli Eccentrici.
Nel 1574 gli fu dedicata un’orazione latina da G. Anastagi. Di questo periodo è una controversia col vescovo di Trivento dal quale, nel 1569, il Torres riuscì a ottenere una pensione annua di duecento ducati.
Fu poi a Bologna, dove portò a termine gli studi in diritto canonico e civile. La sua formazione giuridica e umanistica gli consentì di occuparsi tanto dell’amministrazione ecclesiastica quanto della storia, degli archivi e dei privilegi della Chiesa di Monreale.
Il servizio presso lo zio a Monreale
Nel maggio 1574 lo zio paterno Ludovico, divenuto arcivescovo di Monreale, chiamò il nipote presso di sé come vicario generale. Ludovico II collaborò probabilmente alla preparazione del sinodo tenuto dallo zio nel 1575, le cui Costitutiones provvide in seguito a pubblicare.
Si impegnò inoltre a esplorare l’archivio della diocesi e, su incarico dello zio, iniziò a cercare su vasta scala e a studiare i diplomi e i privilegi riguardanti la diocesi di Monreale. Di questo primo periodo siciliano è anche la pubblicazione delle Epistolae metricae del poeta spagnolo Juan de Verzera.
Nel 1582, su incarico dello zio, curò la pubblicazione a Monreale della Regola del ss. Padre Benedetto con le dichiarationi et costitutioni dei Padri cassinesi. L’anno successivo, su invito dello stesso viceré M. A. Colonna, scrisse, con uno pseudonimo, la prefazione per l’edizione della raccolta delle Costituzioni prammaticali del Regno di Sicilia.
Nel dicembre 1580 ricevette la nomina a referendario delle due Segnature. Presi gli ordini sacri, dopo la morte dello zio nel 1584, restò stabilmente a Roma.
Gli studi su Monreale
Nel 1588 Ludovico II de Torres pubblicò a Roma, primo frutto dei suoi studi su Monreale, la Descrittione del real tempio et monasterio di S. Maria Nuova di Monreale, con lo pseudonimo di G. L. Lello.
Nel 1596 pubblicò a Roma, ancora con lo pseudonimo di G. L. Lello, la sua opera principale: L’historia della Chiesa di Monreale. Il libro comprendeva quattro parti.
- La prima era la già pubblicata Descrittione.
- Seguivano le Vite de gli arcivescovi, abati e signori di Monreale per annali.
- La terza parte era il Sommario de i privilegi dell’arcivescovado di Monreale per ordine d’anni, «uno dei primi esempi di storia diplomatica di una singola chiesa».
- L’ultima comprendeva il De reaedificatione monasterii S. Martini de Scalis, libellus ante ducentos annos a pio auctore conscriptus.
Il libro fu ristampato a Roma nel 1616, a Palermo nel 1702 con gli ampliamenti di M. Del Giudice e, infine, a Bologna nel 1967.
Nomina ad arcivescovo di Monreale
Nel gennaio 1588, su proposta del re di Spagna, Ludovico II de Torres fu creato arcivescovo di Monreale. La consacrazione episcopale ebbe luogo il 31 gennaio 1588 nella chiesa romana di San Lorenzo in Damaso.
Fu consacrato dal cardinale Gabriele Paleotti, assistito da mons. Silvio Savelli, allora arcivescovo di Rossano, e da mons. José Esteve Juan, vescovo di Vieste.
Come già era accaduto per lo zio, i frutti della ricca diocesi, pari a 40.000 ducati, restavano riservati al cardinale Alessandro Farnese. Solo quando il Farnese morì Ludovico II poté disporre delle rendite di Monreale.
All’atto della nomina all’arcivescovato era stato anche deciso lo stanziamento di una pensione di 10.000 ducati, da pagarsi annualmente sulla mensa vescovile a una persona scelta dal papa, una volta cessata la rendita del Farnese. Tale pensione fu poi assegnata al nipote di questo, Edoardo Farnese.
Il seminario e il rinnovamento della diocesi
A Monreale Ludovico II si impegnò subito a far costruire un seminario, che fu terminato nell’agosto del 1590 e al quale donò la sua ricca biblioteca. La biblioteca ancora oggi porta il suo nome: Biblioteca Ludovico II De Torres.
Proprio a causa del seminario venne a lite giudiziaria con i cardinali Edoardo Farnese e S. Tagliavia d’Aragona, commendatario dell’abbazia di S. Maria d’Altofonte, che si rifiutarono di pagare le tasse imposte dal Torres sui loro benefici per il finanziamento del seminario.
La causa si concluse con un compromesso proposto da F. Mantica, in qualità di giudice delegato del papa, solo nel dicembre 1594. Il seminario rappresentò uno degli strumenti principali attraverso cui l’arcivescovo cercò di riorganizzare la vita ecclesiastica della diocesi.
Deciso fautore del nuovo corso tridentino, e come tale celebrato da tutti i biografi, il Torres ne volle realizzare in pieno il programma per quanto riguardava il potere dei vescovi e la “razionalizzazione” della diocesi, con il seminario, il catechismo e il registro dei poveri.
Non si può dire, tuttavia, che seguisse fedelmente e rigorosamente tutti gli aspetti del programma tridentino: lo stesso Filippo Neri lo ebbe a riprendere per «non so che cosa de pluralità de benefitii o de residenza di vescovado».

Sinodi, opere edilizie e governo ecclesiastico
Pur risiedendo quasi sempre a Roma, periodicamente Ludovico II de Torres si recava nella sua diocesi, dove celebrò vari sinodi. Otto secondo il Millunzi, negli anni 1590, 1591, 1593, 1594, 1596, 1597, 1599 e 1606; sette secondo il Collura.
In parte continuando opere già iniziate dallo zio, fece eseguire molti lavori sia nel paese sia nel duomo di Monreale. Tra questi va menzionata l’edificazione della cappella di San Castrense.
Nel duomo di Monreale, nella cappella di San Castrense, si conserva una statua di marmo di Ludovico II inginocchiato, in posizione di adorazione. Nella stessa cappella, dietro l’altare, un quadro del pittore monrealese Pietro Novelli raffigura San Castrense con Ludovico II.
Gelosissimo delle sue prerogative episcopali, non esitò, in loro difesa e riprendendo vecchie ruggini, a entrare in urto col capitolo di Catania e, a più riprese, coi benedettini di Santa Maria Nuova e con quelli di San Martino delle Scale.
Con il capitolo di Catania la lite scoppiò dopo la visita generale da lui compiuta nella diocesi nel 1599. La questione si trascinò fino al 1606, quando Roma riconobbe Monreale come Chiesa metropolitana rispetto a Catania.
Con i benedettini di Santa Maria Nuova il Torres si batté perché gli venisse riconosciuta la podestà di abate, ottenendola di fatto nel 1604.
Rapporti con la Curia romana e gli ambienti culturali
Dopo la morte dello zio nel 1584, Ludovico II de Torres restò stabilmente a Roma. Il cardinale Alessandro Farnese lo volle suo vicario in San Lorenzo in Damaso.
A Roma il Torres strinse rapporti con vari personaggi di rilievo della Curia e della cultura del tempo. Tra questi vi era Cesare Baronio, che, ricevuto da Gregorio XIII l’incarico di rivedere l’edizione del Martirologio romano, riconoscendo la preparazione del Torres gli diede da rileggere i suoi scritti prima della pubblicazione.
Baronio attestò la propria stima al Torres nella prefazione all’edizione del 1586, dedicandogli anche l’undecimo tomo degli Annales. Il Torres frequentava inoltre la cerchia di letterati che gravitava intorno al cardinale Cinzio Aldobrandini.
In questo ambiente ebbe contatti con Torquato Tasso. Nel periodo in cui fu a Roma, dal maggio 1592 al dicembre 1593, il poeta gli scrisse due lettere, cercando in lui un protettore e sperando soprattutto di ottenere facilitazioni per tornare a Napoli a curarsi.
Tasso dedicò al Torres due sonetti, e il Torres fu tra coloro che si adoperarono presso Alfonso II d’Este per la liberazione del poeta. A Roma strinse amicizia anche con Aldo Manuzio, Silvio Antoniano, Roberto Bellarmino, Federico Borromeo, Giovenale Ancina, Agostino Valier e Nicio Eritreo.
Fu in rapporti con Filippo Neri, di cui era penitente, e con la cerchia dell’Oratorio. Nel 1593 sottopose forse al giudizio del Neri le regole del suo seminario.
Quando Clemente VIII pensò di elevare ad alte dignità alcuni membri della Congregazione dell’Oratorio, il Torres incentivò «con consigli l’inclinatione del Papa». Nel 1595, alla morte del Neri, ricevette l’incarico, insieme al vescovo di Cassano, di iniziare a istruire il processo di beatificazione.
Il cardinale Agostino Valier fece comparire il Torres come personaggio nel suo dialogo Philippus sive de christiana laetitia.
Incarichi e riforme liturgiche
Nel 1591 Ludovico II declinò, per motivi di salute, l’offerta di nomina a nunzio presso l’imperatore fattagli da Gregorio XIV. Nello stesso anno rifiutò anche la carica di visitatore generale delle chiese del Regno di Napoli offertagli dal papa.
Legato al partito spagnolo, non volle ledere la prerogativa del re in quel campo. Nel 1591 Filippo II lo aggregò al suo Supremo Consiglio.
All’inizio del 1592 il Torres fu chiamato a Roma dal neoeletto Clemente VIII, che lo inserì nella commissione per la visita generale alle chiese di Roma. Collaborò anche all’elaborazione del nuovo Pontificale, terminato all’inizio del 1596.
A Roma collaborò alla stesura del Cerimoniale dei vescovi, ultimata nel 1600. Clemente VIII lo chiamò poi a far parte della commissione per la revisione del Breviario Romano, ultimato nel maggio 1602.
Prese anche parte alla revisione del Messale, pubblicato nel 1604. Fu nominato inoltre membro di conserva della congregazione De auxiliis.
Il cardinalato
Nel concistoro dell’11 settembre 1606 Ludovico II de Torres fu creato cardinale da Paolo V, nell’ordine dei presbiteri, con il titolo di San Pancrazio fuori le mura.
In questa basilica compì vari lavori di sistemazione e di restauro. Il suo titolo cardinalizio rimase legato alla basilica di San Pancrazio fino alla morte.
| Incarico | Periodo |
|---|---|
| Arcivescovo metropolita di Monreale | 22 gennaio 1588 - 8 luglio 1609 |
| Cardinale presbitero di San Pancrazio fuori le mura | 19 dicembre 1606 - 8 luglio 1609 |
| Bibliotecario di Santa Romana Chiesa | 4 luglio 1607 - 8 luglio 1609 |
Attività cardinalizia
Destinato alla Congregazione dei Riti, Ludovico II portò a termine nel 1608 il processo di canonizzazione di santa Francesca Romana.
Sul finire del 1606 entrò anche a far parte della Congregazione della Guerra, voluta da Paolo V nell’ambito dello scontro con Venezia. Nel marzo 1607 fu creato protettore della Congregazione dei chierici regolari delle scuole pie del Calasanzio.
Morto Cesare Baronio, gli successe il 4 luglio 1607 come bibliotecario della Biblioteca Vaticana. Nel 1608, su incarico di Filippo III, fu visitatore generale delle chiese del Regno di Sicilia.
Morte e sepoltura
Ludovico II de Torres morì a Roma l’8 luglio 1609, all’età di 57 anni. Dopo una prima sepoltura nella basilica di San Pancrazio, la salma fu traslata a Monreale.
Il cardinale riposa nella cappella del Santissimo Sacramento della cattedrale di Monreale. Nella cappella di San Castrense sono presenti immagini che ne ricordano la figura e il ruolo nella storia della cattedrale.
Nella cattedrale di Malaga, nella cappella di San Francesco d’Assisi, si trova il mausoleo di Luis II, a volte indicato come Ludovico de Torres, arcivescovo di Monreale, morto nel 1609.

Genealogia episcopale
- Arcivescovo Filippo Archinto
- Papa Pio IV
- Cardinale Giovanni Antonio Serbelloni
- Cardinale Carlo Borromeo
- Cardinale Gabriele Paleotti
- Cardinale Ludovico de Torres
Successione degli incarichi
Arcivescovo metropolita di Monreale
Predecessore: Ludovico de Torres I. Ludovico II de Torres ricoprì l’incarico dal 22 gennaio 1588 all’8 luglio 1609. Successore: Arcangelo Gualtieri, O.F.M.
Cardinale presbitero di San Pancrazio fuori le mura
Predecessore: Domenico Ginnasi. Ludovico II de Torres ricoprì il titolo dal 19 dicembre 1606 all’8 luglio 1609. Successore: Gabriel Trejo y Paniagua.
Bibliotecario di Santa Romana Chiesa
Predecessore: Cesare Baronio. Ludovico II de Torres fu bibliotecario della Biblioteca Vaticana dal 4 luglio 1607 all’8 luglio 1609. Successore: Scipione Caffarelli-Borghese.
Memoria monumentale e stemmi
Il nome di Ludovico II è legato al duomo di Monreale, alla cappella di San Castrense e alla Biblioteca Torres. Nella cappella si trovano una statua marmorea del cardinale inginocchiato e un dipinto di Pietro Novelli che raffigura San Castrense con Ludovico II.
Lo stemma della famiglia de Torres è descritto come d’argento? La tradizione araldica riportata per la famiglia indica invece «di rosso a cinque torri d’oro disposte a croce di Sant’Andrea». La famiglia ebbe dimora a Napoli e si articolò in diversi rami nobiliari distribuiti tra Spagna e Italia.
A Roma la famiglia possedette il Palazzo de Torres, poi Palazzo Lancellotti de Torres, e una cappella nella chiesa di Santa Caterina dei Funari. Il palazzo fu iniziato a partire dal 1542 grazie a Ludovico de Torres, arcivescovo di Salerno, che acquistò alcune case preesistenti; il progetto fu eseguito dall’architetto napoletano Pirro Ligorio.
La memoria della famiglia è documentata anche nella cattedrale di Malaga, nella cappella San Francesco d’Assisi, dove sono conservati mausolei e stemmi dei Torres.