Una lettera di addio a un sacerdote è soprattutto un gesto di gratitudine per il cammino condiviso, per il servizio pastorale svolto e per il bene ricevuto dalla comunità. Il distacco può essere doloroso, ma nella fede l’addio diventa spesso un arrivederci, accompagnato dalla preghiera e dalla certezza che il ministero continuerà a portare frutto anche in una nuova parrocchia.
Le parole più adatte sono sincere, rispettose e personali: ricordano gli anni trascorsi insieme, l’accoglienza, la predicazione, la vicinanza agli anziani, agli ammalati, ai giovani e alle famiglie, chiedono perdono per le incomprensioni e affidano il sacerdote alla benedizione del Signore.
Lettera di addio a un sacerdote dopo molti anni di ministero
Carissimo Don Giacomo, è con immenso affetto e gratitudine, che questa sera, ci troviamo qui riuniti per rendere grazie a Dio del dono della vostra persona. In nome del Consiglio Pastorale Parrocchiale e interpretando i sentimenti della Chiesa di San Paolo, voglio rivolgervi queste parole di saluto e di arrivederci. Sono le parole che nessuno di noi avrebbe mai voluto pronunciare e mai avrebbe voluto ascoltare!
E invece eccoci qui, nostro malgrado a pronunciarle e ad ascoltarle, increduli e frastornati come tutta la nostra comunità parrocchiale! Credevamo di aver passato i momenti difficili, e pieni di fiducia avevamo ricominciato a sperare e a credere in giorni migliori. Ci siamo sbagliati.
Aleggiava già da tempo la voce del vostro trasferimento, ma nessuno ci voleva credere fino a quando, abbiamo avuto la certezza quel fatidico 12 giugno, quando sua Eccellenza Mons. Fortunato Morrone ha notificato il vostro trasferimento. È stato come un pugno nello stomaco.
Ci dicono che bisogna andare avanti e noi lo faremo, ci dicono che cambiano i pastori ma la parrocchia rimane, è vero anche questo. Ma nessuno potrà impedirci di continuare a fare quello che faticosamente abbiamo costruito insieme, ovviamente nel rispetto del vostro successore.
Siete arrivato ventisette anni fa con l’entusiasmo di un giovane prete e di chi è chiamato ad affrontare una grande sfida. Lo avete fatto con dedizione, con discrezione e con impegno. Come il buon samaritano, avete preso per mano la nostra comunità e avete contribuito a farla risvegliare e a farla rinascere.
Siete sempre stato il PARROCO di tutti! Ventisette anni insieme, sono una vita, ma sembra solo ieri! In questo momento i ricordi si affollano nella mente e gli occhi si riempiono di lacrime.

Il dono della presenza e della vita comunitaria
È stato sicuramente il Signore che vi ha messo sul nostro cammino, che ci ha regalato il dono grande della vostra presenza nella nostra vita. Ci sono persone che passano senza lasciare un segno, voi avete sconvolto la vita della nostra comunità, di tutti noi che avete voluto accanto in questi anni.
Avete creato una famiglia, con la quale avete condiviso gioie e dolori, avete fatto nascere in noi lo spirito di comunità, che è alla base del vivere cristiano. Ci avete insegnato che stare insieme nei momenti felici, amplifica la gioia; che stringersi agli altri nei momenti di dolore, non annulla la sofferenza, ma la rende più sopportabile.
L’altro conta più di noi stessi, e per questo bisogna aprire le porte e non chiuderle, essere sempre pronti ad accogliere, con un sorriso, con uno sguardo amorevole. “Voi siete stato il sacerdote dell’accoglienza”.
Il vostro carisma di uomo e di sacerdote si è rivelato significativo per noi: abbiamo imparato e ricevuto molto, soprattutto per la preziosa intensità delle vostre omelie, vere e proprie catechesi. “Ci vuole calore, ci vuole anima nel predicare” (Don P. Mazzolari), e a Voi questa dote non manca.
La vicinanza nelle difficoltà e nella pandemia
Anche durante questa pandemia, la vostra presenza è stata sempre costante, non ci avete lasciati orfani delle celebrazioni domenicali. “Distanti fisicamente, ma vicini spiritualmente” è stata l’iniziativa più bella che potevate trovare per non farci sentire soli.
Ci avete insegnato a pregare con il canto, citando sempre sant’Agostino che diceva «chi canta prega due volte». La vostra voce melodiosa ha sempre riempito di spiritualità questo Santuario.
Tanti sono i grazie che vorremmo farvi, ma non basterebbero fogli su fogli per poterli scrivere, ma fra i tanti vogliamo ringraziarvi per la Vocazione Sacerdotale di Don Giuseppe Stranieri, il nostro Peppe.
Con il vostro aiuto e preghiera lo avete accompagnato, come un padre sa fare, al raggiungimento del sacerdozio. Giustamente si dice che sono le comunità cristiane che “generano” i sacerdoti, in quanto le vocazioni non vengono giù dal cielo, ma sorgono da quel terreno fertile che è una seria vita di fede delle famiglie e delle comunità.
Ma rimane pur vero che sono la dedizione e lo zelo spirituale dei pastori a “generare” e far crescere le comunità stesse. A lui auguriamo ogni bene.
Un rapporto personale con ogni parrocchiano
Caro Don Giacomo, ognuno di noi conserverà di voi un ricordo tutto suo, particolare, unico, personale, così come particolare, unico e personale è stato il suo rapporto con voi. Ognuno di noi vi ha conosciuto e “vissuto” a modo suo, a volte anche in conflitto, con le vostre ragioni o con il vostro modo di fare, ma comunque portandovi tanto affetto.
Grazie Don Giacomo, per averci fatto capire quanto sia vero che, come diceva don Tonino Bello, “il viaggio più lungo è quello che conduce alla casa di fronte” e averci dato la voglia di percorrerlo ogni giorno.
Mentre vi ringraziamo di tutto quanto avete fatto e vi assicuriamo il nostro accompagnamento nella preghiera, e vi chiediamo scusa per qualche amarezza che vi abbiamo dato, non possiamo dimenticarci della vostra cara mamma Santina, che dal cielo è unita a noi per ricevere questo saluto.
A lei il nostro particolare ringraziamento perché ci ha fatto sentire sempre l’amore materno, con i suoi consigli, le sue attenzioni, il suo affetto e anche …. come tutte le mamme qualche …. sgridata, facendoci così diventare un po’ “fratelli e sorelle” di don Giacomo e di Mirella.
Affrontare il distacco nella fede
Certamente per noi nasce un periodo di smarrimento, ma come cristiani dobbiamo andare avanti e starvi vicino, perché comprendiamo, che anche per voi è una sofferenza dire “addio” a questa comunità dopo ventisette anni vissuti insieme.
Siamo certi Carissimo Don Giacomo, che dopo essere stato per un lungo tratto della vostra vita nostro pastore e compagno di cammino, troverete la gioia di rimettervi al lavoro e la forza di ricominciare.
E allora vogliamo ringraziare Dio per avervi mandato tra noi, perché ci avete insegnato che il Noi, vale molto di più dell’io. Il dono più bello che vogliamo farvi è il nostro affetto, per Voi.
Il Signore continui a vivere nella vostra vita. Vi colmi di ogni benedizione e grazia spirituale, vi conceda salute e protezione e illumini i vostri passi.!!! Portate nel vostro cuore e nelle vostre preghiere, sta bella parrocchia! Ciao Dongy! La Comunità.
Una preghiera per il sacerdote
Grazie fratello mio! Grazie perché hai fatto della tua vita un tabernacolo vivente di Cristo. Per non risparmiarti mai nell’amore, nel servizio e nell’ascolto; per far sì che il gregge del Signore sia il tuo primo pensiero al mattino e l’ultimo la sera.
Grazie per renderci Chiesa intorno alla Sua mensa. Grazie per la tua umanità che ci permette di incontrare la divinità di Cristo in te, ché solo se ti vedo come figlio donato, posso vedere il Volto del Maestro.
Non ti chiedo di essere perfetto, incrollabile, un supereroe o segni divini, io la vedo la tua umanità che è anche la mia. Ma ti vedo anche mani che consacrando pane e vino mi donano il corpo e il sangue di Cristo ed è per questo che l’unica cosa che ti chiedo, con tutto il cuore, è che le tue vesti profumino di gregge.
Perché noi crediamo in un Padre che è pastore, in una Chiesa che non è una reggia ma una valle verdeggiante, un pascolo erboso. Scusaci se troppo spesso ci dimentichiamo della tua carne, dei tuoi dubbi, dei tuoi deserti, se non vediamo le tue lacrime.
Per tutte le volte che non ci siamo accorti delle tempeste nel tuo cuore. Tu parlaci! Non ti stancare di far echeggiare la Parola, perché in te noi ascoltiamo la Voce del Signore.
Non alzare muri con le tue pecore, chiamale a raccolta ma non scordare di usare la misericordia per i cuori feriti. Sei Ministro della Chiesa in cui credo, una Chiesa che mi è madre, non giudice, che mi accoglie e non mi condanna, una Chiesa mi parla e non mi accusa, che mi ascolta e non mi ammuta.
In una Chiesa che comanda la fraternità, dove sono i nostri piedi il punto primo della comunione. Uno sguardo in basso. Uno sguardo verso l’ultimo. Uno sguardo verso la terra.
Dove pastori e pecore si fondono nell’unico grande desiderio di Dio: essere perfetti nell’amore tra noi, in Dio, fino alla fine. È da questo che ci riconosceranno suoi discepoli. È da questo che ci riconosceranno Chiesa. È da questo che ci riconosceranno Amore.
Prego lo Spirito Santo che tu possa continuare a guidare i nostri passi verso il cielo e che i tuoi, attraverso l’Eucarestia, diventano per noi porta santa dell’amore di Dio. Grazie fratello mio!
Un modello per un sacerdote trasferito in una nuova parrocchia
Caro Don Lorenzo, questo è uno di quei momenti nei quali nella vita non vorremmo mai trovarci. Ma è la vita stessa, nella sua essenza naturale, che ci conduce sempre, nostro malgrado, ai distacchi più o meno profondi e sempre dolorosi.
La nostra esistenza terrena è una serie di cicli ed oggi siamo qui ad affrontare, con la dovuta serenità d’animo alla quale il buon Cristiano è abituato in funzione della propria Fede, uno dei cicli di vita della nostra Comunità e del nostro Parroco Don Lorenzo iniziato otto anni fa e che si concluderà a giorni.
Abbiamo già avuto diversi incontri, privati ed istituzionali, parlando ed immaginando questo momento che non sarà mai uguale al momento del vero distacco. In occasione del tuo avvicendamento ciò che ci aiuta e ci consola è che non è un “addio” ma un “arrivederci”.
Abbiamo cercato di condividere - e forse non sempre riuscendoci - le gioie, i dolori e le preoccupazioni. La nostra riconoscenza è grande per il dono della tua presenza attenta e ricca, in particolare nei confronti dei nostri giovani e dei nostri anziani.
Siamo profondamente orgogliosi di avere avuto un “Pastore” come te che con la sua pazienza e disponibilità ci ha guidati nella sua complessa - e forse poco compresa - missione ma che è riuscito a rendere viva la Comunità.
Sono tanti i ricordi piacevoli che custodiamo nella nostra mente e nei nostri cuori, tanti quanto il tempo vissuto insieme a te. Abbiamo passato anche momenti difficili, momenti di incomprensione, momenti di delusioni ma il ricordo più bello è quello di averci accettato così come siamo, con tutti i nostri pregi e difetti e di aver ricevuto in cambio l’amore che un padre ha verso i propri figli.
Sono certo di interpretare il pensiero della Comunità Usticese esprimendoti il nostro “GRAZIE !” dal profondo del cuore per gli anni vissuti con te in questa Comunità ed un vero grazie per tutto quello che hai fatto in particolare per ognuno di noi e ti ricorderemo sempre come parroco di questa Chiesa e non solo come un vero Padre ma come un fratello.
Grazie per i tuoi consigli, grazie per aver accettato i nostri limiti e le nostre titubanze, grazie per averci sempre incoraggiati a fare meglio, grazie per essere stato zelante “operaio” della Chiesa affinché la nostra Comunità fosse prolifera di buone azioni.
Don Lorenzo, hai percorso un tratto della tua vita insieme a noi e ti assicuro che il tuo passaggio, fra slanci e battute d’arresto, fra pregi e fragilità, lascerà indubbiamente un segno indelebile nel tempo.
Il tuo trasferimento è segno tangibile della provvisorietà di questi legami, umanamente importanti, ma destinati a cambiare, soprattutto nella vita di un sacerdote; sono convinto comunque che, con la tua determinazione, saprai ricominciare in un nuovo ambiente e con nuove persone.
L’augurio di tutti noi qui presenti, si concretizza nelle parole di San Francesco che, con gioia vera, doniamo a te questa sera: “Il Signore ti benedica e ti custodisca, mostri a te il Suo volto e abbia misericordia di te. Rivolga verso di te il Suo sguardo e ti dia pace”.
Quando il sacerdote ha guidato la comunità per undici anni
La nostra comunità è raccolta in questo bellissimo tempio per lodare anzitutto il Signore e Maria, nostra dolcissima Madre, che questa sera abbiamo onorato con la pia pratica della Stella. Ma siamo qui anche per salutare il nostro pastore.
È questo, per la nostra comunità, un tempo forte che stiamo vivendo nella fede e nell’abbandono alla Provvidenza e alla volontà di Dio. Ogni distacco, soprattutto dalle persone che si amano, è fonte di incertezza, di inquietudine, di vuoto perché interrompe e modifica relazioni umane consolidate nel tempo.
Caro Don Pasquale, sei stato pastore di questa comunità per 11 anni. L’hai guidata con mitezza, sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà e timor di Dio nel suo cammino di santità.
Hai accompagnato questo piccolo gregge, che ti è stato affidato nel 2010, sulla via che avevi ben chiara: quella che porta alla salvezza. Hai atteso che tutte le pecorelle arrivassero, sia quelle più veloci e vicine alla guida, che quelle più lente.
E come ti chiese il compianto Vescovo Martella, hai custodito questa chiesa e questa comunità come una perla preziosa. Ami profondamente ciascuno di noi, nonostante le nostre mancanze. Sacrifichi te stesso per amarci come Cristo ama la Chiesa, sua Sposa.
Offri sicurezza con la tua parola, che sembra capace di aprire le acque come fece Mosè. Doni energia con i consigli e le tue risposte sempre pronte, che sono per noi dei “comandi” per l’autorevolezza con cui ti esprimi.
Ci incoraggi a cambiare il nostro modo di vivere la fede, a essere “cristiani veri”. Ci inciti ad essere cristiani “coerenti”, in tutte le manifestazioni della nostra vita, nella famiglia, nel lavoro e nella società civile.
Ci rammenti che solo Cristo è la Via, la Verità e la Vita. Ci insegni che essere veri cristiani è scomodo, ci si sporca le mani e, talvolta, si è perdenti su questa terra.
Ci ricordi che Cristo non è venuto a proporci il “quieto vivere” come obiettivo, ma la salvezza eterna, e che esistono dei valori fondamentali che devono guidarci nel nostro agire, ovvero quelli del Vangelo.
Ci mostri cosa vuol dire essere “membra vive” del corpo di Cristo, sua Chiesa. Ci fai capire quanto sia importante lottare contro le insidie del “mondo”.
Ci aiuti a “sbloccare” le nostre ali, perché siamo fatti per “volare”, anche se spesso lo dimentichiamo perché è più facile rimanere a terra e accontentarsi del “pastone”.
Ci insegni il valore del sacrificio, della stima reciproca, della vicinanza, della disponibilità per i fratelli, della generosità, della prudenza. Ci ricordi il valore della libertà.
Essere liberi non vuol dire poter fare quello che si vuole, ma volere ciò che è “vero” con la propria intelligenza, volontà, capacità di decidere. Gesù dice: «Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la Verità e la Verità vi farà liberi» (Giovanni 8,31-32).
Sai scuoterci, svegliarci, farci riscoprire com’è bello essere “affamati” di Dio, quanto è straordinario stare insieme: bambini, ragazzi, adulti, famiglie. Quanto sia di vitale importanza essere presenza sempre viva accanto agli anziani e agli ammalati.
Sei un sacerdote coraggioso! Sai riconoscere con lucidità e franchezza i pregiudizi, i mali del nostro tempo, i comportamenti errati. Ti addentri, nelle tue omelie, in discorsi scomodi, capaci di stimolare le coscienze delle persone.
Porti la tua parola in luoghi e contesti non usuali. Ognuno di noi conserva di te un ricordo unico, personale e speciale come unico, personale e speciale è stato il rapporto di ciascuno di noi con te.
Sei stato e sei l’amico “vero”, il sacerdote che vuole davvero il bene della porzione di popolo di Dio a lui affidato. Sei un sacerdote per tutti, un vero “alter Christus”: per bambini, giovani, anziani, ammalati senza nessuna distinzione, anzi con particolare attenzione nei confronti di quanti si trovano in difficoltà spirituali e materiali.
Continuare il cammino dopo il trasferimento
Don Pasquale, hai percorso un tratto importante della tua vita con noi: qui sei cresciuto come uomo, come sacerdote, come parroco. Ci siamo impegnati nel condividere le gioie, i dolori e le preoccupazioni.
Abbiamo affrontato insieme anche momenti difficili: ma tu ci hai accettato così come siamo. Ma è stupendo ricordare tutti i momenti di gioia trascorsi insieme e ti assicuriamo che il tuo passaggio lascerà indubbiamente un segno indelebile nel tempo.
Ci sentiamo privilegiati per averti conosciuto e apprezzato. Anche adesso ci insegni a usare gli occhi della fede. Questo distacco è segno concreto della tua vera e profonda appartenenza al Signore: sì, perché un sacerdote non si appartiene e non appartiene alla sua gente, se non per fede.
Ci mostri concretamente cosa vuol dire «sia fatta la Tua volontà». Per il tuo esempio, anche noi abbiamo accettato con senso di responsabilità questo disegno di Dio, seppure sia naturale un po’ di disorientamento.
Siamo però convinti che, per te e per noi, valga quanto disse Cristo: «Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna» (Matteo 19,29).
Ora, cercheremo, anzi, siamo sicuri di essere terreno fertile per il seme che hai piantato. Lavoreremo alacremente il terreno delle nostre anime, affinché il grande albero della Chiesa possa essere ancora più rigoglioso e dare nuovi frutti, possa essere riparo e conforto per chi cerca rifugio, possa essere il segno veritiero che il nostro è un cammino che porta verso il cielo.
Metteremo in atto quanto abbiamo appreso da te e le tue raccomandazioni. Porteremo avanti i progetti e continueremo a rendere ancora più bella la nostra comunità.
Saremo “esigenti”, come ci hai chiesto sempre tu, consapevoli che questo è un modo per crescere come uomini e come cristiani. Ci interrogheremo sulle parole del Vangelo, sulla nostra vita, sulla nostra parrocchia e cercheremo di rafforzare la nostra fede.
Questo è il nostro impegno. Nel sorriso dei nostri bambini rivedremo il tuo sorriso sempre tenero verso di loro ai quali, durante il percorso di catechesi, hai sempre mostrato il volto gioioso di Gesù, la bellezza di offrirsi agli altri e dello stare insieme, collaborando e confrontandosi sempre con serenità e rispetto reciproco, senza prevaricazioni.
Nell’entusiasmo e nella voglia di fare dei nostri giovani, ritroveremo il tuo entusiasmo. Nello sguardo pieno di speranza dei nostri anziani e ammalati, il tuo sguardo pieno di conforto donato a chiunque ne avesse bisogno.
Nella gioia di chi proclama la Parola di Dio riascolteremo il tuo costante invito a realizzare nella nostra vita la Parola del Padre che ci parla.
Nelle nostre famiglie, radunate nel pregare insieme e nella partecipazione all’Eucaristia, la tua incessante esortazione ad essere testimonianza dell’amore di Cristo e autentiche “Chiese domestiche”.
Infine, nello sforzo di essere una comunità unita, superando tensioni e divisioni, rivivremo la tua umiltà e la tua capacità di ascolto paziente dell’altro e di dialogo.
Una benedizione per il nuovo ministero
Preghiamo il buon Dio, nostro Padre, affinché ti conceda la gioia di ricominciare, la capacità di rinnovarti nella fede e il dono di una riconversione in Dio, con Dio e per Dio.
Maria Immacolata non mancherà di farti sentire forte la Sua materna protezione. E le nostre preghiere ti accompagneranno lungo tutto il tuo percorso di vita, per tutto il tuo ministero sacerdotale, ovunque il Signore voglia concederti di essere.
Don Pasquale, non è un addio, né un arrivederci, ma il semplice saluto serale che eravamo soliti donarti alla fine della giornata e che non abbiamo mai saputo esprimere se non con un semplice “ciao Don!”.
Concedici un’ultima parola, che speriamo risuoni nel tuo cuore, oggi e sempre: ti vogliamo bene. Siamo certi che ci porterai tutti e ciascuno nel tuo cuore, pregando affinché questa tua comunità continui a camminare lungo la strada della santità.
Grazie don Pasquale e buon cammino!
La Comunità ha qualcosa da dire al proprio Parroco
Un saluto dopo dieci anni di servizio pastorale
Quando Don Arcangelo ha annunciato per la prima volta, il 14 aprile 2003, durante una riunione del Consiglio Pastorale, il suo trasferimento come Parroco alla Chiesa Madre di San Pancrazio, siamo rimasti tutti sbalorditi, increduli, smarriti, dispiaciuti e pieni di rabbia, tanta rabbia nei confronti di una decisione che era stata presa senza aver ascoltato prima il nostro parere, come Consiglio Pastorale e come Comunità.
Abbiamo ritrovato i medesimi sentimenti nei volti delle persone alle quali Don Arcangelo ha annunciato la “triste novella”, durante le celebrazioni liturgiche dei giorni successivi. Abbiamo visto giovani, anziani, adulti, sofferenti, disabili piangere a quella notizia.
Con dignità, contenimento e discrezione, abbiamo vissuto, come comunità, il dolore per il trasferimento del nostro Parroco presso un’altra parrocchia, rassegnati e obbedienti come lui ha voluto che fossimo.
E così, tra pochi giorni, diremo addio a Don Arcangelo, dopo 10 anni di tanto lavoro fatto insieme. Come è stato scritto in un articolo pubblicato su Veglieonline, con il quale si reclamava per lui l’attestato di “Cittadino Vegliese Benemerito”, lui andrà via portando con sé le sue poche cose, ma lascerà a noi vegliesi tutti, una enorme ricchezza.
Accanto ad una INTENSA ATTIVITA’ PASTORALE E AD UN INFATICABILE CAMMINO DI FEDE E DI RINNOVAMENTO CULTURALE E SOCIALE, dei quali abbiamo beneficiato soprattutto noi, suoi parrocchiani, Don Arcangelo ha portato avanti, in questi 10 anni, una PREZIOSA ATTIVITA’ DI RECUPERO, SALVAGUARDIA, CONSERVAZIONE E VALORIZZAZIONE DEI BENE ARTISTICI, STORICI E CULTURALI DELLA NOSTRA CITTADINA.
Dimenticarlo sarà impossibile, perché ogni ministro, ogni gruppo, ogni associazione, ogni disabile o sofferente, ogni particolare architettonico, ben curato e valorizzato, ci parleranno di lui, testimonieranno la sua eredità.
Caro Don Arcangelo, ognuno di noi conserverà di te un ricordo tutto suo, particolare, unico, personale, così come particolare, unico e personale è stato il suo rapporto con te.
Ognuno di noi ti ha conosciuto e “vissuto” a modo suo, a volte anche in conflitto, con le tue ragioni o con il tuo modo di fare, ma comunque portandoti tanto affetto.
Ciò che li accomuna è l’amore verso di te, maestro e guida in questo lungo viaggio durato 10 anni, e la profonda riconoscenza per tutto ciò che, grazie a te, è stato realizzato, sia in termini di cammino comunitario e pastorale che in ambito sociale, culturale, storico e artistico.
Ringraziamenti per l’aiuto spirituale e umano
Don Arcangelo, grazie per il tuo aiuto materiale e spirituale. Nei momenti di difficoltà tu sei stato sempre presente con la tua parola di fede, che ci ha aiutati ad andare avanti, nei momenti difficili.
Grazie per l’insegnamento che hai voluto dare ai miei figli per una vita spirituale, ma i figli crescono e si perdono strada facendo. Ti ringrazio anche per la tua disciplina, che ci ha insegnato a rispettare i luoghi sacri, a raccogliere anche un filo di cotone caduto per terra, pur di mantenere pulita e perfetta la chiesa.
Siamo tutti molto dispiaciuti per la partenza del nostro parroco, Don Arcangelo, che tanto ha fatto per la comunità, specie la formazione dei vari gruppi che si sono adoperati in vari modi, e al servizio di chi ha avuto più bisogno.
Fra le tante attività promosse, anche il bimestrale “Controvoci” è una sua iniziativa, riuscita molto bene. Apprezziamo moltissimo tutto ciò che ha fatto e lo ringraziamo; gli auguriamo una buona accoglienza nella prossima parrocchia e una altrettanto buona permanenza.
Sono addolorata per il fatto che stia andando via, perché è stato bravo e amoroso con tutti ed io l’ho amato come un figlio e sto provando lo stesso dolore che si prova per la perdita di un figlio.
Io l’ho sempre difeso con sincerità, quando ho sentito qualche critica su di lui. Prima che arrivassi tu, i banchi della chiesa si sporcavano facilmente a causa della terra che cadeva dal soffitto. Tu hai sistemato tutto.
Da quando ci sei tu la nostra chiesa è una meraviglia, sempre perfetta e curata in tutto. Hai fatto tanto e, tra le tante cose, hai creato anche tanti bagni che vanno a vantaggio dei sofferenti. Grazie.
Caro e unico Don Arcangelo, prima di ringraziarti, sento il dovere, come cristiana, di chiederti scusa e poi, dopo di ciò, ottenere il tuo perdono se, in tutti questi anni di vissuto comunitario, io abbia potuto infastidirti, togliendoti tempo, dato che eri preso da tanto da fare.
Se questo è successo, ti assicuro che è stato senza volerlo. Ora, dopo le mie scuse e la mia richiesta di perdono, sento la gioia e la necessità di ringraziarti.
Grazie, caro Don Arcangelo, per il tuo saluto dato per primo; grazie per il tuo sorriso spontaneo, per il tuo contegno e il tuo puntiglio; grazie per le tue scuse e per tutti i tuoi grazie; grazie per tutti i tuoi “no” educativi, che suonavano più come rigore di un generale in caserma e non come un sacerdote in una chiesa.
Grazie, comunque. Tutto questo è servito a farti amare in ogni caso e, di certo, sei stato amato.
Unicamente la consapevolezza che tu sei un viandante al sevizio di Dio, può farci accettare la tua dovuta obbedienza e le dure regole che, sono certa, vengono meno alle regole del cuore e ai sentimenti umani, doni alimentati da Dio.
Nonostante gli umani limiti, sei stato per me una forza trainante e rimarrai una persona a me molto cara. Auguri di cuore e buon proseguimento Don Arcangelo.
Il sacerdote come guida, ascolto e libertà
Grazie Don per l’aiuto datomi nel mio percorso di fede e per la fiducia che da subito hai nutrito nei miei confronti. Grazie Don perché in te c’è sempre stato oltre che il parroco la persona.
Grazie Don per la tua capacità di ascoltare e per la libertà che hai sempre concesso a tutti i tuoi operatori pastorali. Grazie Don perché non mi hai fatto mai sentire in disagio e perché ogni volta che ho chiacchierato con te ho imparato qualcosa.
Grazie Don per tutto quello che lasci in eredità alla nostra comunità parrocchiale. Grazie e poi ancora grazie! Lo vedi Don? Ti ho dato del tu. Me lo hai chiesto tante volte! Grazie anche per questo.
Non ho resistito dal trattenere momenti di emozione interiore, quando ho appreso, con infinita tristezza, la notizia del trasferimento. Sarà per me una perdita dello spirito, della mente e dell’animo.
Grazie Don! Mi comprendeva tanto. E tutto questo si incrociava con la mia situazione di sofferenza fisica. Una spiga di grano, quella che ti ho donato!
Quella spiga di grano lo possa rendere il vero seminatore di gioia, bontà, carità e garbo; non solo con me ma per tutti quelli come me. “Il sorriso è il sole della vita”.
Grazie a Don Arcangelo mi sono inserito nella comunità parrocchiale, ho conosciuto i vari gruppi come la caritas, la schola cantorum di cui faccio parte.
E’ stato per me una guida spirituale e un amico. Mi auguro che il suo trasferimento non interrompa il mio cammino di fede, perché tu, caro Don Arcangelo, mi sei stato di grande aiuto nel mio cammino verso Dio e verso l’intera comunità per tutti questi anni.
E’ doveroso da parte mia dire almeno un grazie a Don Arcangelo. Anche se non faccio parte della sua comunità parrocchiale, ho potuto apprezzare lo stesso il suo impegno per il collettivo e non solo.
Ricordo ancora il suo ultimo saluto alla mia mamma, pieno di speranza, di fede, di eternità. E’ anche grazie a lui se ho gridato goal sul campo da calcio della Cripta Immacolata di Lourdes, trascorrendo degli attimi indimenticabili, invece di starmene per strada; se ho potuto conoscere dal vivo la pittura vegliese; se la mattina del sabato Santo, pur sacrificando ore di sonno, alle 4,30 del mattino ho sempre preso parte alla processione.
Potrei andare avanti all’infinito, ma rischierei di cadere nella noia della monotonia. Grazie Don!!!
Il valore di un saluto corale
E’ questo un momento difficile per “noi”! Un momento in cui sentimenti e stati d’animo spesso contraddittori, a volte anche di rabbia e di disappunto, si insinuano, si sovrappongono nel nostro cuore e nella nostra mente ed esplodono nella maniera più immediata e semplice che esista: in un corale “Grazie Don!”
Perché lui ha dato e ha fatto tanto per la nostra parrocchia senza mai aspettarsi nulla in cambio. Se dovessi elencare tutti i miei grazie per il Don non basterebbero dieci pagine, ma una cosa mi sento di doverla dire: Grazie Don per il tuo caratteraccio, per il tuo essere sempre sincero e schietto, senza peli sulla lingua, incurante delle critiche e dei polveroni che le tue opinioni potevano sollevare.
Grazie per averci insegnato, con il tuo esempio, ad esprimere le nostre idee liberamente, nel rispetto dell’insegnamento evangelico, ma senza aver paura di metterci accanto il nostro nome.
Coloro che esprimono qua al proprio Pastore, con parole proprie, l’apprezzamento per la sua opera o il ringraziamento per quanto da lui ricevuto nel corso degli anni, non alzeranno muri.
Sapranno accogliere il nuovo parroco con lo stesso calore che auspicano venga riservato a Don Michele Arcangelo Martina il giorno in cui varcherà la soglia della nuova parrocchia a cui è destinato.
Il momento del distacco è sempre difficile. Si cerca di renderlo meno doloroso regalando una testimonianza di filiale affetto al Parroco che per tanti anni ha saputo amare e farsi amare dalla propria comunità.
Questo è umanamente bello e non può risultare offensivo per nessuno: né per il Vescovo che ha preso le sue decisioni, né per il Sacerdote che verrà a colmare il vuoto.
Un ringraziamento per l’opera pastorale e sociale
Carissimo don Arcangelo, vorremmo con queste poche riflessioni esprimere il nostro più sincero e vivido ringraziamento per tutto il bene che abbiamo ricevuto in questo tuo soggiorno di quasi dieci anni presso la nostra Parrocchia del SS. Rosario.
Ti ringraziamo indistintamente per il servizio che hai svolto con dedizione e amore specialmente verso le persone e le famiglie bisognose, per aver cercato con tanta cura e paternità di trasformare un piccolo gruppo di coppie in una grande famiglia di cui tu eri un padre per noi e per tutti quanti.
Hai avuto tanto amore per tutti e per tutto, in ogni azione, in ogni gesto, in ogni parola, sempre. Di quell’Amore di cui sono capaci solo le persone che l’Amore lo vivono veramente in Cristo e che solo da Lui può provenire.
Sono quasi dieci anni, caro don Arcangelo, durante i quali hai lavorato molto, trovando una comunità ancorata fortemente ai valori e alle tradizioni religiose cristiane da un lato, e dall’altro una certa lentezza a quelle che sono le novità della Chiesa introdotte dal Concilio Vaticano II.
Hai cercato di far passare la comunità da una appartenenza solo religiosa e devozionalistica ad una vita di fede, di quella fede adulta ed autentica, di persone chiamate a collaborare alla crescita del Regno di Dio.
Ci hai fatto convincere che la Chiesa non è solo clericale, dei preti, ma anche di laici impegnati in prima persona, insieme al proprio parroco, nella evangelizzazione.
Ci hai fatto passare dalla Parrocchia come distributore di servizi, alla Parrocchia come comunità che si fa servizio.
Hai sollecitato i fedeli e tutte le persone impegnate a essere più partecipi alla vita della comunità, non limitandosi alle sole pratiche di pietà ed osservanze, e inserirsi in quella Chiesa viva per diventare ed essere Popolo di Dio in ascolto della Parola che si fa comunione e servizio.
Grazie per l’esempio che ci hai dato di pazienza, di disponibilità verso i nostri figli, preziosissimo nel nostro difficile compito di genitori, creando l’Associazione Sportiva “Don Bosco”.
Grazie per l’impegno e per il sostegno premuroso che hai dato alle persone consacrate presenti in Parrocchia, alla promozione del loro carisma e del loro coinvolgimento nella vita parrocchiale e alla costante proposta vocazionale.
E pensiamo anche all’amore avuto per una presenza qualificata del laicato attraverso la vita di associazione e di apostolato, al continuo richiamo per la formazione e valorizzazione dei laici, per le loro competenze nella vita pastorale, in modo particolare per la pastorale sociale, per le comunicazione sociali, per il volontariato, per le opere di carità, per la cultura, per la promozione della vita, per il sostegno alla famiglia e alla vita.
Una lettera di saluto per quattordici anni di servizio
Carissimo don Leone, È arrivato il momento dei saluti e dei ringraziamenti per questi 14 anni di servizio pastorale davvero intensi e pensiamo anche faticosi in alcuni momenti.
Non deve essere stato facile passare dal seminario alla parrocchia, dall’insegnamento teologico in qualche modo specifico e settoriale, alla responsabilità di una pastorale che abbraccia tutte le realtà della vita con la sua complessità di persone e di situazioni.
Eppure, l’ha fatto egregiamente, con prudenza all’inizio e quindi con saggezza e poi con sempre maggiore sicurezza. All’inizio con l’abito un po’ del professore, ma poi sempre di più con quello del pastore che conosce e comprende le sue pecore, via via sempre più attento all’importanza della relazione umana.
Le basi dottrinali non le mancavano certamente, ma è stata ammirevole la capacità di tradurre e trasmettere con chiarezza e anche, potremmo dire, con umiltà il messaggio evangelico, attento più a proporre che a imporre, nello stile di Gesù.
Ma il suo indirizzo è sempre stato chiaro, nonché deciso. Oggi che ci saluta, sentiamo il dovere di ringraziarla per l’uomo, il sacerdote, il parroco che è stato, anche se i tre aspetti non sono separabili tra loro.
L’uomo e la sua testimonianza
Quando diciamo l’uomo pensiamo alla personalità, al carattere, e quindi all’intelligenza, alla preparazione teologica e culturale, all’integrità morale, all’affidabilità, alla fiducia che ha sempre trasmesso.
Pensiamo al fatto di non aver mai anteposto le sue necessità, i suoi problemi, a quelli del compito che svolgeva. Pensiamo a qualche ricovero-lampo durante il quale neanche ci siamo accorti della situazione.
Mai un periodo di vacanza. Diciamo che qui ha anche un po’ esagerato, ma l’uomo è questo: tutto d’un pezzo, lo possiamo proprio dire, tanto da suscitare un forte rispetto in tutti noi.
Il sacerdote e la Parola di Dio
Il sacerdote, l’aspetto più importante. Lei, don Leone, è stato ed è una figura esemplare di sacerdote, dobbiamo dire nel rispetto di una tradizione che ha caratterizzato da questo punto di vista i sacerdoti di questa parrocchia.
Esemplare nella predicazione, nella pastorale, nella coerenza di vita, nella guida del Consiglio Pastorale verso scelte precise. Il Vangelo, la Parola di Dio, prima di tutto.
Un Vangelo da conoscere e da capire: si spiega così la predicazione mai banale, la puntuale preparazione ai sacramenti, la formazione biblica proposta ogni anno in Avvento e Quaresima, perché “c’è sempre il rischio di farsi un Vangelo per conto proprio, su misura”, come dice lei.
Accanto alla predicazione e alla formazione catechistica-sacramentale, ha curato altri aspetti fondamentali, quali l’educazione, la carità e la dimensione missionaria.
Pensiamo all’attenzione per i catechisti, all’interesse per il lavoro dei vari gruppi, per le dinamiche della scuola materna; al sostegno alla Caritas, alla promozione di iniziative come il Fondo di solidarietà e l’Accoglienza dei rifugiati.
Pensiamo all’invito a considerare le nuove povertà e le situazioni di bisogno presenti in Parrocchia, alle visite ai malati in ospedale, all’attenzione per i missionari e le loro realtà.
In questi ultimi due anni poi ci ha accompagnato nel cammino sinodale diocesano fino all’istituzione della Collaborazione pastorale Antoniana, di cui adesso siamo parte e che continueremo con il nuovo parroco.
Diciamo che lo sforzo da parte sua è stato notevole e ammettiamo che non sempre abbiamo corrisposto con generosità e impegno al suo lavoro e di questo chiediamo noi perdono.
Il parroco e la cura della comunità
Il parroco inteso come l’amministratore e il responsabile dei beni della Parrocchia di cui deve curare la conservazione, lo sviluppo e l’equilibrio finanziario.
Coadiuvato dal CPAE ha saputo promuovere e coordinare interventi importanti, necessari, con grande oculatezza e trasparenza sia nelle scelte progettuali che finanziarie.
Sta di fatto che ci lascia una parrocchia con delle strutture più accoglienti, più sicure e più belle. Anche se sappiamo, come già detto, che non è certo questo l’aspetto più importante che le sta a cuore.
Infatti anche nell’intraprendere le opere di ristrutturazione, si è sempre preoccupato di tener ben presente la loro funzione educativa ed ecclesiale.
Grazie dunque per essere stato un esempio di vita e una guida sicura nel cammino di fede e di chiesa per la nostra comunità in questi anni difficili, anni di passaggio da una società cristiana a una società anche di cristiani.
Adesso noi siamo chiamati a continuare la storia con un altro pastore, ma anche con maggiore senso di corresponsabilità e partecipazione; lei invece il vescovo lo ha chiamato ad un nuovo servizio, nella parrocchia di Vedelago, meno gravoso ma ugualmente prezioso, dove non mancherà di dare il suo contributo di seminatore competente della Parola di Dio.
Crediamo che sia lei che noi abbiamo davvero bisogno della benedizione del Signore che ci accompagni nelle strade della vita e della salvezza.
Le nostre strade si dividono, ma non sarà mai un addio, saremo meno vicini fisicamente, ma sappiamo che la vicinanza tra persone che si stimano e si amano, come lei stesso ha ricordato nell’ultimo numero del Bollettino, supera la lontananza dello spazio e del tempo, grazie anche alla preghiera.
Grazie ancora, di tutto, don Leone e, per riprendere ancora una volta la sua parola preferita, che la vita sia “bella” sempre. Per lei e per la nostra comunità. Grazie davvero.
Un saluto a un parroco dopo dieci anni di cammino
Carissimo padre Rocco, sono passati ormai 10 anni da quel giorno in cui sei arrivato qui da noi in veste di nuovo parroco. Tutti noi ti abbiamo accolto con affetto e un po’ di curiosità, felici di poter cominciare con te un altro tratto di strada della nostra vita spirituale.
Chissà tu invece cosa avrai pensato del tuo nuovo incarico, parroco nella parrocchia di santa Maria Vetere, gente accogliente ma anche molto esigente.
Tu però non ti sei perso d’animo, e rimboccate le maniche da lavoratore instancabile quale sei, hai cominciato a poco a poco, osservando e ascoltando tutti, a portare avanti progetti e programmi per rendere sempre più bella e feconda la nostra parrocchia.
Grazie a te molte cose sono cambiate, in questi anni da bravo pastore hai saputo guidarci nella fede sottolineando l’importanza della preghiera, della formazione, della cura alle famiglie e dell’attenzione ai più deboli.
Sotto la tua guida e grazie alla tua fiducia riposta, hai permesso a molti di noi di rispondere con coraggio e abbandono alla chiamata di Dio, mettendo a disposizione dei fratelli i talenti ricevuti.
La tua operosità, e i tuoi carismi, che il Signore ha voluto donarci attraverso te, in questo tempo hanno permesso alla nostra comunità di crescere e portare buoni frutti.
In questo giorno particolare che non volevamo arrivasse, a noi tutti non resta che dirti GRAZIE! GRAZIE, per l’operato che hai svolto, per le relazioni che hai creato, per la capacità di mettere insieme gruppi di lavoro in grado di portare avanti proposte pastorali volte a portare il vangelo ovunque.
GRAZIE, per tutti coloro, soprattutto i più fragili, gli anziani, i malati, i sofferenti che nelle tue parole hanno trovato sollievo e consolazione.
GRAZIE, per averci educati alla cooperazione a fare rete tra i gruppi, ad essere tutti uniti per trasmettere la fede con l’esempio.
GRAZIE, per i rimproveri, soprattutto quelli fatti a noi lettori; la tua ricerca di perfezione nella cura della liturgia ci ha fatto apprezzare ancora di più la grande bellezza dell’invito che il Signore ci fa alla Sua mensa.
Ci hai dato la possibilità di crescere nella consapevolezza della sacralità di ogni servizio svolto, ricordandoci l’essenzialità della centralità che Dio deve avere nella liturgia e nelle nostre stesse vite.
GRAZIE, per tutti i lavori, che con la determinazione e la speranza che ti contraddistinguono, hai operato nella nostra casa comune, oltre a prenderti cura delle nostre anime, sei riuscito anche a rendere più belli e accoglienti i luoghi e gli ambienti da noi abitati.
La nostra chiesa è diventata un luogo ancora più mirabile per rendere lode a DIO.
GRAZIE, per aver condiviso con noi gioie e dolori, per averci guidato con affetto e fermezza. Sicuramente in tante delicate situazioni non deve essere stato affatto facile per te, ma hai sempre permesso allo Spirito Santo di permearti affinché tu ti facessi strumento per confortare, guidare e indirizzare tanti di noi che ne hanno avuto bisogno.
La tua simpatia, la tua ironia, le tue battute hanno rallegrato le nostre feste, i campi scuola dei ragazzi, i pellegrinaggi dal nostro amato san Francesco.
Tutti dai più piccoli ai più grandi hanno sempre partecipato con soddisfazione ed entusiasmo perché ben preparati sia spiritualmente che culturalmente.
GRAZIE, per la tua unicità e per quello che ci hai insegnato. In ognuno di noi resteranno impresse le tue omelie e le tue catechesi, sei sempre riuscito ad arrivare alle nostre menti attraverso la porta del cuore.
GRAZIE padre Rocco, per aver scritto con noi un importante pezzo di storia della nostra comunità, noi tutti siamo onorati di averti affidato le nostre anime.
Sappiamo che in questa vita tutto ha un inizio e una fine ma è il tempo vissuto insieme quello che rimarrà per sempre nei nostri cuori e nelle nostre menti.
E anche se oggi umanamente proviamo tristezza per i nostri saluti, cristianamente siamo certi che il vento dello Spirito Santo che ti porta altrove, saprà donare altrettanta grazia alla tua nuova comunità e aiuterà noi a far fruttare i semi da te gettati.
Ti saremo sempre vicini con la preghiera e chiederemo alla vergine Maria di accompagnarti sempre…
Noi preghiamo affinché la Vergine Maria, Gesù Bambino e San Francesco ti sostengano e ti guidino sempre nel tuo ministero pastorale.
Buon cammino padre Rocco, e auguri di tutto cuore.
Frasi brevi per concludere una lettera di addio
Grazie per aver condiviso con noi gioie e dolori.
Grazie per essere stato una guida spirituale e un amico.
Porteremo nel cuore il bene che hai seminato nella nostra comunità.
Le nostre strade si dividono, ma la preghiera continuerà a unirci.
Ti accompagniamo con gratitudine, affetto e preghiera.
Il Signore benedica il tuo nuovo ministero e illumini i tuoi passi.
Non è un addio, ma un arrivederci nella fede.
Grazie per averci insegnato che il Noi vale molto più dell’io.
Il tuo passaggio lascerà un segno indelebile nel tempo.
Ti vogliamo bene e ti porteremo sempre nel nostro cuore.
Grazie don e buon cammino!