Un laboratorio di fotografia per i ragazzi della seconda media può diventare un percorso di educazione dello sguardo, di espressione personale e di riflessione sulla realtà, sulle emozioni e sulle relazioni. La fotografia offre ai ragazzi un modo concreto per osservare con maggiore attenzione ciò che li circonda, raccontare la propria esperienza e scoprire aspetti del mondo e di se stessi che spesso rimangono nascosti.
Nel contesto del catechismo, il laboratorio può collegare la pratica fotografica ai temi dell’identità, della bellezza, della cura del creato, dell’amicizia, della comunità, della condivisione e dello sguardo cristiano sulla realtà. Attraverso brevi momenti teorici, esercizi pratici, attività di gruppo e una restituzione finale, i ragazzi imparano a usare la macchina fotografica o lo smartphone come strumenti per documentare, comunicare ed esprimere le proprie emozioni.
Perché proporre la fotografia nel catechismo
“Penso che la fotografia sia una finestra sul mondo, si tratta di attivare uno sguardo e cominciare a scoprire nella realtà cose che prima non si vedevano”. Questa frase di Luigi Ghirri, grande fotografo contemporaneo, spiega bene lo scopo del laboratorio di fotografia che ha visto protagonisti i ragazzi di prima e seconda media accompagnati dalla professoressa Lodi.
La fotografia diventa pretesto al servizio della didattica, diventa terzo occhio dei bambini che usano la macchina fotografica come fosse una lente d’ingrandimento sul mondo. Con questo laboratorio di fotografia per ragazzi si da la possibilità di capire come i bambini percepiscono la realtà che li (ci) circonda e possono aiutare noi adulti a capire meglio come relazionarci con loro.
La fotografia per arricchire l’esperienza dello spazio o come un modo di indagare e reinterpretare la realtà. La fotografia diventa una forma di comunicazione non verbale estremamente importante per ragazzi che avvertono la necessità di comunicare i loro più profondi stati d’animo, non sempre esprimibili attraverso il linguaggio, ma che la fotografia può far emergere.
La fotografia è dunque uno strumento che, in un’epoca in cui si “viaggia alla velocità della luce”, ci permette di “rallentare” e di stare al passo con le emozioni che continuiamo a provare ma che proprio a causa della velocità con cui viviamo tendiamo sempre a sottovalutare fino ad arrivare a non saperle riconoscere quando si diventa adulti.
La fotografia dunque deve essere vista non solo come un modo per scoprire ma soprattutto per scoprirsi. Soffermarsi e andare oltre, per acquisire consapevolezza di se stessi e delle proprie emozioni, per mostrarsi e mettersi in gioco.
Gli obiettivi educativi e catechistici
Il laboratorio si propone di aiutare i ragazzi a trovare nella fotografia un modo per espriemere se stessi, le loro emozioni e la loro fantasia, attraverso un percorso misto di tecnica e creatività.
- Educare lo sguardo per imparare un nuovo modo di guardare, di comunicare e di selezionare.
- Promuovere un primo livello di alfabetizzazione dei linguaggi visivi e fotografici.
- Educare ad osservare con occhi più attenti e consapevoli.
- Insegnare a documentare, interpretare esperienze ed emozioni con l'uso della macchina fotografica.
- Valorizzare e potenziare la creatività degli alunni, fornendo occasioni di inclusione e di protagonismo culturale.
- Migliorare la socializzazione.
- Migliorare l'autostima.
- Saper utilizzare il mezzo tecnico.
- Saper portare a termine un compito assegnato.
- Attraverso l'uso della fotografia saper costruire una storia.
- Realizzare un album fotografico digitale.
- Costruire una mostra collettiva digitale.
Attraverso questo modello didattico basato sull’unione di elementi teorici ed esercizi pratici, si vuole raggiungere l’obiettivo di dare libero sfogo alla creatività dei ragazzi. Verranno aiutati sia nella capacità di lettura e interpretazione delle immagini, ma anche a stimolare la loro idea di fotografia pensata come “scrittura” della loro percezione della realtà.
Questi laboratori utilizzano l’approccio della didattica attiva, dove si impara attraverso il fare. Si raggiunge cosi la coscienza nei confronti delle proprie capacità, dei comportamenti degli altri e consapevolezza nell’uso di diversi mezzi di espressione artistica.
Un mezzo ed uno strumento capace di coinvolgere ed entusiasmare anche per chi con altri linguaggi è più in difficoltà. Un percorso per la realizzazione di un’opera; la creazione di un manufatto è finalizzata a favorire inoltre, lo sviluppo del linguaggio e della capacità comunicative.
La fotografia come strumento per parlare di sé
La fotografia può aiutare i ragazzi a riconoscere le proprie emozioni e a comunicarle anche quando è difficile descriverle a parole. Durante il laboratorio gli allievi scopriranno come osservare efficacemente le immagini abbinandole alle espressioni che raccontano le emozioni delle persone.
La fotografia diventa una forma di comunicazione non verbale estremamente importante per ragazzi che avvertono la necessità di comunicare i loro più profondi stati d’animo, non sempre esprimibili attraverso il linguaggio, ma che la fotografia può far emergere.
La pratica fotografica del ritratto e dell’autoritratto sviluppa, in particolare, i temi inerenti alla rappresentazione di sé e alla valorizzazione delle differenze e delle specificità personali.
Il laboratorio fornisce ai ragazzi gli strumenti per avere maggior consapevolezza nella rappresentazione di sé attraverso la fotografia. Si approfondisce il genere dell’autoritratto con esempi di importanti autori e si prosegue con l’esperienza guidata all’interno di un set fotografico in cui ogni studente si scatta una fotografia.
La fotografia è dunque uno strumento che permette di mostrarsi e mettersi in gioco. Attraverso le immagini, i ragazzi possono imparare che l’identità non coincide con un’unica definizione, ma può essere raccontata da punti di vista diversi.

Il collegamento con il catechismo
Nel catechismo, la fotografia può essere utilizzata per osservare la realtà con uno sguardo più attento e riconoscente. Le immagini possono diventare un punto di partenza per parlare della bellezza del creato, delle persone incontrate, della vita quotidiana, della comunità e dei segni di bene presenti nel quartiere e nella parrocchia.
Fotografare non significa soltanto registrare ciò che esiste, ma anche scegliere che cosa guardare e come presentarlo. Questa scelta può aprire una riflessione sul modo in cui ciascuno guarda gli altri, sulle apparenze, sui pregiudizi e sulla possibilità di accorgersi di chi spesso non viene visto.
La fotografia come sguardo sulla realtà e arte dell’incontro sono le parole chiave della nostra attività, per riflettere sui diversi valori dell’immagine nella società di oggi e per stimolare la curiosità sperimentando in modo attivo la propria creatività.
Le finalità educative per i ragazzi sono molteplici, primo fra tutti attivare la capacità di osservazione del mondo e degli altri - le persone che sono, le relazioni che vivono, i luoghi e l’ambiente in cui sono immersi - conoscere il linguaggio delle immagini e sviluppare un approccio critico di fronte ad esse.
Un laboratorio di questo tipo può essere introdotto da una breve preghiera e dalla cerimonia di accensione di una candela o di un cero che rimanga accesa durante l’attività stessa. Sarà il segno visibile della presenza di Gesù in ciò che si sta facendo, sia esso un gioco, una attività seria, un laboratorio, un lavoro.
La fotografia può così diventare uno strumento per riconoscere i doni personali, valorizzare quelli degli altri e comprendere che ogni talento può essere messo a disposizione della comunità. Le nostre qualità: un cartellone con al centro i nomi di tutti ragazzi (colonna verticale) a destra ogni ragazzo ha scritto accanto al proprio nome le qualità che si riconosce, a sinistra gli altri hanno scritto le qualità che vedo in lui.
Imparare facendo
Partendo da scatti semplici per imparare il punto di vista, i contrasti di colore, i giochi di luce e l’uso delle ombre, ognuno è arrivato a realizzare fotografie sempre più elaborate e significative, capaci di cogliere in un’immagine la bellezza nascosta in un oggetto o nel volto di un famigliare.
Il laboratorio, composto da dieci lezioni, si propone di stimolare i ragazzi ad essere curiosi con un percorso ancor prima che fotografico, di educazione visiva. Il progetto educativo sperimenta una didattica centrata sull'attenzione e la curiosità dello sguardo dei ragazzi arricchita da idee e da percorsi sempre nuovi.
Gli studenti potrenno imparare a conoscere la luce e le ombre attraverso le principali tecniche di utilizzo e la macchina fotografica. Grazie agli smart-phone, la comunicazione fotografica è oggi, tra l’altro, un mezzo alla portata di tutti, in particolare per i giovani.
Ma la facilità d’uso degli strumenti, non si traduce automaticamente in un uso consapevole degli stessi, né in una padronanza delle potenzialità effettive del mezzo fotografico. Saper produrre e leggere una fotografia è una competenza fondamentale nell’ambito dell’educazione digitale.
Un possibile percorso in dieci incontri
Le attività educative e didattiche si articolano in 10 lezioni ognuna delle quali affronta momenti fondamentali tra cui:
- Presentazione della Fotografia come linguaggio specifico: analisi del linguaggio fotografico, la composizione e le sue regole.
- Visione e riflessione su percorsi tematici, attraverso proiezioni di immagini e di progetti fotografici appositamente selezionati.
- Confronto con fotografi affermati che hanno già guardato il mondo da più punti di vista in modo da apprezzare, discutere e abituarsi anche ad una diversa immagine, "diverse realtà", a differenti modalità di lettura e di espressione.
- Realizzazione mostra fotografica.
Un possibile percorso può essere organizzato alternando spiegazioni brevi, osservazione di immagini, esercizi individuali, lavori a coppie e attività in piccoli gruppi. Ogni incontro può concentrarsi su un aspetto della fotografia e concludersi con una consegna semplice da discutere all’incontro successivo.
Primo incontro: la fotografia come linguaggio
La fotografia non è soltanto un’immagine realizzata con un dispositivo, ma un linguaggio specifico con una propria composizione e le sue regole. Il primo incontro può essere dedicato alla presentazione della fotografia, alla differenza tra osservare e guardare e al modo in cui un’immagine comunica un messaggio.
Gli studenti possono essere invitati a descrivere una fotografia senza limitarsi a dire se piace o non piace, individuando invece il soggetto, il punto di vista, la luce, i colori, le ombre, lo spazio e le emozioni che l’immagine suscita.
Secondo incontro: punto di vista e inquadratura
Gli studenti si sono misurati su come inquadrare un soggetto, giocare con la luce, usare i colori per avvicinarsi a vari generi fotografici come il ritratto, la macro-fotografia, la vita quotidiana, la natura, le storie e anche il backstage.
Un oggetto conosciuto può apparire diverso se fotografato dall’alto, dal basso, di fronte, da vicino o da lontano. L’esercizio permette di comprendere che il punto di vista modifica il significato dell’immagine e il modo in cui il soggetto viene percepito.
Terzo incontro: luce e ombre
La luce può rendere leggibile un soggetto, creare atmosfera, evidenziare un dettaglio o suggerire un’emozione. Le ombre, invece, possono nascondere, trasformare o rendere più misteriosa la scena.
Il laboratorio può proporre semplici esercizi con la luce naturale e artificiale, utilizzando una finestra, una lampada, un cartoncino o altri oggetti presenti in aula. I ragazzi possono confrontare immagini dello stesso soggetto realizzate in condizioni di luce differenti.
Quarto incontro: colori e contrasti
I contrasti di colore possono attirare l’attenzione e aiutare a costruire una composizione. Anche la scelta di fotografare a colori o in bianco e nero modifica il modo in cui l’immagine viene letta.
Il laboratorio didattico può aiutare gli studenti a riconoscere gli elementi del linguaggio visivo fotografico e ad avvicinarsi alle modalità di rielaborazione e ricostruzione delle immagini.
Quinto incontro: natura, oggetti e bellezza quotidiana
Il lavoro sulla natura morta permette di osservare oggetti ordinari e di presentarli in modo nuovo. Partendo da scatti semplici, i ragazzi possono imparare a disporre gli elementi, scegliere lo sfondo, controllare la luce e decidere quale dettaglio valorizzare.
Il “set” verrà fornito di oggetti vari per stimolare la creatività dei ragazzi. I ragazzi di ogni gruppo decideranno come posizionarsi per comporre la foto, secondo cosa abbiano intenzione di comunicare, prima di scattare la foto in b/n.
La fotografia può così far emergere la bellezza nascosta in un oggetto, in un ambiente familiare o in un gesto quotidiano. Un’attività dedicata ai paesaggi domestici può invitare i ragazzi a fotografare angoli della casa o dell’oratorio che normalmente vengono attraversati senza attenzione.

Sesto incontro: il ritratto
Il ritratto è una modalità di rappresentazione dell’individuo, della sua storia e della sua memoria. Il percorso può partire dall’osservazione di alcuni ritratti fotografici e proseguire con la realizzazione di immagini di compagni, familiari o persone della comunità, sempre nel rispetto della loro disponibilità.
Il ritratto fotografico può diventare un’occasione per raccontare l’altro con immagini e parole, valorizzando le individualità che compongono il gruppo classe. La felicità può essere contagiosa? Un laboratorio che intreccia parole e fotografie, dove le emozioni evocate dalle immagini diventano uno spunto per condividere all’interno del gruppo classe una riflessione sui sentimenti e sulla loro rappresentazione.
Settimo incontro: autoritratto ed emozioni
Attraverso la pratica fotografica del ritratto e dell’autoritratto, il laboratorio sviluppa i temi inerenti alla rappresentazione di sé e alla valorizzazione delle differenze e delle specificità personali.
Gli studenti possono scegliere un’espressione, una postura, un oggetto o uno spazio capaci di comunicare un’emozione. L’obiettivo non è realizzare una fotografia perfetta, ma trovare una forma personale per raccontare qualcosa di sé.
La fotografia ti fa stare bene perché, indipendentemente da cosa fotografi, le foto ti danno un senso di pace. Mi ha sorpreso la capacità delle foto di essere tremendamente utili per vedersi in prospettive differenti e nuove.
Ottavo incontro: fotografia e comunità
Il laboratorio può concentrarsi sul quartiere, sull’oratorio, sulla parrocchia, sulle amicizie e sulle storie che si vivono nel quotidiano. L’attenzione al territorio permette di collegare l’esperienza fotografica al senso di appartenenza e alla responsabilità verso gli altri.
Attività per l’oratorio o per il catechismo consiste nel fare un breve “pellegrinaggio” lungo i confini della parrocchia. Una piccola gita per le vie del paese o della città che aiuti i più piccoli a comprendere il territorio in cui vivono ed a pregare per coloro che in quel territorio, credenti e non credenti, abitano.
Durante l’uscita, i ragazzi possono fotografare luoghi significativi, persone, simboli, spazi di incontro e dettagli che raccontano la vita della comunità. Le fotografie possono essere accompagnate da brevi didascalie scritte dai loro autori.
Nono incontro: una storia per immagini
Attraverso l'uso della fotografia saper costruire una storia. Gli studenti possono lavorare in piccoli gruppi per realizzare una sequenza di immagini collegata a un tema, a un’esperienza o a un valore del percorso catechistico.
La storia può riguardare l’amicizia, l’accoglienza, il perdono, il servizio, la cura del creato, la solidarietà o la vita dell’oratorio. Ogni gruppo può dividersi i compiti e decidere insieme quali fotografie realizzare e in quale ordine presentarle.
“Fare insieme” in un laboratorio vuol dire collaborare, inserirsi in un contesto sociale ed imparare a comprendere e rispettare le regole sociali.
Decimo incontro: selezione e mostra
Oltre agli elaborati che gli allievi creeranno durante il laboratorio, in accordo con i docenti verrà allestita una mostra fotografica di fine percorso che avrà lo scopo di rendere visibile a tutti l’operato dei ragazzi e gli obiettivi raggiunti.
Le foto vengono selezionate numerate e incollate su cartoncini colorati; per ogni foto abbiamo messo una semplice descrizione e i particolari che ci hanno colpito di più. Poi allestiremo una mostra fotografica; le foto si possono riprodurre semplicemente anche stampandole direttamente dal computer.
E' importante valorizzare ogni foto con il nome del ragazzo-fotografo. La mostra può essere organizzata negli spazi dell’oratorio, in una sala parrocchiale o in un ambiente scolastico, così da coinvolgere le famiglie, i catechisti e la comunità.
Attività pratiche adatte alla seconda media
Fotografare i presepi
In avvento si può proporre ai ragazzi di fotografare i presepi intorno a noi sia della nostra città che quelli che si incontrano andando a mostre o a gite o in altri luoghi spirituali.
L’attività permette di osservare i presepi con attenzione, riconoscendo i materiali, le luci, i personaggi, le ambientazioni e i particolari che spesso passano inosservati. Ogni ragazzo può scegliere una fotografia, assegnarle un titolo e scrivere una semplice descrizione.
Le foto vengono selezionate numerate e incollate su cartoncini colorati; per ogni foto abbiamo messo una semplice descrizione e i particolari che ci hanno colpito di più.
Fotografare la natura
Il laboratorio di fotografia “Fotografiamo la natura” può essere collegato alla cura del creato e alla responsabilità nei confronti dell’ambiente. Educare lo sguardo significa imparare un nuovo modo di guardare, di comunicare e di selezionare.
I ragazzi possono fotografare alberi, foglie, fiori, acqua, cielo, animali, tracce del passaggio umano e piccoli dettagli dell’ambiente circostante. L’attività può essere accompagnata da una riflessione sulla meraviglia, sulla custodia e sulla gratitudine.
Il volto e l’identità
Come è fatto il mio compagno di banco? Come lo racconto e lo rappresento? A partire dalla mostra Carte de Visite, si sperimenta la ritualità del ritratto fotografico come forma tradizionale di rappresentazione.
Il laboratorio è l’occasione per realizzare una carta d’identità dell’altro, per raccontare con immagini e parole le individualità che compongono il gruppo classe. Nel catechismo, questa attività può essere collegata al riconoscimento della dignità di ogni persona e all’importanza di non ridurre nessuno a un’apparenza.
Fotografie delle emozioni
Un laboratorio che intreccia parole e fotografie, dove le emozioni evocate dalle immagini diventano uno spunto per condividere all’interno del gruppo classe una riflessione sui sentimenti e sulla loro rappresentazione.
I ragazzi possono scegliere fotografie capaci di evocare gioia, paura, tristezza, stupore, fiducia, solitudine, speranza o gratitudine. Le immagini possono essere accompagnate da una parola, da una breve frase, da una preghiera o da una domanda da condividere nel gruppo.
Il set fotografico in gruppo
Dopo un primo momento di lettura delle opere esposte gli studenti verranno guidati ad allestire un vero e proprio atelier fotografico. Al termine dell’allestimento, i ragazzi potranno fotografare un oggetto con una macchina fotografica digitale o con il proprio smartphone.
Ad ogni gruppo verranno assegnati ruoli diversi: fotografo/regista, addetto alle luci, costumista, attore. I ragazzi di ogni gruppo decideranno come posizionarsi per comporre la foto, secondo cosa abbiano intenzione di comunicare, prima di scattare la foto in b/n.
L’organizzazione dei ruoli permette di sperimentare la collaborazione e di comprendere che il risultato dipende dal contributo di ciascuno. Il fotografo non lavora da solo: anche chi prepara la scena, dirige, interpreta o controlla la luce partecipa alla costruzione dell’immagine.
Attrezzatura e organizzazione
Il laboratorio può essere realizzato utilizzando una macchina fotografica digitale, uno smartphone o il dispositivo messo a disposizione dagli educatori per chi non ne possiede uno. Tutto questo utilizzando il proprio cellulare, per chi ne possiede uno, o quello messo a disposizione dagli esperti fotografi per chi non lo possiede.
Gli spazi devono essere accessibili, commisurati al gruppo, con tavoli e sedie per tutti e tutte, una presa di corrente e uno spazio libero e coperto di almeno 2×3 m, per il set fotografico.
I materiali possono comprendere stampe, cartelletta, colori, colla, forbici, cartoncini, oggetti per il set e strumenti per la proiezione delle immagini. Le attività possono essere adattate all’età media del gruppo, al contesto, alle esigenze educative e al budget a disposizione.
Il laboratorio può essere svolto in presenza e può prevedere da 1 a 10 incontri di minimo 2 ore ciascuno. I laboratori ludico-esperienziali possono essere articolati sia in un solo incontro di almeno 4 ore, con set fotografico, stampa in diretta e restituzione, sia in più incontri di 2 ore ciascuno.
Inclusione, collaborazione e rispetto
Questi percorsi sono accoglienti delle differenze e possono essere accessibili anche a persone con disabilità e/o neurodivergenze, se complesse in gruppi ridotti, con personale di supporto.
Un laboratorio fotografico offre possibilità diverse di partecipazione: osservare, proporre un’idea, scegliere un oggetto, preparare uno sfondo, controllare la luce, scattare, scrivere una didascalia, selezionare un’immagine o presentare il lavoro al gruppo.
La fotografia può diventare un mezzo inclusivo per chi con altri linguaggi è più in difficoltà. Ho potuto partecipare a modo mio! Mi ha fatto scrivere ciò che non riuscivo a dire.
Il lavoro comune aiuta i ragazzi a confrontarsi, ad ascoltare le idee degli altri e a rispettare i tempi e i ruoli. Mi ha fatto sentire parte del gruppo. Ho imparato che insieme si possono fare tante cose.
Lettura critica delle immagini e uso consapevole dello smartphone
I social network hanno cambiato radicalmente il modo di fruire le immagini ed è importante introdurre la fotografia a scuola, non solo come fonte storica, ma anche come mezzo di espressione di se stessi.
Durante il laboratorio, i ragazzi possono riflettere sul fatto che ogni immagine è il risultato di una scelta: che cosa mostrare, che cosa lasciare fuori, da quale distanza fotografare e quale momento fissare. Imparare a leggere una fotografia significa anche chiedersi quale messaggio trasmette e come può influenzare chi la osserva.
La fotografia permette di documentare, ma anche di reinterpretare la realtà. Per questo è importante sviluppare un approccio critico di fronte alle immagini e comprendere che una fotografia non è la realtà intera, ma un punto di vista su di essa.
Durante l’attività è possibile affrontare anche il tema del rispetto della privacy. Prima di fotografare una persona, soprattutto un compagno o un familiare, è necessario chiedere il consenso e stabilire insieme dove e come utilizzare le immagini.
Confronto con i fotografi e con la storia dell’arte
Fondamentale è stato anche il confronto con grandi artisti del passato o con fotografi contemporanei: guardando quanto realizzato dai ragazzi, è il caso di dire che a volte gli allievi superano i maestri!
A partire dalla storia, ormai più che secolare, della fotografia, passando dalla visione di alcuni dei maggiori fotografi dell’800 e del ‘900, il laboratorio fornirà un quadro d’insieme relativo all’evoluzione della fotografia.
Il confronto con fotografi affermati permette ai ragazzi di apprezzare diverse modalità di lettura e di espressione. I grandi autori possono diventare interlocutori attraverso i quali discutere il punto di vista, la luce, il ritratto, il paesaggio, la natura morta, il bianco e nero e il rapporto tra immagine e memoria.
La visione di percorsi tematici attraverso proiezioni di immagini e di progetti fotografici appositamente selezionati può precedere ogni esercizio pratico. In questo modo la teoria non rimane separata dall’esperienza, ma offre spunti concreti per realizzare nuove fotografie.
La restituzione finale
La restituzione può assumere forme diverse: una mostra fotografica, un album digitale, un libro stampato, un portfolio individuale, una raccolta di cartoline o una presentazione davanti alle famiglie e alla comunità.
E’ stato cosi realizzato un libro fotografico di 48 pagine a colori che raccoglie gli scatti (di notevole livello!) di tutti i partecipanti. A ciascun partecipante è stato consegnato un attestato di partecipazione e il libro fotografico da loro realizzato.
Ogni attività fotografica prevede sempre la stampa di un ritratto per persona, nel formato A6 (10×15 cm), insieme agli altri materiali prodotti, a seconda del progetto: stampe fine art, mostre, cartellette portfolio, cartoline.
La mostra rende visibile a tutti l’operato dei ragazzi e gli obiettivi raggiunti. La restituzione non è soltanto una fase conclusiva, ma un’occasione per riconoscere il valore del lavoro svolto e per permettere ai ragazzi di raccontare le proprie scelte.
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Domande per la condivisione finale
La conclusione di ogni incontro può prevedere un breve momento di confronto. Le domande aiutano i ragazzi a trasformare l’esperienza tecnica in un’occasione di consapevolezza personale e comunitaria.
- Che cosa ho visto oggi che prima non avevo notato?
- Perché ho scelto proprio questo soggetto?
- Che cosa comunica la mia fotografia?
- Quale emozione vorrei suscitare in chi la osserva?
- Che cosa ho imparato dal punto di vista di un compagno?
- Quale difficoltà ho incontrato e come l’ho superata?
- In che modo il gruppo mi ha aiutato?
- Che cosa può insegnarci questa immagine sul modo di guardare gli altri?
- Dove riconosco bellezza, cura, amicizia o speranza nella realtà fotografata?
Guardando queste foto posso dire che c’è speranza per il futuro. Ho scoperto una nuova vita perché la fotografia può aiutarti a vedere il mondo sotto una nuova luce ed è un potente mezzo di espressione artistica.
Ho scoperto che l’importante non è essere perfetti ma creativi! Alla fine di questo progetto sono arrivata alla conclusione che a volte e bello e interessante mettere in dubbio se stessi osservandosi anche in modo ‘strano’ come abbiamo avuto l’opportunità di fare.
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