La Vergine Maria nella Santa Famiglia di Nazareth è madre di Gesù, sposa di Giuseppe e prima credente nel Figlio di Dio: in lei la fede diventa ascolto, custodia, cura quotidiana e perseveranza nel cammino dell’obbedienza. Maria vive la maternità non come possesso, ma come accoglienza del mistero e accompagnamento rispettoso della missione affidata da Dio a Gesù.
Nella Santa Casa di Nazareth, Maria insegna che amare Dio e amare il prossimo possono coincidere «con un unico indivisibile gesto». Le normali attenzioni di una madre, l’ascolto della Parola, la preghiera, il lavoro, l’educazione e la vita familiare diventano così luoghi concreti nei quali riconoscere la presenza di Dio.
La festa della Santa Famiglia
La festa della Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe, viene celebrata la domenica successiva al Natale. Si tratta di una festa che si è sviluppata a partire dal XIX secolo in Canada e poi in tutta la Chiesa a partire dal 1920.
All’inizio era festeggiata la domenica dopo l’Epifania. Una festa che mira a indicare nella santa Famiglia di Nazaret “il vero modello di vita” (Colletta) per le nostre famiglie a cui ispirarsi e dove trovare aiuto e conforto.
La festa della Santa Famiglia celebra la Sacra Famiglia di Nazaret. Nel Rito romano è collocata nella Domenica fra l’Ottava di Natale, mentre nel Rito ambrosiano nel Tempo Dopo l’Epifania all’Ultima Domenica di gennaio.
La celebrazione fu istituita per dare un esempio e un impulso all’istituzione della famiglia, cardine del vivere sociale e cristiano, prendendo a riferimento i tre personaggi che la componevano, figure sì eccezionali, ma con tutte le caratteristiche di ogni essere umano e con le problematiche di ogni famiglia.
Maria, madre del Figlio di Dio e donna dell’ascolto
Gesù, Maria e Giuseppe incarnano l’amore, la fedeltà e la pace che Dio vuole vedere regnare in ogni casa. In loro troviamo l’esempio perfetto della fiducia in Dio, della pazienza nei momenti di prova e del dono totale di sé.
Maria è la prima credente in Gesù. Il suo “sì” mostra che ogni vocazione familiare nasce dall’ascolto della volontà di Dio e dalla disponibilità a lasciarsi guidare dalla sua Parola.
Che sia il “sì” di Maria, che sia quello di Giuseppe che “fece come l’angelo gli aveva comandato” (Matteo 1: 24), o di Gesù, che a 12 anni ricorda ai suoi genitori “che deve occuparsi delle cose del Padre suo. ” (Luca 2: 49), ogni membro della famiglia vive anzitutto in una relazione personale con Dio.
È soprattutto attraverso questo rapporto personale che si rivela il progetto di Dio sulla loro famiglia. Maria non smette di ascoltare neppure quando non comprende immediatamente il significato degli avvenimenti che riguardano Gesù.
La maternità di Maria come custodia
Nella festa della Santa Famiglia viene spontaneo ripensare a tutte le famiglie e al ruolo dei genitori, chiamati a “custodire e coltivare” (cfr Gn 2,15) la vita dei figli, fin dal grembo materno (cfr Is 49,1; Sal 139,13-15 “Sei tu che hai formato i miei reni, mi hai tessuto nel seno di mia madre…mi hai ricamato nelle profondità della terra”), aiutandoli a crescere e maturare.
Maria esprime in modo esemplare questa custodia: accoglie Gesù, lo protegge, lo accompagna, lo presenta al Signore e conserva nel cuore ciò che ancora non riesce a comprendere pienamente.
La vita nascosta di Nazaret permette ad ogni uomo di essere in comunione con Gesù nelle vie più ordinarie della vita quotidiana: Nazaret è la scuola dove si è iniziati a comprendere la vita di Gesù, cioè la scuola del Vangelo.
In primo luogo essa ci insegna il silenzio. Oh! se rinascesse in noi la stima del silenzio, atmosfera ammirabile e indispensabile dello spirito.
Maria nel viaggio della Santa Famiglia
Essi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: "Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo".
Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Dall'Egitto ho chiamato mio figlio.
Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: "Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va' nella terra d'Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino".
Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d'Israele. Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi.
Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: "Sarà chiamato Nazareno". (Mt 2,13-15.19-23).
Se c’è un dato che colpisce dalla lettura del testo del vangelo, sono i tanti verbi di “movimento”: partire, alzarsi, fuggire, rifugiarsi, abitare…e anche la cartina geografica non è da meno: Betlemme, Egitto e poi Nazaret.
Certamente la chiave di tutto questo “movimento” la troviamo nella citazione del profeta Osea: “Dall’Egitto ho chiamato mio figlio”. Luogo di rifugio per i perseguitati e punto di partenza dell’Esodo di Israele.

La Famiglia di Nazaret ricalca in questo modo il cammino di tanti perseguitati e profughi della storia, ma nello stesso tempo rimanda alla mano potente di Dio che sa liberare il suo popolo.
Maria attraversa il pericolo, l’incertezza e lo sradicamento insieme a Giuseppe e al bambino. La sua presenza silenziosa mostra che la fede non elimina le prove, ma permette di affrontarle nella fiducia e nella speranza.
L’esperienza della famiglia di Nazaret non può non far pensare alle tante famiglie di oggi anch’esse “in movimento”. Certamente le famiglie costrette a lasciare le loro case e le loro terre, in cerca di pace, serenità e lavoro.
Ma anche a quell’apprensione che coltivano le nostre famiglie per l’ansia di non arrivare a fine mese, per l’instabilità affettività tra i coniugi, la paura della malattia…
Nella famiglia di Nazaret, le nostre famiglie così come la famiglia umana, può imparare a lasciarsi guidare dalla mano potente di Dio.
Se è vero, da una parte, che in molte situazioni ci si senta “profughi”, “estranei in casa propria” o nel cuore dell’amato, è altrettanto vero che ogni ostacolo, ogni difficoltà può essere trasformata in opportunità di “esodo”, in opportunità di “cammino di conversione” che solo può condurre alla serenità, alla pace, alla stabilità.
Maria nella casa di Nazareth
Il Natale ci ha già mostrato la Sacra Famiglia raccolta nella grotta di Betlemme, ma oggi siamo invitati a contemplarla nella casetta di Nazareth, dove Maria e Giuseppe sono intenti a far crescere, giorno dopo giorno, il fanciullo Gesù.
Possiamo immaginarla facilmente (gli artisti l’hanno fatto spesso) in mille situazioni e atteggiamenti, mettendo in primo piano o la Vergine santa accanto al suo Bambino, o il buon san Giuseppe nella bottega di falegname dove il fanciullo impara anche il lavoro umano, giocando.
Per Maria e Giuseppe, infatti, il Bambino è assieme il loro Dio e il loro prossimo più caro.
Fu dunque a Nazareth che gli atti più sacri (pregare, dialogare con Dio, ascoltare la sua Parola, entrare in comunione con Lui) coincisero con le normali espressioni colloquiali che ogni mamma e ogni papà rivolgono al loro bambino.
Fu a Nazareth che gli “atti di culto dovuti a Dio” (quegli stessi che intanto venivano celebrati nel grandioso tempio di Gerusalemme) coincisero con le normali cure con cui Maria vestiva il Bambino Gesù, lo lavava, lo nutriva, assecondava i suoi giochi.
Fu allora che cominciò la storia di tutte le famiglie cristiane, per le quali tutto (gli affetti, gli avvenimenti, la materia del vivere) può essere vissuto come sacramento: segno reale e anticipazione di un amore Infinito.
La maternità di Maria non è separata dalla vita ordinaria. Il suo amore si manifesta nelle cure concrete, nella pazienza, nell’attenzione ai bisogni del bambino e nella disponibilità a vivere ogni gesto quotidiano come servizio a Dio.
Maria e Giuseppe: fiducia e rispetto coniugale
Inoltre, l’amore che unisce la coppia è vero e profondo, intriso di fiducia e rispetto.
Quando Giuseppe scopre che Maria è incinta, e progetta di divorziare da lei “in segreto”, la sua reazione è quella di un uomo profondamente rispettoso ed amorevole.
Se avesse reagito come un uomo ferito ed orgoglioso, probabilmente avrebbe avuto pochi scrupoli nel ripudiarla pubblicamente e farle ricevere la punizione che meritava.
Così Giuseppe ci ricorda che l’amore è volere la felicità dell’altro e farne la meta della propria vita. Accogliendo Maria nella sua casa, nonostante gli eventi difficili, Giuseppe ci ricorda anche che l’amore coniugale si basa sulla fiducia.
L’impegno dei coniugi si basa su una promessa fatta al momento del matrimonio, e quindi sulla fiducia nella parola dell’altro.
Maria e Giuseppe vivono la loro relazione non secondo il sospetto, l’orgoglio o il possesso, ma nella disponibilità ad accogliere un disegno più grande. La loro unione diventa così una testimonianza di fedeltà, rispetto e responsabilità condivisa.
Maria e la presentazione di Gesù al Tempio
Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore - come è scritto nella legge del Signore …
Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui. (Lc 2,22-40)
La presentazione di Gesù al Tempio e le parole di Simeone e Anna ai suoi genitori, svelano però la missione di Gesù, ne spalancano l’orizzonte.
Simeone ed Anna sono anziani e hanno vissuto nell’attesa di questo giorno. Simeone è profondamente religioso, attento alla voce dello Spirito, tanto che l’evangelista lo sottolinea ben tre volte (Lc 2,25.26.27): Simeone ispirato da Dio (v. 25); Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato…(v 26); Mosso dallo Spirito santo si recò al tempio (v 27).
Di Anna, invece, il testo dice che “non si allontanava mai dal tempio” (v. 37). Sono tratti importanti, perché segnalano la familiarità di questi due anziani con il Signore, evidenziano quanto hanno vissuto nell’attesa del Messia annunciato dai profeti.
È questa familiarità che li rende “capaci” di riconoscere il Signore quando si presenta: ormai sanno leggere ogni cosa alla luce della Parola meditata giorno e notte, e sanno andare oltre l’evidenza.
È proprio lo Spirito a guidare Simeone e Anna ad accogliere e riconoscere Gesù.
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione - e anche a te una spada trafiggerà l’anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».
La profezia di Simeone introduce Maria nel mistero della sofferenza legata alla missione di Gesù. La maternità di Maria comprende la gioia dell’accoglienza, ma anche il dolore di una spada che attraverserà la sua anima.
Il cammino di fede della Vergine Maria
Il primo dato che emerge dai testi biblici di questa Festa, è che il figlio è dono di Dio. lo si coglie dalla prima lettura, che narra la nascita del profeta Samuele, e lo si coglie dalla risposta che Gesù dà ai suoi genitori al Tempio.
“Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?”. Nella domanda di Maria, “Tuo padre ed io, angosciati ti cercavamo”, Maria pensava al padre Giuseppe, nella risposta, Gesù si riferisce al Padre suo, Dio.
Maria e Giuseppe “non compresero”, pur sapendo che quel figlio è “dono di Dio”. In fondo, solo la Croce svelerà in tutta la sua pienezza chi è Gesù, il Figlio di Dio.
Quella risposta non sarà facile per la Vergine Maria, tanto che l’evangelista puntualizza che “custodiva tutte queste cose nel suo cuore”.
Non le scarta dalla memoria e dal cuore, ma è consapevole che deve aspettare per capire. È il cammino della fede, dove il dubbio non ferma la speranza, ma si apre all’attesa.
Maria non pretende di possedere immediatamente tutte le risposte. Custodire nel cuore significa mantenere viva la memoria degli eventi, meditarli alla luce della Parola e attendere che il loro significato si riveli nel tempo stabilito da Dio.
Maria davanti alla crescita e alla libertà di Gesù
I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa.
Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero.
Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.
Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l'udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.
Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: "Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo".
Ed egli rispose loro: "Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?". Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.
Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini. (Lc 2,41-52)
Come i genitori d’oggi, anche Giuseppe e Maria incontrarono fatica nel comprendere le parole e le scelte del Figlio Gesù.
Da loro i genitori d’oggi possono imparare a prendere coscienza che a monte di tutto che un figlio che deve crescere ed è chiamato certamente a corrispondere alle tante attese che sono poste in lui - quelle dei genitori, degli amici, dei colleghi… - ma c’è un’attesa ancora più importante, fondamentale e fondante, quella di Dio, Padre e Creatore.
Di fronte a questa attesa, che si fa “chiamata” nel cuore di ciascuno, l’atteggiamento più consono è quello della preghiera, del “custodire nel cuore” affinché ogni cosa sia svelata nei tempi e nei modi opportuni.
Maria accompagna Gesù senza annullare la sua libertà e senza sostituirsi alla sua missione. Il suo amore materno sa cercare, interrogare, ascoltare e custodire, lasciando spazio all’opera del Padre.
La fecondità dell’amore vissuto a Nazareth
Osservando la Sacra Famiglia, vediamo che essa è unita intorno a Gesù Bambino. L’immagine della mangiatoia e di Maria e Giuseppe uniti intorno a Gesù ci insegna che la fecondità (in senso lato) è il frutto dell’amore coniugale.
Il bambino è il segno visibile dell’amore della coppia e della vita che questo amore genera.
Tuttavia, l’amore sperimentato all’interno della Sacra Famiglia porta frutto e si irradia ben oltre il nucleo familiare.
I pastori ne sono i primi testimoni, poiché avevano appena saputo della nascita di Gesù a Betlemme, quando “andarono dunque senz'indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia”. (Luca 2: 16)
Maria custodisce un amore che non si chiude nella casa. La sua maternità, unita alla paternità di Giuseppe e alla presenza di Gesù, diventa una fonte di accoglienza e di benedizione per quanti si avvicinano al mistero della salvezza.
Maria e la vita quotidiana della famiglia
Nella Sacra Famiglia trovano quindi compimento, al massimo grado, i due comandamenti dell’amore, dai quali «dipende tutta la Legge e i Profeti» (Mt 22,40).
Gesù (il Figlio di Dio e Creatore increato), Maria (la prima credente in Lui) e Giuseppe (il primo devoto di Maria) ci indicano che la famiglia è immagine della Santissima Trinità, ed è perciò chiamata - per riflettere quest’immagine - a mettere al centro Dio.
Maria e Giuseppe, gli esempi più alti per ogni madre e padre su questa terra, furono i primi ad adorare il Verbo incarnato - quel divin Bambino, a sua volta esempio per ogni figlio, che crebbe in sapienza, età e grazia (Lc 2,52) nell’obbedienza ai suoi genitori - e adorandolo santificarono ogni loro giornata, accrescendo potentemente la loro capacità di amare.
La vita familiare non è un ostacolo alla santità, perché proprio nelle relazioni, nelle responsabilità e nei gesti ordinari è possibile vivere la comunione con Dio.
Nazaret ci ricordi cos'è la famiglia, cos'è la comunione di amore, la sua bellezza austera e semplice, il suo carattere sacro e inviolabile.
Infine impariamo una lezione di lavoro. Oh! dimora di Nazaret, casa del “Figlio del falegname”! Qui soprattutto desideriamo comprendere e celebrare la legge, severa certo, ma redentrice della fatica umana.
Infine vogliamo salutare gli operai di tutto il mondo e mostrar loro il grande modello, il loro divino fratello. (San Paolo VI, discorso del 5 gennaio 1964 a Nazaret)
Lo Spirito Santo e lo sguardo di Maria
Lo Spirito Santo continua ancora oggi a guidare “tutte le genti”, “tutte le coppie”, “tutti i genitori”. Ma occorre mettersi in ascolto dello Spirito che parla in noi.
Se il Figlio di Dio ci viene incontro in un bambino e solo uno sguardo di fede sa coglierlo presente, allora è importante ricordarci che le cose quotidiane non sono mai di poco conto; che gli incontri quotidiani non sono mai inutili o pure coincidenze: ci vuole uno sguardo di fede per cogliere dentro e oltre.
Perché tutto è “luogo” in cui incontriamo (o rifiutiamo) la presenza di Dio. Tutto è segno per chi crede.
Maria insegna proprio questo sguardo di fede. Ella riconosce nella quotidianità una storia visitata da Dio: la nascita, il viaggio, la casa, il lavoro, la preghiera, la crescita del Figlio e perfino l’incomprensione diventano occasioni di ascolto e di affidamento.
Il Vangelo della famiglia e le famiglie ferite
Vivere il vangelo della famiglia non è facile oggi, ancor più in questi tempi. Si viene criticati o attaccati solo perché si vuol difendere la vita fin dal grembo materno.
Eppure nel vangelo noi troviamo la via per vivere una vita bella a livello personale e famigliare, una via certamente impegnativa, ma affascinante e totalizzante.
Una via della quale merita ancora oggi fidarsi e affidarsi, sull’esempio e per intercessione della stessa Santa Famiglia di Nazaret.
In ogni famiglia ci sono momenti lieti e tristi, tranquilli e difficili. È la vita.
Vivere il “vangelo della famiglia” non esula dal vivere difficoltà e tensioni, di incontrare tempi di lieta fortezza e momenti di tristi fragilità.
Famiglie ferite e segnate da fragilità, da fallimenti, da difficoltà…possono risorgere se imparano ad attingere alla fonte del vangelo, possono ritrovare nuove possibilità di ripartenza.
Maria, che ha conosciuto l’angoscia, il viaggio, la povertà, l’incomprensione e la sofferenza, può essere invocata come madre delle famiglie provate. La sua presenza non cancella la ferita, ma accompagna il cammino verso la riconciliazione, la pace e una rinnovata fiducia.
La Santa Famiglia come modello per le famiglie cristiane
La Sacra Famiglia può in molti modi ispirarci e aiutarci a fare delle nostre case dei veri luoghi d'amore. Affidiamo le nostre difficoltà familiari alla loro preghiera ed alla loro benedizione.
Dio al centro della casa
In primo luogo, osserviamo che Giuseppe, Maria e Gesù mettono Dio al primo posto nella loro vita. L'amore di Dio e l'ascolto della sua parola e della sua volontà vengono prima di tutto.
Ogni membro della famiglia vive anzitutto in una relazione personale con Dio. È soprattutto attraverso questo rapporto personale che si rivela il progetto di Dio sulla loro famiglia.
Fiducia, ascolto e perdono
Maria insegna ad amare con pazienza, ad ascoltare con compassione e a perdonare con sincerità.
La famiglia può diventare un luogo nel quale la preghiera, il dialogo, l’educazione, il lavoro e il perdono non sono pratiche separate dalla fede, ma espressioni concrete dell’amore ricevuto da Dio.
Custodia della vita
La missione dei genitori consiste nel custodire e coltivare la vita dei figli, aiutandoli a crescere in sapienza, età e grazia.
Il modello di Maria ricorda che custodire non significa trattenere, ma accompagnare. La madre sostiene la crescita del figlio, riconosce la sua vocazione e gli permette di rispondere alla chiamata del Padre.
Casa accogliente e piccola Chiesa domestica
Poiché la famiglia, fondata dall’eternità sull’unione indissolubile tra un uomo e una donna, è il luogo primario di trasmissione della fede, vera piccola chiesa domestica, si comprende il motivo per cui il demonio la voglia distruggere e come stia intensificando gli attacchi (vedi la cultura che ha prodotto le leggi su divorzio, aborto, fecondazione artificiale, unioni gay, eutanasia, ecc.) per riuscire nel suo intento, che il compianto cardinale Carlo Caffarra ha efficacemente definito «anti-creazione».
La preghiera, specialmente il Rosario in famiglia, è con il digiuno l’arma più grande che Dio ci ha lasciato per vincere il nostro combattimento spirituale.
Ogni famiglia sia dimora accogliente di bontà e di pace per i bambini e per gli anziani, per chi è malato e solo, per chi è povero e bisognoso.
La Santa Famiglia viene così contemplata come una casa aperta alla vita, alla fede, al lavoro, alla cura dei deboli e alla speranza.
La preghiera alla Santa Famiglia
Pregare la Sacra Famiglia significa affidare la propria casa, i propri cari e il proprio cuore a questo modello di unità e di tenerezza.
O Santa Famiglia di Nazareth, Gesù, Maria e Giuseppe, vengo a voi con fiducia e amore. Voi siete il modello delle case cristiane, unite nella fede, nella pace e nella carità.
Accogliete la mia preghiera e vegliate sulla mia famiglia, affinché sia un riflesso della vostra luce e un luogo di bontà e di perdono.
Gesù, amato Figlio del Padre, tu che sei cresciuto nella casa di Nazareth nell’obbedienza e nella semplicità, benedici la mia famiglia.
Maria, Madre mite e attenta, tu che hai custodito fedelmente la Parola di Dio nel tuo cuore, intercedi per noi.
Insegnaci ad amare con pazienza, ad ascoltare con compassione e a perdonare con sincerità.
Stendi il tuo manto materno sulle nostre vite, proteggici dalle divisioni e mantieni viva la fiamma della nostra fede.
Giuseppe, sposo fedele e padre silenzioso, tu che hai vegliato sul Bambino Gesù e sulla Vergine Maria, insegnaci la forza del lavoro umile e la dignità di ogni sforzo.
Aiutaci a rimanere coraggiosi nelle difficoltà e fiduciosi nella Provvidenza di Dio.
O Santa Famiglia, benedici tutte le famiglie del mondo. Guarisci coloro che sono feriti, riconcilia coloro che sono divisi, consola coloro che piangono.
Che ogni casa diventi un luogo di preghiera, di amore e di luce dove Dio sia onorato e amato.
O Santa Famiglia di Nazareth, ti affido la mia vita, i miei cari e il mio futuro. Conservaci nella pace, nella fedeltà e nell’unità, perché insieme possiamo camminare verso la casa del Padre, nella gioia del Regno eterno. Amen.
La preghiera di Papa Francesco
Gesù, Maria e Giuseppe a voi, Santa Famiglia di Nazareth, oggi, volgiamo lo sguardo con ammirazione e confidenza; in voi contempliamo la bellezza della comunione nell’amore vero; a voi raccomandiamo tutte le nostre famiglie, perché si rinnovino in esse le meraviglie della grazia.
Santa Famiglia di Nazareth, scuola attraente del santo Vangelo: insegnaci a imitare le tue virtù con una saggia disciplina spirituale, donaci lo sguardo limpido che sa riconoscere l’opera della Provvidenza nelle realtà quotidiane della vita.
Santa Famiglia di Nazareth, custode fedele del mistero della salvezza: fa’ rinascere in noi la stima del silenzio, rendi le nostre famiglie cenacoli di preghiera e trasformale in piccole Chiese domestiche, rinnova il desiderio della santità, sostieni la nobile fatica del lavoro, dell’educazione, dell’ascolto, della reciproca comprensione e del perdono.
Santa Famiglia di Nazareth, ridesta nella nostra società la consapevolezza del carattere sacro e inviolabile della famiglia, bene inestimabile e insostituibile.
Ogni famiglia sia dimora accogliente di bontà e di pace per i bambini e per gli anziani, per chi è malato e solo, per chi è povero e bisognoso.
Gesù, Maria e Giuseppe voi con fiducia preghiamo, a voi con gioia ci affidiamo. (Preghiera recitata davanti all’icona della Santa Famiglia in occasione della Giornata della Famiglia, 27 ottobre 2013)
La liturgia della festa
Nel Rito romano la festa è una data mobile celebrata sempre di domenica, nella Domenica fra l’Ottava di Natale. Nel Rito ambrosiano è celebrata l’ultima domenica di gennaio, nel Tempo Dopo l’Epifania.
| Rito | Periodo | Giorno della celebrazione |
|---|---|---|
| Rito romano | Domenica fra l’Ottava di Natale | Domenica successiva al Natale |
| Rito ambrosiano | Tempo Dopo l’Epifania | Ultima Domenica di gennaio |
Entrambi i Riti celebrano questa festività con data mobile e sempre di Domenica, per cui le letture adottano una struttura ternaria e secondo la divisione per anno A, B, C.
Anno A
Prima lettura - Sir : Chi teme il Signore onora i genitori. Salmo responsoriale - dal Sal - Rit.: Beato chi teme il Signore e cammina nelle sue vie. Seconda lettura - Col : Vita familiare cristiana, secondo il comandamento dell'amore.
Vangelo - Mt : Prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto.
Anno B
Prima lettura - Gen : Uno nato da te sarà tuo erede. Salmo responsoriale - dal Sal - Rit.: Il Signore è fedele al suo patto. Seconda lettura - Eb : La fede di Abramo, di Sara e di Isacco.
Vangelo - Lc : Il bambino cresceva, pieno di sapienza.
Anno C
Prima lettura - 1Sam : Samuele per tutti i giorni della sua vita è richiesto per il Signore. Salmo responsoriale - dal Sal - Rit.: Beato chi abita nella tua casa, Signore.
Seconda lettura - 1Gv : Siamo chiamati figli di Dio e lo siamo realmente!
Vangelo - Lc : Gesù è ritrovato dai genitori nel tempio in mezzo ai maestri.
Le letture della festa mettono in luce diversi aspetti della vita familiare: l’obbedienza alla volontà di Dio, la custodia dei figli, la fedeltà dell’alleanza, la crescita nella sapienza, la prova, la ricerca e il riconoscimento della missione personale.
Maria, modello per ogni madre
Maria è modello per ogni madre perché accoglie la vita come dono, la protegge nelle difficoltà, la accompagna nella crescita e la affida a Dio.
La sua maternità è fatta di presenza concreta e di silenzio contemplativo. Ella parla quando è necessario, cerca quando Gesù scompare, domanda quando è angosciata, ma sa anche custodire ciò che non comprende.
La Vergine Maria mostra che la fede familiare non consiste nell’avere una vita priva di problemi. Consiste nel vivere ogni prova senza perdere il rapporto con Dio e senza smettere di cercare la verità nella preghiera.
Maria è anche madre della Chiesa domestica: insegna a trasformare la casa in un luogo di ascolto, di carità, di perdono e di comunione.
Affidamento alla Vergine Maria
Maria, Madre mite e attenta, tu che hai custodito fedelmente la Parola di Dio nel tuo cuore, intercedi per noi.
Insegnaci ad amare con pazienza, ad ascoltare con compassione e a perdonare con sincerità.
Stendi il tuo manto materno sulle nostre vite, proteggici dalle divisioni e mantieni viva la fiamma della nostra fede.
O Santa Famiglia di Nazareth, benedici tutte le famiglie del mondo. Guarisci coloro che sono feriti, riconcilia coloro che sono divisi, consola coloro che piangono.
Gesù, Maria e Giuseppe voi con fiducia preghiamo, a voi con gioia ci affidiamo.