La Chiesa e la liturgia di domenica 6 maggio

Martedì 06 Maggio 2025 si celebra la Messa del Giorno del MARTEDÌ DELLA III SETTIMANA DI PASQUA, con colore liturgico bianco. La liturgia presenta Stefano, pieno di Spirito Santo, mentre contempla i cieli aperti e il Figlio dell’uomo alla destra di Dio, e propone nel Vangelo Gesù come il pane della vita.

La celebrazione invita a vivere la fede come affidamento, ascolto e nutrimento: «Alle tue mani, Signore, affido il mio spirito» e «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!». La giornata liturgica comprende l’antifona, la colletta, la Liturgia della Parola, le preghiere sulle offerte e dopo la comunione.

Informazioni liturgiche

ElementoIndicazione
Datamartedì 06 Maggio 2025
celebrazioneMessa del Giorno
Tempo liturgicoIII settimana di Pasqua
Colore liturgicobianco
Prima letturaAt 7,51-8,1a
Salmo responsorialeSal 30 (31)
VangeloGv 6,30-35
Altare pasquale con pane e Vangelo

Antifona d’ingresso

Lodate il nostro Dio, voi che lo temete, piccoli e grandi, perché si è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo. Alleluia. (Cf. Ap 19,5;12,10)

Colletta

O Dio, che apri la porta del regno dei cieli a coloro che sono rinati dall’acqua e dallo Spirito Santo, accresci nei tuoi fedeli la grazia del Battesimo, perché liberati da ogni peccato possano ereditare i beni da te promessi. Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Liturgia della Parola

Prima lettura: la testimonianza di Stefano

Signore Gesù, accogli il mio spirito.

Dagli Atti degli Apostoli At 7,51-8,1a

In quei giorni, Stefano [diceva al popolo, agli anziani e agli scribi:] «Testardi e incirconcisi nel cuore e nelle orecchie, voi opponete sempre resistenza allo Spirito Santo. Come i vostri padri, così siete anche voi. Quale dei profeti i vostri padri non hanno perseguitato? Essi uccisero quelli che preannunciavano la venuta del Giusto, del quale voi ora siete diventati traditori e uccisori, voi che avete ricevuto la Legge mediante ordini dati dagli angeli e non l'avete osservata».

All'udire queste cose, erano furibondi in cuor loro e digrignavano i denti contro Stefano. Ma egli, pieno di Spirito Santo, fissando il cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla destra di Dio e disse: «Ecco, contemplo i cieli aperti e il Figlio dell'uomo che sta alla destra di Dio».

Allora, gridando a gran voce, si turarono gli orecchi e si scagliarono tutti insieme contro di lui, lo trascinarono fuori della città e si misero a lapidarlo. E i testimoni deposero i loro mantelli ai piedi di un giovane, chiamato Sàulo.

E lapidavano Stefano, che pregava e diceva: «Signore Gesù, accogli il mio spirito». Poi piegò le ginocchia e gridò a gran voce: «Signore, non imputare loro questo peccato». Detto questo, morì. Sàulo approvava la sua uccisione. Parola di Dio.

Salmo responsoriale

Dal Sal 30 (31)

R. Alle tue mani, Signore, affido il mio spirito.

Oppure: R. Alleluia, alleluia, alleluia.

Sii per me, Signore, una roccia di rifugio, un luogo fortificato che mi salva. Perché mia rupe e mia fortezza tu sei, per il tuo nome guidami e conducimi. R.

Alle tue mani affido il mio spirito; tu mi hai riscattato, Signore, Dio fedele. Io confido nel Signore. Esulterò e gioirò per la tua grazia. R.

Sul tuo servo fa’ splendere il tuo volto, salvami per la tua misericordia. Benedetto il Signore, che per me ha fatto meraviglie di grazia. R.

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.

Io sono il pane della vita, dice il Signore: chi viene a me non avrà fame. (Gv 6,35ab)

Alleluia.

Vangelo: Gesù, il pane della vita

Non Mosè, ma il Padre mio vi dà il pane dal cielo.

Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 6,30-35

In quel tempo, la folla disse a Gesù: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: "Diede loro da mangiare un pane dal cielo"».

Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero.

Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo».

Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane».

Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!». Parola del Signore.

Il messaggio della liturgia

La prima lettura e il Vangelo presentano due forme diverse ma profondamente unite di affidamento a Dio. Stefano consegna il proprio spirito al Signore nel momento della persecuzione, mentre Gesù si rivela come il pane vero disceso dal cielo, capace di dare la vita al mondo.

In molte regioni, nel mondo attuale, il cristiano è ormai una figura d’eccezione. Anche nei paesi tradizionalmente cattolici il credente si trova immerso nel materialismo e nel laicismo che minacciano l’annientamento della vita dello Spirito.

Abbandonati a noi stessi, ci perdiamo, intimoriti da forze che sembrano sempre più grandi e imperiose. La situazione della Chiesa delle origini non era però diversa.

Eppure i primi cristiani, al seguito di un gruppo di pescatori della Galilea, privi di potere in quanto alle cose del mondo, ma riempiti della forza dello Spirito, “vennero, videro e vinsero” l’Impero Romano.

Contando solo sui propri mezzi, non potevano far nulla, ma uniti a Cristo, come i tralci alla vite, produssero frutti in abbondanza.

Ogni credente è chiamato a fare lo stesso: a sentirsi pronto ad essere sfrondato dal vignaiolo, cioè dal Padre.

In altre parole, per dare frutti dobbiamo essere disposti a soffrire, per esempio andando contro le mode imperanti, rispettando i nostri principi cristiani negli affari, restando fedeli nel matrimonio, sopportando ogni tipo di discriminazione derivante dal professare pubblicamente la nostra fede.

Una tale sofferenza purifica il cuore del credente e rafforza la vita di Cristo in noi.

La testimonianza di Stefano

Stefano affronta l’opposizione senza rinunciare alla verità che ha ricevuto. La sua parola denuncia la resistenza allo Spirito Santo e richiama il modo in cui i padri hanno perseguitato i profeti.

La sua testimonianza, però, non si conclude con l’accusa. Nel momento della morte, Stefano prega: «Signore Gesù, accogli il mio spirito» e «Signore, non imputare loro questo peccato».

La sua preghiera richiama quella di Gesù e mostra una fede capace di affidarsi a Dio anche nella prova più estrema. La risposta al male non è la vendetta, ma la consegna dello spirito e il perdono.

Il pane della vita

Nel Vangelo la folla chiede a Gesù un segno e ricorda la manna ricevuta dai padri nel deserto. Gesù conduce l’attenzione dal dono passato alla realtà più grande che viene dal Padre.

«Non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero».

Il pane di Dio non è soltanto un alimento capace di sostenere temporaneamente l’esistenza. «Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo».

La domanda della folla, «Signore, dacci sempre questo pane», riceve una risposta diretta e decisiva: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».

La fede cristiana è quindi presentata come un incontro con Cristo, non come la semplice ricerca di un segno. Venire a Gesù e credere in lui significa riconoscere nel Figlio colui che sazia la fame e la sete più profonde dell’uomo.

La vita nello Spirito

La colletta ricorda che i credenti sono rinati dall’acqua e dallo Spirito Santo. La grazia del Battesimo li orienta verso la libertà dal peccato e verso l’eredità promessa da Dio.

L’effusione dello Spirito giunge a completamento dell’opera salvifica di Cristo. Diventiamo anche noi capaci di amare nella stessa dimensione di quello Spirito.

È allora che la comunione diventa piena, stabile, intensa. È lo stesso Signore a darci questa esaltante certezza: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui».

San Paolo così interrogava i primi cristiani: «Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?». È un interrogativo che conserva tutta la sua urgenza anche per noi, cristiani di oggi.

La comunione tra liturgia e vita

Forse abbiamo ridotto le nostre comunioni a rari momenti della nostra vita, ad episodi liturgici senza giungere alla consapevolezza degli effetti che dovrebbero coinvolgere tutta la nostra vita.

Pare che abbiamo, più o meno consapevolmente, creato una frattura tra il Dio della chiesa e quello della vita.

Forse le nostre comunioni iniziano e finiscono tra i banchi di chiesa lasciandoci poi vuoti quando ritorniamo nelle strade del mondo.

Quel Cristo che scende per noi sui nostri altari per diventare cibo e bevanda di salvezza, viene poi rilegato di nuovo in cielo se la nostra comunione non lo coinvolge nella realtà del vivere quotidiano.

Viene da chiedersi in quanti cuori abita realmente la divinità e quanti di noi sono realmente tempio dello Spirito.

Preghiere e riti conclusivi

Sulle offerte

Accogli, o Signore, i doni della tua Chiesa in festa e poiché le hai dato il motivo di tanta gioia, donale anche il frutto di una perenne letizia. Per Cristo nostro Signore.

Oppure: Invochiamo la tua clemenza, o Signore, celebrando il memoriale della nostra salvezza: questo sacramento del tuo amore sia per noi segno di unità e vincolo di carità. Per Cristo nostro Signore.

Antifona alla comunione

Se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui. Alleluia. (Rm 6,8)

Oppure: Io sono il pane della vita: chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete. Alleluia. (Gv 6,35)

Dopo la comunione

Guarda con bontà, o Signore, il tuo popolo che ti sei degnato di rinnovare con questi sacramenti di vita eterna, e donagli di giungere alla risurrezione incorruttibile del corpo, destinato alla gloria. Per Cristo nostro Signore.

Oppure: Nella tua misericordia, o Padre, donaci la grazia di adorare con fede viva, in questi santi misteri, il Signore Gesù, nel cui nome hai voluto che ogni ginocchio si pieghi e ogni uomo trovi la salvezza. Per Cristo nostro Signore.

Una preghiera per la giornata

La liturgia invita a custodire nel cuore la preghiera del salmista: «Alle tue mani, Signore, affido il mio spirito».

Questa invocazione accompagna la testimonianza di Stefano e può diventare una preghiera quotidiana nelle situazioni di fatica, di incertezza e di prova. L’affidamento non elimina le difficoltà, ma permette di attraversarle con la certezza della presenza di Dio.

La parola di Gesù offre la direzione fondamentale: «Io sono il pane della vita». Chi viene a lui trova la sorgente della vita e chi crede in lui riceve una promessa che riguarda tutta l’esistenza.

Vangelo del giorno | MANGIA IL PANE DELLA VITA ETERNA - p. Luca Arzenton

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