La liturgia della Chiesa del 12 agosto

Il 12 agosto 2026 è il mercoledì della XIX settimana del Tempo Ordinario, con celebrazione feriale, colore liturgico verde e letture incentrate sulla correzione fraterna, sulla responsabilità reciproca e sulla preghiera concorde della comunità cristiana.

La liturgia del giorno invita a non ignorare il male, ma ad affrontarlo con carità e discrezione, cercando di «guadagnare il fratello» e riconoscendo la presenza di Cristo là dove «due o tre» sono riuniti nel suo nome.

Mercoledì 12 agosto 2026: celebrazione e calendario liturgico

ElementoIndicazione
Data12/08/2026
GiornoMercoledì della XIX settimana del Tempo Ordinario
Grado della celebrazioneFeria
Colore liturgicoVerde
VangeloMt 18,15-20
Tema centraleLa correzione fraterna e la preghiera concorde

Com’è triste vedere persone che alzano le spalle o si voltano quando il prossimo ha bisogno del loro aiuto! Ma ancora più brutto è scoprire a volte in noi stessi la tentazione di rispondere come Caino quando, interrogato a proposito del fratello Abele, da lui appena ucciso per invidia, disse: “Sono forse il guardiano di mio fratello?” (Gen 4,9).

Ascoltando le parole del Signore nel brano del Vangelo di oggi, dovremmo pregare perché ci venga concesso di saper rispondere a questo invito alla vicendevole carità cristiana in modo da avere a cuore il dovere di amare, incoraggiare e proteggere i nostri fratelli e le nostre sorelle nel corpo mistico di Cristo.

In particolare, dovremmo assumerci l’impegno di correggere un nostro fratello solo quando siamo sicuri che è davvero necessario e dopo aver pregato lo Spirito Santo perché ci aiuti a dire la verità con carità.

Antifona d’ingresso

Volgi lo sguardo, Signore, alla tua alleanza, non dimenticare per sempre la vita dei tuoi poveri. Alzati, o Dio, difendi la mia causa, non dimenticare la supplica di chi ti invoca. (Cf. Sal 73,20.19.22)

Colletta

Dio onnipotente ed eterno, guidati dallo Spirito Santo, osiamo invocarti con il nome di Padre: fa' crescere nei nostri cuori lo spirito di figli adottivi, perché possiamo entrare nell'eredità che ci hai promesso. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

Prima lettura: la gloria del Signore e il segno sulla fronte

Dal libro del profeta Ezechièle Ez 9,1-7;10,18-22

Una voce potente gridò ai miei orecchi: «Avvicinatevi, voi che dovete punire la città, ognuno con lo strumento di sterminio in mano».

Ecco sei uomini giungere dalla direzione della porta superiore che guarda a settentrione, ciascuno con lo strumento di sterminio in mano.

In mezzo a loro c’era un altro uomo, vestito di lino, con una borsa da scriba al fianco.

Appena giunti, si fermarono accanto all’altare di bronzo.

La gloria del Dio d’Israele, dal cherubino sul quale si posava, si alzò verso la soglia del tempio e chiamò l’uomo vestito di lino che aveva al fianco la borsa da scriba.

Il Signore gli disse: «Passa in mezzo alla città, in mezzo a Gerusalemme, e segna un tau sulla fronte degli uomini che sospirano e piangono per tutti gli abomini che vi si compiono».

Agli altri disse, in modo che io sentissi: «Seguitelo attraverso la città e colpite! Il vostro occhio non abbia pietà, non abbiate compassione.

Vecchi, giovani, ragazze, bambini e donne, ammazzate fino allo sterminio: non toccate, però, chi abbia il tau in fronte.

Cominciate dal mio santuario!».

Incominciarono dagli anziani che erano davanti al tempio.

Disse loro: «Profanate pure il tempio, riempite di cadaveri i cortili. Uscite!».

Quelli uscirono e fecero strage nella città.

La gloria del Signore uscì dalla soglia del tempio e si fermò sui cherubini.

I cherubini spiegarono le ali e si sollevarono da terra sotto i miei occhi; anche le ruote si alzarono con loro e si fermarono all’ingresso della porta orientale del tempio del Signore, mentre la gloria del Dio d’Israele era in alto su di loro.

Erano i medesimi esseri che io avevo visto sotto il Dio d’Israele lungo il fiume Chebar e riconobbi che erano cherubini.

Ciascuno aveva quattro aspetti e ciascuno quattro ali e qualcosa simile a mani d’uomo sotto le ali.

Il loro aspetto era il medesimo che avevo visto lungo il fiume Chebar.

Ciascuno di loro avanzava diritto davanti a sé.

Parola di Dio.

Salmo responsoriale

Dal Sal 112 (113)

R. Più alta dei cieli è la gloria del Signore.

Lodate, servi del Signore, lodate il nome del Signore.

Sia benedetto il nome del Signore, da ora e per sempre.

R. Più alta dei cieli è la gloria del Signore.

Dal sorgere del sole al suo tramonto sia lodato il nome del Signore.

Su tutte le genti eccelso è il Signore, più alta dei cieli è la sua gloria.

R. Più alta dei cieli è la gloria del Signore.

Chi è come il Signore, nostro Dio, che siede nell’alto e si china a guardare sui cieli e sulla terra?

R. Più alta dei cieli è la gloria del Signore.

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.

Dio ha riconciliato a sé il mondo in Cristo, affidando a noi la parola della riconciliazione. (Cf. 2Cor 5,19)

Alleluia.

Vangelo: la correzione fraterna

Se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello.

Dal Vangelo secondo Matteo Mt 18,15-20

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello;

se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni.

Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.

In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.

In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà.

Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

Parola del Signore.

Il significato del Vangelo di Matteo 18,15-20

Il testo del Vangelo, tratto dal capitolo 18° di Matteo, dedicato alla vita della comunità cristiana, ci dice che l’amore fraterno comporta anche un senso di responsabilità reciproca, per cui, se il mio fratello commette una colpa contro di me, io devo usare carità verso di lui e, prima di tutto, parlargli personalmente, facendogli presente che ciò che ha detto o fatto non è buono.

Questo modo di agire si chiama correzione fraterna: essa non è una reazione all’offesa subita, ma è mossa dall’amore per il fratello.

La correzione fraterna non nasce quindi dal desiderio di umiliare, di accusare o di ottenere una rivincita. Il suo obiettivo è il recupero della relazione e la salvezza della persona.

Il brano del Vangelo di oggi si colloca nel cuore del cosiddetto "discorso ecclesiale", un testo dedicato alle esigenze fondamentali per la vita comunitaria dei discepoli.

Al centro di questo passaggio non vi è una norma giuridica fredda, ma la "difficile arte" della correzione fraterna, che ha come unico e supremo fine: "guadagnare il fratello".

Il primo passo: parlare a tu per tu

Gesù indica anzitutto un confronto personale: «va’ e ammoniscilo fra te e lui solo».

Non siamo chiamati a giudicare le persone, ma siamo tenuti a criticare le azioni che secondo noi non vanno bene.

Una critica costruttiva, fatta con amore, ma una critica che sia come una goccia che possa scavare la roccia.

Una critica fatta innanzitutto in un dialogo a due dando la possibilità all'altro di spiegarsi.

La correzione fraterna è un percorso che parte da noi, dall'essere capaci di realizzare la verità che si fa nell'esercizio del confronto con la comunità umana.

Quello che Gesù suggerisce come richiamo al fratello è un percorso che fa parte di ogni uomo nei suoi atteggiamenti: chiunque è chiamato a non richiamare il suo simile a proprio nome, ma nel riferimento a Dio.

La gradualità della correzione

Se il primo confronto non viene accolto, Gesù indica un secondo passaggio: «prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni».

Il passo da compiere si esprime in una triplice gradazione: se il fratello non ascolta il richiamo personale, si coinvolgono una o due persone; se ancora non ascolta, la questione viene portata davanti alla comunità.

Questa gradualità protegge sia la dignità della persona sia la verità dei fatti. Essa impedisce che un conflitto venga trasformato immediatamente in un’accusa pubblica.

La comunità, ci dice Gesù, sente il bisogno di occuparsi dell'altro, ha a cuore il bene del fratello, e, in caso di palese peccato, avverte il bisogno di intervenire con delicatezza per aiutarlo.

La responsabilità verso il fratello

Il discorso sul Regno dei cieli non poteva non prevedere una spiegazione di come comportarsi in ambito ecclesiale con i peccatori.

È sintomatico che nel capitolo diciottesimo si parli di bambini, di piccoli e di peccatori, e questo per evidenziare che nessuna realtà, nemmeno quella della chiesa è esente dalle miserie della condizione umana.

L'espressione "tuo fratello" manifesta l'intenzione teologica di Matteo: la Chiesa è una comunità di fratelli.

Quanto sta a cuore il perdono, al Signore!

Dopo avere chiesto ai suoi di diventare bambini, di lasciarsi condurre, di diventare compassionevoli, il Signore li invita a riflettere sulla prassi del perdono all'interno della comunità cristiana.

La comunità cristiana non è il luogo di persone perfette, ma il luogo nel quale i discepoli imparano a portare il peso gli uni degli altri, a riconoscere il male e a ricercare la riconciliazione.

Il rapporto tra verità, carità e perdono

Dio comprende, perdona tutto, senza condizioni, aiuta a crescere ciascuno, se lo vuole, sul suo graduale, personalissimo, cammino.

Ma questo amore totale non significa passare dalla parte opposta, quella per esempio di non porre attenzione al male che si può fare agli altri.

Ci interroga questa Parola. E ci giudica pesantemente.

Giudica il nostro modo di giudicare, la brutta abitudine che abbiamo di credere di poter interpretare le persone, di catalogarle, di capirle basandoci sulle nostre sensazioni o su qualche fatto.

La correzione fraterna richiede di distinguere la persona dalle sue azioni. Il fratello non viene cancellato dalla sua colpa, ma la colpa non deve essere né ignorata né giustificata quando ferisce la comunione.

È un vangelo spinoso e inquietante, quello di oggi, che testimonia la prassi della prima comunità cristiana riguardo al perdono reciproco.

Un tema delicato, eppure affrontato con una serenità e una misericordia senza eguali.

La preghiera concorde della comunità

Un altro frutto della carità nella comunità è la preghiera concorde.

Dice Gesù: “Se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro” (Mt 18,19-20).

La preghiera personale è certamente importante, anzi, indispensabile, ma il Signore assicura la sua presenza alla comunità che - pur se molto piccola - è unita e unanime, perché essa riflette la realtà stessa di Dio Uno e Trino, perfetta comunione d’amore.

Dice Origene che “dobbiamo esercitarci in questa sinfonia” (Commento al Vangelo di Matteo 14, 1), cioè in questa concordia all’interno della comunità cristiana.

Dobbiamo esercitarci sia nella correzione fraterna, che richiede molta umiltà e semplicità di cuore, sia nella preghiera, perché salga a Dio da una comunità veramente unita in Cristo.

La preghiera concorde non è soltanto la somma di molte preghiere individuali. È l’espressione di una comunità che cerca insieme la volontà del Padre e si riunisce nel nome di Gesù.

L'atto di amore è inserito nel contesto del "discorso ecclesiale": Gesù sta dicendo che nella comunità, se ci si ama davvero, ci si aiuta a crescere.

Prima lettura e Vangelo: il legame tra santità e comunione

La prima lettura presenta una scena profetica severa: il Signore vede il male compiuto nella città e riconosce coloro che «sospirano e piangono per tutti gli abomini che vi si compiono».

Il Vangelo mostra invece come la comunità debba reagire concretamente davanti alla colpa: non con l’indifferenza, con il pettegolezzo o con la vendetta, ma attraverso un cammino ordinato di confronto e di riconciliazione.

La gloria del Signore resta il criterio ultimo della vita del popolo. Il salmo responsoriale proclama infatti: «Più alta dei cieli è la gloria del Signore».

La responsabilità fraterna non nasce dunque dalla presunzione di essere migliori degli altri, ma dalla consapevolezza che ogni membro della comunità appartiene al Signore e che la ferita di uno coinvolge l’intero corpo.

Preghiera dei fedeli

Apriamo con fiducia l'animo a Dio nostro Padre, fonte di amore, perché sostenga la nostra povera capacità di amore. Preghiamo insieme e diciamo:

Insegnaci ad amare, o Signore.

  • Per la santa Chiesa di Dio, perché ami sempre con castità e fedeltà, Cristo suo sposo. Preghiamo:
  • Per i coniugi, perché possano sentire che è possibile e bello vivere un amore fedele e indissolubile. Preghiamo:
  • Per tutte le famiglie provate dall'infedeltà, perché pensando alla bontà di Dio verso il suo popolo infedele, sappiano far prevalere il perdono e l'amore reciproco. Preghiamo:
  • Per tutti coloro che hanno consacrato la propria vita al Signore, perché possano vivere con amore maturo il loro celibato. Preghiamo:
  • Per noi qui presenti, perché con affetto e comprensione, siamo vicini ai divorziati e a tutti coloro che si trovano in una situazione irregolare per la comunità della Chiesa. Preghiamo:
  • Per la dignità della donna.
  • Per i diffusori di pornografia e di violenza.

Ascolta, o Dio nostro Padre, queste suppliche e, poiché il nostro amore è così povero, donaci lo Spirito del Figlio Gesù Cristo nostro Signore, che vive e regna con te per i secoli eterni. Amen.

Liturgia eucaristica

Preghiera sulle offerte

Accetta con bontà, o Signore, i doni della tua Chiesa: nella tua misericordia li hai posti nelle nostre mani, con la tua potenza trasformali per noi in sacramento di salvezza. Per Cristo nostro Signore.

Antifona alla comunione

Celebra il Signore, Gerusalemme! Egli ti sazia con fiore di frumento. (Sal 147,12.14)

Preghiera dopo la comunione

La partecipazione ai tuoi sacramenti ci salvi, o Signore, e confermi noi tutti nella luce della tua verità. Per Cristo nostro Signore.

Liturgia delle Ore del 12 agosto

Ufficio delle letture

V. O Dio, vieni a salvarmi

Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.

Alleluia.

Questa introduzione si omette quando si comincia l'Ufficio con l'Invitatorio.

Inno

Cristo, sapienza eterna, donaci di gustare la tua dolce amicizia.

Angelo del consiglio, guida e proteggi il popolo che spera nel tuo nome.

Sii tu la nostra forza, la roccia che ci salva dagli assalti del male.

A te la gloria e il regno, la potenza e l’onore, nei secoli dei secoli. Amen.

Salmo 88, 2-38

La misericordia di Dio per la casa di Davide

Dalla discendenza di Davide secondo la promessa, Dio trasse per Israele un salvatore, Gesù (At 13, 23).

1 ant. Davanti al tuo volto, Signore, grazia e fedeltà.

I (2-19)

Canterò senza fine le grazie del Signore, con la mia bocca annunzierò la tua fedeltà nei secoli, perché hai detto: «La mia grazia rimane per sempre»; la tua fedeltà è fondata nei cieli.

«Ho stretto un’alleanza con il mio eletto, ho giurato a Davide mio servo: stabilirò per sempre la tua discendenza, ti darò un trono che duri nei secoli».

I cieli cantano le tue meraviglie, Signore, la tua fedeltà nell’assemblea dei santi.

Chi sulle nubi è uguale al Signore, chi è simile al Signore tra gli angeli di Dio?

Dio è tremendo nell’assemblea dei santi, grande e terribile tra quanti lo circondano.

Chi è uguale a te, Signore, Dio degli eserciti? Sei potente, Signore, e la tua fedeltà ti fa corona.

Tu domini l’orgoglio del mare, tu plachi il tumulto dei suoi flutti.

Tu hai calpestato Raab come un vinto, con braccio potente hai disperso i tuoi nemici.

Tuoi sono i cieli, tua è la terra, tu hai fondato il mondo e quanto contiene; il settentrione e il mezzogiorno tu li hai creati, il Tabor e l’Ermon cantano il tuo nome.

È potente il tuo braccio, forte la tua mano, alta la tua destra.

Giustizia e diritto sono la base del tuo trono, grazia e fedeltà precedono il tuo volto.

Beato il popolo che ti sa acclamare e cammina, o Signore, alla luce del tuo volto: esulta tutto il giorno nel tuo nome, nella tua giustizia trova la sua gloria.

Perché tu sei il vanto della sua forza e con il tuo favore innalzi la nostra potenza.

Perché del Signore è il nostro scudo, il nostro re, del Santo d’Israele.

1 ant. Davanti al tuo volto, Signore, grazia e fedeltà.

2 ant. Si è fatto uomo dalla stirpe di Davide, Cristo, Figlio di Dio.

II (20-30)

Un tempo parlasti in visione ai tuoi santi dicendo: «Ho portato aiuto a un prode, ho innalzato un eletto tra il mio popolo.

Ho trovato Davide, mio servo, con il mio santo olio l’ho consacrato; la mia mano è il suo sostegno, il mio braccio è la sua forza.

Su di lui non trionferà il nemico, né l’opprimerà l’iniquo.

Annienterò davanti a lui i suoi nemici e colpirò quelli che lo odiano.

La mia fedeltà e la mia grazia saranno con lui e nel mio nome si innalzerà la sua potenza.

Stenderò sul mare la sua mano e sui fiumi la sua destra.

Egli mi invocherà: Tu sei mio padre, mio Dio e roccia della mia salvezza.

Io lo costituirò mio primogenito, il più alto tra i re della terra.

Gli conserverò sempre la mia grazia, la mia alleanza gli sarà fedele.

Stabilirò per sempre la sua discendenza, il suo trono come i giorni del cielo.

2 ant. Si è fatto uomo dalla stirpe di Davide, Cristo, Figlio di Dio.

3 ant. Dio ha promesso a Davide, suo servo: Per sempre durerà la tua discendenza.

III (31-38)

Se i suoi figli abbandoneranno la mia legge e non seguiranno i miei decreti, se violeranno i miei statuti e non osserveranno i miei comandi, punirò con la verga il loro peccato e con flagelli la loro colpa.

Ma non gli toglierò la mia grazia e alla mia fedeltà non verrò mai meno.

Non violerò la mia alleanza; non muterò la mia promessa.

Sulla mia santità ho giurato una volta per sempre: certo non mentirò a Davide.

In eterno durerà la sua discendenza, il suo trono davanti a me quanto il sole, sempre saldo come la luna, testimone fedele nel cielo».

3 ant. Dio ha promesso a Davide, suo servo: Per sempre durerà la tua discendenza.

Prima lettura dell’Ufficio

V. Luce e sapienza per chi è semplice la rivelazione della tua parola.

Dal libro del profeta Michea 4, 1-7

I popoli saliranno al monte del Signore

Alla fine dei giorni il monte del tempio del Signore resterà saldo sulla cima dei monti e s'innalzerà sopra i colli e affluiranno ad esso i popoli;

verranno molte genti e diranno: «Venite, saliamo al monte del Signore e al tempio del Dio di Giacobbe; egli ci indicherà le sue vie e noi cammineremo sui suoi sentieri»

poiché da Sion uscirà la legge e da Gerusalemme la parola del Signore.

Egli sarà arbitro tra molti popoli e pronunzierà sentenza fra numerose nazioni;

dalle loro spade forgeranno vomeri, dalle loro lame, falci.

Nessuna nazione alzerà la spada contro un'altra nazione e non impareranno più l'arte della guerra.

Siederanno ognuno tranquillo sotto la vite e sotto il fico e più nessuno li spaventerà, poiché la bocca del Signore degli eserciti ha parlato!

Tutti gli altri popoli camminino pure ognuno nel nome del suo dio, noi cammineremo nel nome del Signore Dio nostro, in eterno, sempre.

«In questo giorno - dice il Signore - radunerò gli zoppi, raccoglierò gli sbandati e coloro che ho trattato duramente.

Degli zoppi io farò un resto, degli sbandati una nazione forte.

E il Signore regnerà su di loro e sul monte Sion, da allora e per sempre».

Responsorio

Mic 4, 2; Gv 4, 25

R. Venite, saliamo al monte del Signore e al tempio del Dio di Giacobbe. Egli ci indicherà le sue vie e noi cammineremo per i suoi sentieri.

Deve venire il Messia, cioè il Cristo: quando egli verrà ci annunzierà ogni cosa.

Egli ci indicherà le sue vie e noi cammineremo per i suoi sentieri.

Seconda lettura dell’Ufficio

Dal «Commento sui salmi» di sant'Agostino, vescovo

(Sal 47, 7; CCL 38, 543-545)

Venite, saliamo sul monte del Signore

«Come avete udito così abbiamo visto» (Sal 47, 9).

O Chiesa beata! In un primo tempo hai udito, poi hai veduto.

La Chiesa ha ascoltato, ricevendo le promesse, ora vede nella realtà; ha ascoltato nelle profezie, ora contempla nel Vangelo.

Infatti quel che ora si adempie, prima era già stato profetizzato.

Alza gli occhi e getta uno sguardo sul mondo!

Contempla la tua eredità estesa fino ai confini della terra; vedi ormai che già si è realizzato ciò che era stato predetto: «A lui tutti i re si prostreranno lo serviranno tutte le nazioni» (Sal 71, 11).

Vedi come già si è compiuto quel che fu detto: «Innalzati, Dio, sopra i cieli: su tutta la terra la tua gloria» (Sal 107, 6).

Contempla colui che ebbe mani e piedi trafitti da chiodi, le cui ossa pendenti sulla croce furono contate e sulle cui vesti furono gettate le sorti.

Ammira regnante colui che essi hanno visto appeso in croce.

Contempla, assiso nei cieli, colui che essi disprezzarono, mentre era pellegrino sulla terra.

Vedi finalmente realizzate le parole: «Ricorderanno e torneranno al Signore tutti i confini della terra, si prostreranno davanti a lui tutte le famiglie dei popoli» (Sal 21, 28).

A questa vista, esclama con gioia: «Come avevamo udito, abbiamo visto» (Sal 47, 9).

A ragione viene così convocata la Chiesa da tutti i popoli: «Ascolta, figlia, guarda, porgi l'orecchio, dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre» (Sal 44, 11).

Ascolta e vedi; ascolta prima ciò che non vedi, vedrai in seguito ciò che hai udito.

Il Signore disse: «Un popolo che non conoscevo mi ha servito; all'udirmi subito mi obbedivano» (Sal 17, 44-45).

Il popolo ha obbedito dopo aver solamente udito con gli orecchi.

Dunque prima non aveva visto.

E non ricordi anche le parole: «Vedranno un fatto mai ad essi raccontato e comprenderanno ciò che mai avevano udito»? (Is 52, 15).

Coloro ai quali non furono inviati i profeti furono i primi ad ascoltare e a comprendere i profeti; coloro che in un primo tempo non li avevano uditi, in seguito, udendoli, ne rimasero ammirati.

Coloro invece ai quali furono mandati i profeti, rimasero insensibili, portando con sé i volumi dalla legge, ma senza comprenderne le verità.

Possedevano le tavole dell'alleanza, ma senza conseguirne l'eredità.

Noi invece, «come avevamo udito, così abbiamo visto».

«Nella città del Signore degli eserciti, nella città del nostro Dio» (Sal 47, 9).

Ivi abbiamo udito, ivi abbiamo visto.

«Dio l'ha fondata per sempre» (Sal 47, 9).

Non si insuperbiscano quelli che dicono: Ecco il Cristo è qui o è là.

Chi dice: Ecco è qui, ecco è là, induce verso una parte.

Ma Dio ha promesso l'unità: I re si sono radunati insieme, non si sono divisi con gli scismi (cfr. Sal 47, 5).

Ma forse, pensi, questa città, che ormai domina il mondo, un giorno sarà distrutta!

Non sarà mai!

«Dio l'ha fondata per sempre».

Orbene, se Dio l'ha fondata per l'eternità, perché temi che il suo fondamento venga meno?

Responsorio

Lv 26, 11-12; 2 Cor 6, 16

Stabilirò la mia dimora in mezzo a voi e non vi respingerò; camminerò in mezzo a voi, sarò il vostro Dio e voi sarete il mio popolo.

Noi siamo il tempio del Dio vivente, come Dio stesso ha detto: sarò il vostro Dio e voi sarete il mio popolo.

ORAZIONE

Dio onnipotente ed eterno, che ci dai il privilegio di chiamarti Padre, fa’ crescere in noi lo spirito di figli adottivi, perché possiamo entrare nell’eredità che ci hai promesso. Per il nostro Signore.

Benediciamo il Signore.

Rendiamo grazie a Dio.

Compieta

V. O Dio, vieni a salvarmi

Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.

Alleluia.

Inno

Artefice e Signore della terra e del cielo, aurora inestinguibile, giorno senza tramonto, dona alle stanche membra la gioia del riposo, e nel sonno rimargina le ferite dell’anima.

Se le tenebre scendono sulla città degli uomini, non si spenga la fede nel cuore dei credenti.

Te la voce proclami, o Dio trino ed unico, te canti il nostro cuore, te adori il nostro spirito. Amen.

Salmo 125

1 ant. Chi semina nelle lacrime, mieterà con giubilo.

Dio nostra gioia e nostra speranza

Come siete partecipi delle sofferenze, così lo siete anche delle consolazioni (2 Cor 1, 7).

Quando il Signore ricondusse i prigionieri di Sion, ci sembrava di sognare.

Allora la nostra bocca si aprì al sorriso, la nostra lingua si sciolse in canti di gioia.

Allora si diceva tra i popoli: «Il Signore ha fatto grandi cose per loro».

Grandi cose ha fatto il Signore per noi, ci ha colmati di gioia.

Riconduci, Signore, i nostri prigionieri, come i torrenti del Negheb.

Chi semina nelle lacrime mieterà con giubilo.

Nell’andare, se ne va e piange, portando la semente da gettare, ma nel tornare, viene con giubilo, portando i suoi covoni.

1 ant. Chi semina nelle lacrime, mieterà con giubilo.

Salmo 126

2 ant. Costruisci, o Dio, la nostra casa, custodisci la tua città.

Ogni fatica è vana senza il Signore

Né chi pianta, né chi irriga è qualche cosa, ma è Dio che fa crescere.

Voi siete il campo di Dio, l’edificio di Dio (1 Cor 3, 7. 9).

Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori.

Se la città non è custodita dal Signore, invano veglia il custode.

Invano vi alzate di buon mattino, tardi andate a riposare e mangiate pane di sudore: il Signore ne darà ai suoi amici nel sonno.

Ecco, dono del Signore sono i figli, è sua grazia il frutto del grembo.

Come frecce in mano a un eroe sono i figli della giovinezza.

Beato l’uomo che piena ne ha la farètra: non resterà confuso quando verrà alla porta a trattare con i propri nemici.

2 ant. Costruisci, o Dio, la nostra casa, custodisci la tua città.

Cantico cfr. Col 1, 3. 12-20

3 ant. Generato prima di ogni creatura, Cristo è il re dell’universo.

Cristo fu generato prima di ogni creatura, è il primogenito di coloro che risuscitano dai morti

Ringraziamo con gioia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, perché ci ha messi in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce, ci ha liberati dal potere delle tenebre, ci ha trasferiti nel regno del suo Figlio diletto, per opera del quale abbiamo la redenzione, la remissione dei peccati.

Cristo è immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura; è prima di tutte le cose e tutte in lui sussistono.

Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui: quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili.

Egli è il capo del corpo, che è la Chiesa; è il principio di tutto, il primogenito di coloro che risuscitano dai morti, per ottenere il primato su tutte le cose.

Piacque a Dio di far abitare in lui ogni pienezza, per mezzo di lui riconciliare a sé tutte le cose, rappacificare con il sangue della sua croce gli esseri della terra e quelli del cielo.

3 ant. Generato prima di ogni creatura, Cristo è il re dell’universo.

Lettura breve

Ef 3, 20-21

A colui che in tutto ha potere di fare molto più di quanto possiamo domandare o pensare, secondo la potenza che già opera in noi, a lui la gloria nella Chiesa e in Cristo Gesù per tutte le generazioni, nei secoli dei secoli! Amen.

Responsorio breve

R. Signore, mia salvezza, abbi pietà di me.

Signore, mia salvezza, abbi pietà di me.

Non abbandonarmi con i peccatori, abbi pietà di me.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Signore, mia salvezza, abbi pietà di me.

Vespri del 12 agosto

Ant. al Magn. Ha fatto in me cose grandi colui che è potente: e Santo è il suo nome.

Cantico della Beata Vergine

Lc 1, 46-55

Esultanza dell’anima nel Signore

L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva.

D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.

Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e Santo è il suo nome: di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono.

Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;

ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili;

ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote.

Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.

Ant. al Magn. Ha fatto in me cose grandi colui che è potente: e Santo è il suo nome.

Intercessioni

Innalziamo la nostra preghiera a Dio Padre, che ci ha mandato il proprio Figlio, modello e salvatore del suo popolo:

Continua i benefici della tua bontà, o Signore.

  • Ti rendiamo grazie, o Padre, perché ci hai eletti dall’eternità a far parte del tuo regno, e ci hai chiamati a possedere la gloria di Gesù Cristo, nostra primizia.
  • Concedi a coloro che confessano il tuo santo nome la concordia nella verità, e la solidarietà nel tuo amore.
  • Creatore dell’universo, il tuo Figlio ha voluto lavorare come artigiano nella casa di Nazaret, benedici chi si guadagna il pane con il sudore della fronte.
  • Ricordati di coloro che sono consacrati al servizio dei fratelli, perché l’insuccesso o l’incomprensione non li distolgano mai dal loro proposito.
  • Ti preghiamo, o Signore, per i nostri fratelli defunti, apri loro le braccia della tua misericordia.

Padre nostro.

Orazione

Salga a te, o Dio misericordioso, la voce della tua Chiesa e fa’ che il tuo popolo, libero dalla schiavitù del peccato, ti serva con amore e viva sicuro nella tua protezione. Per il nostro Signore.

Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna. Amen.

Il messaggio spirituale della giornata

La liturgia del 12 agosto unisce la responsabilità verso il fratello alla fiducia nella presenza di Cristo nella comunità.

La correzione fraterna non è una reazione all’offesa subita, ma è mossa dall’amore per il fratello.

Essa richiede molta umiltà e semplicità di cuore, perché chi corregge deve anzitutto riconoscere di essere anch’egli bisognoso della misericordia di Dio.

Il coraggio cristiano, d'altra parte, è un coraggio che si accompagna all'umiltà.

Non dobbiamo avere la pretesa di dirigere tutto, o di realizzare i nostri progetti esattamente come noi li facciamo, ma la preoccupazione di fare con Dio l'opera di Dio, sapendo che chi la realizza è principalmente lui.

Questo deve essere proprio la caratteristica della nostra attività: sapere che chi agisce principalmente è Dio e noi siamo soltanto modesti collaboratori di una grande opera.

Chiediamo la grazia della vera fiducia filiale, fonte di tranquillo coraggio.

Siamo invitati a fare l'opera di Dio; chi agisce principalmente è il Padre celeste, però per amore ci dà la possibilità di collaborare con lui e di fare così un'opera bellissima, con umiltà e con entusiasmo, con speranza e con dinamismo.

L'atmosfera della vita cristiana deve essere così.

noimgs

tags: #la #chiesa #liturgia #12 #agosto