L’Istituto Teresiano di via dell’Istria 71 è una struttura di accoglienza di Trieste destinata soprattutto alle persone senza dimora e a singoli o famiglie in situazione di grave disagio economico-abitativo. Il servizio comprende accoglienza notturna e diurna, somministrazione dei pasti, docce e lavanderia.
La struttura è gestita dalla Diocesi locale attraverso la Caritas e opera nell’ambito di una rete coordinata dal Comune di Trieste insieme ad altri centri di accoglienza. In una delle convenzioni più recenti, il Teresiano ha potuto mettere a disposizione 68 posti, mentre la Casa ha storicamente avuto la possibilità di ospitare circa una settantina di persone, con una parte dei posti riservata alla convenzione comunale e una parte assegnata dalla Caritas.

Il ruolo del Teresiano nella rete di accoglienza di Trieste
I destinatari sono le persone “senza dimora” e singoli/famiglie in situazione di grave disagio economico-abitativo. Le attività comprendono accoglienza notturna e diurna, somministrazione pasti, servizio docce e lavanderia.
La rete coordinata dal Comune riesce a coprire oltre 150 unità sommando le sette strutture impegnate. Tra queste, gli ospiti del “Teresiano” in via dell’Istria 71 possono essere 68, 23 in più rispetto alla disponibilità precedente.
| Struttura | Gestione o collaborazione | Posti e servizi indicati |
|---|---|---|
| Marana Tha, via Vasari 7 | Caritas | 24 posti come dormitorio e 35 come centro diurno |
| Via Vasari 5 | Rete comunale | 4 opportunità per nuclei familiari |
| Teresiano, via dell’Istria 71 | Caritas | 68 possibilità |
| Betania, via Chiadino | Rete di accoglienza | 14 posti |
| Dormitorio di via Udine | San Martino al Campo | 16 posti |
| Centro diurno di via Udine | San Martino al Campo | 15 posti |
| Casa Samaria | San Martino al Campo | 10 posti |
Coordinatrici dell’attività di accoglienza sono per Caritas Katarina Modic, per San Martino al Campo Daniela Cerretti. L’aumento della disponibilità al Teresiano consente di allestire un servizio articolato insieme alle altre strutture, in grado di assicurare vitto, igiene personale, biancheria all’utenza.
La convenzione per il dormitorio pubblico e la prima accoglienza
La precisazione dello sforzo comunale, mirato a contenere il problema dei “senza dimora”, è suggerita da un recente atto, il rinnovo della convenzione tra civica amministrazione, Diocesi, Caritas per la gestione del servizio di dormitorio pubblico e prima accoglienza presso il Teresiano.
Nel 2000 venne firmato l’atto originario venticinquennale per cui allo stabile, appartenente alla Congregazione delle Suore di nostra Signora della carità del Buon Pastore, era affidato il compito di garantire ricovero e alloggio a indigenti e “senza dimora”.
L’emergenza Covid-19 vincola a determinate misure di distanziamento l’organizzazione dell’accoglienza. Se gli anni scorsi il numero di posti a convenzione del Teresiano era di 45 persone, stavolta Comune, Diocesi, Caritas si sono accordate per accrescerlo a quota 68, mentre la spesa standard giornaliera resta ferma a 30 euro pro capite.
La durata della convenzione è triennale, partita il 1° luglio scorso proseguirà fino al 30 giugno 2023. Il servizio costerà 2 milioni 233.800 euro, coperti da uno stanziamento governativo filtrato dalla Regione Fvg: si tratta di fondi erogati a favore dei capoluoghi di provincia chiamati ad affrontare il problema dei “senza dimora”.
La Direzione regionale delle politiche sociali ha emanato apposite linee-guida relative al distanziamento sociale nelle strutture di accoglienza, che impongono l’ampliamento dei posti disponibili. Dal punto di vista operativo l’intervento è oggetto di una convenzione Comune-Diocesi, che avrà Caritas come agente gestore.
Servizi offerti agli ospiti
L’aumento della disponibilità al Teresiano consente di allestire un servizio articolato insieme alle altre strutture, in grado di assicurare vitto, igiene personale, biancheria all’utenza. L’accoglienza comprende inoltre i servizi essenziali legati alla cura della persona e alla risposta alle necessità quotidiane.
Il sistema cittadino affianca l’accoglienza notturna con servizi diurni, spazi per l’igiene personale, lavanderie e luoghi in cui le persone possono conoscere e raggiungere i servizi già erogati dalla rete dei Servizi Sociali pubblici e privati.

La Casa di accoglienza “Teresiano”
Avere come obiettivo un concetto onnicomprensivo di qualità della vita significa rivolgere i propri interventi prima di tutto alle fasce più indigenti della popolazione, con azioni di carattere assistenziale e idonee strutture ricettive che consentano il recupero e la prevenzione dalle maggiori situazioni di disagio.
Da questa consapevolezza nasce il progetto per la riattivazione del servizio di dormitorio pubblico e pronta accoglienza, gestito dalla Diocesi locale attraverso la Caritas, presso l’Istituto Teresiano di via dell’Istria n. 71.
L’impegno della Fondazione CRTrieste in questo senso nasce nel 2001, con il totale sostegno alla ristrutturazione e al risanamento del predetto immobile di proprietà della congregazione religiosa della Casa di Trieste delle Suore di Nostra Signora della Carità del Buon Pastore.
La Casa ha la possibilità di ospitare una settantina di persone, delle quali 35 sono in convenzione con il Comune di Trieste e le restanti vengono assegnate dalla Caritas. La Casa è diventata negli anni un punto di riferimento per i bisognosi e si è arricchita, sempre grazie al sostegno della Fondazione, di un ambulatorio dentistico.
Istituto Teresiano e denominazioni collegate
Nel territorio di Trieste compaiono denominazioni diverse riferite alle attività di accoglienza e alle opere sociali collegate a istituti religiosi. La Casa di accoglienza “Teresiano” di via dell’Istria 71 è la struttura destinata alla prima accoglienza e al dormitorio per persone senza dimora, mentre Casa Nazareth svolge attività educative pomeridiane rivolte ai bambini.
Una scheda territoriale indica inoltre la struttura Villa Nazareth nel Comune di Trieste con la tipologia “CAS adulti”. Per l’ultima rilevazione 2024 risultano non disponibili i dati relativi a presenze e posti disponibili.
| Anno | Ente gestore indicato | Stato riportato |
|---|---|---|
| 2018 | - | non attivo |
| 2019 | - | non attivo |
| 2020 | - | non attivo |
| 2021 | CARITAS DIOCESANA TRIESTE | - |
| 2022 | CARITAS | - |
| 2023 | - | non attivo |
| 2024 | - | non attivo |
Casa Nazareth: educazione e sostegno ai bambini
Le educatrici e i volontari, guidati dalla delegata della Figlie di San Giuseppe, accolgono quotidianamente i bambini di Casa Nazareth al pomeriggio, affiancandoli e sostenendoli con particolari cure e attenzioni.
Casa Nazareth accoglie al pomeriggio bambini dai 3 ai 14 anni, dal lunedì al venerdì, dalle ore 15,00 alle ore 19,00. Le attività proposte durante i pomeriggi mirano alla valorizzazione e alla promozione della persona anche attraverso diverse azioni.
Sostegno affettivo
Il sostegno affettivo è centrale in ciascuna interazione e si realizza attraverso una particolare cura della relazione, con laboratori di integrazione ed educazione alla multiculturalità.
Sostegno extrascolastico
Il sostegno extrascolastico consiste nell’accompagnamento individualizzato all’acquisizione di motivazione, competenze scolastiche, autostima e fiducia in sé stesso.
Integrazione familiare
Le attività di integrazione familiare coinvolgono le famiglie per favorire l’incontro tra famiglie italiane e famiglie straniere.
Educazione alimentare
L’accompagnamento all’educazione alimentare si sviluppa anche durante il momento della merenda, condivisa in un clima di famiglia, che offre al bambino grandi opportunità di riflessione sul tema dell’alimentazione.
Che cosa sono CAS, SAI e prima accoglienza
Si tratta delle tre principali categorie di centri di accoglienza presenti oggi in Italia. Nei centri di prima accoglienza le persone vengono identificate e indirizzate verso i passaggi successivi.
Il SAI è il sistema ordinario di accoglienza. I CAS invece dovrebbero essere attivati solo in via straordinaria, a causa della mancanza di posti negli altri centri.
La distinzione tra prima accoglienza, CAS e SAI riguarda quindi la funzione del servizio e il percorso previsto per le persone accolte. La prima accoglienza risponde alle necessità immediate e orienta verso i passaggi successivi, mentre il SAI rappresenta il sistema ordinario e i CAS sono destinati a situazioni straordinarie.
Il Centro Diurno per le persone senza dimora
Il Centro Diurno è la risposta a un’istanza che il Comune di Trieste ha presentato alla Fondazione CRTrieste, sulla base di un’approfondita analisi sui bisogni del territorio, dalla quale è emersa la necessità di attivare ulteriori servizi per coloro che vivono in strada.
La Fondazione CRTrieste ha condiviso quest’esigenza e ha inteso procedere acquistando direttamente i locali, occupandosi poi, sia economicamente sia dal punto di vista tecnico, amministrativo e progettuale, della ristrutturazione di tali ambienti, per un importo complessivo dell’intervento pari a circa 800.000,00 €.
La Fondazione ha messo poi il Centro a disposizione della città, dandolo in comodato gratuito al Comune di Trieste, che ne affida la gestione alla Comunità di San Martino al Campo e all’ICS Consorzio Italiano di Solidarietà, due delle associazioni che hanno partecipato al lavoro pluriennale di progettazione della struttura.
La struttura, riqualificata secondo un progetto dell’arch. Umberto Wetzl, si configura come un punto di accoglienza che fornisce un aiuto concreto e immediato ai bisogni primari delle persone senza fissa dimora, specie nei mesi invernali.
Il Centro offre un riparo diurno da freddo e intemperie, spazi riservati alla cura della persona, servizi igienici con doccia, lavanderia con lavatrice e asciugatrice, aree per conoscere e facilitare l’accesso ai servizi già erogati dalla rete dei Servizi Sociali pubblici e privati, luoghi per l’aggregazione e lo svago.
Il Centro si sviluppa su circa 290 mq e potrà ospitare fino a 30 persone contemporaneamente. Il Centro Diurno si trova in via Udine 19/E, al pianoterra dello stabile che già ospita il dormitorio gestito dalla Comunità di San Martino al Campo, a pochi passi dalla Stazione Centrale.

Casa di accoglienza “Brandesia”
La Casa di Accoglienza “Brandesia” si trova nel rione di San Giovanni. Si tratta di una struttura su tre livelli che copre una superficie di 1500 metri quadrati, circondata da un giardino di 1440 metri quadrati, di proprietà del Comune di Trieste concessa in locazione alla Comunità di San Martino al Campo per trent’anni, dal 1998 al 2028.
Dopo un notevole lavoro di ristrutturazione, l’edificio era ridotto a un rudere inutilizzato e inutilizzabile, reso possibile dal sostegno economico della Fondazione CRTrieste, nel 2000 la Casa, trasformata in comunità terapeutica di accoglienza, è stata destinata all’ospitalità temporanea di giovani-adulti inviati dal Dipartimento di Salute Mentale.
Questa casa, dotata di dieci posti letto, accoglie al massimo otto persone in forma residenziale più tre in forma semi-residenziale con problemi di disturbo mentale segnalate dall’Azienda Sanitaria locale con la quale esiste un formale rapporto di collaborazione.
I due ulteriori posti vengono gestiti direttamente dalla Comunità.
Associazione “Amici di Casa Nazareth”
È costituita presso l’Istituto “Poverette della Casa di Nazareth”, con sede legale ed operativa in Ponton, Via Domegliara, 9, Comune di S. Ambrogio di Valpolicella, l’Associazione “AMICI DI CASA NAZARETH”.
Si propone di tener viva la memoria del fondatore Venerabile Padre Filippo Bardellini e di dar continuità alla realizzazione del suo carisma, sostenendo le varie iniziative nel campo della emarginazione delle persone disabili, promuovendo il loro recupero e la loro ascesa nel contesto sociale.
Vi aderiscono persone particolarmente sensibili ed attente nei riguardi di chi vive in situazione di svantaggio e di disagio. Chi volesse entrare a far parte della associazione può farlo a norma di statuto.
L’associazione pubblica lo statuto e resta aperta al contributo di chi voglia dare suggerimenti, osservazioni e proposte.
Gli interventi della Fondazione CRTrieste contro povertà e fragilità
La Fondazione CRTrieste prosegue l’opera di contrasto alla povertà e alla fragilità sociale del territorio in cui opera. Al fine di rendere maggiormente capillare ed incisiva la propria azione a favore di quanti vivono in condizione di vulnerabilità e precarietà la Fondazione promuove due bandi distinti.
Bando contrasto alla povertà
Il Bando contrasto alla povertà è volto alla realizzazione di interventi e misure di contrasto alle povertà in linea con gli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile nn. 1 e 2 dell’Agenda 2030.
Il bando è destinato a Enti del terzo settore di cui all’art. 4 del D. Lgs. 3 luglio 2017 n. 117 e Aziende pubbliche di servizi alla persona operanti nel territorio dell’originaria provincia di Trieste.
Bando contrasto alla fragilità sociale
Il Bando contrasto alla fragilità sociale è volto alla realizzazione di interventi e misure di contrasto alle fragilità sociali e al disagio giovanile, di tutela dell’infanzia, di cura e assistenza agli anziani e ai disabili, di inclusione socio lavorativa e integrazione degli immigrati, in linea con gli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile nn. 3, 4, 5, 8 e 10 dell’Agenda 2030.
Il bando è destinato anch’esso a Enti del terzo settore di cui all’art. 4 del D. Lgs. 3 luglio 2017 n. 117 e Aziende pubbliche di servizi alla persona operanti nel territorio dell’originaria provincia di Trieste.
Riqualificazione degli alloggi della Fondazione Caccia Burlo
La Fondazione Antonio Caccia e Maria Burlo Garofolo è un ente benefico che opera per dare risposte concrete a coloro che vivono il disagio economico e sociale che non consente di trovare una soluzione abitativa stabile.
Costituito con lo scopo di concedere alloggi a famiglie indigenti a fronte di canoni di modesta entità, possiede appartamenti socio-assistenziali nei rioni di San Giovanni e Servola, oltre a gestire alcune unità abitative per conto del Comune di Trieste.
Tra gli appartamenti di proprietà della Fondazione Caccia Burlo, oltre 200 necessitavano di urgenti lavori di riqualificazione energetica, realizzazione di una copertura “a cappotto” e sostituzione degli impianti di riscaldamento.
L’Ente non possedeva le risorse economiche per far fronte agli ingenti costi, allora stimati in circa 2,6 milioni di Euro, necessari per rendere il proprio patrimonio immobiliare idoneo a svolgere l’importante funzione sociale cui è destinato.
Poiché contribuire a garantire alla fascia più disagiata della popolazione un bene primario quale, quello della casa, è sempre stato uno degli obiettivi primari della Fondazione CRTrieste, è stato accolto l’invito della Fondazione Caccia Burlo, e con responsabilità sono state stanziate le risorse per realizzare gli interventi necessari, facendosi carico anche del ruolo di coordinamento dell’iniziativa.
Asilo nido “K. Štrekelj”
L’intervento, progettato dall’arch. Umberto Wetzl, ha permesso un ampliamento strutturale e funzionale dell’edificio esistente mediante la creazione di un nuovo corpo ad esso collegato con una superficie di circa 150 metri quadrati ed un volume di 500 metri cubi.
Nella struttura ha trovato spazio una nuova “sezione lattanti - semidivezzi” con 12 posti, che va a incrementare la ricettività del sistema dei servizi comunali alla prima infanzia, dando una risposta concreta alle numerose richieste delle famiglie residenti.
Al momento la nuova sezione ospita bambini compresi tra i 5 e i 14 mesi, assistiti da uno staff composto da due educatrici e una persona d’appoggio.
Il servizio, erogato dal Comune, da quest’anno, tramite “La Quercia”, è attivo dal lunedì al venerdì con orario dalle 7.30 alle 16. Le attività proposte ai lattanti mirano a sostenerne lo sviluppo psico-motorio, avvalendosi delle attrezzature e dei materiali dell’asilo.
In particolare i bambini vengono stimolati attraverso attività specifiche per promuovere la sensibilità corporea, la coordinazione, lo sviluppo sensoriale, la musicalità e l’espressione verbale, in italiano e sloveno.
È stato infine sottolineato come l’intervento della Fondazione CRTrieste sia avvenuto tramite la costituzione di un Trust, uno strumento giuridico di derivazione anglosassone, impiegato per la prima volta in Italia da una fondazione di origine bancaria per il perseguimento delle proprie finalità istituzionali unitamente a un ente locale.
Per la realizzazione di questa iniziativa il Comune di Duino Aurisina ha infatti apportato al trust il bene oggetto dell’intervento, l’asilo nido, e la Fondazione le risorse necessarie al suo ampliamento. In tal modo, l’intervento, nel suo complesso, ha richiesto tempi di elaborazione progettuale e messa in opera, notevolmente ridotti.
Le realtà religiose e sociali collegate all’accoglienza
Nel sistema sociale di Trieste operano anche istituti religiosi e comunità impegnati nell’educazione, nell’accoglienza dei minori, nella formazione e nella promozione umana. Tra le realtà presenti figurano le Madri Canossiane e le Ancelle di Gesù Bambino.
Madri Canossiane
Le Figlie della Carità dette Canossiane, dal nome di S. Maddalena di Canossa, loro Fondatrice, sono a Trieste, nella provincia e nella Regione FVG fin dagli anni ’20, anche se poi, dagli anni ’80 si sono dovute chiudere le varie case per mancanza di vocazioni.
Chiamate dai Vescovi di allora hanno fondato comunità religiose e scuole, che continuassero il Carisma di S. Maddalena di Canossa, Marchesa veronese che seppe rispondere ai bisogni di educazione, promozione umana e spirituale, iniziando nei primi anni ‘800 e via, via estendendosi largamente soprattutto nel nord d’Italia.
Le Madri erano già presenti a Trieste dal 1926 su richiesta del Sig. Luigi Pittoni per la difesa dei minorenni, stabilite nell’edificio chiamato “Asilo Speranza”, sito in Via Petronio di fronte alla chiesa di S. Vincenzo de’ Paoli, unendo così cura, promozione umana ed educazione.
I bambini, ospiti di quella struttura, avrebbero potuto, attraverso la pazienza e la vicinanza delle Madri, sentirsi in famiglia, assaporare un po’ quel calore che per vari motivi a loro mancava.
Questo fino alla fine degli anni ’80 perché poi l’attività socio assistenziale passò in altre mani, come è tutt’ora, in quelle altrettanto materne delle Suore Ancelle di Gesù Bambino.
Le Canossiane si sono distinte nell’ambiente tergestino anche con l’insegnamento della Religione cattolica nella scuola statale, come pure nell’azione catechetica e pastorale nelle parrocchie, nei movimenti o associazioni.
Tuttora le Madri gestiscono la Scuola Materna “Maddalena di Canossa” a Trieste, in Via Domenico Rossetti, 66.
Scuola Materna “Maddalena di Canossa”
Con la sua apertura, avvenuta nel lontano 1° maggio 1928 con la celebrazione della S. Messa presieduta dal Vescovo Luigi Fogar, si diede inizio all’opera di educazione cristiana della gioventù e dei fanciulli, rispondendo ai bisogni di cure e di educazione soprattutto nei ceti più poveri.
La Comunità si stabilì in via Settefontane fino a quando l’Ente Fiera Internazionale non ne richiese il terreno e mediante una permuta, venne offerta alle Canossiane la villa Comando in via Rossetti.
Nel 1955 si aprì l’attività educativa, sia per la Scuola Materna che per la Scuola Elementare. Nel 1974 purtroppo però si chiuse la Primaria per mancanza di Suore.
La fisionomia della Scuola Materna si è modificata nel tempo assumendo la forma più conforme agli sviluppi delle scienze umane, pedagogiche e didattiche e degli orientamenti ministeriali statali.
È una Scuola Cattolica ai sensi dell’art. 803 del Codice di Diritto Canonico: pertanto ha come finalità propria, l’educazione del bambino secondo i valori cristiani, art. 19 della Costituzione della Repubblica Italiana.
La scuola dell’Infanzia “Maddalena di Canossa” è nella chiesa soggetto e oggetto di formazione ed evangelizzazione. Il servizio educativo si fonda sull’intuizione carismatica di S. Maddalena di Canossa che comprende il recupero di tutta la persona: mente, cuore, affetti, capacità progettuali per trasformare la realtà e renderla umanamente vivibile.
Gli operatori scolastici, che collaborano con l’Istituto, si impegnano perciò a testimoniare l’amore per l’uomo di qualsiasi condizione sociale, religiosa ed etnica, la prossimità come vicinanza affabile e premurosa, il dono come gratuità, misura di riferimento del pensare, parlare e operare.
Tra i valori proposti rientrano i valori del Vangelo, in particolare l’amore fraterno, il rispetto reciproco, la tolleranza, la solidarietà e il perdono.
Il servizio viene attuato attraverso una comunità educativa che, con l’apporto di tutti: bambini, educatrici, genitori, dirigenti responsabili, personale di servizio, tende a realizzare un clima comunitario sereno e stimolante caratterizzato da uno stile di vita cristiano.
I genitori che scelgono la nostra Scuola Materna, aderiscono liberamente al suo Progetto Educativo, attuando la libertà di scelta educativa prevista dalla Costituzione italiana, art. 33.
Le situazioni familiari, spesso problematiche e confuse, richiedono attenzione, comprensione e proposte di formazione che aiutino i genitori nel loro difficile e impegnativo compito educativo, ma anche in quello relazionale di coppia.
Ancelle di Gesù Bambino
L’Istituto Ancelle di Gesù Bambino fu fondato a Venezia nel 1884 da Elena Silvestri. In origine l’Istituto aveva all’esterno forma secolare, pur essendo all’interno totalmente religioso.
Nei primi anni di vita fu sostenuto dal Card. Sarto che approvò le prime Regole nel 1898 e le seconde nel 1903, prima di partire per il Conclave che lo avrebbe eletto Papa Pio X.
L’Istituto fu aiutato fin dal suo nascere dai Padri Gesuiti, dai quali la Fondatrice era diretta. Divenne di diritto pontificio con il Decreto di Lode nel 1932. Ebbe l’approvazione definitiva nel 1940.
Fondatrice: Elena Silvestri nacque a Bassano del Grappa, Vicenza, il 4.2.1839. Abitò a Venezia dal 1866, dapprima nella parrocchia dei Frari e, dopo la fondazione, in quella dei SS. Apostoli - Cannaregio 4851.
Dopo aver iniziato ad occuparsi delle giovani, accogliendole nella casa paterna per istruirle nel catechismo e insegnare loro a cucire e a ricamare, rendendosi conto delle condizioni delle giovani del popolo, dei pericoli dello sfruttamento della nascente civiltà industriale e della necessità di dare ordine e stabilità al suo progetto, acquistò un palazzo vicino alla residenza dei PP. Gesuiti dai quali era diretta, e vi fondò l’Istituto.
Le prime compagne furono la mamma, la zia, la sorella e una giovane postulante. Aprì laboratori di cucito, di ricamo, di mosaico, dando alle ragazze la possibilità di guadagnarsi onestamente la vita.
Le istruì nel catechismo e si occupò della loro formazione cristiana. Fondò l’opera della Prima Comunione sulla falsariga dell’Opera di Gesù Bambino fondata a Parigi dal Padre Gesuita Pietro Olivaint e si impiegò con tutte le sue forze perché le giovani fossero ben preparate all’incontro con Gesù Eucarestia e divenissero apostole in seno alla famiglia e alla società.
Morì a Venezia il 12 marzo 1907. Nel 1999 è stata dichiarata “venerabile” da Papa Giovanni Paolo II.
Carisma e attività delle Ancelle
Il carisma ecclesiale della Congregazione delle Ancelle di Gesù Bambino consiste nel vivere i misteri dell’Incarnazione e dell’Infanzia di Cristo, ricopiando il modello della Famiglia di Nazareth: l’abbassamento del Verbo, la sua obbedienza al Padre e l’amore infinito per gli uomini; la povertà e la completa disponibilità di Maria, “serva del Signore”; la fedeltà e la giustizia di Giuseppe, custode del Verbo.
È l’abbassarsi per riempirsi, il mettersi accanto alla persona per servirla. Il fine della Congregazione è la santificazione dei suoi membri mediante la professione dei consigli evangelici e la santificazione del prossimo con l’evangelizzazione dei poveri, l’iniziazione cristiana e la formazione della gioventù.
Le Ancelle sono chiamate ad annunciare, con la loro vita e con la parola, il Cristo povero e umile, a servire il Cristo nascosto nella grande “Nazareth” del mondo.
La spiritualità dell’Istituto è cristocentrica e ignaziana. Tale spiritualità che la Venerabile Elena Silvestri ha attinto dai Padri della Compagnia di Gesù, scaturisce dallo spirito di Sant’Ignazio di Loyola e poggia sulla piattaforma degli Esercizi Spirituali.
La festa patronale dell’Istituto è il Natale. In questa ricorrenza le Ancelle rinnovano i loro voti. L’anniversario di fondazione è il 4 marzo.
I campi di attività concreta o apostolato comprendono evangelizzazione, catechesi prevalentemente orientata alla fascia dei fanciulli, preadolescenti e adolescenti, formazione dei catechisti, animazione liturgica, attività educativa nelle scuole materne e negli oratori.
Rientrano inoltre nelle attività la promozione umana, in particolare delle ragazzine, l’accompagnamento spirituale, la conduzione di corsi di Esercizi, l’accoglienza in “gruppi famiglia” di minori in stato di disagio a Trieste, il servizio sociale, l’attività pastorale con gli emigranti in Svizzera e l’attività missionaria ad gentes in Brasile e Costa d’Avorio.
L’Istituto è presente in Italia, Svizzera, Brasile e Costa d’Avorio. La casa Madre, a Venezia, è anche sede generalizia.
Casa Famiglia Gesù Bambino a Trieste
Le Ancelle di Gesù Bambino sono presenti a Trieste dal 1919 quando furono chiamate dal Vescovo di allora per prendere in consegna, nella zona di Servola, l’“Asilo Jolanda di Savoia” rimasto in mano di un piccolo gruppo di ragazzine guidate dalla maggiore di esse.
Le suore hanno vissuto e operato in quella zona di Trieste fino al 12 settembre 1992. Il 13 settembre del 1992 si sono trasferite in Via Petronio 26, l’attuale indirizzo, prendendo in consegna quello che prima si chiamava “Asilo Speranza” gestito dalle Suore Canossiane.
Da allora l’Asilo Speranza si chiamerà “Casa Famiglia Gesù Bambino”. Casa Famiglia è una comunità di accoglienza per minori di ambo i sessi di zero dodici anni che non possono stare con le loro famiglie di origine.
I minori vengono tutti inviati dal Tribunale per Minori di Trieste e trovano ospitalità nei tre appartamenti così denominati: “Girasoli” per i maschietti, “Ginestre” per le bambine e preadolescenti, “Genzianelle” per i bimbi da zero a sei anni.
La comunità religiosa è costituita da sette suore coadiuvate nella gestione dell’accoglienza da educatori professionalmente preparati, da personale scelto di fatica, dalla competenza di una psicologa e da volontari.
La parte amministrativa è seguita dal Consiglio di Amministrazione formato da cinque membri eletti dai soci: presidente e due consiglieri eletti. S.E. il vescovo di Trieste e la direttrice di Casa Famiglia sono membri di diritto.
Il vescovo può farsi rappresentare da un suo delegato. I membri del Consiglio di Amministrazione prestano gratuitamente il loro servizio.
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