Il peccato spiegato ai bambini secondo il Catechismo

Per spiegare il peccato a un bambino è importante partire dall’amore di Dio e dal suo perdono illimitato, chiarendo che il peccato non è soltanto un errore, ma una scelta libera con cui ci allontaniamo da Dio, dall’amore e dal bene. È normale sbagliare, nonostante gli sforzi fatti per comportarci bene, l’importante è rendersi conto dell’errore e fare di tutto per rimediare.

Il peccato originale non indica una colpa personale commessa dal bambino, né un episodio che si possa collocare semplicemente in una data della storia. Adamo ed Eva non sono nomi di persona come Marco e Sofia, ma ogni uomo e ogni donna. Quindi tutti noi.

Che cos’è il peccato secondo il Catechismo

Il peccato è una mancanza contro la ragione, la verità, la retta coscienza; è una trasgressione in ordine all’amore vero, verso Dio e verso il prossimo, a causa di un perverso attaccamento a certi beni. Esso ferisce la natura dell’uomo e attenta alla solidarietà umana. È stato definito « una parola, un atto o un desiderio contrari alla Legge eterna ».

Il peccato è un’offesa a Dio: « Contro di te, contro te solo ho peccato. Quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto » (). Il peccato si erge contro l’amore di Dio per noi e allontana da lui i nostri cuori.

Per dirla in altre parole e rendere questo concetto semplice alla comprensione di un bambino, il peccato è quando ci comportiamo secondo un nostro pensiero sostituendoci a Dio, invece di permettere a Dio di essere Dio.

È fondamentale che comprendano che il peccato è più di un comportamento sbagliato. Il peccato infatti, nasce da un atteggiamento che viene dal cuore.

Come spiegare il peccato originale

Il racconto della tentazione non è una cronaca ma un insegnamento, perciò è importante non fermarsi sui particolari della narrazione (bellissimi: la furbizia del tentatore psicologo, lo sguardo della donna sull’albero buono e bello - sembra di vederla - la condivisione con l’uomo, l’affanno per coprirsi con foglie…), ma su quello che essi vogliono veramente comunicare.

L’uomo e la donna per essere “a sua immagine e somiglianza” - non come le pietre, le piante, gli animali - devono per forza essere liberi anche persino di dire di no al Creatore.

Il peccato originale, perciò, è il non fidarsi di Dio, ma decidere da soli cosa è bene e cosa è male. È originale, perché da esso derivano tutti gli altri peccati, e quell’albero “che sta in mezzo al giardino” non si trova chissà dove.

È dentro di noi e astutamente sibila: “Non ascoltare Dio. Decidi tu”.

Adamo ed Eva nel giardino dell’Eden

Quando è stato commesso il peccato originale e da chi?

Nel libro della Genesi, al capitolo 3, viene descritto chiaramente quanto il peccato e la morte sono diventati una parte del mondo attraverso la scelta di Adamo ed Eva di disobbedire a un semplice ordine di Dio.

In queste pagine viene spiegato il modo in cui il peccato ha avuto la sua prima comparsa, con le azioni e le scelte prese da Adamo ed Eva nel giardino dell’Eden e si è tramandato ai figli, e ai nipoti, fino ad arrivare a noi.

Adamo ed Eva non sono nomi di persona come Marco e Sofia, ma ogni uomo e ogni donna. Quindi tutti noi.

Perciò, alla domanda «Quando è stato commesso?» non è necessario rispondere indicando un giorno preciso o un momento ricostruibile come un episodio di cronaca. Il racconto vuole comunicare una verità sull’essere umano: l’uomo e la donna possono rifiutare Dio e scegliere di stabilire da soli che cosa è bene e che cosa è male.

Alla domanda «Da chi è stato commesso?» la risposta del racconto biblico è Adamo ed Eva; nello stesso tempo, il loro nome rappresenta ogni uomo e ogni donna. Il peccato originale riguarda dunque la condizione umana, non una colpa personale scelta da ciascun bambino.

Il peccato originale e la nascita dei bambini

Tutti i cristiani nascono con il peccato tramandato dall’azione dei primi uomini che hanno scelto di disubbidire a una piccola richiesta di Dio. Quel peccato ha iniziato a far parte del mondo e da quel momento in poi ha continuato a caratterizzare gli esseri umani che ancora oggi ne subiscono gli effetti.

Possiamo immaginare il peccato come a un cognome che si tramanda dal genitore al figlio. Proprio come non possiamo scegliere il cognome con cui nasciamo, non possiamo scegliere di nascere senza peccato.

Poichè essere peccatori è qualcosa che ci allontana da Dio, con il Battesimo possiamo cancellare questa macchia e condurre la nostra vita da bravi cristiani.

La Confessione, invece, ci restituisce la grazia che perdiamo non più a causa del peccato originale, ma a causa del peccato personale volontario e cosciente. In questo senso la Confessione è un “secondo battesimo”.

Peccato originale e peccati personali

Il peccato originale non va confuso con i peccati personali. Il bambino non è responsabile di una decisione compiuta da altri prima della sua nascita e non deve pensare di essere cattivo per il solo fatto di essere nato.

Tutti siamo tentati, tutti possiamo accettare o no la tentazione e tutti possiamo peccare.

Quando si infrangono le regole, i bambini sanno che è necessario fare qualcosa per correre ai ripari. Poco per volta inizia a comprendere il senso del peccato, la necessità del pentimento e l’importanza della ricerca della soluzione con il perdono.

Dire loro che il peccato è un semplice errore è riduttivo e a lungo termine crea solo confusione, poi non distinguere tra peccato mortale e veniale, non farebbe altro che causare inutili difficoltà al momento dell’esame di coscienza.

Azioni, parole, pensieri e omissioni

Esistono peccati che si vedono nelle azioni, nelle parole e nei comportamenti, ma ci sono anche peccati che rimangono nascosti nei nostri cuori e pensieri.

È un modo semplice ma efficace per insegnare al bambino a provare dispiacere non solo per le sue cattive azioni, ma anche per le cose che non ha fatto e che invece avrebbe dovuto fare.

  • pensieri;
  • parole;
  • opere;
  • omissioni.

Le schede per la preparazione alla Prima Confessione presentano proprio il peccato come pensieri, parole, opere e omissioni, insieme all’esame di coscienza, al sacramento del perdono e all’impegno personale.

Un linguaggio adatto ai bambini

Per i bambini è facile capire che il peccato porta sofferenza. Sanno bene che prendono decisioni sbagliate, con pensieri sbagliati, ne derivano momenti spiacevoli e tristi.

Ma prima di trasmettere ansia ai bambini dicendo loro in modo ripetuto di non commettere certe azioni perchè è peccato, è essenziale parlargli dell’infinita bontà di Dio ed è nostro dovere cercare di essere dei bravi figli per dargli motivo di grande gioia.

Ogni genitore ha il dovere di stimolare la coscienza morale dei propri figli per dimostrargli che oltre agli sbagli e alle mancanze c’è Dio, con il suo amore, sempre disposto a perdonare.

Solo così il bambino avrà la possibilità di capire poco per volta quali sono le azioni che possono offendere Dio che, se ci scusiamo in modo sincero, è sempre pronto a perdonare.

Un esempio concreto per spiegare la libertà

Il bambino deve capire che, nonostante tutto riceverà sempre l’amore della famiglia e di Dio.

In questo modo potrà affrontare con maggior impegno il momento della confessione con la consapevolezza che il suo pentimento sincero sarà sempre accolto.

La chiave per parlare del peccato e del perdono è farlo per gradi ed in modo chiaro e completo; usiamo tutte le metafore del caso, ma per favore, non omettiamo nulla di essenziale.

Bibbia e scienza: due linguaggi diversi

È necessario perciò far capire bene che la Bibbia e la scienza adoperano linguaggi diversi per dire le stesse cose, ovviamente non con ragionamenti ma con esempi efficaci, per esempio quello di Pierino.

Che poverino ha avuto febbre alta e forte mal di gola. Come si può raccontare questo fatto? Come il medico che: «Il bambino ha le tonsille infiammate, le dia questa pasticca due volte al giorno, stia al caldo e rimanga a letto».

Invece la mamma alle amiche: «Povero cocco! Ha una gola talmente gonfia che non riesce neppure a respirare, e una febbre così alta da dargli i brividi. Pensate che stanotte non ha chiuso un occhio».

Chi ha torto e chi ha ragione? Sia il medico che la mamma che vedono il fatto da angolazioni diverse.

Così è tra scienza e Bibbia. La prima vuole spiegare il “cosa”, il “quando”, il “dove”, il “come”. Alla Bibbia interessa il senso di ciò che accade.

La scienza non ha gli strumenti per verificare il senso delle cose; la Bibbia non può sperimentare come fa la scienza.

Sbaglia chi non sa distinguere i due linguaggi e diventa partigiano dell’una o dell’altra.

Scienza e Bibbia: linguaggi a confronto

Il rapporto tra peccato, libertà e responsabilità

Il peccato pertanto è « amore di sé fino al disprezzo di Dio ».

Per tale orgogliosa esaltazione di sé, il peccato è diametralmente opposto all’obbedienza di Gesù, che realizza la salvezza.

L’uomo e la donna per essere “a sua immagine e somiglianza” - non come le pietre, le piante, gli animali - devono per forza essere liberi anche persino di dire di no al Creatore.

La libertà rende possibile l’amore, ma rende possibile anche il rifiuto dell’amore. Per questo il peccato non è una semplice distrazione involontaria: coinvolge il cuore, la volontà e il modo in cui una persona sceglie di vivere.

Gesù e la liberazione dal peccato

Soltanto Gesù, affidandosi completamente al Padre, ne è stato esente, e dà a noi la possibilità di seguirlo seguendo la sua parola e la sua testimonianza.

Ricordiamo sempre che Gesù è venuto sulla terra per salvarci, non a condannare.

Nel Vangelo il peccato si presenta legato in modo indissolubile alla misericordia e al perdono di Dio.

Si spiega cosa è il peccato e in che modo Gesù lo sciolga nella sua Passione.

Si vuole riscoprire la potenza della Redenzione di Gesù.

È proprio nella passione, in cui la misericordia di Cristo lo vincerà, che il peccato manifesta in sommo grado la sua violenza e la sua molteplicità: incredulità, odio omicida, rifiuto e scherno da parte dei capi e del popolo, vigliaccheria di Pilato e crudeltà dei soldati, tradimento di Giuda tanto pesante per Gesù, rinnegamento di Pietro, abbandono dei discepoli.

Tuttavia, proprio nell’ora delle tenebre e del principe di questo mondo, il sacrificio di Cristo diventa segretamente la sorgente dalla quale sgorgherà inesauribilmente il perdono dei nostri peccati.

Gesù insegna che Dio perdona - Bibbia per bambini

Perché confessarsi?

La confessione è un momento solenne che permette al fedele di espiare i peccati commessi, chiedere il perdono e ricevere la grazia del Signore.

Si tratta di un compito importante per il cristiano senza il quale non è possibile avvicinarsi all’Eucarestia e ricevere il Corpo e il Sangue di Gesù.

La Confessione non è un castigo e non serve a far paura al bambino. È un incontro con Dio che aiuta a riconoscere il male, chiedere perdono e ricominciare.

Il tutto deve essere fatto in un clima di serenità e di gioia, perché il perdono dei peccati è liberazione, è luce, è aria fresca, è armonia e felicità è presenza di Cristo ed è esperienza viva e concreta della sua misericordia che entra nel qui ed ora della nostra vita.

Come preparare un bambino alla Prima Confessione

Un consiglio utile per aiutare il bambino a comprendere il senso della confessione è quello di compilare una sorta di ripasso su come è andata la giornata durante la preghiera notturna.

In questo modo può andare a dormire serenamente dopo aver recitato una preghiera di pentimento per chiedere scusa delle azioni che può aver commesso erroneamente.

Questa soluzione è utile per insegnare lo scopo dell’esame di coscienza, del pentirsi nel modo giusto e chiedere perdono a Dio.

È un gesto semplice che prepara il bambino a ricevere il sacramento della penitenza.

Poco a poco il piccolo impara che il pentimento va ben oltre il semplice “mi dispiace”. È ammettere agli occhi di Dio di aver peccato e desiderare con tutto il cuore di essere perdonato.

Un percorso graduale

La chiave per parlare del peccato e del perdono è farlo per gradi ed in modo chiaro e completo.

Il primo messaggio che deve essere trasmesso è quello dell’amore di Dio e del suo perdono illimitato.

In un secondo momento si dovrà scendere nei dettagli almeno nella grande distinzione peccato mortale e veniale e poi nell’aiutare a capire che ci sono anche peccati non si vedono perché rimangono nascosti nei nostri cuori e pensieri.

Se non lo facessimo, non saremmo di vero aiuto ai bambini, ma rischieremmo di lasciare un vuoto che poi non si colmerà adeguatamente.

Il buon esempio degli adulti

Per un genitore dare il buon esempio è essenziale. È positivo vedere che i genitori si confessano, che commettono errori ma sanno chiedere perdono.

Per seguire questo percorso, il bambino deve avere delle guide da cui prendere esempio: i genitori e i padrini.

Il primo compito dunque spetta a genitori e padrini, poi ai catechisti che, insieme al sacerdote, mostrano al bambino la strada di Dio.

I catechisti, i genitori e le figure che hanno l’occasione di accompagnare il bambino nel percorso di fede devono farlo con amore e dolcezza.

Il perdono come guarigione

Che i bambini non compiano grandi peccati, grazie a Dio è vero, ciò non toglie che la loro esperienza di dolore e sofferenza non siano gradi ed abbiano bisogno di essere guarite.

Il peccato viene presentato come malattia che Gesù guarisce, tenuto in preparazione alla festa del Perdono.

È possibile proporre esempi vicini alla vita dei bambini: egoismo, pigrizia, cattiveria, bugia, disobbedienza, e vedere come Gesù li sciolga offrendo al Padre i suoi atti infinitamente buoni di generosità, di laboriosità, di bontà, di sincerità, di obbedienza.

Il peccato, simboleggiato dalla pietra che viene avvolta in carta stagnola, con il sacramento della Penitenza fa diventare il ragazzo una pietra preziosa.

I genitori che riconsegnano quella candela ricevuta nel battesimo del figlio perchè con la Penitenza possono far risplendere la Luce di Cristo nelle scelte di vita.

Una risposta semplice da dire al bambino

Il peccato è quando una persona, pur potendo scegliere liberamente, non si fida di Dio e decide da sola che cosa è bene e che cosa è male, dimenticando l’amore per Dio, per gli altri e per se stessa.

Il peccato originale è il nome dato alla prima rottura della fiducia tra l’essere umano e Dio, raccontata attraverso Adamo ed Eva; non è una colpa personale del bambino, ma una ferita della condizione umana nella quale tutti nasciamo.

Gesù è venuto sulla terra per salvarci, non a condannare, e dà a noi la possibilità di seguirlo seguendo la sua parola e la sua testimonianza.

Quando riconosciamo il male, siamo sinceramente dispiaciuti e chiediamo perdono, Dio ci accoglie sempre e ci aiuta a ricominciare.

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