Il Sinodo dei Vescovi è un'istituzione permanente del Collegio episcopale. È un'assemblea dei rappresentanti dell'episcopato cattolico che ha il compito di aiutare con i suoi consigli il Papa nel governo della Chiesa universale.
La XVI Assemblea generale del Sinodo sulla sinodalità ha raccolto e rilanciato temi decisivi per il presente della Chiesa: la partecipazione di donne e laici, il sacerdozio e il diaconato, il ministero e il magistero, la pace e il clima, i poveri e i migranti, l'ecumenismo e l'identità, i nuovi linguaggi e le strutture rinnovate, le missioni anche digitali, l'ascolto di tutti e l'approfondimento delle questioni più controverse.
Il significato storico del Sinodo dei Vescovi
Fu istituito il 15 settembre 1965 dal Papa Paolo VI, in risposta al desiderio dei Padri del Concilio Vaticano II di mantenere vivo l'autentico spirito formatosi dall'esperienza dello stesso Concilio. Il documento con cui fu istituito il Sinodo è la lettera apostolica Motu proprio Apostolica sollicitudo.
Il 15 settembre 1965 il Beato Paolo VI promulgò il motu proprio Apostolica sollicitudo, con il quale istituiva il Sinodo dei Vescovi quale «speciale Consiglio permanente di sacri Pastori, e ciò affinché anche dopo il Concilio continuasse a giungere al Popolo cristiano quella larga abbondanza di benefici, che durante il Concilio felicemente si ebbe dalla viva unione [del Sommo Pontefice] con i Vescovi»1.
Con l’istituzione del Sinodo, Paolo VI intendeva rispondere all’esigenza di «adattare le vie e i metodi del sacro apostolato alle accresciute necessità dei nostri giorni ed alle mutate condizioni della società», esigenza che richiede di «ricorrere sempre più all’aiuto dei Vescovi per il bene della Chiesa universale»2.
Soltanto pochi mesi prima della conclusione del Concilio Vaticano II, il Sinodo dei Vescovi iniziava il suo cammino: il nuovo organismo riceveva il “testimone” della grande assise ecumenica, affinché lo “spirito collegiale” del Concilio continuasse anche in seguito a “spirare” sulla Chiesa.
La costituzione apostolica Episcopalis communio di papa Francesco (15 settembre 2018) ha riformato le modalità di conduzione del Sinodo dei Vescovi. Il Sinodo dei vescovi è regolamentato dal Codice di diritto canonico nei can. 342-348. Se ne parla pure nel Codice dei canoni delle chiese orientali, al can. 46.
Le assemblee e i temi affrontati
Da allora ad oggi si contano 27 Assemblee sinodali, compresa quella in corso: 14 Assemblee Generali Ordinarie, 3 Assemblee Generali Straordinarie, 10 Assemblee Speciali.
| Tipo di assemblea | Oggetto principale |
|---|---|
| Assemblee generali ordinarie | Il bene della Chiesa intera |
| Assemblee generali straordinarie | Il bene della Chiesa intera, quando è necessaria una decisione rapida |
| Assemblee speciali | Affari riguardanti una o più regioni determinate |
Le 14 Assemblee Generali Ordinarie si sono occupate della preservazione e del rafforzamento della fede cattolica, del sacerdozio ministeriale e della formazione dei Presbiteri nelle circostanze attuali, della giustizia nel mondo, dell’evangelizzazione e della catechesi nell’epoca contemporanea, della Penitenza e della Riconciliazione, della vocazione e missione dei Laici, della vita consacrata e del ministero pastorale dei Vescovi, dell’Eucaristia e della Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa, della nuova evangelizzazione e per due volte della famiglia.
Le tre Assemblee Generali Straordinarie hanno invece trattato della cooperazione tra la Santa Sede e le Conferenze Episcopali, del ventesimo anniversario della conclusione del Concilio Vaticano II e, lo scorso anno, della famiglia come prima tappa del cammino sinodale che si sta concludendo.
Dieci sono state le Assemblee Speciali, che per loro natura si riferiscono ad una o più aree geografiche: i Paesi Bassi, l’Europa per due volte, l’Africa per due volte, il Libano, l’America, l’Asia, l’Oceania e il Medioriente.
Il Sinodo, in questo mezzo secolo, ha toccato molteplici temi attinenti alla missione evangelizzatrice della Chiesa nel nostro tempo. Le varie Assemblee sinodali, che oggi ad uno sguardo d’insieme si mostrano a noi come le tappe di un cammino unitario e coerente, sono divenute uno strumento privilegiato per l’attuazione e la recezione del Concilio Vaticano II, in vista del rinnovamento pastorale della Chiesa e del suo dialogo con il mondo contemporaneo.
È rilevante che ben tre delle 27 Assemblee sinodali si siano concentrate sulla famiglia: una scelta di grande attualità per la Chiesa e per il mondo contemporaneo.
Il Sinodo come frutto del Concilio Vaticano II
Il Sinodo dei Vescovi e il Concilio sono inseparabilmente legati insieme. A cinquant’anni dalla fine del Concilio possiamo ribadire, con maggiore convinzione, quanto Papa Giovanni Paolo II già nel 1983 constatava: “Il Sinodo dei Vescovi ha contribuito in maniera notevolissima all'attuazione degli insegnamenti e degli orientamenti dottrinali e pastorali del Concilio Vaticano II nella vita della Chiesa universale”.
Quest’attuazione è ancora in corso, come di solito succede dopo un concilio. Infatti, dopo ogni concilio c’è stata, nella lunga storia della Chiesa, la fase della recezione, dell’interpretazione e dell’applicazione delle dottrine e delle disposizioni conciliari.
Nel corso degli ultimi cinquant’anni il Sinodo dei Vescovi è certamente stato uno degli strumenti privilegiati per l’attuazione del Vaticano II. Nel 1983 Papa Giovanni Paolo II poteva affermare: “La chiave sinodale di lettura del Concilio è diventata quasi un luogo di interpretazione, di applicazione e di sviluppo del Vaticano II. Il ricco elenco dei temi trattati nei diversi Sinodi rivela da solo l'importanza delle sue assemblee per la Chiesa e per l'attuazione delle riforme volute dal Concilio.”3
Il Sinodo dei Vescovi è certamente solo uno dei luoghi di interpretazione e di applicazione delle riforme volute dal Concilio. Tutta la ricca varietà di espressioni di vita della Chiesa contribuisce al rinnovamento desiderato dal Concilio, a una sua ermeneutica più ampia.
Il metodo, l’autorità e le questioni aperte
Nei cinquant’anni della sua esistenza, non sono neanche mai mancate critiche al Sinodo dei Vescovi e alla sua efficienza. Non ho bisogno di elencare qui i diversi punti di critica di volta in volta avanzati.
Un tema spesso ed ancora discusso è la questione dell’autorità del Sinodo, se esso sia un organo di consulenza a supporto del Ministero Petrino, oppure se abbia anche pieni poteri decisionali. Il Sinodo dei Vescovi è una forma di co-governo della Chiesa universale? O serve soprattutto a vivere la collegialità, la collegialità effettiva ed affettiva fra i vescovi cum et sub Petro?
Si è discusso anche molto sul metodo del Sinodo. Si sono criticati spesso aspetti del metodo di lavoro, e qualcosa, nel corso degli anni si è imparato dall’esperienza ed è stato migliorato. Guardiamo con gratitudine ai rinnovamenti di metodo sotto Papa Benedetto XVI e Papa Francesco.
Molto si è scritto, di importante e di valido, circa i fondamenti giuridico-canonici ed ecclesiologici del Sinodo. Penso soprattutto alla lectio magistralis del 1983 dell’allora Cardinale Joseph Ratzinger sugli “Scopi e metodi del Sinodo dei Vescovi”.4
Con la sua solita chiarezza, egli si è espresso qui sulla collocazione giuridica e teologica del Sinodo dei Vescovi nell’insieme della Chiesa. Le sue spiegazioni non hanno perso di valore.
La XVI Assemblea generale e la prima sessione del Sinodo sulla sinodalità
C’è un rinnovato sguardo al mondo e alla Chiesa e alle loro istanze nella Relazione di Sintesi approvata e pubblicata il 28 ottobre 2023 dalla XVI Assemblea generale del Sinodo sulla sinodalità.
Dopo quattro settimane di lavori, iniziati il 4 ottobre in Aula Paolo VI, l’evento ecclesiale ha concluso in Vaticano la sua prima sessione. Sono circa 40 le pagine del documento di sintesi frutto del lavoro dell’Assemblea che “si è svolta mentre nel mondo infuriano vecchie e nuove guerre, con il dramma assurdo di innumerevoli vittime”.
Il grido dei poveri, di chi è costretto a migrare, di chi subisce violenza o soffre le devastanti conseguenze dei cambiamenti climatici è risuonato tra noi, non solo attraverso i mezzi di comunicazione, ma anche dalla voce di molti, personalmente coinvolti con le loro famiglie e i loro popoli in questi tragici eventi”, recita il documento (Premessa).
A questa sfida e a tante altre la Chiesa universale ha provato ad offrire una risposta nei Circoli minori e negli interventi in Aula. Tutto è confluito nella Relazione di sintesi, suddivisa in tre parti, che traccia la strada per il lavoro da svolgere nella seconda sessione del 2024.
La composizione dell’Assemblea
Mons. Roberto Repole, arcivescovo di Torino e vescovo di Susa, era tra i cinque prelati chiamati dalla Conferenza Episcopale Italiana a prendere parte ai lavori assieme ad altri 463 padri e madri sinodali.
I tre quarti dei partecipanti erano vescovi e un quarto formato da presbiteri, diaconi, religiosi, religiose e laici in rappresentanza di tutto il mondo, che hanno arricchito con la varietà e originalità dei loro apporti il dialogo e la riflessione comune, accompagnata anche dal contributo significativo degli esperti.
Ascolto, abusi e riconciliazione
Come nella “Lettera al Popolo di Dio”, approvata e diffusa il 25 ottobre, l’Assemblea sinodale ribadisce “l’apertura all’ascolto e all’accompagnamento di tutti, compresi coloro che hanno subito abusi e ferite nella Chiesa” (1 e).
Lungo ancora il cammino da compiere “verso la riconciliazione e la giustizia”, esso “richiede di affrontare le condizioni strutturali che hanno consentito tali abusi e compiere gesti concreti di penitenza”.
Il volto di una Chiesa sinodale
La sinodalità è un primo passo. Termine che gli stessi partecipanti al Sinodo ammettono essere “sconosciuto a molti membri del Popolo di Dio” e “che suscita in alcuni confusione e preoccupazioni” (1 f), tra chi teme un allontanamento della tradizione, uno svilimento della natura gerarchica della Chiesa (1 g), la perdita di potere o, al contrario, un immobilismo e un mancato coraggio per il cambiamento.
“Sinodale” e sinodalità” sono invece termini che “indicano un modo di essere Chiesa che articola comunione, missione e partecipazione”. Dunque un modo di vivere la Chiesa, valorizzando le differenze e sviluppando il coinvolgimento attivo di tutti.
A cominciare da presbiteri e vescovi: “Una Chiesa sinodale non può fare a meno delle loro voci” (1 n), si legge. “Abbiamo bisogno di comprendere le ragioni della resistenza alla sinodalità da parte di alcuni di loro”.
Missione, linguaggio e identità
Sinodalità va poi di pari passo con la missione, perciò è necessario che “le comunità cristiane condividano la fraternità con uomini e donne di altre religioni, convinzioni e culture, evitando da una parte il rischio dell’autoreferenzialità e dell’autoconservazione e dall’altra quello della perdita di identità” (2 e).
In questo nuovo “stile pastorale”, a parere di molti risulta importante rendere “il linguaggio liturgico più accessibile ai fedeli e più incarnato nella diversità delle culture” (3 l).
Il focus si concentra su migranti e rifugiati che “diventano fonte di rinnovamento e arricchimento per le comunità che li accolgono e un’occasione per stabilire un legame diretto con Chiese geograficamente lontane” (5 d).
Di fronte ad atteggiamenti sempre più ostili nei loro confronti, il Sinodo invita “a praticare un’accoglienza aperta, ad accompagnarli nella costruzione di un nuovo progetto di vita e a costruire una vera comunione interculturale tra i popoli”.
Fondamentale in tal senso il “rispetto per le tradizioni liturgiche e le pratiche religiose”, come pure per il linguaggio. Ad esempio una parola come “missione”, in contesti in cui “l’annuncio del Vangelo è stato associato alla colonizzazione e persino al genocidio”, è carica di “un retaggio storico doloroso” e ostacola la comunione (5 e).
“Evangelizzare in questi contesti richiede di riconoscere gli errori compiuti, di apprendere una nuova sensibilità a queste problematiche”, afferma il documento.
I poveri al centro
Ampio spazio nella Relazione è dedicato ai poveri, che chiedono alla Chiesa “amore” inteso come “rispetto, accoglienza e riconoscimento” (4 a). “Per la Chiesa l’opzione per i poveri e gli scartati è una categoria teologica” (4 b), ribadisce il documento.
Il testo identifica come poveri anche migranti, indigeni, vittime di violenza, abuso (in particolare donne), razzismo e tratta, persone con dipendenze, minoranze, anziani abbandonati, lavoratori sfruttati (4 c).
“I più vulnerabili tra i vulnerabili, a favore dei quali è necessaria una costante azione di advocacy, sono i bimbi nel grembo materno e le loro madri”, si legge nel testo dell’Assemblea, che si dice “consapevole del grido dei “nuovi poveri” prodotti dalle guerre e dal terrorismo causati anche da “sistemi politici ed economici corrotti”.
In tal senso, si esorta ad un impegno della Chiesa sia per la “denuncia pubblica delle ingiustizie” perpetrate da individui, governi, aziende, sia per l’impegno attivo in politica, associazioni, sindacati, movimenti popolari (4 g).
Senza tralasciare la consolidata azione della Chiesa nei campi dell’educazione, della sanità e dell’assistenza sociale, “senza alcuna discriminazione o esclusione di nessuno” (4 k).
Migranti, rifugiati e lotta alle discriminazioni
Eguale impegno e accortezza si chiede alla Chiesa “nell’educazione alla cultura del dialogo e dell’incontro, combattendo il razzismo e la xenofobia, in particolare nei programmi di formazione pastorale” (5 p).
Urgente pure “identificare i sistemi che creano o mantengono l’ingiustizia razziale all’interno della Chiesa e combatterli” (5 q).
Le Chiese orientali
Sempre in tema di migrazioni, si guarda all’Est Europa e ai recenti conflitti che hanno causato il flusso di numerosi fedeli dell’Oriente cattolico.
L’appello alle Chiese locali di rito latino è che “in nome della sinodalità, aiutino i fedeli orientali emigrati a preservare la loro identità”, senza subire “processi di assimilazione” (6 c).
Ecumenismo e unità dei cristiani
Quanto all’ecumenismo si parla di “processi di pentimento” e “guarigione della memoria” (7 c); si cita poi l’espressione del Papa di un “ecumenismo del sangue”, cioè “cristiani di appartenenze diverse che insieme danno la vita per la fede in Cristo” (7d) e si rilancia la proposta di un martirologio ecumenico (7 o).
La Relazione ribadisce anche che “la collaborazione tra tutti i cristiani” è una risorsa “per sanare la cultura dell’odio, della divisione e della guerra che contrappone gruppi, popoli e nazioni”.
Non si dimentica la questione dei cosiddetti matrimoni misti, realtà in cui “ci si può evangelizzare a vicenda” (7 f).
Laici, famiglie e partecipazione ecclesiale
“Laici e laiche, consacrate e consacrati, e ministri ordinati hanno pari dignità” (8 b): l’assunto viene ribadito con forza nella Relazione di sintesi che ricorda come i fedeli laici “sono sempre più presenti e attivi anche nel servizio all’interno delle comunità cristiane” (8 e).
Educatori alla fede, teologi, formatori, animatori spirituali, catechisti, attivi nel safeguarding e nell’amministrazione: il loro contributo è “indispensabile per la missione della Chiesa” (8 e).
I diversi carismi devono essere perciò “fatti emergere, riconosciuti e valorizzati a pieno titolo” (8 f), non sminuiti andando solo a supplire alla carenza di sacerdoti, o peggio ignorati, sottoutilizzati e “clericalizzati” (8 f).
Donne, dignità e responsabilità
Forte l’impegno chiesto alla Chiesa, poi, per l’accompagnamento e la comprensione delle donne in tutti gli aspetti della loro vita, compresi quelli pastorali e sacramentali.
Le donne, si legge, “reclamano giustizia in una società segnata da violenza sessuale e disuguaglianze economiche, e dalla tendenza a trattarle come oggetti” (9 c). “Accompagnamento e decisa promozione delle donne vanno di pari passo”.
Clericalismo e maschilismo
Tante donne presenti al Sinodo “hanno espresso profonda gratitudine per il lavoro di sacerdoti e vescovi, ma hanno anche parlato di una Chiesa che ferisce” (9 f).
“Clericalismo, maschilismo e un uso inappropriato dell’autorità continuano a sfregiare il volto della Chiesa e danneggiano la comunione”.
È richiesta “una profonda conversione spirituale e cambiamenti strutturali” oltre che “un dialogo tra uomini e donne senza subordinazione, esclusione o competizione” (9 h).
Il diaconato femminile
Diverse le opinioni sull’accesso delle donne al diaconato (9 j): per alcuni è un passo “inaccettabile”, “in discontinuità con la Tradizione”; per altri ripristinerebbe una pratica della Chiesa delle origini; altri ancora vi vedono “una risposta appropriata e necessaria ai segni dei tempi” per “una rinnovata vitalità ed energia nella Chiesa”.
C’è poi chi esprime “il timore che questa richiesta sia espressione di una pericolosa confusione antropologica, accogliendo la quale la Chiesa si allineerebbe allo spirito del tempo”.
Padri e madri del Sinodo chiedono di proseguire “la ricerca teologica e pastorale sull’accesso delle donne al diaconato”, utilizzando i risultati delle commissioni appositamente istituite dal Papa e le ricerche teologiche, storiche ed esegetiche già effettuate: “Se possibile, i risultati dovrebbero essere presentati alla prossima Sessione dell’Assemblea” (9 n).
Discriminazioni e abusi
Nel frattempo si ribadisce l’urgenza di “garantire che le donne partecipino ai processi decisionali e assumano ruoli di responsabilità nella pastorale e nel ministero”, adattando il diritto canonico di conseguenza (9 m).
Necessario pure affrontare i casi di discriminazione lavorativa e di remunerazione iniqua, inclusi quelli nella Chiesa dove “le consacrate spesso sono considerate manodopera a basso prezzo” (9 o).
Bisogna invece ampliare l’accesso delle donne all’istruzione teologica e ai programmi di formazione (9 p), promuovendo anche l’uso di un linguaggio inclusivo nei testi liturgici e nei documenti della Chiesa (9 q).
Vita consacrata, diaconi e formazione
Guardando alla ricchezza e varietà delle diverse forme di vita consacrata, si mette in guardia dal “perdurare di uno stile autoritario, che non fa spazio al dialogo fraterno” e dal quale si generano casi di abuso di vario genere.
Un problema che “richiede interventi decisi e appropriati” (10 d).
Gratitudine si esprime poi ai diaconi “chiamati a vivere il loro servizio al Popolo di Dio in un atteggiamento di vicinanza alle persone, di accoglienza e di ascolto di tutti” (11 b).
Il pericolo è sempre il clericalismo, “deformazione del sacerdozio” da contrastare “fin dalle prime fasi della formazione”, grazie a “un contatto vivo” con il popolo e i bisognosi (11 c).
Espressa pure la richiesta, su questa scia, che i seminari o altri percorsi di formazione dei candidati al ministero siano collegati alla vita quotidiana delle comunità (11 e), al fine di evitare “i rischi del formalismo e dell’ideologia che portano ad atteggiamenti autoritari e impediscono una vera crescita vocazionale”.
Il celibato
Cenno al tema del celibato che ha raccolto valutazioni diverse nel corso dell’assemblea. “Tutti - si legge nella Relazione finale - ne apprezzano il valore carico di profezia e la testimonianza di conformazione a Cristo; alcuni chiedono se la sua convenienza teologica con il ministero presbiterale debba necessariamente tradursi nella Chiesa latina in un obbligo disciplinare, soprattutto dove i contesti ecclesiali e culturali lo rendono più difficile.
Si tratta di un tema non nuovo, che richiede di essere ulteriormente ripreso”.
Il ruolo dei vescovi
Ampia la riflessione sulla figura e il ruolo del vescovo, chiamato a esercitare la “corresponsabilità”, intesa come il coinvolgimento di altri attori interni alla diocesi e al clero, così da alleggerire il “sovraccarico di impegni amministrativi e giuridici” che spesso ne impediscono la missione (12 e).
Unito a questo, il vescovo “non sempre trova sostegno umano e supporto spirituale” e “non è rara l’esperienza sofferta di una certa solitudine” (12 e).
La gestione dei casi di abuso
Sulla questione abusi, che “pone molti vescovi nella difficoltà di conciliare il ruolo di padre e quello di giudice” (12 i), si suggerisce di “valutare l’opportunità di affidare il compito giudiziale a un’altra istanza, da precisare canonicamente” (12 i).
Formazione e questioni controverse
Un “approccio sinodale” è richiesto poi alla formazione, raccomandando in primis di “approfondire il tema dell’educazione affettiva e sessuale, per accompagnare i giovani nel loro cammino di crescita e per sostenere la maturazione affettiva di coloro che sono chiamati al celibato e alla castità consacrata” (14 g).
Si chiede di approfondire il dialogo con le scienze umane (14 h) così da sviluppare “questioni che risultano controverse anche all’interno della Chiesa” (15 b).
Ovvero le questioni “relative all’identità di genere e all’orientamento sessuale, al fine vita, alle situazioni matrimoniali difficili, alle problematiche etiche connesse all’intelligenza artificiale”. Alla Chiesa queste “pongono domande nuove” (15 g).
“È importante prendere il tempo necessario per questa riflessione e investirvi le energie migliori, senza cedere a giudizi semplificatori che feriscono le persone e il Corpo della Chiesa”, ricordando che “molte indicazioni sono già offerte dal magistero e attendono di essere tradotte in iniziative pastorali appropriate”.
L’ascolto delle persone emarginate
Con la stessa premura si rinnova l’invito ad un ascolto “autentico” nei confronti delle “persone che si sentono emarginate o escluse dalla Chiesa, a causa della loro situazione matrimoniale, identità e sessualità” e che “chiedono di essere ascoltate e accompagnate, e che la loro dignità sia difesa”.
Loro desiderio è di “tornare ‘a casa’”, nella Chiesa, ed “essere ascoltate e rispettate, senza temere di sentirsi giudicate”, afferma l’Assemblea, ribadendo che “i cristiani non possono mancare di rispetto per la dignità di nessuna persona” (16 h).
Il cammino sinodale delle Chiese in Italia
Abbiamo lavorato sullo Strumento di lavoro preparato dalla Conferenza Episcopale Italiana sulla base del cammino fin qui svolto nella Chiese che sono in Italia. Ora tutti i contributi delle Chiese italiane saranno utilizzati per preparare l’Assemblea sinodale nazionale che si terrà dal 31 marzo al 3 aprile 2025.
Da questa assemblea usciranno indicazioni concrete per la vita della Chiesa italiana.
Il documento dà sinteticamente conto del percorso compiuto nell’anno pastorale 2021-2022, dedicato all’ascolto e alla consultazione capillare del Popolo di Dio. Questo primo “step” è stato armonizzato, per volere dei Vescovi, con il Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia.
Il testo - che ha come icona biblica di riferimento l’incontro di Gesù con Marta e Maria, nella casa di Betania - presenta tre cantieri: quello della strada e del villaggio, quello dell’ospitalità e della casa e quello delle diaconie e della formazione spirituale.
Il cronoprogramma fissa le scadenze verso le Assemblee sinodali delle Chiese in Italia e per la seconda Sessione della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi (ottobre 2024).
Fare memoria e valutare il cammino
La Segreteria Generale del Sinodo, con il documento inviato oggi, 27 luglio, offre a Vescovi ed équipe sinodali criteri e indicazioni pratiche per la preparazione e la celebrazione della propria Assemblea di valutazione, prevista nel primo semestre del 2027, con cui si conclude questa tappa del Sinodo sulla sinodalità.
La Segreteria generale del Sinodo ha pubblicato le “Note” dal titolo Fare memoria. Accompagnare la preparazione dell’Assemblea di valutazione della Chiesa locale, il sussidio, disponibile in diverse lingue sul sito synod.va, che offre a vescovi ed équipe sinodali criteri e indicazioni pratiche per la tappa delle Chiese locali - diocesi ed eparchie - prevista nel primo semestre del 2027.
«Valutare non è un esercizio tecnico, ma un’esperienza di gratitudine e di verità: fare memoria significa riconoscere ciò che il Signore ha fatto maturare nel cammino delle nostre comunità e lasciarsi orientare verso i passi successivi», spiega il cardinale Mario Grech, segretario generale del Sinodo.
Nella Scrittura, si chiarisce nel comunicato che accompagna il documento, “fare memoria” non significa volgere lo sguardo al passato, ma riconoscere l’azione di Dio nella storia per discernere il presente e aprirsi al futuro.
In questa luce, le Note “invitano ogni Chiesa locale a rileggere con gratitudine e sincerità il cammino compiuto nella fase attuativa del Sinodo, per riconoscere i frutti maturati e i passi ulteriori ai quali è chiamata”.
Il resoconto narrativo e l’Assemblea di valutazione
Il documento si articola in due parti: la prima accompagna la stesura del “resoconto narrativo”, frutto di una rilettura in tre movimenti (raccogliere la memoria, riconoscere e ascoltare i “segni”, cogliere i processi di trasformazione); la seconda accompagna la preparazione dell’Assemblea di valutazione, convocata dal vescovo, da cui scaturiscono il resoconto definitivo; e una “Lettera alle altre Chiese”, sul modello delle antiche litterae communionis.
Il documento si articola in due parti strettamente collegate. La prima accompagna la stesura del Resoconto narrativo, il testo con cui una Chiesa locale racconta il cammino percorso: frutto di una “rilettura” spirituale in tre movimenti - raccogliere la memoria, riconoscere e ascoltare i “segni”, cogliere i processi di trasformazione - letti attraverso le tre conversioni indicate dal Documento finale: quella delle relazioni, dei processi ecclesiali e dei legami.
La seconda parte accompagna la preparazione e lo svolgimento dell'Assemblea di valutazione, convocata dal Vescovo come esperienza “profondamente spirituale”, dalla quale scaturiscono il Resoconto narrativo nella sua forma definitiva e una Lettera alle altre Chiese.
Quest'ultima si richiama alle litterae communionis - le “lettere di comunione” con cui, nella Chiesa antica, ciascuna comunità testimoniava alle altre la propria fede.
Le tappe successive del percorso
Resoconti e lettere, validati dai vescovi, andranno condivisi con la Segreteria generale entro il 30 giugno 2027.
Il resoconto narrativo e la lettera costituiscono il contributo che ciascuna Chiesa locale offre al cammino comune della Chiesa tutta, nello spirito dello “scambio di doni”. Validati dal Vescovo, saranno trasmessi all'équipe sinodale nazionale o regionale e condivisi con la Segreteria Generale del Sinodo entro il 30 giugno 2027.
Seguiranno, nel secondo semestre 2027, le Assemblee delle Conferenze episcopali; nel 2028 quelle continentali e, in ottobre, l’Assemblea ecclesiale conclusiva in Vaticano.
Le Assemblee di valutazione delle Diocesi e delle Eparchie aprono un itinerario più ampio: seguiranno, nel secondo semestre del 2027, le Assemblee delle Conferenze Episcopali e delle Strutture gerarchiche delle Chiese Cattoliche Orientali; nel primo quadrimestre del 2028, le Assemblee continentali; e infine, nell'ottobre 2028, l'Assemblea ecclesiale in Vaticano, a conclusione del processo di attuazione del Sinodo 2021-2028.
Le Note richiamano anche le parole di papa Leone XIV, secondo cui la sinodalità «è uno stile spirituale. Nasce dall’incontro, cresce nell’ascolto e matura nel discernimento».
