La Chiesa del Santissimo Crocifisso della Pietà a Francavilla Fontana è un grandioso monumento del barocco leccese, costruito tra il 1683 e il 1694 sulle rovine di una chiesa precedente crollata il 2 febbraio 1683. L’edificio, completato nel 1696 e consacrato dal vescovo Sanfelice il 18 febbraio 1711, presenta una pianta a croce latina, una facciata riccamente decorata in carparo e pietra leccese, quattro cappelle per lato, un transetto sormontato da una piccola cupola e un’imponente macchina dell’altare maggiore.
Il santuario è inoltre caratterizzato da una profonda devozione popolare al Santissimo Crocifisso, considerato il “Crocifisso della Tenerezza”. La chiesetta è aperta ai fedeli ogni venerdì, dall’inverno all’estate, e continua a essere frequentata da persone che vi si recano per pregare, accendere ceri e affidare voti e richieste di grazia.
Origini e costruzione del santuario
L’attuale santuario fu edificato sulle rovine di una prima chiesa, edificata tra il 1622 e il 1623 da Pietrantonio e Sansone Pugliese, crollata il 2 febbraio 1683. La nuova erezione fu affidata al francescano riformato fra’ Niccolò da Lequile (al secolo Leonardo Milelli), con la consulenza dell’architetto leccese Giuseppe Zimbalo e degli ingegneri Angelo da Giuliano e Vito Lopez da Gallipoli.
Fu realizzata tra il 1683 e il 1694, completata nel 1696, consacrata dal vescovo Sanfelice il 18 febbraio 1711, elevata a Santuario dal papa Pio VI l’8 febbraio 1711.
A croce latina, sfarzosamente rutilante d’oro e di colori, è un grandioso monumento espressivo del barocco leccese, raro esempio di fabbrica religiosa isolata davanti ad una piazza e posta in asse con essa.
La facciata barocca
La facciata, felice combinazione di carparo e pietra leccese, è suddivisa in tre ordini da spesse trabeazioni con fregi, culminanti in un frontone spezzato al cui centro è collocata la croce sopra un piedistallo composito.
L’ordine inferiore è distinto in cinque specchiature da sei gruppi di tre lesene scannellate coronate da capitelli corinzi. Nella specchiatura centrale si apre la porta, inquadrata in una cornice decorata con angeli e sormontata da un frontone su cui vi è riprodotta in pietra leccese l’effigie del Santissimo Crocifisso affiancato da coppie di angeli ed elementi decorativi, opera di Aprile Petrachi da Melendugno del 1696.
Nelle altre quattro specchiature vi sono quattro nicchie inquadrate in sontuose cornici, che ospitano le statue dei quattro evangelisti, sotto le quali vi sono dei cartigli muti.
Nell’ordine centrale le specchiature diventano tre e i fasci di lesene quattro. Nella specchiatura centrale si apre un sontuoso finestrone, riccamente incorniciato e con grata traforata in pietra leccese.
Nelle due specchiature laterali vi sono due nicchie con cornici e cartigli che ospitano le statue di San Sebastiano e San Giovanni Battista. Alle estremità l’ordine intermedio si raccorda con quello inferiore attraverso due volute con riccioli, terminanti con due stilobate che reggono le statue degli apostoli San Pietro e San Paolo.
Il terzo ordine è costituito da una solo specchiatura definita ai lati dai soliti fasci di lesene privi di capitelli e sorregge il frontone spezzato. Al centro della specchiatura si apre una finestra con cornice e grata traforata in pietra leccese.
Due volute con riccioli fanno da raccordo con l’ordine intermedio e sorreggono le statue degli arcangeli Michele e Gabriele.

La pianta e l’interno
A croce latina, ha l’aula affiancata da quattro cappelle per lato, intercomunicanti tra loro, scandite da archi, lesene scannellate e decorazioni in tutto simili a quelle della facciata, arricchite da dorature.
Le prime tre cappelle di ciascun lato ospitano altrettanti altari, mentre nella quarta cappella di entrambi i lati si aprono due porte laterali, quella di destra funzionante e quella di sinistra murata per alloggiarvi la statua del Crocifisso.
Altri due altari occupano i muri di fondo del transetto, suddiviso dall’aula da un grandioso arco trionfale. Al centro si apre un tamburo ottagonale lunettato, sul quale si imposta una piccola cupola.
L’area presbiteriale è occupata dall’imponente macchina dell’altare principale, che ospita al centro l’affresco miracoloso del Santissimo Crocifisso. Ai lati del presbiterio trovano posto due piccole cappelle con relativo altare, collegate con il transetto da archi, mentre alle spalle del presbiterio si apre l’ampia sacrestia.
Il controsoffitto ligneo
La copertura in capriate lignee è nascosta da un controsoffitto ligneo, costituito da 60 lacunari ottagonali intagliati e dorati, opera di Aprile Petrachi da Melendugno. Al centro trova posta la tela, riproducente il miracolo del 1621, opera di Pietra Picca.
L’altare maggiore
Alla fastosa macchina in pietra leccese policromata e dorata, nel 1747 è stato anteposto un altare in marmi policromi, opera di Donato Merola.
Il campanile
Alle spalle della chiesa, sul lato sinistro si eleva il campanile a torre, di altezza non particolarmente elevata.
La devozione del venerdì
La chiesetta del Cristo Crocifisso ha una peculiarità che la contraddistingue dalle altre cappelle che si trovano a Francavilla: è aperta solo il venerdì. È collocata al termine di una stradina secondaria, che inizia dal piazzale del convento dei Padri Liguorini e termina pochi metri dopo.
Non è una stradina di passaggio, ci passano solo i residenti. Durante il giorno di apertura, si può osservare un via vai continuo di persone per tutto il tempo, dal mattino fino a tarda sera.
Non solo le strade sono affollate, ma c’è vita anche nelle case lì intorno: da alcune di esse provengono canzoni d’altri tempi - che potrebbero essere un elemento di disturbo per chi è alla chiesetta per pregare, ma nessuno sembra in realtà curarsene.
La devozione a Cristo Crocifisso è fortissima. Tutti i venerdì dalla mattina alle sette fino alla sera alle nove (anche fino alle dieci e mezzo, d’estate) tanta gente ci va: vanno coppie con i bambini, anche nella carrozzina.
Qualche volta, quando qualcuno è venuto a confessarsi, diceva: ‘Alla messa la domenica a volte non vengo, ma al Crocifisso vado!’. C’è questa devozione fortissima proprio perché dentro c’è una lapide dove c’è scritto grosso modo ‘Se tu vuoi ricevere la grazia, devi venire a pregarmi qui, perché qui sono conosciuto come Crocifisso della Tenerezza’.
Non è una devozione nata adesso: la gente ci va da sempre e basta. E non c’è alcuna celebrazione particolare: è aperta ogni venerdì, d’inverno e d’estate, con la pioggia o con la neve. È semplicemente a disposizione dei fedeli.
La facciata della cappella e l’accesso
La facciata della cappella è caratteristica; si accede da un portone in legno marrone, sul quale spicca una vetrata colorata raffigurante un Cristo sulla croce tra Palazzo Imperiali e la Chiesa Matrice: al mattino, nella chiesa, i raggi del sole creano dei giochi di luce molto suggestivi.
Una volta entrati, sia sulla destra che sulla sinistra ci sono delle lapidi di marmo recanti delle scritte in latino, che forniscono delle notizie di rilevanza storica sull’edificio e sulle ragioni di questa particolare adorazione.
L’interno della cappella
L’interno è molto essenziale, ad eccezione della parte dell’altare: su di esso, si staglia una statua di Cristo Crocifisso in cartapesta, su sfondo rosso; in basso, invece, troviamo una teca contenente una statua di Cristo morto, che ha la particolarità di avere i soffietti alle braccia per essere messa anche in croce, come alcuni crocifissi del Settecento.
Ad ornare entrambe le statue ci sono candelabri dorati e pannelli marmorei policromi. Sui lati dell’unica, piccola navata troviamo altre teche contenenti un crocifisso e una statua dell’Addolorata.
Al termine delle due file di inginocchiatoi, è tutto un proliferare di candele elettriche, mentre nella zona antistante l’altare c’è un gran numero di ceri, portati in dono dei fedeli.
Sulla sinistra, vi è una porticina a vetri che porta ad una piccola sacrestia, dove si trova un altare improvvisato e tutto l’occorrente per la manutenzione ordinaria dell’edificio.
La cappella e la Chiesa Matrice
Nonostante la sua collocazione, la cappella è oggi pertinenza della Chiesa Matrice. Ad occuparsi della manutenzione ordinaria della cappella, ormai da decenni, è un fedele che però preferisce rimanere anonimo.
Non c’è alcuna ragione precisa dietro questa scelta, ma solo un forte sentimento religioso vissuto con riservatezza.
Il significato del venerdì
Ma perché il giorno di apertura della chiesetta di Cristo Crocifisso è proprio il venerdì? Il venerdì della Passione è il giorno in cui Cristo viene crocifisso e muore dopo atroci sofferenze.
A Francavilla è comunemente un momento molto sentito: basti pensare che è la giornata che rappresenta il cuore dei riti della Settimana Santa, con la processione dei Misteri. Non è quindi un caso, e anche i singoli fedeli ne sono consapevoli.
Ad esempio, una signora ha raccontato di recarsi ogni venerdì alla chiesetta del Crocifisso perché la sua famiglia è da sempre molto devota a questo culto - sua madre, quando il marito partì in guerra, fece un voto: se fosse tornato sano e salvo, avrebbe fatto fare la prima comunione a sua figlia proprio in quella chiesa.
Il padre della signora tornò sano e salvo e da allora lei mantiene ancora vivo quel voto, nonostante risalga a tantissimi anni fa.
La storia della cappella nel convento
Per quanto riguarda la storia dell’edificio, la racconta con dovizia di particolari padre Pompeo Franciosa nel suo libro Anno 1793 ‘li Patri’, ossia i Missionari Redentoristi e la città di Francavilla Fontana tra cronaca e storia.
Pare che la Chiesa si trovasse all’interno del giardino del convento, e che fosse molto frequentata dai fedeli. Questa circostanza causava molta soggezione ai frati, che non si sentivano liberi di passeggiare nel loro giardino a causa del continuo via vai di gente.
Come vi avevamo già raccontato nel nostro articolo sul convento dei Padri Liguorini, infatti, l’unico contatto che i frati avevano con il mondo esterno era rappresentato da una breve passeggiata (per un paio d’ore alla settimana) proprio in quel giardino.
Intorno al 1830 decisero quindi di fare richiesta perché la chiesetta fosse demolita, obbligandosi a ricostruirne una uguale vicino al convento. Si impegnarono inoltre a inviare un loro legato perché celebrasse la liturgia in determinati giorni.
Troviamo menzione della cappella del Crocifisso della Pietà tra le chiese non parrocchiali nell’opera Francavilla Fontana - Architettura e Immagini (a cura di F. Clavica e R. Poso), e si dice che sia stata edificata sul sito della primitiva cappella di S. Maria della Pietà, demolita nel 1823.
Il Palumbo conferma il 1823 come data della demolizione e della ricostruzione della chiesetta (nel primo volume della sua Storia di Francavilla) e sottolinea l’insofferenza che i frati conventuali provavano verso quell’edificio.
La continuità della devozione popolare
Ad oggi, la cappella del Crocifisso è un luogo che sopravvive attraverso la presenza puntuale e l’opera silenziosa di un nutrito numero di persone, un edificio i cui mattoni sono le storie che ogni frequentatore si porta dentro, e a cui rende omaggio ogni venerdì “d’inverno e d’estate, con la pioggia o con la neve.”
Breve preghiera di CONSACRAZIONE della famiglia al Crocifisso
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