Il pellegrinaggio di Papa Francesco in Terra Santa, compiuto dal 24 al 26 maggio 2014, si è articolato tra Giordania, Territori palestinesi e Israele, con tappe ad Amman, Betlemme e Gerusalemme. Nei suoi discorsi il Pontefice ha unito la preghiera per la pace, la vicinanza alle vittime dei conflitti, il dialogo tra cristiani, musulmani ed ebrei e l’appello a una convivenza rispettosa.
Il viaggio è stato il secondo viaggio apostolico internazionale di Bergoglio e il quarto di un pontefice nei luoghi d’origine del cristianesimo. La visita ha avuto anche un forte significato ecumenico, perché si è svolta a cinquant’anni dallo storico incontro di Gerusalemme tra Paolo VI e il patriarca Atenagora.
Il pellegrinaggio del 24-26 maggio 2014
Alle ore 8.33 di sabato 24 maggio un Airbus A321 dell'Alitalia con a bordo Papa Francesco è decollato dall'aeroporto di Fiumicino alla volta di Amman, prima tappa del viaggio apostolico in Terra Santa. Il pellegrinaggio durerà tre giorni: il Santo Padre visiterà la Giordania (sabato 24 maggioi), i Territori palestinesi (domenica 25) e Israele (nel pomeriggio di domenica e lunedì 26 maggio).
Il Papa celebrerà l’Eucarestia alle 16 di sabato all’International Stadium ad Amman; poi sarà a Betlemme e infine a Gerusalemme, città in cui si concluderà il viaggio apostolico. Il viaggio papale si annuncia particolarmente denso di incontri e di preghiere: oltre ai consueti saluti alle diverse autorità locali, Papa Francesco avrà modo di incontrare bambini, malati, comunità religiose e naturalmente avrà l’occasione di benedire quelle terre, spesso teatro di sanguinose battaglie.
La Terra Santa, uno dei luoghi in cui i nostri frati minori fanno opera di evangelizzazione missionaria, in questi giorni è stata scenario del pellegrinaggio del Santo Padre Francesco a memoria del 50° anniversario dell’incontro a Gerusalemme tra Papa Paolo VI e il Patriarca Atenagora. Il Papa, oltre alle autorità giordane e palestinesi, ha incontrato rifugiati palestinesi, iracheni, profughi, disabili (a causa della guerra), religiosi e bambini; portando a tutti messaggi di speranza.

Amman: pace, dialogo e crisi regionali
Appena arrivato in Giordania Papa Francesco ha rivolto il suo saluto ai credenti dell'Islam: “Voglio rinnovare il mio profondo rispetto e la mia stima per la comunità musulmana”, così il Pontefice che ha manifestato anche “apprezzamento per il ruolo di guida svolto dal re Abdullah II nel promuovere una più adeguata comprensione delle virtù proclamate dall'Islam e la serena convivenza tra i fedeli delle diverse religioni”.
Nel suo discorso, il Pontefice ha pronunciato “uno speciale augurio per la pace e la prosperità del Regno di Giordania e del suo popolo, con l'auspicio che questa visita contribuisca ad incrementare e promuovere buone e cordiali relazioni tra Cristiani e Musulmani”. Bergoglio ha fatto riferimento alla crisi in Siria e, nel discorso al Palazzo Reale, ha detto che “si rende quanto mai necessaria e urgente una soluzione pacifica alla crisi siriana, nonché una giusta soluzione al conflitto israeliano-palestinese.
Dopo aver lasciato il Palazzo reale il Papa si è diretto allo stadio per la celebrazione della Messa, dove sono attesi 40mila fedeli. Si tratta del primo bagno di folla in Terrasanta per il Pontefice. Nello stadio, Bergoglio celebrerà una messa e impartirà la prima comunione a 1400 bambini.
Alla Messa di Amman Papa Francesco ha ricordato che “La pace non si può comperare, non si vende. La pace è un dono da ricercare pazientemente e costruire “artigianalmente” mediante piccoli e grandi gesti che coinvolgono la nostra vita quotidiana”.
Durante il viaggio in Giordania il Papa ha visitato anche il sito del battesimo di Gesù a Betania, sulle sponde del fiume Giordano, e ha incontrato alcuni rifugiati siriani e giovani disabili. Il Papa resterà a cena con loro.
La vicinanza ai profughi e alle vittime della guerra
Nel discorso rivolto ai profughi siriani, Papa Francesco ha dichiarato: “Siamo profondamente toccati dai drammi e dalle ferite del nostro tempo, in modo speciale da quelle provocate dai conflitti ancora aperti in Medio Oriente. Penso in primo luogo all’amata Siria, lacerata da una lotta fratricida che dura da ormai tre anni e ha già mietuto innumerevoli vittime, costringendo milioni di persone a farsi profughi ed esuli in altri Paesi. Tutti vogliamo la pace!”.
Il Papa ha incontrato bambini, malati, rifugiati palestinesi e iracheni, profughi, persone con disabilità causate dalla guerra, religiosi e comunità locali. A tutti ha rivolto messaggi di speranza, presentando la pace come una responsabilità concreta e quotidiana.
Nel suo messaggio per la Terra Santa Francesco ha espresso vicinanza, affetto e incoraggiamento a chi sta “patendo più dolorosamente il dramma assurdo della guerra”. Il Papa desidera far sentire la sua vicinanza e il suo “affetto di padre” in particolare a quelli che in questi mesi “stanno patendo più dolorosamente il dramma assurdo della guerra, ai bambini cui viene negato il futuro, a quanti sono nel pianto e nel dolore”, e vivono sentimenti di “angoscia e smarrimento”.
Betlemme: i bambini come segno di speranza
A Betlemme, ad esempio, la Chiesa locale è in festa: padre Nerwan, il parroco francescano della comunità, sta preparando la visita da oltre sei mesi e ogni giorno i suoi parrocchiani hanno insistito per essere presenti alla Santa Messa che il Papa presiederà: “Abbiamo pochi biglietti e tutti i miei parrocchiani vogliono assistere alla messa, ogni giorno ho gente in ufficio che chiede di poter partecipare”.
Le strade della città sono illuminate dai poster del Papa vestito di bianco e i bambini del campo profughi di Aida sventolano già le bandiere del Vaticano. In moltissimi inoltre attendono con desiderio l’arrivo del Santo Padre affinché la sua presenza ridia slancio al processo di pace, in momento di stallo nel dialogo tra palestinesi ed ebrei: l’augurio è che possa rianimare le speranze di pace, in particolare nei giovani.
“Egli è il leader - ha detto il sindaco di Betlemme, una giovane donna cristiana - ed è in grado di coinvolgerne altri nel processo di pace”. “Papa Francesco seminerà la pace”, ha assicurato inoltre il patriarca latino Fouad Twal, “a livello politico, interreligioso, ecumenico”.
Dall'incontro con le Autorità palestinesi a Betlemme, il Papa ha esortato dicendo “È giunto il momento per tutti di avere il coraggio della generosità e della creatività al servizio del bene”.
Durante la Santa Messa sulla Piazza della Mangiatoia, Papa Francesco ha parlato dei bambini e della necessità per ogni famiglia e ogni società di prendersi cura dei propri bambini. Come il Bambino Gesù, “anche oggi i bambini sono un segno. Segno di speranza, segno di vita, ma anche segno “diagnostico” per capire lo stato di salute di una famiglia, di una società, del mondo intero”.
Le parole rivolte ai bambini dei campi profughi di Betlemme hanno completato questo messaggio, collegando la cura dei più piccoli alla responsabilità della comunità e alla costruzione del futuro.
Il dialogo tra cristiani, musulmani ed ebrei
Anche tra i musulmani cresce l’attesa. “E’ una visita storica, aspetto con gioia di vederlo lunedì prossimo, quando avrò il privilegio di accompagnarlo sulla spianata delle moschee”, ha dichiarato in un intervista a La nuova Bussola quotidiana Azam Abed Alkhatib Altamimi, responsabile amministrativo della spianata delle moschee a Gerusalemme.
“Consideriamo questo viaggio - ha proseguito - come un gesto di autentica fraternità, pace e dialogo tra cristiani, musulmani ed ebrei. Riceveremo il Santo Padre con ogni rispetto e onore, come si addice a una personalità come lui. L’aspettativa che respiriamo a Gerusalemme è grande. E personalmente spero che questa visita rappresenti l’inizio di una pace giusta e duratura nella Città Santa”.
A livello interreligioso significativi saranno gli incontri di papa Francesco con il Gran Muftì di Gerusalemme e con i due Gran Rabbini d’Israele, come la visita alla Spianata delle Moschee e l’inserimento di un bigliettino fra le fessure del Muro occidentale dell’antico Tempio ebraico (ripeterà il gesto dei papi Wojtyla e Ratzinger).
Il Papa ha espresso quanto sia importante respingere “con fermezza tutto ciò che si oppone al perseguimento della pace e di una rispettosa convivenza tra Ebrei, Cristiani e Musulmani: il ricorso alla violenza e al terrorismo, qualsiasi genere di discriminazione per motivi razziali o religiosi, la pretesa di imporre il proprio punto di vista a scapito dei diritti altrui, l’antisemitismo in tutte le sue possibili forme, così come la violenza o le manifestazioni di intolleranza contro persone o luoghi di culto ebrei, cristiani e musulmani.“
Gerusalemme e il dialogo ecumenico
A livello ecumenico ci sarà l’incontro con il patriarca Bartolomeo I, a cinquant’anni dello storico abbraccio del 1964 tra papa Montini e il patriarca Bartolomeo. Nella basilica del Santo Sepolcro pregheranno insieme con i capi delle Chiese cristiane di Terra Santa, alla cerimonia saranno altresì presenti i patriarchi delle Chiese cattoliche del Medio Oriente.
Il bellissimo incontro ecumenico al Santo Sepolcro di Gerusalemme, insieme al Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I, ha rappresentato uno dei momenti centrali del pellegrinaggio. L’incontro ha richiamato il significato storico dell’abbraccio tra Paolo VI e Atenagora e l’impegno per l’unità dei cristiani.
Infine, i discorsi pronunciati al Getsemani, durante l'incontro con i sacerdoti, religiosi e i seminaristi, e poi l'omelia tenuta durante la Messa al Cenacolo, insieme agli Ordinari di Terra Santa, dove Papa Francesco ha detto “Il Cenacolo ci ricorda la condivisione, la fraternità, l’armonia, la pace tra di noi. Quanto amore, quanto bene è scaturito dal Cenacolo! Quanta carità è uscita da qui, come un fiume dalla fonte, che all’inizio è un ruscello e poi si allarga e diventa grande.”
I Luoghi Santi e la Città della pace
Nel suo incontro con il Presidente dello Stato d'Israele, Papa Francesco ha affermato “I Luoghi Santi non sono musei o monumenti per turisti, ma luoghi dove le comunità dei credenti vivono la loro fede, la loro cultura, le loro iniziative caritative. Perciò vanno perpetuamente salvaguardati nella loro sacralità, tutelando così non solo l’eredità del passato ma anche le persone che li frequentano oggi e li frequenteranno in futuro.
Che Gerusalemme sia veramente la Città della pace!
Il Papa ha inoltre pronunciato i discorsi rivolti alle Autorità israeliane a Tel Aviv e ha visitato il Memoriale dell’Olocausto, dove ha innalzato una preghiera di misericordia per le atrocità commesse dall’uomo: “In questo luogo, memoriale della Shoah, sentiamo risuonare questa domanda di Dio: “Adamo, dove sei?”.”
La preghiera per la Terra Santa
“Cari amici - ha scritto dal suo account ‘@Pontifex’ Papa Francesco mentre era in viaggio - vi chiedo di accompagnarmi con le vostre preghiere nel mio pellegrinaggio in Terra Santa”.
L’attesa di papa Francesco è andata crescendo in questi ultimi giorni. A Betlemme, ad esempio, la Chiesa locale è in festa. In moltissimi inoltre attendono con desiderio l’arrivo del Santo Padre affinché la sua presenza ridia slancio al processo di pace.
Accogliamo con gioia il suo invito e affidiamo alla Madonna questo viaggio così carico di aspettative, certi che il Papa saprà dare speranza e slancio al dialogo di pace.
La lettera pasquale ai cristiani di Terra Santa
In una lettera indirizzata ai fedeli di tutti i riti e confessioni che si apprestano a celebrare la Pasqua, Francesco esprime vicinanza, affetto e incoraggiamento a chi sta “patendo più dolorosamente il dramma assurdo della guerra”.
“Grazie per la vostra testimonianza di fede, grazie per la carità che c’è tra di voi, grazie perché sapete sperare contro ogni speranza”. La “speranza” è il concetto chiave, ripetuto per sei volte, della lettera che il Papa scrive rivolgendosi ai cattolici di tutta la Terra Santa in vista della Pasqua, che alcune comunità celebrano il 31 marzo, seguendo il calendario gregoriano, e altre il 5 maggio secondo il calendario giuliano.
“Vi penso, prego per voi e vi porto nel cuore”. Da tempo vi penso e ogni giorno prego per voi. Ma ora, alla vigilia di questa Pasqua, che per voi sa tanto di Passione e ancora poco di Risurrezione, sento il bisogno di scrivervi per dirvi che vi porto nel cuore.
Il Papa ricorda il pellegrinaggio da lui compiuto nel maggio 2014 e fa sue le parole di San Paolo VI, il primo Pontefice pellegrino in Terra Santa 50 anni fa, quando sottolineava il pericolo per la pace nel mondo intero del protrarsi delle tensioni nel Medio Oriente.
Francesco afferma che la Terra Santa non è soltanto “custode dei Luoghi della salvezza”, ma testimonianza costante, “attraverso le proprie sofferenze” della Passione del Signore, e insieme, “con la sua capacità di rialzarsi e andare avanti, ha annunciato e continua ad annunciare che il Crocifisso è Risorto”.
In questi tempi oscuri, in cui sembra che le tenebre del Venerdì santo ricoprano la vostra Terra e troppe parti del mondo sfigurate dall’inutile follia della guerra, che è sempre e per tutti una sanguinosa sconfitta, voi siete fiaccole accese nella notte; siete semi di bene in una terra lacerata da conflitti.
Speranza, dignità e unità dei cristiani
Francesco rinnova la sua preghiera al Signore “nostra pace” perché liberi “il cuore dell’uomo dall’odio, dalla violenza e dalla vendetta” e prosegue: Fa’ che nessuno ci rubi dal cuore la speranza di rialzarci e di risorgere con te, fa’ che non ci stanchiamo di affermare la dignità di ogni uomo, senza distinzione di religione, di etnia o di nazionalità, a partire dai più fragili: dalle donne, dagli anziani, dai piccoli e dai poveri”.
Mentre assicura ancora ai cattolici “non siete soli e non vi lasceremo soli, ma rimarremo solidali con voi attraverso la preghiera e la carità operosa”, il Papa esprime la speranza “di poter tornare presto da voi come pellegrini, per guardarvi negli occhi e abbracciarvi”.
Ringrazia i Pastori, i religiosi e le religiose che accompagnano con la loro vicinanza i fedeli e raccomanda: Cresca e risplenda, nel crogiolo della sofferenza, l’oro dell’unità, anche con i fratelli e le sorelle delle altre Confessioni cristiane, ai quali pure desidero manifestare la mia spirituale vicinanza ed esprimere il mio incoraggiamento.
Infine, Papa Francesco rinnova l'invito “a tutti i cristiani del mondo” a sostenere concretamente e a pregare con insistenza “perché l’intera popolazione della vostra cara Terra sia finalmente nella pace”.
Il significato del dialogo di pace
A 800 anni dal pellegrinaggio di pace di Francesco in Terra Santa, i francescani insieme alle autorità cristiane e islamiche d'Egitto si sono incontrati dal 1 al 3 Marzo per celebrare l'incontro del santo d'Assisi con il sultano Al-Malik Al-Kamil. “A otto secoli di distanza, Francesco, come ha osservato il Papa, resta una profezia per l’umanità intera: lui che si era recato disarmato nel tempo delle crociate, con in mano solo il Vangelo”.
L’incontro con il sultano avviene in mezzo alla quinta crociata. “È in mezzo a queste battaglie che arriva San Francesco e con il permesso del cardinale Pellagio, va a parlare con il Sultano. Arriva a Damietta ed è proprio lì che avviene questo incontro, nella terra d’ Egitto.”
Nel discorso a Damietta il Cardinal Sandri ha affermato che: “Francesco non ha avuto paura di Maometto e il Sultano non ha avuto paura del Vangelo”. Ha ricordato poi il recente viaggio di Papa Francesco ad Abu Dhabi, l'incontro con il Grande Imam di Al Ahzar Ahmad Al-Tayye e la firma del documento “Fratellanza Umana per la pace mondiale e la convivenza comune”.
Fr. Francesco Patton ha sottolineato che quel coraggio è stato particolarmente importante perché grazie a quel viaggio san Francesco ha capito che era fondamentale avere un approccio diverso al mondo musulmano; non l’approccio dello scontro violento ma l’approccio di quello che poi trasmetterà anche a noi nella Regola “di non fare liti, dispute, dell’essere sudditi e soggetti di ogni umana creatura per amore di Dio”, cioè a servizio di tutti con un’identità chiara ma anche con rispetto dell’identità degli altri.
Andando oltre le linee dell'esercito crociato, Francesco d'Assisi è diventato un segno nel superare le barriere tra i popoli, le culture e le religioni.
Il viaggio di Papa Francesco in Terra Santa
Una memoria che continua
Questo video documenta la storica visita di Sua Santità Papa Francesco in Terra Santa nel 2014, il cui viaggio è iniziato dal Regno Hashemita di Giordania, passando per la città di Betlemme e raggiungendo Gerusalemme. Questa visita ha portato un messaggio di pace e amore e ha costituito una pietra miliare nel percorso del dialogo interreligioso e della promozione della comprensione tra i popoli.
Nel 2021, Sua Santità ha completato la sua visita in Terra Santa visitando l'isola di Cipro, in un nuovo passo verso il riavvicinamento umano e religioso. Guardate questi video che documentano momenti toccanti di una delle visite papali più importanti dell'era moderna.
Il pellegrinaggio di Papa Francesco ha lasciato una serie di discorsi centrati sulla pace, sulla dignità umana, sulla cura dei bambini, sull’accoglienza dei profughi, sulla salvaguardia dei Luoghi Santi e sulla necessità di costruire relazioni fondate sul dialogo tra le religioni e sull’unità tra i cristiani.