Gesù, la voce del mio buon Pastore

Gesù si presenta come il Buon Pastore che conosce le sue pecore, le chiama ciascuna per nome, cammina davanti a esse e le conduce verso la vita. La sua voce è riconoscibile da chi impara ad ascoltarla nel silenzio, nella preghiera, nella Sacra Scrittura e nella vita della Chiesa.

Ascoltare la voce del Buon Pastore significa distinguere la sua chiamata dalle voci che confondono, spaventano o allontanano dal bene. Il Signore accompagna il suo popolo anche nella valle oscura, prepara per esso un pascolo e promette una vita più abbondante.

«Noi siamo suo popolo, gregge che egli guida».

Il Signore è il mio pastore

Salmo 23. Di Davide. Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla; su pascoli erbosi mi fa riposare ad acque tranquille mi conduce. Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino, per amore del suo nome.

Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza. Davanti a me tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici; cospargi di olio il mio capo. Il mio calice trabocca.

Felicità e grazia mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita, e abiterò nella casa del Signore per lunghissimi anni.

Il Salmo 23 esprime la fiducia di chi non percorre il cammino da solo. Il pastore conduce verso pascoli erbosi e acque tranquille, rinfranca, guida per il giusto cammino e rimane accanto alla sua creatura anche quando la strada attraversa una valle oscura.

Gesù, il Buon Pastore

«Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me… Le mie pecore ascoltano la mia voce, io le conosco ed esse mi seguono…» (Giovanni 10:14 e 27)

Gesù pronunciò queste parole alle autorità ebraiche di Gerusalemme. Esse servirono sia come critica alla leadership di quelle autorità (che egli paragonò a uomini salariati che non si curavano delle pecore), sia come conforto e istruzione per coloro che erano alla ricerca del Messia, un pastore alternativo.

Gesù si presenta come il compimento delle promesse dell'Antico Testamento che immaginano il Messia in termini pastorali. Chi non vorrebbe seguire il pastore del Salmo 23 che ci accompagna attraverso la valle dell'oscurità e prepara un banchetto di fronte ai nemici? O seguire il pastore di Geremia che allevia paure e terrore (Geremia 23: 4)?

Le promesse messianiche dell'antico Israele sono ricche di immagini del Buon Pastore, che la Chiesa antica applica poi a Gesù negli scritti sacri e nell'arte. Vorrei concentrarmi su un singolo aspetto della metafora del Buon Pastore in Giovanni 10 che ritengo essenziale per costruire e vivere la nostra vita cristiana nel XXI secolo: la voce del Buon Pastore.

Gesù Buon Pastore con pecore

Le pecore ascoltano la sua voce

Gesù disse alla folla che lo ascoltava che le sue pecore conoscevano la sua voce e lo avrebbero seguito, piuttosto che la voce di uno sconosciuto che non riconoscevano. Fondamentale per la più elementare sequela di Gesù è il riconoscimento della sua voce e la distinzione della sua voce da tutte quelle che ci porterebbero in altre direzioni.

Oggi viviamo in un mondo con così tanto rumore che diventa sempre più difficile distinguere la voce di Gesù tra tutte le altre voci. Credo che questo sia voluto. Anche Gesù stesso ci ha avvertito: "Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in vesti da pecore, ma dentro sono lupi rapaci". (Matteo 7: 15)

In definitiva, ancora una volta ciò che fa la differenza è soprattutto ascoltare: chi ascolta (e non solo ode) quella voce, entra in relazione con lui.

Il Vangelo secondo Giovanni: la porta delle pecore

Parola del Signore. Dal Vangelo secondo Giovanni 10, 1-10.

In quel tempo, disse Gesù: «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un'altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è il pastore delle pecore.

Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce.

Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.

Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati.

Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita a l'abbiano in abbondanza».

Uscire dai recinti interiori

Ha spinto fuori tutte le sue pecore. Gesù è costretto a spingerci fuori dal recinto. L'evangelico uscir dal recinto è azione terribilmente difficile da compiere.

Significa usci fuori dai recinti interiori, dai rituali e dalle ossessioni in cui ci siamo richiusi, dove anche se non sto bene, ci sto bene. Il recinto è mentale, è ideologia, è fare come si è sempre fatto.

Il recinto è il Dio costruito a mia immagine, è il famoso mentovare di San Francesco d'Assisi, cioè mettere Dio dentro la mia mente. Ma nessuno "et degnu te mentovare" diceva con santa umiltà il poverello di Assisi.

In questa ottica il corona virus potrebbe essere lo spingere drammatico per farci uscire da un mondo malato, da quel mondo che come indicava il solitario Papa Francesco in quella sera di Quaresima a san Pietro "pensavamo di rimaner sani quando il mondo era malato".

Il Pastore cammina davanti

Cammina davanti ad esse. Gesù ora non si mette dietro. E neppure di fianco. Sta davanti. Chi sta davanti conosce la strada.

Lo san bene i bambini quando vengono in campeggio. "Sta davanti don Franco!", anche se non essendo come Gesù, sbaglia a volte la strada. Lo stare davanti dice una fiducia delle pecore rispetto al pastore.

E il nostro è un esodo dal vecchio al nuovo mondo, perché é un mondo nuovo quello che ci attende, come diceva papa Francesco: non un' epoca di passaggio, ma un passaggio d'epoca.

Come si fa a seguire uno che sta davanti e che per giunta ti da la schiena? Solo ascoltando la sua voce. Qui è il segreto del Cristianesimo.

La voce che guida nel deserto

Gesù ad un Nicodemo confuso, ma in ricerca suggerisce: ascolta lo Spirito, non sai di dove viene e dove va, ma ne senti la voce. La voce che hanno sentito i santi, che ha sentito la pulzella d Orleans, Santa Giovanna d'Arco, una voce a cui è stata fedele fino al rogo per eresia.

Ascoltate oggi la mia voce dice il Signore in pieno deserto al popolo d'Israele, e ad Osea ancora: vieni nel deserto e parlerò al tuo cuore.

La voce di Gesù è qualcosa di intimo, di personale, un diario spirituale. L' ascolto di Dio avviene ovunque, ma avviene quando non lo pretendi e lo cogli come un dono.

E allora magari un canto, un sorriso, uno sguardo, una pennellata d'azzurro del cielo ti diranno: eccomi sono qui. Sono io il buon pastore che ti parlo nel cuore. E tutto cambia.

Udire e ascoltare

«Penso ci sia differenza tra ascoltare e udire. Nel secondo caso, la voce di chi parla rimane in superficie, non se ne riconosce il timbro, né le inflessioni. L’ascolto invece è più profondo, dalla voce di chi parla si può capire il suo stato d’animo, la gioia, la stanchezza, la tristezza. Lo si può “vedere”. Ma, mi chiedo: come parlava Gesù?»

Udire è percepire dei suoni attraverso l’orecchio: un atto fisiologico. Ascoltare, invece, implica una partecipazione all’azione, per cui «presto orecchio», mi dispongo a fare spazio a quanto viene detto, c’è un coinvolgimento attivo.

Mi pare molto interessante la domanda del lettore, che si interroga su come parlava Gesù: più che ai contenuti, fa riferimento al modo di esprimersi, alla sua voce, al suo tono.

Partendo dai vangeli, possiamo trovare alcuni indizi: sappiamo che le parole di Gesù ci vengono riferite soprattutto nel loro contenuto, ma ci sono delle occasioni in cui si esplicita qualcosa sul suo modo di comunicare.

La voce di Gesù nei Vangeli

In alcuni casi, ad esempio, si dice che parla o addirittura grida «a gran voce»: quando riporta in vita la fanciulla morta (Lc 8,54) o Lazzaro (Gv 11,43); quando esclama «Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva chi crede in me» (Gv 7,37); infine, quando sulla croce si rivolge al Padre.

Sono situazioni in cui la vita lotta con la morte, nelle quali Gesù si esprime con particolare intensità, sottolineando che il momento è cruciale, è decisivo.

Un’altra espressione indicativa riporta di una grande gioia: «Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo», quando rende lode a Dio dopo il ritorno dalla predicazione dei discepoli (cfr. Lc 10,21).

In altre occasioni, la voce di Gesù si tinge di rimprovero o di indignazione (Mt 11,20; Mc 1,25; Mc 4,39; Mc 8,33; Lc 4,35), come nei confronti di Pietro, quando questi vuole che egli eviti la passione.

Tuttavia, un brano molto significativo lo troviamo nel capitolo 10 del vangelo di Giovanni (cfr. Gv 10,1-18.27). In esso, Gesù parla di sé come del buon pastore, e insiste sulla voce di questo pastore: le pecore ascoltano la sua voce, il pastore le chiama ciascuna per nome (v. 3) e lo seguono perché conoscono la sua voce (v. 4).

Al contrario, non conoscono la voce degli estranei (v. 5) e non li seguono. Tutto questo suggerisce che Gesù parla in un modo che è riconoscibile, che attiva qualcosa in ciascuno: è una voce nota, familiare.

E la prima parola che rivolge è anzitutto chiamare per nome: espressione del fatto che conosce chi sta chiamando e desidera vivere un incontro personale, una relazione unica con ciascuno.

Viene da chiederci: chi sono le pecore? Questa relazione è solo per alcuni prescelti? Gesù dice, più avanti nel testo: «Ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore» (v. 16).

Le voci contrarie al Buon Pastore

Anche ai tempi di Gesù, egli dovette confrontarsi con voci di opposizione, in particolare da parte dei leader religiosi di Israele. Oggi ci sono certamente voci che sono apertamente ostili a qualsiasi cosa lontanamente correlata a Gesù.

Quelle sono forse le distrazioni più facili da discernere e superare. Le voci più sottili possono essere più difficili da discernere.

Ad esempio, nelle ultime settimane, sono stato più attento ai media del solito. La realtà di una pandemia globale e di disordini sociali hanno stuzzicato il mio interesse e mi ritrovo a consumare i media sia attivamente che passivamente.

C'è stato un momento la scorsa settimana in cui ho realizzato che questo non solo stava riducendo il tempo che normalmente potrei dedicare alla preghiera o allo studio, ma stava anche distraendo. quando Stavo pregando o studiando.

Di certo, non c'è niente di male nell'essere informati sugli affari correnti, ma la natura pervasiva e negativa dei moderni media può essere dannosa sia psicologicamente che spiritualmente se non stiamo attenti.

I beni di cui godiamo come parte della nostra vita (il nostro lavoro, i beni, il cibo, le feste, persino le nostre relazioni) possono diventare così potenti da soffocare la voce del Buon Pastore.

Ognuna di queste cose buone può diventare opprimente, tanto che perdiamo la prospettiva e la temperanza che ordina queste cose per vivere bene. Nei casi peggiori, l'equilibrio può essere notevolmente distorto e ci ritroviamo dipendenti da voci che chiamano il nostro peggio, anziché il nostro meglio.

Poi, ovviamente, ci sono i il male voci che possono distrarci. Esse competono con la voce del Buon Pastore, conducendoci dal suo cammino verso comportamenti peccaminosi che sono distruttivi per i nostri corpi e le nostre anime.

Ci chiamano a unirci ad altri greggi che portano solo al nostro essere consumati. Queste voci sono come quelle di cui parlò Geremia:

"Guai ai pastori d'Israele che si prendono cura solo di se stessi! Non dovrebbero i pastori prendersi cura del gregge? Mangiate la cagliata, vi vestite di lana e macellate gli animali scelti, ma non vi prendete cura del gregge.

Non avete rafforzato le deboli o curato le malate o fasciato le ferite, non avete riportato le smarrite o cercato le perdute. Le avete governate duramente e brutalmente.

Così sono state disperse perché non c'era pastore e sono diventate cibo per gli animali selvatici". (34:2b-5)

Il Buon Pastore vuole aiutarci a evitare questo destino ascoltando la sua voce e appartenendo al suo gregge.

Come riconoscere la voce del Buon Pastore

È logico che più tempo trascorro a conversare con un'altra persona, più imparerò a conoscere e riconoscere la sua voce. È più probabile che riconosca la voce di un fratello, di un compagno di stanza o di un collega rispetto a quella di uno sconosciuto o di un conoscente.

Lo stesso vale per la nostra relazione con il Buon Pastore. Più tempo trascorro a conversare con lui, più è probabile che sarò in grado di distinguere la sua voce tra il rumore.

In molti modi i seguenti sono suggerimenti di base per la crescita spirituale: sviluppare una vita di preghiera privata, partecipare alla vita della Chiesa, studiare, trascorrere del tempo con altri cristiani, circondarsi di promemoria della voce del Signore, invocare lo Spirito Santo e leggere le Scritture.

Toccherò tutti questi strumenti suggeriti per la crescita spirituale, ma voglio davvero concentrarmi su due: rimanere vicino alla Chiesa e divorare le Scritture.

La Chiesa come ovile e pascolo

“Stare vicino alla Chiesa” è fondamentale per avvicinarsi al Buon Pastore e riconoscere la sua voce. Giovanni 10 dice che il Buon Pastore ci chiama per nome e noi lo seguiamo.

Ci conduce fuori dall’ovile mentre andiamo a trovare pascolo. La Chiesa stessa può rappresentare sia l’ovile (Gesù dice che lui stesso è la porta dell’ovile) sia il pascolo.

È pascolo in quanto è il luogo in cui troviamo nutrimento per la nostra vita di discepoli, specialmente nei Sacramenti. Ad esempio, il battesimo ci rende parte del suo gregge, l’Eucaristia ci nutre e ci rafforza per seguirlo e con la Riconciliazione le nostre ferite vengono fasciate e guarite.

Come ovile, la Chiesa è un luogo di rifugio. In quanto tale, la Chiesa ci aiuta ad ascoltare e riconoscere la voce del Buon Pastore attraverso l'associazione con altri discepoli, solitamente chiamata "compagnia".

I nostri fratelli e sorelle in Cristo ci aiutano a discernere le direzioni in cui il Buon Pastore ci invita a camminare. Questo pellegrinaggio è meglio percorrerlo in compagnia di altri credenti che possono aiutarci ad autenticare la voce di Gesù.

Gli amici cristiani ci sostengono quando lottiamo nel cammino e ci aiutano a correggere la nostra rotta quando abbiamo perso la strada. Come luogo di rifugio, la Chiesa ci aiuta anche a crescere come discepoli.

Offre opportunità di studiare e pregare, entrambe le cose che ci aiutano a crescere nella familiarità con la voce del Signore. Stare vicino alla Chiesa ci aiuta a discernere quando i lupi travestiti da pecore cercano di strapparci via dal gregge del Buon Pastore.

Lo Spirito Santo e il discernimento

Lo Spirito Santo è stato dato alla Chiesa come insegnante e animatore per i fedeli. Lo Spirito Santo guida anche la Chiesa e la aiuta a rimanere fedele nei suoi insegnamenti e nelle sue pratiche.

Il Buon Pastore ha anche lasciato un vicario per tenerci uniti come un gregge. Lo Spirito Santo è all'opera in modo straordinario nel Vicario di Cristo.

Un modo in cui possiamo essere certi di ascoltare la voce del Buon Pastore è rimanere in unione con il Papa, il Vicario di Cristo sulla Terra, e il magistero.

La Sacra Scrittura, voce del Pastore

Soprattutto, sappiamo sempre che c'è un posto in cui possiamo sentire la voce del Buon Pastore: la Sacra Scrittura.

Noi, come Chiesa, sosteniamo che "i libri sia dell'Antico che del Nuovo Testamento nella loro interezza, con tutte le loro parti, sono sacri e canonici perché scritti sotto l'ispirazione dello Spirito Santo, hanno Dio come autore e sono stati consegnati come tali alla Chiesa stessa", e che "i libri della Scrittura devono essere riconosciuti come insegnanti solidamente, fedelmente e senza errore di quella verità che Dio ha voluto fosse messa nelle sacre scritture per amore della salvezza". (Dei Verbo 11)

La conoscenza delle Sacre Scritture è essenziale per seguire il Buon Pastore. San Girolamo ammonì in modo famoso: "L'ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo".

Anche il contrario è logico: per conoscere Cristo, conosci le Scritture. Chiamiamo la Bibbia "Parola di Dio" e sappiamo che incontreremo quella Parola quando leggeremo e studieremo la Bibbia.

Lo studio delle Scritture è letteralmente un esercizio per ascoltare la voce del Buon Pastore. Questi testi senza tempo, scritti in linguaggio umano, ci preparano ad ascoltare e seguire il loro vero autore, Dio stesso.

San Paolo disse al suo giovane protetto: "Tutta la Scrittura è ispirata da Dio (letteralmente Dio respirato) ed è utile per insegnare, per convincere, per correggere e per educare alla giustizia, perché l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona». (2 Timothy 3: 16-17)

Quanto più conosciamo il testo sacro, tanto più saremo in grado di discernere la voce di Gesù.

Il silenzio per ascoltare

Infine, non dovremmo aspettarci che la voce del Buon Pastore sia sempre la più forte. A volte abbiamo bisogno di fare silenzio per sentire la sua voce.

Il profeta Elia sperimentò questo sul monte Horeb (1 Kings 19: 11-13). Dio lo mandò in una grotta ad aspettare. Elia sapeva che Dio sarebbe passato.

Mentre aspettava Dio, ci furono tre eventi naturali: un incendio, un terremoto e una potente tempesta di vento, tutti i quali, in altri tempi e luoghi, preannunciavano la presenza e il potere di Dio.

Ma Elia conosceva la voce di Dio abbastanza bene da sapere che Dio non era presente in quegli eventi. Dopo, ci fu un "sussurro gentile" ed Elia nascose il suo volto perché Dio era nel silenzio.

A volte, abbiamo solo bisogno di spegnere il rumore intorno a noi e di stare in silenzio, ascoltando la voce del Buon Pastore nel profondo dei nostri cuori.

Quando impariamo a riconoscere la voce del Buon Pastore, egli promette di condurci a una vita più abbondante (John 10: 10).

La preghiera di fiducia

Gesù mio buon pastore guida la mia vita, metti sul mio cuore il sigillo tuo. Portami con te sui sentieri dell'amor e difendimi dal male, o Signor.

Prendimi per mano, Dio, solo in te confido, io non temerò alcun male se tu sei con me. Anche nella valle oscura tu sei luce al mio cammino, e con te la via non smarrirò.

Gesù mio buon pastore. Ungi il mio capo con olio profumato, riempi la mia vita con la grazia tua. Voglio star con te, nel tuo tempio, o Signor, con i santi tuoi le lodi innalzerò.

Prendimi per mano, Dio, solo in te confido, io non temerò alcun male se tu sei con me. Anche nella valle oscura tu sei luce al mio cammino, e con te la via non smarrirò.

Gesù mio buon pastore.

La sete di Dio e la luce del cammino

Salmo responsoriale. Dai Salmi 41 (42) e 42 (43). R. L'anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente.

Come la cerva anela ai corsi d'acqua, così l'anima mia anela a te, o Dio. L'anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente: quando verrò e vedrò il volto di Dio?

R. Manda la tua luce e la tua verità: siano esse a guidarmi, mi conducano alla tua santa montagna, alla tua dimora.

R. Verrò all'altare di Dio, a Dio, mia gioiosa esultanza. A te canterò sulla cetra, Dio, Dio mio.

Una voce che apre il gregge a tutti

In quei giorni, gli apostoli e i fratelli che stavano in Giudea vennero a sapere che anche i pagani avevano accolto la parola di Dio. E, quando Pietro salì a Gerusalemme, i fedeli circoncisi lo rimproveravano dicendo: «Sei entrato in casa di uomini non circoncisi e hai mangiato insieme con loro!».

Allora Pietro cominciò a raccontare loro, con ordine, dicendo: «Mi trovavo in preghiera nella città di Giaffa e in estasi ebbi una visione: un oggetto che scendeva dal cielo, simile a una grande tovaglia, calata per i quattro capi, e che giunse fino a me.

Fissandola con attenzione, osservai e vidi in essa quadrupedi della terra, fiere, rettili e uccelli del cielo. Sentii anche una voce che mi diceva: "Coraggio, Pietro, uccidi e mangia!".

Io dissi: "Non sia mai, Signore, perché nulla di profano o di impuro è mai entrato nella mia bocca". Nuovamente la voce dal cielo riprese: "Ciò che Dio ha purificato, tu non chiamarlo profano".

Questo accadde per tre volte e poi tutto fu tirato su di nuovo nel cielo. Ed ecco, in quell'istante, tre uomini si presentarono alla casa dove eravamo, mandati da Cesarèa a cercarmi.

Lo Spirito mi disse di andare con loro senza esitare. Vennero con me anche questi sei fratelli ed entrammo in casa di quell'uomo.

Egli ci raccontò come avesse visto l'angelo presentarsi in casa sua e dirgli: "Manda qualcuno a Giaffa e fa' venire Simone, detto Pietro; egli ti dirà cose per le quali sarai salvato tu con tutta la tua famiglia".

Avevo appena cominciato a parlare quando lo Spirito Santo discese su di loro, come in principio era disceso su di noi.

Mi ricordai allora di quella parola del Signore che diceva: "Giovanni battezzò con acqua, voi invece sarete battezzati in Spirito Santo".

Se dunque Dio ha dato a loro lo stesso dono che ha dato a noi, per aver creduto nel Signore Gesù Cristo, chi ero io per porre impedimento a Dio?».

All'udire questo si calmarono e cominciarono a glorificare Dio dicendo: «Dunque anche ai pagani Dio ha concesso che si convertano perché abbiano la vita!».

Gesù il Buon Pastore - Giovanni 10 - Marco deFelice

La voce del Buon Pastore non chiude il gregge nell'isolamento, ma conduce verso una comunione più ampia. Egli conosce ciascuno per nome, guida ogni persona e raccoglie in un solo gregge coloro che ascoltano la sua voce.

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