Il racconto di Gesù che calma la tempesta, narrato soprattutto in Marco 4,35-41, insegna che la fede non elimina le difficoltà, ma cambia il modo di attraversarle. La barca in balia delle onde rappresenta la vita quando paure, sofferenze e avversità sembrano prendere il controllo.
Il problema non è la tempesta, ma lo sguardo dei discepoli: vedono il vento, le onde, il pericolo… ma dimenticano che Gesù è con loro. Anche quando sembra dormire o restare in silenzio, Dio non è lontano: è nella nostra stessa barca e non ha abbandonato i suoi.
Il racconto evangelico della tempesta calmata
«Quel giorno, venuta la sera, disse loro: “Passiamo all’altra riva”. E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. Ci furono anche altre barche con lui. Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva.»
«Allora lo svegliarono e gli dissero: “Maestro, non t’importa che siamo perduti?”. Si destò, minacciò il vento e disse al mare: “Taci, calmati!”. Il vento cessò e ci fu grande bonaccia.»
«Poi disse loro: “Perché avete paura? Non avete ancora fede?”. E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: “Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?”»
Marco divide il racconto in quattro momenti essenziali: Gesù decide di passare all’altra sponda del lago, una tempesta improvvisa mette in pericolo la vita di tutti, Gesù calma la tempesta e critica la mancanza di fede, infine i discepoli sono presi da timore e incomprensione.

Il contesto: una giornata intensa e una traversata difficile
Gesù aveva insegnato moltissimo ad una grandissima folla. Spesso, Gesù era quasi schiacciato dalla folla. Perciò, era stato un tempo incredibilmente intenso, e Gesù, oltre a essere Dio, essendo anche pienamente uomo, era estremamente stanco.
Infatti, nel versetto 36 dice che i discepoli lo presero con sé, così come era, nella barca. Hanno preso Gesù, esaurito, nella barca con loro per attraversare il mare di Galilea. Gesù era talmente stanco che si stese e si addormentò.
Era stato un giorno pesante, di molto lavoro. C'era talmente tanta gente che Gesù, per non essere schiacciato dalla folla, dovette entrare in una barca per istruire con parabole (Mc 4,1). C'erano giorni in cui non c'era tempo nemmeno per mangiare (Mc 3,20).
Terminata di dire la parabola con cui istruiva la gente, Gesù disse ai discepoli: “Passiamo all'altra riva!”. E così come stava, essi lo condussero con la barca. E' questo il quadro iniziale che ci presenta Marco. Un bel quadro, assai umano.
La tempesta come immagine della vita
Questo episodio racconta qualcosa che tutti, prima o poi, sperimentiamo: la tempesta. Non solo quella del mare, ma quella della vita. I discepoli sono esperti pescatori, eppure hanno paura.
La barca si riempie d’acqua, la situazione sembra fuori controllo. Il lago di Galilea è vicino ad alte montagne. A volte tra le fessure delle rocce, il vento soffia forte sul lago e provoca tempeste improvvise.
Un vento forte soffiò sul mare agitandolo. La barca si riempì di acqua! I discepoli erano pescatori sperimentati. Se pensavano che stavano per andare, voleva dire che la situazione era veramente pericolosa!
Ci sono giorni in cui la vita assomiglia ad una piccola barca persa tra le onde nel mare agitato. Tutto è scuro attorno, c'è tempesta, Dio non appare, Gesù è assente, nessuno vicino per aiutare, incoraggiare. Si ha voglia di lasciar perdere tutto!
Perché la vita, senza Vangelo, è come una zattera alla deriva su un mare in tempesta. L’uomo comincia ad affondare nel momento in cui distoglie lo sguardo da Gesù e si lascia travolgere dalle avversità che lo circondano.
Ecco quello che accade quando le nostre vite quando non c’è Dio: noi andiamo alla deriva, in balia delle onde di un mondo invaso dal male. Naufraghiamo nell’oscurità della notte più buia, perché senza la luce di Dio, è difficile orientarsi e trovare la strada.
Gesù dorme: l’apparente assenza di Dio
E Gesù? Dorme. È proprio questo il punto che ci colpisce di più: Dio sembra assente proprio nel momento del bisogno. Gesù non se ne rende conto e continua a dormire.
Questo sonno profondo non è solo un segno di una enorme stanchezza. E' anche espressione della fiducia tranquilla che ha in Dio. Il contrasto tra l'atteggiamento di Gesù ed i due discepoli è grande!
Gesù si sveglia non a causa delle onde ma per il grido disperato dei discepoli: “Maestro! Signore, non ti importa che stiamo affondando?”. Il grido dei discepoli esprime la paura, ma anche il dolore di sentirsi trascurati proprio nel momento più difficile.
Questo Vangelo ci ricorda che Dio non è lontano: è nella nostra stessa barca, anche quando sembra in silenzio. Non ha abbandonato i suoi, ma li invita a fare un passo in più: fidarsi.
«Taci, calmati!»: l’autorità di Gesù
Gesù si alza. Prima si dirige verso il mare e dice: “Taci, calmati!”. Ed il mare si placa. Il vento cessò e ci fu grande bonaccia.
Gesù non calma soltanto l’agitazione esterna, ma mostra un’autorità che appartiene a Dio. I discepoli riconoscono la divinità di Gesù quando dimostra la sua autorità sulla natura.
Nel passaggio della tempesta calma, i discepoli sono “meravigliati”, “sorpresi” o “spaventati” perché riconoscono la divinità di Gesù quando dimostra la sua autorità sulla natura.
Cristo calma la tempesta e i discepoli sono “stupiti” (cfr Mt 8,27), cioè “colmi del timore di Dio”. L’espressione greca che l’evangelista Matteo usa è ethaumasan (ἐθαύμασαν), che è la coniugazione del verbo thaumazó (θαυμάζω).
Questo verbo appare quarantaquattro volte nel Nuovo Testamento e può essere tradotto come “sorpreso”, “impressionato”, “impattato”. Nel contesto biblico, è generalmente usato per descrivere la reazione a una manifestazione divina, quindi sembra che la “sorpresa” o “stupore” provenga dal riconoscimento delle “meraviglie di Dio”.
| Momento del racconto | Significato spirituale |
|---|---|
| La barca attraversa il lago | La vita è un cammino che può incontrare difficoltà |
| La tempesta riempie la barca | La paura fa sembrare la situazione fuori controllo |
| Gesù dorme | Dio può sembrare assente, ma rimane presente |
| «Taci, calmati!» | Gesù manifesta la sua autorità sul caos e sul pericolo |
| La grande bonaccia | La presenza di Cristo conduce alla pace |
| «Non avete ancora fede?» | La fede invita a guardare Gesù oltre le circostanze |
«Perché avete paura? Non avete ancora fede?»
Quando si sveglia, Gesù non calma solo il mare, ma pone una domanda decisiva: “Perché avete paura? Non avete ancora fede?”. La domanda non significa che i discepoli non debbano avvertire il pericolo o provare emozioni umane.
La fede non significa non avere paura, ma continuare a fidarsi anche dentro la paura. Il problema è che la paura può occupare tutto lo spazio del cuore e far dimenticare la presenza di Gesù.
L’uomo perde il coraggio quando distoglie lo sguardo da Cristo e si lascia travolgere dalle avversità che lo circondano. Lontano da Gesù, con il cuore smarrito, la paura ci ruba anche la speranza.
E, con la paura negli occhi, rischiamo di non vedere la giusta rotta davanti a noi. La vista annebbiata ci gioca brutti scherzi, perché non ci permette di riconoscere le figure che ci camminano accanto.
Quando la paura impedisce di riconoscere Gesù
Sul mare di Tiberiade in tempesta cala la notte. Nel buio, mentre il vento sferza le acque increspate, Gesù si avvicina alla barca dei suoi discepoli.
Il suo arrivo li sconvolge, perché non lo riconoscono. Scorgono una figura che si avvicina camminando sulle acque. E questo li spaventa, perché pensano di trovarsi di fronte ad un fantasma.
Nella loro barca non c’è Gesù; i discepoli hanno paura. Così può capitare che la salvezza sia lì, a portata di mano, proprio davanti a noi, ma noi, in preda alla paura, rischiamo di non riconoscerla, pensiamo di vedere un fantasma, dove invece c’è Gesù.
Ma accanto a noi, anche quando non lo vediamo e perfino quando non lo cerchiamo, c’è sempre Gesù: “Il Figlio dell’Uomo, infatti, è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto” (Luca 19,10).
La presenza di Gesù nel cuore e nella tempesta
E’ così: Dio ci ama. Egli è sceso sulla terra per camminare in mezzo a noi, calcando il piede sulla sabbia asciutta o sulle onde del mare.
Dio non ci abbandona mai. Neppure quando tutti gli altri ci lasciano. Neppure quando noi stessi rinunciamo. No, Lui è sempre accanto a noi.
Se solo chiudessimo gli occhi e volessimo arrestare per un momento il vortice dei nostri pensieri, lo potremmo percepire, qui vicino a noi, mentre ci tranquillizza: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!» (v. 50).
Rassicura anche noi con le stesse parole che utilizzò con i discepoli smarriti in mezzo alla tempesta. Abbiamo bisogno che Cristo si avvicini alle acque tempestose in cui navighiamo, alzi il suo braccio, minacci le nubi e riporti la quiete.
Abbiamo bisogno di vedere le sue bianche vesti ondeggiare sopra il pelo dell’acqua mentre egli cammina. Abbiamo bisogno che egli tenda la mano e ci dica: “coraggio, ce la puoi fare” e ci aiuti a rialzarci dalla pozzanghera di individualismo nella quale stiamo naufragando.
Abbiamo bisogno che Gesù prenda il timone delle nostre vite e ci conduca in acque calme. In altre parole, amici cari, abbiamo bisogno di avvicinarci noi a Cristo, attraverso la sua Parola.
Fede, preghiera e speranza: la barca per attraversare le difficoltà
Abbiamo bisogno di una zattera su cui rifugiarci, di una vela da dispiegare per navigare lontano e di un’ancora per attraccare in un luogo sicuro. E queste tre cose sono la fede, la preghiera e la speranza.
E’ la fede che lega stretti i fasciami della zattera. E’ la preghiera che ci permette di rimetterci sulla giusta rotta e navigare lontano, con il vento dello Spirito Santo che gonfierà le nostre vele.
E’ la speranza che ci da la forza di superare, con l’aiuto di Dio, le difficoltà della nostra vita ed approdare in un porto sicuro. La fede, la preghiera e la speranza non sono una fuga dalla realtà, ma un modo nuovo di affrontarla insieme a Dio.
Quando ti trovi in una situazione difficile, prova a fare un gesto semplice. Fermati un momento e fai un respiro profondo. Affida a Dio quella situazione con una breve preghiera. Ripeti nel cuore: “Signore, mi fido di Te”.
Non cambierà subito la tempesta, ma cambierà il tuo modo di attraversarla.
Dio si manifesta anche nella tranquillità
In altri degli innumerevoli viaggi riportati dalle Scritture che il Collegio Apostolico fece con il suo Maestro di barca (cfr Mc 1,2-20; Jo 6,1), il mare era calmo, non aveva venti forti né tempeste.
In nessuno di questi casi c’è un riconoscimento della divinità di Gesù. I discepoli non furono “stupiti” perché passarono dall’altra parte del mare sani e salvi, senza grosse difficoltà.
La domanda è: il Signore ha agito anche in quelle occasioni? Furono anche quei viaggi tranquilli e senza problemi una manifestazione della cura di Dio? Sicuramente si.
Dio è sempre con noi (cfr. Mt 28,20; Gios 1,9), ci conduce nelle acque tranquille (cfr Sal 23, 22, 2), si prende cura di noi e non ci lascia mai. (cfr Dt 31, 8).
Non solo nelle tempeste della vita, ma anche nella brezza leggera, Dio si manifesta (cfr. 1 Re 19:12). Sembra che abbiamo bisogno di una tempesta per gridare: “Signore, salvaci! Stiamo morendo!”, senza renderci conto che l’indifferenza verso Dio è una morte peggiore di qualsiasi tribolazione e tempesta che può minacciarci.
Non cercare soltanto i miracoli, ma il Dio dei miracoli
A quanto pare, riconosciamo l’azione di Dio solo quando siamo nella tempesta e interviene. Altrimenti, difficilmente lo consideriamo ai nostri giorni.
Quando siamo nei guai, nel mezzo del discernimento, quando siamo in cattive condizioni di salute o qualcuno che ci sta vicino soffre, è allora che chiediamo, supplichiamo, ci inginocchiamo e investiamo tempo nella preghiera e nelle varie pratiche di pietà.
Tuttavia, quando stiamo “bene”, non preghiamo e, se lo facciamo, non lo facciamo con molto impegno; dimentichiamo confessione e messa: non ricordiamo che Gesù Eucaristico ci aspetta nella cappella per essere adorato.
Questo comportamento evidenzia la nostra indifferenza verso Colui che ci ama così tanto. Cerchiamo ancora “i miracoli di Dio” e non “il Dio dei miracoli”.
Se stai attraversando il mare e appare una grande tempesta, non aver paura! Fidati di Dio! Lui ha potere su tutto! Lui è con te!
Se stai attraversando il mare con apparente calma, elogia! Ringrazia! E non dimenticare Colui che bussa alla porta (cfr Ap 3,20), desiderando di entrare sempre di più nella tua vita.
Il significato del mare nella Bibbia
Nel racconto di Marco, il mare non è soltanto uno spazio geografico. Esso richiama il caos, la minaccia e le forze che sembrano opporsi alla vita.
Marco comincia presentando Gesù che vince il mare, simbolo del caos. In Gesù agisce un potere creatore! (Mc 4,35-41).
Subito dopo mostra Gesù che vince e scaccia il demonio. In lui agisce un potere liberatore! (Mc 5,1-20). Alla fine, descrive lungamente il modo in cui Gesù vince l'impurezza e la morte. In lui agisce il potere della vita!
In Gesù c'è un potere creatore che libera, purifica e comunica la vita a coloro che gli si avvicinano! La tempesta diventa così il luogo in cui viene manifestata la signoria di Cristo sulle potenze che spaventano l’essere umano.
Il collegamento con l’Esodo, Isaia e il Salmo 107
L'episodio della tempesta calmata evoca l'esodo, quando la folla, senza paura, attraversava le acque del mare (Ex 14,22). Evoca il profeta Isaia che diceva alla folla: “Quando attraverserai queste acque io starò con te!” (Is 43,2).
Gesù ripercorre l'esodo e lo realizza nella profezia annunciata dal Salmo che dice: “Nell'angoscia gridarono al Signore ed egli li liberò dalle loro angustie. Ridusse la tempesta alla calma, tacquero i flutti del mare. Si rallegrarono nel vedere la bonaccia ed egli li condusse al porto sospirato!” (Sl 107(106),28-30).
Il Salmo 107 presenta uomini che solcano il mare sulle navi e vedono le opere del Signore nel mare profondo. Essi affrontano vento burrascoso, flutti che salgono fino al cielo, abissi e angoscia.
Nell'angoscia gridarono al Signore ed egli li liberò dalle loro angustie. Ridusse la tempesta alla calma, tacquero i flutti del mare. Si rallegrarono nel vedere la bonaccia ed egli li condusse al porto sospirato.
La tempesta e la comunità cristiana
Marco scrive per le comunità perseguitate degli anni '70 che si sentono come una barchetta perduta nel mare della vita, senza molta speranza di poter giungere al porto desiderato della pace.
Gesù sembra stare addormentato nella loro barca, poiché nessun potere divino si rende presente per salvarli dalla persecuzione. In vista della situazione disperata, Marco raccoglie vari episodi che rivelano il potere con cui Gesù è presente nelle comunità.
E' il Gesù vincitore! Non hanno motivo di temere. E' questa la motivazione del racconto della tempesta calmata.
La scena parla quindi anche alle comunità e alle persone che attraversano periodi di persecuzione, crisi o smarrimento. La presenza di Gesù non dipende dal fatto che il mare sia sempre calmo, ma dalla certezza che egli rimane nella barca.
La domanda decisiva: chi è Gesù?
Dopo aver visto il vento cessare e il mare calmarsi, i discepoli non si limitano a provare sollievo. Si chiedono: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?»
Gesù calma il mare e dice “Ancora non avete fede?”. I discepoli non sanno cosa rispondere e si chiedono “Chi è costui a cui perfino il mare ed il vento obbediscono?” Gesù sembra essere loro un estraneo!
Malgrado il lungo tempo trascorso insieme, non sanno veramente chi è. Chi è quest'uomo? Con questa domanda in testa, le comunità continuavano la lettura. E fino ad oggi, questa stessa domanda ci spinge a continuare la lettura del Vangelo.
E' il desiderio di conoscere sempre più Gesù nella nostra vita. Il miracolo della tempesta calmata non è soltanto una dimostrazione di potenza: conduce i discepoli a confrontarsi con il mistero della persona di Cristo.
I nomi e i titoli di Gesù nel Vangelo di Marco
Marco inizia il suo Vangelo dicendo: “Inizio del Vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio” (Mc 1,1). Alla fine, nell'ora della morte di Gesù, un soldato pagano esclama: “Costui era veramente Figlio di Dio!” (Mc 15,39).
E cosi, sia all'inizio che alla fine del Vangelo, Gesù è chiamato Figlio di Dio. Tra l'inizio e la fine, appaiono vari altri nomi di Gesù, oltre venti!
- Messia, Cristo, cioè Unto.
- Signore.
- Figlio amato.
- Santo di Dio.
- Nazzareno.
- Figlio dell'Uomo.
- Sposo.
- Figlio di Dio.
- Figlio di Dio altissimo.
- Falegname.
- Figlio di Maria.
- Profeta.
- Maestro.
- Buon Maestro.
- Figlio di Davide.
- Rabbonì.
- Benedetto colui che viene nel nome del Signore.
- Rabbi.
- Figlio.
- Pastore.
- Figlio di Dio benedetto.
- Re dei Giudei.
- Re di Israele.
Ogni nome, titolo o attributo è un tentativo di esprimere ciò che Gesù significava per le persone. Ma un nome per bello che sia, non arriva mai a svelare il mistero di una persona, e molto meno della persona di Gesù.
Gesù è più grande dei suoi titoli e nomi. Nella misura in cui andiamo avanti nella lettura del Vangelo, Marco ci obbliga a rivedere le nostre idee ed a chiederci, ogni volta di nuovo: “In definitiva, chi è Gesù per me, per noi?”
Gesù non entra in nessuno di questi nomi, in nessuno schema, in nessun titolo. E' più grande di tutto questo. Ed il lettore nella misura in cui va avanti nella lettura abbandona l'idea d'inquadrare Gesù in qualche concetto conosciuto o in un'idea preconcetta, e lo accetta così come lui stesso si presenta.
La fede non guarda soltanto alle circostanze
È facile sentirsi tranquilli ed al sicuro quando tutto va bene, ma è quando attorno a noi si alza la tempesta che iniziano le difficoltà!
La fede non elimina le difficoltà, ma cambia il modo di attraversarle. Anche noi viviamo momenti di tempesta: preoccupazioni, paure, situazioni che sembrano più grandi di noi.
A volte ci viene spontaneo pensare: “Dio, dove sei? Perché non intervieni?”. Questo Vangelo ci ricorda che Dio non è lontano: è nella nostra stessa barca, anche quando sembra in silenzio.
Forse oggi la domanda non è: “Perché c’è la tempesta?”, ma: “Mi fido davvero che Dio è con me?”. Non temere, come discepolo, di camminare in ogni circostanza accanto al Maestro.
La Parola di Dio come orientamento
In altre parole, amici cari, abbiamo bisogno di avvicinarci noi a Cristo, attraverso la sua Parola. Quando l’uomo abbandona la luce del Signore che illumina ogni uomo (cfr. Giovanni 1,9), si trova a brancolare nelle tenebre.
Non sa più né dove deve andare, né come andarvi. Perde perfino la consapevolezza di se stesso. E la notte buia ha il colore di una solitudine senza fine, per chi si trova privato della beatitudine vivere con Dio.
Quindi, la parola di Dio è fondamentale per la vita cristiana. Ed è per questo che Gesù continuava ad usare sempre la parola di Dio per raggiungere i loro cuori.
La parola di Dio è il seme che può dare vita. La parola di Dio può dare vita, la parola di Dio è il latte che fa crescere.
Gesù insegnava loro in base a quello che erano in grado di capire. Gesù usava parabole perché sono facili da ricordare.
Così, le persone potevano ricordare e riflettere su quello che Gesù aveva insegnato, e in più, potevano raccontare i suoi insegnamenti anche ad altri.
Quando noi camminiamo umilmente davanti a Dio, osservando la sua parola, Dio ci farà conoscere sempre più la sua volontà. Quanto è importante che non siamo semplici ascoltatori, uditori della parola, ma che siamo veramente facitori, coloro che mettono in pratica quello che più ci mostra.
La crescita nascosta della fede
L'episodio della tempesta si trova dopo le parabole sul regno di Dio. Nei versetti 26-29, Gesù dà una descrizione del regno di Dio in cui confronta il regno di Dio come dei semi che crescono.
Abbiamo già visto nelle altre parabole che il seme rappresenta la parola di Dio che viene annunciata. Sappiamo da vari brani che Dio dà vita tramite la parola di Dio.
Però, è Dio che dà vita è Dio che fa crescere. E perciò, in questa parabola Gesù spiega che mentre l'uomo getta il seme in terra, il seme germoglia e cresce per conto suo, non per opere di quell'uomo.
È Dio che dà vita. È Dio che fa crescere. Notate che Gesù spiega che è un'opera nascosta, cioè l'uomo getta il seme, ma non sa come germoglia e cresce.
Questa è perché è un'opera dello Spirito Santo nel cuore delle persone che Dio salva. Noi possiamo solo proclamare la verità.
Il regno di Dio può sembrare piccolo e nascosto, ma la sua opera cresce secondo tempi e modalità che spesso l’uomo non riesce a vedere. Può sembrare che nulla stia succedendo, può sembrare che nulla cambi.
Può sembrare perfino che Dio si sia dimenticato di noi. Ma Dio non si dimentica di noi. Dio è sempre all'opera. E Dio sa esattamente quello che sta facendo.
Quindi, se a te sembra che Dio non sta operando nella tua vita, ricordati di tutte le volte nella Bibbia in cui l'opera di Dio non era visibile al momento, però in realtà era tutto sotto controllo e Dio stava facendo quello che aveva stabilito.
Vivere ricordando il regno di Dio
Quanto cambia, quando sai il motivo per cui stai facendo qualcosa? Cioè, quanto cambia quando sai e tieni in mente lo scopo vero per cui sta vivendo una certa situazione?
L'unico modo di avere una vita cristiana in cui abbiamo la gioia della salvezza, in cui possiamo avere vittoria sui peccati, in cui possiamo combattere e vincere i pensieri falsi, è di tenere sempre in mente che siamo solo di passaggio, e stiamo andando verso l'eternità con Dio.
Solamente se teniamo sempre in mente la realtà della salvezza e il giudizio finale possiamo avere gioia in questo cammino. Quando leggiamo la Bibbia, vediamo che ripetutamente ci spinge a riconoscere che la vita qui è di passaggio, e che davanti a noi c'è il giudizio finale e l'eternità con Dio se siamo in Cristo.
Certamente, la vita su questa terra è piena di travaglio e difficoltà. L'unico modo di arrivare alla salvezza, e poi di avere una vita cristiana vittoriosa, è di tenere sempre in mente il regno di Dio, cioè, ricordare sempre che qui tutto passa, e che ci troveremo davanti a Dio.
La fiducia nelle difficoltà quotidiane
La fede in Gesù Cristo può portarmi pace. Quando ho paura, Gesù può aiutarmi a sentirmi calmo.
La fede non significa negare la tempesta, fingere che il pericolo non esista o ignorare il dolore. Significa affidare a Dio la situazione senza permettere alla paura di diventare l’unica realtà davanti ai nostri occhi.
Quando siamo nella tempesta, abbiamo bisogno che Gesù si avvicini alle acque tempestose in cui navighiamo. Abbiamo bisogno che egli tenda la mano e ci aiuti a rialzarci.
Abbiamo bisogno che Gesù prenda il timone delle nostre vite e ci conduca in acque calme. E’ la speranza che ci da la forza di superare, con l’aiuto di Dio, le difficoltà della nostra vita ed approdare in un porto sicuro.
Domande per la meditazione personale
- Qual'è il punto di questo testo che più ti è piaciuto? Perché?
- Qual'è la situazione in cui si trovano Gesù ed i discepoli, e qual è la loro reazione?
- Qual'era il mare agitato ai tempi di Gesù? Qual'era il mare agitato all'epoca in cui Marco scrive il suo Vangelo? Qual'è oggi il mare agitato per te?
- Leggere Isaia 43,2 ed anche il Salmo 107(106),25-30, paragonando i testi con l'episodio della tempesta calmata. A che conclusione arrivi?
- Cosa vuol dire tutto questo nella nostra vita, oggi?
Una preghiera nella tempesta
Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con il quale l'hai letta Tu per i discepoli sulla strada di Emmaus.
Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e della tua morte.
Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione. Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e sofferenti.
La tua Parola ci orienti, affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace.
Non aspettare la tribolazione: riconosci l’amore nell’ordinario della vita. Se stai attraversando il mare con apparente calma, elogia! Ringrazia! E non dimenticare Colui che bussa alla porta, desiderando di entrare sempre di più nella tua vita.