I Gruppi di Preghiera di Padre Pio intendono cooperare alla realizzazione del Regno di Dio attraverso la preghiera, la partecipazione alla vita della Chiesa, la formazione cristiana e la carità concreta verso i sofferenti e i bisognosi. Nati dall’intuizione di Padre Pio da Pietrelcina in risposta all’appello di Pio XII, essi custodiscono e sviluppano nella Chiesa il particolare carisma di preghiera del Santo.
La loro finalità non consiste soltanto nel riunirsi per recitare preghiere, ma nel vivere un cammino ecclesiale fondato sulla Parola di Dio, sulla centralità dell’Eucaristia, sulla riconciliazione, sull’intercessione e sul servizio ai fratelli. La preghiera, quando è esperienza autentica di incontro con Dio, non è mai sterile e non si esaurisce nelle pratiche di pietà, anzi fiorisce in opere di carità verso il prossimo.
Origine e missione dei Gruppi di Preghiera
I Gruppi di Preghiera, sorti per l’intuizione di Padre Pio da Pietrelcina in vista dei bisogni spirituali della nostra epoca, intendono cooperare alla realizzazione del Regno di Dio, secondo l’insegnamento di Gesù, che ha ripetutamente insistito sulla necessità della preghiera e ce ne ha indicato il modo.
Essi intendono agire in obbedienza ai ripetuti inviti in tal senso lanciati dai Sommi Pontefici e dalla Gerarchia, secondo la tradizione mirabilmente espressa dai Concili Ecumenici, e specialmente dal Concilio Vaticano II. I Gruppi di Preghiera hanno nel particolare carisma di preghiera di Padre Pio come un dono testamentario da vivere e da costantemente sviluppare.
Nel 1942, in seguito allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, Papa Pio XII lanciò un appello al popolo cristiano: pregare insieme per la pace e la salvezza del mondo. Padre Pio rispose invitando tutti i suoi figli spirituali a compiere le volontà del Papa.
Così nacquero i primi Gruppi di Preghiera. Col passare degli anni, i gruppi si diffusero in tutto il mondo, organizzati e gestiti da uno Statuto approvato dalla Santa Sede il 5 maggio 1986.

I Gruppi si propongono di seguire i principi generali della spiritualità francescana di Padre Pio: adesione piena e incondizionata alla dottrina della Chiesa Cattolica, guidata dal Papa e dai Vescovi; obbedienza al Papa e ai Vescovi, di cui è portavoce all’interno del Gruppo il Sacerdote Direttore Spirituale nominato dal Vescovo; preghiera con la Chiesa, per la Chiesa e nella Chiesa; riparazione mediante la partecipazione alle sofferenze di Cristo; carità fattiva ed operosa a sollievo dei sofferenti e dei bisognosi.
I principi fondamentali della spiritualità
- Adesione alla dottrina della Chiesa: i Gruppi vivono nella piena comunione con la Chiesa Cattolica, guidata dal Papa e dai Vescovi.
- Obbedienza ecclesiale: il sacerdote direttore spirituale, nominato dal Vescovo, è portavoce dell’autorità ecclesiale all’interno del Gruppo.
- Preghiera con la Chiesa, per la Chiesa e nella Chiesa: la preghiera è unita alla partecipazione attiva alla vita liturgica e raggiunge il suo vertice nell’intima comunione con Dio.
- Riparazione: i membri sono chiamati a partecipare alle sofferenze di Cristo secondo l’insegnamento di San Paolo.
- Carità operosa: la carità verso Dio diventa aiuto concreto ai sofferenti e ai bisognosi.
I Gruppi di Preghiera, sorti per l’intuizione di Padre Pio da Pietrelcina in vista dei bisogni spirituali della nostra epoca, intendono cooperare alla realizzazione del Regno di Dio, secondo l’insegnamento di Gesù, che ha ripetutamente insistito sulla necessità della preghiera e ce ne ha indicato il modo.
Mentre, però, accolgono i contenuti essenziali dell'esperienza del Fondatore, fanno nella Chiesa e con la Chiesa un cammino spirituale lungo i percorsi della Storia. La famiglia spirituale scaturita dall'irradiazione del carisma di preghiera del Padre, è tanto vasta da abbracciare ogni categoria di persone: sacerdoti, religiosi, laici, fedeli d'ogni età e condizione.
La riunione mensile e la vita liturgica
Secondo gli articoli 14 e 15 dello Statuto, ogni Gruppo è chiamato a riunirsi ogni mese per pregare e celebrare la Santa Messa. I membri dei Gruppi di Preghiera si riuniscono regolarmente, solitamente una volta al mese nello stesso giorno.
Oltre alla preghiera comune e nella meditazione spirituale, partecipano alla Messa e discutono le Sacre Scritture. La condivisione della preghiera e dell’esperienza spirituale porta alla crescita di ogni partecipante, sia all’interno del gruppo, sia nella propria esperienza privata di uomo e cristiano.
È bene che, durante gli incontri, siano previste anche le confessioni. La vita dei Gruppi è quindi collegata alla preghiera comunitaria, alla celebrazione eucaristica, alla riconciliazione e all’ascolto della Parola di Dio.
La partecipazione alla Santa Messa occupa un posto centrale perché l’Eucaristia è il cuore della vita spirituale di Padre Pio. Tutti sanno poi quanto fosse centrale per lui la partecipazione all’Eucarestia, alla quale iniziava a prepararsi già nel cuore della notte.
Per Padre Pio il centro di tutto era la messa, l’Eucarestia, ma lui giungeva ad essa attraverso la mediazione della Parola di Dio, che in lui e nella sua stessa esistenza si faceva preghiera. La stessa cosa dirà il Concilio, riscoprendo l’Eucarestia come fons et culmen della vita della Chiesa, e dando risalto all’egemonia della Parola di Dio.

Le intenzioni di preghiera
I Gruppi sono chiamati a rivolgere intenzioni particolari alla Chiesa, al Papa, ai Vescovi, alle vocazioni ecclesiastiche e religiose, alla santificazione del Clero, ai bisognosi, agli ammalati, agli anziani e ai peccatori o atei.
La preghiera per i peccatori e per gli atei ha lo scopo di favorire la loro conversione e lo sviluppo di una vita condotta secondo la fede cristiana. In questo modo l’intercessione non rimane chiusa nei bisogni dei singoli partecipanti, ma si apre alle necessità della Chiesa, del mondo e di ogni persona.
Si tratta di una lettura biblica, di una tessitura tra le diverse parole di Gesù sulla preghiera, imprescindibili per ogni gruppo che intende far “crescere” e maturare la propria preghiera. Farla uscire da una fede sostenuta dal bisogno e innalzarla nell’offerta di una vita come sacrificio di soave profumo.
Ci si sofferma poi sulla preghiera di adorazione e di intercessione, sempre con un linguaggio biblico. I gruppi di preghiera possono così diventare “scuole di preghiera” e strumenti dell’unità dei cristiani.
La formazione spirituale e cristiana
Con l’aiuto dell’Assistente Spirituale, ogni Gruppo è chiamato a scegliere particolari indirizzi formativi secondo le necessità dettate dai singoli membri e dall’ambiente nel quale vive.
Nello Statuto dei Gruppi di Preghiera all'articolo 2, leggiamo: “Gli aderenti ai Gruppi cureranno la loro formazione spirituale partecipando alle riunioni dedicate all'approfondimento della dottrina cattolica”.
Esplicito è anche l'invito di Giovanni Paolo II a curare la formazione cristiana dei Gruppi con una approfondita catechesi, presupposto per una coerente testimonianza di fede per le vie del mondo: “I vostri incontri di preghiera - ammonisce nell'incontro del 1998 - siano sempre occasione di approfondita catechesi e stimolo alla serena e coraggiosa coerenza cristiana”.
Il cardinale Carlo Maria Martini, a sua volta, augura che “dai vostri Gruppi nasca questo grande movimento di preghiera della parola di Dio, della meditazione del Vangelo, dei Salmi, di san Paolo, delle pagine della Scrittura”.
Padre Pio visse questa realtà. Non sono poche le espressioni che indirizza ai suoi figli spirituali, nelle quali esorta alla meditazione assidua della Parola di Dio.
A chi gli chiede quali libri spirituali debba leggere, Padre Pio risponde di preferire la Bibbia e la antepone alla stessa orazione e meditazione “perchè nell'orazione e meditazione siamo noi che parliamo al Signore, mentre nella santa lettura è Dio che parla a noi” (Epist. II, p.129).
Parola di Dio, Eucaristia e servizio
La spiritualità dei Gruppi di Preghiera può essere scandita attraverso tre punti: Parola, Eucarestia e servizio. Perché è quello che ha fatto Padre Pio ed è quanto la Chiesa ha suggerito come eredità della grazia conciliare.
Si tratta di un’ecclesiologia di comunione, dove il fare, il servizio, l’operosità, nascono dall’accoglienza della Parola e dalla centralità dell’Eucarestia. Senza la mediazione della Parola non si può riconoscere Gesù nell’Eucarestia, e senza fare esperienza di Dio nella Messa non è possibile servire evangelicamente i fratelli, ma si tenderà a fare un servizio autoreferenziale.
Fin dal suo arrivo a San Giovanni Rotondo Padre Pio aveva già chiare queste coordinate, sebbene la Scrittura non fosse così accessibile come avvenne dopo il Concilio. In alcune lettere inviate a delle persone che dirigeva spiritualmente come Raffaelina Cerase, Padre Pio mostra di conoscere i gradi e livelli della lectio divina e invita sovente a praticare quelle che definisce “buone letture”.
Nel “dopo Padre Pio” i gruppi gradualmente hanno cercato di recepire il Concilio. Mostrando di essere più avvezzi e naturalmente inclini verso l’Eucarestia, un po meno versati, nell’accoglienza del primato della Parola.
Un cammino che del resto ha coinvolto tutta la Chiesa, che dalla Dei Verbum in poi ha dato un nuovo impulso al primato della Parola di Dio. Realtà che invece oggi trova molto più spazio. Tanti gruppi praticano la lectio divina.
Le iniziative spirituali
I Gruppi possono organizzare esercizi spirituali, ritiri, giornate di spiritualità e altri tipi di iniziative, sempre seguendo le indicazioni dell’Autorità Ecclesiastica.
Queste attività hanno lo scopo di approfondire la fede, favorire il discernimento, rafforzare la vita comunitaria e sostenere la crescita spirituale dei membri. La loro organizzazione deve rimanere collegata alla guida dell’Assistente Spirituale e agli orientamenti della Chiesa.
Si tratta di valorizzare la loro indole laicale, la loro indole secolare. Itinerario nel quale essi sono stati educati e formati da autentici uomini di Dio e sempre sostenuti dalla parola dei pontefici.
La carità verso i sofferenti e i bisognosi
I Gruppi si muovono, alla luce dello Statuto, per realizzare una carità fattiva ed operosa a sollievo dei sofferenti e dei bisognosi come attuazione pratica dell'amore verso Dio.
La preghiera, quando è esperienza autentica di incontro con Dio, non è mai sterile e non si esaurisce nelle pratiche di pietà, anzi fiorisce in opere di carità verso il prossimo. Papa Giovanni Paolo II, parlando ai Gruppi di Preghiera della vita spirituale incentrata sull'Eucarestia e la riconciliazione, afferma che tale “dinamismo non mancherà di tradursi in fattivo amore verso i fratelli, specialmente verso quelli che sono nella sofferenza e nel bisogno. Anche in questo Padre Pio vi è di esempio” (discorso del 1996).
Per un concreto riferimento riportiamo delle piste nelle quali i Gruppi potranno impegnarsi secondo le proprie attitudini e le molteplici necessità e che, naturalmente, vogliono essere aggiornate secondo le esigenze del tempo e dell'ambiente: l'assistenza ai malati, l'educazione della gioventù, il sostegno alla vita, l'assistenza degli extra-comunitari, le comunicazioni sociali, e altre.
- assistenza ai malati;
- educazione della gioventù;
- sostegno alla vita;
- assistenza degli extra-comunitari;
- attenzione alle persone anziane;
- aiuto ai sofferenti e ai bisognosi;
- comunicazioni sociali;
- altre iniziative conformi alle necessità del tempo e dell’ambiente.
Inoltre, se gli aderenti ai Gruppi di Preghiera non possono sentirsi dispensati dalla “carità fattiva”, volendo impegnarsi nel sociale è bene ricordare che, come Gruppo, non possono prendere nessuna iniziativa senza l'approvazione e al di fuori della programmazione pastorale della Chiesa locale e diocesana.
Il servizio ecclesiale e la comunione
I gruppi servono la Chiesa attraverso la preghiera e la carità. Padre Pio e “Casa Sollievo”, le due opere del cuore di Padre Pio, li volle presentare come un segno dell’amore per Dio e quello per il prossimo.
Paolo VI nel 1975, definì i gruppi come una “schiera” un “fiume di persone che pregano” e testimoniano la “comunione nella preghiera, nella carità e nella povertà”. Il papa polacco definì i Gruppi “silenziosi adoratori del mistero divino” ma anche “apostoli della misericordia”.
Anche Benedetto XVI invitò i gruppi a saper adorare nella “misura di Cristo” e a pregare come “intercessori e riparatori che bussano al cuore di Dio”. Poi Francesco ha voluto definire i gruppi come “centrali di misericordia” e la stessa preghiera, unita all’operosità, come “opera di misericordia”.
I Gruppi esprimono un modello di dialogo e di collaborazione feconda nella Chiesa. Gruppi laicali ma con l’imprescindibile presenza di un sacerdote.
La loro indole coniuga per certi versi monachesimo e francescanesimo, adorazione orante e intercessione ma anche carità operosa e attenzione ai poveri e agli ultimi, ribadiscono alle chiese di oggi che l’amore per Dio non si può separare dall’amore per il prossimo.
La presenza del sacerdote e dell’Assistente Spirituale
I Gruppi di preghiera di Padre Pio sono guidati ciascuno da un sacerdote che ha ricevuto la nomina dal Vescovo e che funge da guida spirituale per tutti i membri, che sono altresì invitati a gestirsi in autonomia, decidendo i programmi e le attività del Gruppo di Preghiera rispettando le disponibilità e adattandosi alle esigenze dei singoli.
Il luogo preferenziale degli incontri è l'ambito della parrocchia, alla luce dell'esperienza delle prime comunità cristiane descritte dagli Atti degli Apostoli. I Gruppi possono riunirsi in luoghi diversi come ospedali e carceri, in modo da coinvolgere quegli ambienti che con più difficoltà sperimentano la vita ecclesiale.
La presenza del sacerdote mantiene il Gruppo nella comunione con la Chiesa locale e diocesana. L’Assistente Spirituale accompagna il cammino formativo, sostiene la vita liturgica e favorisce il discernimento delle iniziative.
La vocazione dei laici e la testimonianza cristiana
La loro più grande novità, come tratto che unisce ancora una volta pre e post concilio, è la valorizzazione dei laici. Gruppi laicali ma con l’imprescindibile presenza di un sacerdote.
Si tratta tuttavia di valorizzare la vocazione battesimale di ogni cristiano. “Santificati e santifica”, questa frase Padre Pio la intese rivolta a sé come una chiamata divina.
Chiamato, eletto e reso giusto egli a sua volta è divenuto strumento di santificazione per tanti disorientati dalle suggestioni del peccato. Un albero buono fa frutti buoni.
Padre Pio diceva: “Ognuno potrà dire: Padre Pio è mio”. Che cosa vuol dire? Non accrescere un attaccamento morboso alla sua persona, ma imparare a riconoscere il Gesù che abita in lui.
I santi non indicano mai se stessi ma sempre Gesù. Se mettiamo i piedi nelle orme lasciate da Padre Pio, allora saremo portati a inoltrarci per la via diritta che conduce a Gesù.
La Chiesa ha mostrato che nei carismi suggeriti dai santi c’è grazia. Questo accade perché c’è una autentica partecipazione dello Spirito. I santi, come ricordava Von Balthasar, sono “contemporanei del Vangelo”.
La diffusione dei Gruppi e l’appartenenza ecclesiale
I Gruppi di preghiera di Padre Pio sono molto diffusi in Italia e nel mondo. La devozione a Padre Pio si è diffusa in tutto il mondo, toccando i cuori di milioni di persone di diverse culture e credenze.
Basta dare a un’occhiata a quanti sono i Gruppi di Preghiera a lui dedicati, nati come risultato del suo ministero sacerdotale, e che hanno contribuito a diffondere il suo messaggio spirituale. In tutto il mondo moltissimi devoti si riuniscono in suo nome, in case private, in case di riposo, ospedali.
Molti di questi gruppi sono coordinati da San Giovanni Rotondo a una commissione nata appositamente: il Centro Internazionale dei Gruppi di Preghiera di San Giovanni Rotondo. A San Giovanni Rotondo si tengono anche convegni nazionali e internazionali che raccolgono rappresentanti dei Gruppi di preghiera di Padre Pio da tutta Italia e da altri paesi.
Nel Regno unito i Padre Pio prayers groups sono più di settanta. Stando alle testimonianze, pregare lui e con lui alimenta negli abitanti del Regno Unito un forte senso di appartenenza alla Chiesa come comunità di fede e umanità.
La relazione annuale delle attività
Almeno una volta l’anno è opportuno compilare il Modulo di Relazione delle attività del Gruppo ed inviarlo al Centro Internazionale dei Gruppi di Preghiera.
La relazione consente di mantenere un collegamento ordinato tra i Gruppi e il Centro Internazionale, rendendo visibili le attività di preghiera, formazione, celebrazione e carità svolte durante l’anno.
Le finalità pratiche dei Gruppi
I gruppi di preghiera nacquero negli anni cinquanta su invito di San Pio, accogliendo il desiderio di Papa Pio XII, come gruppi di fedeli che pregano insieme almeno una volta al mese.
- Pregare secondo le intenzioni di San Pio, unendosi alla preghiera di tutti i sacerdoti del mondo.
- Elevare spiritualmente i componenti, tesi verso Dio e verso il bene.
- Contemplare nella Santa Messa l’immenso amore offerto da Gesù per la salvezza dell’umanità.
- Vivere la vita della Grazia così da essere e sentirsi figli di Dio stesso.
- Condurre i fratelli e le sorelle alla preghiera attraverso la propria testimonianza di fede.
La missione dei Gruppi si realizza quindi mediante un itinerario unitario: la preghiera conduce alla comunione con Dio, la comunione con Dio alimenta la partecipazione all’Eucaristia, l’Eucaristia sostiene la conversione e la riconciliazione, e la vita trasformata dalla grazia si traduce nella carità verso il prossimo.
Il fare, e dunque l’impegno nel sociale, nascono dalla preghiera e dal dialogo orante con Dio. Ho scoperto che nelle opere della divina provvidenza emerge il primato dello Spirito rispetto all’ingegnosità o al fare degli uomini.
Gruppo di #preghiera di #guarigione e #liberazione Live 4 settembre 2021
La realtà dei Gruppi si pone come il trait d’union tra quello che lo Spirito ha voluto suggerire alle Chiese nel secolo scorso e quanto intende ancora dire nel presente, che essi dunque custodiscono fedelmente il rapporto tra memoria e profezia che da sempre caratterizza la vita e la storia della Chiesa.