Christus vivit: giovani, santità e discernimento nell’esortazione apostolica di Papa Francesco

«Cristo vive. Egli è la nostra speranza e la più bella giovinezza di questo mondo. Tutto ciò che Lui tocca diventa giovane, diventa nuovo, si riempie di vita. Perciò, le prime parole che voglio rivolgere a ciascun giovane cristiano sono: Lui vive e ti vuole vivo!». L’Esortazione apostolica postsinodale Christus vivit è una lettera rivolta ai giovani e, nello stesso tempo, a tutto il Popolo di Dio, che incoraggia a crescere nella santità, a riconoscere la propria vocazione e a diventare protagonisti della vita della Chiesa e del mondo.

Pubblicata il 25 marzo 2019 a conclusione del Sinodo dei Vescovi su “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, celebrato dal 3 al 28 ottobre 2018, l’esortazione è composta di nove capitoli divisi in 299 paragrafi. Il suo messaggio centrale è un forte annuncio di speranza: Cristo risorto è vivo, accompagna ogni giovane e rende possibile una vita nuova, capace di amore, responsabilità, servizio e santità.

Che cos’è l’esortazione apostolica Christus vivit

Christus vivit è la quarta esortazione apostolica di Papa Francesco. Dopo l’Evangelii Gaudium del 2013, incentrata sull’annuncio del Vangelo nel mondo d’oggi, l’Amoris Laetitia del 2016, che verteva sull’amore nella famiglia e la Gaudete et exsultate del 2018 sull’universale chiamata alla santità, è il momento di Christus Vivit, tutta dedicata ai giovani.

L’esortazione apostolica Christus Vivit è un documento che suggella i lavori del Sinodo dei vescovi sui giovani, svoltosi in Vaticano a ottobre 2018. La sua pubblicazione si pone dopo l’intensa esperienza della Giornata Mondiale della Gioventù vissuta a Panama a febbraio 2019, dove il Papa ha incontrato più di 100mila giovani.

È una lettera aperta che continua un dialogo che Papa Francesco non ha mai interrotto con i giovani. Inizia così Christus vivit, il messaggio che Papa Francesco indirizza a tutti i giovani del mondo.

A tutti i giovani cristiani scrivo con affetto questa Esortazione apostolica, vale a dire una lettera che richiama alcune convinzioni della nostra fede e, nello stesso tempo, incoraggia a crescere nella santità e nell’impegno per la propria vocazione. Tuttavia, dato che si tratta di una pietra miliare nell’ambito di un cammino sinodale, mi rivolgo contemporaneamente a tutto il Popolo di Dio, ai pastori e ai fedeli, perché la riflessione sui giovani e per i giovani interpella e stimola tutti noi.

Pertanto, in alcuni paragrafi parlerò direttamente ai giovani e in altri proporrò approcci più generali per il discernimento ecclesiale. Mi sono lasciato ispirare dalla ricchezza delle riflessioni e dei dialoghi del Sinodo dell’anno scorso.

Il cammino sinodale sui giovani

Dal 3 al 28 ottobre 2018 Papa Francesco ha convocato il Sinodo dei Vescovi su I giovani, la fede e il discernimento vocazionale. I frutti di questa Assemblea sono confluiti nell'Esortazione apostolica post-sinodale rivolta ai giovani e a tutto il Popolo di Dio Christus vivit, pubblicata il 25 marzo 2019.

Il testo era strutturato in tre parti: la prima riguardava il modo in cui la Chiesa deve riconoscere la realtà del mondo attuale; la seconda, l'interpretazione della realtà da una prospettiva di fede; nell’ultima parte, come la Chiesa debba scegliere le modalità per rinnovare il suo approccio all’evangelizzazione.

Il documento è stato il frutto del lavoro di molti. Ha incluso il contributo di centomila giovani provenienti da diverse parti del mondo che hanno partecipato a un questionario online multilingue. Trecento giovani si sono poi recati a Roma per la riunione pre-sinodale, tra il 19 e il 24 marzo 2018, e hanno presentato il risultato delle loro deliberazioni.

Ciò è stata l’espressione tangibile del desiderio della Chiesa di ascoltare tutti i giovani. Quest’ultimo testo è stato lo schema che Papa Francesco ha poi utilizzato come riferimento per scrivere l’Esortazione Apostolica Postsinodale Christus vivit.

Il messaggio fondamentale: Cristo vive e vuole vivi i giovani

«Cristo vive. Egli è la nostra speranza e la più bella giovinezza di questo mondo. Tutto ciò che Lui tocca diventa giovane, diventa nuovo, si riempie di vita. Perciò, le prime parole che voglio rivolgere a ciascun giovane cristiano sono: Lui vive e ti vuole vivo!»

Lui è in te, Lui è con te e non se ne va mai. Per quanto tu ti possa allontanare, accanto a te c’è il Risorto, che ti chiama e ti aspetta per ricominciare. Quando ti senti vecchio per la tristezza, i rancori, le paure, i dubbi o i fallimenti, Lui sarà lì per ridarti la forza e la speranza.

Questa affermazione costituisce il punto di partenza di tutta l’esortazione. La giovinezza non viene presentata soltanto come una fase anagrafica, ma come una realtà rinnovata dalla relazione con Cristo. Gesù Cristo è colui che mantiene vivi i sogni, i progetti, gli ideali e il desiderio di una vita piena.

Gesù è risorto e vuole farci partecipare alla novità della sua risurrezione. Vicino a Lui possiamo bere dalla vera sorgente, che mantiene vivi i nostri sogni, i nostri progetti, i nostri grandi ideali, e che ci lancia nell’annuncio della vita che vale la pena vivere.

La vera giovinezza è un cuore capace di amare

Gesù, l’eternamente giovane, vuole donarci un cuore sempre giovane. La Parola di Dio ci chiede: «Togliete via il lievito vecchio, per essere pasta nuova» (1 Cor 5,7). Al tempo stesso, ci invita a spogliarci dell’«uomo vecchio» per rivestirci dell’uomo «nuovo».

E quando spiega cosa significa rivestirsi di quella giovinezza «che si rinnova» (v. 10), dice che vuol dire avere «sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità, sopportandovi a vicenda e perdonandovi gli uni gli altri, se qualcuno avesse di che lamentarsi nei riguardi di un altro» (Col 3,12-13).

Ciò significa che la vera giovinezza consiste nell’avere un cuore capace di amare. Viceversa, ad invecchiare l’anima è tutto ciò che ci separa dagli altri. Ecco perché conclude: «Ma sopra tutte queste cose rivestitevi della carità, che le unisce in modo perfetto» (Col 3,14).

La dignità dei giovani nella Parola di Dio

In un’epoca in cui i giovani contavano poco, alcuni testi mostrano che Dio guarda con altri occhi. Francesco presenta brevemente figure di giovani dell’Antico Testamento: Giuseppe, Gedeone, Samuele, il re David, Salomone e Geremia, la giovanissima serva ebrea di Naaman e la giovane Rut.

Come vuoi vivere la tua giovinezza? Come Samuele, che diventa uno dei più grandi profeti di Israele? Oppure come Davide, che sarà il re più importante e da cui discenderà il messia? Come quel giovane ricco che si avvicina a Gesù per cogliere il segreto della vita eterna? Oppure come quel figlio che ritira in anticipo l’eredità del padre per andare a divertirsi?

Come vuoi spendere la tua giovinezza, questa stagione della vita che stai attraversando? Non bisogna pentirsi di spendere la propria gioventù essendo buoni, aprendo il cuore al Signore, vivendo in un modo diverso.

Notiamo che a Gesù non piaceva il fatto che gli adulti guardassero con disprezzo i più giovani o li tenessero al loro servizio in modo dispotico. Al contrario, chiedeva: «Chi tra voi è più grande diventi come il più giovane» (Lc 22,26).

Per Lui, l’età non stabiliva privilegi, e che qualcuno avesse meno anni non significava che valesse di meno o che avesse meno dignità. La Parola di Dio dice che i giovani vanno trattati «come fratelli» (1 Tm 5,1) e raccomanda ai genitori: «Non esasperate i vostri figli, perché non si scoraggino» (Col 3,21).

Un giovane non può essere scoraggiato, la sua caratteristica è sognare grandi cose, cercare orizzonti ampi, osare di più, aver voglia di conquistare il mondo, saper accettare proposte impegnative e voler dare il meglio di sé per costruire qualcosa di migliore.

Per questo insisto coi giovani che non si lascino rubare la speranza e ad ognuno ripeto: «Nessuno disprezzi la tua giovane età» (1 Tm 4,12).

Gesù Cristo sempre giovane

Il Papa affronta il tema degli anni giovanili di Gesù e si ricorda il racconto evangelico che descrive il Nazareno «in piena adolescenza, quando ritornò con i suoi genitori a Nazaret, dopo che lo avevano perso e ritrovato nel Tempio».

Non dobbiamo pensare che Gesù fosse un adolescente solitario o un giovane che pensava a sé stesso. Il suo rapporto con la gente era quello di un giovane che condivideva tutta la vita di una famiglia ben integrata nel villaggio, «nessuno lo considerava un giovane strano o separato dagli altri».

Il Papa fa notare che Gesù adolescente, «grazie alla fiducia dei suoi genitori… si muove con libertà e impara a camminare con tutti gli altri». Gesù «non illumina voi, giovani, da lontano o dall’esterno, ma partendo dalla sua stessa giovinezza, che egli condivide con voi».

Questi aspetti della vita di Gesù non dovrebbero essere ignorati nella pastorale giovanile, «per non creare progetti che isolino i giovani dalla famiglia e dal mondo, o che li trasformino in una minoranza selezionata e preservata da ogni contagio».

Servono invece «progetti che li rafforzino, li accompagnino e li proiettino verso l’incontro con gli altri, il servizio generoso, la missione». Il Signore ci chiama ad accendere stelle nella notte di altri giovani.

La giovinezza della Chiesa

Chiediamo al Signore che liberi la Chiesa da coloro che vogliono invecchiarla, fissarla sul passato, frenarla, renderla immobile. Chiediamo anche che la liberi da un’altra tentazione: credere che è giovane perché cede a tutto ciò che il mondo le offre, credere che si rinnova perché nasconde il suo messaggio e si mimetizza con gli altri.

No. È giovane quando è sé stessa, quando riceve la forza sempre nuova della Parola di Dio, dell’Eucaristia, della presenza di Cristo e della forza del suo Spirito ogni giorno. La sorgente è Cristo e i sacramenti affidati alla sua Chiesa.

È vero che «noi membri della Chiesa non dobbiamo essere tipi strani», ma al contempo «dobbiamo avere il coraggio di essere diversi, di mostrare altri sogni che questo mondo non offre, di testimoniare la bellezza della generosità, del servizio, della purezza, della fortezza, del perdono, della fedeltà alla propria vocazione, della preghiera, della lotta per la giustizia e il bene comune, dell’amore per i poveri, dell’amicizia sociale».

La Chiesa può essere tentata di perdere l’entusiasmo e cercare false sicurezze mondane. Sono proprio i giovani che possono aiutarla a rimanere giovane.

I giovani sono il presente della Chiesa e del mondo

Non possiamo limitarci a dire che i giovani sono il futuro del mondo: sono il presente, lo stanno arricchendo con il loro contributo. Troppo spesso sembriamo guardare ai giovani come “oggetto” dell’azione pastorale.

Ciò trascura la parte essenziale della loro vocazione cristiana: i giovani sono la Chiesa, come tutti i fedeli battezzati. C’è qualcosa di più elettrizzante che avere una missione così importante da compiere?

Per questo bisogna ascoltarli anche se prevale talora la tendenza a fornire risposte preconfezionate e ricette pronte, senza lasciar emergere le domande giovanili nella loro novità e coglierne la provocazione.

Oggi noi adulti corriamo il rischio di fare una lista di disastri, di difetti della gioventù del nostro tempo. Quale sarebbe il risultato di questo atteggiamento? Una distanza sempre maggiore.

Chi è chiamato a essere padre, pastore e guida dei giovani dovrebbe avere la capacità di individuare percorsi dove altri vedono solo muri, è il saper riconoscere possibilità dove altri vedono solo pericoli.

Così è lo sguardo di Dio Padre, capace di valorizzare e alimentare i germi di bene seminati nel cuore dei giovani. Il cuore di ogni giovane deve pertanto essere considerato “terra sacra”.

Le sofferenze e le fragilità dei giovani

Francesco invita inoltre a non generalizzare, perché esiste una pluralità di mondi giovanili. Parlando di ciò che succede ai giovani, il Papa ricorda i giovani che vivono in contesti di guerra, quelli sfruttati e vittime di rapimenti, criminalità organizzata, tratta di esseri umani, schiavitù e sfruttamento sessuale, stupri.

Molti giovani sono ideologizzati, strumentalizzati e usati come carne da macello o come forza d’urto per distruggere, intimidire o ridicolizzare altri. E la cosa peggiore è che molti si trasformano in soggetti individualisti, nemici e diffidenti verso tutti, e diventano così facile preda di proposte disumanizzanti e dei piani distruttivi elaborati da gruppi politici o poteri economici.

Ancora più numerosi nel mondo sono i giovani che patiscono forme di emarginazione ed esclusione sociale, per ragioni religiose, etniche o economiche. Francesco cita adolescenti e giovani che restano incinte e la piaga dell’aborto, così come la diffusione dell’HIV, le diverse forme di dipendenza, come droghe, azzardo e pornografia, e la situazione dei bambini e ragazzi di strada.

Non possiamo essere una Chiesa che non piange di fronte a questi drammi dei suoi figli giovani. Non dobbiamo mai farci l’abitudine. Il Papa invita i giovani a imparare a piangere per i coetanei che stanno peggio di loro.

Non ci si può voltare dall’altra parte di fronte a queste sofferenze o difficoltà. Non serve nemmeno farsi prendere dallo scoraggiamento.

Se sei giovane di età, ma ti senti debole, stanco o deluso, chiedi a Gesù di rinnovarti. Con Lui non viene meno la speranza. Lo stesso puoi fare se ti senti immerso nei vizi, nelle cattive abitudini, nell’egoismo o nella comodità morbosa.

Gesù, pieno di vita, vuole aiutarti perché valga la pena essere giovane. Così non priverai il mondo di quel contributo che solo tu puoi dare, essendo unico e irripetibile come sei.

Il mondo digitale e le nuove forme di solitudine

L’Esortazione si sofferma sul tema dell’“ambiente digitale”, che ha creato «un nuovo modo di comunicare» e che «può facilitare la circolazione di informazione indipendente». In molti Paesi, il web e i social network sono «ormai un luogo irrinunciabile per raggiungere e coinvolgere i giovani».

Ma è anche un territorio di solitudine, manipolazione, sfruttamento e violenza, fino al caso estremo del dark web. I media digitali possono esporre al rischio di dipendenza, di isolamento e di progressiva perdita di contatto con la realtà concreta.

Nuove forme di violenza si diffondono attraverso i social media, ad esempio il cyberbullismo; il web è anche un canale di diffusione della pornografia e di sfruttamento delle persone a scopo sessuale o tramite il gioco d’azzardo.

Non si deve dimenticare che nel mondo digitale operano giganteschi interessi economici, capaci di creare meccanismi di manipolazione delle coscienze e del processo democratico. Ci sono circuiti chiusi che facilitano la diffusione di informazioni e notizie false, fomentando pregiudizi e odio.

La reputazione delle persone è messa a repentaglio tramite processi sommari online. Il fenomeno riguarda anche la Chiesa e i suoi pastori.

In un documento preparato da 300 giovani di tutto il mondo prima del Sinodo si afferma che le relazioni online possono diventare disumane e l’immersione nel mondo virtuale ha favorito una sorta di “migrazione digitale”, vale a dire un distanziamento dalla famiglia, dai valori culturali e religiosi, che conduce molte persone verso un mondo di solitudine.

Christus vivit ci ricorda che la risurrezione di Cristo ha portato la speranza al mondo. E ci sono giovani che hanno fatto da apripista nell’ambiente digitale come il Venerabile Carlo Acutis.

È morto nel 2006 all’età di 15 anni per leucemia. Questo giovane ragazzo amava il mondo dell’online e lo utilizzava per «trasmettere il Vangelo, per comunicare valori e bellezza».

La Chiesa chiamata ad ascoltare i giovani

Il Papa torna poi su uno degli insegnamenti a lui più cari e spiegando che bisogna presentare la figura di Gesù «in modo attraente ed efficace» dice: «Per questo bisogna che la Chiesa non sia troppo concentrata su sé stessa, ma che rifletta soprattutto Gesù Cristo. Questo comporta che riconosca con umiltà che alcune cose concrete devono cambiare».

Nell’Esortazione si riconosce che ci sono giovani i quali sentono la presenza della Chiesa «come fastidiosa e perfino irritante». Un atteggiamento che affonda le radici «anche in ragioni serie e rispettabili: gli scandali sessuali ed economici; l’impreparazione dei ministri ordinati che non sanno intercettare adeguatamente la sensibilità dei giovani; il ruolo passivo assegnato ai giovani all’interno della comunità cristiana; la fatica della Chiesa di rendere ragione delle proprie posizioni dottrinali ed etiche di fronte alla società».

Ci sono giovani che chiedono una Chiesa che ascolti di più, che non stia continuamente a condannare il mondo. Non vogliono vedere una Chiesa silenziosa e timida, ma nemmeno sempre in guerra per due o tre temi che la ossessionano.

Per essere credibile agli occhi dei giovani, a volte ha bisogno di recuperare l’umiltà e semplicemente ascoltare, riconoscere in ciò che altri dicono una luce che la può aiutare a scoprire meglio il Vangelo.

L’azione del Santo Padre al Sinodo ha inviato un messaggio forte: dobbiamo imparare come ascoltare le persone. L’ascolto apre porte che erano chiuse. Crea uno spazio per Dio per lavorare nelle anime.

Così tornano a lui perché sperimentano il calore della sua misericordia e del suo amore. Questo è il momento opportuno per parlare loro dei doni di Dio che sono sempre attuali, che contengono una forza che trascende tutte le epoche e tutte le circostanze: la Parola del Signore sempre viva ed efficace, la presenza di Cristo nell’Eucaristia che ci nutre, il Sacramento del perdono che ci libera e ci fortifica.

Maria, i giovani santi e la santità possibile

Francesco presenta Maria, la ragazza di Nazaret, e il suo sì come quello «di chi vuole coinvolgersi e rischiare, di chi vuole scommettere tutto, senza altra garanzia che la certezza di sapere di essere portatrice di una promessa. E domando a ognuno di voi: vi sentite portatori di una promessa?»

Per Maria le difficoltà non erano un motivo per dire “no” e così mettendosi in gioco è diventata «l’influencer di Dio».

Il cuore della Chiesa è anche pieno di giovani santi. Il Papa ricorda san Sebastiano, san Francesco d’Assisi, santa Giovanna d’Arco, il beato martire Andrew Phû Yên, santa Kateri Tekakwitha, san Domenico Savio, santa Teresa del Gesù Bambino, il beato Ceferino Namuncurá, il beato Isidoro Bakanja, il beato Pier Giorgio Frassati, il beato Marcel Callo, la giovane beata Chiara Badano.

Il cuore della Chiesa è pieno anche di giovani santi, che hanno dato la loro vita per Cristo, molti di loro fino al martirio. Sono stati preziosi riflessi di Cristo giovane che risplendono per stimolarci e farci uscire dalla sonnolenza.

Il Sinodo ha sottolineato che molti giovani santi hanno fatto risplendere i lineamenti dell’età giovanile in tutta la loro bellezza e sono stati nella loro epoca veri profeti di cambiamento; il loro esempio mostra di che cosa siano capaci i giovani quando si aprono all’incontro con Cristo.

Attraverso la santità dei giovani la Chiesa può rinnovare il suo ardore spirituale e il suo vigore apostolico. Il balsamo della santità generata dalla vita buona di tanti giovani può curare le ferite della Chiesa e del mondo, riportandoci a quella pienezza dell’amore a cui da sempre siamo stati chiamati: i giovani santi ci spingono a ritornare al nostro primo amore.

Esempi di giovani santi e beati

  • Nel III secolo, San Sebastiano era un giovane capitano della guardia pretoriana. Raccontano che parlava di Cristo dappertutto e cercava di convertire i suoi compagni, fino a quando gli ordinarono di rinunciare alla sua fede.
  • San Francesco d’Assisi, quando era molto giovane e pieno di sogni, sentì la chiamata di Gesù ad essere povero come Lui e a restaurare la Chiesa con la sua testimonianza.
  • Santa Giovanna d’Arco nacque nel 1412. Era una giovane contadina che, nonostante la giovane età, combatté per difendere la Francia dagli invasori.
  • Il beato Andrew Phû Yên era un giovane vietnamita del XVII secolo. Era catechista e aiutava i missionari.
  • Nello stesso secolo, Santa Kateri Tekakwitha, una giovane laica nativa del Nord America, fu perseguitata per la fede e nella sua fuga percorse a piedi più di trecento chilometri attraverso fitte foreste.
  • San Domenico Savio offriva a Maria tutte le sue sofferenze. Quando San Giovanni Bosco gli insegnò che la santità comporta l’essere sempre gioiosi, aprì il suo cuore ad una gioia contagiosa.
  • Santa Teresa di Gesù Bambino nacque nel 1873. All’età di quindici anni, superando molte difficoltà, riuscì ad entrare in un convento carmelitano.
  • Il beato Ceferino Namuncurá era un giovane argentino, figlio di un importante capo delle popolazioni indigene.
  • Il beato Isidoro Bakanja era un laico del Congo che dava testimonianza della sua fede. Fu torturato a lungo per aver proposto il cristianesimo ad altri giovani.
  • Il beato Pier Giorgio Frassati, morto nel 1925, era un giovane di una gioia trascinante, una gioia che superava anche tante difficoltà della sua vita.
  • Il beato Marcel Callo era un giovane francese che morì nel 1945. In Austria venne imprigionato in un campo di concentramento dove confortava nella fede i suoi compagni di prigionia.
  • La giovane beata Chiara Badano, che morì nel 1990, ha sperimentato come il dolore possa essere trasfigurato dall’amore.

Che costoro, insieme a tanti giovani che, spesso nel silenzio e nell’anonimato, hanno vissuto a fondo il Vangelo, intercedano per la Chiesa, perché sia piena di giovani gioiosi, coraggiosi e impegnati che donino al mondo nuove testimonianze di santità.

La santità dei giovani come rinnovamento ecclesiale

A un anno dal Sinodo sui giovani, ragazzi e ragazze dal mondo si confrontano con la Christus vivit, l’Esortazione apostolica di Papa Francesco. Il quale ricorda che non servono tanti anni per diventare Santi.

Francesco d’Assisi e Giovanna d’Arco erano giovani, come Kateri Tekakwitha e Pier Giorgio Frassati. Giovane era Chiara Badano, la cui storia affascina da tempo Chiara Van Voorst tot Voorst, 24.enne dei Paesi Bassi.

La santità non viene quindi riservata all’età adulta e non coincide con una forma unica di vita. I giovani santi hanno mostrato la possibilità di vivere il Vangelo in situazioni diverse, attraverso il martirio, la preghiera, la fraternità, il servizio ai poveri, la testimonianza quotidiana, la consacrazione e l’accettazione della sofferenza.

La giovinezza come dono e tempo di scelte

La giovinezza, più che un vanto, è un dono di Dio: essere giovani è una grazia, una fortuna. È un dono che possiamo sprecare inutilmente, oppure possiamo riceverlo con gratitudine e viverlo in pienezza.

Sicuramente la gioventù è un tempo di sogni e di scelte importanti che segneranno il futuro di quella persona. Il Papa confida: «Qualche tempo fa un amico mi ha chiesto che cosa vedo io quando penso a un giovane. La mia risposta è stata: Vedo un ragazzo o una ragazza che cerca la propria strada, che vuole volare con i piedi, che si affaccia sul mondo e guarda l’orizzonte con occhi colmi di speranza, pieni di futuro e anche di illusioni».

Il giovane va con due piedi come gli adulti, ma a differenza degli adulti, che li tengono paralleli, ne ha sempre uno davanti all’altro, pronto per partire, per scattare. Sempre lanciato in avanti.

Parlare dei giovani significa parlare di promesse, e significa parlare di gioia. Hanno tanta forza i giovani, sono capaci di guardare con speranza. Un giovane è una promessa di vita che ha insito un certo grado di tenacia; ha abbastanza follia per potersi illudere e la sufficiente capacità per poter guarire dalla delusione che ne può derivare.

Papa Francesco ha grande fiducia nei giovani, perché hanno voglia di sperimentare e di vivere, perché nell’amicizia con Cristo possono intraprendere un percorso di maturazione che li porta all’impegno per gli altri, fino a diventare missionari coraggiosi.

Giovani con radici

Come un giovane albero senza radici profonde, cade in balìa della tempesta, così «è impossibile che uno cresca se non ha radici forti che aiutino a stare bene in piedi e attaccato alla terra. È facile “volare via” quando non si ha dove attaccarsi, dove fissarsi».

Aiutare i giovani a scoprire la ricchezza viva del passato, facendone memoria e servendosene per le proprie scelte e possibilità, è un vero atto di amore nei loro confronti in vista della loro crescita e delle scelte che sono chiamati a compiere.

Cari giovani, non permettete che usino la vostra giovinezza per favorire una vita superficiale, che confonde la bellezza con l’apparenza.

Sappiate invece scoprire che c’è una bellezza nel lavoratore che torna a casa sporco e in disordine, ma con la gioia di aver guadagnato il pane per i suoi figli. C’è una bellezza straordinaria nella comunione della famiglia riunita intorno alla tavola e nel pane condiviso con generosità, anche se la mensa è molto povera.

C’è una bellezza nella moglie spettinata e un po’ anziana che continua a prendersi cura del marito malato al di là delle proprie forze e della propria salute. Malgrado sia lontana la primavera del corteggiamento, c’è una bellezza nella fedeltà delle coppie che si amano nell’autunno della vita e in quei vecchietti che camminano tenendosi per mano.

C’è una bellezza che va al di là dell’apparenza o dell’estetica di moda in ogni uomo e ogni donna che vivono con amore la loro vocazione personale, nel servizio disinteressato per la comunità, per la patria, nel lavoro generoso per la felicità della famiglia, impegnati nell’arduo lavoro anonimo e gratuito di ripristinare l’amicizia sociale.

Scoprire, mostrare e mettere in risalto questa bellezza, che ricorda quella di Cristo sulla croce, significa mettere le basi della vera solidarietà sociale e della cultura dell’incontro.

La pastorale giovanile: accompagnare senza soffocare

Oltre al consueto lavoro pastorale che realizzano le parrocchie e i movimenti, secondo determinati schemi, è molto importante dare spazio a una “pastorale giovanile popolare”, che ha un altro stile, altri tempi, un altro ritmo, un’altra metodologia.

Consiste in una pastorale più ampia e flessibile che stimoli, nei diversi luoghi in cui si muovono concretamente i giovani, quelle guide naturali e quei carismi che lo Spirito Santo ha già seminato tra loro.

Si tratta prima di tutto di non porre tanti ostacoli, norme, controlli e inquadramenti obbligatori a quei giovani credenti che sono leader naturali nei quartieri e nei diversi ambienti. Dobbiamo limitarci ad accompagnarli e stimolarli, confidando un po’ di più nella fantasia dello Spirito Santo che agisce come vuole.

Invece di soffocarli con un insieme di regole che danno del cristianesimo un’immagine riduttiva e moralistica, siamo chiamati a investire sulla loro audacia ed educarli ad assumersi le loro responsabilità, certi che anche l’errore, il fallimento e la crisi sono esperienze che possono rafforzare la loro umanità.

Scriverà più tardi che “i giovani hanno bisogno di essere rispettati nella loro libertà, ma hanno bisogno anche di essere accompagnati”. I padri sinodali hanno riconosciuto che la Chiesa potrebbe incoraggiare la disponibilità dei pastori, sottolineando allo stesso tempo che c’è «la necessità di preparare consacrati e laici, uomini e donne, che siano qualificati per l’accompagnamento dei giovani».

Vocazione: chiamati all’amicizia con Cristo e al servizio

Vocazione non vuol dire solo “chiamata alla vita religiosa o di speciale consacrazione a Dio”, ma è la chiamata a realizzarsi pienamente, a crescere per la gloria di Dio.

I pastori devono aiutare i giovani a comprendere che hanno una vocazione, che è una chiamata all’amicizia con Cristo, la chiamata alla santità che «ci permette di capire che nulla è frutto di un caos senza senso, ma al contrario tutto può essere inserito in un cammino di risposta al Signore, che ha un progetto stupendo per noi».

La chiamata all’amicizia con Gesù

Sai cosa vuole da te Gesù? Che diventi suo amico. Come ha fatto con Pietro, Gesù chiede anche a te, oggi: «Mi vuoi come amico?»

La vita che Gesù ci dona è una storia d’amore, una storia di vita che desidera mescolarsi con la nostra e mettere radici nella terra di ognuno.

La chiamata a essere per gli altri

Siamo chiamati dal Signore a partecipare alla sua opera creatrice, offrendo il nostro contributo al bene comune sulla base delle capacità che abbiamo ricevuto.

L’accompagnamento deve guidare i giovani a comprendere che la vocazione è un cammino che guida le nostre azioni al servizio degli altri.

Infermieri, falegnami, giornalisti, ingegneri, insegnanti, artisti e altri professionisti sono chiamati a essere come Cristo, che non è venuto per essere servito, ma per servire.

La vocazione all’amore e alla famiglia

I giovani sentono fortemente la chiamata all’amore e sognano di incontrare la persona giusta con cui formare una famiglia e costruire una vita insieme. Senza dubbio è una vocazione che Dio stesso propone attraverso i sentimenti, i desideri, i sogni.

La vocazione al lavoro

Non sempre un giovane ha la possibilità di decidere a che cosa dedicare i suoi sforzi, perché, al di là dei propri desideri, ci sono i duri limiti della realtà.

È vero che non puoi vivere senza lavorare e che a volte dovrai accettare quello che trovi, ma non rinunciare mai ai tuoi sogni, non seppellire mai definitivamente una vocazione, non darti mai per vinto.

Continua sempre a cercare, come minimo, modalità parziali o imperfette di vivere ciò che nel tuo discernimento riconosci come un’autentica vocazione.

La speciale consacrazione

È importante che ogni giovane si interroghi sulla possibilità di seguire questa strada. La chiamata di Gesù è attraente, è affascinante.

Oggi, però, l’ansia e la velocità di tanti stimoli che ci bombardano fanno sì che non ci sia spazio per quel silenzio interiore in cui si percepisce lo sguardo di Gesù e si ascolta la sua chiamata.

Nel frattempo, riceverai molte proposte ben confezionate, che si presentano belle e intense, ma con il tempo ti lasceranno svuotato, stanco e solo.

Non lasciare che questo ti accada, perché il turbine di questo mondo ti trascina in una corsa senza senso, senza orientamento, senza obiettivi chiari, e così molti tuoi sforzi andranno sprecati.

Cerca piuttosto quegli spazi di calma e di silenzio che ti permettano di riflettere, di pregare, di guardare meglio il mondo che ti circonda, e a quel punto, insieme a Gesù, potrai riconoscere quale è la tua vocazione in questa terra.

Il discernimento vocazionale

Il discernimento richiede una disposizione ad ascoltare: il Signore, gli altri, la realtà stessa. I giovani potranno discernere la loro vocazione solo raccogliendo la sfida e l’avventura della preghiera.

La vocazione intesa come servizio e amicizia con Cristo è un'esperienza di trasformazione che ci porta a essere missionari ovunque ci troviamo: in Chiesa e fuori.

Comprendere la vocazione in questo modo «dà un valore molto grande a tali compiti, perché essi smettono di essere una somma di azioni che si compiono per guadagnare denaro, per essere occupati o per compiacere gli altri».

Tutto questo costituisce una vocazione perché siamo chiamati, c’è qualcosa di più di una mera scelta pragmatica da parte nostra. In definitiva, si tratta di riconoscere per che cosa sono fatto, per che cosa passo da questa terra, qual è il piano del Signore per la mia vita.

La missione sociale dei giovani

L’impegno sociale e il contatto diretto con i poveri restano una occasione fondamentale di scoperta o approfondimento della fede e di discernimento della propria vocazione.

Il Papa cita l’esempio positivo dei giovani, di parrocchie, gruppi e movimenti che hanno l’abitudine di andare a fare compagnia agli anziani e agli ammalati, o di visitare i quartieri poveri.

Altri giovani partecipano a programmi sociali finalizzati a costruire case per chi è senza un tetto, o a bonificare aree contaminate, o a raccogliere aiuti per i più bisognosi. Sarebbe bene che questa energia comunitaria fosse applicata non solo ad azioni sporadiche ma in modo stabile.

Vedo che tanti giovani in tante parti del mondo sono usciti per le strade per esprimere il desiderio di una civiltà più giusta e fraterna. Sono giovani che vogliono essere protagonisti del cambiamento. Non lasciate che altri siano protagonisti del cambiamento!

L'esperienza dei Caschi Bianchi, dei giovani che vanno in strada per liberare le ragazze schiavizzate, di chi in terra di missione condivide con i più poveri. Scoprire i talenti dei giovani, dare fiducia e lanciarli in responsabilità.

Non c’è nessuno più impegnato in questo mondo di chi è immerso in Dio. Prendiamo ad esempio le esperienze di coppie di giovani sposi, di giovani consacrati e sacerdoti.

Una Chiesa che accompagna, ascolta e affida responsabilità

Questa Esortazione Apostolica ribadisce l'importanza dei giovani per la vita della Chiesa. Essi non sono solo il futuro, ma anche il suo presente.

Troppo spesso sembriamo guardare ai giovani come “oggetto” dell’azione pastorale. Ciò trascura la parte essenziale della loro vocazione cristiana: i giovani sono la Chiesa, come tutti i fedeli battezzati.

I membri della famiglia, i pastori e tutti coloro che accompagnano i giovani hanno un ruolo nell’aiutarli a scoprire la loro vocazione nella vita. È un progetto che ognuno deve scegliere liberamente.

Christus vivit porta anche un messaggio importante per i giovani: essi hanno uno scopo nella vita destinato a rendere felici loro e coloro che li circondano.

Questa esortazione invita la Chiesa a ripensare la sua azione pastorale. A volte le persone non hanno senso di appartenenza perché non si sentono bene accolte nelle parrocchie e nelle comunità a causa di un modo burocratico di affrontare i problemi.

Rispettare le persone e aspettare pazientemente il momento giusto non significa rinunciare all’annuncio. Non possiamo non invitare i giovani a queste sorgenti di vita nuova, non abbiamo il diritto di privarli di tanto bene.

Giovani migranti e cultura dell’incontro

Il Papa prosegue presentando i migranti come paradigma del nostro tempo, e ricorda i tanti giovani coinvolti nelle migrazioni. La preoccupazione della Chiesa riguarda in particolare coloro che fuggono dalla guerra, dalla violenza, dalla persecuzione politica o religiosa, dai disastri naturali dovuti anche ai cambiamenti climatici e dalla povertà estrema.

Sono alla ricerca di un’opportunità, sognano un futuro migliore. Altri migranti sono attirati dalla cultura occidentale, nutrendo talvolta aspettative irrealistiche che li espongono a pesanti delusioni.

Trafficanti senza scrupolo, spesso legati ai cartelli della droga e delle armi, sfruttano la debolezza dei migranti. Va segnalata la particolare vulnerabilità dei migranti minori non accompagnati.

In alcuni Paesi di arrivo, i fenomeni migratori suscitano allarme e paure, spesso fomentate e sfruttate a fini politici. Si diffonde così una mentalità xenofoba, di chiusura e di ripiegamento su se stessi, a cui occorre reagire con decisione.

I giovani migranti spesso sperimentano anche uno sradicamento culturale e religioso. Francesco chiede in particolare ai giovani di non cadere nelle reti di coloro che vogliono metterli contro altri giovani che arrivano nei loro Paesi, descrivendoli come soggetti pericolosi.

Il valore dell’esperienza ecclesiale

Cattolico significa universale: abbiamo avuto la possibilità di vivere questa universalità. Il Sinodo ci ha permesso di condividere tempo e idee con persone provenienti da diversi Paesi e contesti culturali.

È stata un’esperienza ecclesiale unica. Abbiamo ascoltato testimonianze di Vescovi e giovani che hanno parlato di persecuzione.

Altri hanno raccontato come sembra esserci un numero decrescente di persone che praticano la loro fede. La Chiesa soffre. D’altra parte, «la Chiesa è viva» come aveva detto Benedetto XVI nel 2005.

Alcuni Vescovi hanno parlato di greggi vibranti e in crescita che necessitano di una maggiore cura pastorale. È stato bello sentire storie eroiche di giovani pronti a morire per la loro fede.

La Chiesa nella sua universalità è composta da una grande diversità. Ecco perché Christus vivit non pretende di dare una risposta universale.

Invita le Conferenze episcopali di diversi Paesi a mettere in pratica le idee proposte nei loro specifici contesti culturali e di fede. Il rinnovamento nella Chiesa non si realizza mettendo da parte il suo messaggio e facendo quello che tutti gli altri stanno facendo.

Giovani cattolici durante un incontro ecclesiale

La Chiesa «è sé stessa, quando riceve la forza sempre nuova della Parola di Dio, dell’Eucaristia, della presenza di Cristo e della forza del suo Spirito ogni giorno». È giovane quando è capace di ritornare continuamente alla sua fonte.

Christus vivit è quindi un invito rivolto ai giovani e all’intera comunità cristiana: riconoscere Cristo vivo, ascoltare la realtà dei giovani, accompagnarli nella libertà, valorizzarne i talenti, sostenerne il discernimento e lasciare che la loro santità rinnovi l’ardore spirituale e il vigore apostolico della Chiesa.

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