Eremo Camaldoli Monte Compatri: storia, architettura e spiritualità

L’Eremo camaldolese di Monte Compatri è il complesso monastico fondato nel 1607 per dotare i Camaldolesi di una sede vicino Roma, sul terreno concesso da Papa Paolo V. L’edificio religioso, progettato dal Tarquini, venne completato nel 1611 e consacrato nel 1680.

L’eremo appartiene alla storia della Congregazione Camaldolese dell’Ordine di San Benedetto, ma si distingue dal Sacro Eremo di Camaldoli, situato nel territorio di Poppi, nel cuore del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. Il complesso di Monte Compatri rappresenta quindi una fondazione camaldolese autonoma, nata per estendere la presenza dell’ordine nell’area romana.

La fondazione dell’eremo vicino Roma

I lavori dell’eremo di San Romualdo sono iniziati nel 1607, ad opera di padre Alessandro Secchi, sul terreno concesso da Papa Paolo V, per dotare i Camaldolesi di una sede vicino Roma. L’ordine infatti era originariamente dislocato unicamente tra l’Emilia Romagna e la Toscana.

L’edificio religioso, progettato dal Tarquini, venne completato nel 1611 e consacrato nel 1680. Nel 1772 la chiesa è stata ricostruita; attualmente presenta una navata e quattro cappelle laterali, due per lato.

La chiesa dell’eremo

La chiesa conserva opere d’arte che documentano la storia religiosa e artistica del complesso. Sull’altare maggiore è raffigurata la Visione di S. Bartolomeo di Antiveduto Gramatica del 1620, mentre nella prima cappella di sinistra si trova il Riposo nella fuga in Egitto, eseguito da Carlo Saraceni nel 1606.

All’interno inoltre è possibile ammirare S. Ippolito carceriere convertito da S. Lorenzo di Antonio Gherardi, del 1670, e gli stucchi ornamentali attribuiti a Tommaso Righi. Alla chiesa si affiancano un’infermeria, un refettorio e la foresteria.

Al piano superiore si trovano le celle che ospitano i religiosi. La particolare distribuzione degli ambienti risponde alla tradizione camaldolese, che unisce la vita comunitaria alla ricerca della solitudine, della preghiera e della contemplazione.

Chiesa dell’Eremo di San Romualdo

L’architettura del complesso monastico

L’accesso all’eremo avviene attraverso una bassa torre merlata, che superando un ampio vano ad arco, successivamente ridotto mediante una tompagnatura, porta ad un largo piazzale. Alla sua destra e alla sua sinistra sono due bassi corpi di fabbrica, la cui funzione potrebbe essere stata in antico di altra foresteria, infermeria o latro luogo prescritto dalla regola.

La particolare distribuzione delle fabbriche sull’ampio terreno suggerisce ancora una volta la sua funzione di cenobio. Le dodici cellette disposte simmetricamente in duplice fila, avevano ognuna un piccolo giardino, di cui ogni monaco aveva cura.

Normalmente un corridoio all’interno della cella, la divideva in quattro piccoli vani adibiti, i primi, a vestibolo e legnara, i secondi, a camera da letto e oratorio con altarino per le preghiere, di cui possiamo citare una traccia ancora oggi visibile.

ElementoCaratteristica
AccessoBassa torre merlata e ampio vano ad arco
Cellule monasticheDodici cellette disposte simmetricamente in duplice fila
Spazio esternoPiccolo giardino annesso a ogni cella
Suddivisione internaVestibolo, legnara, camera da letto e oratorio

La vita monastica camaldolese

Camaldoli, fondata mille anni fa da San Romualdo, è una comunità di monaci benedettini. Le sue due case, il Sacro Eremo e il Monastero, immerse nella pace della foresta, rappresentano due dimensioni fondamentali dell’esperienza monastica, la solitudine e la comunione.

La comunità monastica vive nella ricerca di Dio, nella preghiera e nel lavoro, e si apre alla condivisione con gli uomini e le donne del nostro tempo soprattutto attraverso l’ospitalità. La Foresteria offre uno spazio aperto a tutti, di approfondimento spirituale e culturale, di dialogo e di incontro.

I Monaci camaldolesi professano la Regola di San Benedetto. Tanto al Sacro Eremo che al Monastero si attende soprattutto alla vita contemplativa. Ogni monaco impegnato nel lavoro quotidiano e nella preghiera apre il suo cuore all’ascolto vigile e attento alla Parola di Dio sostegno della fede, cibo dell’anima, sorgente di vita spirituale.

Nella comunità di Camaldoli il monaco può essere chiamato di attuare l’unica vocazione monastica o nel Sacro Eremo o nel Monastero. L’Eremo camaldolese si colloca tra il modo di vivere solitario, nella cella, e quello della vita comune, la preghiera corale e i pasti.

L’eremita rimanendo fedele ai fratelli e sotto il giogo dell’obbedienza, nella quiete solitaria, si adopera di pervenire alla purezza del cuore e all’intima unione con Dio.

Il significato del Sacro Eremo

Eremo è parola greca che significa deserto. Per cui la struttura del Sacro Eremo si ispira alla spiritualità dei padri del deserto: monaci che si ritirarono fin dai primi secoli del cristianesimo nei deserti della Siria, della Palestina, dell’Egitto per vivere una quotidianità intessuta di preghiera, silenzio, solitudine, lavoro, rimanere in cella.

Romualdo, intorno all’anno 1025, fondando il Sacro Eremo di Camaldoli, si rifà alla architettura della Laura orientale. Essa è un agglomerato di celle eremitiche con la chiesa per la preghiera comune.

All’inizio le celle erano cinque, ora le celle del Sacro Eremo di Camaldoli sono venti e sono distribuite su cinque file che si snodano oltre il cancello della clausura. La cella più recente risale al 1743.

Oltre alle celle eremitiche il complesso dell’eremo è composto da edifici comuni che ospitano la biblioteca, il refettorio, una piccola foresteria e degli spazi per gruppi, incontri e la preghiera personale.

La cella di San Romualdo

La Cella di San Romualdo È una delle prime cinque celle eremitiche ed è la cella che secondo la tradizione avrebbe abitato San Romualdo. Si accede alla cella dal piazzale della chiesa.

Nel XVII° secolo fu incorporata nell’edificio che costituì il nuovo ambiente della Biblioteca. La cella di San Romualdo è modello di tutte le celle del Sacro Eremo.

La struttura rimanda alla spiritualità dei monaci che la abitano. È una piccola abitazione con antistante giardino circondato da mura. L’interno si sviluppa a spirale; è costituita dal corridoio dove poter passeggiare e pregare, dal quale si accede all’interno della stanza dove abita il monaco, che a sua volta si apre su altri due ambienti: lo studio e la piccola cappella.

La stanza centrale contiene quanto di più immediato possa servire all’eremita, cioè il letto ad alcova e un piccolo armadio a muro. La cella all’interno è rivestita in legno per isolare dal freddo.

La chiesa del Sacro Eremo di Camaldoli

L’attuale chiesa sorge nello spazio del primitivo oratorio dedicato al Santo Salvatore Trasfigurato e risale al sec. XVIII°. La facciata fu eretta nel 1713.

Nelle nicchie le statue del S. Salvatore, S. Benedetto e S. Romualdo. Sulla porta di ingresso alla chiesa un prezioso bassorilievo della Madonna con Bambino di Gregorio di Lorenzo (1460).

Nel transetto della chiesa ai lati due Cappelle laterali, a sinistra la Cappella di S. Antonio del deserto dove spicca uno splendido altorilievo in ceramica di Andrea della Robbia (fine ‘400): al centro Madonna con Bambino; da sinistra verso destra: S. Romualdo, S. Maria Maddalena, S. Giovanni Battista e S. Antonio del Deserto.

Nella cappella di destra dedicata a S. Giuseppe, dipinto di Venanzio l’Eremita (1659). Il dipinto in fondo alla navata nell’abside rappresenta la della Trasfigurazione del Signore con Mosè, Elia e i tre discepoli Pietro Giovanni e Giaccomo di Ezio Giovannozzi (1937).

Al centro: Pala di scuola toscana (1593) raffigurante il Crocifisso fra i Santi Pietro e Paolo, Romualdo e Francesco. Ai lati dell’abside due preziosi tabernacoli: quello di destra di Gregorio di Lorenzo (1463), quello di sinistra di Gino da Settignano (1531).

Sulle pareti del coro dipinti di Giovanni Drago e di Francesco Franci (sec. XVII°) raffiguranti scene della vita di S. Romualdo.

Interno della chiesa del Sacro Eremo

Il Monastero e la vita fraterna

Il Monastero (o Cenobio) è il luogo nel quale i monaci, pur vivendo anche la solitudine, fanno esperienza di vita fraterna e di comunione. Tale dimensione dell’esistenza non è vissuta unicamente tra i membri della Comunità, ma si esprime anche nell’ accoglienza degli ospiti: negli spazi del Monastero e in quelli della Foresteria.

Nella fedeltà alla tradizione monastica benedettina, anche oggi la comunità monastica di Camaldoli accoglie quanti - uomini e donne, laici e religiosi, singoli, famiglie e gruppi… - vogliano condividere qualche momento della sua esperienza umana e spirituale, nella ricerca dell’incontro con Dio e con gli uomini e le donne del nostro tempo.

La Foresteria

La Foresteria offre uno spazio aperto a tutti, di approfondimento spirituale e culturale, di dialogo e di incontro. La sua funzione è legata alla tradizione dell’accoglienza benedettina e alla possibilità di condividere, per un periodo limitato, i ritmi della comunità monastica.

Il Monastero (o Cenobio) è il luogo nel quale i monaci, pur vivendo anche la solitudine, fanno esperienza di vita fraterna e di comunione. Tale dimensione di esistenza si esprime anche nell’accoglienza degli ospiti negli spazi del Monastero e in quelli della Foresteria.

L’Antica Farmacia

La storia della Spezieria di Camaldoli non è separabile da quella dell’Ospizio del Monastero. Il più antico documento che ne riporta la fondazione sono le costituzioni del priore Rodolfo I (1074 - 1088), nelle quali si legge che il santo padre Romualdo dopo aver fondato “l’Eremo per ispirazione dello Spirito Santo e su preghiera del religiosissimo vescovo aretino Teodaldo.

La Farmacia nacque come laboratorio galenico a uso dei monaci, per preparare le medicine per i ricoverati nel loro antico ospedale, che rimase attivo fino al 1810. Vi si conservano libri e prontuari, oltre agli strumenti come alambicchi, mortai e fornelli.

Antica Farmacia monastica camaldolese

Conservazione della foresta e patrimonio naturale

Fin dall’inizio della sua plurisecolare storia Camaldoli divenne un esempio tra i più significativi di come la gestione monastica abbia contribuito alla conservazione e alla propagazione di valori ambientali e naturalistici.

Già nel 1080 Rodolfo, quarto priore dell’Eremo, codificò le consuetudini di vita della comunità dei Monaci Eremiti di Benedetto e Romualdo nel primo di quei Codici Camaldolesi che rivelano questi religiosi come solerti custodi e sensibili curatori del patrimonio forestale: carichi di tensioni mistiche e spirituali, ma anche attenti ai numerosi problemi tecnici, economici e sociali che la conservazione di quel patrimonio comportava.

Nel 1520 la tipografia del Monastero stampò la Regola di Vita Eremitica: non si tratta di norme redatte solamente per disciplinare il lavoro, ma di parte integrante della Regola di Vita.

La conservazione e l’arricchimento della foresta erano vissuti come atto d’amore verso la natura e il suo Creatore. In seguito, a partire dal XVI secolo, l’attività selvicolturale assunse caratteri in maggior misura volti alla produzione di legname, pur mantenendo una costante attenzione alla salute del bosco.

I principali cambiamenti interessarono la composizione forestale: l’abete bianco era privilegiato - e bellissime abetine cingono ancora il Sacro Eremo - per il suo valore economico ma anche perché simbolo di sapienza e di altezza in meditazione.

Il complesso di Camaldoli nel Casentino

A poco più di 800 metri di altezza si trova il Monastero di Camaldoli, inaugurato nell’XI secolo assieme a un ospedale e più volte modificato nel tempo. L’aspetto attuale è frutto di un intervento condotto tra la seconda metà del Cinquecento e la prima metà del Seicento, che portò all’ampliamento del chiostro.

Il complesso comprende anche il Refettorio con il soffitto a cassettoni completato nel 1609 e la Foresteria, nata assieme al cenobio per accogliere coloro che si volevano dedicare alla vita monastica e trasformata nel corso del Quattrocento.

Nella seconda metà di quel secolo ospitò Lorenzo il Magnifico e la sua corte di letterati composta da Marsilio Ficino, Cristoforo Landino, Leon Battista Alberti e altri, giunti a Camaldoli per avviare un confronto con i monaci sugli interrogativi che la nuova cultura rinascimentale si poneva.

La chiesa dei Santi Donato e Ilariano

La Chiesa dei SS. Donato e Ilariano sorge su un’area del monastero in cui dall’XI secolo si sono sovrapposte ben quattro luoghi di culto.

Nel 1203 un incendio distrusse la prima chiesa e al suo posto ne fu realizzata un’altra nel corso del XIII secolo, completamente ricostruita agli inizi del Cinquecento prendendo come modello quella del Monastero di San Michele a Venezia.

Nel XVIII secolo si decise di modificare ancora l’edificio, accorciandolo e trasformandolo completamente al suo interno. I lavori si conclusero nel 1775.

La chiesa custodisce importanti tavole di Giorgio Vasari eseguite tra il 1537 e il 1540, che raffigurano la “Deposizione dalla Croce”, “San Donato e San Ilariano”, “San Pier Damiani e San Romualdo”, la “Natività” e la “Vergine in trono con il Bambino tra San Giovanni Battista e San Girolamo”.

Le prime tre in origine formavano un trittico, di cui nella chiesa sono presenti ma staccate alcune delle predelle che lo corredavano. Nel 1571 Vasari dipinse per Camaldoli anche un “Cristo nell’orto”, collocato nella Cappella dell’infermeria del monastero benedettino.

Dipinti di Giorgio Vasari a Camaldoli

La biblioteca e la memoria culturale

Della Biblioteca Antica dell’eremo, già attiva dall’XI secolo, rimane purtroppo una minima parte a causa delle soppressioni napoleoniche e sabaude dell’Ottocento, che la smembrarono.

Oggi gran parte di quell’immenso patrimonio, che la rendeva una delle biblioteche più importanti d’Italia, è suddivisa tra l’Archivio di Stato di Firenze e le biblioteche di Firenze, Arezzo e Poppi.

Nel seminterrato del monastero è stata inaugurata nel 2021 la Biblioteca Moderna, con sale pubbliche per la consultazione e la lettura.

La Cappella del Papa

Al termine del viale centrale delle celle si osserva la Cappella del Papa, una piccola chiesa in stile romanico fatta costruire nel 1220 dal futuro Papa Gregorio IX.

La Cappella del Papa con l’abside semicircolare. La chiesetta è un gioiellino in stile romanico.

Il rapporto con il territorio

A breve distanza dal crinale appenninico tosco-romagnolo e compreso nel territorio comunale di Poppi, Camaldoli è un esempio di come la natura e l’uomo riescano a vivere in simbiosi per dare vita a luoghi unici, nel cuore del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi.

Ancora oggi Camaldoli è un luogo di riferimento per il dialogo ecumenico e interreligioso, ma d’estate si trasforma in uno dei luoghi prediletti da tutti coloro che vanno in cerca di refrigerio dalla calura estiva, grazie alle magnifiche foreste curate per secoli dai monaci.

La foresta e gli edifici monastici formano un insieme nel quale il valore spirituale, storico, artistico e naturalistico è strettamente connesso. L’esperienza del luogo comprende perciò la visita agli spazi religiosi, la conoscenza della tradizione camaldolese e l’osservazione dell’ambiente forestale.

Indicazioni per la visita

Il Sacro Eremo è aperto tutti i giorni: Orario invernale (novembre-marzo): 10:00 - 12:30 e 14:00 - 17:00 Orario estivo (aprile-ottobre): 9:00 - 13:00 e 14:30 - 18:00.

L’ingresso è gratuito, ma è richiesto un comportamento rispettoso: silenzio, abbigliamento adeguato (spalle e ginocchia coperte), divieto di foto all’interno della chiesa durante le funzioni.

Il Monastero e l’Antica Farmacia sono aperti con orari simili. Puoi consultare il sito ufficiale Camaldoli.it per informazioni sempre aggiornate e per conoscere gli orari delle funzioni liturgiche, che puoi seguire anche se non sei monaco.

Orari liturgici del Sacro Eremo

GiornoOrari
Domenica06:00 Mattutino; 07:30 Lodi; 11:00 Eucarestia; 18:00 Vespri; 20:30 Compieta
Lunedì07:30 Lodi; 12:00 Ora Media; 19:00 Vespri; 20.30 Compieta
Martedì-venerdì06:00 Mattutino; 07:30 Lodi; 12:00 Ora media; 19:00 Vespri; 20:30 Compieta
Sabato06:00 Mattutino; 07:30 Lodi; 19:00 Vespri; 20.30 Compieta
Feste06:00 Mattutino; 07:30 Lodi; 11:30 Eucarestia; 18:00 Vespri; 20.30 Compieta

Escursioni e percorsi nella foresta

Il punto di partenza della route è right next to a parking lot. Moderate hike. Good fitness required. Mostly accessible paths. Sure-footedness required.

Il percorso attraversa un’area protetta. È necessario verificare le regolamentazioni locali del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna.

La foresta offre itinerari con diversi livelli di difficoltà. La scelta del percorso deve tenere conto della preparazione fisica, della stabilità del terreno e delle condizioni meteorologiche.

Escursione 22 km A-R dal Passo della Calla della Campigna all'Eramo di Camaldoli 27 08 2023

La presenza camaldolese in Tanzania

La nostra giovane e piccola presenza in Tanzania vive nel Monastero “San Romualdo” nella regione di Iringa a Mafinga. Il Monastero è stato fondato nel 2010, quando è stata dedicata anche la Chiesa.

Attualmente risiedono nel Monastero “San Romualdo” di Mafinga due monaci insieme a diversi giovani che stanno vivendo un periodo di discernimento vocazionale e di formazione. Altri giovani sono già in Italia per il noviziato e la formazione.

La conservazione dell’ex Eremo di Astapiana

L’Eremo Camaldolese è situato a circa 400 metri sul livello del mare, nella contrada di Astapiana, in uno dei più popolosi casali compresi nel territorio di Vico Equense, caratterizzato da una continuità di insediamento fin dall’epoca romana.

Il Monastero venne fondato in questo luogo probabilmente per la sua lontananza dal centro abitato, ma in special modo perchè il terreno fu liberamente donato, senza alcuna condizione, da tal Zaffarano o Zafferano.

Nel 1607 conclusa la costruzione, l’eremo fu eretto in priorato. Le dodici cellette disposte simmetricamente in duplice fila, avevano ognuna un piccolo giardino, di cui ogni monaco aveva cura.

Oggetto di intervento è la porzione, originariamente destinata ad Infermeria, della Grande Foresteria dell’ex Eremo Camaldolese di Vico Equense in località Astapiana, fondato nel 1604.

Con Decreto del 23/11/1987, ai sensi della Legge 1° giugno 1939 n. 1089 sulla tutela delle cose di interesse artistico o storico, il bene è stato dichiarato di interesse particolarmente importante.

Il corpo di fabbrica dell’Hospitio ha subito nel tempo infiltrazioni di acqua piovana provenienti dalla mancata tenuta del tetto. Le infiltrazioni sono determinate dallo scorrimento dei coppi delle falde, che hanno imbibito l’intonaco delle volte il cui intradosso presenta uno stato generale di grave degrado dello strato di intonaco.

I pianciti maiolicati inesorabilmente non si sottraggono alla progressiva aggressione degli agenti di degrado dell’ambiente in cui sono inseriti. I danni di natura antropica, come l’usura dovuta al calpestio, amplificano l’inesorabile il processo di invecchiamento.

I pavimenti ottocenteschi dell’Hospitio di Astapiana manifestano lievi danni da consunzione derivanti dal calpestio, che ha progressivamente assottigliato lo strato decorato smaltato fino a scoprire, prevalentemente lungo i bordi e negli spigoli, il supporto fittile.

Tali lacune, tuttavia non incidono sulla lettura della trama ritmica e regolare delle varie partiture ornamentali, pertanto si è optato, in fase di progetto, per il non intervento, ritenendo che gli interventi di prevenzione e di manutenzione possano limitare l’incidenza del deterioramento sui manufatti.

Obiettivo progettuale è la riqualificazione del bene per conseguirne un maggior livello di sicurezza e di fruibilità e garantirne la conservazione della sua consistenza fisica, delle parti di pregio e degli elementi che hanno contribuito a leggere tale manufatto come un unicum all’interno del patrimonio architettonico storico a noi trasmesso.

Il primo progetto interviene sulle strutture dell’edificio, rispondendo ad un’esigenza di prioritaria sicurezza strutturale e alla necessità di collegare i due livelli dell’edificio.

L’esplorazione progettuale ha risposto alla necessità di collegare direttamente i due livelli dell’edificio, introducendo una scala in acciaio corten. Al fine ulteriore di consentire la visita dell’antica cisterna posta al piano inferiore dell’Infermeria dell’Eremo, è stata prevista una passerella in acciaio sospesa che permette di “attraversarla”, collegandone le estremità e guidando il visitatore verso le parti esterne dell’edificio dove erano le celle dei monaci camaldolesi.

L’introduzione della passarella e della scala disegnano un nuovo tessuto connettivo che permetterà un miglioramento sensibile della fruizione degli ambienti interni dell’edificio e, di questo, con le sue parti esterne.

Il progetto prevede il consolidamento dell’intonaco con prodotti a base di calce ed il rifacimento degli impianti tecnologici, ormai obsoleti.

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