Divina Liturgia patriarcale: il significato della celebrazione ecumenica a Istanbul

Il 30 novembre, festa liturgica dell’Apostolo sant’Andrea, Papa Leone XIV ha partecipato alla Divina Liturgia celebrata dal Patriarca ecumenico Bartolomeo nella Chiesa Patriarcale di San Giorgio a Istanbul. La celebrazione ha rappresentato un momento centrale del cammino verso l’unità dei cristiani e si è conclusa con una benedizione ecumenica impartita congiuntamente dai due leader.

Nel suo discorso, Leone XIV ha ribadito che la ricerca della piena comunione tra tutti i battezzati nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo è «una delle priorità della Chiesa cattolica», nel rispetto delle legittime differenze. Bartolomeo ha definito l’unità cristiana «non un lusso», ma «l’ultima preghiera di nostro Signore Gesù Cristo e la condizione essenziale della missione della Chiesa».

Divina Liturgia nella Cattedrale San Giorgio Istanbul

La celebrazione nella festa di sant’Andrea

Questa mattina - domenica 30 novembre, I del Tempo di Avvento e festa liturgica dell’Apostolo sant’Andrea - papa Leone XIV ha partecipato alla Divina Liturgia nella Chiesa Patriarcale di San Giorgio a Istanbul, al termine della quale, il Vescovo di Roma ha pronunciato un Discorso, in cui ha ringraziato: il Patriarca Bartolomeo I, le Beatitudini, i Fratelli nell’Episcopato, i Membri del Santo Sinodo del Patriarcato Ecumenico, i fedeli presenti.

Come aveva fatto durante tutta la visita in Turchia, Papa Leone XIV ha dedicato l’ultima mattina nel Paese a rilanciare con forza l’impegno della Chiesa cattolica nel cammino verso l’unità dei cristiani. Il gesto più significativo è stato la sua presenza alla Divina Liturgia celebrata dal Patriarca ecumenico Bartolomeo di Costantinopoli il 30 novembre, nella festa di sant’Andrea, patrono del Patriarcato.

I canti solenni che intervallano il rito e la fiamma delle candele, luce di Cristo e simbolo di fede, dettano i tempi della Divina Liturgia ortodossa immersa nella penombra della Chiesa Patriarcale di San Giorgio al Fanar, nel giorno delle celebrazioni di Sant’Andrea Apostolo, patrono della Chiesa di Costantinopoli.

Il Papa assiste alla celebrazione, alla presenza di circa 400 persone, presieduta dl Patriarca Bartolomeo I, con il quale alla fine della cerimonia impartisce la benedizione ecumenica congiunta.

San Pietro e San Andrea erano fratelli e furono i primi dei 12 apostoli ad essere chiamati da Gesù. Per decenni, papi e patriarchi hanno inviato delegazioni alle celebrazioni delle feste patronali di ciascuno. La celebrazione della festa di San Pietro e San Paolo da parte del Vaticano il 29 giugno e la celebrazione della festa di Sant’Andrea da parte del patriarcato il 30 novembre.

La Chiesa Patriarcale di San Giorgio e la benedizione ecumenica

Dopo la liturgia, il Papa e il Patriarca si sono recati su un balcone della Cattedrale Patriarcale di San Giorgio, dove hanno benedetto insieme il popolo lì riunito. Al termine della Divina Liturgia nella chiesa patriarcale di San Giorgio, il Papa e Bartolomeo, nella memoria liturgica di sant’Andrea, hanno impartito la benedizione ecumenica.

Si sono affacciati insieme dal balcone del Phanar, la residenza del Patriarcato a Istanbul. Un gesto altamente simbolico, nel luogo consueto dell’incontro tra i successori di Pietro e di Andrea. Segno dei progressi del cammino ecumenico fatto non solo del dialogo teologico, ma anche di gesti concreti di fratellanza.

Come il pranzo che il Papa e Bartolomeo consumeranno insieme oggi nella sede del patriarcato. Poi la partenza per il Libano, seconda tappa del primo viaggio apostolico di Papa Leone XIV.

La benedizione comune ha dato una forma visibile alla volontà di proseguire il dialogo tra la Chiesa cattolica e il Patriarcato ecumenico. Il gesto ha collegato la memoria liturgica di sant’Andrea, patrono della Chiesa di Costantinopoli, con la memoria di san Pietro, patrono della Chiesa di Roma.

Il significato della Divina Liturgia patriarcale

La Divina Liturgia celebrata nella Chiesa Patriarcale di San Giorgio è stata presieduta dal Patriarca ecumenico Bartolomeo, mentre Papa Leone XIV ha partecipato alla celebrazione e ha pronunciato il discorso al termine del rito.

Una della particolarità della Divina Liturgia in rito bizantino è che viene cantata per intero. Durante la liturgia del pomeriggio le varie parti sono state cantate in diverse lingue tra cui greco, slavo ecclesiastico, ucraino, romeno, ungherese, inglese.

La celebrazione ha espresso la ricchezza della tradizione liturgica orientale e, nello stesso tempo, la comune fede cristiana professata attraverso il Credo Niceno-Costantinopolitano. Il rito ha quindi unito la solennità della festa patronale, la preghiera comune e il messaggio ecumenico.

Il cammino di riconciliazione tra cattolici e ortodossi

Durante la liturgia del 30 novembre nella Cattedrale patriarcale di San Giorgio, Papa Leone ha ricordato che da 60 anni cattolici e ortodossi percorrono «un cammino di riconciliazione, di pace e di crescente comunione» nella prospettiva dell’unità dei cristiani.

Il Papa torna all’abbraccio di Gerusalemme, del 1964, tra Papa Montini e l’allora Patriarca ecumenico che segnò l’avvio della riconciliazione tra cattolici e ortodossi dopo secoli di scisma. Un abbraccio con il quale si volle cancellare “dalla memoria della Chiesa” ciò che aveva condotto alle scomuniche del 1504.

Ispirati da questa consapevolezza, sessant’anni fa Papa Paolo VI e il Patriarca Atenagora dichiararono solennemente che le decisioni infelici e i tristi eventi che portarono alle reciproche scomuniche del 1054 dovevano essere cancellati dalla memoria della Chiesa.

Questo gesto storico dei nostri venerati Predecessori aprì un cammino di riconciliazione, di pace e di crescente comunione tra cattolici e ortodossi, che è cresciuto anche grazie ai contatti frequenti, agli incontri fraterni e a un fecondo dialogo teologico.

Ci sono stati molti malintesi e persino conflitti tra cristiani di Chiese diverse in passato, e ci sono ancora ostacoli che ci impediscono di essere in piena comunione, ma non dobbiamo tornare indietro nell’impegno per l’unità e non possiamo smettere di considerarci fratelli e sorelle in Cristo e di amarci come tali.

La piena comunione nel rispetto delle differenze

Secondo il Pontefice, relazioni sempre più cordiali nascono da «contatti frequenti, agli incontri fraterni e a un fecondo dialogo teologico». E oggi, ha aggiunto, «siamo interpellati a impegnarci maggiormente verso il ripristino della piena comunione».

Le espressioni del Pontefice benedicono e incoraggiano le vie del dialogo e della comunione: «Alla luce di questo cammino già intrapreso, molti sono stati i passi compiuti anche a livello ecclesiologico e canonico e, oggi, siamo interpellati a impegnarci maggiormente verso il ripristino della piena comunione».

Nel suo saluto alla Divina Liturgia, Papa Leone ha ribadito che, «in continuità con quanto insegnato dal Concilio Vaticano II e dai miei predecessori», la ricerca della piena comunione tra i cristiani resta «una delle priorità della Chiesa cattolica».

Questo impegno guida ogni passo del cammino verso l’unità dei cristiani. Ha aggiunto che questa priorità riguarda direttamente anche il suo ministero come Vescovo di Roma.

Il ruolo specifico del Papa nella Chiesa universale, ha spiegato, consiste nel mettersi al servizio di tutti, costruendo e custodendo comunione e unità.

Da parte mia, desidero confermare che, in continuità con quanto insegnato dal Concilio Vaticano II e dai miei predecessori, perseguire la piena comunione tra tutti coloro che sono battezzati nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, nel rispetto delle legittime differenze, è una delle priorità della Chiesa cattolica e in modo particolare del mio Ministero di Vescovo di Roma, il cui ruolo specifico a livello di Chiesa universale consiste nell’essere al servizio di tutti per costruire e preservare la comunione e l’unità.

Il ruolo della Commissione mista internazionale

Papa Leone XIV ha poi sottolineato il lavoro svolto dalla Commissione mista internazionale per il Dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa.

A tal proposito, desidero esprimere la gratitudine dell’intera Chiesa cattolica e il profondo ringraziamento personale per il continuo sostegno di Sua Santità e del Patriarcato ecumenico al lavoro della Commissione mista internazionale per il Dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa.

Il Papa quindi si appella affinché questo sforzo non si fermi mai, affinché “tutte le Chiese ortodosse autocefale tornino a partecipare attivamente a tale impegno”.

Tuttavia, ha ricordato che le tensioni interne al mondo ortodosso hanno spinto alcune Chiese a sospendere la partecipazione. L’ultima sessione plenaria della Commissione si è svolta in Egitto nel 2023.

L’assenza più evidente è stata quella della Chiesa ortodossa russa. Essa ha interrotto i rapporti con il Patriarcato ecumenico nel 2018, dopo il riconoscimento dell’autonomia della Chiesa ortodossa ucraina.

Bartolomeo quindi, così come anche evidenziato da Leone XIV, rende merito al lavoro condotto dalla Commissione mista internazionale per il dialogo istituita da Papa Giovanni Paolo II e dal Patriarca ecumenico Dimitrios, il 30 novembre di 45 anni fa, che consente alle Chiese "in questo momento critico della storia, di affrontare le questioni spinose del passato per superarle e condurci verso il ripristino della piena comunione".

La fede comune del Credo Niceno

Il nostro pellegrinaggio nei luoghi dove si tenne il primo Concilio ecumenico nella storia della Chiesa, si conclude con questa solenne Divina Liturgia, nella quale abbiamo commemorato l’Apostolo Andrea che, secondo l’antica tradizione, portò il Vangelo in questa città.

La sua fede è la nostra: la stessa definita dai Concili ecumenici e professata oggi dalla Chiesa. Con i Capi delle Chiese e i Rappresentanti delle Comunità Cristiane Mondiali, durante la preghiera ecumenica lo abbiamo ricordato: la fede professata nel Credo Niceno-Costantinopolitano ci unisce in una comunione reale e ci permette di riconoscerci come fratelli e sorelle.

La celebrazione dell’anniversario del primo Concilio di Nicea, sottolinea ancora il Patriarca, "non può essere in alcun modo ridotto a interesse per un evento passato", rimane invece "il fondamento della nostra ricerca di unità dei cristiani oggi", una eredità attraverso la quale "i cristiani divisi si avvicineranno di più e raggiungeranno la loro tanto desiderata unità".

Il Patriarca greco-melchita Joseph Absi ha ringraziato tutti i presenti, ricordando il 1700.mo anniversario del Concilio Ecumenico di Nicea, che «ci ha donato - ha detto - il credo comune e l’unità della data pasquale, segni concreti della nostra unità nella fede».

Quest’ultima, «la cosa più preziosa che hanno i cristiani», che «non è solo un ideale spirituale» ma la «testimonianza viva e potente del Vangelo nel mondo».

Una comunione che non implica assorbimento o dominio

La giornata di Papa Leone era iniziata con una visita all’arcivescovo Sahak II Mashalian, Patriarca apostolico armeno di Costantinopoli, nella sua cattedrale a Istanbul.

Papa Leone ha collegato le celebrazioni del 1.700° anniversario del Concilio di Nicea alla professione di fede che pose le basi del Credo niceno. Secondo il Pontefice, queste celebrazioni confermano che «è da questa fede apostolica comune che dobbiamo attingere per recuperare l’unità che esisteva nei primi secoli tra la Chiesa di Roma e le antiche Chiese Orientali».

«Dobbiamo anche trarre ispirazione dall’esperienza della Chiesa nascente per ripristinare la piena comunione», ha aggiunto. E ha precisato «una comunione che non implica assorbimento o dominio, ma piuttosto uno scambio dei doni che le nostre Chiese hanno ricevuto dallo Spirito Santo per la gloria di Dio Padre e l’edificazione del corpo di Cristo».

La Divina Liturgia era stata preceduta dalla visita di papa Leone XIV alla Cattedrale Armena Apostolica, con il Saluto a Sua Beatitudine il Patriarca Armeno Sahak II.

In occasione del 1700° anniversario del primo Concilio ecumenico, la mia visita è naturalmente l’opportunità per celebrare il Credo Niceno. È da questa fede apostolica comune che dobbiamo attingere per recuperare l’unità che esisteva nei primi secoli tra la Chiesa di Roma e le antiche Chiese Orientali.

Dobbiamo anche trarre ispirazione dall’esperienza della Chiesa nascente per ripristinare la piena comunione, una comunione che non implica assorbimento o dominio, ma piuttosto uno scambio dei doni che le nostre Chiese hanno ricevuto dallo Spirito Santo per la gloria di Dio Padre e l’edificazione del corpo di Cristo (cfr Ef 4,12).

Auspico che la Commissione mista internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa Cattolica e le Chiese Ortodosse Orientali possa riprendere prontamente il suo fecondo lavoro, alla ricerca di un modello di piena comunione “insieme, naturalmente”, come auspicava Papa Giovanni Paolo II nella sua Enciclica Ut unum sint (n. 95).

La risposta comune alle guerre e alla violenza

Nella sua omelia, il Patriarca Bartolomeo ha confermato l’impegno della Chiesa ortodossa per l’unità dei cristiani. Ha anche chiesto uno sforzo comune dei cristiani per difendere l’ambiente e per fermare le guerre.

“L’unità cristiana non è un lusso, ma l’’ultima preghiera di nostro Signore Gesù Cristo e la condizione essenziale della missione della Chiesa”.

L’unità dei cristiani, ha proseguito il patriarca, “è un imperativo, in particolare nei nostri tempi tumultuosi in cui il mondo è piagato da guerre, violenze e ogni genere di discriminazione. Mentre è pervaso dal desiderio di dominio, dalla ricerca del profitto e dallo sfruttamento senza freni delle risorse naturali”.

Di fronte a tanta sofferenza, l’intera creazione che sta gemendo si attende un messaggio unificato di speranza dei cristiani che condannino senza ambiguità la guerra e la violenza, difendendo la dignità umana e il rispetto e la cura del creato.

“Non possiamo essere complici dello spargimento di sangue in Ucraina e in altre parti del mondo. Né rimanere in silenzio di fronte ai cristiani che fuggono dalla culla cristianità, né possiamo essere indifferenti alle ingiustizie sofferte dai più piccoli dei nostri fratelli”, il monito di Bartolomeo.

Il Patriarca Bartolomeo ha chiesto di non rimanere in silenzio «di fronte all’esodo dei cristiani dalla culla del cristianesimo», cioè dalla Terra Santa.

I cristiani come costruttori di pace

Per rimanere fedeli alla volontà del Signore di prenderci cura non solo dei nostri fratelli e sorelle nella fede, ma di tutta l’umanità e dell’intero creato. Le nostre Chiese sono chiamate a rispondere insieme agli appelli che lo Spirito Santo rivolge loro oggi.

“In questo tempo di sanguinosi conflitti e violenze in luoghi vicini e lontani, i cattolici e gli ortodossi sono chiamati ad essere costruttori di pace”.

“Si tratta certamente di agire e di porre delle scelte e dei segni che edificano la pace, ma senza dimenticare che essa non è solo il frutto di un impegno umano, bensì è dono di Dio”, l’indicazione di rotta.

“Perciò, la pace si chiede con la preghiera, con la penitenza, con la contemplazione, con quella relazione viva col Signore che ci aiuta a discernere parole, gesti e azioni da intraprendere, perché siano veramente a servizio della pace”.

I cristiani, indica il Papa, devono rispondere insieme alle sfide e alle sollecitazioni poste dall’umanità e dal creato, facendosi “costruttori di pace” in un tempo caratterizzato da “sanguinosi conflitti e violenze in luoghi vicini e lontani”.

La pace non è “solo il frutto di un impegno umano, bensì è dono di Dio” e per questo va chiesta “con la preghiera, con la penitenza, con la contemplazione, con quella relazione viva col Signore che ci aiuta a discernere parole, gesti e azioni da intraprendere, perché siano veramente a servizio della pace”.

La custodia del creato

Un’altra sfida che le nostre Chiese devono affrontare è la minacciosa crisi ecologica che, come Sua Santità ha spesso ricordato, richiede un’autentica conversione spirituale per cambiare direzione e salvaguardare il creato.

Cattolici e ortodossi siamo chiamati a collaborare per promuovere una nuova mentalità in cui tutti si sentano custodi del creato che Dio ci ha affidato.

La collaborazione tra cristiani, in quanto custodi del Creato, prosegue Leone XIV, deve affrontare anche la crisi ecologica che stringe il mondo e per la quale occorre “un’autentica conversione spirituale per cambiare direzione e salvaguardare il creato”.

“Non possiamo ignorare il problema dell’inquinamento dei rifiuti e dei cambiamenti climatici: dobbiamo agire come operatori di pace e custodi della creazione”.

Le nuove tecnologie e il bene comune

Una terza sfida che vorrei menzionare è l’uso delle nuove tecnologie, specialmente nel campo della comunicazione.

Consapevoli degli enormi vantaggi che esse possono offrire all’umanità, cattolici e ortodossi devono operare insieme per promuoverne un uso responsabile al servizio dello sviluppo integrale delle persone, e un’accessibilità universale, perché tali benefici non siano solo riservati a un piccolo numero di persone e a interessi di pochi privilegiati.

Il comune impegno delle Chiese dovrà far sì che insieme si possa anche affrontare “l’uso delle nuove tecnologie, specialmente nel campo della comunicazione”, affinché se ne promuova un uso responsabile “al servizio dello sviluppo integrale delle persone”, e per far sì che a tutti sia data la possibilità di accedervi, “perché tali benefici non siano solo riservati a un piccolo numero di persone e a interessi di pochi privilegiati”.

Nel rispondere a queste sfide, sono fiducioso che tutti i cristiani, i membri di altre tradizioni religiose e molte donne e uomini di buona volontà possano cooperare in armonia e lavorare al bene comune.

Il messaggio del Patriarca Bartolomeo

A tornare con il pensiero alla Gerusalemme di 60 anni fa è anche Bartolomeo I che, nella sua omelia, ricorda l’abbraccio di Paolo VI e Atenagora come la "primavera spirituale" che seguì all’"inverno delle divisoni", cercando di superare "le divergenze del passato".

Il Patriarca, nell’esprimere la gioia e la gratitudine di poter accogliere il Papa, sottolinea i vincoli di fratellanza che legano le due Chiese e che impongono di lavorare assieme per "proclamare la buona novella salla salvezza al mondo".

Bartolomeo indica quindi come la visita del Papa, lo scambio delle delegazioni in occasione delle rispettive feste patronali, ogni 29 giugno, memoria liturgica dei Santi Pietro e Paolo, e ogni 30 novembre, in occasione delle celebrazioni di Sant’Andrea Apostolo, sono il simbolo del "concreto e personale impegno profondo nella ricerca dell’unità dei cristiani" nonché l'espressione della "sincera aspirazione al ripristino della piena comunione ecclesiale".

L’unità dei cristiani "non è un lusso", conclude il Patriarca, ma un "imperativo" poiché dai cristiani ci si aspetta "un messaggio unificato di speranza", che sia di condanna verso la guerra e la violenza e di difesa verso la dignità umana e il creato.

I cristiani, è l'invocazione del Patriarca, non possono essere complici "nello spargimento di sangue che avviene in Ucraina e in altre parti del mondo, né tacere dinanzi all’esodo di cristiani dalla culla del cristianesimo", ma devono "agire come operatori di pace, mostrarci come coloro che hanno fame e sete di giustizia e comportarci come buoni amministratori del creato".

La presenza del Patriarca Bartolomeo durante la visita

Il Patriarca Bartolomeo era stato presente alla maggior parte degli eventi dell’itinerario di Papa Leone in Turchia. Tra questi, l’incontro ad Ankara del 27 novembre con il presidente Recep Tayyip Erdogan e con rappresentanti del governo e della società civile.

Il Patriarca ha anche ospitato la commemorazione del 1.700° anniversario del Concilio di Nicea il 28 novembre. Il giorno dopo ha partecipato alla Messa di Papa Leone per le comunità cattoliche del Paese.

Nel suo ultimo giorno di viaggio apostolico in Türkiye, prima di partire alla volta del Libano, il Papa presenzia alla Divina Liturgia, presieduta dal Patriarca Bartolomeo I.

Leone XIV invoca l’impegno delle Chiese affinché si prosegua senza sosta nel cammino di riconciliazione, nonostante l’esistenza di ostacoli. Il Pontefice loda il lavoro della Commissione mista internazionale per il Dialogo teologico tra cattolici e ortodossi, ai quali chiede di farsi “costruttori di pace”.

La visita alla comunità armena

Durante la visita alla comunità armena, Papa Leone ha reso omaggio «coraggiosa testimonianza cristiana del popolo armeno nel corso dei secoli, spesso in circostanze tragiche».

Non è stato più esplicito sulla questione politicamente delicata di quello che molti chiamano il ‘genocidio armeno’. Ciò avvenne quando circa 1,5 milioni di armeni furono uccisi dai turchi ottomani tra il 1915 e il 1918.

Mardik Evadian, un imprenditore locale presente durante la visita del Papa, ha dichiarato ai giornalisti che per gli armeni in Turchia “non è importante” che il Papa usi la parola “genocidio”.

Gli armeni sanno cosa è successo e ricordano i loro cari che sono stati uccisi, ha detto, «ma viviamo in questo Paese; forse in passato ci sono stati pogrom (massacri), ma ora sono tempi di pace».

La Divina Liturgia nelle Chiese orientali cattoliche

Il 14 maggio 2025 il patriarca della Chiesa greco-cattolica melchita Joseph Absi ha presieduto a San Pietro la Divina liturgia secondo la tradizione costantinopolitana.

Cinque tradizioni orientali, 7 riti e 24 Chiese sui iuris che sono in piena comunione con il Papa e la Chiesa di Roma pur avendo delle proprie tradizioni liturgiche, teologiche, spirituali e canoniche.

È questo il variegato panorama delle Chiese Orientali che in questi giorni hanno portato a Roma per il loro Giubileo il ricco tesoro dei loro riti, celebrati nelle Basiliche papali, alla presenza dei rispettivi capi di Chiese.

Fra loro anche il rito bizantino al centro della celebrazione del pomeriggio, 14 maggio, nella Basilica di San Pietro, con la Divina Liturgia presieduta dal Patriarca della Chiesa greco-cattolica melchita Joseph Absi e concelebrata con altri capi di Chiese, tra i quali - Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, Arcivescovo Maggiore della Chiesa Greco-Cattolica Ucraina.

Alla celebrazione Eucaristica hanno preso parte: Sua Ecc. Mons. Hryhoriy Komar, Amministratore Apostolico dell’Esarcato, Sua Ecc. Mons. Dionisio Lachovicz, vescovo-emerito, Rev. P. Teodosio R. Hren, OSBM, Protosincello, i rappresentanti della curia e i sacerdoti dei diversi comunità ucraine.

Tradizione bizantina, comunione e varietà

L’omelia è stata tenuta dal capo della Chiesa greco-cattolica ucraina l’arcivescovo maggiore Sviatoslav Shevchuk, che ha menzionato l’udienza di stamattina con Leone XIV in Aula Paolo VI, in occasione del Giubileo delle Chiese Orientali.

«Ci siamo sentiti abbracciati dal Santo Padre, consolati nelle nostre sofferenze e angosce odierne, apprezzati nelle nostre tradizioni cristiane antiche e incoraggiati nella nostra missione evangelizzatrice che svolgiamo nel mondo contemporaneo», ha sottolineato l’arcivescovo maggiore.

Ribadendo le parole del Papa, Sua Beatitudine Sviatoslav ha notato che i fedeli delle Chiese Cattoliche Orientali vivono oggi quasi tutti «una dolosa e tragica esperienza di guerra».

«Ci sembra - ha osservato - di compiere la nostra vocazione di vivere da cristiani proprio sulla soglia tra la vita e la morte. Ma scopriamo ogni giorno dentro di noi, come il frutto della nostra nascita dall’acqua e lo Spirito nei Santi Misteri della Chiesa, un germe misterioso della vita immortale».

Un germe di vita eterna che, ha indicato l’arcivescovo maggiore, «è l’oggetto della nostra speranza» e che, secondo San Basilio, «si svilupperà all’interno dei nostri cuori e aspetta solo la sua piena realizzazione».

Nella fede in Dio Padre, nella speranza annunciata nel suo Figlio e nell’amore rigenerante dello Spirito Santo c’è, ha affermato ancora il capo della Chiesa greco-cattolica ucraina, «il segreto della nostra misteriosa capacità di rinascere dopo ogni grande tribolazione e persecuzione, capacità di essere annunciatori della santità della vita nel regno odierno della morte».

E come ricordato più volte in questo inizio di pontificato da Leone XIV, «possiamo annunciare dalla cattedra più alta del mondo a tutti popoli: ”Pace a voi”!».

Anche il cardinale Claudio Gugerotti, prefetto del Dicastero per le Chiese Orientali, ha portato il suo saluto, ricordando alla fine della cerimonia che «la Chiesa è una perché è varia» e «non è una perché è uniforme.

Ed è in questa varietà e nel rispetto dei diritti di questa varietà - ha sottolineato - che noi vogliamo compiere quanto il Santo Padre ci ha affidato come Dicastero, di sostenere, difendere, proteggere le Chiese orientali sia nei loro territori, sia laddove sono stati portati dalla violenza delle guerre, delle sopraffazioni e delle persecuzioni».

La Divina Liturgia patriarcale nella tradizione ortodossa russa

Il 1 febbraio 2014 Sua Santità il Patriarca di Mosca e di tutta la Rus’ Kirill ha celebrato la Divina Liturgia nella Cattedrale di Cristo Salvatore nel giorno del quinto anniversario della sua intronizzazione.

Hanno concelebrato con il Primate della Chiesa ortodossa russa: il metropolita Juvenalij di Krutitsy e Kolomna, il metropolita Vladimir di Chisinau e di tutta la Moldavia, il metropolita Alexandr di Astana e Kazakhstan, il metropolita Vikentij di Tashkent e Uzbekistan, il metropolita Varsonofy di Saransk e Mordovia, cancelliere del Patriarcato di Mosca, il metropolita Pavel di Minsk e Slutsk, esarca patriarcale di tutta la Bielorussia, il metropolita Hilarion di Volokolamsk, presidente del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne del Patriarcato di Mosca, il metropolita Hilarion di New York e America orientale, primo gerarca della Chiesa russa all'estero, il metropolita Antony di Boryspil e Brovary, amministratore delegato della Chiesa ortodossa ucraina, e numerosi altri vescovi della Chiesa ortodossa russa.

Si sono uniti a Sua Santità anche i rappresentanti delle Chiese ortodosse locali presso il Patriarca di Mosca e di tutta la Rus’: il metropolita Afanasij di Kirinia (Chiesa ortodossa di Alessandria), l’arcivescovo Nifon di Filippopoli (Chiesa ortodossa di Antiochia), il vescovo Antony di Moravich (Chiesa ortodossa serba ), l’archimandrita Stefan (Dispirakis) (Chiesa ortodossa di Gerusalemme), l’archimandrita Feoktist (Dimitrov) (Chiesa ortodossa bulgara).

Inoltre hanno concelebrato: lo skhiarchimandrita Ilija (Nozdrin), l’arciprete Vladimir Divakov, segretario del Patriarca di Mosca e di tutta la Russia a Mosca, l'arciprete Vsevolod Chaplin, presidente del Dipartimento sinodale per i rapporti tra Chiesa e Società, l’archimandrita Tikhon (Shevkunov), segretario esecutivo del Consiglio Patriarcale per la cultura, l'arciprete Dimitrij Smirnov, l’arciprete Mikhail Rjazantsev, sacrestano della Cattedrale di Cristo Salvatore, l’arciprete Aleksandr Ganaba, segretario della diocesi regionale di Mosca , l'arciprete Sergei Privalov, presidente facente funzione del Dipartimento sinodale per i rapporti con le Forze armate e le Forze dell'ordine, l’arciprete Nikolaj Balashov e l’archimandrita Filaret (Bulekov), vicepresidenti del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne, l’arciprete Aleksandr Ageikin, rettore della Cattedrale dell'Epifania a Mosca, i vicari dei monasteri stavropigiali, il clero di Mosca.

Lo svolgimento della celebrazione a Mosca

Il Primate della Chiesa ortodossa russa ha celebrato il servizio con i paramenti dell’intronizzazione. Durante le preghiere sono state rivolte petizioni speciali in onore di Sua Santità il Patriarca di Mosca e di tutta la Rus’ Kirill.

Nel corso della Liturgia hanno cantato il coro della Cattedrale di Cristo Salvatore (diretto da Ilya Tolkachev) e il coro sinodale di Mosca (diretto dall’artista onorato della Russia Alexej Puzakov).

Al Piccolo Ingresso, il Primate della Chiesa ortodossa russa ha elevato al rango di metropolita l’arcivescovo Arsenij di Istra, primo vicario di Sua Santità il Patriarca a Mosca, per il servizio a beneficio della diocesi della città di Mosca.

Il vescovo Serafim (Domnin) di Penza, che è anche capo della metropolia di Penza , è stato elevato al rango di metropolita.

In considerazione dell’assiduo lavoro svolto, sono stati elevati al rango di arcivescovi: il rettore dell’Accademia Teologica di San Pietroburgo, vescovo Amvrosij di Peterhof, il vescovo Feofilakt di Piatigorsky e Circassia, il vescovo Tikhon di Yuzhno-Sakhalinsk e Kurili, il vescovo Zinovij di Elista e Kalmucchia e il vescovo Savvatij di Ulan-Ude e Buryatia.

Il discorso prima della Comunione è stato tenuto dall'arciprete Boris Levshenko, chierico della chiesa di San Nicola in Kuznetsk a Mosca. Al termine della Liturgia è stato tenuto un moleben.

Il metropolita Juvenalij di Krutitsy e Kolomna ha letto la preghiera di ringraziamento. Poi il metropolita Juvenalij ha letto un messaggio di congratulazioni per Sua Santità il Patriarca a nome dei membri del Sacro Sinodo della Chiesa ortodossa russa, ha poi presentato a Sua Santità un paraman con una particella della croce di San Sergio di Radonež e l'icona della Madre di Dio «Santa».

Il messaggio del Patriarca Kirill

Il Primate della Chiesa russa si è rivolto ai fedeli con la parola primaziale. L’inviato presidenziale della Federazione Russa nel Distretto Federale Centrale A.D. Beglov ha rivolto le congratulazioni a Sua Santità il Patriarca a nome del Presidente della Federazione Russa V.V. Putin.

«Apprezzo l'opportunità di intrattenere rapporti amichevoli, tranquilli, realistici con il Governo - ha detto, in particolare, Sua Santità il Patriarca Kirill. - E attraverso questo dialogo, la missione spirituale e morale della Chiesa oggi è realizzata in progetti comuni concreti, nella formazione e nel campo del lavoro pastorale con le persone che hanno bisogno di sostegno, come bambini, disabili, malati, detenuti, militari».

«La Chiesa e lo Stato mantengono una certa autonomia tra loro, che si chiama nel linguaggio giuridico separazione tra Stato e Chiesa. Ma il nostro popolo e la Chiesa non sono separati l’uno dall’altra», ha detto il Patriarca.

«Noi rispettiamo i rappresentanti delle altre religioni tradizionali della Russia, con i quali siamo in costante dialogo, - ha proseguito Sua Santità il Patriarca Kirill. - Quando si tratta di rappresentare gli interessi della Chiesa ortodossa russa di fronte allo Stato, non dimentico gli interessi dei nostri fratelli e sorelle che credono in Dio, che sono in rapporti di amicizia con la Chiesa ortodossa russa, i cui antenati hanno vissuto per migliaia di anni su questa terra. Oggi sono essi stessi cittadini della Russia, così come noi ortodossi».

«Sono profondamente convinto che la pace interreligiosa, il dialogo tra la Chiesa e lo Stato sono una condizione essenziale per il successo nel percorso della Russia come stato multinazionale, che copre una vasta distesa geografica. Che il Signore rivolga la Sua misericordia sul nostro Stato Russo per molti anni», ha detto il Primate della Chiesa Russa.

Riconoscimenti e partecipazione alla celebrazione

Poi Sua Santità il Patriarca Kirill ha consegnato i premi della Chiesa. In considerazione dello zelo pastorale e in connessione con il 50° anniversario della nascita, il vescovo Iov di Kashira, amministratore delle Parrocchie Patriarcali in Canada, è stato insignito dell'ordine di San Serafino di Sarov, II grado.

In considerazione dello zelo pastorale e in connessione con il 55° compleanno, al metropolita Aristarkh di Kemerovo e Prokopyevsk è stato presentato un diploma patriarcale.

«Ho ancora un certo numero di premi da assegnare, tra cui quelli ai nostri vescovi ucraini, ma per motivi ben noti, non tutti potevano essere qui oggi con noi. In tempi migliori darò questi premi, con un ringraziamento speciale ai nostri vescovi in Ucraina per il lavoro che oggi svolgono nella Chiesa, cercando di conciliare un popolo diviso, preservare la sua unità, rafforzare la spiritualità affinché nessuna circostanza politica rovini la grande tradizione che risale al principe Vladimir e che è realizzata attraverso le opere e gli sforzi della nostra Chiesa», ha detto Sua Santità.

«Ancora una volta, miei cari, mi congratulo di cuore con tutti voi e vi ringrazio. Una speciale parola di gratitudine rivolgo ai rappresentanti delle organizzazioni pubbliche e giovanili, che, come mi è stato comunicato, oggi sono fuori della chiesa con cartelli, nonostante il freddo, esprimendo il loro sostegno al Patriarca. Apprezzo molto la vostra capacità di difendere gli interessi della Chiesa. Grazie per il sostegno e l’incoraggiamento e rivolgo la benedizione di Dio su di voi», ha concluso il Patriarca di Mosca e di tutta la Rus’ Kirill.

Secondo i dati del Ministero degli interni, erano presenti nella Cattedrale di Cristo Salvatore e vicino alle sua mura all’esterno del tempio circa quattromila persone, giunte per congratularsi con il Primate e pregare con lui, come anche numerosi rappresentanti di varie organizzazioni sociali, tra cui le organizzazioni giovanili ortodossi e i membri della diaspora ortodossa.

HIGHLIGHTS Istanbul, Türkiye, Patriarchal Church of Saint George, Divine Liturgy, Nov 30, 2025

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