Il dipinto del Sacro Cuore in via Marsala: storia e opere della Basilica di Castro Pretorio

Il dipinto del Sacro Cuore in via Marsala si trova nella Basilica del Sacro Cuore di Gesù a Castro Pretorio, accanto alla Stazione Termini. L’opera è collocata sull’altare maggiore, nel presbiterio, e rappresenta il Sacro Cuore di Gesù secondo l’iconografia legata alla terza visione di santa Margherita Maria Alacoque.

La tela è inserita in un imponente altare formato da quattro colonne di marmo con capitelli corinzi dorati, sormontato da un timpano triangolare con la colomba dello Spirito Santo. Gli elementi architettonici dell’altare provengono dalla basilica di San Francesco a Siena, mentre la mensa e i gradini furono realizzati a Roma su disegno di Francesco Vespignani.

Dipinto del Sacro Cuore altare maggiore

Dove si trova il dipinto del Sacro Cuore

La Basilica del Sacro Cuore di Gesù è situata in Via Marsala 42, a fianco della Stazione Termini, e occupa l’area dove un tempo sorgevano i giardini di Villa Peretti-Montalto. La basilica del Sacro Cuore di Gesù è una chiesa di Roma, nel rione Castro Pretorio, in via Marsala, nelle vicinanze della Stazione Termini.

La sua posizione nei pressi di Termini ne fa un punto visibile e riconoscibile per chi arriva in città, con la statua dorata sul campanile che si staglia nell’orizzonte come simbolo di benedizione per residenti e viaggiatori. La Basilica del Sacro Cuore di Gesù al Castro Pretorio è un esempio di architettura neorinascimentale legata a vicende storiche segnate da crisi e rinascite.

La storia della basilica e della dedicazione al Sacro Cuore

Papa Pio IX aveva fatto acquistare un terreno sulla strada allora denominata Via di Porta San Lorenzo, l’odierna via Marsala, con l’intenzione di farvi edificare una chiesa da dedicare a san Giuseppe “Patrono della Chiesa universale”. Papa Pio IX acquistò a proprie spese il terreno lungo la Via di Porta San Lorenzo, con l’intenzione di farvi edificare una chiesa da dedicare a San Giuseppe, che l’8 dicembre 1870 era stato dichiarato dal pontefice “Patrono della Chiesa universale”.

In quegli anni però si va affermando, soprattutto in Francia e in Italia, un forte movimento di devozione al Sacro Cuore di Gesù. Il popolo di Dio, dinanzi ad una società sempre più ostile alla Chiesa, cercò protezione nella devozione al Sacro Cuore di Gesù e da tutto il mondo cattolico si chiedeva al Santo Padre la costruzione di un tempio dedicato al Sacro Cuore, proprio a Roma.

Pio IX modifica il suo progetto e accetta che il nuovo tempio sia dedicato al Sacro Cuore. Pio IX decise di cambiare il suo progetto iniziale e dedicò l’erigenda chiesa al Sacro Cuore di Gesù.

I lavori per la costruzione della chiesa iniziarono nel 1870 per volontà di Papa Pio IX ma gli eventi di quell’anno, ovvero la fine dello Stato Pontificio e l’annessione di Roma al Regno d’Italia, ne bloccarono il proseguimento. La costruzione della chiesa si ferma già allo stadio delle fondamenta, per mancanza di fondi e per disorganizzazione interna.

Don Bosco e il completamento dell’edificio

Il nuovo pontefice Leone XIII è affranto per l’insuccesso: il cardinale Alimonda gli suggerisce allora di incaricare dell’impresa don Bosco, di cui sono ben note al Papa l’intraprendenza e l’incondizionata obbedienza. «C’è un solo uomo capace di portarla a termine» gli disse il cardinale Alimonda. «Chi?» «Don Bosco».

Il 5 aprile 1880 Leone XIII incarica don Bosco di assumere la responsabilità del progetto, specificando di non avere fondi da affidargli: il sacerdote piemontese accetta, ponendo quale unica condizione la possibilità di ampliare il cantiere per affiancare alla costruenda chiesa “un grande ospizio, dove insieme possano essere accolti in convitto, e avviati alle scuole e alle arti e mestieri, tanti poveri giovani, che abbondano, specialmente in quel quartiere”. Per questa ragione venne acquistato un terreno limitrofo di 5500 metri quadrati.

Fu solo grazie all’intervento di san Giovanni Bosco, su invito del pontefice, che la costruzione poté riprendere definitivamente nel 1880, grazie alla sua sacrificata fatica di raccogliere offerte in Europa e far convergere risorse per il completamento dell’edificio. L’edificazione della chiesa costa enormi fatiche e sacrifici all’anziano don Bosco, ma procede con sorprendente speditezza.

In più occasioni i fondi a disposizione si prosciugano, ma don Bosco ordina di non interrompere i lavori: in quei momenti giungono nei modi più inaspettati donazioni che coprono i debiti e consentono la continuazione del progetto. Fu grazie all’interessamento ed alle pressioni esercitate da S.Giovanni Bosco se nel 1879 i lavori furono ripresi ad opera dell’architetto Francesco Vespignani e quindi, per riconoscenza, Papa Leone XIII affidò la nuova chiesa a don Bosco ed all’ordine da lui fondato, i Salesiani.

Il 20 aprile 1887, don Bosco compie il suo ultimo viaggio da Torino a Roma: incontra nuovamente papa Leone, che lo elogia per l’impresa compiuta e lo rincuora con affetto. Il 13 maggio 1887, i lavori della chiesa furono ultimati e Don Bosco offriva a Leone XIII il bellissimo Tempio del Sacro Cuore, come l’opera della devozione e dell’affetto che tutta la realtà salesiana nutriva per la Cattedra di Pietro.

La consacrazione avvenne il 14 maggio 1887, suggellando la fine della prima fase costruttiva. Il 14 maggio 1887 la Chiesa del Sacro Cuore al Castro Pretorio viene solennemente consacrata.

La Messa di Don Bosco all’altare di Maria Ausiliatrice

Il 16 maggio 1887 don Bosco stesso celebra Messa all’altare di Maria Ausiliatrice: sarà la sua unica celebrazione nella chiesa del Sacro Cuore. Il 16 maggio, l’anziano sacerdote celebrò la sua unica messa all’altare di Santa Maria Ausiliatrice, durante la Santa Messa per più di 15 volte ruppe in lacrime.

Don Bosco, il 16 maggio 1887, vi celebrò la Messa, l’unica celebrata nel tempio: si interruppe molte volte con un pianto a dirotto. Tornato in sacrestia disse al segretario di aver capito quello che nel sogno di nove anni gli aveva detto la Madonna: “A suo tempo tutto comprenderai”.

La Vergine in quel Santo Sacrificio gli concesse la grazia di comprendere come tutta la sua vita era stata un olocausto gradito a Dio per la salvezza delle anime dei ragazzi a lui affidati. Don Bosco, a nove anni, infatti, aveva fatto un sogno, dove aveva intravisto la sua missione di portare i ragazzi a Gesù, e la Vergine gli aveva promesso: «A suo tempo, tutto comprenderai».

Il dipinto del Sacro Cuore sull’altare maggiore

Il presbiterio è occupato dall’imponente altare maggiore dove è collocata l’immagine del Sacro Cuore, una tela del pittore Franz van Rohden. Al centro, in un riquadro di marmi preziosi, la tela con l’immagine del Sacro Cuore, ispirata alla terza visione di santa Maria Margherita Alacoque.

Il quadro presenta Cristo che manifesta il proprio cuore come segno dell’amore divino per l’umanità. La tela è collocata al centro di una struttura monumentale, nella quale l’uso di marmi policromi, colonne, capitelli dorati e decorazioni architettoniche sottolinea la centralità liturgica e teologica dell’immagine.

Gli elementi in elevato dell’altare, le colonne che sostengono la trabeazione ed il timpano, sono seicenteschi e provengono dalla chiesa senese di San Francesco, acquistati da don Bosco in persona. La mensa con i gradini è opera romana, certamente eseguita su disegno del Vespignani, che impiegò i marmi più belli, come i diversi tipi di alabastro, il giallo di Siena, il verde antico ed il pavonazzetto.

Il prezioso tabernacolo è realizzato con marmi rari ed inserti in lapislazzuli, malachite e sardonica. Gli ornati marmorei provengono dalla basilica di San Francesco a Siena.

Il significato del Sacro Cuore nella decorazione della basilica

La dedicazione al Sacro Cuore di Gesù si traduce in pratiche devozionali specifiche: la festa liturgica del Sacro Cuore, celebrata il venerdì successivo alla ottava di Corpus Domini, viene vissuta con solennità nella basilica, con novene, celebrazioni eucaristiche, adorazione eucaristica e processione.

La pietà popolare attorno al Sacro Cuore - diffusa soprattutto dal XIX secolo con l’approvazione della devozione da parte di Pio IX e Leone XIII - trova in questo luogo un punto di riferimento a Roma, attirando fedeli per preghiere di riparazione, affidamento e ringraziamento.

Nel soffitto, Virginio Monti ha dipinto 4 episodi che illustrano la misericordia di Dio: Gesù e la Samaritana, Gesù tra i fanciulli, Gesù e l’adultera, il figliol prodigo. Al centro abbiamo il Sacro Cuore, opera in legno dorato di Andrea Bevilacqua.

Nel soffitto, Annunciazione e Natività ad opera di Virginio Monti e al centro il primo stemma della Congregazione Salesiana, voluto da don Bosco. Sulle pareti del transetto sono dipinti 8 apostoli con i 4 evangelisti.

Affreschi della cupola Sacro Cuore

La cupola e il Trionfo del Sacro Cuore

Il vasto presbiterio è sormontato da una cupola con occhio centrale e lanternino. Alla base della cupola, tra questa e i pennacchi, si legge su una fascia azzurra con caratteri dorati la scritta: “Ibi cunctis diebus oculi mei et cor meum” (“Qui tutti i giorni i miei occhi e il mio cuore”).

La parola “cor” sovrasta l’altare maggiore per accentuare la centralità del Sacro Cuore. Gli affreschi della cupola sono il capolavoro di Virginio Monti e si riferiscono al trionfo del Sacro Cuore.

Al centro campeggia, su un trono di luce, la figura del Redentore che mostra alla confidente santa Maria Margherita Alacoque, anch’essa in gloria, il suo cuore pieno d’amore. Accanto, in atto di umile adorazione, la beata Caterina da Racconigi, cui Gesù diede prove del suo umile amore.

Da una parte e dall’altra di questo gruppo centrale, angeli recanti simboli della passione e inneggianti su cetre d’oro al cuore di Gesù. Via via poi, nel resto della fascia affrescata san Francesco di Sales, santa Margherita, santa Teresa, san Bernardo, sant’Agostino, san Francesco d’Assisi, santa Gertrude, san Bernardino da Siena, san Luigi Gonzaga e schiere di beati adoranti.

Nei quattro pennacchi della cupola, Cesare Caroselli affrescò Davide e i profeti maggiori. Nelle pareti, sopra gli archi sorretti da 8 colonne monolitiche di granito di Baveno, Cesare Caroselli ha dipinto 12 profeti.

L’architettura della Basilica del Sacro Cuore

L’architetto incaricato fu Francesco Vespignani, già “Architetto dei Sacri Palazzi” sotto Leone XIII, che portò a termine il progetto. La facciata si presenta in stile neorinascimentale, con linee sobrie e proporzioni equilibrate, tipiche della ripresa rinascimentale nell’architettura ecclesiastica tardo-ottocentesca.

Il materiale utilizzato è il travertino di Tivoli. La parte inferiore è divisa in tre scomparti corrispondenti ai tre portali d’ingresso, realizzati dai falegnami di Valdocco, mentre nella parte superiore vi è un unico settore “mosso” da una elegante trifora.

La parte più alta termina con un timpano triangolare ai cui lati sono posti due angeli di Angelo Benzoni che guardano la croce. Al centro si trova lo stemma di Leone XIII. Sul ripiano a sinistra è posta la statua di sant’Agostino, a destra la statua di san Francesco di Sales.

I tre portali sono sormontati da tre lunette con mosaici, che raffigurano al centro il Sacro Cuore, a sinistra san Giuseppe e a destra san Francesco di Sales. La facciata della basilica, di gusto neo-rinascimentale, è caratterizzata dal contrasto tra il bianco travertino e il rosso mattone.

L’ordine superiore, interamente rivestito in travertino, presenta, alle estremità, due statue di S.Agostino e di S.Francesco di Sales, mentre la parte centrale è costituita da tre ampi finestroni centinati, sormontati da un timpano con la croce e da due statue di angeli in preghiera.

Il campanile e la statua del Redentore

Il campanile, concepito nel progetto originale di Vespignani, rimase incompleto fino al 1931, quando fu posta in cima l’imponente statua dorata del Sacro Cuore benedicente, donata dagli ex allievi salesiani in Argentina.

Nel 1929, don Bosco fu dichiarato beato da papa Pio XI. Per l’occasione, gli ex allievi argentini vollero regalare una grande statua del Sacro Cuore in segno di riconoscenza per le missioni salesiane in Argentina.

La statua, alta 6,50 metri e del peso di 16 quintali, è di rame sbalzato e cesellato a mano e dorato a foglie di oro zecchino. La statua, malamente restaurata negli ultimi anni del secolo XX, è stata “ridorata” nel 2008.

La basilica è affiancata da un imponente campanile, dalle forme neo-rinascimentali ed anch’esso interamente rivestito in travertino, con una cella campanaria, dalle eleganti trifore, contenente cinque campane.

La struttura interna e le opere d’arte

L’interno si presenta a tre navate, divise da colonne di granito, con transetto e cupola. L’interno della Basilica è pari, per solennità e decoro, all’esterno.

L’interno si articola secondo una pianta a croce latina con tre navate, separate da otto colonne e due pilastri di granito grigio che reggono archi a tutto sesto, e comprendente transetto e cupola centrale. La navata centrale e le navate laterali sono coperte da soffitto a cassettoni, con lacunari decorati nel registro centrale.

Le proporzioni interne sono armoniose: la larghezza della navata centrale di circa 14 metri e la lunghezza di 70 metri creano un effetto di ampiezza solenne, mentre le colonne in granito, dalle venature marcate, conferiscono un carattere di solida maestosità.

La cupola centrale, visibile dall’interno con i suoi affreschi e lacunari, richiama la luce naturale attraverso finestre alla base e conferisce verticalità allo spazio liturgico. La navata centrale ed il transetto sono coperti da un soffitto a cassettoni con i lacunari decorati con scene evangeliche, dipinte nel 1887 dal pittore Virginio Monti, lo stemma della Società Salesiana e l’immagine, a mezzo busto, del Sacro Cuore di Gesù.

Nelle cappelle laterali si conservano dipinti del pittore romano Andrea Cherubini, che ha realizzato scene devozionali in sintonia con la dedicazione al Sacro Cuore. Oltre ai dipinti di Andrea Cherubini, la basilica conserva varie opere d’arte sacra: statue lignee o in marmo che raffigurano la Vergine, i Santi patroni della Congregazione Salesiana e figure carismatiche come san Giovanni Bosco.

L’altare di San Giuseppe e il dipinto di Giuseppe Rollini

L’altare dedicato a San Giuseppe, in omaggio all’originario desiderio di Papa Pio IX, si trova sul lato destro del transetto. In origine si trovava nel Coro e veniva utilizzato per le celebrazioni parrocchiali che si svolgevano nel Coro poiché il corpo centrale era ancora in costruzione.

Don Bosco volle questo altare per ricordare che la chiesa, nei progetti di Pio IX, doveva essere dedicata a san Giuseppe. A realizzare la pala d’altare fu Giuseppe Rollini, un artista cresciuto tra i ragazzi dell’oratorio di Valdocco.

Ammiriamo la splendida tela che presenta in alto un angelo recante tra le mani un cartiglio con la scritta: “Ite ad Joseph”, ricorda l’episodio biblico in cui il Faraone invita il popolo ad andare da Giuseppe per essere sfamato (cf. Gn 41, 55).

La Vergine Maria con le mani incrociate sul petto rimane accanto al suo sposo Giuseppe, che sorregge il Bambino Gesù e stringe nella sinistra un corto bastone fiorito, segno di autorità e di purezza. Gesù regge nella destra il globo del mondo, Egli è il Signore dell’Universo!

Eppure, con tanta tenerezza il Bimbo si aggrappa alla fibbia del mantello di Giuseppe, che in realtà è un piviale, il paramento liturgico usato dal sacerdote per impartire la Benedizione Eucaristica. In primo piano, un angelo si inginocchia maestoso, mentre porge il modellino della Basilica di San Pietro alla benedizione del santo Patriarca.

Solo Gesù Bambino volge lo sguardo verso l’osservatore per invitarlo a ricorrere in ogni necessità al suo caro Padre putativo. San Giuseppe ha accanto la Vergine Maria, Gesù Bambino in braccio e, con la mano destra distesa, protegge la basilica di San Pietro, offerta da un angelo genuflesso.

Altare di San Giuseppe pala Rollini

L’altare di Maria Ausiliatrice

Fu donato dal principe Torlonia, sindaco di Roma, che lo fece trasportare dalla sua Villa sulla Nomentana. È composto da due colonne di marmo con capitelli corinzi sormontate da un timpano spezzato con il monogramma di Maria Ausiliatrice al centro.

La tela è opera di Giuseppe Rollini, come risulta dalla firma e dalla data apposte nell’angolo in basso a destra. Il pittore ricevette suggerimenti da don Bosco sulle modalità d’impostazione del quadro.

Maria Ausiliatrice è raffigurata con il diadema di regina sul capo, con la destra stringe uno scettro e con la sinistra sostiene il Divin Figlio, anch’egli incoronato. L’altare è legato alla memoria della celebrazione compiuta da don Bosco il 16 maggio 1887.

Le Camerette di Don Bosco

Uno dei luoghi di grande valore storico e devozionale è costituito dalle “Camerette di Don Bosco” sul retro della basilica, ambiente dove san Giovanni Bosco soggiornò in occasione della consacrazione della Basilica. Il Santo vi alloggiò dal 30 aprile al 18 maggio 1887.

Lo spazio era suddiviso in due stanze separate da una parete, oggi abbattuta per consentire l’ampliamento in funzione di una cappella per la preghiera personale o dei gruppi. La prima stanza veniva utilizzata da Don Bosco come studio per il ricevimento di quanti desideravano incontrarlo.

La stanza attigua era attrezzata come camera da letto, con l’aggiunta di un altare ad armadio per la celebrazione privata della Messa da parte del Santo, ormai molto affaticato e in condizioni precarie di salute. Originariamente due stanze separate - studio e camera da letto con altare portatile -, furono poi unite per ospitare pellegrini e gruppi in preghiera, costituendo luogo di memoria viva della presenza del fondatore dei Salesiani.

Qui Don Bosco ha operato due prodigiosi interventi, che contribuirono a confermare la fama di “santo”, ancora vivente: liberò totalmente dalla sordità un seminarista, che vedeva compromessa la sua vocazione da questo difetto fisico e guarì, sull’istante, una signora che da molti anni aveva un braccio paralizzato.

Per avvicinare ancora meglio il visitatore alla presenza viva di Don Bosco, che l’ambiente continua a evocare con forza, è stata allestita una grande vetrina contenente molteplici oggetti utilizzati dal Santo mentre si trovava a Roma. Nella vetrina è anche conservata una preziosa reliquia, costituita da un batuffolo di cotone imbevuto del sangue di Don Bosco, ormai in fin di vita.

Camerette di Don Bosco reliquie

Il ruolo della basilica nella presenza salesiana a Roma

La chiesa e gli edifici annessi sono di proprietà dei Salesiani, che ne hanno fatto uno dei loro centri più importanti di Roma. Nell’edificio accanto alla chiesa soggiornò il fondatore, san Giovanni Bosco, dal 1881 al 1884, come ricorda una lapide commemorativa.

La basilica e gli edifici annessi sono di proprietà della Congregazione Salesiana, che ne ha fatto uno dei centri nevralgici per la propria presenza romana: fin dal soggiorno di don Bosco, l’edificio accanto alla chiesa ospitava la casa dei Salesiani e successivamente divenne sede di scuole, oratori, e servizi per i giovani.

Oggi la struttura accoglie, oltre alle attività liturgiche, un significativo lavoro rivolto a migranti e giovani in difficoltà. Dal 2017, il complesso è anche la Sede Centrale del governo della Congregazione Salesiana.

Riconoscimenti ecclesiastici

La chiesa è sede della parrocchia del Sacro Cuore di Gesù a Castro Pretorio, istituita il 2 febbraio 1879 con il decreto vicariale Postremis hisce temporibus. L’11 febbraio 1921, papa Benedetto XV l’ha elevata alla dignità di basilica minore, con la lettera apostolica Pia societas.

La basilica, fin dalle sue origini, ha assunto una funzione parrocchiale. Papa Paolo VI ha infine istituito, il 5 febbraio 1965, il titolo cardinalizio del Sacro Cuore di Gesù a Castro Pretorio.

Il titolo cardinalizio rafforza il legame della basilica con la Curia papale, contribuendo a mantenere viva l’attenzione sull’importanza del culto al Sacro Cuore e sulla spiritualità salesiana.

Il contesto storico di via Marsala

Nella zona dove sorge l’odierna Basilica del Sacro Cuore esistevano nell’antichità due complessi monumentali dell’epoca imperiale: il Castro Pretorio e le Terme di Diocleziano. Il primo - Castra Praetoria - era la grandiosa caserma delle guardie imperiali, costruita nel 21-23 d.C. dal prefetto Elio Seiano, il potente ministro dell’imperatore Tiberio.

Miglior fortuna ebbe il complesso monumentale delle Terme, costruite tra il 298 e il 306 d.C. dall’imperatore Diocleziano, noto per la feroce persecuzione contro i cristiani. Bisogna arrivare fino al 1860 per trovare un avvenimento di decisiva importanza per tutta la zona: la deliberazione del governo Pontificio di Pio IX di costruirvi una stazione ferroviaria.

La stazione fu inaugurata nel 1863 come Stazione Centrale delle Ferrovie Romane e, per la vicinanza con le antiche Terme di Diocleziano, diventerà nota con il nome attuale di Stazione Termini. Questo avvenimento sconvolse la vita tranquilla e agreste della zona. Le ville scomparvero e sorse una nuova area urbana.

Negli anni successivi il quartiere Esquilino, che si stava sviluppando intorno alla stazione Termini, divenne il ritrovo di avventurieri, ambulanti e migranti in cerca di lavoro. La presenza della basilica, affidata ai Salesiani, si inserì quindi in un quartiere in rapida trasformazione sociale e urbanistica.

Visita e valore culturale

La combinazione di elementi artistici, architettonici e storici - dalle colonne di granito alle decorazioni pittoriche, dalla celebre statua sul campanile alle Camerette di don Bosco - rende questo luogo una meta di pellegrinaggio spirituale e culturale.

La sua collocazione nei pressi della Stazione Termini lo rende un segno di accoglienza per chi giunge a Roma, mentre le attività pastorali rivolte ai giovani continuano a incarnare lo spirito di san Giovanni Bosco: un cuore aperto al servizio, alla formazione e alla spiritualità incarnata.

La Basilica si può visitare fisicamente, ma anche virtualmente. Per una visita virtuale guidata gli ambienti comprendono la facciata, il campanile, la navata centrale, il transetto, l’altare maggiore, il presbiterio, la cupola, il coro Don Bosco, le navate laterali, il battistero, la sacrestia e le “Camerette” di Don Bosco.

Per il Giubileo del 2025, alla Basilica del Sacro Cuore di Gesù gli è stato conferito il privilegio dell’indulgenza plenare, come a tutte le altre chiese dell’Iter Europaeum. La Basilica del Sacro Cuore di Gesù è stata “adottata” da Lussemburgo.

tags: #dipinto #sacro #cuore #a #via #marsala