Da Nazareth a Betlemme: il viaggio di Maria e Giuseppe

Il viaggio da Nazareth a Betlemme fu un percorso di oltre 150 chilometri affrontato da Maria e Giuseppe quando Maria era quasi al termine della gravidanza. Secondo il Vangelo di Luca, la coppia dovette raggiungere la città di Davide per il censimento ordinato dall’imperatore Augusto, realizzando così anche la profezia del profeta Michea su Betlemme.

“E tu, Betlemme di Efrata, così piccola per essere fra i capoluoghi di Giuda, da te mi uscirà colui che deve essere il dominatore in Israele; le sue origini sono dall’antichità, dai giorni più remoti”, scrive il profeta Michea (5, 1). Anche se Giuseppe, discendente del re Davide, era originario del piccolo villaggio della Giudea, lui e Maria vivevano a Nazareth, nel nord della Galilea, quando Maria rimase incinta di Gesù, secondo quanto narra il Vangelo di Luca.

Perché Maria e Giuseppe partirono da Nazareth

Quando Maria era quasi al termine della sua gravidanza, l’imperatore Augusto ordinò un grande censimento che obbligava tutti a dirigersi al proprio villaggio d’origine. “Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme” (Lc 2,4).

Scrive l’evangelista Luca: “Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. Anche Giuseppe che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide , chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa , che era incinta”.

Il viaggio aveva dunque una ragione amministrativa precisa: Giuseppe doveva registrarsi nella città d’origine della propria famiglia. La tradizione evangelica collega però questo spostamento anche alla nascita di Gesù a Betlemme e alla profezia dell’Antico Testamento.

Distanza, durata e difficoltà del viaggio

Un viaggio di 156 chilometri che ha rappresentato un’autentica prova per la coppia in un’epoca in cui le strade non erano asfaltate - anche se in buona parte dell’Impero romano lo erano - e l’unico mezzo di trasporto disponibile era l’asino o il cammello.

A questo andava aggiunto il fatto che Giuseppe, secondo alcune tradizioni, non era forse molto giovane, e che Maria era quasi al nono mese di gravidanza. Probabilmente hanno anche dormito per tre o quattro notti all’addiaccio o in qualche locanda.

Elemento del viaggioInformazione
Distanza156 chilometri
Condizione di MariaQuasi al nono mese di gravidanza
StradeNon asfaltate, anche se in buona parte dell’Impero romano lo erano
Mezzi disponibiliAsino o cammello
Pernottamenti probabiliTre o quattro notti all’addiaccio o in qualche locanda
ArrivoUna stalla in cui rifugiarsi

I Vangeli canonici non dicono nulla sul mezzo di trasporto impiegato dalla coppia, ma possiamo supporre che disponessero di un asino per portare il cibo. Un viaggio estenuante, alla fine del quale i coniugi non hanno trovato altro che una stalla in cui rifugiarsi.

La celebrazione del Natale dovrebbe quindi ricordarci il coraggio e la dedizione di questa coppia esemplare.

Maria e Giuseppe in viaggio verso Betlemme

La posizione di Betlemme

Betlemme è situata a 7 chilometri a sud di Gerusalemme, ma a 750 metri sul livello del mare. Anche se era la città del re Davide e la matriarca Rachele, seconda moglie di Giacobbe, era sepolta lì, era considerata una cittadina secondaria.

La strada montuosa era però attraversata da molte carovane che andavano da Gerusalemme in Egitto. La posizione della città la rendeva quindi collegata con itinerari frequentati, nonostante Betlemme fosse considerata un centro di minore importanza rispetto a Gerusalemme.

Quale strada potevano aver percorso

Sebbene nessuno possa sapere con certezza quale percorso abbiano preso Maria e Giuseppe, è probabile che abbiano seguito un percorso che si snodava a sud attraverso Nablus e Gerusalemme.

Quale via può aver percorso dalla Galilea verso Betlemme di Giuda, Giuseppe, della casa di Davide e la sua giovanissima sposa prossima al parto, allorché l’editto di Augusto ordinò il censimento delle genti di Palestina?

A venire in “soccorso” di Castellani è stato Pietro Kaswalder, eminente studioso di geografia biblica, recentemente scomparso, che ha tracciato una ipotesi di lavoro: “Più che la Valle del Giordano, che si estendeva lungo la parte orientale della Palestina alla sinistra del fiume, o della romana Via Maris, tra la piana dello Sharon e la costa del Mediterraneo, plausibile è apparso il percorso della cosiddetta Via Centrale o della Montagna che nella tradizione dei primi pellegrini cristiani , ma non solo, era chiamata Strada della Fede o anche Via dei Patriarchi”.

La Via Centrale o della Montagna rappresentava quindi una possibile direttrice attraverso l’interno della Palestina, distinta sia dal percorso lungo la Valle del Giordano sia dalla Via Maris, che seguiva la fascia occidentale verso la costa mediterranea.

Da Nazareth verso sud

Il percorso della natività inizia nel centro di Nazareth, dove l’imponente Chiesa dell’Annunciazione veglia sui vicoli del mercato della Città Vecchia. Il sito si trova dove i cristiani credono che un angelo sia apparso a Maria, dicendole che avrebbe dato alla luce il figlio di Dio.

Il punto di partenza non poteva essere, ovviamente, che il villaggio di Nazareth. Dopo una indagine accurata sui locali reperti archeologici custoditi nella Basilica della Annunciazione, sugli scavi della cosiddetta Casa di Giuseppe fino alla più recente scoperta archeologica sulla presunta Casa di Gesù, ci si può spostare lungo la valle di Esdrelon, percorrendola in gran parte.

La periferia di Nazareth porta oggi all’autostrada sud. Quella che ora è un’autostrada anonima conduce al confine tra Israele e la Cisgiordania, con le auto che rallentano a passo d’uomo mentre si avvicinano al posto di blocco militare di Al Jalama.

Al di là delle mura della chiesa si trova una vivace città che ora ospita quasi 78.000 persone, in maggioranza arabo-israeliane, molte delle quali si identificano come cittadini palestinesi di Israele.

La valle di Esdrelon e i luoghi della memoria biblica

Qui si può toccare il villaggio di Taanich, che conserva il ricordo della biblica Deborah, giungendo successivamente a Jenin, l’antica Betulia nota per l’episodio di Giuditta ed Oloferne.

Da qui si può proseguire a Dotan, località non lontana da Jenin, per rivivere sul crinale di un piccolo tell apparentemente anonimo il racconto dell’Antico Testamento di Giuseppe venduto dai fratelli.

I viaggiatori che due millenni fa avessero preso la strada più breve a sud di Nazareth, sarebbero passati attraverso Tirzah, una città nominata nella Bibbia. Si crede che un villaggio palestinese che si arrampica su una collina, Far’ah, si trovi nella stessa posizione.

Mentre la strada da Al Jalama conduce direttamente alla città di Jenin, il paesaggio circostante è costellato di villaggi e fattorie. In un punto sul ciglio della strada si stagliano alcune montagne russe, parte di un resort hotel, mentre oltre una famiglia palestinese partecipa alla raccolta tardiva delle olive.

Jenin, Nablus e la Samaria

Sarà quindi la volta di Samaria/Sebaste in cui missioni archeologiche italiane, francesi ed israeliane stanno cercando di portare alla luce il passato di questa città attraverso una attività scavo e conservazione dei reperti fino ad ora rinvenuti.

E poi la mitica Nablus, l’antica Neapolis della famiglia Flavia, e il rinnovarsi del ricordo di Giuseppe figura legata a tante storie della Bibbia e del Corano.

Famosa tra i turisti per il suo delizioso knafeh da dessert, Nablus è nota ai pellegrini per i suoi importanti siti religiosi. Tra questi la tomba del patriarca biblico Giuseppe, sacra a cristiani, ebrei, musulmani e samaritani, che negli ultimi anni ha visto scontri tra palestinesi e israeliani.

A Nablus non mancherà una indagine sul sito di Tel Balata uno dei più importanti della Cisgiordania tra i biblici monti Ebal e Garizin e, se possibile, un contatto con la antichissima comunità Samaritana.

Accanto al vicino ingresso di Balata, il più grande campo profughi della Cisgiordania, una chiesa ortodossa isolata dietro alte mura segna il sito del pozzo di Giacobbe. La vicina Shiloh, la città di Giosué e dell’Arca dell’Alleanza, propone uno dei luoghi più emozionanti del mondo ebraico e della sua fede millenaria, già attivo, prima della costruzione del Santuario di Gerusalemme.

Mappa della Palestina in epoca erodiana

Bethel, Ramallah e Tell en Nasbeh

Tappa obbligata è l’altopiano sassoso di Bethel dove, secondo tradizione, Abramo piantò le sue tende ed eresse un altare e Giacobbe uno dei tre padri del popolo ebraico, ebbe il misterioso sogno su una discendenza destinata a diffondersi “come polvere della terra” (Gn 28,14).

Pochi chilometri ed ecco la attuale capitale dello stato palestinese, la moderna Ramallah e la vicina Tell en Nasbeh con il ricordo del profeta Samuele e la testimonianza dei risultati delle missioni archeologiche statunitensi che hanno portato alla luce una imponente raccolta di documenti dal calcolitico all’età del ferro fino alle indagini accurate operate verso la metà del secolo scorso dal francescano padre Bagatti.

Il passaggio attraverso Gerusalemme

Infine ecco una Gerusalemme insolita, quasi nascosta: la valle della Geenna, le mitiche piscine di Salomone, l’eccezionale testimonianza delle preziose lamine di Ketef Hinom, oggi conservate all’Israel Museum.

Una certificazione incisa con caratteri paleo ebraici e scritta attorno al 600 prima di Cristo, conferma della fondatezza e della esistenza del testo biblico quattrocento anni prima della scoperta dei rotoli nelle grotte di Qumram nel Mar Morto.

Prima di raggiungere il muro di separazione ai margini di Betlemme, la coppia avrebbe dovuto attraversare ulteriori posti di blocco per passare attraverso Gerusalemme.

Israele occupò la Cisgiordania, Gerusalemme Est e le alture del Golan nella guerra arabo-israeliana del 1967. Da allora Israele ha attuato un regime di permessi in Cisgiordania, che determina quali palestinesi hanno il diritto di lasciare il territorio.

Chiunque prenda la strada oggi, passerebbe attraverso le aree A, B e C, categorie date a diverse parti della Cisgiordania che determinano se sono sotto il controllo israeliano o palestinese.

L’ultimo tratto verso Betlemme

Il muro dell’apartheid è stato costruito da Israele nei primi anni 2000, sulla scia della seconda Intifada. Per raggiungere Betlemme a piedi, i viaggiatori devono attraversare un checkpoint con tornelli ad altezza d’uomo.

Dall’altro lato, i tassisti aspettano mentre i venditori vendono frutta e verdura. L’ultima tappa del viaggio passa lungo il muro ricoperto di graffiti politici, tra cui un asino il cui documento d’identità viene controllato da un soldato israeliano.

Se Maria e Giuseppe viaggiassero oggi lungo la Route 60, che si snoda attraverso la Cisgiordania, vedrebbero cartelloni pubblicitari in lingua ebraica che pubblicizzano case nuove di zecca per israeliani.

Intorno a Nablus e in tutta la Cisgiordania, gli insediamenti ospitano circa 500.000 israeliani. La loro costruzione è considerata illegale secondo il diritto internazionale, un’accusa che Israele nega.

La sosta di Kathisma

Con il sito di Kathisma, sul crinale dell’ultima collina alla periferia di Gerusalemme, che fa riferimento ad una sosta richiesta da Maria ormai prossima al parto e la documentazione di ciò che resta, a detta degli archeologici israeliani, di una chiesa che doveva essere addirittura più bella e maestosa di quella del Santo Sepolcro costruita al tempo di Costantino, l’itinerario si conclude nell’ormai vicina Betlemme.

Il sito di Kathisma conserva il ricordo di una sosta attribuita a Maria durante l’ultimo tratto del viaggio, quando la nascita di Gesù era ormai imminente.

L’arrivo a Betlemme e la grotta della Natività

Arrivati nel cuore storico di Betlemme, gli albergatori si mettono in fila per accogliere i pellegrini. I negozi espongono sculture religiose in legno d’ulivo, mentre un albero di Natale risplende accanto alla Chiesa della Natività.

Il viaggio di Maria e Giuseppe si conclude a pochi metri di distanza, attraverso una piccola apertura nel muro della chiesa, nella grotta dove i fedeli credono sia nato Gesù.

La grotta della Natività a Betlemme è oggi il luogo in cui i pellegrini ricordano la nascita di Gesù. Una donna si fa il segno della croce nella grotta all’interno della chiesa della Natività di Betlemme.

“E anche qui sarà l’archeologia ad aiutarci per dare spessore storico ad un evento ed a una sua localizzazione tuttora dibattuta. Dietro solitarie pietre di vallate deserte, dietro eventi ancestrali che soltanto la toponomastica di villaggi sperduti o addirittura scomparsi è ancora in grado di richiamare - conclude Castellani -, cercherò di offrire lo spaccato di un mondo che di lì a poco si sarebbe aperto al cristianesimo prima che secoli di storia, di sovrapposizioni o di leggende nascondessero in parte l’immagine autentica di una terra che i piedi di Gesù, di lì a poco avrebbero cominciato a percorrere.

Per rivivere idealmente quel lontano cammino che mi condurrà verso quella debole luce che appena rischiara una grotta dove ogni giorno sostano in preghiera migliaia di fedeli”.

Grotta della Natività a Betlemme

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