Commento al Vangelo di Giovanni 3,7: nascere dall’alto nello Spirito

«Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall’alto». Nel colloquio con Nicodemo, Gesù presenta la rinascita come un passaggio necessario della storia salvifica, non come un comando che l’uomo possa eseguire con le proprie forze.

Rinascere dall’alto significa ricevere una vita nuova dall’intervento misericordioso di Dio: il punto di partenza del rinnovamento personale e sociale non deve essere cercato nella capacità dell’uomo ma nella potenza di Dio. Non basta la buona volontà e neppure l’intelligenza.

Il testo del Vangelo

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 3,7-15)

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall’alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito». Gli replicò Nicodèmo: «Come può accadere questo?». Gli rispose Gesù: «Tu sei maestro di Israele e non conosci queste cose? In verità, in verità io ti dico: noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo ciò che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza. Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo? Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna».

Gesù e Nicodemo nel dialogo notturno

Il contesto: Gesù e Nicodemo

Il vangelo di oggi riporta una conversazione tra Gesù e Nicodemo. Nicodemo aveva sentito parlare delle cose che Gesù faceva, e ne rimase colpito.

Vi era tra i farisei un uomo di nome Nicodèmo, uno dei capi dei Giudei. Costui andò da Gesù, di notte, e gli disse: "Rabbì, sappiamo che sei venuto da Dio come maestro; nessuno infatti può compiere questi segni che tu compi, se Dio non è con lui".

Nicodemo era un membro del Sinedrio al potere in quel periodo ed era tra quelli che erano rimasti colpiti dai segni compiuti da Gesù (Giovanni 2:23). Era religioso (fra i farisei), istruito (Nicodemo è un nome greco), d’influenza (un capo) e tanto coscienzioso da avvicinarsi a Gesù di notte.

Forse Nicodemo decise di muoversi di notte a causa della propria timidezza, o forse perché voleva un dialogo con Gesù senza interruzioni. In ogni caso, il suo incontro con Gesù rappresenta la ricerca di una verità che non può essere ridotta alle conoscenze già possedute.

Pensava di conoscere le cose di Dio. Viveva con un libretto del passato in mano per vedere se concordava con la novità annunciata da Gesù.

«Dovete nascere dall’alto»

Il colloquio tra Gesù e Nicodemo offre una parola che, a buon diritto, possiamo ritenere come la porta d’ingresso dell’esperienza di fede: “dovete nascere dall’alto”.

L’espressione greca tradotta con dall’alto può significare anche di nuovo, come intende Nicodèmo. In greco, la stessa parola significa di nuovo e dall’alto.

Essenzialmente, il significato è avere una nuova vita. Un termine teologico alternativo a questo è rigenerazione.

Non si tratta semplicemente di una riforma morale o religiosa, bensì è ricevere nuova vita. La riforma morale o religiosa non è sufficiente; bisogna essere nato di nuovo.

Non mi sembra la traduzione più adatta perché quel “dovete” fa pensare ad un comando, in greco invece abbiamo il verbo deî che significa: “è necessario”; e fa riferimento ad un passaggio obbligato della storia salvifica.

D’altra parte non può essere un comando perché l’uomo non è in grado di rinascere con le proprie forze. Rinascere dall’alto significa che il punto di partenza del rinnovamento personale e sociale non deve essere cercato nella capacità dell’uomo ma nella potenza di Dio.

Il Vangelo si oppone con fermezza a quella coscienza prometeica che accompagna ogni stagione della storia e sembra particolarmente presente nella nostra epoca. Il Vangelo riconosce e annuncia la straordinaria dignità dell’uomo ma, al tempo stesso, ricorda che tutto viene da Dio e tutto si realizza grazie a Lui.

Una nascita che l’uomo non può darsi da solo

Se Gesù avesse detto, “A meno che non siate lavati, non potete vedere il regno di Dio”, allora potremmo pensare: “Posso lavarmi da solo”. Un uomo potrebbe lavarsi certamente da solo, ma è assolutamente impossibile nascere da soli.

Un uomo può liberarsi di molti vizi, abbandonare molti dei desideri della propria carne e sbarazzarsi delle cattive abitudini, ma nessun uomo al mondo può con i propri sforzi fare in modo di nascere da Dio.

Gesù dichiarò con forza che l’uomo non ha bisogno di una riforma, bensì di una conversione radicale per mezzo dello Spirito di Dio. Ognuno di noi deve nascere d’acqua e di Spirito.

La pace del cuore non deriva dall’aver raggiunto la perfezione ma dall’aver scoperto la misericordia. Non ci scoraggiamo quando scopriamo i nostri limiti o quando gli altri si accorgono della nostra debolezza.

Al contrario, impariamo a ripartire subito con quella grazia che solo Dio può donare. È questa la grazia che oggi chiediamo.

Nicodemo e la difficoltà di comprendere

Gli disse Nicodèmo: "Come può nascere un uomo quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?".

La risposta di Nicodemo non era motivata dall’ignoranza, bensì partiva dal presupposto che Gesù alludesse ad una riforma morale. La sua domanda potrebbe essere intesa così: “Com’è possibile che una persona cambi le sue vecchie abitudini?”

Ad ogni modo, è chiaro che Nicodemo non avesse capito Gesù né la verità della nuova nascita. Nicodemo era confuso.

A volte noi siamo come Nicodemo: accettiamo solamente come qualcosa di nuovo ciò che va d’accordo con le nostre vecchie idee. Altre volte, ci lasciamo sorprendere dai fatti e non abbiamo paura di dire: "Sono nato/a di nuovo!"

Nella conversazione, Gesù disse che l'unico modo in cui Nicodemo poteva capire le cose di Dio era nascere di nuovo!

Acqua e Spirito

Gesù rispose: «In verità, in verità ti dico che se uno non è nato d’acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Ciò che è nato dalla carne è carne; ma ciò che è nato dallo Spirito è spirito.

L’acqua e lo Spirito indicano il battesimo cristiano.

Alcuni ritengono che nato d’acqua significhi essere battezzato. In questo contesto l’acqua potrebbe rappresentare il battesimo, ma questa interpretazione non trova riscontro nell’Antico Testamento.

Alcuni sostengono che nato d’acqua si riferisca alla nascita naturale, in quanto usciamo dall’utero ripieno di liquido amniotico. Quest’approccio sarà più accattivante, ma non viene affermato così l’ovvio?

Alcuni pensano che nato d’acqua significhi nascere di nuovo per mezzo della Parola di Dio. In altri passaggi della Scrittura, l’acqua rappresenta la Parola, essendo noi purificati col lavacro dell’acqua per mezzo della parola (Efesini 5:26).

Alcuni credono che nato d’acqua significhi essere rigenerati dallo Spirito Santo, l’acqua viva di Giovanni 7:38-39.

Alcuni affermano che nato d’acqua significhi ricevere l’acqua della purificazione profetizzata in Ezechiele 36:25-28 come parte del Nuovo Patto. Questo è l’approccio più probabile (sebbene si tratti di una scelta difficile) per la sua stretta correlazione alle profezie dell’Antico Testamento, che, come dice Gesù, Nicodemo avrebbe dovuto conoscere per riuscire a comprendere tutte queste cose.

Carne e Spirito

Quello che è nato dalla carne è carne, e quello che è nato dallo Spirito è spirito. Qui, carne significa ciò che nasce solo dalle nostre idee. Ciò che nasce da noi ha la nostra misura.

Senza la nuova nascita dello Spirito, la carne contamina qualsiasi opera di giustizia. Al contrario, tutto quello che fa un uomo guidato dallo Spirito è gradito a Dio.

Nel concetto di carne è racchiusa ogni parte di ciò che viene alla luce per mezzo della procreazione naturale: persino lo spirito dell’uomo, che, per quanto sia sensibile allo Spirito di Dio, è comunque morto a causa della sua nascita naturale, perso nelle trasgressioni e nei peccati.

Essere nati dall’alto significa ricevere una vita che non procede soltanto dalla carne, dalle nostre idee, dai nostri sforzi o dalle nostre abitudini. Significa lasciarsi trasformare dall’azione dello Spirito.

Il vento dello Spirito

«Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito».

Sia in ebraico come in greco, si usa la stessa parola per dire spirito e vento. Gesù dice: "Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito.

Il vento ha, dentro di sé, un nord, una direzione. Noi ci rendiamo conto della direzione del vento, per esempio, il vento del Nord o il vento del Sud, ma non sappiamo né controlliamo la causa a partire dalla quale il vento si muove in questa o quella direzione.

Così è lo Spirito. "Nessuno è padrone dello Spirito" (Eccle 8,8). Ciò che più caratterizza il vento, lo Spirito, è la libertà.

Il vento, lo Spirito, è libero, non può essere controllato. Agisce sugli altri e nessuno riesce ad agire su di lui. La sua origine è il mistero, il suo destino è il mistero.

Il concetto che Gesù cerca di trasferire a Nicodemo è: “Non conosci tutto sul funzionamento del vento, eppure ne vedi gli effetti; lo stesso vale per la nascita dello Spirito”. Gesù voleva far capire a Nicodemo che non è necessario comprendere tutto sulla nuova nascita prima di poterla sperimentare.

Per questo Gesù paragona i redenti al vento, questa invincibile e invisibile potenza di cui ignoriamo l'origine e la destinazione proprio come la vita nuova nello Spirito, un mistero di cui non si può autonomamente disporre e nel quale ci si deve continuamente immergere con coraggio e creatività.

Il pescatore deve, in primo luogo, scoprire la direzione del vento. Poi deve mettere le vele secondo questa direzione. E' ciò che deve fare Nicodemo e che dobbiamo fare tutti noi.

Vento e vele guidate dallo Spirito Santo

La libertà dello Spirito nella vita concreta

Nascere dallo Spirito significa vivere a partire dall'intima convinzione che l'amore di Dio è una fedeltà a noi così forte e così fedele che nemmeno il peccato e la morte possono distruggere.

Quando questa fiducia dimora in noi stabilmente si possono fare delle scelte nuove non più fondate sulla paura di perdere e di sbagliare, ma sul desiderio di donare e di spendersi.

Essere rigenerati dall'alto e imparare dal vento significa entrare in una fiducia tale nella realtà e nella Storia, che il desiderio di provvedere ai bisogni degli altri diventa naturale così come quello di manifestare i propri nella gioia e nella libertà dello Spirito.

La vita nuova nello Spirito non è quindi una semplice emozione interiore. Essa diventa una forma concreta di fiducia, di libertà, di condivisione e di servizio.

Solo a partire da questa esperienza può fiorire quello che accadde agli inizi della Chiesa, quando la condivisione era il modo più spontaneo e limpido di risorgere, non solo a parole ma coi fatti e nella Verità.

«Tu sei maestro d’Israele e non conosci queste cose?»

Gli rispose Gesù: «Tu sei maestro d'Israele e non conosci queste cose?»

Gesù riprese Nicodemo per non essersi reso conto del bisogno e della promessa della nuova nascita chiaramente enunciati nell’Antico Testamento. Nicodemo conosceva bene quei passi della Scrittura, ma era convinto che si fossero già realizzati per quanto riguarda la nuova nascita.

Gesù non fa nulla di più che riassumere ciò che insegnava l'Antico Testamento sull'azione dello Spirito, del vento santo, nella vita del popolo di Dio e che Nicodemo, maestro e dottore, deve sapere.

Quando gli evangelisti ricordano le ultime parole di Gesù, hanno davanti a loro il problema delle comunità per le quali scrivono. Le domande di Nicodemo a Gesù sono un riflesso alle domande delle comunità dell'Asia Minore della fine del primo secolo.

Molto probabilmente, il racconto della conversazione tra Gesù e Nicodemo facevano parte della catechesi battesimale, poiché dice che le persone devono rinascere dall'acqua e dallo spirito (Gv 3,6).

La fede nasce dalla testimonianza

«In verità, in verità io ti dico: noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo ciò che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza».

Per Gesù, se una persona crede solo quando le cose vanno secondo i suoi propri argomenti ed idee, allora la sua fede non è perfetta. Perfetta è la fede di colui che crede per la testimonianza.

Lascia da parte i suoi argomenti e si dona, perché crede in chi ha dato testimonianza. La fede non nasce dal possesso completo di una spiegazione, ma dall’accoglienza di una testimonianza affidabile.

Gesù cambia la domanda: "Tu sei maestro in Israele e non sai queste cose?" La questione non riguarda soltanto la conoscenza intellettuale, ma la disponibilità a lasciarsi raggiungere dalla rivelazione.

Le cose della terra e le cose del cielo

«Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo?»

Il Vangelo riconosce che l’uomo può comprendere, cercare, interrogare e conoscere, ma ricorda anche che la vita di Dio non è il risultato di una conquista umana.

Gesù chiede altro e chiede di più rispetto a quello che pensiamo di saper o poter fare. Sganciata dalla fede, l’etica diventa una pia illusione.

La buona volontà può accompagnare il cammino, ma non può sostituire la grazia. La nuova nascita non è una semplice modifica dello stile di vita, bensì l’accoglienza di una vita che viene dall’alto.

Il Figlio disceso dal cielo

«Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo».

Tutti i profeti - anche Giovanni Battista che è l’ultimo di loro - hanno dato testimonianza della luce, però non erano la luce (cfr. Gv 1, 7-8). Gesù è la luce del mondo non perchè dice le parole di Dio, ma perchè propriamente è la Parola di Dio.

Raggiungere la cima vuol dire avere una migliore prospettiva. La superiorità di Gesù è proprio quella di chi sta in alto, di chi viene dal cielo e ha visto come stanno realmente le cose.

Chi viene dall'alto è al di sopra di tutti; ma chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla secondo la terra. Chi viene dal cielo è al di sopra di tutti.

Egli attesta ciò che ha visto e udito, eppure nessuno accetta la sua testimonianza. Chi ne accetta la testimonianza, conferma che Dio è veritiero.

Colui infatti che Dio ha mandato dice le parole di Dio: senza misura egli dà lo Spirito. Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa.

Il serpente innalzato e la croce di Cristo

«E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna».

Il serpente innalzato era simbolo di salvezza, come si racconta nel libro dei Numeri (Nm 21,4-9); ora chi crede in Gesù crocifisso e glorificato ottiene la vita eterna.

Mentre il popolo di Israele nel deserto doveva solo guardare il serpente di rame fatto da Mosé per poter essere salvato, il popolo dei discepoli di Cristo ha bisogno anche di credere all'infinito amore che la Croce significa e comunica.

Qualche giorno fa, durante la Settimana santa, abbiamo contemplato Gesù appeso alla croce sul Calvario, un luogo alto. Da quell’altezza, aveva un punto di vista migliore di quelli che stavano in basso.

Per questo motivo, quelli che soffrono spesso capiscono la vita in maniera più profonda. Chi sta appeso alla croce ha l’opportunità di osservare la realtà come Dio la vede dal cielo.

Dipende, però, dal fatto che l’accetti o la rifiuti. Qualche volta è difficile da accettare, perché la superiorità di cui parla Gesù non si ottiene dominando, ma portando la nostra croce sino al nostro personale calvario.

Credere nel Figlio di Dio vuol dire seguirlo sino alla fine. «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua» (Mc 8,34).

In questo seguire Cristo ci giochiamo la nostra fede. Per questo, in qualche modo, la fede è un cambio di prospettiva, che non dipende tanto da come lo vediamo noi, ma dalla profondità che lasciamo che Cristo raggiunga nella nostra interiorità.

La vita eterna come compimento della rinascita

La rinascita dall’alto conduce alla vita eterna perché unisce il credente al Figlio dell’uomo innalzato. La vita eterna non è soltanto una durata senza fine, ma la vita nuova ricevuta dallo Spirito e fondata nella fede.

Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio rimane su di lui.

Il significato della promessa è già contenuto nella parola di Gesù: la salvezza non nasce dall’appartenenza esteriore, dalla conoscenza religiosa o dalla riforma morale, ma dalla fede nel Figlio e dall’accoglienza della vita che viene dall’alto.

La Pasqua e il tempo della vita nuova

Dopo il grande giorno di Pasqua inizia per la comunità dei credenti nel Signore risorto la lunga notte dell'attesa.

I Padri chiamavano il tempo che va dalla festa della Resurrezione a quella di Pentecoste, il laetissimum spatium, cioè uno spazio di felicità, nel quale i neo-battezzati erano chiamati a scoprire l'ebbrezza della Vita nuova in Cristo.

Naturalmente questo tempo offre anche a coloro che già sono rinati nel fonte battesimale, l'occasione di rispolverare il desiderio più grande, quello di ricevere il dono dall'alto, lo Spirito Santo promesso dal Signore Gesù, quella potenza d'amore capace di fare Nuove tutte le cose e tutte le situazioni.

La figura di Nicodemo ci prende per mano in questi giorni, per ridestare in noi lo stupore di fronte alla possibilità e anche alla necessità di entrare in una vita completamente nuova, grazie all'intervento della misericordia di Dio.

La rinascita come fiducia e dono

Nascere dallo Spirito significa vivere a partire dall'intima convinzione che l'amore di Dio è una fedeltà a noi così forte e così fedele che nemmeno il peccato e la morte possono distruggere.

Quando questa fiducia dimora in noi stabilmente si possono fare delle scelte nuove non più fondate sulla paura di perdere e di sbagliare, ma sul desiderio di donare e di spendersi per gli altri.

Per questo Gesù paragona i redenti al vento, questa invincibile e invisibile potenza di cui ignoriamo l’origine e la destinazione proprio come la vita nuova nello Spirito.

Essere rigenerati dall’alto e imparare dal vento significa entrare in una fiducia tale nella realtà e nella Storia, che il desiderio di provvedere ai bisogni degli altri diventa naturale così come quello di manifestare i propri nella gioia e nella libertà dello Spirito.

Per la meditazione personale

Un modo per meditare e pregare con questi brani è quello di soffermarsi su una sola frase, se vi colpisce in particolare. Oggi, Gesù dice a Nicodemo: “Devi nascere di nuovo”, indicando una netta distinzione tra il mondo terreno e quello celeste.

  • Hai avuto qualche esperienza in cui hai avuto la sensazione di nascere di nuovo?
  • Come è stata?
  • Gesù paragona l'azione dello Spirito Santo con il vento.
  • Cosa ci rivela questo paragone sull'azione dello Spirito di Dio nella nostra vita?
  • Hai già messo le vele della tua vita secondo la direzione del vento, dello Spirito?
  • Dove potete individuare questa distinzione nella vostra vita?

Preghiera

Concedi al tuo popolo, Dio misericordioso, di proclamare la potenza del Signore risorto, perché in lui, sacramento universale di salvezza, manifesti al mondo la pienezza della vita nuova. Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Il Signore è vicino a chi ha il cuore ferito, egli salva gli spiriti affranti. Molte sono le sventure del giusto, ma lo libera da tutte il Signore. (Sal 33)

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