Chiesa di San Pietro Apostolo a San Pietro a Patierno

La Chiesa di San Pietro Apostolo si trova in Piazza Giovanni Guarino 1, a San Pietro a Patierno, quartiere di Napoli, ed è la chiesa parrocchiale dell’omonima comunità. L’edificio è legato a una storia documentata almeno dal 1308 e a una tradizione di fondazione molto più antica, collocata tra il X e l’XI secolo.

La chiesa è accessibile alle persone con disabilità e non è previsto nessun costo d’accesso. Appartiene alla Regione Ecclesiastica Campania, alla Diocesi di Napoli e al Decanato VII.

San Pietro a Patierno, oggi quartiere di Napoli, era in origine un comune rurale chiamato Paternum, inglobato alla città nel 1925 durante il regime fascista. Il suo nome attuale si deve a una chiesa medievale dedicata a San Pietro, documentata già nel 932 e legata alla tradizione del passaggio dell’apostolo lungo l’antica via Atellana.

Chiesa di San Pietro Apostolo Napoli

Origini e prime testimonianze storiche

Le prime notizie risalgono al 1308, riportate in ” Rationes Decimarum Italiae ” ed è indicata come Monasterium S. Petri de Valle e, successivamente nel 1325 In Castro Vallis. La sua fondazione è da collocare, agevolmente, tra il X e XI secolo durante il declino del dominio Longobardo, in località Votta, ove attualmente vi sono terreni ancora di proprietà della Parrocchia di San Pietro.

Per circa 189 anni non si hanno notizie. Nel 1514 non è più indicato “Monasterium” ma Ecclesia e solo successivamente, nel 1531, fu espressamente denominata Cura=Parrocchia.

L’insediamento si sviluppava attorno a masserie e cappelle di campagna, alcune nate per iniziativa dei proprietari terrieri, come la chiesa di Santa Maria della Purità voluta da Filippo Macedonio nel 1654, o altre sorte nei pressi di antichi edifici religiosi come Santa Maria della Luce, oggi sede di un museo della civiltà contadina.

La ricostruzione del Seicento

Nel 1601 il vescovo Giulio Santucci, dopo varie alternanze di visite pastorali, trovò la chiesa in non buone condizioni edilizie e così ordinò all’Arciprete don Ottavio Gloria che venisse abbattuta per poi costruirne una nuova nell’abitato per maggiore comodità degli abitanti.

Nel 1621 con giubilo della popolazione, la nuova chiesa venne ufficialmente inaugurata dal vescovo Ettore Diotallevi. Per circa quattro secoli non si hanno sostanziali notizie se non l’aver subito alcune trasformazioni che hanno teso ad ampliare la chiesa e renderla più agevole al culto.

Gli ultimi lavori di ampliamento, che ne hanno mutato la fisionomia, furono fatti eseguire dall’Arciprete don Alfredo de Lucia.

Architettura e spazi interni

L’interno si presenta tripartito in navata centrale e due laterali (ciascuna in tre cappelle); l’abside e la navata centrale sono coperte da “volta a botte”. Nella navata destra c’è l’accesso ad un ambiente annesso, sede di congrega.

La facciata si presenta molto semplificata dopo un restauro ottocentesco. Il campanile a basamento quadrangolare si sviluppa su tre ordini con orifizi ad arco di dimensioni diverse nei vari livelli.

Caratteristica è l’acquasantiera a valva di conchiglia realizzata in marmo rosso di levanto e la Pila dell’acquasanta in pietra arenaria; su di esso poggia la vasca decorata da una boccellatura.

ElementoDescrizione
Impianto internoNavata centrale e due navate laterali
CappelleTre cappelle per ciascuna navata laterale
CopertureVolta a botte nell’abside e nella navata centrale
Ambiente annessoSede di congrega, con accesso dalla navata destra
FacciataSemplificata dopo un restauro ottocentesco
CampanileBasamento quadrangolare e tre ordini

Il Miracolo Eucaristico del 1772

Un episodio centrale nella storia della chiesa è il Miracolo Eucaristico del 1772. Nel 1772, ignoti ladri trafugarono un certo numero di Ostie consacrate, che vennero ritrovate nei terreni del Duca delle Grottolelle un mese dopo, sotto un mucchio di letame, completamente intatte.

Fu possibile rinvenirle grazie all’apparizione di luci misteriose e di una colomba sul luogo dove erano sepolte. Sant’Alfonso Maria de Liguori descrisse dettagliatamente questo Miracolo.

La circonferenza delle Particole rubate dalla chiesa di San Pietro a Patierno corrispondeva inoltre perfettamente a quella del ferro usato per la loro composizione e incisione di proprietà della stessa chiesa di San Pietro.

La Curia arcivescovile ascoltò il parere di tre teologi e si avvalse della deposizione di tre uomini di scienza, tra cui il notissimo Dr. Domenico Cotugno della Regia Università di Napoli. I tre scienziati così si espressero: «Segnatamente la straordinaria apparizione dei lumi, variata in tante maniere, e l’intatta conservazione delle dissepolte Particole non possono spiegarsi co’ principi fisici, e superano le forze degli agenti naturali: quindi è che debbono essere considerate come miracolose».

Il Vicario Generale, Monsignor Onorati, redasse i verbali del processo diocesano che durò 2 anni, dal 1772 al 1774 e pose il sigillo con cera di Spagna color rosso sopra il nodo del laccetto che annodava le «due caraffine incastrate d’argento».

Nei verbali si legge: «Diciamo, decretiamo e dichiariamo che la menzionata apparizione dei lumi e la intatta conservazione delle sacre Particole per tanti giorni sotto il terreno, è stato ed è un autentico e spettabilissimo Miracolo operato da Dio».

Il riconoscimento ecclesiastico

Lo stesso Vescovo e Dottore della Chiesa Sant’Alfonso Maria de Liguori scrisse un «ragguaglio» sul Prodigio attestandone la veridicità: “Io ritengo di essere più che sicuro, per questo l’ho voluto rendere pubblico, che questo fatto avvenuto a Patierno serva a far conoscere la gloria del Santissimo Sacramento dell’altare”.

Ma non fu il solo a scrivere ciò: anche i Vescovi della Diocesi così decretarono: “Dichiariamo che la menzionata apparizione dei lumi e la intatta conservazione delle sacre particole è un autentico miracolo dell’operato di Dio”.

In seguito a tutto questo il 29 agosto del 1774, la Curia arcivescovile si espresse favorevolmente riguardo al miracoloso ritrovamento e all’inspiegabile preservazione delle Ostie trafugate dalla chiesa di S. Pietro a Patierno ed emise il 24 febbraio del 1772, una sentenza favorevole circa la realtà miracolosa del ritrovamento e della conservazione delle sante Ostie.

Le Particole furono allora poste in «due caraffine incastrate d’argento», chiuse ed annodate con laccetto di seta cerulea e munite del «sigillo di Monsignor Onorati, impresso in cera di Spagna color rosso sopra il nodo di detto laccetto».

Le testimonianze scientifiche e la memoria diocesana

Tra le varie testimonianze ci furono anche quelle di tre rinomati scienziati del tempo tra i quali vi era anche il noto Dr. Domenico Cotugno della Regia Università di Napoli, che così si espressero al riguardo: «Segnatamente la straordinaria apparizione dei lumi, variata in tante maniere, e l’intatta conservazione delle dissepolte Particole non possono spiegarsi co’ principi fisici, e superano le forze degli agenti naturali: quindi è che debbono essere considerate come miracolose».

Nel 1972 il Prof. Pietro De Franciscis, docente di fisiologia umana all’Università degli Studi di Napoli, confermava questa sentenza nella sua «Relazione sul ritrovamento delle sacre Ostie, avvenuto il 24 febbraio del 1772, in San Pietro a Patierno».

Nel 1967, il Cardinale Arcivescovo Corrado Ursi, scriveva nell’apposita Bolla indetta in occasione dell’elevazione della chiesa di San Pietro a Santuario Diocesano Eucaristico: «II Prodigio di San Pietro a Patierno è un dono e un monito divino per tutta la nostra arcidiocesi. La sua voce non deve affievolirsi, ma deve efficacemente spingere i fedeli di tutti i tempi a considerare il messaggio riguardante il “Pane della vita per la salvezza del mondo”, lanciato da Gesù a Cafarnao».

N.B. Nel 1971 è stato indetto l’Anno Eucaristico diocesano per dare modo alla comunità diocesana di prendere coscienza del Miracolo Eucaristico.

La scomparsa del reliquiario

Purtroppo nella notte tra il 23 e il 24 ottobre 1978, alcuniignobili ignoti ladri si sono furtivamente introdotti nella chiesa di San Pietro a Patierno ed hanno portato via, insieme a numerosi altri oggetti sacri di indubbio valore artistico e ad alcune Ostie consacrate, anche il Reliquiario con le miracolose Particole del 1772 che da allora non sono state mai più ritrovate

San Pietro a Patierno tra agricoltura e trasformazioni urbane

La popolazione, povera e composta da braccianti, viveva in condizioni difficili. Già nel Seicento i parroci faticavano a riscuotere le decime, e casi di scomunica per morosità non erano rari.

L’Ottocento vide grandi cambiamenti: le esercitazioni militari del Campo di Marte sottrassero terre e vite, e nel secondo dopoguerra l’espansione dell’aeroporto aggravò la crisi agricola. Solo alla fine degli anni Sessanta l’economia locale si risollevò grazie al riciclo e alla produzione di calzature.

Tragico fu il 4 aprile 1943, quando un bombardamento colpì un tram pieno di civili: un episodio dimenticato dalla propaganda ufficiale ma ricordato da alcune testimonianze locali e da uno dei più gravi disastri per la popolazione.

Dopo il sisma del 1980, il centro fu in parte demolito e ricostruito negli anni Novanta su progetto dell’architetto Francesco Venezia. Nacque così Piazza Guarino, simbolo di rinascita urbana, al cui margine oggi si staglia un murale di Jorit dedicato a Nino D’Angelo, artista e figlio illustre del quartiere.

Piazza Giovanni Guarino San Pietro Patierno

Il Museo Masseria Luce

Il Museo Masseria luce è allocato nella masseria annessa alla chiesa dedicata a Maria SS. Della Luce (XVIII secolo) ed è costituto da tre sezioni, articolate in diverse sale.

La prima sezione è strutturata nelle sale dell’aratura e semina, della raccolta e lavorazione dei prodotti, del trasporto e vendita, della vendemmia, nelle quali sono esposti gli attrezzi agricoli legati ad ogni singola attività.

Vi sono antichi aratri, crivelli, solcatoi, gioghi, rastrelli, falci a mano, botti, torchi, una falciatrice elettrica, una macchina spoliatrice a mano, una delle prime grandi trebbiatrici e la ricostruzione di una casa colonica.

La sezione dedicata alla religiosità popolare presenta oggetti di culto tradizionali e presepi dell’artigianato napoletano, mentre in quella dei documenti sono conservate testimonianze scritte, in copia o in originale, relative ad usi e costumi della vita contadina.

Al Museo è connessa anche una biblioteca e un laboratorio didattico, dotato di attrezzatura multimediale.

Informazioni per la visita

La Chiesa di San Pietro Apostolo è situata in Piazza Giovanni Guarino 1 - San Pietro a Patierno, Napoli (NA). Il luogo è accessibile alle persone con disabilità e non è previsto nessun costo d'accesso.

La chiesa appartiene alla Regione Ecclesiastica Campania, alla Diocesi di Napoli e al Decanato VII; la parrocchia di riferimento è la Parrocchia di San Pietro Apostolo.

Per la visita è consigliabile verificare preventivamente gli orari di apertura e le celebrazioni, poiché la disponibilità degli spazi può dipendere dalle attività liturgiche della parrocchia.

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