Martin Lutero (1483-1546) fu un monaco tedesco, docente di teologia all’Università di Wittenberg e figura chiave della Riforma protestante. Mise in discussione alcune delle credenze e delle pratiche della Chiesa cattolica del suo tempo, contestò la vendita delle indulgenze e fondò le basi della confessione evangelica luterana.
La sua scoperta fondamentale fu che l’uomo non si salva attraverso le opere, le indulgenze o le offerte alla Chiesa, ma attraverso la fede e la grazia di Dio. Le sue 95 tesi, diffuse nel 1517, provocarono una disputa destinata a dividere la cristianità occidentale e a trasformare profondamente la cultura, la politica e la società europea.
Martin Lutero in breve
| Elemento | Informazione |
|---|---|
| Nascita | 10 novembre 1483, Eisleben |
| Morte | 18 febbraio 1546, Eisleben |
| Formazione | Università di Erfurt e convento degli agostiniani |
| Attività | Monaco, sacerdote, teologo, professore e riformatore |
| Evento centrale | Le 95 tesi del 31 ottobre 1517 |
| Principi teologici | Sola fede, sola grazia, sola Scrittura |
| Opere fondamentali | Traduzione della Bibbia, catechismi e scritti della Riforma |

La nascita e la formazione
Martin Lutero nacque il 10 novembre 1483 ad Eisleben, in Sassonia, una città situata nella regione centro-orientale della Germania. Suo padre, Hans Luther, aveva fatto fortuna come imprenditore nelle miniere di rame, mentre la madre, Margarethe Ziegler era una massaia.
Nel 1484 poco dopo la nascita di Martin, primo di 7 fratelli, i genitori si trasferirono nel vicino paese di Mansfeld, dove il padre era stato eletto quadrumviro, rappresentante e difensore della cittadinanza davanti alle autorità superiori. Proprio in questa cittadina Lutero frequentò la scuola di latino.
Nel 1497 si recò a Magdeburgo per proseguire gli studi presso la scuola dei Fratelli della Vita Comune. Lutero ci rimase solo per un anno, infatti successivamente andò a vivere da alcuni parenti ad Eisenach, dove stette fino al 1501.
Nel 1501 iniziò gli studi a Erfurt nella Turingia, dove conseguì nel 1505 l’esame di magistero. In quello stesso anno il padre lo inviò a iscriversi all’università di Erfurt, dove il giovane studiò arti liberali, ottenne il baccalaureato nel 1502 e divenne magister artium nel 1505.
La scelta del monastero
Proprio nel 1505 la vita di Lutero cambiò all’improvviso. Nel mese di luglio, mentre ritornava ad Erfurt dopo una visita ai genitori, fu quasi ucciso da un fulmine durante un violento temporale.
Terrorizzato, chiese aiuto: «Sant’Anna, aiutatemi. Mi farò frate!». Due settimane più tardi entrò nel convento degli Agostiniani di Erfurt, contro la volontà del padre, che lo aveva spinto a studiare giurisprudenza per assicurargli una buona carriera.
Nel 1505 Lutero diventò monaco, entrando nel monastero degli agostiniani mendicanti a Erfurt. Nel 1506 prese i voti e il 3 aprile 1507 venne ordinato sacerdote.
La regola agostiniana raccomandava lo studio della Bibbia. Lutero ne divenne rapidamente così un vero esperto. Studiò anche la filosofia e si appassionò per il nominalismo fideistico di Guglielmo di Occam.
La teologia e la crisi interiore
Durante il soggiorno nel monastero e nei primi anni di insegnamento, Martin Lutero si confronta intensamente e in modo esistenziale con la fede e la Bibbia. In questi anni Lutero sviluppa le basi per la sua teologia.
La scoperta del Vangelo fu per lui il superamento del dramma interiore: pur temendo il giudizio, capì che l’uomo non era costretto a compiere opere per salvarsi, ma un cristiano poteva trovare la fine della sua angoscia solo con la fede nella misericordia di Dio.
Intanto maturava in lui la convinzione che le nostre azioni non possono essere altro che peccaminose, perché l’uomo è peccatore fin dalla nascita a causa del peccato originale. Perciò secondo Lutero, la salvezza è concessa da Dio per la sola fede e la sola grazia e non per le opere compiute in vita.
Fondamentale per il suo itinerario fu quella che viene detta la Turmerlebnis, l’esperienza della torre, così chiamata perché avvenuta nel suo studio situato nella torre del convento di Wittenberg. Il fatto, accaduto forse nel 1515 o nel 1517, venne narrato dallo stesso Martin Lutero.
Meditando sulla lettera ai Romani ebbe l’illuminazione e comprese che con l’espressione giustizia di Dio la Scrittura non intende la giustizia vendicativa che premia i giusti e punisce i peccatori, ma la giustizia salvifica, cioè l’atto con il quale Dio copre i peccati di coloro che si abbandonano a lui attraverso la fede.
Gli anni a Wittenberg
Nel 1508 gli venne assegnata una cattedra di etica aristotelica all’università di Wittenberg, appena fondata nel 1502 dal principe Federico III di Sassonia. Nel 1512 Martin Lutero divenne dottore in teologia e professore per l’insegnamento della Bibbia all’università di Wittenberg.
Dal 1508 iniziò l’attività di insegnamento all’Università di Wittenberg, dove insegnò prima etica, poi dogmatica ed esegesi. Nel 1514 ottenne il posto di predicatore della chiesa cittadina, la Stadtkirche.
Da Wittenberg il futuro riformatore si recò nel 1510 a Roma, assieme al suo maestro Johann Nathin, per tensioni interne all’ordine agostiniano. Ne approfittò per visitare la città e fece il giro dei luoghi santi per ottenere indulgenze.
La questione delle indulgenze
La pratica delle indulgenze, nata durante le crociate, prevedeva inizialmente che chi non poteva partecipare fisicamente alle spedizioni potesse offrire attraverso un contributo in denaro accompagnato da preghiere e penitenze. In seguito il principio fu esteso ad altre opere buone.
Col tempo divenne comune perciò la concessione dell’indulgenza ai vivi e ai defunti, dietro offerte di denaro, senza obblighi spirituali. Nel 1515 papa Leone X, per finanziare la ricostruzione della basilica di San Pietro, mise in vendita le indulgenze.
Cioè i membri del clero promettevano il perdono dei peccati e la diminuzione della pena in Purgatorio in cambio di denaro. In Germania l’appalto per la riscossione delle indulgenze fu affidato all’arcivescovo di Magdeburgo Alberto di Hohenzollern, mentre l’incarico della predicazione fu affidato al domenicano Johann Tetzel.
Lutero perciò fece dei discorsi per sminuire le indulgenze, affermando che il semplice pagamento non poteva essere considerato come un atto di pentimento di colui che le avesse acquistate né che la confessione del peccato costituisse un metodo sufficiente per espiare i propri peccati.
Più che sullo squallido commercio delle indulgenze, il suo attacco verteva sulla loro assurdità morale e teologica. La Chiesa, sosteneva Martin Lutero, non può vincolare le decisioni divine; se Dio ha imposto un castigo, solo lui può condonarlo, e il perdono divino rende inutile qualsiasi indulgenza.
Le 95 tesi del 1517
Il 31 ottobre 1517 Lutero scrisse una lettera ad Alberto di Hohenzollern, arcivescovo di Magdeburgo e di Magonza, e al vescovo di Brandeburgo, Schultz, chiedendo di ritirare la Instructio che regolava la concessione delle indulgenze e di dare delle nuove disposizioni.
La lettera era allegata alle famose 95 tesi, in cui si trattava il problema dell’indulgenza. Solo dopo questo tentativo, per la mancata risposta da parte dei vescovi, egli si decise di far conoscere le sue tesi dentro e fuori Wittenberg.
Si racconta che il 31 ottobre di quell’anno Lutero affiggesse alla porta della chiesa del castello di Wittenberg, la Schloßkirche, le 95 tesi sulla penitenza e con una forte critica all’uso della vendita delle indulgenze.
Non negava il valore delle indulgenze, ma ne affermava un’efficacia ristretta. Le 95 tesi non respingevano del tutto la dottrina delle indulgenze, ma ne ridimensionavano l’importanza e negavano potesse essere legata a semplici offerte in denaro.
Le 95 Tesi erano state scritte in latino ma furono tradotte in tedesco, stampate e diffuse in migliaia di copie. La loro diffusione fu favorita dall’invenzione della stampa a caratteri mobili, introdotta da Johannes Gutenberg nel 1455.

Questa data viene ricordata ogni anno dalla chiesa luterana durante la Festa della Riforma ed è considerata come l’inizio della Riforma protestante. Infatti le tesi provocarono una grande disputa e Martin Lutero si vide costretto a difenderle.
Le sue tesi portarono a uno scontro con i piani alti della gerarchia ecclesiastica, poiché si stavano diffondendo molto velocemente a tutta la popolazione, anche grazie all’invenzione della stampa a caratteri mobili, che consentì a Lutero la diffusione dei suoi scritti in migliaia di copie.
I principi della Riforma luterana
Il principio su cui Lutero si basava era questo: “Sola fede, sola grazia, sola Scrittura”. Con esso egli voleva intendere cioè il rapporto tra Dio e l’uomo come diretto e personale.
La giustificazione per sola fede
La scoperta fondamentale di Lutero consiste quindi nell’aver compreso che la salvezza non viene donata da Dio all’umanità per le sue opere, come la ricerca delle indulgenze, i pellegrinaggi, le donazioni alla Chiesa e le opere di carità, ma solamente attraverso la fede che si trova leggendo direttamente le Sacre Scritture.
La giustificazione per sola fede significa che l’uomo, portato al male, si salva solo se Dio gli dona la fede. La salvezza nasce dalla predestinazione.
Il primato della Scrittura
Secondo Lutero, il testo sacro deve essere letto e interpretato dal fedele senza tramite esterno. La fede non doveva dipendere esclusivamente dall’autorità ecclesiastica, ma dal rapporto diretto del credente con la Parola di Dio.
Nasce il principio della libertà di coscienza, l’idea che ogni uomo possa leggere la Bibbia e interpretare il suo contenuto. Per Lutero la parola di Dio, tradotta nella lingua del popolo, restituisce dignità a chi fino ad allora aveva solo ascoltato senza capire.
La riduzione dei sacramenti
Lutero non riconobbe come sacramenti tutti quelli della tradizione cattolica, ma solo il battesimo e la comunione. Essi, infatti, erano ridotti solo a due: Battesimo ed Eucarestia.
Con questa impostazione Lutero eliminava la Chiesa come mediatrice attraverso i sacramenti. Il rapporto tra Dio e l’uomo veniva concepito come diretto e personale.
Il sacerdozio universale
Per Lutero la distinzione tra sacerdoti e laici non esisteva davanti a Dio: se i credenti sono sacerdoti di se stessi, anche i preti possono sposarsi.
Il sacerdozio universale affermava quindi la responsabilità religiosa di tutti i credenti e metteva in discussione la separazione assoluta tra il clero e i laici.
Il conflitto con Roma
Nel gennaio del 1518 arrivarono anche al papa di quel tempo, Leone X, il quale per cercare di evitare ogni forma di diffusione li inviò al vicario agostiniano e ordinò di tenere a bada Martin Lutero.
Nonostante questo, nell’aprile dello stesso anno egli pubblicò un suo nuovo scritto chiamato le Risoluzioni delle 95 tesi, in cui spiegò in maniera più approfondita e articolata il suo primo scritto. Nel 1518 iniziò a Roma il processo contro Lutero per eresia.
Nel 1520 Lutero ricevette un ultimatum da Roma. La teologia di Lutero era ormai maturata e quest’anno Lutero scrisse tre opere fondamentali della Riforma: “Ai nobili cristiani della nazione tedesca”, “Della cattività babilonese della chiesa” e “Della libertà del cristiano”.
Il 15 giugno 1520 papa Leone X emanò la bolla Exsurge Domine, con cui condannava le idee del monaco, ordinava che i suoi scritti fossero messi al rogo e gli lasciava due mesi di tempo per abiurare.
Lutero non accettò e il 10 dicembre diede fuoco ad alcuni testi, tra cui anche la bolla papale. Martin Lutero bruciò in pubblico la bolla papale insieme con i libri di diritto canonico.
La rottura con Roma era totale e il 3 gennaio 1521 Martin Lutero venne scomunicato con la bolla Decet Romanum Pontificem. In base a questo Lutero non riconobbe l’autorità della Chiesa e dopo circa un mese venne scomunicato.
La Dieta di Worms e il bando imperiale
Nel gennaio 1521 Lutero fu scomunicato. Nell’aprile l’imperatore Carlo V invitò Martin Lutero alla dieta imperiale di Worms per interrogarlo.
L’Elettore della Sassonia Federico il Saggio aveva ottenuto per Lutero un salvacondotto. Interrogato se volesse revocare i suoi scritti, Lutero rispose di no, a meno che non dimostrassero che in base alla Sacra Scrittura aveva sbagliato.
Il suo intervento terminò con le famose parole: “Qui sto. Non posso altrimenti. Dio mi aiuti. Amen”.
Il 25 maggio del 1521 Carlo V imperatore del Sacro Romano Impero di nazione germanica emanò l’editto di Worms. L’editto dichiarò Martin Lutero un fuorilegge e un nemico pubblico.
Chiunque poteva ucciderlo impunemente, sicuro dell’approvazione delle autorità. Sulla strada del ritorno da Worms, Federico il Saggio gli salvò la vita, facendolo rapire con un finto assalto e nascondendolo nel castello Wartburg sotto il nome di Junker Jörg.
25.5.1517 LUTERO DIETA DI WORMS
La traduzione della Bibbia
Nel castello di Wartburg Lutero tradusse il Nuovo Testamento dal greco in tedesco. Dal 1521 iniziò la traduzione delle Scritture, che uscì in prima edizione integrale nel 1534.
Fino al 1534 tradusse tutta la Bibbia, base importante sia per il luteranesimo che per la lingua tedesca. La traduzione diede un primo fondamento unitario alla lingua tedesca.
La Bibbia in lingua tedesca rese più accessibile il testo sacro e contribuì alla diffusione delle idee della Riforma. Nella vasta opera teologica e polemistica di Lutero, i Lieder, i sermoni e le prediche ebbero un ruolo centrale nella trasmissione e diffusione del suo messaggio dottrinale.
La costruzione della Chiesa evangelica
Nel 1522 Martin Lutero ritornò a Wittenberg per calmare le agitazioni provocate da alcuni sostenitori radicali, come Andreas Carlostadio. Negli anni seguenti Lutero predicò molto e fu occupato soprattutto dalla messa in pratica di quanto predicava.
Lutero rivide la liturgia del culto, riformò la scuola e introdusse una cassa comunale per l’assistenza sociale. Ma furono anche anni in cui Martin Lutero dovette differenziare la sua teologia da movimenti paralleli e in molti punti imparentati.
Con Ulrich Zwingli ci furono differenze soprattutto sull’interpretazione della Santa Cena, che spaccarono il mondo evangelico. Infatti la Riforma si sviluppò in due correnti principali: luterani e riformati.
Solo nel 1973 con la Concordia di Leuenberg la spaccatura venne definitivamente superata.
La guerra dei contadini
Nel 1525 si sviluppò la rivolta dei contadini, spinti da riformatori radicali come Thomas Müntzer. Lutero sostenne le loro richieste, ma rifiutò ogni forma di protesta disordinata.
Quando i contadini presero le armi, Lutero chiamò anche i principi alle armi e la protesta venne soffocata in un bagno di sangue. I tanti morti pesarono molto sulla coscienza di Lutero.
In particolare Thomas Müntzer organizzò i contadini e cercò di affermare, anche militarmente, un nuovo ordine cristiano basato sull’uguaglianza. I principi tedeschi, incoraggiati da Lutero, massacrarono senza pietà i contadini.
Sono molto forti le sue responsabilità nella Guerra dei contadini del 1525, anche se resta fondamentale la sua lotta contro la corruzione romana e la falsificazione della dottrina cristiana.
Il matrimonio con Katharina von Bora
Sempre nel 1525 Lutero scrisse “De servo arbitrio”, con cui si distaccò dall’umanesimo. Ancora sotto l’impressione della rivolta dei contadini, Martin Lutero, a sorpresa e contro i consigli degli amici, sposò l’ex-monaca Katharina von Bora.
Nel 1525, coerentemente con le sue idee sul matrimonio e sulla vita religiosa, sposò Caterina von Bora, un’ex monaca cistercense. Divenuta badessa, con le sue compagne aveva abbandonato il convento per aderire alla causa della Riforma.
Per Lutero il matrimonio fu un segno di speranza in un mondo che sembrava sprofondare nel caos. Certamente il matrimonio cambiò la vita di Martin Lutero.
Il monaco e riformatore diventò padre di famiglia: nacquero sei figli. Katharina von Bora fu un grande sostegno per Martin Lutero, che non era un tipo molto pratico: si occupava della casa e amministrava il patrimonio.
Non era un compito facile, perché Lutero non badava ai soldi e invitava sempre ospiti a casa, in cui oltre ai numerosi ospiti vivevano anche studenti e la sorella di Katharina von Bora con i suoi sei figli.
A tavola si discuteva spesso di questioni teologiche e di problemi attuali. Alcuni ammiratori e studenti annotavano le parole di Lutero, che così ci sono tramandate nei variopinti Tischreden, i Discorsi a tavola.
La Confessione Augustana e il consolidamento del luteranesimo
Dal 1525 al 1530 Lutero e i suoi seguaci si impegnarono a consolidare la loro dottrina, per rispondere alle critiche della Chiesa romana e per proteggerla da possibili interpretazioni estremiste.
Nel 1530 Lutero ispirò la Confessione Augustana, confessione di fede elaborata dal suo stretto collaboratore e amico Filippo Melantone e da questo presentata alla dieta imperiale di Augusta.
Nel giugno 1530 finalmente venne presentata la Confessione Augustana, che rappresentò la definitiva sistemazione dottrinale del luteranesimo. Dopo la seconda Dieta di Ratisbona del 1524, alcuni principi passarono apertamente alla Riforma.
Cominciò così il processo di divisione della Germania su base confessionale e Martin Lutero si attivò per organizzare quella che divenne la Chiesa evangelica.
Le opere e gli ultimi anni
Martin Lutero fu preso da una quantità di lavoro impressionante: la Chiesa doveva essere organizzata, problemi politici dovevano essere risolti e dispute teologiche dovevano essere affrontate.
L’impegno primario rimase sempre la predicazione, l’insegnamento e la cura d’anime. Si adoperò per la formazione cristiana e scrisse nel 1529 Il piccolo catechismo e Il grande catechismo.
Negli anni seguenti Lutero si dedicò alla scrittura di diversi libri. Nel 1543, come ultima grande opera di Lutero, venne pubblicato il commentario alla Genesi.
Uno dei suoi scritti, “Degli ebrei e delle loro menzogne”, fu dedicato agli ebrei. Invecchiando Lutero diventò sempre più petulante, irascibile e a tratti anche volgare, sia nella vita di tutti i giorni sia nelle sue trattazioni.
Inoltre cominciò anche a mangiare e bere in maniera smisurata, tanto da svuotare numerosi boccali di birra a pasto. Le sue condizioni di salute intanto peggiorarono sempre più.
La morte e l’eredità storica
Martin Lutero morì il 18 febbraio 1546 a Eisleben, sua città natale. Morì un anno dopo l’inaugurazione del Concilio di Trento, che diede inizio alla Controriforma.
Martin Lutero rivoluzionò il cristianesimo con le sue 95 tesi, dando inizio alla Riforma protestante. Contestò la vendita delle indulgenze e sostenne la salvezza per grazia, il primato della Bibbia e il sacerdozio universale.
Le sue idee portarono a profonde trasformazioni nella Chiesa e nella società. Con Lutero, l’Europa imparò che la fede non era più solo obbedienza, ma anche responsabilità.
La Riforma portò alla nascita di nuove chiese, nuove liturgie e nuove lingue. La cristianità medievale cedette il passo a un mondo nuovo, più libero ma anche più inquieto.
La Riforma non portò solo trasformazioni religiose, ma anche guerre di religione, persecuzioni e fanatismi opposti. Il cristianesimo si frantumò e la divisione confessionale segnò profondamente la storia europea.
Resta il seme che Lutero aveva piantato: l’idea che l’uomo possa e debba rispondere da sé, senza intermediari, davanti a Dio e davanti a se stesso.