La cena ebraica con i ragazzi della Cresima può diventare un’esperienza di catechesi, preghiera e condivisione, capace di collegare la Pasqua ebraica, l’ultima cena di Gesù e il significato dell’Eucaristia. Attraverso il racconto biblico, i segni della tavola e alcuni gesti semplici, i ragazzi possono riscoprire le radici della fede cristiana e comprendere meglio il legame tra l’alleanza di Dio, la liberazione dalla schiavitù e il dono di Gesù.
La proposta è adatta a un gruppo di ragazzi della Cresima, alle loro famiglie, ai catechisti e agli educatori. Può essere vissuta in parrocchia, in oratorio o in famiglia, anche con bambini più piccoli e adulti, con un linguaggio accessibile e momenti di ascolto, silenzio, preghiera e condivisione.
Il significato della Pasqua ebraica
La Pasqua (Pésah) 🕊️ è per gli Ebrei una delle tre grandi feste della loro religione. Durante la Pésah gli Ebrei ricordano con una cena gli interventi prodigiosi di Dio nei loro confronti tanti e tanti anni fa: la liberazione dall’Egitto, attraverso le acque del Mar Rosso, dopo aver mangiato velocemente l’agnello arrostito, le erbe amare (così come era amara la loro schiavitù dal Faraone) e il pane azzimo, senza lievito (non c’era tempo per farlo lievitare, bisognava fuggire in fretta!).
Il capitolo 12 del libro dell’Esodo spiega la Pasqua ebraica. Racconta che Dio parla a Mosè e ad Aronne chiedendo di riferire a tutta la comunità le sue indicazioni su come celebrare la Pasqua (scelta dell’agnello, modo di immolarlo, di cucinarlo e di mangiarlo).
Dice loro anche di porre un po’ di sangue dell’agnello sugli stipiti e sull’architrave delle loro case affinché vengano risparmiati dal flagello di sterminio con cui invece Egli colpirà gli egiziani (morte dei figli primogeniti). Nella storia d’Israele la Pasqua è la festa che riassume tutta la fede.
E’ la festa che celebra il passaggio di Dio in mezzo al suo popolo. E’ l’ora della liberazione dalla schiavitù in Egitto, della salvezza, dell’alleanza.

Il legame tra la cena ebraica e l’ultima cena
Anche Gesù nell’ultima cena celebra la Pasqua. La sua passione, morte e resurrezione avvengono proprio nei giorni della Pasqua ebraica, infatti il Vangelo di Giovanni (13,1) narra: “Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine”.
Anche Gesù ha celebrato questa cena con gli apostoli, a Gerusalemme, il giorno prima di morire sulla croce per la nostra salvezza. Gesù, quindi, ha dato un significato nuovo alla Pasqua.
Oggi noi chiamiamo Pasqua quei giorni di festa in cui ricordiamo che “Gesù ci ha amati fino alla fine”. Il rito della Cena ebraica è composto da molti segni significativi per gli ebrei, segni e preghiere spiegati ai bambini di quarta primaria del Santa Marta per prepararsi “degnamente” alla festa di Pasqua.
La cena può aiutare i ragazzi a comprendere il legame tra la Redenzione (Passione, Morte e Resurrezione) e la Celebrazione Eucaristica, mediante l’immagine dell’Ultima Cena ed il passo del Vangelo (Luca 22,13-20).
I principali simboli della tavola
Ancora oggi, come allora, gli ebrei festeggiano la Pasqua radunandosi in famiglia, con degli amici (come fece Gesù nell’ultima cena), facendo una cena “Seder”: preparano la tavola con il pane azzimo (un pane non lievitato che ricorda quando sono fuggiti dall’Egitto in fretta senza avere il tempo di far lievitare la pasta), il vino (simbolo della gioia della libertà ritrovata), le verdure amare (ricordano l’amarezza dell’essere schiavi), un uovo (simbolo della vita nuova nella libertà), un agnello arrostito (ricorda il sangue versato sugli stipiti che è stato salvezza per i figli degli ebrei).
| Segno | Significato |
|---|---|
| Pane azzimo | Ricorda la partenza frettolosa dall’Egitto e l’assenza di tempo per far lievitare la pasta. |
| Vino | È simbolo della gioia della libertà ritrovata. |
| Verdure amare | Ricordano l’amarezza della schiavitù. |
| Uovo | È simbolo della vita nuova nella libertà. |
| Agnello arrostito | Ricorda il sangue versato sugli stipiti delle case degli ebrei. |
| Haroset | Richiama la malta con cui gli ebrei facevano i mattoni. |
Innanzi tutto è stato presentato il piatto con il pane azzimo (segno della fretta per l’imminente partenza degli Ebrei dall’Egitto), le erbe amare (simbolo dell’amarezza della schiavitù), l’agnello (con il suo sangue Dio aveva ordinato di sporcare gli stipiti delle porte, perché fossero risparmiati i primogeniti ebrei) e l’uovo (segno della nuova vita).
I bimbi con curiosità ed interesse hanno assaggiato alcune “pozioni” (acqua e limone, acqua ed aceto) che li rimandassero all’amarezza delle erbe e l’haroset (mela frullata con miele, nocciole…) che richiamava la malta con cui gli ebrei facevano i mattoni.

Come organizzare l’incontro con i ragazzi della Cresima
Una proposta per i ragazzi della Cresima può alternare spiegazione, ascolto della Parola, osservazione dei simboli, assaggio degli alimenti e momenti di silenzio. Il gruppo può essere coinvolto nella preparazione della sala e nella presentazione dei diversi segni, così che l’esperienza non sia soltanto ascoltata, ma anche partecipata.
La celebrazione può essere preceduta da un breve racconto della liberazione del popolo di Dio. Una Cena Ebraica per i ragazzi ideale per chi deve prepararsi alla Prima Comunione include: pps sulla storia della liberazione del Popolo di Dio; scheda riassuntiva per i ragazzi sui principali simboli della cena e piccola guida per l’educatore.
Il materiale può essere adattato anche al cammino verso la Cresima, perché permette di riprendere temi centrali della fede: la storia della salvezza, l’alleanza, la libertà, la memoria, il servizio e l’Eucaristia.
Preparazione dell’ambiente
La sala può essere preparata con una tavola semplice, sulla quale disporre il pane azzimo, il vino, le verdure amare, l’uovo, l’agnello arrostito e l’haroset. È possibile affidare ai ragazzi la lettura delle preghiere, la spiegazione dei simboli e l’accompagnamento dei più piccoli.
Una ricostruzione accurata può prevedere un’ambientazione antica e simbologie, mantenendo però attenzione al carattere educativo e cristiano dell’incontro. I ragazzi hanno celebrato questo rituale significativo con compostezza, silenzio, attenzione, osservando ogni dettaglio.
Accoglienza e introduzione
L’incontro può iniziare con il raduno del gruppo attorno alla tavola e con una breve spiegazione del motivo per cui la Pasqua è così importante nella storia d’Israele. È utile sottolineare che la cena non è una semplice rievocazione storica, ma un’occasione per comprendere meglio il contesto nel quale Gesù ha vissuto e celebrato l’ultima cena.
La Parola e la Menorah possono accompagnare l’introduzione. La Parola richiama il racconto dell’Esodo, mentre la luce può esprimere la presenza di Dio e il cammino dalla schiavitù alla libertà.
Ascolto della Parola
Il capitolo 12 del libro dell’Esodo spiega la Pasqua ebraica. Racconta che Dio parla a Mosè e ad Aronne chiedendo di riferire a tutta la comunità le sue indicazioni su come celebrare la Pasqua (scelta dell’agnello, modo di immolarlo, di cucinarlo e di mangiarlo).
Per il collegamento con la fede cristiana può essere letto anche il passo del Vangelo di Luca 22,13-20. Una semplice scheda sull’istituzione dell’Eucaristia con il Vangelo Luca (22,14-20) e domande può aiutare a comprendere e approfondire.
È possibile proporre anche una catechesi animata per fanciulli sulla descrizione della cena pasquale ebraica. In questo modo i ragazzi della Cresima possono entrare gradualmente nel racconto, individuando i passaggi principali e mettendoli in relazione con la celebrazione eucaristica.
I gesti della cena
Ogni gesto, ogni momento di questa cena ha un significato importante. La lavanda delle mani può introdurre il momento della purificazione e dell’attenzione, invitando i ragazzi a vivere l’esperienza con rispetto e disponibilità.
Naturalmente si sono spezzate e condivise le azzime con la benedizione pronunciate dal padre famiglia che presiedeva il momento ed immediato è stato il ricollegarsi alla nostra Eucarestia domenicale.
La condivisione del pane può diventare un’occasione per spiegare che molti gesti e preghiere della Messa hanno radici nella preghiera ebraica e nella cena pasquale celebrata da Gesù con i suoi discepoli.
L’esperienza è stata molto positiva, sia per il clima di amicizia e condivisione che contraddistingue questi incontri, sia perché nella semplicità e concretezza abbiamo riscoperto qualcosa delle nostre radici e abbiamo ricordato che tanti gesti e preghiere della nostra Messa sono gli stessi fatti da Gesù nella Pasqua Ebraica celebrata con i suoi discepoli nell’ultima cena.
Il pane azzimo
Il pane azzimo ricorda quando gli ebrei sono fuggiti dall’Egitto in fretta senza avere il tempo di far lievitare la pasta. La sua semplicità richiama la partenza, l’urgenza della liberazione e la fiducia nella promessa di Dio.
Ogni bambino poi ha impastato con acqua e farina un’azzima che successivamente è stata cotta, da poter portare a casa per la cena.
Per i ragazzi della Cresima, preparare il pane può diventare un’attività concreta da collegare alla domanda sulla libertà: quali situazioni rendono una persona schiava, quali scelte aiutano a vivere nella libertà e in che modo la fede sostiene il cammino.
Le erbe amare
Le verdure amare ricordano l’amarezza dell’essere schiavi. Il loro sapore permette ai ragazzi di collegare un’esperienza concreta a una realtà storica e spirituale: la sofferenza del popolo d’Israele e il desiderio di essere liberati.
La loro amarezza può introdurre una riflessione sulle situazioni di sofferenza, solitudine, ingiustizia e paura che i ragazzi incontrano nella vita. La celebrazione può poi orientare la riflessione verso la speranza e la possibilità di ricominciare.
Mi ha colpito il significato della marmellata con cui è stata servita la lattuga amara. La sua dolcezza ricordava che la speranza di ritornare alla libertà era sempre accesa.
L’haroset
L’haroset, preparato con mela frullata, miele e nocciole, richiamava la malta con cui gli ebrei facevano i mattoni.
Il contrasto tra la dolcezza dell’haroset e l’amarezza delle erbe può aiutare i ragazzi a comprendere che anche nelle situazioni difficili può rimanere accesa la speranza. Il gesto dell’assaggio rende la catechesi più concreta e favorisce il dialogo nel gruppo.
L’uovo e l’agnello
L’uovo è simbolo della vita nuova nella libertà. Può essere presentato come un segno di rinascita e di futuro, collegandolo al desiderio di vivere una fede adulta e responsabile.
L’agnello arrostito ricorda il sangue versato sugli stipiti che è stato salvezza per i figli degli ebrei. Nel racconto dell’Esodo questo segno appartiene alla memoria della liberazione e della protezione del popolo.
Attività per coinvolgere i ragazzi
La partecipazione dei ragazzi può essere organizzata attraverso piccoli incarichi: preparare la tavola, leggere la Parola, presentare i simboli, guidare un momento di silenzio, distribuire il pane e animare la preghiera.
Il materiale può essere strutturato per attività di gruppo (5-6 bambini) coordinate da animatori-catechisti e momenti di condivisione (gioco, preghiera, riflessioni, ecc.). Con i ragazzi della Cresima si possono formare gruppi più piccoli, affidando a ciascuno un simbolo o una domanda.
Domande sui simboli
- Che cosa ricorda il pane azzimo?
- Perché le erbe sono amare?
- Che cosa rappresenta l’uovo?
- Quale significato ha il vino?
- Che cosa richiama l’haroset?
- Quale passaggio della storia dell’Esodo ti ha colpito di più?
- Quale legame riconosci tra la cena pasquale e l’Eucaristia?
Attività sensoriale
I ragazzi possono assaggiare alcune “pozioni” (acqua e limone, acqua ed aceto) che li rimandassero all’amarezza delle erbe e l’haroset (mela frullata con miele, nocciole…) che richiamava la malta con cui gli ebrei facevano i mattoni.
L’attività deve essere accompagnata dalla spiegazione del significato di ogni alimento, così che l’esperienza sensoriale non rimanga separata dal percorso biblico e catechistico.
Attività manuale
Ogni bambino poi ha impastato con acqua e farina un’azzima che successivamente è stata cotta, da poter portare a casa per la cena.
La preparazione del pane può essere proposta anche ai ragazzi più grandi, invitandoli a lavorare in coppia e a raccontare quale segno della cena vorrebbero portare nella vita quotidiana.
Rappresentazione e immagini
Una ricostruzione dell’ultima cena di Gesù fatta con i bambini del catechismo e le loro famiglie può prepararli, in modo più consapevole, alla prima comunione. La ricostruzione può essere accurata, con ambientazione antica e simbologie, e può essere proposta in formato libretto, già pronta da stampare.
È stata ancora proposta la visione di alcune scene da “Il principe d’Egitto”; in sostituzione della vera e propria cena si è fatto merenda insieme e si è conclusa l’attività con il canto “Evenu shalom” per richiamare la pace.
Il Seder Pasquale spiegato ai ragazzi
Il silenzio, la preghiera e la condivisione
Il silenzio può avere un ruolo importante durante la cena. Aiuta i ragazzi a osservare i gesti, ad ascoltare le parole e a comprendere che il rito non è soltanto una serie di attività, ma un’esperienza di memoria e di preghiera.
Il silenzio che abbiamo mantenuto per tutta la cena mi ha ricordato la celebrazione della Messa.
La preghiera insieme può essere collocata all’inizio, prima della condivisione del pane, oppure al termine dell’esperienza. La lettura corale aiuta il gruppo a sentirsi unito e coinvolto.
Leggendo le preghiere tutti insieme eravamo un corpo unico.
La celebrazione può concludersi con un canto che richiami la pace e la fraternità. Il canto “Evenu shalom” è stato proposto per richiamare la pace.
Dalla liberazione all’Eucaristia
Il passaggio dalla Pasqua ebraica all’Eucaristia deve essere presentato con chiarezza e rispetto. La cena ebraica permette di comprendere il contesto della vita e della preghiera di Gesù, mentre l’Eucaristia celebra il dono che Gesù ha fatto alla sua Chiesa durante l’ultima cena con gli Apostoli.
Un sussidio didattico per bambini del 3° anno di Catechesi, utilizzato in un ritiro preparatorio alla Prima Comunione, affronta in un dialogo immaginario tra un bambino, Mosè, l’evangelista Marco ed una catechista i temi della Pasqua ebraica e il significato della Risurrezione di Cristo e del dono dell’Eucaristia che Gesù ha fatto alla sua Chiesa, cioè a noi battezzati, durante la sua ultima cena con gli Apostoli.
Un incontro di catechesi può valorizzare e rivivere con i bambini l’Ultima Cena che Gesù ha celebrato con i suoi amici apostoli prima di morire, momento che celebriamo ad ogni Messa, durante la Consacrazione.
Una scheda per i bambini del catechismo può presentare il parallelo fra l’Ultima Cena di Gesù, in cui è stata istituita l’Eucarestia, e il momento della Comunione durante la Santa Messa.
Il percorso può mettere in evidenza anche il rapporto tra Ultima Cena e Crocifissione. Materiali con i brani evangelici che riguardano la vita pubblica di Gesù, i suoi insegnamenti, i miracoli fino a capire l’istituzione dell’eucarestia nell’ultima cena possono essere accompagnati da riflessioni e spiegazioni del brano del Vangelo.
Il servizio come risposta al dono ricevuto
La lavanda dei piedi può diventare il momento centrale per collegare la cena al tema del servizio. Una breve scheda può far riflettere su come ci si può mettere a servizio degli altri imitando il gesto di Gesù nell’ultima cena.
Il gesto di Gesù invita i ragazzi a chiedersi come possono servire nella famiglia, nel gruppo, nella scuola e nella comunità. Il servizio non è presentato come un compito imposto, ma come una risposta all’amore ricevuto.
Un libretto che, partendo dalle caratteristiche della cena ebraica, conduce ad una veglia comprende anche la presentazione di diversi personaggi che sono o sono stati “servi per amore”.
Una proposta adatta a famiglie e comunità
La cena ebraica può essere vissuta in famiglia, insieme, anche con i più piccoli e gli adultissimi. Il sussidio è pensato anche per i genitori degli acierrini e dei giovanissimi, i catechisti, fidanzati e sposi, piccoli gruppi di amici.
La parrocchia può proporre una rivisitazione della cena pasquale ebraica, riadattandola per un gruppo di bambini di età compresa fra i tre e i dieci anni. L’esperienza può coinvolgere genitori e figli insieme, con una modalità semplice e concreta.
La partecipazione a questa cena speciale ha suscitato emozioni e riflessioni. La storia degli ebrei mi ha fatto capire che si può vivere da schiavi.
La condivisione del cibo, la preparazione comune, le letture e i canti permettono di creare un clima di amicizia e di ascolto. La cena diventa così un’occasione per coinvolgere generazioni diverse e per rendere visibile la dimensione comunitaria della fede.
Adattamento per il cammino della Cresima
Con i ragazzi della Cresima è utile valorizzare la loro capacità di comprendere i simboli, formulare domande e assumere responsabilità. La cena può essere proposta non soltanto come attività per bambini, ma come momento di approfondimento sul rapporto tra fede ricevuta, libertà personale e scelta cristiana.
La storia dell’Esodo può essere messa in relazione con il cammino di ogni persona: uscire dalla schiavitù, attraversare un passaggio difficile, fidarsi di Dio, entrare in una vita nuova e assumere una responsabilità verso gli altri.
Il sacramento della Cresima può essere collegato alla maturazione della fede, alla testimonianza e al servizio. I ragazzi possono concludere l’incontro scegliendo un gesto concreto da vivere durante la settimana nella propria famiglia, nel gruppo o nella scuola.
La cena può essere inoltre inserita in un ritiro, in un incontro quaresimale o in una preparazione alla Settimana Santa. Un momento di riflessione e preghiera in famiglia o in parrocchia può accompagnare anche un’attività pratica, come la costruzione dell’agamograph «L’amore grande di Gesù per noi», spiegata passo dopo passo con un video-tutorial su YouTube.
Schema essenziale dell’esperienza
- Accoglienza dei ragazzi e presentazione del tema.
- Preparazione della tavola con i principali simboli.
- Ascolto del racconto dell’Esodo.
- Spiegazione del pane azzimo, delle erbe amare, dell’uovo, dell’agnello, del vino e dell’haroset.
- Lavanda delle mani e momento di silenzio.
- Condivisione del pane con una benedizione.
- Lettura del Vangelo di Luca 22,13-20.
- Collegamento tra Pasqua ebraica, ultima cena ed Eucaristia.
- Riflessione sulla lavanda dei piedi e sul servizio.
- Attività pratica, canto e preghiera conclusiva.
Una simile esperienza permette ai ragazzi di avvicinarsi alla storia della salvezza attraverso parole, gesti, sapori e immagini. Nella semplicità e concretezza della cena possono riscoprire qualcosa delle proprie radici e comprendere che la celebrazione cristiana dell’Eucaristia nasce nel contesto della Pasqua celebrata da Gesù con i suoi discepoli.