La preghiera del cuore, chiamata anche preghiera di Gesù, consiste nell’invocare con fede e semplicità il nome di Gesù: «Signore Gesù Cristo Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore». Non è una formula magica né una tecnica separata dalla vita cristiana, ma un dialogo d’amore che coinvolge corpo, mente e cuore e conduce alla comunione con Dio.
La preghiera del cuore è semplice, libera e grande: ha braccia spalancate verso Dio e verso i bisogni degli altri. Non ci sono regole rigide per praticare la Preghiera di Gesù; essa è un dialogo d’amore, che si sviluppa tra l’Amore che cerca e chi gli risponde con il cuore; “non è un’occupazione accanto a un’altra, ma l’unica occupazione, quella di amare Dio, che anima e trasfigura ogni azione in Cristo Gesù” (Catechismo della Chiesa Cattolica, n 2668).
Che cos’è la preghiera cristiana
In italiano ci sono due parole per indicare la relazione d'amore consapevole e di dialogo tra l'uomo e Dio: preghiera e orazione. La parola "preghiera" deriva dal verbo latino precor, che vuol dire rivolgersi a qualcuno per ottenere un beneficio. La parola "orazione" deriva dal sostantivo latino oratio, che significa parola, discorso, linguaggio.
Le definizioni che si danno della preghiera riflettono spesso le sfumature di significato dei termini utilizzati. Ad esempio, san Giovanni Damasceno la considera come «l'elevazione dell'anima verso Dio o la petizione a Dio per i beni convenienti»; mentre per san Giovanni Climaco si tratta piuttosto di una «conversazione e unione familiare dell'uomo con Dio». Da parte sua, santa Teresa di Gesù Bambino definisce la preghiera come «un impulso del cuore, un semplice sguardo verso il cielo, un grido di riconoscimento e di amore, sia dall'interno della prova che dall'interno della gioia».
L’invocazione a Dio è inscritta, in qualche modo, nel cuore di ogni persona, pur ricevendo interpretazioni diverse: dal vivere come se Dio non ci fosse alle più elevate esperienze spirituali. Ciascun uomo è un mendicante di Dio e, ancor prima, un interlocutore di lui, cercato e amato.
La preghiera cristiana, che nasce dalla fede, attua questo sublime colloquio, questa relazione vitale di comunione. Al di là della nostra fatica e della nostra incapacità di pregare, lo Spirito Santo dà voce alle nostre attese e Cristo intercede per noi presso il Padre.
Il senso della preghiera: chiedere, ringraziare, adorare
La preghiera di petizione
In tutta la Sacra Scrittura è frequente il riferimento all’orazione di petizione. Gesù stesso non solo vi ricorre ma invita noi stessi a chiedere, sottolineando il valore e l'importanza di una preghiera semplice e fiduciosa.
La tradizione cristiana ne ha ribadito il valore esortandoci a pregare per domandare perdono, per ottenere la propria salvezza e quella degli altri, per il sostegno della Chiesa e dell'apostolato, per le più svariate necessità. Di fatto l’orazione di petizione fa parte dell'esperienza religiosa universale.
La preghiera non si esaurisce certo nel chiedere, tuttavia la petizione è un aspetto fondamentale della preghiera perché riconosce ed esprime la condizione creaturale dell'essere umano e la sua assoluta dipendenza da un Dio del quale la fede ci fa conoscere pienamente l’amore.
Il ringraziamento
Il riconoscimento dei beni ricevuti e della magnificenza e della misericordia divina che essi testimoniano ci porta a rivolgere a Dio il nostro spirito per proclamare i suoi benefici e per ringraziarlo. L’atteggiamento di gratitudine pervade tutta la Sacra Scrittura e la storia della spiritualità.
Entrambe testimoniano che quando questo atteggiamento mette radici nell'anima, poco a poco si impara a riconoscere che tutto ciò che accade è un dono divino, non solo quanto ci gratifica, ma anche le cose che possono sembrare negative o avverse. Consapevole che gli eventi sono inseriti nel disegno d'amore di Dio, il credente sa che tutto concorre al bene di chi è oggetto dell'amore divino e quindi di ogni persona.
Adorazione e lode
Un aspetto essenziale della preghiera consiste nel riconoscere e proclamare la grandezza di Dio, la pienezza del suo essere, l'infinità della sua bontà e del suo amore. La lode può scaturire dal constatare la bellezza e la grandezza dell'universo, come testimoniano molti testi biblici e numerose preghiere della tradizione cristiana.
Oppure prende spunto dalle grandi e meravigliose opere che Dio realizza nella storia della salvezza, come nel caso del Magnificat o dei grandi inni paolini; o da eventi piccoli e persino insignificanti in cui si manifesta l'amore di Dio. In ogni caso, ciò che caratterizza la lode è che in essa lo sguardo si rivolge direttamente a Dio così come è in sé, nella sua perfezione illimitata e infinita.
«La lode è la forma di preghiera che più immediatamente riconosce che Dio è Dio! Lo canta per se stesso, gli rende gloria perché Egli è». È quindi intimamente legata all'adorazione, al riconoscimento esistenziale, non solamente intellettuale, della piccolezza del creato rispetto al Creatore.
L'adorazione, la lode, la petizione, il ringraziamento riassumono le disposizioni di base che informano l'intero dialogo tra l'uomo e Dio. Qualunque sia il contenuto specifico della preghiera, chi prega sempre, in un modo o nell'altro, esplicitamente o implicitamente adora, loda, supplica, implora o rende grazie al Dio che riverisce, che ama e nel quale confida.
Il cuore nella vita di preghiera
La preghiera è la vita del cuore nuovo. Deve animarci in ogni momento. Noi, invece, dimentichiamo colui che è la nostra Vita e il nostro Tutto.
Per questo i Padri della vita spirituale, nella tradizione del Deuteronomio e dei profeti, insistono sulla preghiera come «ricordo di Dio», risveglio frequente della «memoria del cuore»: «È necessario ricordarsi di Dio più spesso di quanto si respiri».
Ma non si può pregare «in ogni tempo» se non si prega in determinati momenti, volendolo: sono i tempi forti della preghiera cristiana, per intensità e durata. La Tradizione della Chiesa propone ai fedeli ritmi di preghiera destinati ad alimentare la preghiera continua.
Alcuni sono quotidiani: la preghiera del mattino e della sera, prima e dopo i pasti, la liturgia delle Ore. La domenica, al cui centro sta l'Eucaristia, è santificata soprattutto mediante la preghiera.
Il Signore conduce ogni persona secondo strade e modi che a lui piacciono. Ogni fedele, a sua volta, gli risponde secondo la risoluzione del proprio cuore e le espressioni personali della propria preghiera.
Preghiera vocale, meditazione e contemplazione
La tradizione cristiana ha conservato tre espressioni maggiori della vita di preghiera: la preghiera vocale, la meditazione, la preghiera contemplativa. Esse hanno in comune un tratto fondamentale: il raccoglimento del cuore.
Tale vigilanza nel custodire la Parola e nel rimanere alla presenza di Dio fa di queste tre espressioni dei momenti forti della vita di preghiera. La preghiera del cuore può essere compresa all’interno di questo cammino, perché unisce una breve invocazione vocale, l’attenzione della mente, l’affetto del cuore e l’apertura contemplativa alla presenza di Gesù.
La preghiera vocale
Con la sua Parola Dio parla all'uomo. E la nostra preghiera prende corpo mediante parole, mentali o vocali. Ma la cosa più importante è la presenza del cuore a colui al quale parliamo nella preghiera.
La preghiera vocale è una componente indispensabile della vita cristiana. Ai discepoli, attratti dalla preghiera silenziosa del loro Maestro, questi insegna una preghiera vocale: il «Padre nostro».
Il bisogno di associare i sensi alla preghiera interiore risponde ad un'esigenza della natura umana. Siamo corpo e spirito, e quindi avvertiamo il bisogno di tradurre esteriormente i nostri sentimenti.
Dobbiamo pregare con tutto il nostro essere per dare alla nostra supplica la maggiore forza possibile. Dio cerca adoratori in Spirito e verità e, conseguentemente, la preghiera che sale viva dalle profondità dell'anima vuole anche l'espressione esteriore che associa il corpo alla preghiera interiore.
La preghiera vocale è quella che viene fatta utilizzando formule prestabilite, lunghe o brevi, tratte dalla Sacra Scrittura o trasmesse dalla tradizione spirituale: il Padre Nostro, l'Ave Maria, «Signore Gesù Cristo», «Veni Sancte Spiritus», la Salve Regina e il Memorare.
Tutto questo, come è ovvio, a condizione che le espressioni o le formule recitate a voce siano vera preghiera, cioè che soddisfino il requisito che chi le recita lo faccia non solo con la bocca ma anche con la mente e il cuore.
La preghiera vocale ha un ruolo decisivo nella pedagogia della preghiera, soprattutto all'inizio del rapporto con Dio. Infatti, imparando il segno della croce e le preghiere vocali i bambini, e spesso anche gli adulti, vengono introdotti all'esperienza concreta della fede e quindi alla vita di preghiera.
La meditazione
La meditazione è soprattutto una ricerca. Lo spirito cerca di comprendere il perché e il come della vita cristiana, per aderire e rispondere a ciò che il Signore chiede.
Medicare quanto si legge porta ad appropriarsene, confrontandolo con se stessi. Qui si apre un altro libro: quello della vita. Si passa dai pensieri alla realtà.
I metodi di meditazione sono tanti quanti i maestri spirituali. Un cristiano deve meditare regolarmente, altrimenti rassomiglia ai tre primi terreni della parabola del seminatore.
Ma un metodo non è che una guida; l'importante è avanzare, con lo Spirito Santo, sull'unica via della preghiera: Cristo Gesù. La meditazione mette in azione il pensiero, l'immaginazione, l'emozione e il desiderio.
La preghiera cristiana di preferenza si sofferma a meditare «i misteri di Cristo», come nella lectio divina o nel Rosario. Questa forma di riflessione orante ha un grande valore, ma la preghiera cristiana deve tendere più lontano: alla conoscenza d'amore del Signore Gesù, all'unione con lui.
La preghiera contemplativa
Che cosa è la preghiera contemplativa? Santa Teresa risponde: «L'orazione mentale, a mio parere, non è che un intimo rapporto di amicizia, nel quale ci si intrattiene spesso da solo a solo con quel Dio da cui ci si sa amati».
La preghiera contemplativa cerca «l'amore dell'anima mia». È Gesù e, in lui, il Padre. Egli è cercato, perché il desiderio è sempre l'inizio dell'amore, ed è cercato nella fede pura, quella fede che ci fa nascere da lui e vivere in lui.
La preghiera contemplativa è la preghiera del figlio di Dio, del peccatore perdonato che si apre ad accogliere l'amore con cui è amato e che vuole corrispondervi amando ancora di più.
La preghiera contemplativa è un dono, una grazia; non può essere accolta che nell'umiltà e nella povertà. La preghiera contemplativa è un rapporto di alleanza, concluso da Dio nella profondità del nostro essere.
La preghiera contemplativa è sguardo di fede fissato su Gesù. «Io lo guardo ed egli mi guarda», diceva, al tempo del suo santo Curato, il contadino d'Ars in preghiera davanti al Tabernacolo.
Questa attenzione a lui è rinuncia all'«io». Il suo sguardo purifica il cuore. La luce dello sguardo di Gesù illumina gli occhi del nostro cuore; ci insegna a vedere tutto nella luce della sua verità e della sua compassione per tutti gli uomini.
La preghiera contemplativa è anche silenzio, «simbolo del mondo futuro» o «silenzioso amore». Nella preghiera contemplativa le parole non sono discorsi, ma come ramoscelli che alimentano il fuoco dell'amore.
La preghiera contemplativa è unione alla preghiera di Cristo nella misura in cui fa partecipare al suo mistero. Il mistero di Cristo è celebrato dalla Chiesa nell'Eucaristia, e lo Spirito Santo lo fa vivere nella preghiera contemplativa, affinché sia manifestato attraverso la carità in atto.
La preghiera di Gesù
In seguito, la tradizione ortodossa ha valorizzato una preghiera in cui alcune parole tratte dai Vangeli sono accostate al respiro e ai battiti del cuore. Queste parole sono state pronunziate dal cieco Bartimeo: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!» (Mc 10,47) e dal pubblicano che prega così: «Signore, abbi pietà di me, peccatore» (Lc 18,13).
La preghiera di Gesù si esprime generalmente con queste parole: «Signore Gesù Cristo Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore». Può essere pronunciata con le labbra, sottovoce, oppure interiormente, con la mente e con il cuore.
Il nome di Gesù non viene ripetuto per moltiplicare parole vuote, ma per rivolgersi realmente a una Persona viva. La preghiera del cuore è dunque una invocazione fiduciosa, umile e perseverante, nella quale il credente riconosce Gesù come Signore e si affida alla sua misericordia.
Origini nella tradizione cristiana
Nella storia del cristianesimo si constata che, in numerose tradizioni, esisteva un insegnamento sull’importanza del corpo e delle posizioni corporee per la vita spirituale. Grandi santi ne hanno parlato, come Domenico, Teresa d’Avila, Ignazio di Loyola.
Inoltre, fin dal IV secolo, incontriamo consigli a questo proposito nei monaci d’Egitto. Più tardi, gli ortodossi hanno proposto un insegnamento sull’attenzione al ritmo del cuore e sulla respirazione.
È una tradizione molto antica che attinge dagli insegnamenti dei Padri del deserto egiziano, monaci che si sono dati totalmente a Dio in una vita eremitica o comunitaria con un’attenzione particolare alla preghiera, all’ascesi e al dominio sulle passioni.
Essi possono essere considerati i successori dei martiri, grandi testimoni della fede all’epoca delle persecuzioni religiose, che cessarono quando il cristianesimo divenne religione di Stato nell’impero romano.
A partire dalla loro esperienza, si sono impegnati in un lavoro di accompagnamento spirituale ponendo l’accento sul discernimento di ciò che si viveva nella preghiera. La preghiera del cuore si è sviluppata soprattutto nei monasteri del Sinai, al confine dell’Egitto, a partire dal VI secolo, poi sul monte Athos nel XIV secolo.
Lì vivono ancora centinaia di monaci completamente isolati dal mondo, sempre immersi in questa preghiera del cuore. In alcuni monasteri si continua a mormorarla, come un ronzio di alveare, in altri la si dice interiormente, in silenzio.
La preghiera del cuore fu introdotta in Russia verso la metà del XIV secolo. Il grande mistico san Sergio di Radonez, il fondatore del monachesimo russo, la conosceva.
Altri monaci in seguito l’hanno fatta conoscere nel XVIII secolo, poi essa si è diffusa progressivamente al di fuori dei monasteri, grazie alla pubblicazione della Filocalia, nel 1782. Infine, la diffusione dei Racconti del Pellegrino russo a partire dalla fine del XIX secolo l’ha resa popolare.

Il Pellegrino russo e la preghiera incessante
I Racconti di un pellegrino russo ci permettono di accostarci alla preghiera del cuore. Attraverso quest’opera l’Occidente ha riscoperto l’esicasmo.
In Russia esisteva un’antica tradizione secondo la quale certe persone, attirate da un cammino spirituale esigente, partivano a piedi attraverso la campagna, come mendicanti, ed erano accolte nei monasteri.
Come pellegrini, andavano di monastero in monastero, alla ricerca di risposte alle loro domande spirituali. Questa specie di ritiro peregrinante, nel quale avevano un ruolo importante l’ascesi e le privazioni, poteva durare diversi anni.
Il Pellegrino russo è un uomo vissuto nel XIX secolo. I suoi racconti furono pubblicati verso il 1870. L’autore non è chiaramente identificato.
Era un uomo che aveva un problema di salute: un braccio atrofizzato, ed era assillato dal desiderio d’incontrare Dio. Andava da un santuario all’altro.
Un giorno, egli ascolta in una chiesa alcune parole tratte dalle lettere di san Paolo. Inizia allora un pellegrinaggio di cui ha scritto il racconto.
Durante la ventiquattresima settimana dopo il giorno della Trinità entrai in chiesa durante la liturgia per pregare un pò; stavano leggendo la pericope della lettera ai Tessalonicesi di san Paolo, in cui si dice: «Pregate incessantemente» (1Ts 5,17).
Questa massima mi si fissò particolarmente nella mente, e incominciai dunque a riflettere: come si può pregare incessantemente, quando per ogni uomo è inevitabile e necessario impegnarsi anche in altre faccende per procurarsi il sostentamento?
Udii molte prediche eccellenti sulla preghiera. Ma erano tutti insegnamenti sulla preghiera in genere: che cos’è la preghiera, com’è necessario pregare, quali sono i suoi frutti; ma nessuno diceva come progredire nella preghiera.
Ci fu sì una predica sulla preghiera nello spirito e sulla preghiera continua; ma non vi si indicava come arrivarci. Il Pellegrino è dunque molto deluso, perché ha sentito quest’appello a una preghiera continua, ha ascoltato le prediche, ma non ha ricevuto risposta.
Allora, il Pellegrino comincia a fare il giro delle chiese e dei monasteri. E arriva da uno starec, un monaco accompagnatore spirituale, che lo riceve con bontà, lo invita a casa sua e gli propone un libro dei Padri che gli permetterà di capire chiaramente che cos’è la preghiera e di impararla con l’aiuto di Dio: la Filocalia, che significa in greco l’amore della bellezza.
L’insegnamento dello starec
Gli spiega quella che si chiama la preghiera di Gesù. La preghiera interiore e perpetua di Gesù consiste nell’invocare incessantemente, senza interruzione, il nome divino di Gesù Cristo con le labbra, la mente e il cuore, immaginando la sua presenza costante e chiedendo il suo perdono, in ogni occupazione, in ogni luogo, in ogni tempo, persino nel sonno.
Essa si esprime con queste parole: «Signore Gesù Cristo, abbi pietà di me!». Chi si abitua a questa invocazione ne riceve grande consolazione, e sente l’esigenza di recitare sempre questa preghiera, tanto che non può più farne a meno, ed essa stessa fluisce spontaneamente in lui.
Lo starec sceglie un brano di san Simeone il Nuovo Teologo: Siedi in silenzio e appartato; china il capo, chiudi gli occhi; respira più lentamente, guarda con l’immaginazione dentro il cuore, porta la mente, cioè il pensiero, dalla testa al cuore.
Mentre respiri, di’: «Signore Gesù Cristo Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore», sottovoce con le labbra, oppure solo con la mente. Cerca di scacciare i pensieri, sii tranquillo e paziente, e ripeti spesso questo esercizio.
Come praticare la preghiera del cuore
Non ci sono regole rigide per praticare la Preghiera di Gesù. Il modo concreto può adattarsi alla condizione di ciascuno, purché rimangano centrali la fede in Gesù Cristo, l’umiltà, la fiducia e il desiderio di stare alla sua presenza.
- Scegliere un momento. La Chiesa esorta i fedeli a una preghiera regolare: preghiere quotidiane, liturgia delle Ore, Eucaristia domenicale, feste dell'anno liturgico.
- Raccogliersi. Siedi in silenzio e appartato; china il capo, chiudi gli occhi; respira più lentamente.
- Ricordare la presenza di Gesù. Guarda con l’immaginazione dentro il cuore, porta la mente, cioè il pensiero, dalla testa al cuore.
- Invocare il nome del Signore. Ripeti con calma: «Signore Gesù Cristo Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore».
- Unire la mente e il cuore. La preghiera non consiste nella sola ripetizione esteriore, ma nell’invocazione pronunciata con consapevolezza, fede e amore.
- Rimanere pazienti. Cerca di scacciare i pensieri, sii tranquillo e paziente, e ripeti spesso questo esercizio.
- Ritornare alla preghiera. Quando la mente si distrae, si ritorna con semplicità alle parole dell’invocazione, senza irritazione e senza scoraggiamento.
Il Pellegrino russo legge altri autori e continua ad andare di monastero in monastero, da un luogo di preghiera a un altro, facendo ogni specie di incontri lungo il cammino e approfondendo quel suo desiderio di pregare incessantemente.
Egli conta il numero di volte che pronunzia l’invocazione. Fra gli ortodossi la corona del rosario è costituita di nodi, cinquanta o cento nodi.
È l’equivalente del rosario, ma qui non vi sono il Padre nostro e l’Ave Maria rappresentati da grani grossi e piccoli, più o meno distanziati. I nodi sono invece della stessa dimensione e disposti uno dopo l’altro, con l’unico intento della ripetizione del nome del Signore, pratica che si acquisisce progressivamente.
Questa storia del Pellegrino contiene tre insegnamenti che alimentano la nostra ricerca: la ripetizione, la presenza al corpo e l’energia che si sprigiona nella preghiera.
La ripetizione del nome di Gesù
Il primo pone l’accento sulla ripetizione. Non abbiamo bisogno di andare a cercare dei mantra fra gli indù, noi ne abbiamo nella tradizione cristiana con la ripetizione del nome di Gesù.
In numerose tradizioni religiose, la ripetizione di un nome o di una parola in rapporto con il divino o il sacro è il luogo di concentrazione e di acquietamento per la persona e di relazione con l’invisibile.
Allo stesso modo, gli ebrei ripetono più volte al giorno lo Shemà, la proclamazione di fede che comincia con «Ascolta, o Israele…». La ripetizione è stata ripresa dal rosario cristiano, che proviene da san Domenico, nel XII secolo.
Questa idea di ripetizione è dunque classica anche nelle tradizioni cristiane. Nella preghiera del cuore, però, la ripetizione non mira a produrre automaticamente uno stato psicologico particolare, ma a custodire il ricordo di Gesù e a orientare continuamente verso di lui la mente e l’affetto.
Il corpo, il respiro e l’attenzione
Il secondo insegnamento verte sulla presenza al corpo, che si riallaccia ad altre tradizioni cristiane. Nel XVI secolo, sant’Ignazio di Loyola, che è stato all’origine della spiritualità dei gesuiti, segnala l’interesse di pregare al ritmo del cuore o della respirazione, dunque l’importanza di un’attenzione al corpo.
In questa maniera di pregare, si prendono le distanze riguardo a una riflessione intellettuale, a un approccio mentale, per entrare in un ritmo più affettivo, perché la ripetizione non è solamente esteriore, vocale.
Il bisogno di associare i sensi alla preghiera interiore risponde ad un'esigenza della natura umana. Siamo corpo e spirito, e quindi avvertiamo il bisogno di tradurre esteriormente i nostri sentimenti.
Il corpo non viene considerato un ostacolo alla preghiera, ma parte della persona che si presenta davanti a Dio. La posizione, il respiro e il silenzio possono aiutare il raccoglimento, senza trasformarsi in condizioni assolute o in esercizi autonomi dalla fede.
La potenza del Nome
Perché nella mistica ortodossa si dice che la preghiera del cuore è al centro dell’ortodossia? Tra l’altro, perché l’invocazione incessante del nome di Gesù si collega alla tradizione ebraica, per la quale il nome di Dio è sacro, poiché c’è una forza, una potenza particolare in questo nome.
Ogni volta che nella Bibbia si parla del Nome, si parla di Dio. Nel nome stesso, c’è una presenza straordinaria di Dio.
Si ritrova l’importanza del nome negli Atti degli Apostoli, il primo libro della tradizione cristiana dopo i Vangeli: «Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvo» (At 2,21).
Il nome è la persona, il nome di Gesù salva, guarisce, scaccia gli spiriti impuri, purifica il cuore. Ecco che cosa dice a questo proposito un sacerdote ortodosso: «Portate costantemente nel cuore il dolcissimo nome di Gesù; il cuore è infiammato dal richiamo incessante di questo nome diletto, di un ineffabile amore per lui».
Preghiera del cuore e discernimento cristiano
La preghiera del cuore ci permetterà di progredire nella misura in cui possiamo appropriarci l’esperienza che abbiamo cominciato, in una prospettiva sempre più cristiana.
In quello che abbiamo finora imparato, abbiamo insistito soprattutto sull’aspetto affettivo e corporeo della preghiera e della ripetizione; adesso, facciamo ancora un altro passo.
Questo modo di riappropriarsi un tale procedimento non implica un giudizio o una disistima delle altre tradizioni religiose, come il tantrismo e lo yoga. Abbiamo qui l’occasione di collocarci nel cuore della tradizione cristiana.
Gli ortodossi sono rimasti più vicini a questa pratica, mentre la tradizione cattolica occidentale recente si è evoluta piuttosto verso un approccio razionale e istituzionale del cristianesimo.
Abbiamo visto che la parola esicasmo significa quiete, ma essa rimanda anche alla solitudine, al raccoglimento. La quiete cristiana non è evasione dalla realtà, ma disponibilità interiore all’ascolto di Dio e alla trasformazione della vita.
La meditazione mette in azione il pensiero, l'immaginazione, l'emozione e il desiderio. Questa mobilitazione è necessaria per approfondire le convinzioni di fede, suscitare la conversione del cuore e rafforzare la volontà di seguire Cristo.
La preghiera del cuore, pertanto, non si misura soltanto dal numero delle invocazioni pronunciate o dalla percezione di consolazioni interiori. Il suo frutto si riconosce nella fede più viva, nell’umiltà, nella conversione del cuore, nella carità e nella disponibilità a compiere la volontà di Dio.
Pregare senza nascondere nulla davanti a Dio
La preghiera cristiana è un incontro nel quale il credente si presenta davanti a Dio con verità. Nulla va nascosto davanti a Dio.
Il metodo, ma soprattutto lo Spirito, funziona nel senso che facilita un vero dialogo col Signore, aiuta a contemplare le diverse scene della vita di Gesù, senza aspettare che la mia vita o il mio rapporto con Dio cambi magicamente.
Riuscire ad esprimere i miei pensieri e sentimenti più profondi davanti a Gesù e sentire che Lui veramente mi ascolta, con tanta pazienza e tenerezza… ecco, forse non c’è bisogno di un miracolo più grande.
La preghiera contemplativa è l’abbandono umile e povero all’amorosa volontà del Padre in unione sempre più profonda con il Figlio suo diletto. Ma egli sa che l'amore con cui risponde è quello che lo Spirito effonde nel suo cuore; infatti, tutto è grazia da parte di Dio.
La preghiera del cuore nella vita quotidiana
La preghiera continua è essenzialmente preghiera del cuore ed elemento di unione per le diverse confessioni cristiane. Tutte le confessioni Cristiane infatti si riconoscono credenti nel Signore Gesù e l’invocazione del suo Nome costituisce una modalità di preghiera che favorisce la loro unione, come il nostro Salvatore desiderava: «Perché siano una cosa sola» (Gv 17,11).
La Preghiera di Gesù ha valore anche per il dialogo interreligioso, perché l’invocazione del Nome di Dio appartiene a molte grandi tradizioni spirituali.
La preghiera continua non richiede di abbandonare necessariamente le occupazioni ordinarie. La preghiera del cuore può accompagnare il lavoro, il cammino, l’attesa, la sofferenza e i momenti di riposo, diventando un richiamo discreto alla presenza di Gesù.
Il Signore conduce ogni persona secondo strade e modi che a lui piacciono. Ogni fedele, a sua volta, gli risponde secondo la risoluzione del proprio cuore e le espressioni personali della propria preghiera.
Con l'espressione "contemplativi in mezzo al mondo", san Josemaría sintetizzava una delle caratteristiche essenziali dello spirito dell'Opus Dei, affermando che il cristiano comune, chiamato a santificarsi in mezzo al mondo, può raggiungere la pienezza della contemplazione senza bisogno di allontanarsi dalla propria condizione secolare.
Secondo san Josemaría, il cristiano comune è chiamato a essere contemplativo proprio nella sua vita ordinaria e attraverso la sua vita ordinaria, perché la contemplazione non si limita ad alcuni momenti specifici della giornata, ma può abbracciare l'intera giornata, fino a diventare una preghiera continua.
Per questo diceva: «vorrei che oggi […] ci persuadessimo una volta per sempre della necessità di avviarci ad essere anime contemplative, nel bel mezzo della strada e del lavoro, grazie ad un colloquio costante con il nostro Dio, che non deve mai venir meno lungo tutta la giornata. Se vogliamo seguire lealmente le orme del Maestro, è questa l'unica via».
La preghiera del cuore e il cuore nuovo
L’incontro con Gesù ci apre alla misericordia e cambia il nostro cuore di pietra in cuore di carne, un cuore beato e felice perché capace di amare.
Il racconto dei due sassi ci porterà a scoprire che spesso i nostri cuori assomigliano alla pietra, ma in ogni cuore è nascosto qualcosa di luminoso, dono di Dio, dono del cuore misericordioso del Signore Gesù: l’Amore l’unico e solo desiderio che ci rende felici.
La purezza del cuore è un cammino che porta ad amare oltre ogni limite. La purezza del cuore nasce dalla conversione.
La purezza del cuore è capacità di accogliere e di non inquinare. La purezza del cuore è amare Dio e i fratelli.
La purezza del cuore è agire rettamente nella società e nella chiesa. La purezza del cuore è amare ed amarsi insieme.
La preghiera del cuore non chiude il credente in se stesso, ma lo rende più disponibile verso Dio e verso le necessità degli altri. La preghiera è semplice, libera e grande: ha braccia spalancate verso Dio e verso i bisogni degli altri.
Il Padre nostro come modello di ogni preghiera
Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per esser visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.
Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
Pregando poi, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome; venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male.
Il “Padre nostro” è la sintesi di tutto il vangelo. Riassume ciò che il Padre vuole donarci e che noi abbiamo bisogno di chiedere. Non è soltanto una formula di preghiera, ma l’anima e il segreto di ogni preghiera.
Un itinerario catechistico per imparare a pregare
La preghiera cristiana, che nasce dalla fede, attua questo sublime colloquio, questa relazione vitale di comunione. Per educare alla preghiera del cuore è possibile accompagnare bambini, ragazzi, adulti e famiglie attraverso un cammino progressivo.
- Ascoltare la Parola: leggere un brano del Vangelo, in particolare i testi che presentano l’invocazione fiduciosa a Gesù.
- Fare silenzio: lasciare uno spazio per raccogliere il cuore e riconoscere la presenza di Dio.
- Invocare: ripetere lentamente il nome di Gesù con le parole «Signore Gesù Cristo Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore».
- Affidarsi: presentare al Signore le gioie, le tristezze, i successi e gli insuccessi, le preoccupazioni quotidiane, le debolezze, i ringraziamenti e le suppliche.
- Discernere: confrontare la propria vita con il Vangelo e domandarsi: «Signore, che cosa vuoi che io faccia?».
- Vivere la carità: lasciare che la preghiera si manifesti nelle relazioni, nel perdono, nell’accoglienza, nella compassione e nel servizio.
La preghiera è unione con Dio e colloquio con lui. La preghiera mantiene l’equilibrio del mondo, riconcilia con Dio, genera lacrime sante, è ponte sulle tentazioni, muro tra noi e le afflizioni.
La preghiera allontana le lotte dello spirito, è la beatitudine futura, è azione che non avrà mai fine. La preghiera è sorgente delle virtù, è illuminazione della mente, è scure che recide la disperazione, è segno di speranza, è vittoria sulla tristezza.
La preghiera è specchio nel quale vediamo i nostri progressi, è indicazione della strada da percorrere, è svelamento dei beni futuri, è pegno di gloria.
Una preghiera per iniziare
O Dio, tu sei il mio Dio, all’aurora ti cerco, di te ha sete l’anima mia, a te anela la mia carne, come terra deserta, arida, senz’acqua.
Così nel santuario ti ho cercato, per contemplare la tua potenza e la tua gloria. Poiché la tua grazia vale più della vita, le mie labbra diranno la tua lode.
Così ti benedirò finché io viva, nel tuo nome alzerò le mie mani. Mi sazierò come a lauto convito, e con voci di gioia ti loderà la mia bocca.
Quando nel mio giaciglio di te mi ricordo e penso a te nelle veglie notturne, a te che sei stato il mio aiuto, esulto di gioia all’ombra delle tue ali.
La preghiera del cuore può iniziare con parole molto semplici e sincere: «Signore Gesù Cristo Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore». È sufficiente pronunciarle con fede, lasciando che la mente ritorni al Signore e che il cuore si apra alla sua misericordia.
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