Gioco di catechismo sul rispetto del catechista

Il rispetto del catechista si educa attraverso un’esperienza concreta, coinvolgente e condivisa, nella quale i bambini imparano ad ascoltare, attendere il proprio turno, osservare le regole, collaborare e riconoscere il ruolo della guida. Il gioco non sostituisce il catechismo, ma può diventare parte stessa della struttura dell’incontro e un vero momento educativo.

Il catechista deve creare le condizioni e far osservare quelle regole indispensabili per un reciproco ed ordinato ascolto. Il gioco dentro, non in alternativa alla catechesi: fare catechesi giocando.

Obiettivo del gioco

Il catechismo rivolto ai bambini della fascia 6-11 anni deve sempre tenere presente chi sono i bambini. Nel mondo dei piccoli il giocare rimane il modo migliore e più adatto per imparare, socializzare, adattarsi, crescere.

All’interno dell’attività di formazione dei bambini ho notato grande efficacia nel proporre giochi che, ripetuti parecchie volte, sono stati di aiuto a memorizzare, imparare e capire concetti che altrimenti sarebbero rimasti astratti.

Il gioco insegna la pazienza nell’aspettare il proprio turno, la delicatezza nei giochi dove non bisogna farsi scoprire, il saper perdere, il mettere a servizio i propri doni a favore di tutta la squadra.

Il gioco ristabilisce anche il rapporto con l’adulto che diventa l’arbitro imparziale del quale bisogna avere fiducia. E poi l’obbedienza alle regole; chi sta alle regole permette che il gioco possa realizzarsi.

Il rispetto del catechista nella comunicazione

Oggi si comunica tanto, forse troppo, a volte male, anche nell’incontro di catechesi. Proviamo, allora, a dare voce ad alcuni elementi necessari perché si realizzi una comunicazione corretta, autentica, efficace.

Il catechista non può abbassare la guardia: è chiamato a essere un buon comunicatore. Indicazioni, suggerimenti e tecniche possono aiutare.

  • Non si può non comunicare. In qualunque momento si comunica. Ogni gesto è comunicazione, anche il silenzio o l’immobilità.
  • Si comunica più con gli atti che con le parole. Da questo deriva la necessità, per il catechista, di essere consapevole dei messaggi che continuamente passano attraverso i suoi gesti e azioni, che per i fanciulli e i ragazzi sono già catechesi.
  • La comunicazione esige di essere integrata e non simmetrica o complementare. È necessario cioè creare con i catechizzandi rapporti paritari rispetto al valore proprio delle persone, ma che distinguano chiaramente il ruolo del catechista, educatore e guida, e del fanciullo, che sta imparando e crescendo.
  • Comunicare Cristo è la più grande fortuna che possa capitare nella vita. Il suo messaggio è talmente splendido e affascinante da non poter non catturare i destinatari della nostra comunicazione.

Il catechista comunica rispetto anche attraverso la voce, lo sguardo, l’espressione del viso, i gesti, le mani e il modo di vestire.

Essere attenti all’uso del corpo, primo comunicatore, avendo cura a come si gestiscono: la voce, lo sguardo, l’espressione del viso, i gesti, le mani, il vestire.

Il gioco: regole, ascolto e responsabilità

Fare le cose giocando, aiuta a capire, a interiorizzare, a ricordare. Se ci sta a cuore che il nostro lavoro di catechisti venga capito, interiorizzato, ricordato, perchè tanta paura nei confronti delle attività, anche le più importanti, fatte in modo giocoso?

Il gioco, come confermano le scienze umane, è una dimensione fondamentale dell’educazione e, opportunamente utilizzato, favorisce l’apprendimento. Si può perciò, anzi si deve, fare catechesi “giocando”!

Fare catechesi “giocando” naturalmente non significa trasformare gli incontri di catechismo in una baraonda, dove ognuno fa quello che vuole, chiacchiera a sproposito non ascoltando ed impedendo agli altri di ascoltare.

Si tratta non di giocare al posto di fare catechismo, non di alternare durante l’incontro di catechesi momenti di lezione e momenti di gioco, ma di fare la catechesi in maniera giocosa.

Durante un incontro di catechismo il gioco non dovrebbe essere il momento di svago o il premio se i bambini si sono comportati bene, ma parte stessa della struttura, dovrebbe essere esso stesso un momento educativo.

Proposta: “Il cerchio del rispetto”

Il gioco è pensato per bambini e ragazzi del catechismo e può essere svolto individualmente, a squadre o con tutto il gruppo. L’obiettivo è far sperimentare, attraverso attività semplici, che il rispetto del catechista è collegato al rispetto reciproco, all’ascolto e alla collaborazione.

Materiale

  • Un foglio per ogni squadra o per ogni bambino.
  • Cartoncini con parole o situazioni.
  • Una penna o un pennarello.
  • Un cestino o una scatola.
  • Eventuali immagini, brevi storie o semplici oggetti utili per le dinamiche.

Preparazione dell’ambiente

Preparare precedentemente la sala di catechismo. Metterla in ordine: un ambiente disordinato e confusionario invita a fare confusione e non fa sentire accolti e attesi; approntare tutto ciò che serve per l’incontro.

La soluzione ideale, quando è possibile, è far mettere i catechizzandi seduti in cerchio o semicerchio, così che tutti possano vedere bene il catechista, che a sua volta dovrebbe alternare momenti in cui sta seduto ad altri in cui si alza e si muove, mantenendo così sempre viva l’attenzione su di sé.

Regole del gioco

  1. Si ascolta quando parla il catechista.
  2. Si ascolta quando parla un compagno.
  3. Si aspetta il proprio turno.
  4. Non si interrompe.
  5. Si rispettano le regole stabilite.
  6. Si collabora senza voler comandare.
  7. Si accetta di vincere e di perdere.
  8. Si usano parole e gesti rispettosi.
  9. Si aiutano i compagni.
  10. Alla fine si lascia in ordine l’ambiente.

Si consiglia di consegnarlo e leggerlo insieme ai bambini/ragazzi all’inizio dell’anno, cosicché durante l’intero percorso si potrà sempre far riferimento a quelle dieci regole fondamentali nel caso in cui qualche comportamento fosse irrispettoso.

Svolgimento

Il catechista prepara nel cestino tutte le definizioni in modo sparso. Ogni squadra riceve un foglio e deve trovare la frase o la parola esatta, collocandola al posto giusto.

Il gioco può essere proposto a squadre, ogni squadra porterà il nome di un amico di Gesù. La prima squadra che avrà completato il foglio vince.

Durante il gioco, il catechista osserva non soltanto la rapidità delle risposte, ma anche il modo in cui i bambini ascoltano, collaborano, rispettano i turni e accolgono le indicazioni.

Si può fare a gara a chi risponde prima ma si va avanti insieme, fermandosi qua e là per ricordare ed approfondire i temi su cui i bambini si dimostrano più indecisi.

Cartoncini con situazioni

SituazioneComportamento rispettoso
Il catechista sta spiegando.Ascoltare senza interrompere.
Un compagno sta parlando.Guardarlo e lasciargli il tempo di esprimersi.
Non si conosce la risposta.Provare senza prendere in giro chi sbaglia.
La propria squadra perde.Accettare il risultato e incoraggiare gli altri.
La propria squadra vince.Mettere i propri talenti a servizio degli altri.
La sala è in disordine.Fermarsi a mettere a posto la sala dopo l’incontro.
Un compagno non riesce a partecipare.Aiutarlo senza sostituirsi completamente a lui.

La verifica attraverso il gioco

Verificare quanto i fanciulli hanno compreso, utilizzando domande brevi, dinamiche, quiz.

Questo non significa trasformare la verifica in una interrogazione o in un compito scritto, ma trovare strategie divertenti e coinvolgenti per far sì che i fanciulli condividano le cose che li hanno colpiti o interessati maggiormente.

Domande per il confronto

  • Che cosa significa rispettare il catechista?
  • Perché è importante ascoltare?
  • Come ci si comporta quando qualcuno sta parlando?
  • Perché le regole sono indispensabili?
  • Che cosa succede quando tutti vogliono comandare?
  • Come ci si comporta quando si perde?
  • Come si può usare una propria abilità per aiutare gli altri?
  • In che modo il catechista comunica anche senza parlare?
  • Quale regola è stata più difficile da osservare?
  • Quale regola vogliamo impegnarci a vivere nel prossimo incontro?

Vincere mettendosi al servizio

Aiuterebbe, per esempio, che il premio alla squadra che ha vinto sia l’aiutare o servire gli altri, per esempio la merenda, o il fermarsi a mettere a posto la sala dopo l’incontro.

Questo perchè chi vince o ha comunque dimostrato una abilità, deve mettere i suoi talenti a servizio degli altri. Dopo le prime volte di stupore e brontolii i bambini capiscono bene e sono contenti di aiutare.

Il gioco insegna a non essere il centro del mondo, perché chi vuole comandare o vuole che le cose vengano fatte a modo suo, rovina il gioco agli altri e lui è il primo a non divertirsi.

Le prime lezioni impartite a coloro che desideravano essere vincenti erano: imparare a perdere, riconoscere i propri limiti, non desiderare di essere al centro del mondo, spezzare l’egoismo e amare il prossimo come se stessi.

Come inserire il gioco nell’incontro di catechismo

Arrivare prima dell’incontro e stare con i ragazzi: i momenti informali che precedono l’inizio degli incontri sono un’importante opportunità per conoscere i fanciulli, per giocare con loro, chiacchierare su ciò che è successo durante la settimana e far passare il messaggio implicito che si sta bene con loro e si ha sempre voglia di incontrarli.

Gestire il modo con cui i catechizzandi entrano nell’ambiente: richiamarli in gruppo, precederli nell’ingresso della sala dell’incontro, far riporre giacche e borse sono modi per dire che ci si sta preparando a qualcosa di importante che richiede la loro attenzione.

Iniziare sempre l’incontro con una preghiera. È un momento importante, dopo aver salutato gli amici si saluta anche Gesù. Lo si può fare con una preghiera recitata o spontanea, con un canto, con un gesto da fare insieme.

Richiamare, eventualmente, il tema dell’incontro precedente. Fare memoria dell’idea centrale può aiutare a rinforzarla, a verificare se i fanciulli l’hanno davvero percepita e ricordata e creare un’unione fra tutto quello che si fa insieme.

Introdurre l’argomento dell’incontro partendo sempre da un’idea centrale e descrivendo che cosa si farà durante l’incontro. Soprattutto con i fanciulli, è importante non essere dispersivi e focalizzare il tema portante e le attività che si faranno insieme.

L’idea centrale, oltre che a parole, può essere introdotta anche con un gioco, una dinamica, una breve storia che la pongano in evidenza.

Proporre i contenuti organizzati in parti o nuclei ben preparati e supportati da esempi, racconti, che riconducano l’argomento trattato alla vita dei fanciulli ripetendo con chiarezza le idee più importanti.

Questa parte, di solito la centrale dell’incontro, non dovrebbe durare più di quindici minuti.

Far scaturire l’annuncio dalla parola di Dio, come propongono molto bene i catechismi della Chiesa italiana. Trovare il modo di passare dalle idee alla vita quotidiana dei fanciulli, aiutati da loro stessi nella ricerca delle implicanze dell’annuncio con il contesto familiare, scolastico, sociale, ecclesiale.

Riassumere il tema dell’incontro in una formulazione breve, che spesso si trova negli stessi catechismi.

Concludere con un momento di preghiera, spontanea o preparata, sul tema dell’incontro.

Il protagonismo dei bambini

“Giocare” a catechismo significa rendere i bambini e i ragazzi protagonisti, cioè non ascoltatori passivi del catechista che spiega come se fosse un insegnante.

Una catechesi “giocata” deve lasciare spazio al protagonismo dei bambini. Tutto quello che può essere lasciato fare a loro, deve essere lasciato fare a loro.

Una catechesi a senso unico, dalla catechista ai ragazzi, è una lagna e una disgrazia: un bla bla bla ininfluente ai fini della crescita della fede.

Fare disegni, cartelloni, canti, balletti, animazioni, mimi, drammatizzazioni, confronti, incontri: tutto quello che fa sentire i bambini protagonisti.

Favorire il senso della sorpresa: il gioco è novità, sorpresa; la catechesi-gioco favorisce il senso della sorpresa, riducendo al minimo la noia che nasce dalla ripetitività.

Una catechesi “giocata” deve essere per i bambini una continua sorpresa. Un giorno il racconto, un altro giorno le diapositive, poi una drammatizzazione, poi un canto, poi un’uscita.

Attenzioni per il catechista

Come abbiamo scritto più volte, per comunicare con una buona metodologia occorre mettersi in relazione con i destinatari, conoscerli bene, sapersi mettere in gioco con loro, porsi sempre in ascolto.

  • Conoscere e vivere i contenuti e proporli parlando alla vita dei destinatari con una catechesi esperienziale.
  • Usare diversi linguaggi: parola, teatro, musica, canto, dialogo, immagini, gioco, narrazione.
  • Preparare attentamente quanto serve per lo svolgimento dell’incontro e avere cura nella preparazione dell’ambiente.
  • Ripetere con chiarezza le idee più importanti.
  • Lasciare ai bambini lo spazio necessario per parlare, collaborare e sperimentare.
  • Osservare le dinamiche del gruppo e intervenire con equilibrio.

Alcuni giochi sembrano più difficili di altri: la “riuscita” di un gioco spesso non dipende dalla complicazione del gioco, ma da tanti fattori, tra i quali il fatto che il catechista si sia immerso nella logica del gioco stesso, non solo lo abbia capito, e se ne sia appassionato.

Non ci si fermi solo a pensare “Faccio questo perché è più facile!”, ma si vada nel profondo delle dinamiche che un gioco può intercettare.

Le schede del gioco sono punti di partenza, non strumenti perfetti: ciascuno può prendere spunto e modificare, migliorare, giocarli a proprio piacimento in relazione ai suoi interlocutori.

È possibile che anche un “buon gioco” non susciti la dinamica desiderata. Questo “fa parte del gioco” della catechesi.

gioco di gruppo bambini catechismo

Una conclusione in preghiera

Il catechista invita i bambini a disporsi in cerchio. Ogni bambino può dire una parola che esprima ciò che ha imparato sul rispetto oppure ringraziare per una persona che lo aiuta a crescere.

Concludere con un momento di preghiera, spontanea o preparata, sul tema dell’incontro.

La nostra passione per il Vangelo non ci faccia demordere e alimenti il desiderio che la Parola di Dio continui a risuonare nella vita delle persone, anche con le attività ludiche.

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