Benedizione del Venerdì Santo: significato, liturgia e preghiere

La benedizione del Venerdì Santo si colloca nel giorno in cui la Chiesa commemora la Passione, la crocifissione e la morte di Gesù Cristo. Il Venerdì Santo è il secondo giorno del Triduo Pasquale e, in questo giorno, non si celebra l’Eucaristia, ma l’Azione liturgica della Passione del Signore, composta dalla Liturgia della Parola, dall’adorazione della Croce e dai Riti di Comunione.

La benedizione è legata alla preghiera della Chiesa davanti alla Croce e alla supplica per la redenzione dell’umanità. Nel Rito Romano la celebrazione non si conclude con una benedizione solenne come una Messa ordinaria, mentre nell’antico Rito Ambrosiano, dopo la predica, è attestata l’Oratio in tono, che comprende l’invocazione: «Dio ci benedica e ci esaudisca».

Adorazione della Croce Venerdì Santo

Che cos’è il Venerdì Santo

Il Venerdì Santo commemora la Passione e morte di Gesù. È una delle tre celebrazioni maggiori che costituiscono il Triduo Pasquale, assieme alla messa del Giovedì Santo e alla Veglia Pasquale che ricorda la Risurrezione del Signore.

Il Venerdì Santo è senza dubbio uno dei giorni più solenni e significativi per i cristiani di tutto il mondo. Se pensiamo alla Pasqua, la prima immagine che ci viene in mente è quella della risurrezione di Gesù, ma dietro a questo evento gioioso si cela un altro momento altrettanto fondamentale: la sua morte sulla croce, un sacrificio che ha cambiato per sempre il destino dell’umanità.

Come abbiamo anticipato, il Venerdì Santo è il giorno in cui si ricorda la passione del Signore, ovvero il suo cammino doloroso verso la croce. Si tratta del secondo giorno del Triduo Pasquale e ci invita a fermarci e riflettere sul significato profondo della sofferenza. Non solo quella di Cristo, ma anche quella che ognuno di noi sperimenta nella propria vita.

Il significato spirituale della benedizione

Perché il Venerdì Santo è così importante per i cristiani? La risposta a questa domanda è radicata nel cuore stesso del cristianesimo. Gesù Cristo ha sacrificato la sua vita sulla croce per redimere i peccati dell’umanità, offrendo agli uomini e alle donne di ogni epoca la possibilità di essere salvati.

Il Venerdì Santo rappresenta, quindi, l’atto di amore supremo, in cui Gesù ha dato se stesso per il bene di tutti. Un atto che ogni cristiano vive spiritualmente, rinnovando la sua fede e il suo impegno a seguire il cammino segnato dalla fede.

Mai come nel Venerdì Santo la Chiesa si fa lamento e supplica di fronte alla morte del Figlio di Dio: una morte ignominiosa, la morte in croce. La morte di Gesù si manifesta, allora, non come una sconfitta, ma come una vittoria: la vittoria dell’amore.

Ieri siamo entrati in comunione con l’Amore a tavola, oggi contempliamo l’Amore tradito, l’Amore crocifisso, l’Amore nella sofferenza fino alla morte di croce. La narrazione della morte di Gesù fatta da Giovanni sottolinea l’unicità del Cristo paziente, dando una chiave di interpretazione di tutta l’umana sofferenza.

L’Amore crocifisso è una concentrazione suprema della sofferenza. Il Cristo, il Re dei giudei, il Re del popolo eletto, diventa il Re dei morti. Il Crocifisso arriva fino al punto da lasciarsi trafiggere; dalla ferita esce acqua e sangue, esce lo Spirito; qui sgorga tutta l’economia sacramentale della Chiesa.

Il Venerdì Santo è anche un giorno di speranza, poiché la morte di Gesù in Croce segna l’inizio di una nuova vita, una vita che si rinnova per ogni cristiano attraverso la sua risurrezione.

Quando ricorre il Venerdì Santo

Il Venerdì Santo ricorre ogni anno durante la Settimana Santa, ma la data cambia di anno in anno, essendo legata al calendario lunare. Generalmente, si festeggia il venerdì che precede la Pasqua.

La data del Venerdì Santo è mobile in quanto collegata con la data della Pasqua. Poiché poi la Pasqua viene celebrata in giorni diversi nella Chiesa cattolica e nella Chiesa Ortodossa, anche la data del Venerdì Santo può essere diversa nelle varie confessioni cristiane.

AnnoCattolicesimoOrtodossia
20212 aprile30 aprile
202215 aprile22 aprile
20237 aprile14 aprile
202429 marzo3 maggio
202518 aprile
20263 aprile10 aprile
202726 marzo30 aprile
202814 aprile
202930 marzo6 aprile
203019 aprile26 aprile
203111 aprile

La storia della Passione di Gesù

La storia di questa ricorrenza è legata, naturalmente, ai racconti evangelici. Dopo l’ultima cena e il tradimento di Giuda, Gesù venne arrestato nell’orto del Getsemani, poco fuori Gerusalemme.

Ed è proprio durante la mattina del Venerdì Santo, che fu condotto davanti a Ponzio Pilato. Dopo un colloquio, il prefetto romano lo giudicò innocente. Nonostante ciò, Gesù fu inviato da Pilato a Erode Antipa, il re della Giudea, che lo rimandò indietro senza prendersi la responsabilità di accusarlo.

Pilato, temendo il popolo, lasciò la decisione alla folla, che scelse di liberare Barabba, un assassino, e chiese la crocifissione di Gesù. Nonostante la consapevolezza dell’innocenza di Cristo, Pilato si piegò alla volontà popolare, condannandolo a un calvario di flagellazione, scherno e morte.

Gesù venne quindi coronato con spine e costretto a portare la croce fino al Golgota, dove fu crocifisso insieme a due ladroni e morì.

La liturgia del Venerdì Santo

Dopo il lungo periodo di preparazione della Quaresima, i riti liturgici della giornata segnano l’inizio della Pasqua cristiana. La mattina comincia con l’adorazione eucaristica all’Altare della Reposizione, allestito la sera precedente durante la Messa del Giovedì Santo.

Nella mattinata del Venerdì Santo viene continuata, pur se senza solennità, l’adorazione eucaristica all’Altare della Reposizione, allestito dopo la Messa vespertina in Coena Domini del Giovedì. Sebbene priva della solennità della sera precedente, in molte chiese si celebrano anche l’Ufficio delle Letture e le Lodi Mattutine.

Nel pomeriggio, si celebra l’Azione liturgica della Passione del Signore, nota anche come In Passione Domini. Una ricorrenza dalle radici antiche che si divide in tre momenti significativi:

  1. La Liturgia della Parola.
  2. L’Adorazione della Santa Croce.
  3. La Comunione con le specie eucaristiche consacrate durante la Messa del Giovedì Santo.

La Chiesa celebra solamente l’Azione liturgica della Passione del Signore, composta dalla Liturgia della Parola, dall’adorazione della croce e dai Riti di Comunione.

L’Azione liturgica della Passione del Signore, detta In Passione Domini, ha origini molto antiche, risalenti al VII secolo, ed è presente anche nel Rito bizantino, come una delle tre tipologie di Divina Liturgia.

La Liturgia della Parola

La Liturgia della Parola include la lettura del Quarto Canto del Servo di Dio, Isaia 52,13-53,12, la lettura della Lettera agli Ebrei 4,14-16; 5,7-9 e il Vangelo della Passione secondo Giovanni, Gv 18,1-19,42.

Segue la solenne preghiera universale.

Il giorno anniversario dell’immolazione cruenta del Calvario è commemorato con una solenne Liturgia della Parola. Nella prima lettura la Chiesa propone il quarto canto del Servo di JHWH, Is 52,13-53,12, che ci introduce nella sapienza del Vangelo.

La comunità dei fedeli impara a riconoscere l’identità del Cristo e la sua propria identità di discepoli di Gesù. Il salmo responsoriale è tratto dal salmo 30, salmo che Cristo ha pregato per noi.

Totalmente permeata da un abbandono fiducioso di tutto l’essere nelle mani del Signore, questa preghiera rivela l’atteggiamento fondamentale di Gesù di fronte alla sua morte. Gesù muore rifugiandosi nel Padre suo, ponendo la propria esistenza nelle sue mani.

La seconda lettura dalla lettera agli Ebrei, 4,14-16; 5,7-9, ci pone davanti al Cristo sacerdote, al Cristo che con la sua morte ha attraversato i cieli ed è diventato causa di salvezza per quanti lo ascoltano.

Ci offre l’esempio del Cristo che, per noi, è stato provato e proprio per questo imparò l’obbedienza, imparò ad ascoltare il Padre fino alla morte in croce.

La Passione secondo Giovanni

Da sempre, infine, la Liturgia ha ascoltato nel Venerdì Santo la Passione secondo Giovanni, perché Giovanni fu testimone oculare degli avvenimenti.

Egli sottolinea la volontà libera del Figlio nell’andare al sacrificio voluto dal Padre. La venuta della sua ora segna la tappa decisiva della vita di Gesù per l’attuazione del progetto salvifico di Dio; e, con il tema dell’ora c’è anche concetto di innalzamento e glorificazione.

Il Vangelo racconta la cattura di Gesù, il suo interrogatorio davanti ad Anna, il rinnegamento di Pietro, il processo davanti a Pilato, la flagellazione, la condanna, la crocifissione, la morte e la deposizione nel sepolcro.

Gesù allora, sapendo tutto quello che doveva accadergli, si fece innanzi e disse loro: «Chi cercate?». Gli risposero: «Gesù, il Nazareno». Disse loro Gesù: «Sono io!».

Gesù allora disse a Pietro: «Rimetti la spada nel fodero: il calice che il Padre mi ha dato, non dovrò berlo?».

Gesù rispose: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù».

Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».

Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora.

Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: «Ecco l’uomo!».

Essi presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall’altra, e Gesù in mezzo.

Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!».

Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.

Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.

Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua.

Dopo questi fatti Giuseppe di Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto, per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù.

Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i Giudei per preparare la sepoltura.

Là dunque, poiché era il giorno della Parascève dei Giudei e dato che il sepolcro era vicino, posero Gesù.

L’Adorazione della Santa Croce

Nella seconda parte della Liturgia del Venerdì Santo, nell’adorazione della santa Croce contempliamo il mistero della salvezza che ci viene dal Crocifisso, Redentore e Re.

La Croce viene esposta alla pubblica venerazione dei fedeli. L’adorazione della Croce non è una semplice commemorazione di uno strumento di morte, ma la contemplazione del mistero della salvezza che, secondo la fede cristiana, si compie attraverso il sacrificio di Cristo.

Oggi, dunque, ricordando e attualizzando la morte del Signore, possiamo cantare con la liturgia latina: «Adoriamo la tua Croce, Signore, lodiamo e glorifichiamo la tua santa risurrezione. Dal legno della Croce, è venuta la gioia in tutto il mondo».

E con la liturgia bizantina dichiariamo: «Ti dichiararono morto, mentre vincevi la morte; ti deposero in un sepolcro, mentre svuotavi i sepolcri».

La Comunione e l’assenza della Messa

Il Venerdì Santo è l’unico giorno di tutto l’anno liturgico nel quale la Chiesa non celebra l’Eucaristia. La Comunione viene ricevuta con le specie eucaristiche consacrate durante la Messa del Giovedì Santo.

La Comunione con i Presantificati è quindi inserita nell’Azione liturgica della Passione del Signore, ma durante il Venerdì Santo non viene celebrata la Messa.

Nella tradizione ambrosiana, il Venerdì Santo, così come tutti i venerdì di Quaresima, è giorno aliturgico, cioè non si celebra la Messa e non viene distribuita l’Eucaristia.

La benedizione nell’antico Rito Ambrosiano

Nel rito ambrosiano antico la celebrazione è denominata Feria Sexta “in Parasceve”. Dopo la proclamazione del Vangelo della Passione secondo Matteo ha luogo la predica del sacerdote.

La predica termina con la seguente preghiera:

Benedictus Dominus, qui vivit et regnat in sæcula sæculorum. Amen. Deus, qui pro redemptione nostra accepisti sanguinem Christi: solve opera diaboli, et omnes laqueos disrumpe peccati: ut creaturam regenerationis nulla polluant contagia vetustatis. Per eundem Dominum nostrum Jesum Christum Filium tuum. Benedictus Dominus, qui vivit et regnat in sæcula sæculorum. Amen. Benedicat et exaudiat nos Deus. Amen. Procedamus cum pace. In nomine Christi. Benedicamus Domino. Deo gratias.

La formula può essere resa in italiano così: «Benedetto il Signore, che vive e regna nei secoli dei secoli. Amen. O Dio, che a prezzo della nostra redenzione hai accettato il sangue di Cristo: annienta le opere di Satana, e infrangi ogni catena di peccato: affinché nessun influsso della macchia antica deturpi la creatura rigenerata. Per lo stesso Signore nostro Gesù Cristo Figlio tuo. Benedetto il Signore, che vive e regna nei secoli dei secoli. Amen. Dio ci benedica e ci esaudisca. Amen. Andiamo in pace. Nel nome di Cristo. Benediciamo il Signore. Rendiamo grazie a Dio».

Segue l’Adoratio Crucis, l’Adorazione della Croce, con le orazioni, il Salmo e la benedizione. La Croce viene esposta alla pubblica venerazione dei fedeli.

Il Rito Ambrosiano

Anche la tradizione ambrosiana, come già quella romana, ordina la celebrazione della Passione del Signore del Venerdì Santo in un’unica liturgia pomeridiana o serale.

Sono previsti due momenti liturgici:

  1. La celebrazione della Passione del Signore.
  2. La celebrazione vespertina «nella deposizione del Signore».

La celebrazione della Passione del Signore

La celebrazione della Passione del Signore è caratterizzata da tre momenti forti: l’annuncio della morte del Signore, l’adorazione della Croce e la preghiera universale.

La celebrazione vespertina del Giovedì Santo commemora il primo atto della Passione del Signore mentre quella del Venerdì ne è la naturale continuazione nonché il compimento e trova il suo vertice nell’annuncio della morte di Cristo in croce, con la lettura della passione secondo Matteo dal punto in cui era stata interrotta la sera precedente.

L’immagine del Crocifisso viene portata solennemente su un cuscino verso l’altare maggiore: per tre volte la croce viene innalzata, mentre si canta l’antifona Ecce lignum Crucis in quo salus mundi pependit, «Ecco il legno della croce, al quale fu appeso il salvatore del mondo», e per tre volte tutti si inginocchiano davanti a essa in adorazione.

Nuovamente la Croce, dopo essere stata deposta sui gradini dell’altare, viene adorata con tre genuflessioni e con un bacio di venerazione all’immagine del crocifisso.

La preghiera universale è quella nella quale si prega solennemente per le necessità della Chiesa e del mondo.

La deposizione del Signore

La celebrazione vespertina «nella deposizione del Signore» si incentra sulla pericope evangelica di Matteo 27,57-61.

L’annuncio della morte del Signore, l’adorazione della santa croce e la grande preghiera universale creano una forte continuità rituale tra la professione di fede del centurione romano e l’adorazione dei fedeli.

Inoltre due passaggi molto significativi della proclamazione della Parola meritano d’essere evidenziati: la prima e la seconda lettura dell’inizio dei Vespri, Is 49,24-50,10 e Is 52,13-53,12, come preannunci profetici della Passione di Gesù.

Il silenzio delle campane

In segno di lutto, durante il Venerdì Santo, le campane delle chiese tacciono.

Nel Rito Romano, le campane suonano per l’ultima volta al termine della Messa del Giovedì Santo, al canto del Gloria, e poi silenziano fino alla Veglia Pasquale, quando annunciano la Risurrezione di Cristo.

Nel Rito Ambrosiano, invece, le campane suonano fino alle 15 del Venerdì Santo, quando viene annunciata la morte di Gesù, per poi tacere fino alla Veglia Pasquale.

Il silenzio delle campane richiama il raccoglimento davanti alla morte di Cristo e accompagna la Chiesa fino all’annuncio pasquale della Risurrezione.

La Via Crucis e le processioni

In molti luoghi del mondo, tra cui il nostro paese, viene realizzata la Via Crucis, la processione che rievoca gli ultimi istanti di vita di Gesù.

Solitamente in ogni Parrocchia si effettua, in ore serali, la Via Crucis. È una processione in cui ci si ferma a meditare davanti a croci e immagini che ricordano gli episodi della Passione.

Le prime celebrazioni liturgiche della Passione del Signore di cui abbiamo notizia risalgono circa al IV secolo e alla città di Gerusalemme. La comunità cristiana compiva un itinerario di preghiera nei luoghi santi della città, leggeva passi del Vangelo, salmi e preghiere.

Queste antiche devozioni si diffusero alla fine del XIV secolo grazie all’ordine francescano che le raccolse creando la base per quello che oggi è il rito per eccellenza del Venerdì Santo: la Via Crucis.

Francesco d’Assisi, Bonaventura da Bagnoregio e Bernardo da Chiaravalle, di ritorno dai loro pellegrinaggi in Terra Santa, riprodussero la «via della Croce» come oggi è conosciuta.

Nel XVIII secolo l’autorità ecclesiastica stabilì il contenuto e il numero delle stazioni. Oggi la Via Crucis comprende quattordici stazioni che ripercorrono le ultime ore della vita terrena di Cristo, dalla condanna a morte alla deposizione nel Sepolcro.

È un rito che fa rivivere ai cristiani le sofferenze di Cristo. Famosa in tutto il mondo quella presieduta dal Papa che si svolge a Roma.

Il Papa dal 1965 la vive nella suggestiva cornice del Colosseo, a Roma.

In diverse regioni italiane si svolgono imponenti processioni con il Crocifisso, con le statue del Cristo Morto e della Madonna Addolorata, o con le statue che rappresentano le stazioni della Via Crucis.

In tutti i paesi cattolici sono diffuse le processioni della statua del Cristo morto seguita da quella della Madonna addolorata. In particolare nell’area mediterranea prendono parte alle processioni le confraternite di devoti incappucciati in segno di penitenza.

Vengono portati in processione molti simboli della Passione: la scala, il gallo, i chiodi, il martello, la borsa di Giuda, la corona di spine, la croce e la lancia.

In alcuni paesi si svolgono ancora riti di penitenza estremi come la flagellazione. Il penitente colpisce il proprio corpo con una frusta o con un sughero in cui sono conficcati pezzi di vetro, in un’atmosfera mista di gioia e dolore.

VENERDI SANTO AL COLOSSEO CON PAPA FRANCESCO VIA CRUCIS

Il digiuno e l’astinenza dalle carni

Il Venerdì Santo è giorno di digiuno e astinenza dalle carni.

Un aspetto molto noto del Venerdì Santo è la tradizione di astenersi dal mangiare carne. La carne, che in molte culture rappresenta il cibo più ricco e celebrativo, viene evitata proprio per fare penitenza, come simbolo del sacrificio di Gesù.

Al suo posto si consumano piatti più semplici, come pesce o verdure.

La tradizione prevede che il giorno del Venerdì Santo bisogna osservare il digiuno.

Il Venerdì Santo è festivo?

Nonostante l’importanza di questa ricorrenza all’interno del calendario liturgico, il Venerdì Santo in Italia non è considerato giorno festivo, per cui si lavora normalmente.

In certe nazioni, come la Germania e la Svizzera, ad eccezione del Canton Ticino e del Canton Vallese, questo giorno è festività civile.

Il nome del Venerdì Santo

Il Venerdì Santo viene chiamato in modi differenti nelle varie lingue.

LinguaNomeSignificato letterale
cecoVelký PátekGrande Venerdì
croatoVeliki PetakGrande Venerdì
finnicoPitkäperjantaiVenerdì Lungo
franceseVendredi saintVenerdì Santo
ingleseGood FridayVenerdì Buono
malteseGimgha l-KbiraGrande Venerdì
polaccoWielki PiątekGrande Venerdì
portogheseSexta-Feira da PaixãoVenerdì della Passione
russoВеликая Пятница (Velìkaja Pjàtnica)Grande Venerdì
slovaccoVeľký piatokGrande Venerdì
spagnoloViernes SantoVenerdì Santo
svedeseLångfredagenVenerdì Lungo
tedescoKarfreitagVenerdì di Lamentazione
olandeseGoede VrijdagVenerdì Buono
unghereseNagypéntekGrande Venerdì

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