Il mosaico principale della Basilica della Trasfigurazione rappresenta l’evento che qui ha avuto luogo: la Trasfigurazione di Cristo con Mosè ed Elia al suo fianco e i discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni, che guardano verso l’alto. L’opera si trova al centro della basilica, dietro l’altare, e costituisce il fulcro visivo e teologico dell’edificio costruito nel 1924 dall’architetto Antonio Barluzzi sulla vetta del Monte Tabor.
La basilica a tre navate ha, sotto l'abside, la cripta a ricordo della trasfigurazione di Gesù. Interno e cripta sono decorati con grandi mosaici in cui predominano i colori oro e azzurro.

La Basilica della Trasfigurazione e il programma musivo
Situata sulla vetta del monte Tabor in Israele, la Basilica della Trasfigurazione fu costruita nel 1924, su progetto dell’architetto Antonio Barluzzi. Si tratta di una chiesa francescana posta nel luogo dove si crede tradizionalmente avvenuta la Trasfigurazione di Gesù.
Realizzata tra il 1919 e il 1924, la Basilica del Tabor è una delle opere principali dell’architetto Antonio BARLUZZI in Terra Santa. Fu infine il 21 ottobre 1919 (in occasione del settimo centenario dell’arrivo di San Francesco in Terra Santa) che fu posta la prima pietra della Basilica edificata sotto la direzione dei fratelli BARLUZZI.
Fu costruito sui resti di un’antica chiesa bizantina (IV-VI secolo) e di una chiesa del XII secolo del regno crociato, di cui sono ancora visibili alcuni resti archeologici lungo il percorso di accesso. Il progetto della basilica ha rispettato, includendoli nella nuova struttura, alcuni resti delle chiese precedenti.
La facciata a due torri, sotto le quali sono poste altrettante cappelle anteriori all'edificio attuale, dedicate a Mosè ed Elia. Le due torri sulla facciata sorgono sopra le due cappelle preesistenti dedicate a Mosè ed Elia.
La basilica a tre navate ha, sotto l'abside, la cripta a ricordo della trasfigurazione di Gesù. Il mosaico più imponente si trova nell'abside, e raffigura l'episodio evangelico della Trasfigurazione.
Il mosaico centrale dell’abside
Al centro della basilica, dietro l’altare, il mosaico principale rappresenta l’evento che qui ha avuto luogo: la Trasfigurazione di Cristo con Mosè ed Elia al suo fianco e i discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni, che guardano verso l’alto.
Sopra la cripta vi è l'altare maggiore con il mosaico della Trasfigurazione. Nell'abside del presbiterio è rappresentata la scena della Trasfigurazione del Signore.
La scena è rappresentata su fondo completamente dorato. La facciata, con il grande arco tra le due torri e i frontoni triangolari delle coperture, trasmette allo stesso tempo il benvenuto e l'invito ad elevare l'anima.
Attraversando le porte di bronzo questa sensazione si accresce: la navata centrale, separata da quelle laterali da grandi archi a tutto sesto, si trasforma in una scala tagliata nella roccia che scende verso la cripta; in alto, molto elevato, si staglia il presbiterio, dietro al quale c'è un'abside con la scena della Trasfigurazione rappresentata su fondo completamente dorato.
L'evocazione del mistero è sottolineata da una luminosità particolare, ottenuta grazie alle finestre aperte nella facciata, nei muri della navata centrale e nell'abside della cripta.
I personaggi raffigurati
Il mosaico riunisce Cristo trasfigurato, Mosè ed Elia e i tre discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni. La presenza di Mosè ed Elia è molto eloquente: essi «avevano visto la gloria di Dio sul monte; la Legge e i profeti avevano annunziato le sofferenze del Messia» (Catechismo della Chiesa Cattolica, 555).
Nella Trasfigurazione, Gesù mostra la sua gloria divina, confermando così la recente confessione di Pietro -Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio Vivente (Mt 16, 16. Cfr. Mc 8, 29; e Lc 9, 20)-, e, in questo modo, rafforza anche la fede degli apostoli in prossimità della Passione (cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, 555 e 568), che ha già cominciato ad annunciare loro (Cfr. Mt 16, 21; Mc 8, 31; Lc 9, 22).
Anche se nel Nuovo Testamento non è citato con il suo nome, la tradizione subito identificò il Tabor con il luogo della Trasfigurazione del Signore: Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare.
Mentre pregava, il suo volto cambiò d'aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elia, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme.
Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: "Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia". Egli non sapeva quello che diceva (Lc 9, 28-33; Mt 17, 1-4; Mc 9, 2-5).
I mosaici delle cappelle laterali e la Santissima Trinità
Nella prima cappella laterale, quella della Vergine Maria, il mosaico rappresenta due angeli in adorazione davanti all’occhio (Dio Padre) mentre nella seconda cappella laterale sono rappresentati due angeli in adorazione davanti alla colomba (lo Spirito Santo).
Con la rappresentazione della Trasfigurazione (Dio Figlio), i tre mosaici della basilica superiore evocano la Santissima Trinità.
| Spazio | Rappresentazione | Significato |
|---|---|---|
| Prima cappella laterale | Due angeli davanti all’occhio | Dio Padre |
| Seconda cappella laterale | Due angeli davanti alla colomba | Lo Spirito Santo |
| Abside | Trasfigurazione di Cristo | Dio Figlio |
La composizione decorativa della basilica superiore non presenta quindi la Trasfigurazione come un’immagine isolata, ma la inserisce in un percorso che collega il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.

La cripta: quattro manifestazioni di Gesù
Nella cripta, possiamo osservare mosaici su entrambi i lati dell’altare che illustrano quattro espressioni di diverse manifestazioni di Gesù, ciascuna circondata da tre angeli.
L’umanità di Gesù è evocata da Gesù bambino, Gesù che si dona nell’Eucaristia mediante l’ostia brandita dall’angelo centrale, Gesù che si offre in sacrificio come l’Agnello immolato e infine Gesù nella gloria della sua Resurrezione tramite il sepolcro aperto.
Nella cripta poi, in una interessante interpretazione teologica, sono stati realizzati altri quattro mosaici, simmetrici, dedicati ad altrettante trasfigurazioni: l'Incarnazione, l'Eucarestia, l'Agnello, la Risurrezione.
Sotto ciascuna delle rappresentazioni, sono trascritti passi delle Sacre Scritture legati alla manifestazione in questione.
Le quattro scene musive della cripta
| Manifestazione | Elemento raffigurato | Iscrizione |
|---|---|---|
| Natività | Gesù bambino | « Filius datus est nobis » Un figlio ci è stato dato. (Is. 9, 6) |
| Eucaristia | L’ostia brandita dall’angelo centrale | « Ego sum panis vita » Io sono il pane della vita. (Gv. 6, 48) |
| Passione e morte | Gesù Agnello immolato | « Fui mortuus et ecce sum vivens » Fui morto, ecco sono vivo. (Ap. 1, 18) |
| Risurrezione | Il sepolcro aperto | « Surrexit non est hic » È risorto: non è qui. (Mc. 16, 6) |
« Filius datus est nobis » Un figlio ci è stato dato. (Is. 9, 6): Gesù bambino (l’uomo che conobbero i discepoli)
« Ego sum panis vita » Io sono il pane della vita. (Gv. 6, 48): Gesù Eucaristia
« Fui mortuus et ecce sum vivens » Fui morto, ecco sono vivo. (Ap. 1, 18): Gesù Agnello immolato
« Surrexit non est hic » È risorto: non è qui. (Mc. 16, 6): Gesù risorto
Le quattro immagini formano una sequenza che accompagna dalla nascita di Gesù alla sua presenza eucaristica, dal sacrificio della Passione alla vittoria della Risurrezione.
La vetrata della cripta e il simbolismo dei pavoni
Inoltre, la vetrata che adorna il fondo della cripta mostra due pavoni che circondano il calice e il triangolo della Trinità, una quinta manifestazione di Dio nella quale è incluso Gesù.
La vetrata che chiude la parete di fondo della cripta è invece decorata con due pavoni, simbolo cristiano della risurrezione e della vita eterna.

Il calice, il triangolo della Trinità e i due pavoni ampliano il programma iconografico della cripta: alla successione delle quattro manifestazioni di Gesù si aggiunge una rappresentazione simbolica della vita divina, della risurrezione e della vita eterna.
L’altare antico e le tracce delle chiese precedenti
L'altare è ancora quello che fu rinvenuto negli scavi ed è tuttora ben visibile il tracciato della chiesa crociata. Sempre nella cripta, al centro, in fondo a una ampia scalinata, è stato collocato l'antico altare: già parte della chiesa precedente, fu ritrovato in occasione degli scavi per le fondamenta di quella attuale.
Ma il pavimento nasconde e chiude «un vano roccioso sotto l'altare» - annotò nel suo diario della costruzione l'arch. Barluzzi - che può rivelare tracce di costruzioni bizantine.
Sotto di esso l’architetto Barluzzi nascose e conservò col pavimento un "vano roccioso" (così egli stesso lo descrisse nel suo diario) che rivela la presenza di una costruzione di epoca bizantina, precedente al monastero crociato che ospitava i benedettini.
Si tratta probabilmente di una delle cappelle di cui parlava l'Anonimo Piacentino nel VI secolo, edificate a ricordo delle tre tende che Pietro voleva fare al momento della Trasfigurazione.
Fu costruito sui resti di un’antica chiesa bizantina (IV-VI secolo) e di una chiesa del XII secolo del regno crociato, di cui sono ancora visibili alcuni resti archeologici lungo il percorso di accesso.
La ricerca archeologica sul Tabor ha messo in evidenza l'esistenza nel IV o V secolo di un santuario -che alcuni testimoni antichi attribuiscono a Sant'Elena-, costruito sui resti di un luogo di culto cananeo.
Successivamente, i racconti di alcuni pellegrini del VI e VII secolo parlano di tre basiliche, a ricordo delle tre capanne citate da San Pietro, e della presenza di un gran numero di monaci.
Di fatto, si è trovato un pavimento in mosaico di quell'epoca, e risulta che il V Concilio di Costantinopoli, nel 553, eresse un episcopato sul Tabor.

Il contesto storico del santuario
Dal 1631, con l’ottenimento da parte dell’emiro druso FAKHR EL-DIN del permesso di stabilirsi sul Monte Tabor, la presenza francescana ha attraversato delle vicissitudini e la costruzione di un grande santuario è stata a lungo difficile da realizzare.
Infatti, fin dai primi anni di insediamento, i frati subirono il divieto di costruire una chiesa e solo nel 1858 poterono costruire una piccola cappella. Nel 1877 realizzarono il convento e la Casa Nova; una comunità stabile si insediò nel 1879.
Nel 1912, il guardiano del Monte Tabor iniziò con l’ingegnere Giulio BARLUZZI studi e procedure per la costruzione di un nuovo santuario, ma la guerra italo-turca fermò questo progetto.
Abbandonato fino al XVII secolo Il monte rimase abbandonato fino all'arrivo dei francescani nel 1631. Da allora, essi riuscirono a mantenere la proprietà non senza difficoltà; studiarono e consolidarono le rovine esistenti, però dovettero passare ancora tre secoli perché fosse costruita una nuova basilica, quella attuale, terminata nel 1924.
A partire dal 1101 e finché durò il regno latino di Gerusalemme, sul Tabor si stabilì una comunità di benedettini. Essi restaurarono il santuario ed eressero un grande monastero, protetto da una muraglia fortificata.
Questa non fu sufficiente per resistere agli attacchi dei saraceni, che conquistarono l'abbazia e, tra il 1211 e il 1212, la trasformarono in un bastione di difesa. Qualche tempo dopo ai cristiani fu consentito di tornare a prendere possesso del luogo, ma la basilica fu di nuovo distrutta nel 1263 dalle truppe del sultano Bibars.
La Basilica della Trasfigurazione sorge sulla vetta del monte Tabor nel luogo in cui la tradizione ritiene che sia avvenuto l'episodio della Trasfigurazione di Gesù (Mt ; Mc ; Lc ). La Basilica si affaccia sul piazzale in cui termina la strada che sale fino alla cima del monte.
Architettura, luce e percorso verso la cripta
La basilica fu terminata nel 1924. La sua architettura è ispirata alle chiese della Alta Siria, sia nella facciata che nell'interno.
Attualmente, i pellegrini salgono al Tabor per una strada tortuosa, tracciata agli inizi del XX secolo per facilitare il rifornimento dei materiali durante la costruzione del santuario.
L'arrivo in cima è segnalato dalla porta del Vento -in arabo, Bab el-Hawa-, un resto della fortezza musulmana del XIII secolo, le cui mura circondavano tutto l'altopiano della vetta.
A nord si trova la zona greco ortodossa; al lato sud, quella cattolica, affidata alla Custodia di Terra Santa. Dalla porta del Vento un lungo viale fiancheggiato da cipressi porta fino alla Basilica della Trasfigurazione e al convento francescano.
Davanti alla chiesa si possono vedere le rovine del monastero benedettino del XII secolo, e tracce della fortezza saracena. In effetti, questa fu edificata approfittando delle fondamenta della basilica crociata, sulle quali si appoggia anche il santuario attuale, a tre navate, che occupa il piano di quello precedente.
La facciata, con il grande arco tra le due torri e i frontoni triangolari delle coperture, trasmette allo stesso tempo il benvenuto e l'invito ad elevare l'anima.
Il progetto della basilica ha rispettato, includendoli nella nuova struttura, alcuni resti delle chiese precedenti: vicino alla porta, le due torri sono state costruite sopra alcune cappelle con absidi medievali, oggi dedicate al ricordo di Mosè ed Elia; e nella cripta, anche se la volta originale crociata fu coperta da un mosaico, l'altare è lo stesso e rimangono visibili anche resti di muratura sulle pareti.
L’interno della basilica è stato concepito per essere particolarmente luminoso e far risaltare lo splendore dei mosaici realizzati dall’azienda MONTICELLI a partire dai disegni preparatori di Rodolfo VILLANI.
L'evocazione del mistero è sottolineata da una luminosità particolare, ottenuta grazie alle finestre aperte nella facciata, nei muri della navata centrale e nell'abside della cripta.
Il Monte Tabor come luogo della Trasfigurazione
Fin dai tempi tempi più antichi strade e piste di carovane hanno solcato la fertile pianura di Esdrelon, in Galilea. I viaggiatori che scendevano dalla Mesopotamia e dalla Siria, dopo aver costeggiato il mare di Genesaret, la attraversavano verso ovest per arrivare al Mediterraneo e proseguire fino all'Egitto.
Quelli che partivano da sud, da Hebron, seguendo la via che passa da Betlemme, Gerusalemme, Samaria, la attraversavano verso nord vicino a Nazaret. Testimone della loro marcia, solitario in mezzo alla pianura, si erge il monte Tabor.
Se facesse parte di una catena, con i suoi 558 m sul livello del mare richiamerebbe appena l'attenzione; invece, per il suo isolamento e la sua forma conica -che suggerisce quella di un vulcano, anche se la sua origine è calcarea- e per il fatto che si eleva più di 300 m sopra il terreno circostante, sembra di una altezza imponente.
Risalta la notevole vegetazione delle sue pendici, sempre coperte di lecci, lentischi e piante montane, e, in primavera, di iris e gigli. Dalla cima, costituita da un ampio altopiano dove abbondano i cipressi, si scorge un bel panorama.
Queste caratteristiche hanno fatto del Tabor uno scenario per i culti dei popoli cananei, che veneravano gli idoli sulle alture; ma anche per le fortificazioni militari, come osservatorio sulla regione: in questo luogo le tracce della presenza umana risalgono a 70.000 anni fa.
Secondo i racconti dell'Antico Testamento, fu nelle vicinanze del Tabor che Debora riunì in segreto diecimila israeliti al comando di Barak, che misero in fuga l'esercito di Sìsara (Cfr. 4, 4-24); lì i Madianiti e gli Amaleciti uccisero i fratelli di Gedeone (Cfr. Gdc 8, 18-19); una volta conquistata la terra promessa, il monte delimitò le frontiere tra le tribù di Zàbulon, Issacar e Nèftali (Cfr. Gs 19, 10-34), che lo consideravano sacro e offrivano sacrifici sulla sua vetta (Cfr. Dt 33, 19).
Il profeta Osea stigmatizzò questo culto perché senza dubbio, ai suoi tempi, era non solo scismatico, ma anche idolatrico (Cfr. Os 5, 1). Infine, troviamo una prova della fama del Tabor nel suo uso come immagine letteraria: il salmista lo unisce all'Ermon per simbolizzare in questi due monti tutti i monti della terra (Cfr. Sal 89, 13); e Geremia lo compara con il giganteggiare di Nabucodònosor sui suoi nemici (Cfr. Ger 46,18).
Il significato teologico della Trasfigurazione
Inoltre gli evangelisti narrano che, quando ancora Pietro stava proponendo di fare le tre capanne, una nube luminosa li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce, che diceva: "Questi è il Figlio mio, l'Amato; ascoltatelo!"(Mt 17, 5. Cfr. Mc 9, 7; Lc 9, 34-35).
Commentando questo passaggio, alcuni Padri della Chiesa sottolineano la differenza tra i rappresentanti dell'Antico Testamento, Mosè ed Elia, e Cristo: «essi sono servi, Costui è mio Figlio (…). Ad essi voglio bene, ma Costui è il mio Amato: pertanto, ascoltatelo (…). Mosè ed Elia parlano di Cristo, ma sono servi come voi: Questi è il Signore, ascoltatelo» (San Girolamo, commento al Vangelo di San Marco, 6).
Per Benedetto XVI, il significato più profondo della Trasfigurazione «è riassunto in quest'unica parola. I discepoli devono ridiscendere con Gesù e imparare sempre di nuovo: "Ascoltatelo!" (Joseph Ratzinger/Benedetto XVI, Gesù di Nazaret. Dal Battesimo alla Trasfigurazione, pagina 364).
Il mosaico dell’abside rende visibile proprio questo centro del racconto evangelico: Cristo appare nella gloria, mentre Mosè ed Elia testimoniano il rapporto tra la Legge, i profeti e il compimento della rivelazione in Gesù.
La tecnica musiva e la luce dell’interno
I mosaici rappresentano la nascita, l'eucaristia, la passione-morte e la risurrezione. L’interno della basilica è stato concepito per essere particolarmente luminoso e far risaltare lo splendore dei mosaici realizzati dall’azienda MONTICELLI a partire dai disegni preparatori di Rodolfo VILLANI.
La predominanza dei colori oro e azzurro caratterizza l’interno e la cripta. Il fondo dorato dell’abside intensifica la dimensione celeste della scena della Trasfigurazione, mentre la luce naturale proveniente dalle aperture architettoniche accompagna il passaggio dalla basilica superiore alla cripta.
La vetrata che adorna il fondo della cripta mostra due pavoni che circondano il calice e il triangolo della Trinità, una quinta manifestazione di Dio nella quale è incluso Gesù.
Dai mosaici agli ornamenti liturgici
Dunque, ritroviamo su questo ornamento studiato da Maria-Pia PETTINAU e di cui avevamo parlato in un precedente articolo, la manifestazione dell’Agnello sulla parte anteriore della casula e la Resurrezione sul retro.
Il piviale riprende invece il mosaico centrale della Trasfigurazione mentre una delle dalmatiche rappresenta la manifestazione di Gesù Uomo, la Natività, e una seconda dalmatica la manifestazione di Gesù Eucaristia.
Quanto ai pavoni che vediamo sulle vetrate, essi si ritrovano su diversi pezzi dell’ornamento.
Questo ornamento è stato infatti realizzato a Vienna nel 1935 dalla congregazione delle Suore del Povero Bambino Gesù; le suore annotavano di aver ricevuto «dal Commissario Generale per la Terra Santa, Padre Pirmin HASENÖHRL, il piacevolissimo incarico di realizzare un ornamento in broccato d’oro per il Monte Tabor.
Il piviale, la casula e le dalmatiche riprendono così i principali motivi iconografici della basilica: la Trasfigurazione, la Natività, l’Eucaristia, l’Agnello, la Risurrezione e i pavoni della vetrata.
Conservazione e testimonianza archeologica
Sul Monte Tabor, uno dei luoghi più significativi di questa terra, si trovano le tracce di un’antica chiesa costruita tra il V e il VI secolo d.C. Tra queste, un prezioso pavimento musivo che ha bisogno di essere restaurato per ritrovare il suo splendore originario.
Il mosaico, che un tempo decorava una grande basilica, è testimone della lunga storia di questo luogo. Qui pellegrini e visitatori hanno camminato per secoli, lasciandosi affascinare dalla bellezza della Trasfigurazione del Signore.
Il restauro sarà realizzato con la competenza del Mosaic Center di Gerico, una realtà che unisce giovani e adulti nella passione per l’arte musiva.
In un territorio segnato da difficoltà, questo progetto rappresenta un modo per costruire ponti di pace e dialogo, unendo persone e culture attraverso la bellezza.
Il progetto della basilica ha rispettato, includendoli nella nuova struttura, alcuni resti delle chiese precedenti: vicino alla porta, le due torri sono state costruite sopra alcune cappelle con absidi medievali, oggi dedicate al ricordo di Mosè ed Elia; e nella cripta, anche se la volta originale crociata fu coperta da un mosaico, l'altare è lo stesso e rimangono visibili anche resti di muratura sulle pareti.
Recentemente, inoltre, si è scavata una piccola grotta a nord del santuario, sotto il luogo identificato come il refettorio del monastero medievale: le pareti contenevano iscrizioni in greco e alcuni monogrammi con croci, forse tracce del cimitero dei monaci bizantini che abitarono la montagna.
Il centenario della basilica
In questo 2024, la Custodia di Terra Santa è lieta di celebrare con la Chiesa locale e universale il centenario della basilica della Trasfigurazione costruita sulla vetta del Monte Tabor.
La ricorrenza mette in evidenza il rapporto tra l’architettura di Antonio Barluzzi, i mosaici della basilica, le testimonianze archeologiche e la continuità della presenza francescana sul Monte Tabor.
Pellegrinaggio virtuale al Monte Tabor - Basilica della Trasfigurazione
Questi luoghi santi saranno messi in risalto in una delle sale del Terra Sancta Museum - Arte e Storia che illustrerà l’acquisizione dei santuari ed esporrà alcuni disegni preparatori originali di BARLUZZI.
Questa sala testimonierà gli sforzi dei frati per far vivere e pregare nei luoghi della Redenzione a nome della Chiesa universale.
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