L’espressione «arcivescovo di Larissa sotto il dominio degli infedeli» indicava un titolo arcivescovile riferito a una sede ecclesiastica che non era più concretamente governata dalla Chiesa latina, perché sottoposta al controllo di autorità non cristiane. Il titolo aveva quindi carattere soprattutto onorifico e si inseriva nella tradizione delle sedi in partibus infidelium.
Nel caso della famiglia Acquaviva d’Aragona, il titolo fu portato da Trojano Acquaviva d’Aragona, creato cardinale da Clemente XII nel 1732 e indicato come «Arcivescovo di Larissa (sotto il dominio degli infedeli)». La stessa designazione compare anche nella documentazione araldica relativa alla sua carriera ecclesiastica.
Che cosa significava il titolo di arcivescovo di Larissa
Larissa era un’antica sede episcopale della Tessaglia, legata alla memoria di Sant’Achilleo, o Achilio, in latino Achilleus o Achilius. Quando una sede cristiana passava sotto il dominio di popolazioni non cristiane e non poteva più essere amministrata dal proprio titolare nella forma ordinaria, la Chiesa poteva conservarne il nome come titolo per un arcivescovo o un vescovo.
La formula «sotto il dominio degli infedeli» chiariva precisamente questa condizione: l’arcivescovo non esercitava necessariamente una giurisdizione effettiva sulla città e sul territorio di Larissa, ma riceveva il titolo in memoria dell’antica sede e come riconoscimento del proprio rango ecclesiastico.
San Achilleo di Larissa
San Achilleo di Larissa, o Achilio, in latino Achilleus o Achilius (Cappadocia, fine III secolo; † metà IV secolo), è stato un vescovo latino, venerato come Santo (ricorrenza il 15 maggio).
Nato da famiglia patrizia e cresciuto sotto l’impero di Costantino I, ebbe un’ottima educazione, basata sulle dottrine classiche, ma anche sui fondamenti del cristianesimo. Alla morte dei genitori, lasciò i propri beni ai poveri e raggiunse la Terra Santa per visitare il Santo Sepolcro.
Seguì poi un pellegrinaggio a Roma, dove raggiunse le tombe dei santi Pietro e Paolo e, ispirato al loro esempio, partì per evangelizzare i pagani. Arrivato a Larissa, in Tessaglia, accettò la carica di vescovo essendo la diocesi locale vacante.
In questa veste, Achilleo confermò la sua indole pietosa attraverso varie opere di carità: fondò, tra l’altro, un ospedale e un ospizio per gli anziani. Nel 325 partecipò al Concilio di Nicea per combattere l’eresia ariana.
Tornando, passò per Costantinopoli dove fu accolto dal patriarca Mitrofane e dall’imperatore Costantino, il quale gli offrì fondi per altre opere pie. Giunto a Larissa, fece abbattere tutti i templi pagani rimasti, sostituendoli con luoghi di culto cristiani.
Si distinse, inoltre, come fautore di miracoli e guarigioni ed è per questo ricordato come Sant’Achilleo il Taumaturgo. Dopo la sua morte fu sepolto a Larissa, ma temendo le invasioni dei Bulgari, nel 978 le sue spoglie furono traslate a Prespa, in Macedonia, da allora la città venne ribattezzata Achilli.

La trasmissione del titolo nella Chiesa cattolica
Il titolo di Larissa poteva essere assegnato a prelati destinati a svolgere incarichi nella Curia romana o in altri ambiti ecclesiastici, anche quando non erano destinati a risiedere nella città tessalica. La titolatura conservava il legame istituzionale con una sede antica e permetteva di distinguere il rango dell’arcivescovo all’interno della gerarchia ecclesiastica.
Il titolo non equivaleva dunque al governo ordinario di una diocesi territoriale. La sua funzione era collegata alla memoria della sede, alla continuità storica dell’episcopato e alla prassi ecclesiastica di attribuire a determinati prelati sedi antiche non più amministrabili direttamente.
Gli Acquaviva d’Aragona e l’arcivescovado di Larissa
I cardinali Acquaviva d’Aragona sono una pletora. Tra essi compare Trojano Acquaviva d’Aragona, indicato come «Arcivescovo di Larissa (sotto il dominio degli infedeli)».
| Prelato | Informazione riportata |
|---|---|
| Francesco Acquaviva d’Aragona | Arcivescovo di Larissa; Bartolomeo all’Isola, 1707 giugno 8; Cecilia, 1709 genn. 28; Sabina e Poggio Mirteto, 1724 giugno 12. |
| Giovanni Vincenzo Acquaviva d’Aragona | Vescovo di Melfi; Silvestro e Martino ai Monti, 1542 giugno 12. |
| Giulio Acquaviva d’Aragona | Figlio del duca d’Atri - Ufficiale Relatore del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica; Teodoro, 1570 giugno 9. |
| Ottavio Acquaviva d’Aragona, seniore | Figlio del duca d’Atri; Giorgio in Velabro, 1591; Maria del Popolo, 1593 marzo 15; Giovanni e Paolo, 1602 apr. 22; Prassede, 1605 giugno 1. |
| Ottavio Acquaviva d’Aragona, juniore | Ufficiale Relatore del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica; Bartolomeo all’Isola, 1654 marzo 23; Cecilia, 1658 marzo 18. |
| Pasquale Acquaviva d’Aragona | Presidente di Urbino; Maria in Aquiro, 1775 apr. 3; Maria in Cosmedin, 1779 dic. 13; Eustachio, 1780 sett. 27. |
| Trojano Acquaviva d’Aragona | Arcivescovo di Larissa (sotto il dominio degli infedeli); Quirico e Giulitta, 1732 nov. 17; Cecilia, 1733 genn. 19. |
Trojano Acquaviva d’Aragona fu creato cardinale da Clemente XII nel 1732 ott. 1. Nella documentazione riportata è associato prima al titolo di arcivescovo di Larissa e successivamente ai titoli cardinalizi di Quirico e Giulitta e di Cecilia.
Arcivescovo titolare e cardinale
La distinzione tra arcivescovo titolare e cardinale è essenziale. L’arcivescovo di Larissa era titolare di una sede antica, mentre il cardinalato costituiva un ulteriore grado della gerarchia ecclesiastica e comportava l’inserimento nel collegio dei cardinali.
Uno stemma ecclesiastico poteva quindi riferirsi a un prelato che fosse contemporaneamente arcivescovo titolare e cardinale. In questo caso, gli elementi araldici potevano indicare il rango episcopale, mentre il cappello prelatizio e il numero delle nappe potevano offrire ulteriori indicazioni sulla dignità cardinalizia.
Lo stemma degli Acquaviva
Questo stemma ci dice che il suo titolare apparteneva alla famiglia Acquaviva d’Aragona, che era un prelato e che era sicuramente vescovo (vedi la croce astile semplice accollata allo scudo accartocciato).
Lo stemma e’ stato realizzato in un periodo in cui il numero delle nappe nei cappelli araldici cardinalizi non era ancora stato fissato a 30, 15 per lato. Tale codificazione risale al 1832, quindi è possibile che il titolare sia anche un cardinale.
La presenza della croce astile semplice accollata allo scudo è stata interpretata come un elemento indicativo della dignità episcopale. Il cappello con nappe, invece, può essere collegato alla dignità cardinalizia, purché la lettura tenga conto della datazione dell’opera e dell’evoluzione delle norme araldiche.

Datazione e identificazione del titolare
Per ragioni stilistiche io punterei su Ottavio (il primo, +1612). Giulio (+1574) è morto giovane: le probabilità che questo stemma sia a lui riferibile scemano (anche se dal punto di vista stilistico è forse quello meglio collocato).
Volendo accettare una datazione molto precoce dello stemma, potrebbe entrare nei giochi anche Giovanni Vincenzo (+1546). Secondo me potrebbe essere anche quello di Ottavio juniore.
Lo stemma non mi sembra (vorrei dire: «non è») di pieno ’600. Riguardandolo meglio lo stemma effettivamente non sembra di pieno 600.
Se è della seconda metà del XVII secolo, potrebbe essere uno stemma arcivescovile. Le valutazioni stilistiche non consentono tuttavia di identificare con certezza il titolare senza ulteriori elementi, come l’originaria collocazione, l’iscrizione, la documentazione dell’edificio e il confronto con altri stemmi sicuramente attribuiti agli Acquaviva d’Aragona.
Funzione architettonica dello stemma
Una lapide sepolcrale terragna (a pavimento) proprio no, giacché è scolpita in altissimo rilievo. Che possa provenire da un cenotafio funebre addossato alla parete di una chiesa, è possibile.
Le dimensioni notevoli e anche la tipologia del manufatto lo rendono probabilmente più consono a un contesto architettonico (parete esterna di un edificio). Le sue dimensioni sono grandi, circa 100x100cm.
La presenza di uno stemma analogo alla sommità di un altare barocco potrebbe indicare un rapporto con un edificio religioso, con una cappella o con un monumento destinato alla memoria del prelato e della sua famiglia. Un simile contesto sarebbe compatibile con la funzione commemorativa di uno stemma arcivescovile o cardinalizio.
Il titolo di Larissa nella carriera di Trojano Acquaviva
Nel caso di Trojano Acquaviva d’Aragona, il titolo di Larissa va letto all’interno di una carriera ecclesiastica più ampia. La formula «Arcivescovo di Larissa (sotto il dominio degli infedeli)» non descriveva una residenza effettiva a Larissa, ma indicava l’assegnazione di una sede titolare.
Il successivo riferimento ai titoli di Quirico e Giulitta e di Cecilia mostra il passaggio dalla titolatura arcivescovile alla titolarità cardinalizia. Il prelato poteva quindi essere ricordato sia per la sede arcivescovile assegnata sia per il titolo cardinalizio ricevuto in seguito.
La designazione di Larissa conserva inoltre il ricordo dell’antica Chiesa tessalica e della figura di Sant’Achilleo, vescovo della città e partecipante al Concilio di Nicea. Il titolo riuniva pertanto una dimensione storica, ecclesiologica e araldica.
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La sede antica e la memoria ecclesiastica
La storia di Larissa si collega alla diffusione del cristianesimo nella Tessaglia e alla progressiva trasformazione degli antichi luoghi di culto. Giunto a Larissa, fece abbattere tutti i templi pagani rimasti, sostituendoli con luoghi di culto cristiani.
La memoria del vescovo Achilleo contribuì a mantenere vivo il prestigio religioso della città. Si distinse, inoltre, come fautore di miracoli e guarigioni ed è per questo ricordato come Sant’Achilleo il Taumaturgo.
Dopo la morte del santo, la traslazione delle reliquie modificò anche la geografia della devozione. Dopo la sua morte fu sepolto a Larissa, ma temendo le invasioni dei Bulgari, nel 978 le sue spoglie furono traslate a Prespa, in Macedonia, da allora la città venne ribattezzata Achilli.
Il significato storico della formula «sotto il dominio degli infedeli»
La formula non deve essere interpretata come un giudizio personale sull’arcivescovo o come la descrizione di un conflitto specifico vissuto dal titolare. Essa appartiene al linguaggio ecclesiastico tradizionale con cui si indicavano le sedi cristiane passate sotto il controllo di autorità non cristiane.
La sede continuava a esistere nella memoria istituzionale della Chiesa, anche se l’arcivescovo non poteva esercitare nella città le funzioni pastorali proprie di un ordinario diocesano. Il titolo di Larissa rappresentava quindi la continuità simbolica dell’antico episcopato e l’appartenenza del titolare alla gerarchia ecclesiastica.
In questo quadro, l’espressione completa «arcivescovo di Larissa sotto il dominio degli infedeli» è più precisa della semplice indicazione «arcivescovo di Larissa», perché segnala che si trattava di una sede titolare e non di una diocesi sottoposta all’effettiva amministrazione del prelato.