Giuda Iscariota è stato uno dei dodici apostoli di Gesù, quello che, secondo il Nuovo Testamento, lo ha tradito per trenta denari attraverso il gesto di un bacio. È stato quindi una figura chiave durante la Passione di Gesù, la notte del Giovedì Santo, ed è passato alla storia come l’uomo simbolo del tradimento.
Nei Vangeli, tuttavia, Giuda non è soltanto il traditore che consegna Gesù alle autorità: è anche un discepolo scelto dal Maestro, il custode della cassa comune, un uomo attraversato dal conflitto tra interesse personale, rimorso e possibilità di accogliere l’amore. Gesù non si arrende e tenta fino all’ultimo di liberare il traditore Giuda dalla sua possessione diabolica.
Chi era Giuda Iscariota
Giuda Iscariota, figlio di Simone, non deve essere confuso con Giuda Taddeo, un altro dei dodici apostoli fratello di Giacomo il Minore. L’attributo Iscariota, che accompagna il nome di Giuda, viene usato per distinguerlo da Giuda Taddeo, un altro membro dei Dodici.
L’esatto significato del nome “Iscariota” è sconosciuto; alcune interpretazioni hanno suggerito che il termine potrebbe indicare “uomo di Kariot” (Ish Kariot). La parola Iscariota è stata studiata dai filologi e la maggior parte di essi pensa che significhi “Uomo di Querjoth”: ci dà un’informazione sulle origini del personaggio di Giuda.
Querjoth era infatti un villaggio della Giudea meridionale. Curiosamente, se l’ipotesi è corretta, Giuda risulterebbe l’unico Apostolo a non provenire dalla Galilea, area più semplice e meno avanzata della Giudea.
Un’altra possibile interpretazione della parola Iscariota è che sia un derivato del termine greco sikarios, cioè assassino, che veniva genericamente usato ai tempi di Gesù per indicare chi si opponeva alla dominazione romana con la guerriglia.
Secondo altri potrebbe derivare dal persiano Isk Arioth, ovvero “colui che serve” oppure “colui che sa”. È possibile collegarlo al termine Iskariot, che in aramaico, non scrivendo le vocali come consuetudine, sono omografi - S-q-r-t -, i killer zeloti.
Il ruolo di Giuda tra gli apostoli
Nel gruppo degli Apostoli, Giuda aveva il ruolo di tesoriere, cioè amministratore del denaro del gruppo. Tra gli apostoli era colui che teneva la cassa, quindi uno che godeva della fiducia dei suoi.
Nel Vangelo di Giovanni si sottolinea come Giuda approfittasse dell’incarico, rubando dalla cassa comune. “Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa prendeva quello che gli mettevano dentro” (Gv 12,6).
In particolare, viene messo in evidenza il suo attaccamento ai soldi nell’episodio della donna che rompe il vaso di olio di nardo, di grande valore, per ungere Gesù. Giuda si arrabbia dicendo che l’olio poteva essere venduto per ricavarne denaro per i poveri, ma l’evangelista specifica che a Giuda non interessava dei poveri ma dei soldi nella cassa comune.
Un altro episodio che fa comprendere gli interessi di Giuda è quello in cui Gesù si trova nella casa di Lazzaro, appena risuscitato dai morti, e Maria sua sorella gli unge i piedi con un vasetto di profumo assai prezioso, suscitando la sua irritazione.
Giuda continuava stare accanto a Gesù per interesse. “Avaro e preoccupato per l’avvenire, si metteva a parte del denaro”.
Giuda seguiva davvero Gesù?
Giuda inizialmente fu affascinato dalla figura di Gesù perché diversamente non avrebbe accettato di diventare apostolo. Ad un certo momento però lo troviamo privo di fede, come appare nel capitolo sesto del Vangelo di Giovanni.
Dopo aver sentito che Gesù aveva detto: “Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo” (Gv 6,51), “molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui” (Gv 6,66).
Il Vangelo poi riporta queste parole di Gesù: “Ma tra voi vi sono alcuni che non credono” (Gv 6,64). Tra questi vi era Giuda. Dice San Giovanni: “Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito” (Gv 6,64).
Quando molti si allontanarono, alle parole di Gesù: “Volete andarvene anche voi?” (Gv 6,67) San Pietro disse: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il santo di Dio” (Gv 6,68-69).
Giuda, pur non credendo, rimase dando a credere di associarsi a Pietro. Di fatto però non era più all’unisono con il suo Maestro.
Venuto a lui per motivi di interesse e di ambizione dovette sentirsi allora contrariato nella sua cupidigia e nel suo orgoglio. Una circostanza sconosciuta aveva cambiato in avversione la simpatia per il maestro.
Gesù, pur mostrando di non voler essere creduto vittima di un errore, soffrì la presenza di chi lo doveva tradire.
«Uno di voi è un diavolo»
Gesù, che “conosce quello che c’è nell’uomo” (Gv 2,25), definisce Giuda Iscariota, il discepolo traditore, un diavolo. “Non sono forse io che ho scelto io voi, i Dodici? Eppure uno di voi è un diavolo” (Gv 6,70).
Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. Parlava di Giuda, figlio di Simone Iscariota: costui infatti stava per tradirlo, ed era uno dei Dodici.
Giuda è presentato nei vangeli come l’uomo opportunista, colui che agisce sempre e soltanto in base al proprio interesse. Quel che determina le sue scelte e le sue azioni è unicamente la convenienza.
Il bene e il male sono condizionati da quel che conviene o meno. Giuda è nel gruppo dei discepoli di Gesù, ma in realtà non lo segue, perché è un ladro (Gv 12,6), e anziché comunicare vita la toglie agli altri e, di conseguenza, la sottrae a se stesso.
Il passaggio dall’interesse al tradimento
Giuda infatti aveva il sentore che bolliva qualcosa attorno a Gesù. E questo divenne ancora più chiaro quando il Signore difese il comportamento di Maria dicendo: “Lasciala fare perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura” (Gv 12,7).
Gesù non aveva mai annunziato con tanta forza la sua morte imminente. Egli si vedeva già disteso, imbalsamato per mano delle pie donne.
Dal canto suo Giuda è convinto di non poter più contare su di lui: dal momento che era perduto, era meglio cercare di trarne profitto. Entrò pertanto nel suo cuore l’idea del tradimento.
Aveva cessato di avere fiducia nel suo capo da lui forse mai amato, dapprima perseguendo delle chimere, ed ora scoraggiato.
La figura di Giuda è diventata nei secoli simbolo dei traditori e dei ladri. Il tradimento di Giuda in cambio di trenta denari è proprio il simbolo contrario a quello della Croce: l’amore di Gesù è senza misura, è sacrificio per gli altri, mentre il gesto di Giuda è bieco e materialista.
| Elemento | Riferimento | Significato nella narrazione |
|---|---|---|
| Trenta monete d’argento | Matteo 26,14-16 | Compenso promesso per la consegna di Gesù |
| La cassa comune | Giovanni 12,6; 13,29 | Incarico affidato a Giuda |
| Il boccone | Giovanni 13,26-27 | Segno di amore rivolto da Gesù a Giuda |
| Il bacio | Matteo 26,47-50; Marco 14,43-46 | Segnale per identificare Gesù |
| Il rimorso | Matteo 27,3-5 | Reazione di Giuda dopo la condanna di Gesù |
Il tradimento per trenta monete d’argento
Nel Vangelo secondo Marco è narrato che i sommi sacerdoti volevano arrestare Gesù, ma temevano che se l’avessero fatto durante la festa, la gente si sarebbe rivoltata.
Allora Giuda Iscariota, uno dei Dodici, si recò dai capi dei sacerdoti per consegnare loro Gesù. Quelli, all’udirlo, si rallegrarono e promisero di dargli del denaro. Ed egli cercava come consegnarlo al momento opportuno.
Secondo il Vangelo di Matteo, fu Giuda stesso a presentarsi ai sacerdoti per ricevere del denaro al posto del tradimento: “Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?” (Mt 26,14-15).
I Vangeli raccontano come Giuda si metta d’accordo con i sommi sacerdoti per consegnare loro Gesù in cambio di trenta monete d’argento. Il tradimento di Giuda in cambio di trenta denari è diventato il simbolo di una scelta in cui il denaro viene preferito alla fedeltà.
Facendo un paragone con le valute moderne, potremmo dire che le trenta monete corrispondono a circa tremila dollari contemporanei. Questo fu il compenso che mosse Giuda nel suo tradimento, per cui si pentì, restituendo il denaro e togliendosi la vita, come riportano il Vangelo di Matteo e gli Atti degli Apostoli.
«Uno di voi mi tradirà»: l’ultima cena
Il tradimento ebbe luogo la sera dell’Ultima Cena. Proprio durante l’Ultima Cena, Gesù dice che verrà tradito da uno di loro, causando sgomento e dispiacere negli Apostoli.
Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: “In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà”. Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: “Sono forse io, Signore?”.
In quell’ultima cena, di solito si sta a tavola con le persone a cui vogliamo bene, soprattutto in occasione di una festa. Giuda c’era.
Alla frase di Gesù: “Uno di voi mi tradirà” subito la reazione degli apostoli è netta. “Sono forse io?”. Colui che consegnerà Gesù aveva intinto il boccone nel piatto, un gesto confidenziale, fraterno.
Gesù si rivolge direttamente a Giuda dicendogli: “Quello che devi fare fallo al più presto”. Giuda lascia il gruppo, mentre gli altri Apostoli non capiscono la frase di Gesù, pensando che si tratti di una commissione da tesoriere.
Il gesto del boccone e l’ultimo tentativo di Gesù
Gesù, che con la forza del suo amore vivificante ha purificato il lebbroso, ritenuto la persona più impura che ci fosse (Mc 1,40-42), e ha liberato l’indemoniato, l’uomo più posseduto che esistesse (Mc 5,1-15), ha fallito con Giuda.
La potenza dell’amore di Dio può convertire un peccatore, trasformare in santo un assassino, ma per l’uomo, che orienta la sua vita in base alla propria convenienza, non c’è nulla da fare, sarà sempre refrattario e ostile all’azione del Signore, perché non gli conviene accoglierla.
Gesù non si arrende e tenta fino all’ultimo di liberare Giuda da questa sua possessione diabolica. Nonostante che il Maestro, come espressione d’amore, nell’ultima cena, abbia lavato i piedi al discepolo, il suo gesto è stato inutile.
Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine.
Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita.
Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto. Ha lavato i piedi a tutti, ma non tutti sono puri (Gv 13,9) e Giuda rimane nell’impurità totale.
“Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti.” Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: “Non tutti siete puri”.
Gesù dirige al discepolo continue offerte d’amore, ma Giuda non le accoglie. Il suo cuore è occupato da altro, non c’è posto per il Signore.
Nella cena Gesù fa ancora un ultimo tentativo verso Giuda, mostrandogli un amore preferenziale. Era consuetudine che durante i pranzi, il padrone di casa iniziasse intingendo un pezzo di pane nel vassoio e lo porgesse all’ospite più importante.
Di fronte al discepolo che intende tradirlo, Gesù gli mostra un amore ancora più grande di quello dimostrato agli altri discepoli, “e intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda” (Gv 13,26).
Con il boccone Gesù dona se stesso a Giuda, risponde con amore all’odio. Gesù può essere abbandonato, ma lui non abbandona mai nessuno, è il pastore che cerca la pecora che si smarrisce (Lc 15,4-7).
Ora la vita di Gesù è nelle mani di Giuda. Dipende dal discepolo che uso farne. Se mangia il boccone accoglie il suo amore e con esso la vita, se lo rifiuta è preda delle tenebre di morte.
Allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui. Gli disse dunque Gesù: “Quello che vuoi fare, fallo presto”. Egli, preso il boccone, subito uscì. Ed era notte.
All’amore preferisce l’odio, alla vita la morte, alla verità la menzogna, e alla luce preferisce le tenebre, che lo ingoieranno, non per un castigo divino, ma per una resistenza lucida e determinata alla vita, che il Signore gli ha proposto incessantemente.
Il bacio di Giuda
L’evento culminante del tradimento di Giuda è il bacio, usato da Giuda per indicare ai sommi sacerdoti Gesù nel Getsemani. Giuda usa questo segno di affetto in modo falso e contradditorio: ciò che dovrebbe esprimere amore - il bacio - diventa invece uno strumento del male.
Alla fine dell’episodio della preghiera nell’orto di Getsemani, Gesù dice ai suoi discepoli che colui che lo tradisce è vicino e subito avviene l’arresto di Gesù.
“Quello che bacerò, è lui; arrestatelo e conducetelo via sotto buona scorta”. Subito si avvicinò a Gesù e disse: “Salve, Rabbì!”. E lo baciò.
E Gesù gli disse: “Amico, per questo sei qui!”. Allora si fecero avanti, misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono.
Nel racconto di Luca, Gesù gli disse: “Giuda, con un bacio tu tradisci il Figlio dell’uomo?”. La domanda rende evidente la contraddizione tra il gesto esteriore e il significato reale dell’azione.
Perché era necessario il bacio?
È vero che Gesù era conosciuto dalle folle, ma era notte. Inoltre è probabile che quelli portati da Giuda non conoscessero precisamente Gesù perché “Giuda andò dopo aver preso un gruppo di soldati e alcune guardie fornite dei capi dei sacerdoti e dei farisei, con lanterne fiaccole e armi” (Gv 18,3).
Per fare in fretta nell’arresto, Giuda aveva dato l’avvertimento: “Colui che bacerò è lui” (Mt 26,48). Con l’accorgimento del bacio, l’arresto di Gesù è stato immediato.
In testa ai soldati vi era il comandante, un tribuno romano. L’arresto era stato preparato dai capi dei sacerdoti: essi avevano fornito gli uomini e li avevano armati di spade e bastoni.
Per maggior sicurezza però avevano domandato al tribuno romano incaricato di montare la guardia nel tempio una squadra della coorte di stanza a Gerusalemme.
L’arresto nel Getsemani
Giuda conosceva il luogo, perché Gesù spesso si era trovato là con i suoi discepoli. Giuda dunque vi andò, dopo aver preso un gruppo di soldati e alcune guardie fornite dai capi dei sacerdoti e dai farisei, con lanterne, fiaccole e armi.
Gesù allora, sapendo tutto quello che doveva accadergli, si fece innanzi e disse loro: “Chi cercate?”. Gli risposero: “Gesù, il Nazareno”. Disse loro Gesù: “Sono io!”.
Vi era con loro anche Giuda, il traditore. Appena disse loro “Sono io”, indietreggiarono e caddero a terra.
Domandò loro di nuovo: “Chi cercate?”. Risposero: “Gesù, il Nazareno”. Gesù replicò: “Vi ho detto: sono io. Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano”.
Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori, colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l’orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco.
Gesù allora disse a Pietro: “Rimetti la spada nel fodero: il calice che il Padre mi ha dato, non dovrò berlo?”.
Nel racconto di Matteo, Gesù ricorda che avrebbe potuto pregare il Padre, che avrebbe messo subito a sua disposizione più di dodici legioni di angeli. Ma l’arresto avviene perché si compiano le Scritture.
Allora tutti i discepoli lo abbandonarono e fuggirono. Con la sua scelta Giuda non ha tradito solo Gesù, ma anche se stesso, ed esce definitivamente di scena dal vangelo.
Il rimorso e la fine di Giuda nel Vangelo di Matteo
L’unico evangelista che parla del pentimento di Giuda è Matteo (Mt 27,3). Il discepolo traditore aveva venduto Gesù per denaro, ma non si gode le trenta monete d’argento che ha ricevuto.
Giuda, “preso dal rimorso” (Mt 27,3), si rende conto del crimine commesso, riconosce il peccato e il tradimento di un innocente e, vedendo che Gesù è stato condannato a morte, restituisce il compenso del tradimento ai sommi sacerdoti.
“Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente”. Ma quelli dissero: “A noi che importa? Pensaci tu!”.
Il denaro, strumento di morte, ritorna da dove proviene. Per denaro Giuda ha tradito il suo maestro, con il denaro i sommi sacerdoti hanno tradito il loro Signore.
Ma, anziché andare da Gesù e ottenere così il perdono per il suo tradimento, Giuda è andato dai sommi sacerdoti, i mandanti del delitto, e da essi può venire solo morte.
Ai capi religiosi non interessano i suoi rimorsi, hanno ottenuto quel che da sempre volevano: mantenere il potere che il Figlio dell’uomo stava per scalzare.
Eliminando Gesù i sommi sacerdoti rimangono proprietari indiscussi del popolo: “Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità” (Mt 21,38).
Giuda getta le monete verso il santuario, là da dove provengono, e va ad impiccarsi. Il traditore si è condannato da solo.
La Legge prescriveva che, in caso di falsa testimonianza, l’accusato doveva essere rimesso in libertà e l’accusatore messo a morte: “Farete a lui quello che egli aveva pensato di fare al suo fratello” (Dt 19,19).
Giuda fa la stessa fine di Achitofel, unico suicida impiccato nella Bibbia (2 Sam 17,1-23). Costui, consigliere fidato del re David, l’aveva poi tradito passando dalla parte del figlio Assalonne, che voleva occupare il posto del padre.
E il denaro di Giuda, frutto di morte, viene destinato dai sommi sacerdoti per un luogo di morte: un cimitero (Mt 27,8). Il denaro impuro serve per comprare il luogo della massima impurità.
La versione degli Atti degli Apostoli
Un’altra versione, molto differente, della fine del traditore si trova negli Atti. In questo libro, Giuda non si pente e non restituisce il compenso del tradimento del suo maestro ma, al contrario, si compra un campo.
“Comprò un campo con il prezzo del suo delitto e poi, precipitando, si squarciò e si sparsero tutte le sue viscere” (At 1,18).
La morte descritta negli Atti è una morte per squarciamento, quella che era riservata ai traditori. I due racconti presentano modalità differenti, ma convergono nel rappresentare la fine di Giuda come conseguenza della sua scelta e del suo rapporto con il denaro e il tradimento.
La verità che Matteo e Luca, pur con differenti narrazioni, intendono trasmettere è che Giuda, all’invito di Gesù di farsi povero per entrare nel regno (Mt 5,3; Lc 6,20), ha preferito il denaro.
Ha preferito farsi servo di mamona, la divinità che distrugge quelli che gli rendono culto, e che “ha il potere di far perire nella Geènna l’anima e il corpo” (Mt 10,28).
Gesù aveva avvertito che chi vive solo per se stesso, non vive, è già perduto (Mt 16,25). Per questo, annunciando il tradimento di Giuda, Gesù lo aveva pianto, come si fa per un morto: “Ahi a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito!” (Mt 26,24).
L’uomo, che sarebbe stato meglio “se non fosse mai nato” (Mt 26,24), ha fallito il progetto della sua esistenza ed è come se non fosse mai esistito.
La sua vita è stata un passaggio effimero nel quale ha fatto di tutto per distruggere se stesso. Ha venduto una vita per godersi la sua, ma non ha goduto i proventi del tradimento.
Libertà, possessione e responsabilità
Giuda continuava stare accanto a Gesù per interesse. La sua storia è stata interpretata anche alla luce della frase “Satana entrò in lui” e dell’idea che forse non fosse veramente libero di decidere.
Nel Vangelo di Luca si legge: “Allora Satana entrò in Giuda, detto Iscariota, che era uno dei Dodici. Ed egli andò a trattare con i capi dei sacerdoti e i capi delle guardie sul modo di consegnarlo a loro”.
Nel Vangelo di Giovanni, invece, l’ingresso di Satana è collegato al rifiuto del boccone offerto da Gesù: “Allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui”.
Gesù non si arrende e tenta fino all’ultimo di liberare Giuda da questa sua possessione diabolica. La potenza dell’amore di Dio può convertire un peccatore, trasformare in santo un assassino, ma l’uomo può anche rimanere refrattario e ostile all’azione del Signore.
Per tutti i cristiani Giuda è all’inferno, anche nell’arte è sempre rappresentato con l’aureola nera. Non è detto che sia veramente così; essendo la questione molto complessa non sta certo a noi giudicare.
Il Vangelo di Giuda e le interpretazioni alternative
Il ruolo di Giuda è stato nuovamente oggetto di studio nel 1978, con il ritrovamento di un papiro copto, scritto in contesto gnostico, chiamato il “Vangelo di Giuda”, in cui viene delineata un’interpretazione molto diversa del personaggio di Giuda.
Secondo il papiro, Giuda non avrebbe tradito Gesù ma compiuto la volontà di Dio: Gesù avrebbe svelato a lui alcuni segreti e Giuda avrebbe contribuito all’arresto di Gesù per permettere che si compisse il piano riservato a Cristo.
Questa interpretazione tuttavia non è supportata da altre prove. I Vangeli canonici presentano invece Giuda come colui che consegna Gesù alle autorità, prima di affrontare il rimorso e una fine drammatica.
Giuda nella tradizione cristiana e nell’arte
In molte delle rappresentazioni dell’Ultima Cena il personaggio di Giuda si riconosce perché ritratto con un sacchetto di monete in mano. In alcuni casi è senza aureola o si trova a un estremo del tavolo, come a segnare la sua distanza interiore dal gruppo degli Apostoli.
Giotto, nella Cappella degli Scrovegni, rappresenta Giuda mentre riceve il pagamento per il suo tradimento; alla sinistra di Giuda è Satana, che si è impossessato di lui, secondo la versione del Vangelo secondo Luca.
Dante Alighieri, nella Divina Commedia, incontra Giuda proprio nel punto più basso dell’Inferno, riservato ai traditori.
La storia del tradimento di Giuda, come molti degli episodi del Vangelo, è entrata a far parte della tradizione popolare e del sentire comune. Anche oggi si usa l’espressione “essere un Giuda” per indicare qualcuno come traditore o ladro, le due caratteristiche emblematiche del personaggio.
Perché Gesù tenne Giuda tra i suoi?
Gesù ha tenuto Giuda tra i suoi perché gli voleva bene tanto da sperare che non facesse quello che poi ha fatto. La figura di Giuda è sicuramente complessa e non si può esprimere un giudizio definitivo su di lui, la sua storia va osservata sotto diversi punti di vista.
Gesù amava i suoi, e come un padre che ama i suoi figli ha tenuto con sé quest’uomo, con la speranza che vincesse la sfida più difficile della sua vita: la fedeltà non ad un amore terreno ma ad un Dio a cui era stato vicino.
Le sfide d’amore più difficili sono proprio quelle vicine a noi e Giuda ne ha fatto esperienza. Distogliere lo sguardo verso altri orizzonti nella fede può essere determinante.
Gesù può essere abbandonato, ma lui non abbandona mai nessuno. Anche il traditore rimane a tavola fino all’ultimo, riceve il lavacro dei piedi, ascolta l’annuncio del tradimento e riceve il boccone offerto come segno di amore.
