Anno C: il Vangelo dell’Avvento e il miracolo della speranza

Con la prima domenica di Avvento inizia l’anno liturgico “C”, durante il quale avremo come guida l’evangelista Luca. Nell’arco di circa dodici mesi, rivivremo i misteri della vita del Signore. L’Avvento è il momento liturgico che precede e prepara al Natale.

Il Vangelo della prima domenica, Luca 21,25-28.34-36, presenta la venuta del Figlio dell’uomo e consegna alla Chiesa un orientamento essenziale: «Risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina» e «Vegliate in ogni momento pregando». L’Avvento diventa così tempo di attesa, vigilanza, preghiera e speranza.

Il significato dell’Avvento

Avvento, dal latino Adventus, significa “venuta”, la venuta di Cristo. Nell’antichità veniva utilizzato per l’arrivo di un imperatore, di un re o di un funzionario in una provincia, ma anche quello di una divinità. I cristiani utilizzarono fin da subito questo termine per esprimere la loro relazione con Gesù Cristo che era arrivato nella terra per rendere visita agli uomini.

Nell’accezione più diffusa questa parola ha però il significato di “attesa”. Dal punto di vista teologico il tempo dell’Avvento ha una duplice caratteristica: da una parte è un’occasione che ricorda la prima venuta del Figlio di Dio, Gesù, tra gli uomini, dall’altra, attraverso questo ricordo, ci prepariamo con gioia alla seconda venuta del Cristo, alla fine dei tempi.

Spontaneamente pensiamo a quella del Natale, poiché ci prepariamo a celebrare la memoria della nascita di Gesù. Tuttavia, il nuovo anno liturgico si collega al punto di arrivo di quello precedente: l’annuncio del ritorno del Signore come Re dell’universo, Giudice dell’umanità e Omega della storia.

Il cristiano vive nel “frattempo”, tra due venute: quella di Cristo nella carne e il suo ritorno nella gloria. Tuttavia, in questo “frattempo” vi è anche una terza venuta, quella che si manifesta nel presente.

Anno liturgico C: un nuovo cammino nella vita di Cristo

Se l’anno civile è scandito da ritmi ed eventi specifici, quello del cristiano è segnato dai misteri della vita di Cristo, che donano profondità e senso alla sua storia. Mentre l’anno civile ha una direzione prevalentemente circolare, caratterizzata dalla ripetizione, quello del cristiano assume una forma a spirale: non si ripete, ma invita a un progressivo approfondimento.

Un nuovo anno ci porta la grazia degli inizi e la possibilità di riprendere la vita con un rinnovato slancio. Ogni ciclo liturgico inizia con il tempo dell’Avvento. La prima domenica di avvento segna l’inizio dell’anno liturgico cristiano e, nel rito romano, comprende le quattro domeniche che precedono il Natale.

L’Avvento non ci prepara soltanto alla nascita di Cristo, ma segna anche l’inizio di un nuovo anno liturgico nella Chiesa. Con la venuta di Cristo, ricominciamo da capo.

Comincia un nuovo anno della Chiesa (Anno liturgico C). Il colore viola dei paramenti indica che entriamo in un tempo di attesa e di preparazione.

Le quattro domeniche dell’Avvento

L’Avvento è strutturato in quattro domeniche che ci conducono al Natale. È il secondo dei cosiddetti “tempi forti”, in parallelo con quello della Quaresima, che prepara alla Pasqua. Le quattro domeniche dell’Avvento richiamano simbolicamente i 40 giorni della Quaresima.

Nel rito romano le domeniche dell’avvento sono tratte dalle prime parole dell’Antifona di ingresso alla Messa e sono così denominate:

  • Prima domenica: Ad te levavi, “a te innalzo”.
  • Seconda domenica: Populus Sion, “Popolo di Sion”.
  • Terza domenica: Gaudete, “Rallegratevi”.
  • Quarta domenica: Rorate, “Stillate”.

Le letture dell’Avvento seguono un itinerario progressivo. Nella prima domenica la lettura fa riferimento alla venuta del Signore alla fine dei tempi, nella seconda e nella terza domenica a Giovanni Battista e nella quarta agli antefatti immediatamente precedenti la nascita del Signore Gesù.

Nella prima parte l’Avvento richiama l’Attesa del ritorno di Gesù Cristo, la seconda parte invece, avvicinandosi al Natale, rimanda al mistero dell’Incarnazione. Una semplice osservazione: la prima lettura della prima domenica introduce il tema della fedeltà di Dio alle promesse; nella quarta domenica Maria viene lodata perché ha creduto all’adempimento di ciò che il Signore le ha detto.

DomenicaPrima letturaSeconda letturaVangelo
PrimaGer 33,14-161 Ts 3,12-4,2Lc 21,25-28.34-36
SecondaBar 5,1-9Fil 1,4-6.8-11Lc 3,1-6
TerzaSof 3,14-18aFil 4,4-7Lc 3,10-18
QuartaMic 5,1-4aEb 10,5-10Lc 1,39-45

Avvento e Quaresima: somiglianze e differenze

Le quattro domeniche dell’Avvento richiamano simbolicamente i 40 giorni della Quaresima. Tuttavia, tra Avvento e Quaresima esiste una grande differenza: mentre nel tempo quaresimale prevale una dimensione penitenziale, nell’Avvento domina l’attesa gioiosa.

Come la Quaresima, l’Avvento è una stagione di preparazione, pentimento e regalità. Il colore viola, liturgicamente, rappresenta questi temi spirituali per entrambe le stagioni.

Durante la Quaresima, la nostra meditazione si concentra sulla sofferenza di Cristo nei 40 giorni trascorsi nel deserto, che culminano nella Sua crocifissione e nel sacrificio d’amore per noi. Nell’Avvento, invece, il viola adorna le chiese mentre attendiamo la venuta del vero Re.

Il tempo di Avvento non è tempo di penitenza (attenzione a non confonderlo e/o uguagliarlo alla Quaresima!), ma di essenzialità: chi attende non si distrae, non si “diverte”, cioè, non cerca di spostare l’attenzione.

Un altro elemento importante della liturgia dell’Avvento è che nella celebrazione eucaristica non viene recitato il Gloria, così da preservarlo e conferirgli ancora più valore quando prenderà di nuovo parte della liturgia durante la Messa di mezzanotte per la Natività del Signore.

Il Vangelo della prima domenica: Luca 21,25-28.34-36

Nel vangelo di oggi, ascoltiamo la conclusione del discorso escatologico di Gesù secondo il Vangelo di Luca: “Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria”. Questo stesso brano era stato proclamato nel Vangelo di Marco due domeniche fa ed oggi viene riproposto nella versione lucana.

Nel Vangelo di oggi tutto è descritto come se si trattasse di una catastrofe cosmica che scuote gli astri e getta gli uomini nella massima confusione (vv. 25-26). L’evangelista Luca non intende necessariamente annunciare la fine del mondo (diremmo meglio, la fine di “questo” mondo!): egli ricorre al genere letterario delle apocalissi per dire che la caduta di Gerusalemme sarà una tappa decisiva per instaurare il Regno di Jahwè sul mondo.

Il testo evangelico proclama:

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte.

Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina.

State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra.

Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».

«Risollevatevi e alzate il capo»: la liberazione è vicina

L’Avvento richiama, prima di tutto, l’atteggiamento del cristiano proteso verso il futuro. Dio viene dal futuro! Un futuro che non dobbiamo temere, ma desiderare, perché non rappresenta la fine, bensì il fine, il compimento della nostra vita e l’adempimento delle promesse divine: “Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina”.

L’umanità, immersa nel male e nel peccato, è incapace di salvarsi da sola, ha bisogno di un Salvatore che venga da fuori. Gesù, Figlio di Dio e Figlio dell’uomo, è il Salvatore che viene. Ha la potenza di Dio per debellare qualunque male del mondo (v. 27).

Non vi è infatti alcun male, caos o situazione negativa che sia più forte di Lui. Questa è la bella notizia: la liberazione dal male è possibile, anzi è vicina. Basta guardare a Cristo con fiducia: “Risollevatevi e alzate il capo” (v. 28).

La venuta del Signore è sempre buona notizia; Egli ha soltanto “promesse di bene” (v. 14) per la nostra esistenza: impegni quotidiani, affetti e relazioni interpersonali.

Il Signore che viene ha la freschezza del germoglio che spunta (I lettura), della vita che si rinnova, di un mondo nuovo.

La realtà ferita dell’umanità

L’evangelista Luca -che sarà nostro compagno di viaggio nel nuovo ciclo liturgico- usa toni forti (Vangelo) nel presentare la situazione reale dell’umanità “oppressa da tanti mali” (orazione colletta): parla di angoscia, ansia, fragore, morte, paura, sconvolgimenti. (v. 25-26).

Sono mali che non si riferiscono direttamente alla fine del mondo, ma alla situazione attuale dell’umanità, con tutte le sue forme di negatività (molteplici attentati, omicidi, violenze di ogni genere, corruzione…, che seminano morti, paure e angosce).

La radice di questi mali è il peccato, che inquina tutti i rapporti umani: i rapporti con Dio, con se stessi, gli altri, il cosmo. Immersi nelle varie forme di negatività, alcuni dicono di non credere a nulla, ma poi hanno paura di tutto.

In queste parole, però, noi leggiamo i sintomi di ulteriori devastazioni: il nostro è un mondo devastato anche nella sua promessa di vita e di ospitalità, perché ai confini di un’Europa che rivendica le proprie radici cristiane si muore di fame, di sete, di freddo, aspettando una porta aperta indicata da una luce verde, colore della speranza.

È un mondo devastato dalla violenza e per di più paralizzato davanti alle storie di piccoli esseri abusati fisicamente, psichicamente e spiritualmente, di donne uccise da uomini pieni di rancore e di frustrazione o costrette al silenzio da regimi patriarcali, di popoli che cercano nella disperazione una possibilità di rinascita lontano dalla terra natale.

Forse anche noi, come gli uomini di questo brano, ci sentiamo morire di attesa e di paura. L’Avvento ci invita alla speranza: nello sconvolgimento degli astri possiamo leggere la caduta dei sistemi umani di potere, oppressione economica, ideologie, sistemi chiusi che impediscono libertà, incontro, alterità.

«State attenti a voi stessi»: la vigilanza cristiana

“State attenti a voi stessi!”: la tromba dell’avvento. “State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita, e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso”.

Quanto è forte e attuale questo avvertimento di Gesù! È come una tromba che cerca di svegliare le nostre coscienze, spesso addormentate, se non addirittura anestetizzate.

La Chiesa primitiva insisteva molto sulla vigilanza (Vangelo). Bisogna tenersi pronti per il ritorno imminente del Signore che sarà imprevedibile, sarà una sorpresa come la visita inattesa di un ladro.

La conclusione che dall’avvenimento hanno tratto i primi cristiani è importante: la fine di Gerusalemme non ha coinciso col ritorno del Signore; dunque, il ritorno del Signore ha per la vita presente un’attualità permanente e imprevedibile.

Mantenersi svegli non è semplice. È facile lasciarsi prendere dal sonno o scivolare nel torpore. Per rimanere vigili, Gesù ci raccomanda di pregare in ogni momento.

La vigilanza non consiste nella paura del futuro, ma nella capacità di riconoscere la presenza di Dio nel presente. L’imprevedibilità di questi eventi non riguarda un momento cronologico che segna questa fine, ma fa riferimento alla nostra vigilanza, cioè a quella capacità di vivere il presente come se fosse già la conclusione della nostra vicenda terrena.

«Vegliate in ogni momento pregando»

“Vegliate in ogni momento pregando!”: la sveglia dell’avvento. Mantenersi svegli non è semplice. È facile lasciarsi prendere dal sonno o scivolare nel torpore. Per rimanere vigili, Gesù ci raccomanda di pregare in ogni momento.

La preghiera ci risveglia e affina i nostri sensi, rendendoci pronti a cogliere la venuta del Signore, che ci visita in modi sempre nuovi e spesso inaspettati. L’Avvento ci invita a riprogrammare la “sveglia” della preghiera.

Questo non significa necessariamente aumentare il tempo dedicato alla preghiera, ma piuttosto imparare a “vivere in preghiera”. Come fare? Un modo molto semplice è ripetere spesso l’invocazione “Maràna tha” - Vieni, Signore! - fino a che queste parole riecheggino costantemente tra le pareti del nostro cuore.

La preghiera non ci catapulta in una sfera estranea o parallela o al di là del nostro presente. La preghiera è presenza a se stessi di fronte al Dio presente.

Il tempo della profezia è terminato con la prima venuta del Signore. Oggi lo spirito profetico ci rende chiaroveggenti nei confronti del presente, non del futuro; è la capacità di penetrare nei meandri attraverso i quali Dio vuole instaurare il suo regno, oggi.

Il miracolo della speranza

L’avvento e il miracolo della speranza. La preghiera dell’Avvento alimenta soprattutto la speranza. Sperare, nella situazione in cui siamo oggi immersi, è un vero miracolo. Solo la preghiera può ottenere questa grazia.

Infatti, come è possibile sperare di fronte a un mondo che spesso appare come la pianura piena di ossa aride descritta da Ezechiele? (Ez 37). Quella che era l’immagine del popolo di Dio di allora potrebbe essere oggi la nostra realtà.

“Ecco, essi vanno dicendo: ‘Le nostre ossa sono inaridite, la nostra speranza è svanita, noi siamo perduti.’” Dio chiede al profeta: “Potranno queste ossa rivivere?” La risposta è sì, è possibile.

“Profetizza su queste ossa e annuncia loro: ‘Ossa inaridite, udite la parola del Signore.’” Il profeta è Cristo che viene, ma lo è anche ogni cristiano per vocazione.

Ecco la grazia da chiedere in Avvento: risvegliare e diffondere la speranza. Come disse Papa Benedetto XVI, “È il bellissimo compito dell’Avvento risvegliare in tutti noi i ricordi di ciò che è buono e così aprire porte di speranza.”

La promessa di Dio e il germoglio di giustizia

La prima lettura presenta la fedeltà di Dio alle sue promesse:

Ecco, verranno giorni - oràcolo del Signore - nei quali io realizzerò le promesse di bene che ho fatto alla casa d’Israele e alla casa di Giuda. In quei giorni e in quel tempo farò germogliare per Davide un germoglio giusto, che eserciterà il giudizio e la giustizia sulla terra.

In quei giorni Giuda sarà salvato e Gerusalemme vivrà tranquilla, e sarà chiamata: Signore-nostra-giustizia.

Questo Figlio è Gesù, Signore del mondo e giudice della storia, il “germoglio di giustizia” di cui parla Geremia nella prima lettura, che vuole recare frutti anche ai nostri giorni.

Tempi nuovi, infatti, ci attendono ed i poveri ed i miseri saranno i primi a rallegrarsi di quel germoglio che trasformerà la storia (Prima Lettura).

Il Signore realizza le sue promesse tramite il germoglio di David. Giuda sarà salvato. Gerusalemme sarà chiamata: Signore-nostra-giustizia.

Il Salmo: conoscere le vie del Signore

Il salmo invoca da Dio di conoscere questi percorsi, queste vie che soltanto lui può insegnare. Il credente è chiamato a rispondere con la sua disponibilità, a mettersi sulle le vie nuove che Dio sta tracciando (Salmo responsoriale).

A te, Signore, innalzo l’anima mia, in te confido.

Fammi conoscere, Signore, le tue vie, insegnami i tuoi sentieri. Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi, perché sei tu il Dio della mia salvezza.

Buono e retto è il Signore, indica ai peccatori la via giusta; guida i poveri secondo giustizia, insegna ai poveri la sua via.

Tutti i sentieri del Signore sono amore e fedeltà per chi custodisce la sua alleanza e i suoi precetti. Il Signore si confida con chi lo teme: gli fa conoscere la sua alleanza.

La seconda lettura: crescere nell’amore

Questo sogno di Dio è possibile ad una condizione (Vangelo): c’è un percorso da fare nella vigilanza e nella preghiera (v. 36), perché il cuore non si appesantisca in dissipazioni e affanni della vita (v. 34); per comportarsi in modo da piacere a Dio (II lettura); per “crescere e sovrabbondare nell’amore vicendevole e verso tutti” (v. 12).

La buona notizia esige una buona condotta, contrassegnata da un amore sovrabbondante, da uno stile nuovo, da relazioni nuove (Seconda Lettura).

Fratelli, il Signore vi faccia crescere e sovrabbondare nell’amore fra voi e verso tutti, come sovrabbonda il nostro per voi, per rendere saldi i vostri cuori e irreprensibili nella santità, davanti a Dio e Padre nostro, alla venuta del Signore nostro Gesù con tutti i suoi santi.

Per il resto, fratelli, vi preghiamo e supplichiamo nel Signore Gesù affinché, come avete imparato da noi il modo di comportarvi e di piacere a Dio - e così già vi comportate -, possiate progredire ancora di più. Voi conoscete quali regole di vita vi abbiamo dato da parte del Signore Gesù.

Non c’è stasi, non c’è arresto in questo cammino. È necessario progredire sempre di più. È talmente grande il mistero dell’incontro con il Cristo, che non ci si può adagiare su ciò che già abbiamo raggiunto, e non possiamo fare di una sosta il traguardo.

Le tre venute del Signore

Come afferma San Bernardo in un suo celebre discorso sull’Avvento: “Conosciamo una triplice venuta del Signore. Una venuta occulta si colloca infatti tra le altre due che sono manifeste. (…) Occulta è invece la venuta intermedia, in cui solo gli eletti lo vedono entro se stessi e le loro anime ne sono salvate. Nella prima venuta dunque egli venne nella debolezza della carne, in questa intermedia viene nella potenza dello Spirito, nell’ultima verrà nella maestà della gloria. Quindi questa venuta intermedia è, per così dire, una via che unisce la prima all’ultima”.

La Sua venuta -ogni giorno e a Natale, in modo particolare- è sempre una sorpresa grata, sicura, gioiosa. La liturgia ci fa vivere nell’attesa del Signore Gesù che viene, facendoci rivivere efficacemente la Sua prima venuta nel Natale.

È questa, infatti, la forza speciale dei sacramenti della Chiesa, che rendono presenti oggi i misteri cristiani che ebbero luogo nel passato. In questo modo, la storia è pienamente recuperata e diventa storia di salvezza nell’oggi di ogni cristiano.

Ma l’attesa non è finita, perché sullo sfondo della storia intravediamo il Cristo glorioso. Questo tempo transitorio, allora, va vissuto come ci dice S. Paolo: “Fratelli, il Signore vi faccia crescere e sovrabbondare nell’amore fra voi e verso tutti… per rendere saldi i vostri cuori e irreprensibili nella santità… vi preghiamo e supplichiamo nel Signore Gesù affinché, possiate progredire ancora di più”.

L’attesa come attenzione al Signore

La vita di ognuno è un’attesa. Il presente non basta a nessuno. In un primo momento pare che ci manchi qualcosa. Più tardi ci si accorge che ci manca Qualcuno: e lo attendiamo.

L’esperienza dell’attesa presuppone una venuta, un arrivo, qualcuno che viene e si fa incontrare. In questo senso l’attesa risulta un andare incontro, un tenersi pronti e vigilanti, un dinamismo e un’ansia gioiosa.

L’attesa cristiana è ancorata ad una promessa che non tradisce. Quest’attesa ha radici lontane. In una parola che, attraverso i profeti, annuncia l’instaurazione del regno di Dio.

Tutto l’avvento ci parla di questa aspirazione, di questo sogno di un mondo migliore. Il mondo che viene evocato dal salmo; il mondo dove regna giustizia, amore, fedeltà.

A tale scopo è necessario che l’attesa diventi attenzione al Signore che viene; cioè, preparazione paziente di un cuore ben disposto e purificato, sensibile ai bisogni degli altri, pronto a condividere con altri la propria esperienza di Gesù Salvatore.

Un altro mondo è possibile

È possibile un altro mondo in questo mondo, direbbero le mistiche e i mistici della storia. Anche in una trama pervertita è però possibile riannodare legami solidali e di cura.

Il Regno, nel suo divenire, è presente; si tratta di imparare a scoprirlo. Chi è vigilante si preoccupa dell’estensione del Regno del Figlio dell’uomo, così da scoprirlo in germe in ciascuno ed in tutti.

La celebrazione dell’Eucaristia colloca chi vi partecipa in stato di attesa del Signore e, insieme, realizza quel lento e paziente ritorno del Signore nella storia dell’umanità e di ogni uomo, fino a quando verrà di nuovo nello splendore della sua gloria.

Partecipare all’Eucaristia con la convinzione che il ritorno del Signore è cosa estranea alla storia degli uomini, perché vanificherà ogni sforzo umano con la sua subitaneità, è mentire all’Eucaristia fatta dal pane e dall’amore dell’uomo stesso; è non capire il vero significato del ritorno del Signore.

La preghiera dell’Avvento

Preghiamo per preparare i nostri cuori a essere come la mangiatoia in cui Cristo presto giacerà: aperti e umili. Preghiamo per la pazienza, la guarigione, la trasformazione interiore e la pace, poiché il nostro mondo, devastato dalla guerra e dai conflitti, ha bisogno di Gesù più che mai quest’anno.

Nella colletta della Messa chiediamo: suscita in noi la volontà di andare incontro con le buone opere al tuo Cristo che viene. Oggi è il tempo di compiere le buone opere perché possiamo accogliere il Cristo che viene.

Non siamo noi soltanto che ci mettiamo in cammino verso di lui che ci aspetta, ma è anche lui che sta sempre in cammino verso di noi, per raggiungerci, per entrare nel nostro mondo.

“Sto alla porta e busso; se qualcuno mi apre cenerò con lui.” Il Signore non è un idolo immobile, che ha mani e non tocca, ha piedi e non cammina. Non sta lì ad aspettare impassibile. È lui che si è messo in cammino per primo e continua a camminare verso di noi.

I simboli dell’Avvento

Il simbolo più riconoscibile dell’Avvento è la corona illuminata da quattro candele. L’accensione delle candele simboleggia la vittoria della luce sulle tenebre, grazie alla venuta di Cristo.

La corona d’avvento è di forma circolare per rappresentare l’inizio e la fine, l’amore infinito del signore ed è composta da rami sempreverdi che indicano la speranza e l’immortalità dell’anima e la vita eterna in Cristo.

Ogni candela ha un significato ben preciso. La prima indica la speranza e richiama alle profezie sulla venuta del Messia, la seconda candela è quella di Betlemme e richiama la città in cui è nato Gesù, la terza è quella dei pastori, coloro che videro e adorarono il Messia per primo e la quarta è la candela degli angeli, in quanto furono loro ad annunciare per primi al mondo la nascita di Cristo.

CandelaSignificato
PrimaSperanza e profezie sulla venuta del Messia
SecondaBetlemme
TerzaI pastori e la gioia
QuartaGli angeli e l’annuncio della nascita di Cristo

In genere si utilizza la candela rossa, simbolo del Natale. Per restare fedeli ai colori del tempo liturgico, è possibile usare anche tre candele viola e una rosa, seguendo le tonalità dei paramenti sacri. In alcuni casi si aggiunge una quinta candela di colore bianco per il giorno di Natale.

La corona circolare, tipicamente fatta di foglie sempreverdi come il pino o l’abete, rappresenta l’amore infinito ed eterno di Dio per noi. Inoltre contiene quattro candele da accendere ogni domenica di Avvento.

Il colore liturgico e la sobrietà celebrativa

Durante il periodo dell’Avvento il colore del sacerdote è il viola in quanto richiama l’attesa e la penitenza, perché la preparazione al Natale in origine prevedeva il digiuno e la penitenza. Nella terza domenica, facoltativamente, può essere utilizzato il colore rosa, che esprime la gioia per la venuta di Cristo.

Nelle celebrazioni di Avvento bisognerebbe cercare di concentrare l’attenzione sull’essenziale. I tempi forti vengono quasi sempre sottolineati con un “di più” di segni, di parole, di gesti…

Invece, il colore viola dei paramenti, la mancanza del Gloria e tutti i temi e i testi dell’Avvento che parlano di attesa, sottolineano una certa assenza, una sorta di sottrazione di elementi per giungere all’essenzialità.

La scelta dei canti deve tener presente il tempo liturgico, incentrato sull’incoraggiamento, sulla consolazione e sulla speranza.

Maria, icona dell’Avvento

Ma l’avvento è anche il tempo mariano per eccellenza, per questo Maria è l’icona dell’Avvento. Papa Francesco ha sottolineato che «Maria è la via che Dio stesso si è preparato per venire nel mondo» ed è «colei che ha reso possibile l’incarnazione del Figlio di Dio, “la rivelazione del mistero, avvolto nel silenzio per secoli eterni” (Romani 16,25)» grazie «al suo Sì umile e coraggioso».

Proprio durante il periodo dell’Avvento, l’8 dicembre, si celebra l’Immacolata Concezione: Maria rappresenta l’esempio dell’umanità redenta, il frutto della venuta redentiva di Cristo.

La quarta domenica dell’Avvento presenta Maria nell’incontro con Elisabetta: “E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto”. La fede di Maria mostra che l’attesa diventa accoglienza concreta della promessa.

Le radici bibliche dell’Avvento

Anche se non è mai menzionato in modo esplicito nella Bibbia, l’Avvento trova ispirazione nelle Sacre Scritture. Isaia, un profeta messianico, predisse la nascita di Gesù secoli prima che avvenisse: “Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele”.

Nei Vangeli vediamo l’adempimento di questa profezia. “Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele”, che significa Dio con noi.

La nascita di Gesù, il Messia, avvenne in questo modo. Una volta che sua madre Maria divenne promessa sposa di Giuseppe, ma prima che vivessero insieme, si trovò incinta per opera dello Spirito Santo.

Giuseppe, suo marito, che era un uomo giusto e non voleva esporla a un disonore pubblico, decise di lasciarla in segreto. Ma mentre pensava a queste cose, un angelo del Signore gli apparve in sogno e gli disse: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo.

Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati”. Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa, la quale, senza che egli la conoscesse, partorì un figlio, che egli chiamò Gesù.

L’Avvento nella vita quotidiana

L’Avvento liturgico ci aiuta a illuminare e vivere l’avvento esistenziale delle attese personali, nelle gioie ed ansie quotidiane, nelle relazioni interpersonali.

La Sua venuta -ogni giorno e a Natale, in modo particolare- è sempre una sorpresa grata, sicura, gioiosa. A tale scopo è necessario che l’attesa diventi attenzione al Signore che viene.

Molte famiglie comprano o allestiscono il presepe in casa, come segno visibile di questa stagione di attesa e preparazione per la venuta di Gesù. Le novene, come quella di del Natale di Sant’Andrea, sono conosciute e pregate in tutte le parti del mondo.

La maggior parte di queste tradizioni e attività si concentra sulla speranza, sulla preparazione e sui festeggiamenti con amici e familiari.

I calendari dell’Avvento ci aiutano a mantenere uno spirito di preghiera durante tutta la stagione, ricordandoci il vero significato delle tante festività e celebrazioni che precedono il Natale.

Per spiegare l’Avvento ai bambini, possiamo spiegare loro che si tratta di un periodo di preghiera che ci prepara alla nascita di Gesù Bambino. Si può poi raccontare, con l’aiuto della storia del Vangelo, delle quattro domeniche che precedono il Natale, ognuna di esse con il suo messaggio speciale.

Un modo ancora più efficace potrebbe essere quello di far realizzare ai più piccini disegni e vignette che rappresentano i momenti più significativi del Vangelo.

Il tempo dell’attesa missionaria

Noi cristiani, che già crediamo in Cristo, sappiamo chi è il Salvatore che viene, mentre i non cristiani -che sono ancora la maggior parte dell’umanità (circa due terzi)- attendono ancora il primo annuncio di Cristo Salvatore.

Per tale motivo, l’Avvento è un tempo liturgico propizio per rafforzare nei cristiani la gratitudine a Dio per il dono della fede e per risvegliare in essi la coscienza della responsabilità missionaria.

Già il Papa Pio XII invitava alla preghiera e all’impegno missionario, specialmente durante l’Avvento, che è il tempo dell’attesa dell’umanità.

Il profeta è Cristo che viene, ma lo è anche ogni cristiano per vocazione. Ecco la grazia da chiedere in Avvento: risvegliare e diffondere la speranza.

noimgs

tags: #anno #c #vangelo #avvento