La XXVII Domenica del Tempo Ordinario, Anno C, mette al centro la richiesta degli apostoli: «Accresci in noi la fede!». La liturgia annuncia che il giusto vivrà per la sua fede, invita a ravvivare e custodire il bene prezioso ricevuto e presenta la fede come una forza capace di trasformare la vita.
La celebrazione conduce la comunità a riconoscersi come un popolo in cammino, chiamato a non lasciarsi vincere dalla paura, dalla violenza o dalla stanchezza, ma a confidare nel Signore e a servire il Vangelo con umiltà: «Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare».
Dati liturgici e letture
| Elemento | Indicazione |
|---|---|
| Tempo liturgico | XXVII Domenica del Tempo Ordinario |
| Anno liturgico | Anno C |
| Colore liturgico | Verde |
| Prima lettura | Ab 1,2-3; 2,2-4 |
| Salmo responsoriale | Dal Sal 94 (95) |
| Seconda lettura | 2Tm 1,6-8.13-14 |
| Vangelo | Lc 17,5-10 |
Il messaggio della liturgia
Le letture bibliche conducono dalla domanda angosciata davanti all’ingiustizia alla fiducia nel Signore, dalla custodia del dono ricevuto alla testimonianza coraggiosa del Vangelo. La fede non è una virtù acquisita una volta per tutte, ma va desiderata, chiesta, coltivata ogni giorno.
La Liturgia della Parola presenta una proposta esigente, di non facile realizzazione perché contrasta con i sentimenti e le inclinazioni dell’animo umano. Tuttavia, una convinzione deve abitare il cristiano: la fiducia che è sempre la Parola di Dio a dare fondamento alla vita e che può guidare alla conversione del cuore.
Fiduciosi nella grazia di Dio e impegnati a collaborare con l’aiuto donato, la parola di Gesù può essere tradotta in gesti concreti, come attesta la testimonianza di tanti cristiani veri che ci hanno preceduto o che possiamo incontrare anche oggi. Per il cristianesimo la morale non è autonoma, non si giustifica da sé, ma trova il suo fondamento nella risposta al Vangelo.
La prima lettura: il giusto vivrà per la sua fede
Fino a quando, Signore, implorerò aiuto e non ascolti, a te alzerò il grido: «Violenza!» e non salvi? Perché mi fai vedere l’iniquità e resti spettatore dell’oppressione? Ho davanti a me rapina e violenza e ci sono liti e si muovono contese.
Il Signore rispose e mi disse: «Scrivi la visione e incidila bene sulle tavolette, perché la si legga speditamente. È una visione che attesta un termine, parla di una scadenza e non mentisce; se indugia, attendila, perché certo verrà e non tarderà. Ecco, soccombe colui che non ha l’animo retto, mentre il giusto vivrà per la sua fede».
La prima lettura dà voce a una domanda che attraversa l’esperienza di molti credenti: perché Dio sembra non ascoltare quando il male, la violenza e l’oppressione sembrano prevalere? La risposta non elimina immediatamente il mistero, ma invita ad attendere con fiducia la parola del Signore.
Quanti “perché” non riescono a trovare risposta nella nostra vita! La sofferenza, l’ingiustizia, Dio che non interviene per eliminare il male e la violenza presenti nel mondo: sono misteri che non trovano una spiegazione razionale. Solo la fede …
Il salmo responsoriale: ascoltare oggi la voce del Signore
Ritornello: Ascoltate oggi la voce del Signore.
Venite, cantiamo al Signore, acclamiamo la roccia della nostra salvezza. Accostiamoci a lui per rendergli grazie, a lui acclamiamo con canti di gioia.
Entrate: prostràti, adoriamo, in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti. È lui il nostro Dio e noi il popolo del suo pascolo, il gregge che egli conduce.
Se ascoltaste oggi la sua voce! «Non indurite il cuore come a Merìba, come nel giorno di Massa nel deserto, dove mi tentarono i vostri padri: mi misero alla prova pur avendo visto le mie opere».
Il salmo unisce la fiducia alla disponibilità all’ascolto. La fede non consiste soltanto nel pronunciare una richiesta, ma nell’aprire il cuore alla voce di Dio e nel lasciarsi guidare da lui.
La seconda lettura: ravvivare il dono della fede
Figlio mio, ti ricordo di ravvivare il dono di Dio, che è in te mediante l’imposizione delle mie mani. Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza.
Non vergognarti dunque di dare testimonianza al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui; ma, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo. Prendi come modello i sani insegnamenti che hai udito da me con la fede e l’amore, che sono in Cristo Gesù.
Custodisci, mediante lo Spirito Santo che abita in noi, il bene prezioso che ti è stato affidato.
La fede è un dono prezioso affidato alla responsabilità del credente. Essa deve essere ravvivata, custodita e trasformata in testimonianza. Dio non dà uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza.
L’Apostolo raccomanda ai ministri consacrati di ravvivare e custodire «mediante lo Spirito Santo. il bene prezioso» che è stato loro affidato. Questo “bene prezioso”, la fede, è stato affidato anche a noi con il Battesimo e deve animare il nostro servizio nella Chiesa, senza attendere alcuna ricompensa terrena.
Il Vangelo: «Accresci in noi la fede!»
In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.
Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stríngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”?
Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».
La richiesta degli apostoli
«Aumenta la nostra fede!» Può capitare di trovarsi dinanzi a situazioni che ci sembrano insuperabili, realtà che ci sembrano fuori dalla nostra portata: è ciò che mi raccontava in questi giorni un giovane che a fine ottobre sarà ordinato diacono e già fatica alla sera a prendere sonno!
Si domanda se è all’altezza di tale compito, se riuscirà a viverlo sino in fondo. Di simili a questa situazione se ne presentano tante nella nostra vita: si sentono inadeguati, magari, due giovani che stanno per decidere la data del matrimonio, si sente inadeguato un genitore dinanzi al proprio figlio che non ne vuol sapere più nulla di fede…
Queste e tante altre realtà, ci mostrano il nostro essere piccoli dinanzi alle urgenze del Vangelo. Anche i Dodici hanno vissuto questa esperienza: è in questo contesto, infatti, che si inseriscono le parabole raccontate in questa domenica da Gesù.
Il Maestro è stato chiaro con loro: nelle domeniche scorse lo abbiamo ascoltato dare delle indicazioni precise, radicali, circa il perdono, la povertà,… Ora, dinanzi a questi inviti, gli apostoli hanno avvertito la paura di non farcela e si sono sentiti non adatti a tale compito.
Ecco qui il motivo della loro domanda e preghiera al Signore: «Aumenta la nostra fede!». È una domanda chiara, di chi non ha preso la scorciatoia della fuga dinanzi ai problemi e nemmeno ha fatto affidamento solo sulle proprie forze.
Essi chiedono la fede e nella tradizione ebraica questo termine ha dei significati ben precisi. La parola fede sta ad indicare non tanto delle nozioni, delle regole, bensì un rapporto di fiducia con Dio, simile a quella del bambino con il proprio genitore, un rapporto di abbandono fiducioso, l’aggrapparsi ad una presenza certa come una roccia.
I Dodici si sono resi conto che per vivere gli impegni del Vangelo hanno bisogno di un rapporto così con il Signore, una relazione forte con lui, con quel Gesù che li aveva inviati.
La fede come fiducia e abbandono
Dall’atteggiamento degli apostoli, nasce per noi, talvolta ingarbugliati negli impegni della vita, un primo invito chiaro, la proposta di una strada percorribile.
Essi sembrano dirci: nel momento in cui ti senti piccolo e inadeguato dinanzi agli impegni della vita, non lasciarti prendere dalla paura, non fuggire e nemmeno fare affidamento sulle tue sole forze: piuttosto fermati e chiedi al Signore Gesù che la fiducia verso di lui possa crescere, che aumenti la tua fede; entra in preghiera e affidati a lui, il Dio fedele.
La preghiera è un cammino che ci porta verso Dio. E' un percorso impegnativo che, a volte, sembra essere superiore alle nostre forze e capacità. Ma con il Suo aiuto possiamo cercare di intraprendere questo viaggio con il sostegno della Chiesa, coi suoi Sacramenti e con i nostri fratelli.
La richiesta «Accresci in noi la fede!» diventa così una preghiera adatta a ogni situazione: alla paura di una responsabilità, alla fatica della vita familiare, alla prova della malattia, alla difficoltà di perdonare, alla stanchezza nel servizio e alla tentazione di sentirsi soli.
Il granello di senape
Ma è poi la risposta di Gesù alla domanda degli apostoli che ha molto da dirci. Egli prende sul serio la loro richiesta e risponde raccontando due parabole che mostrano i frutti della fede e così ci incoraggia a credere, a vivere l’avventura di affidarci a Dio.
Prendiamo la prima. La fede, dice, è come un granello di senapa. Chi ha visto questo tipo di semi sa che sono piccolissimi, minuscoli, come un granello di sabbia, quasi polvere: ebbene quel piccolo seme ha una forza enorme.
Non è questione di quantità la fede. Se c’è questa fiducia ogni cosa diventa nuova, diversa: chi ha in sé tanta fede come quel piccolissimo seme è capace di affrontare gli impegni della vita, è capace di sradicare dei gelsi, piante dalle radici molto robuste, forti, assicura Gesù.
La vera fede, anche piccola «quanto un granello di senape», potrebbe sovvertire le leggi della natura. E deve sovvertire la mentalità all’interno della comunità ecclesiale.
La fede non viene presentata come una misura di sicurezza o come una capacità di controllare ogni cosa. È una relazione viva con il Signore, capace di rendere possibile ciò che, affidandosi soltanto alle proprie forze, sembra irrealizzabile.
I frutti concreti della fede
Lo vediamo attorno a noi: persone magari coinvolte in situazioni difficili eppure capaci di andare avanti con serenità e pace, persone che vivono veri e propri miracoli.
Sono miracoli le fedeltà gioiose di tanti sposi, preti e consacrati, i tanti gesti di perdono che vengono seminati nelle famiglie e in comunità, i tanti gesti di servizio gratuito compiuti o ricevuti, l’accoglienza regalata ai poveri e agli ammalati, le tante imprese della vita portate con umiltà affidandosi al Signore e alla sua mano provvidente.
Piccole cose che quando accadono smuovono dentro la persona che le riceve una forte vitalità, la voglia di vivere, di lavorare, di impegnarsi.
Questi miracoli sono possibili anche a noi se insieme ai Dodici chiediamo con verità al Signore: «Aumenta la nostra fede!» e poi ci lasciamo coinvolgere nel cammino che ci propone.
Servire senza cercare ricompensa
La seconda parte del Vangelo richiama il rapporto tra fede e servizio. Coloro che prestano servizio nella Chiesa, devono compierlo senza aspettarsi gratitudine umana o vantaggi personali.
Anzi, quando hanno fatto tutto il loro dovere fino in fondo, devono considerarsi semplicemente «servi inutili».
Il vescovo don Tonino Bello amava ripetere che è una gioia lavorare con impegno nella casa del Signore come «servi inutili. a tempo pieno!». Fare tutto per amore di Gesù!
La frase «Siamo servi inutili» non svaluta la persona e non rende inutile il servizio. Essa libera il credente dalla ricerca di riconoscimenti e dalla pretesa di essere indispensabile. Il servizio cristiano nasce dalla gratitudine e si compie per amore, sapendo che solo Dio è la vera ricompensa.
La fede sostiene la vita del giusto anche nei momenti di tribolazioni e di crisi. Questo “bene prezioso”, la fede, deve animare il nostro servizio nella Chiesa, senza attendere alcuna ricompensa terrena.
Indicazioni per l’animazione della celebrazione
L’animazione liturgica può aiutare la comunità a percorrere un itinerario semplice e unitario: riconoscere la propria fragilità, chiedere una fede più grande, ascoltare la voce del Signore, ravvivare il dono ricevuto e assumere il servizio quotidiano con umiltà.
- Valorizzare la richiesta degli apostoli: «Accresci in noi la fede!».
- Mettere in evidenza il contrasto tra la piccolezza del granello di senape e la forza della fede.
- Collegare la prima lettura alla situazione di chi vive l’ingiustizia, l’attesa e la prova.
- Richiamare l’invito paolino a ravvivare e custodire il bene prezioso ricevuto.
- Presentare il servizio cristiano come risposta d’amore, non come ricerca di gratitudine o vantaggi personali.
- Coinvolgere la comunità nella preghiera per i ministri ordinati, le famiglie, i lavoratori, i poveri, gli ammalati e quanti vivono momenti di scoraggiamento.
Una breve monizione introduttiva può accompagnare l’assemblea con queste parole: «Fratelli e sorelle, iniziamo la celebrazione chiedendo al Signore di accrescere la nostra fede. La Parola di Dio ci ricorda che il giusto vive per la fede, che il dono ricevuto deve essere ravvivato e che il servizio compiuto con amore non cerca ricompensa, perché Dio stesso è la nostra vera ricompensa».
Antifona d’ingresso e colletta
Tutte le cose sono in tuo potere e nessuno può opporsi alla tua volontà. Tu hai fatto il cielo e la terra e tutte le meraviglie che si trovano sotto il firmamento: tu sei il Signore di tutte le cose. (Cf. Est. 4,17b-c)
Dio onnipotente ed eterno, che esaudisci le preghiere del tuo popolo oltre ogni desiderio e ogni merito, effondi su di noi la tua misericordia: perdona ciò che la coscienza teme e aggiungi ciò che la preghiera non osa sperare. Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Oppure: O Dio, che soccorri prontamente i tuoi figli e non tolleri l’oppressione e la violenza, rinvigorisci la nostra fede, affnché non ci stanchiamo di operare in questo mondo, nella certezza che la nostra ricompensa è la gioia di essere tuoi servi. Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Preghiera dei fedeli
C - Fratelli e sorelle, con il vivo e concreto desiderio d’impegnarci sempre a servire gioiosa- mente la Chiesa di Dio, facciamo nostra la preghiera degli apostoli.
Lettore - Preghiamo insieme: Signore, accresci in noi la fede.
- Per i vescovi, i sacerdoti e i diaconi, perché possano custodire e ravvivare sempre di più il «bene prezioso» che hanno ricevuto con l’imposizione delle mani per servire il popolo di Dio. Preghiamo:
- Per la nostra Italia che si prepara a celebrare la festa di san Francesco d’Assisi, perché continui a far fiorire le virtù autentiche di fede cristiana, di civiltà, di pace e di rispetto e cura del creato. Preghiamo:
- Per tutti i lavoratori, perché in ogni parte del mondo venga riconosciuta la loro dignità e ricevano un’adeguata ricompensa per il loro lavoro. Preghiamo:
- Per tutti noi battezzati, perché viviamo la gioia di lavorare assiduamente per il Vangelo come «servi inutili» a tempo pieno, sapendo che solo Dio è la vera ricompensa. Preghiamo:
- Per la nostra comunità, perché, con la guida e la protezione dei santi Angeli Custodi, possiamo giungere felicemente alla patria del cielo e godere in eterno della loro compagnia. Preghiamo:
Intenzioni della comunità locale.
C - Donaci, o Padre, di custodire e coltivare con il tuo Santo Spirito il «bene prezioso» della fede e di trasformare la nostra vita in un servizio di amore, sull’esempio di Cristo Gesù. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.
A - Amen.
Preghiere mensili
- Del Papa: Preghiamo perché la Chiesa, fedele al Vangelo e coraggiosa nell’annuncio, sia un luogo di solidarietà, di fraternità e di accoglienza, vivendo sempre più la sinodalità.
- Per la famiglia: Perché la famiglia sia il grembo dove nascono e maturano nuove vocazioni per il regno di Dio.
- Mariana: Perché la Chiesa guardi con amore e speranza a Maria.
Proposte per i canti
La scelta dei canti può accompagnare il cammino della celebrazione sottolineando la fede, l’ascolto della Parola, il servizio e la comunione ecclesiale.
| Momento della celebrazione | Proposte di canti |
|---|---|
| Introito | Popolo santo; Cristo vivente; Beati quelli che ascoltano |
| Presentazione dei doni | Benedetto sei tu Signore; Ecco, Signore; Segno di unità |
| Comunione | Come unico pane; Manna di luce; O Comunione intima |
| Finale | Gloria a Te, Cristo Gesù; Signore d’ogni bellezza |
Da Nella casa del Padre: per l’inizio, Cristo Gesù, Salvatore (633) e Padre, che hai fatto ogni cosa (698); per il salmo responsoriale, il ritornello del M° C. Recalcati oppure Spero nel Signore (137); per la processione offertoriale, Quanta sete nel mio cuore (705); per la comunione, Mistero della cena (678) e Credo in te, Signor (632); per il congedo, Beata sei tu, Maria (574).
Offertorio, comunione e congedo
Accogli, o Signore, il sacrificio che tu stesso ci hai comandato di offrirti e per questi misteri che celebriamo con il nostro servizio sacerdotale porta a compimento la tua opera di santificazione. Per Cristo nostro Signore.
Buono è il Signore con chi spera in lui, con colui che lo cerca. (Lam 3,25)
Oppure: Uno solo è il pane, e noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti partecipiamo all’unico pane e all’unico calice. (Cf. 1Cor 10,17)
C Gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!». (Lc 17,5-6)
Concedi a noi, Padre onnipotente, che, inebriati e nutriti da questi sacramenti, veniamo trasformati in Cristo che abbiamo ricevuto come cibo e bevanda di vita. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.
Attività per bambini e ragazzi
Il Vangelo offre ai bambini e ai ragazzi un’immagine concreta e facilmente comprensibile: un granello piccolissimo può contenere una grande forza. La proposta può partire dall’esperienza delle situazioni in cui ci si sente piccoli, incapaci o impauriti.
- Mostrare un piccolo seme e chiedere ai ragazzi che cosa potrebbe diventare.
- Invitarli a raccontare una situazione in cui hanno avuto bisogno di aiuto.
- Scrivere su un cartoncino la preghiera «Signore, accresci in noi la fede!».
- Individuare piccoli gesti di servizio da vivere in famiglia, a scuola e nella comunità.
- Preparare una breve preghiera dei fedeli composta dai ragazzi.
- Disegnare un seme che cresce e collegarlo ai gesti di perdono, accoglienza, ascolto e aiuto.
Il percorso può aiutare i ragazzi a comprendere che la fede non è soltanto sapere alcune cose su Dio, ma fidarsi di lui, chiedere il suo aiuto e tradurre questa fiducia in gesti concreti.
Per la preghiera personale e comunitaria
Signore Gesù, quando ci sentiamo piccoli e inadeguati, insegnaci a non fuggire e a non contare soltanto sulle nostre forze.
Accresci in noi la fede, rendila forte nella prova, paziente nell’attesa, umile nel servizio e generosa nell’amore.
Ravviva in noi il dono ricevuto, custodisci il bene prezioso che ci è stato affidato e donaci uno spirito di forza, di carità e di prudenza.
Fa’ che sappiamo ascoltare oggi la tua voce, senza indurire il cuore, e che la tua Parola diventi fondamento della nostra vita.
Rendici capaci di gesti concreti: fedeltà gioiose, perdono nelle famiglie e nelle comunità, servizio gratuito, accoglienza ai poveri e agli ammalati.
Quando avremo fatto tutto quello che ci è stato ordinato, aiutaci a dire con verità: «Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare».

tags: #animazione #liturgica #ventisettesima #domenica #tempo #ordinario