Un anello di San Francesco con il Tau richiama la croce di Cristo, la conversione evangelica e la memoria di una vita vissuta nella semplicità, nell’umiltà e nel servizio. Il Tau è un segno visibile di conversione evangelica e di memoria della croce.
Il Tau non è un amuleto e non sostituisce ogni altra croce cristiana. Indossarlo può diventare un promemoria quotidiano della fede, della preghiera, della responsabilità morale e dell’impegno a seguire Cristo povero e crocifisso.
Che cos’è il Tau francescano
Il Tau francescano è il segno a forma di T che nella tradizione di San Francesco d’Assisi richiama conversione e la croce di Cristo. È un simbolo molto particolare: è un segno chiaramente francescano, inconfondibile, eppure è anche un segno cristiano in genere, dato che richiama direttamente la croce!
Per questo è entrato anche a far parte del “corredo”, sia francescano che ecclesiale. Il Tau non è un feticcio, né tanto meno un ninnolo qualsiasi, esso è il segno concreto di una devozione cristiana, ma soprattutto un impegno di vita nella sequela del Cristo povero e crocifisso.
Per i francescani il Tau è un segno visibile di conversione evangelica e di memoria della croce. Le spiegazioni dell’ordine -ad esempio Franciscan Media- insistono sul rinnovamento spirituale, compreso l’invito a «ricominciare».
Il senso è di fede e di vita, non di potere magico o medico. Non sostituisce cura medica, diritto o responsabilità morale.

Il significato biblico del Tau
La taw nell’Antico Testamento
Nel cuore della Bibbia, tra le pagine del profeta Ezechiele, troviamo un simbolo potente e antico: il Tau. Questo segno, una semplice lettera dell’alfabeto ebraico, ha assunto nel corso dei secoli un profondo significato spirituale, tanto da diventare un emblema distintivo per San Francesco d’Assisi e i suoi seguaci.
Infatti, anzitutto la Tau (sì, al femminile) è l’ultima lettera dell’alfabeto ebraico. Essa venne usato con valore simbolico sin dall’Antico Testamento.
Se ne parla già nel libro di Ezechiele (Ez 9,4): qui è il segno che posto sulla fronte dei poveri di Israele, li salva dallo sterminio.
Il profeta Ezechiele, in un momento di grande crisi per il popolo di Israele, riceve una visione terribile e carica di significato. Nel capitolo 9 del suo libro, il Signore chiama un angelo a marcare la fronte degli uomini che soffrono e piangono per le abominazioni commesse in Gerusalemme.
Questo marchio, simile a una croce, è la lettera Tau (Ezechiele 9,4). Solo chi porta questo segno sarà risparmiato dal giudizio che incombe su tutta la città.
Molte traduzioni parlano di «segno» o «marca», non sempre di una T tipografica. L’interpretazione cristiana successiva ha letto quel segno alla luce della taw/tau e della croce.
Il Tau nell’Apocalisse
Ma questa tradizione arriva anche al Nuovo Testamento. Infatti con questo stesso senso se ne parla anche nell’Apocalisse: Poi vidi un altro angelo che saliva da oriente e portava il sigillo del Dio vivente, e gridò a gran voce ai quattro angeli ai quali era ordinato di danneggiare la terra e il mare dicendo: non danneggiate né la terra, né il mare, né piante finché non abbiamo segnato sulle loro fronti i servi del nostro Dio (Ap 7,2-3).
Come ultima lettera dell’alfabeto ebraico, era una profezia dell’ultimo giorno ed aveva la stessa funzione della lettera greca Omega (anch’essa ultima dell’alfabeto), come appare dall’Apocalisse: Io sono l’Alfa e l’Omega, il principio e la fine. A chi ha sete io darò gratuitamente dal fonte dell’acqua della vita… Io sono l’Alfa e l’Omega, il primo e l’ultimo, il principio e la fine (Ap 21,6; 22,13).
Il Tau è perciò segno di redenzione. È segno esteriore di quella novità di vita cristiana, più interiormente segnata dal sigillo dello Spirito Santo, dato a noi in dono il giorno del Battesimo (Ef 1,13).
Forma della tau greca e della taw ebraica
La forma a T corrisponde alla lettera greca tau (Τ), diciannovesima dell’alfabeto greco. La tradizione cristiana collega il segno anche alla taw ebraica (ת), ultima delle ventidue lettere.
Antiche grafie della taw potevano assomigliare a una croce o a una T. I due alfabeti restano distinti anche quando la silhouette converge.
Il Tau per i primi cristiani
Per questi motivi il Tau fu adottato prestissimo dai cristiani. Tale segno si trova già nelle catacombe a Roma.
Ma oltre al significato attribuitogli dall’Antico Testamento e dall’Apocalisse, le prime comunità cristiane collegarono subito la forma del Tau alla Croce di Cristo.
Ai tempi di Gesù la croce era la condanna per i malfattori, perciò simbolo di vergogna e scandalo. Ai condannati di quell’epoca veniva legato alle mani un palo dietro la schiena (chiamato patibolo); arrivati sul luogo della esecuzione, venivano issati su un altro palo verticalmente conficcato nel terreno.
In questo modo i due pali ricordavano la forma della lettera Tau. Con la Pasqua di Cristo quella croce, e quindi il Tau stesso, non è più un simbolo di vergogna e sconfitta, ma diventa simbolo di un sacrificio per mezzo del quale sono salvato.
Il Tau perciò diventa il simbolo della dignità dei figli di Dio, perché è la Croce che ha sorretto Cristo. È un segno che mi ricorda che devo essere anch’io forte nelle prove, pronto all’obbedienza del Padre e docile nella sottomissione, come è stato Gesù davanti alla volontà del Padre.
I principali significati spirituali del Tau
Il Tau quindi, da un punto di vista biblico e quindi anche teologico, è segno:
- di riconoscimento del cristiano, cioè del figlio di Dio, del figlio scampato dal pericolo, del salvato;
- di un privilegio divino, un desiderio di Dio per me;
- dei redenti del Signore, di coloro che si fidano di Lui, di coloro che si riconoscono figli amati e che sanno di essere preziosi per Dio;
- dell’ultima lettera dell’alfabeto ebraico.
È perciò un segno potente protezione contro il male (Ez 9,6). Il Tau francescano, con le sue radici profonde nelle Scritture e nella spiritualità di San Francesco, rimane un segno potente e rilevante anche oggi.
È un simbolo di speranza, che ci ricorda che non siamo soli nel nostro cammino, e un simbolo di impegno, che ci chiama a vivere secondo il Vangelo, con coraggio e umiltà.
Indossare il Tau significava, e significa tuttora, impegnarsi a vivere secondo gli insegnamenti di Gesù, abbracciando la povertà, la semplicità e la fraternità universale.
Il Tau invita a connettersi con ciò che è veramente importante. Adottare il Tau nella nostra vita quotidiana, anche solo come piccolo promemoria, può aiutarci a ricordare ciò che è veramente importante: la nostra relazione con Dio e con il prossimo, il nostro impegno per la giustizia e la pace, e la nostra vocazione a vivere con gratitudine e fiducia, nonostante le difficoltà.
Il Tau nella storia della Chiesa
A partire quindi fin dai primi secoli, il Tau fu utilizzato dai cristiani in genere come segno di appartenenza alla comunità dei credenti e di conformazione alla croce di Cristo.
È però all’inizio del secondo millennio cristiano (XI secolo) che tale simbolo comincia ad essere utilizzato in maniera più massiccia, in particolare ad opera di alcuni ordini cavallereschi, che si occupavano di accogliere e prestare assistenza ai pellegrini e agli ammalati, lungo le principali vie di pellegrinaggio (come la via Francigena in Italia, o il cammino di Santiago in Spagna).
Il Tau è per esempio attestato già dal 1050 come simbolo dell’ordine dei Frati Ospitalieri di San Jacopo di Altopascio (Lucca), comunemente conosciuti proprio come “Cavalieri del Tau”. Ancora oggi il Tau è presente nello stemma di questa città!
Dal 1095 viene poi usato comunemente dai Canonici Regolari di sant’Antonio di Vienne, un ordine ospitaliero a servizio dei pellegrini e degli infermi.
Il loro abito era formato da una veste e da un manto grigio scuro, con una croce di sole tre braccia di colore azzurro, cucita sopra il cuore. Tale ordine aveva il suo patrono in sant’Antonio Abate: fu così che presto il simbolo del Tau fu associato a questo santo, tanto da essere chiamato in araldica “croce di sant’Antonio“.
La croce a T compare anche con sant’Antonio abate (il Grande)-da non confondere con sant’Antonio di Padova. Gioielli museali a forma di Tau possono essere antoniani o semplicemente medievali.
La forma avvicina due storie; non le identifica. Ogni croce a T è francescana? No. Esistono usi antoniani e altri contesti medievali.
Il concilio Lateranense IV e Innocenzo III
Un fatto di particolare rilevanza però accadde il 1° novembre 1215, quando, all’apertura del Concilio Lateranense IV il vecchio Papa Innocenzo III parlò proprio del simbolo del Tau, commentando il testo del libro del profeta Ezechiele di cui abbiamo parlato sopra.
Il Papa affermò con ardore che avrebbe voluto essere lui stesso quell’uomo “vestito di lino con al fianco la borsa di scriba” e, così personalmente, passare attraverso tutta la Chiesa a segnare un Tau sulla fronte di tutti per così aprire il cuore di ciascuno ad un autentico cammino di conversione.
L’omelia di Innocenzo III al Lateranense IV (1215) su Ezechiele entra in quel contesto; la presenza fisica di Francesco al concilio non è documentata con la stessa chiarezza della sua devozione al segno.
Ovviamente sapeva bene di non poterlo fare di persona, perciò rilanciò questo compito e questa sfida ad ogni cristiano: «II Tau è l’ultima lettera dell’alfabeto ebraico ed ha la forma di una croce, tale quale si presentava la croce prima che fosse posto il cartello di Pilato. Uno porta sulla fronte il segno del Tau, se manifesta in tutta la sua condotta lo splendore della croce; si porta il Tau se si crocifigge la carne con i vizi e i peccati; si porta il Tau se si afferma: di nient’altro mi voglio gloriare se non della croce di nostro Signore Gesù Cristo… Chi porterà il Tau troverà misericordia, segno di una vita penitente e rinnovata nel Cristo… Siate dunque i campioni del Tau e della Croce!».
All’inizio del 1200 quindi il Tau aveva assunto questi due significati pregnanti: la cura e l’attenzione agli ammalati (attraverso gli ordini ospitalieri) e la vita di penitenza e conformazione alla Croce di Cristo (attraverso il discorso del papa).
San Francesco e il Tau
Il Tau arriva così a san Francesco. Ad ascoltare il papa il 1° novembre del 1215, nascosto tra la folla, si ipotizza ci fosse anche il nostro san Francesco con alcuni dei suoi frati (l’ordine era nato solamente 7 anni prima, nel 1208, proprio con la benedizione di papa Innocenzo).
In ogni caso, l’eco del discorso del Papa li raggiunse toccandoli profondamente così che subito ne accolsero con favore l’appello. Da quel giorno Francesco cominciò a predicare, ancora più intensamente di prima, la penitenza e la conversione, contrassegnando con un Tau la fronte di coloro che lo avvicinavano.
Il Tau divenne così il suo segno distintivo. Da allora con esso Francesco firmava le sue lettere, lo disegnava sulle pareti delle celle dei suoi frati (come si vede nel convento di Fonte Colombo, nella valle Reatina).
Francesco non inventa il simbolo: lo fa proprio. Sull’uso abituale, Tommaso da Celano nel Trattato dei miracoli (3 Cel 3) scrive che il Tau gli era familiare più di ogni altro segno: con esso soltanto segnava i biglietti e dipingeva le pareti delle celle.
Bonaventura, nella Legenda maior IV, 9, aggiunge che lo raccomandava spesso a parole e lo tracciava di suo pugno in calce alle brevi lettere.
Diventò velocemente il simbolo che egli amava più di ogni altro. Il Tau era quindi il segno più caro per Francesco, il suo sigillo, il segno rivelatore di una convinzione spirituale profonda che solo nella croce di Cristo è la salvezza di ogni uomo.
Il legame con il Crocifisso di San Damiano
Francesco in tal modo divenne il promotore di uno straordinario rinnovamento della Chiesa, lontano in ogni caso da ogni spirito polemico o di contrapposizione con la Chiesa istituzionale che egli invece venerava e chiamava sua “madre” e alla quale resterà, quale figlio devoto, sempre fedele e obbediente.
Per questi stessi motivi, faceva riferimento sempre a Gesù Cristo, lo stesso Signore che gli aveva parlato dal Crocifisso di san Damiano: per la somiglianza che il Tau ha con la croce, ebbe carissimo questo segno, tanto che esso occupò un posto rilevante nella sua vita come pure nei gesti.
In lui il vecchio segno profetico si attualizza, si ricolora, riacquista la sua forza salvatrice ed esprime la beatitudine della povertà, elemento sostanziale della forma di vita francescana.
Il suo quindi era un amore che scaturiva da una appassionata venerazione per la santa croce, per l’umiltà del Cristo, oggetto continuo delle meditazioni di Francesco e per la missione del Cristo che, attraverso la croce, ha dato a tutti gli uomini il segno e l’espressione più grande del suo amore.
La Chartula della Verna
La testimonianza più concreta è la Chartula del 1224, conservata al Sacro Convento di Assisi. Alla Verna Francesco scrisse da un lato le Lodi di Dio Altissimo e dall’altro una benedizione per frate Leone, sul modello di Numeri 6, tracciando il Tau di suo pugno.
Leone annotò in rosso che la benedizione e il segno erano di mano del santo. Come nacque il foglio lo racconta Tommaso da Celano nella Vita seconda, capitolo XX, n. 49 (2 Cel 49): il desiderio di un compagno di avere parole del Signore scritte da Francesco; il santo chiede pergamena e inchiostro, scrive lodi e benedizione, e gli chiede di custodire la chartula fino alla morte.
San Bonaventura offre il racconto parallelo nella Legenda maior XI, 9. Questi passi riguardano la composizione della benedizione; sono distinti dalle testimonianze sull’uso quotidiano del Tau come firma (3 Cel 3; LM IV, 9).
Quindi il Tau, che ha alle sue spalle una solida tradizione biblico-cristiana, fu accolto da Francesco nel suo valore spirituale e il Santo se ne impossessò in maniera così intensa e totale sino a diventare lui stesso, attraverso le stimmate nella sua carne, al termine dei suoi giorni, quel Tau vivente che egli aveva così spesso contemplato, disegnato, ma soprattutto amato.

Il Tau come segno di conversione e di vita
Il Tau era il segno della sua consacrazione a Cristo e del suo impegno nel servizio agli altri. San Francesco d’Assisi infatti aveva un legame profondo con il Tau e il suo significato spirituale.
Francesco vedeva nel Tau la forma della croce e vi riconosceva il sigillo dei cristiani, coloro che sono chiamati a vivere secondo il Vangelo. Per il Poverello d’Assisi, il Tau non era solo un simbolo da indossare, ma un vero e proprio stile di vita.
Indossare il Tau significava, e significa tuttora, impegnarsi a vivere secondo gli insegnamenti di Gesù, abbracciando la povertà, la semplicità e la fraternità universale.
Francesco vedeva nel Tau un segno di protezione divina e un richiamo alla conversione continua, una chiamata a essere “marchiati” dall’amore di Dio.
Il Tau come simbolo ricorda anche la pace interiore e la connessione con la natura, richiamando l’amore di San Francesco per tutte le creature di Dio.
Il Tau era inoltre, per il Santo, il segno concreto della sicura salvezza e della vittoria di Cristo sul male. Grande fu in Francesco l’amore e la fede in questo segno.
Il significato dei tre nodi
Nella tradizione francescana, il Tau è tipicamente adornato con una corda a tre nodi, simboleggiando i tre voti di obbedienza, povertà e castità.
Questo semplice ma profondo emblema ci ricorda di continuare a sforzarci per la trasformazione personale e il servizio agli altri.
| Elemento | Significato |
|---|---|
| Tau a forma di T | La croce di Cristo, la conversione e la redenzione |
| Corda a tre nodi | Obbedienza, povertà e castità |
| Anello con Tau | Memoria quotidiana dell’impegno evangelico |
Anello con il Tau: che cosa significa indossarlo
Un anello con il Tau porta il simbolo vicino alla mano, cioè alla parte del corpo associata all’agire quotidiano. Il suo significato non dipende dal valore del metallo o dalla ricchezza della lavorazione, ma dall’intenzione con cui viene portato.
Indossare un simbolo Tau se non si è credenti è possibile, perché il significato del Tau va molto oltre la religione, ebraica o cristiana che sia.
È la rappresentazione di una rinuncia alle cose materiali, o anche solo di una loro presenza marginale in una vita votata alla spiritualità. Per questo oggi ad indossare il Tau Francescano non sono solo i frati di quell’ordine né unicamente i credenti.
Per molto tempo simbolo delle associazioni giovanili degli Scout, viene usato anche da chi non ha alcun legame con la Chiesa ma sente comunque di appartenere al creato.
Ambientalisti, amanti degli animali e della natura, cercatori di un senso che vada oltre la vita terrena sono accomunati dal simbolo del Tau.
Rozzamente intagliata nel legno o riccamente decorata in un gioiello d’argento, la lettera ebraica permette di portare con sé la pace, l’equilibrio con la natura e lo slancio verso la spiritualità, in qualsiasi modo essa venga definita.
Il valore personale dell’anello
Per alcuni pellegrini, il Tau simbolizza il continuo processo di autoscoperta, il sentiero verso il risveglio spirituale o un legame con lo spirito di San Francesco.
Il Tau può rappresentare molto più di un semplice simbolo religioso. È un invito a vivere una vita autentica, fondata su valori che trascendono il materialismo e l’individualismo che spesso dominano la nostra società.
In un’epoca in cui siamo spesso travolti dalla frenesia del lavoro, dalle preoccupazioni quotidiane e dalla ricerca di successo e riconoscimento, il Tau ci richiama alla semplicità e alla centralità dell’amore.
Per coloro che si trovano nella fascia giovani-adulti (d’età tra i 30 e i 40 anni), spesso un periodo di grandi cambiamenti e sfide, il Tau può essere un compagno prezioso, un segno di protezione e di guida spirituale in un mondo che, a volte, può sembrare confuso e caotico.
Il Tau sul cammino francescano
Mentre intraprendi il tuo viaggio trasformativo lungo le tappe toscane della Via di Francesco, incontrerai indubbiamente un simbolo ricco di storia e significato: il Tau.
A forma di T, il Tau è profondamente connesso a San Francesco d'Assisi ed è diventato un emblema amato dai pellegrini, indipendentemente dalla loro fede o background.
Proprio come la conchiglia è un simbolo per i pellegrini sul Camino de Santiago, il Tau serve come potente promemoria dello spirito del pellegrinaggio sulla Via di Francesco.
Ad Assisi, ai tempi di Francesco, i seguaci di Sant’Antonio indossavano il Tau sui loro abiti mentre si prendevano cura dei lebbrosi e dei malati della zona. Gli Antoniani consideravano il Tau come un simbolo di guarigione.
San Francesco ammirava la loro devozione e adottò il simbolo per segnare il suo proprio risveglio spirituale. Era noto per firmare le sue lettere con il Tau e dipingere il simbolo sulle pareti dei luoghi in cui soggiornava.
Mentre viaggi lungo la Via di Francesco, il Tau funge da ponte, collegando i pellegrini provenienti da tutte le condizioni di vita. Troverai il Tau in varie forme durante tutto il tuo pellegrinaggio, segnando la strada per i pellegrini.
GUIDA alla Via di Francesco da Firenze al Sacro eremo di Camaldoli - 1^ parte
Il Tau come richiamo alla preghiera
Un anello di San Francesco con il Tau può ricordare di iniziare la giornata con la preghiera, di affrontare le difficoltà con fiducia e di compiere il bene nei rapporti con gli altri.
Quando si guarda il Tau, possono tornare alla mente la croce di Cristo, la conversione, la speranza e la chiamata a servire. Il simbolo non agisce automaticamente, ma orienta la memoria e l’intenzione di chi lo indossa.
Francesco, con il Tau, benediceva e otteneva molte grazie. Come abbiamo visto con il Tau diventiamo portatori di pace e, come Francesco, portatori di benedizioni!
Anche noi possiamo benedire (vedi benedizione di S. Francesco o Nm. 6,24-27). Benedire significa dire bene, volere il bene per qualcuno.
Preghiera associata al Tau
La preghiera più direttamente collegata al Tau può essere la benedizione scritta da san Francesco per frate Leone, insieme alle Lodi di Dio Altissimo. La Chartula della Verna mostra il legame concreto tra il segno del Tau, la preghiera e la benedizione.
Una breve preghiera personale può essere formulata così:
Signore Gesù Cristo, attraverso il Tau ricordami la tua croce, rafforza in me la conversione, insegnami la semplicità, l’umiltà e il servizio, e rendimi strumento di pace e di bene.
Al momento del nostro Battesimo, hanno scelto per noi madrina e padrino, oggi ricevendo il Tau, facciamo una libera scelta da cristiani adulti nella fede.
Il Tau e la croce nella vita quotidiana
Il cristiano segnato con il segno della croce al momento del suo battesimo, deve diventare, portando la croce attraverso le immancabili sofferenze che comporta la vita, imitatore e seguace del Cristo povero e crocifisso.
Quel Tau deve ricordarci una grande verità cristiana, la vita nostra associata a quella del Cristo nella croce come insostituibile mezzo di salvezza. Lo sappiamo: nulla nasce di grande senza passare per il sacrificio.
«Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi sé stesso, prenda la sua croce e mi segua» (Mt 16,24).
Gesù, come disse ai suoi discepoli, ci mette davanti anche a noi questa verità nuda e cruda per la vita di noi cristiani: se vogliamo seguirlo dobbiamo prepararci a portare anche noi la nostra croce!
Gesù è chiaro: se volete seguirmi non pensiate che la vita sarà tutta rose e fiori! Dovete essere pronti a soffrire, a cadere sotto il peso della vostra croce, a salire il calvario, a morire su di essa.
Dovete prepararvi alla vostra via crucis! Ma non preoccupatevi, io sono lì vicino a voi, sono il vostro Cireneo che vi aiuta a portarla e poi… vi farò risorgere!
Quindi quando noi vediamo, oppure indossiamo, il Tau devono venirci in mente queste parole di Gesù e quello che quel simbolo ha fatto esplodere nel cuore del nostro Serafico Padre.
Il Tau non è un amuleto
Il Tau francescano è il segno a forma di T che nella tradizione di San Francesco d’Assisi richiama conversione e la croce di Cristo. Non è un amuleto e non sostituisce ogni altra croce cristiana.
Il senso è di fede e di vita, non di potere magico o medico. Il suo significato dipende dal rapporto tra il segno e la vita di chi lo porta.
Ricevere il Tau, portarlo sul proprio cuore, è l’impegno per un cammino, per una scuola di vita. Il Tau deve ricordare una scelta concreta di conversione e di conformazione a Cristo, non una garanzia automatica contro le difficoltà.
Accogliamo allora questo segno, portiamolo con fierezza, difendiamolo, viviamone la spiritualità, rendiamo ragione anche attraverso di esso della “speranza che è in noi”, consapevoli che solo aggrappandoci alla croce ogni giorno potremo rinascere con Lui, come Francesco, alla vita veramente nuova.
Come comprendere il significato di un anello con Tau
Quando si riceve o si indossa un anello con il Tau, è possibile considerarlo come un segno personale di una o più intenzioni spirituali:
- ricordare la croce di Cristo;
- rinnovare il proposito di conversione;
- vivere con maggiore semplicità e umiltà;
- coltivare la fraternità e la compassione;
- servire gli altri con attenzione;
- cercare la pace interiore;
- riconoscere il valore di ogni creatura;
- affrontare le prove senza perdere la speranza;
- trasformare la preghiera in gesti concreti di bene.
Il Tau può essere portato sul dito, al collo o legato a una corda, ma il suo significato resta legato alla memoria della croce e alla vita evangelica. La collocazione materiale non modifica il valore spirituale del simbolo.
Come una volta disse San Francesco, "Cominciamo di nuovo". Ad ogni passo che fai, lascia che lo spirito del Tau ti ispiri, ti sfidi e ti ricordi la bontà e l'amore che permeano questo sacro viaggio.
Il Tau tra fede, natura e ricerca spirituale
Nonostante le sue antiche origini, strettamente legate all’ebraismo e poi alla Chiesa Cattolica, il Tau Francescano mantiene una rilevanza significativa nella spiritualità moderna.
Il simbolo del Tau è riconosciuto in tutto il mondo come un’icona di umiltà, semplicità e amore verso la natura.
Le persone che scelgono di indossare il Tau lo fanno per ricordarsi di vivere una vita di compassione e devozione, non necessariamente legata alla religione.
Il Tau invita a connettersi con ciò che è veramente importante. Il suo significato può quindi essere vissuto in modo esplicitamente cristiano oppure come richiamo alla responsabilità, alla cura del creato, alla fraternità e alla ricerca di un senso più profondo.
Cari fratelli in cammino, in modo semplice, attraverso la storia, i segni e la teologia abbiamo cercato di dare un significato, meglio, un volto a questo simbolo tanto caro a noi francescani.
Non abbiate paura o vergogna di indossarlo, siate sorgenti di benedizioni in questa “valle di lacrime” e fonte di luce per i fratelli in cerca del Signore.
Il Signore ci chiama a portare la pace. Per questo: pace e bene a tutti!