Il restauro del Santuario-Basilica della Madonna dei Miracoli di Andria ha riguardato diverse parti del complesso: le grotte e il ninfeo prospicienti la Lama Margherita, la sala capitolare dei Padri Benedettini, la tela novecentesca raffigurante la Madonna dei Miracoli con i Santi Riccardo e Agostino e, sul piano della ricerca, la ricostruzione virtuale della facciata rinascimentale.
Il Santuario della Madonna dei Miracoli è un santuario cattolico della città di Andria (provincia di Barletta-Andria-Trani), sito in piazza San Pio X. Vi si conserva un’immagine della Madonna con il Bambino, ritenuta miracolosa, incoronata da dodici stelle (rappresentanti i dodici apostoli), alla destra il sole (rappresentante il Cristo) e alla sinistra la luna (rappresentante la stessa Vergine).
Il complesso monumentale e la sua struttura su tre livelli
Il Santuario-Basilica della Madonna dei Miracoli è situato poco fuori dalla città di Andria, nel quale viene custodita l’icona della Madonna col Bambino incoronata da dodici stelle che simboleggiano gli apostoli, alla cui destra è rappresentato il sole che simboleggia Cristo e alla sinistra la luna rappresentante la stessa Vergine. L’icona è di stile tardo bizantino e il suo ritrovamento risale al 1576, viene ufficialmente venerata dal 1580 grazie all’emissione di una bolla papale.
Il santuario è sviluppato su tre livelli. A livello inferiore si trova la chiesa rupestre di Santa Margherita, risalente al IX secolo che include una sala a tre navate con decorazioni tratte dalla Genesi ed è la sezione più antica di tutta la struttura.
La strutturazione su tre livelli del Santuario costituisce la sua caratteristica specifica che permette di raccordare il piano di calpestio della lama con quello della quota stradale. Il primo livello, infatti, si affaccia sulla Lama, ed è costituito dalla grotta in cui la tradizione narra che il 10 marzo 1576 (la data è il 1576 anche per l’architetto Vincenzo Zito, che ha contestato, nei suoi studi, l’anno di costruzione e di sistemazione della chiesa inferiore, risalente al 1577, come riporta l’iscrizione presente in sito) venne rinvenuto l’affresco della Vergine con il bambino in grembo.
La Chiesa 'inferiore' costituiva, evidentemente, l'originaria Chiesa ed era accessibile proprio dalla Lama Margherita che, non a caso, costituisce l'oggetto dell'intervento di restauro. Il secondo livello è costituito dalla Chiesa Mediana, detta della Crocifissione per il tema dei suoi affreschi.
Il terzo livello è costituito dalla Chiesa più grande, posta al livello stradale: si tratta dell'attuale Basilica. La concezione dell'edificio sacro strutturato su tre livelli è dovuta ai Benedettini, come risulta dalle numerose ricerche storiche condotte sul Santuario.
| Livello | Ambiente | Caratteristiche |
|---|---|---|
| Inferiore | Chiesa rupestre di Santa Margherita | Grotta-santuario, sala a tre navate e accesso dalla Lama Margherita |
| Mediano | Chiesa della Crocifissione | Ambiente del XVI secolo con tre arcate in marmi policromi e affreschi |
| Superiore | Basilica | Chiesa posta alla quota stradale, realizzata per accogliere i pellegrini |
Il ritrovamento dell’icona e la nascita del santuario
La tradizione cattolica vuole che il sabato 10 marzo del 1576 venne riscoperta la laura basiliana di Santa Margherita in lama, in seguito alla ricerca condotta dopo l’apparizione in sogno della Madonna ad un ragazzo del luogo. Nella laura venne scoperta un’icona bizantina con l’immagine della Madonna con il Bambino, di fronte alla quale venne posizionata una lampada che i tre scopritori si impegnarono a tener accesa a turno.
Secondo la tradizione, l’intero ambiente venne scoperto il 10 marzo 1576 da tre ragazzi che trovarono l’icona bizantina con l’immagine della Madonna con il Bambino, di fronte ad essa venne posizionata una lampada che i tre scopritori tennero accesa a turno. Uno dei tre dimenticò di rifornire d’olio la lampada che però fu trovata ugualmente ardente e piena d’olio.
Passato del tempo, uno dei tre si dimenticò di rifornire d’olio la lampada, che fu trovata ugualmente ardente e colma d’olio. L’evento, ritenuto miracoloso, venne riferito al vescovo di Andria, Luca Fieschi.
Il 6 giugno dello stesso anno della scoperta venne celebrata una messa nella quale l’immagine della Vergine ebbe il nome di “Santa Maria dei Miracoli d’Andria”. L’evento, ritenuto miracoloso, venne riferito al vescovo di Andria e l’immagine prese il nome di “Santa Maria dei Miracoli d’Andria”.
Il vescovo affidò l’immagine ai padri benedettini cassinesi della chiesa dei Santi Severino e Sossio di Napoli, che costruirono una prima chiesa, detta “della Crocifissione”. La Chiesa mediana fu fatta realizzare dai Benedettini, che il 20 aprile 1581 avevano preso possesso del luogo sacro.
La chiesa inferiore e la chiesa mediana
La realizzazione della chiesa inferiore comportò una complessa operazione di sbancamento del versante della lama antistante la grotta contenente l'immagine. La chiesa è a tre navate e, data la ristrettezza del luogo, si sviluppa per una sola campata.
La navata centrale è posta in asse all'immagine sacra. Il sistema delle grotte è stato unificato in una sola grotta di forma trapezoidale che funge da presbiterio della chiesa inferiore.
La navate laterali terminano ciascuna con una scala che porta alla chiesa superiore, passando per quella intermedia. Quest'ultima è stata costruita al disopra della grotta-santuario e serve per livellare il piano presbiteriale della chiesa superiore.
Il secondo ambiente, invece, risale al XVI secolo ed è caratterizzato da tre arcate in marmi policromi. Esso include la cappella della Crocifissione dotata di bellissimi affreschi e fatta costruire dai padri benedettini cassinesi.
La grotta contenente l'Immagine e la sovrastante chiesa intermedia sono unificate in una unica facciata in pietra calcarea dipinta realizzata verso la fine del XVI secolo.
La chiesa superiore e il progetto di Cosimo Fanzago
Il terzo livello, quello superiore risalente al XVIII secolo, fu realizzato per ospitare i numerosi fedeli che andavano in pellegrinaggio ad omaggiare e venerare l’icona, il progetto di costruzione venne condotto da Cosimo Fanzago a partire dal 1591 fino al 1678.
Nella prima metà del XVII secolo, per ospitare i numerosi fedeli che venivano in pellegrinaggio presso l’immagine miracolosa, venne costruita una seconda chiesa, detta “superiore”, progettata dall’architetto bergamasco Cosimo Fanzago ed un grande convento, oggi sede dell’istituto tecnico agrario provinciale “Umberto I” e della sede della provincia di Barletta-Andria-Trani.
Abbandono, riapertura e restauri ottocenteschi
La chiesa fu abbandonata nel 1799 a seguito dei danni subiti dagli scontri tra le truppe francesi della Repubblica Napoletana e le truppe di Ettore Carafa, duca di Andria. L’intero complesso venne abbandonato definitivamente dopo la soppressione degli ordini religiosi, voluta da Gioacchino Murat.
In seguito ai danni subiti dalla città nel 1799 da parte delle truppe francesi della Repubblica Napoletana e delle truppe del duca di Andria, Ettore Carafa, ed in seguito alla soppressione degli ordini religiosi da parte di Gioacchino Murat, la chiesa venne abbandonata.
Il vescovo di Andria Giuseppe Cosenza si curò di ripristinare il culto della Madonna dei Miracoli d’Andria e nel 1837, con il consenso del re di Napoli Ferdinando II, affidò il santuario ai padri agostiniani di Napoli, che intrapresero subito i restauri della chiesa.
Nel 1837 il santuario venne affidato ai padri agostiniani di Napoli che intrapresero subito i restauri della chiesa e nel 1857, la Madonna dei Miracoli venne dichiarata compatrona della città insieme a San Riccardo d’Andria.
Nel 1855 Andria si salvò sia dall’epidemia di colera che aveva colpito la Puglia, sia dalla distruzione dei vigneti per una malattia parassitaria della pianta. Questo venne ritenuto un secondo miracolo e due corone d’oro furono poste sul capo della Madonna e del Bambino.
Sul seno della Vergine venne inoltre posta una rosa d’oro offerta dal re, anch’egli devoto della Vergine, con una cerimonia che si tenne il 3 maggio del 1857. Nel 1857 il vescovo Longobardi ritenne che la Madonna avesse salvato Andria da un terremoto e la Madonna dei Miracoli venne dichiarata compatrona della città insieme a San Riccardo d’Andria.
Le trasformazioni della facciata e il restauro virtuale
La facciata così descritta non ha subito manomissioni sino alla prima metà del XIX secolo. Dal periodo francese sino al 1839 il santuario rimase chiuso ed andò incontro a notevoli processi di degrado per la mancata manutenzione.
Nel 1849, per il rinnovato fervore religioso conseguente alla riapertura del santuario, la facciata fu rivestita di stucchi tardo-barocchi. A seguito di tali lavori furono scalpellate gran parte delle modanature in pietra.
Tuttavia il danno maggiore consistette nella alterazione del sistema delle bucature effettuata al fine di inserirvi un organo. Per tale intervento la parte centrale della iscrizione celebrativa del 1577 fu rimossa, due aperture furono unificate e, probabilmente, ne furono aperte altre due.
Anche questa nuova veste non durò a lungo. Nel 1911 gli Agostiniani pensarono di riportare alla luce la precedente facciata, demolendo quanto vi era stato sovrapposto nel 1849.
La rimozione degli stucchi mise in evidenza i danni apportati alla facciata tardo cinquecentesca, gravemente mutila in diverse sue parti, con le cornici aggettanti scalpellate e le superfici lapidee che recano soltanto tracce delle antiche decorazioni dipinte.
La mutilazione maggiore si riscontra nella parte centrale della facciata dove, per far posto all'organo a canne, era stata rimossa, come si è detto, anche parte della iscrizione cinquecentesca. Fortunatamente tre frammenti della predetta iscrizione si sono conservati nei depositi del Santuario, oltre ad altri due facenti parte della facciata: una lesena ed un frammento di cornice.
L'architetto Vincenzo Zito, nel 2007, nell'ambito di una ricerca finalizzata alla conservazione del patrimonio storico ed architettonico, in particolare del Santuario rinascimentale di Santa Maria dei Miracoli di Andria, pubblicò una anastilosi digitale del prospetto interno dello stesso, introducendo il lavoro con le notizie storiche sotto riportate e proponendo poi il seguente restauro filologico virtuale della facciata originaria.
Dall'esame del rilievo digitalizzato emerge con tutta evidenza l'entità dei danni apportati alla facciata tardo cinquecentesca durante i lavori di rivestimento eseguiti nel 1849. In particolare, oltre alla sistematica rimozione, mediante scalpellatura, di tutte le modanature, fregi e cornici aggettanti, l'assetto stesso della facciata risulta essere stato stravolto con la modifica del sistema delle bucature.
Secondo la descrizione del 1606, infatti, la facciata risultava essere dotata di sole quattro finestre. Allo stato attuale, invece, le finestre risultano essere cinque, delle quali quella centrale, in tutta evidenza, deriva dall'unione verticale di due finestre, il che ha comportato la rimozione della parte centrale dell'iscrizione commemorativa.
È evidente che questo contesto così compromesso, che rende alquanto problematica l'ipotesi di un restauro filologico della facciata tardo cinquecentesca, le tecniche di restituzione digitale consentono di elaborare una ipotesi di restauro virtuale senza per nulla compromettere lo stato attuale di conservazione dell'Opera.
è stata in primo luogo ricostruita l'iscrizione che commemora il ritrovamento dell'immagine sacra, utilizzando i tre frammenti lapidei superstiti i quali sono stati collocati nel posto originario.
In secondo luogo, sulla scorta delle descrizioni secentesche della facciata e degli elementi disponibili, è stata elaborata una ricostruzione complessiva della stessa, ordinando il sistema delle bucature e gli altri elementi decorativi (lesene, cornici, ecc.) in maniera congruente col contesto, tenendo conto anche degli affreschi cinquecenteschi esistenti sulla parte retrostante.

Il restauro delle Grotte e del Ninfeo della Lama Margherita
Il patrimonio storico artistico di Andria presenta notevole interesse e merita ancora di essere oggetto di studio ed approfondimento. In questo caso ci occupiamo del progetto di restauro, portato a compimento dall'Amministrazione Comunale, con un cofinanziamento del Gruppo di Azione Locale "le città di Castel del Monte".
Il progetto di restauro ha interessato la parte meno nota e frequentata del complesso di Santa Maria dei Miracoli: le Grotte ed il Ninfeo prospicienti la lama Margherita su cui si affaccia il Santuario stesso che si ricollega, attraverso la lama, con Barletta e il mare Adriatico.
Singolare è stata la genesi del progetto che è nato a seguito di un'iniziativa spontanea da parte di un gruppo di appassionati e studiosi del sito di Santa Maria dei Miracoli.
In particolare il diacono Michele Melillo, con grande entusiasmo, ha portato all'attenzione del sindaco Nicola Giorgino la parte 'posteriore' del Santuario con la Lama, le Grotte ed il Ninfeo (oggetto del restauro) e un'antica cisterna.
Questa segnalazione è stata raccolta cogliendo l'opportunità offerta dal cofinanziamento del GAL da parte dell'amministrazione comunale.
Obiettivi dell’intervento
Tornando all’intervento di restauro è risultato evidente che nel corso degli anni, con l’accesso al Santuario dal livello stradale si è andato perdendo il rapporto di stretta interrelazione tra la lama e l’insediamento religioso originario della cripta.
Infatti, per raggiungere la Lama e visitare le grotte prospicienti è indispensabile passare dalla Chiesa inferiore e, materialmente, farsi autorizzare l’accesso all’esterno della Lama. Solo al visitatore esperto è concessa la possibilità di godere di quello splendido luogo, caratterizzato dalla vegetazione della lama.
Infatti, frontalmente rispetto alla Chiesa, sul fronte della Lama, è posto un ninfeo con le due grotte oggetto dell’intervento realizzato. L’obiettivo del progetto di restauro è proprio quello di recuperare il rapporto tra l’insediamento religioso e la Lama attraverso il restauro delle due grotte e del ninfeo.
Infatti, l’intervento - rendendo fruibile una parte della lama e le grotte - rende chiaramente leggibile l’evoluzione che ha portato alla realizzazione dell’intero complesso monastico della Madonna dei Miracoli.
Il progetto redatto dall’arch. Rosangela Laera con l’arch. Grazia Maria Roberto, la consulenza urbanistica dell’ing. Riccardo Ruotolo, la collaborazione per i rilievi dell’arch. Agata d’Ercole, in definitiva, ha inteso perseguire i seguenti obiettivi:
- il recupero di un bene di notevole rilevanza storico - testimoniale che versa in un grave stato di abbandono;
- la riqualificazione complessiva del contesto costituito dall’intero complesso monastico benedettino, dalla Basilica e dall’intera Lama;
- la creazione di una qualificata offerta turistica/culturale.
Le operazioni di pulizia e consolidamento
L’intervento è localizzato sul 'bordo' della lama posto frontalmente rispetto all'ingresso della Chiesa Inferiore ed è costituito, come accennato, dal Ninfeo e da due Grotte contigue.
Poiché l’area era caratterizzata da una rigogliosa vegetazione che ricopriva le pareti della lama risalendo fino al piano di calpestio su cui s’impostano il ninfeo e le grotte è stata effettuata una pulizia preliminare con l’eliminazione delle piante infestanti che provocavano il degrado.
L’intervento, con la direzione di lavori dell’arch. Angelo Merra, è consistito nel restauro della parete del Ninfeo, fortemente degradato in cui sono riconoscibili le decorazioni che incorniciano una piccola esedra nella quale vi è un frammento di mascherone-fontana.
Alla base dell’esedra vi è una lastra di pietra nella cui parte centrale è inciso un paesaggio ameno protetto da una fortificazione di cui sono già occupati numerosi storici. Tale parte, nonostante il forte livello di degrado in cui versava, ha ripreso, almeno parzialmente, la antica fisionomia.
Il ninfeo, il pergolato e l’antico pomarium
Restano le tracce della base delle colonne che, con una sorta di pergolato, congiungevano l’ingresso della cripta con il ninfeo.
Infatti, tale area, come risulta dallo studio di Annalisa Lomuscio inserito nel testo "La Lama di Santa Margherita e il Santuario di Santa Maria dei Miracoli" a cura di V. Zito e N. Montepulciano, costituiva un vasto spiazzo per accogliere i pellegrini sempre più numerosi.
Il giardino era coltivato a marangoli (varietà di aranci con frutti amarognoli, peraltro, ancora presenti). L’antico pomarium, continua Lomuscio, fu oggetto di diverse trasformazioni, "venne costruita una galleria centrale" che collegava la cripta con il Ninfeo a cui si accennava sopra.
La Grotta delle Rose
La prima grotta presente sulla parete, detta Grotte delle Rose, ha le pareti decorate da uno strato d’intonaco sul quale sono dipinte, a cadenza regolare, numerose fasce verticali che contengono filari di margherite.
La decorazione termina con una cornice che percorre il perimetro delle tre pareti definendo uno schienale. Sul soffitto della grotta sono dipinte rose che non seguono alcuno schema.
Sul lato destro, all’ingresso del vano scavato, vi è uno strato d’intonaco sul quale è presente una decorazione che raffigura una cornice, di gusto settecentesco di colore ocra-dorato, all’interno del quale è riconoscibile, un disegno a volo d’uccello, della lama antistante; nella decorazione è riconoscibile un ponticello che collega le due sponde.
«Il recupero di questa testimonianza - chiarisce il sindaco Nicola Giorgino - è stato realizzato con l’obiettivo di innescare un intervento di interazione tra il santuario ed il territorio circostante, facendo notare ai visitatori il rapporto con il mare ed il paesaggio circostante dei nostri insediamenti più rappresentativi.
Infatti, in questo ambito si possono certamente inscrivere la Madonna dell’Altomare e la Cripta di Santa Croce che dovrebbero essere promosse turisticamente attraverso un unico ed articolato percorso che connoti la nostra città, con la collaborazione della Diocesi e delle Parrocchie».

Il restauro della sala capitolare
Grazie alle mani sapienti di professionisti di una nota azienda del territorio, torna a splendere la sala capitolare del Santuario della Madonna dei Miracoli di Andria: Dopo un primo intervento - si spiega nel corso di un servizio televisivo diffuso sul web cui link al video riportiamo qui sotto - mediante siringature, si prosegue così al lavoro di consolidamento dell’intonaco per tutelare il patrimonio culturale custodito da tempo nella struttura.
Tra le opere, anche la collezione di 8 dipinti, attribuiti a scuola del Salvator Rosa, donati nella seconda meta dell’800 dalla baronessa di Romagnano al Monte, comune in provincia di Salerno (nome da congiuge di Maria Teresa Conoscitore, sposa del barone di Romagnano Carlo Torella, così come scoperto recentemente dal ricercatore Nicola Montepulciano).
Oltre a questi, restano le opere artistiche raffiguranti i personaggi dell’Ordine Benedettino, con la Madonna dei Miracoli, con San Benedetto e Santa Scolastica. Tre delle tele - di cui una risalente al 1749 - sono firmate da Francesco Robortelli.
Il restauro della tela del 1904
Da alcuni giorni il quadro raffigurante la Madonna dei Miracoli insieme ai Santi Riccardo ed Agostino è tornato al suo posto, nella Basilica dedicata alla patrona della città di Andria dopo un lavoro di attento restauro portato avanti dai maestri Valerio Jaccarino e Giuseppe Zingaro.
Il dipinto, di forma rettangolare, opera del pittore barese Michele Montrone è datato al 1904. Al centro è ritratta la Madonna dei Miracoli affiancata dai Santi Riccardo e Agostino.
Ai piedi dei tre santi è raffigurata la città di Andria, Castel del Monte e il Santuario.
Lo stato di conservazione prima dell’intervento
«L’opera versava in un precario stato di conservazione. Il dipinto, realizzato - spiegano i maestri restauratori - con la tecnica dell’olio su tela, presentava una pellicola pittorica fortemente disidratata, con evidenti problemi di adesione e coesione della stessa al supporto tessile.
Le vecchie integrazioni pittoriche, realizzate in occasione di un precedente restauro, erano ormai alterate, i colori infatti risultavano virati. Uno strato di vernice ossidata occultava la reale leggibilità dell’opera».
Le fasi del restauro
Il dipinto è stato quindi trasportato presso il laboratorio di restauro di Jaccarino e Zingaro dove si è proceduto alla realizzazione di un primo intervento di pulitura per rimuovere le vecchie integrazioni pittoriche e lo strato di vernice ossidata.
«Questa è stata l’occasione per analizzare tutti i ripensamenti dell’artista prima della stesura della versione definitiva. Poi abbiamo pulito il supporto tessile dal retro, dove sono state rimosse toppe e aggiunte di ogni tipologia e materiale (carta, plastica, ecc. ) inserite per risarcire tagli e lesioni.
Così siamo andati avanti con il consolidamento della tela con spennellature di BEVA 371 diluito in white spirit. Lungo il perimetro è stata realizzata una foderatura di rinforzo con BEVA film 371 e telina.
La tela infine è stata sottoposta alle operazione di stuccatura delle lacune e integrazione pittorica con velature di colori a vernice per il restauro e protetta da un velo di vernice retoucher data a spruzzo».
Il dipinto di Michele Montrone e il suo significato iconografico
L’organo, collocato sulla parete absidale del Santuario, fu realizzato a completamento della costruzione dell’edificio religioso, nel 1644, come riportato ai lati della struttura.
Questo presenta una cassa lignea in chiaro stile barocco, coerente alla cantoria di tipo pensile. Entrambe le parti presentano decorazioni con dorature e smalti policromi.
La tastiera originale fu sostituita nel XIX secolo da Michele Sessa, un fabbricante di organi napoletano. Le canne d’organo sono nascoste da un pregevole dipinto su tela (m 3.70 x 2.80), raffigurante la Madonna dei Miracoli tra i Santi Agostino e Riccardo.
L’opera fu realizzata nel 1904 dal maestro barese Michele Montrone (1838-1925). Michele Montrone, nella seconda metà dell’Ottocento, conquistò un largo consenso lavorando nelle chiese e nelle strade, eseguendo pale d’altare, dipinti votivi per edicole urbane o per ex voto; sue sono le celebri bottigliette della manna di San Nicola.
La produzione artistica del Montrone si afferma nell’ambito provinciale, suoi lavori decorano le chiese parrocchiali di Bari e della sua Diocesi, ma anche in altri centri del Barese tra cui Andria.
La tela raffigura la Madonna dei Miracoli tra i Santi Riccardo e Agostino. Al centro è ritratta la Madonna dei Miracoli assisa in trono, col Bambino sulle ginocchia; sul suo capo risplende la corona con le dodici stelle mentre ai lati sono il sole e la luna.
San Riccardo, vescovo e protettore della città di Andria, è raffigurato in ginocchio, in abiti episcopali mentre con la mano sinistra regge su di un libro la città di Andria.
Sant’Agostino, fondatore dell’ordine agostiniano preposto alla custodia della Basilica Santuario, è ritratto anch’egli in abiti vescovili mentre impugna con la mano destra una penna, simbolo della sua attività di scrittore.
Ai piedi della Vergine un puttino regge tra le mani un cartiglio con la seguente iscrizione: "Protettrice di Andria e Diocesi". Il libro aperto e il cuore fiammeggiante, trafitto da una freccia, sono attributi iconografici di Sant’Agostino.
In basso, su una distesa pianeggiante, si riconoscono da sinistra la città di Andria con i suoi tre campanili, Castel del Monte ed infine lo stesso Santuario.
Altri interventi di conservazione
Dopo la confisca dei conventi e dei beni ecclesiastici da parte del nuovo Regno d’Italia nel 1866, il convento venne lasciato dagli agostiniani e la chiesa venne affidata ad un sacerdote cappellano.
I fedeli donarono una statua d’argento alla chiesa, trafugata nel 1983, e nuovamente ricostituita. Nel 1886, il santuario versava in gravi condizioni, e perciò furono richiamati gli agostiniani che subito costruirono un nuovo convento, oggi sede del centro d’accoglienza “Villa Santa Monica”.
Nel 1907, in occasione del cinquantesimo anniversario della incoronazione dell’immagine il santuario venne elevato a basilica minore.
L’Associazione Madonna dei Miracoli e i Padri Agostiniani informano i fedeli che i fondi raccolti saranno destinati al recupero del paliotto argenteo dell’altare della grotta datato 1911.
Da un accurato rilievo dello stesso, si sono riscontrate erosioni della lastra argentea dovuta probabilmente all’umidità e dopo aver interpellato degli esperti, si è pensato di recuperare anche questa opera con il suo meraviglioso bassorilievo della Madonna in trono.
Infatti, è stato smontato e portato a Napoli in un laboratorio di argentieri.