Si può essere completamente fedeli all’insegnamento della Chiesa e felici nella vita coniugale, affettiva e sessuale? Sì, e questo libro lo dimostra in modo chiaro ed efficace: nell’amore degli sposi cristiani è inscritta un’autentica vocazione alla santità, alla gioiosa amicizia con Dio.
Finalmente disponibile in lingua italiana, quest’opera di Jean Laffitte e Livio Melina fa scoprire al lettore il significato cristiano dell’amore e le sue ricchezze spesso misconosciute. Questo libro è al contempo profondo e accessibile ad un vasto pubblico, e mostra una reale attenzione verso gli interrogativi delle coppie, le loro gioie e le loro pene.
Il matrimonio come vocazione cristiana
“Dio iscrive nell’umanità dell’uomo e della donna la vocazione, e quindi la capacità e la responsabilità dell’amore e della comunione”[1]. Proprio queste sono le radici profonde cui si riferisce il Direttorio di Pastorale Familiare quando vuole indicare la realtà ultima nella quale si innesta la verità del matrimonio[2]. Non potrebbe d’altra parte essere diversamente se, come afferma ancora la Familiaris Consortio, proprio l’amore costituisce “la fondamentale e nativa vocazione di ogni essere umano”[3].
In questa piattaforma comune trovano la loro origine ed il loro profondo punto di contatto i due modi specifici di attuare tale vocazione che sono il matrimonio e la verginità. A ciascuno di essi si attribuisce in senso derivato il termine vocazione, nel senso di attuazione specifica dell’unica e fondamentale chiamata dell’uomo alla comunione d’amore.
Così specificata dal Dio fatto carne in Gesù tale chiamata assume forma sacramentale rivestendo la prassi battesimale di significato nuovo: salvati da Cristo Gesù per ritrovare in lui la pienezza della chiamata all’amore. Di essa partecipa a pieno titolo il matrimonio il quale si presenta pertanto, agli occhi del cristiano, come attuazione del battesimo ricevuto in uno stato di vita che specifica in sé una dimensione propria dell’amore di Dio: quella dell’Alleanza Nuova per cui Cristo ama di amore infinito la sua Chiesa e chiede agli sposi di esserne il sacramento (cfr. Ef 5).
Si riassume qui il senso e la realtà del matrimonio vissuto secondo l’impronta del regno di Dio, che va quindi pienamente qualificato come vocazione nella Chiesa e per la Chiesa. Alla ricchezza di una tale realtà si intreccia inscindibilmente il dono della grazia divina secondo la molteplicità della sua efficacia.
Amore coniugale e santità
I fidanzati sono ripetutamente invitati dalla parola di Dio a nutrire e potenziare il loro fidanzamento con un amore casto, e gli sposi la loro unione matrimoniale con un affetto senza incrinature (115). Anche molti nostri contemporanei annettono un grande valore al vero amore tra marito e moglie, che si manifesta in espressioni diverse a seconda dei sani costumi dei popoli e dei tempi.
Proprio perché atto eminentemente umano, essendo diretto da persona a persona con un sentimento che nasce dalla volontà, quell’amore abbraccia il bene di tutta la persona; perciò ha la possibilità di arricchire di particolare dignità le espressioni del corpo e della vita psichica e di nobilitarle come elementi e segni speciali dell’amicizia coniugale. Il Signore si è degnato di sanare, perfezionare ed elevare questo amore con uno speciale dono di grazia e carità.
Un tale amore, unendo assieme valori umani e divini, conduce gli sposi al libero e mutuo dono di se stessi, che si esprime mediante sentimenti e gesti di tenerezza e pervade tutta quanta la vita dei coniugi (116) anzi, diventa più perfetto e cresce proprio mediante il generoso suo esercizio. È ben superiore, perciò, alla pura attrattiva erotica che, egoisticamente coltivata, presto e miseramente svanisce.
Il cuore della santità familiare è la perfezione della carità fra gli sposi, quella più perfetta unione e unità di Amore, nella grazia del sacramento del Matrimonio, vissuta in continua crescita sino alla più alta santità. È un amore umano totalmente trasformato, trasfigurato e sempre rinnovato dall’Amore di Cristo, lo Sposo della Chiesa.
Analogamente - si direbbe - all’acqua cambiata in vino alle nozze di Cana, così la santità personale di ciascuno si mescola e si moltiplica con la santità dell’altro nella comune grazia del sacramento del Matrimonio. D’altra parte la santità cui tutti siamo chiamati è la perfezione della carità e «il dono primo e più necessario è la carità, con la quale amiamo Dio sopra ogni cosa e il prossimo per amore di lui» (Lumen gentium, nn. 40 e 42).
Il sacramento del matrimonio e la presenza di Cristo
L’intima comunità di vita e d’amore coniugale, fondata dal Creatore e strutturata con leggi proprie, è stabilita dall’alleanza dei coniugi, vale a dire dall’irrevocabile consenso personale. E così, è dall’atto umano col quale i coniugi mutuamente si danno e si ricevono, che nasce, anche davanti alla società, l’istituzione del matrimonio, che ha stabilità per ordinamento divino.
In vista del bene dei coniugi, della prole e anche della società, questo legame sacro non dipende dall’arbitrio dell’uomo. Perché è Dio stesso l’autore del matrimonio, dotato di molteplici valori e fini (106): tutto ciò è di somma importanza per la continuità del genere umano, il progresso personale e la sorte eterna di ciascuno dei membri della famiglia, per la dignità, la stabilità, la pace e la prosperità della stessa famiglia e di tutta la società umana.
Per la sua stessa natura l’istituto del matrimonio e l’amore coniugale sono ordinati alla procreazione e alla educazione della prole e in queste trovano il loro coronamento. E così l’uomo e la donna, che per l’alleanza coniugale «non sono più due, ma una sola carne» (Mt 19,6), prestandosi un mutuo aiuto e servizio con l’intima unione delle persone e delle attività, esperimentano il senso della propria unità e sempre più pienamente la conseguono.
Questa intima unione, in quanto mutua donazione di due persone, come pure il bene dei figli, esigono la piena fedeltà dei coniugi e ne reclamano l’indissolubile unità (107). Cristo Signore ha effuso l’abbondanza delle sue benedizioni su questo amore dai molteplici aspetti, sgorgato dalla fonte della divina carità e strutturato sul modello della sua unione con la Chiesa.
Infatti, come un tempo Dio ha preso l’iniziativa di un’alleanza di amore e fedeltà (108) con il suo popolo cosi ora il Salvatore degli uomini e sposo della Chiesa (109) viene incontro ai coniugi cristiani attraverso il sacramento del matrimonio. Inoltre rimane con loro perché, come egli stesso ha amato la Chiesa e si è dato per essa (110) così anche i coniugi possano amarsi l’un l’altro fedelmente, per sempre, con mutua dedizione.
L’autentico amore coniugale è assunto nell’amore divino ed è sostenuto e arricchito dalla forza redentiva del Cristo e dalla azione salvifica della Chiesa, perché i coniugi in maniera efficace siano condotti a Dio e siano aiutati e rafforzati nello svolgimento della sublime missione di padre e madre (111).
Per questo motivo i coniugi cristiani sono fortificati e quasi consacrati da uno speciale sacramento (112) per i doveri e la dignità del loro stato. Ed essi, compiendo con la forza di tale sacramento il loro dovere coniugale e familiare, penetrati dello spirito di Cristo, per mezzo del quale tutta la loro vita è pervasa di fede, speranza e carità, tendono a raggiungere sempre più la propria perfezione e la mutua santificazione, ed assieme rendono gloria a Dio.

La santità personale, coniugale e familiare
In queste poche battute è possibile rinvenire una sorta di particolare dinamica, che coniuga la santità familiare prendendo le mosse dalla singolarità di ognuno; si sviluppa, quindi, nella mutualità e fiorisce, da ultimo, in una forma di santità capace di accomunare.
Per questo Gaudium et Spes dice: «I coniugi stessi, creati ad immagine del Dio vivente e muniti di un’autentica dignità personale, siano uniti da un uguale mutuo affetto, dallo stesso modo di sentire, da comune santità, così che, seguendo Cristo principio di vita nelle gioie e nei sacrifici della loro vocazione, attraverso il loro amore fedele possano diventare testimoni di quel mistero di amore che il Signore ha rivelato al mondo con la sua morte e la sua risurrezione» (n. 52).
D’altra parte ogni vocazione cristiana è il dono offerto a una persona, un incontro personale, unico e irripetibile con Cristo che, nell’oggi della storia, continua a chiamare discepoli nelle diverse forme di vita e di apostolato. E fra questi, c’è la chiamata al sacramento del Matrimonio ed alla vita in famiglia.
Nella vocazione matrimoniale c’è una chiamata a vivere quella perfezione di cui parla Gesù (Mt 5, 48). Dice il Concilio: «Gli sposi cristiani, fidando nella divina Provvidenza e coltivando lo spirito di sacrificio, svolgono il loro ruolo procreatore e si assumono generosamente le loro responsabilità umane e cristiane, glorificano il Creatore e tendono alla perfezione cristiana» (n. 50).
La santità della famiglia infatti è certamente la santità di singole persone; allo stesso tempo, però, è una forma di santità comunitaria. Lo espresse chiaramente Papa Francesco nel suo discorso alla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, quando disse che «la famiglia umanizza le persone attraverso la relazione del “noi” e allo stesso tempo promuove le legittime differenze di ciascuno. Questo, attenzione, è proprio importante per capire cosa è una famiglia, che non è soltanto un’aggregazione di persone» (29 aprile 2022).
La famiglia, all’interno della compagine sociale, «costituisce la prima forma di comunione di persone» (n. 12). In questa prospettiva, anche il dono dei figli va guardato non come aggiunta ma come moltiplicazione della medesima ed unica santità, nella quale Cristo si fa manifesto.
La famiglia come Chiesa domestica
Prevenuti dall’esempio e dalla preghiera comune dei genitori, i figli, anzi tutti quelli che vivono insieme nell’ambito familiare, troveranno più facilmente la strada di una formazione veramente umana, della salvezza e della santità. Quanto agli sposi, insigniti della dignità e responsabilità di padre e madre, adempiranno diligentemente il dovere dell’educazione, soprattutto religiosa, che spetta loro prima che a chiunque altro.
I figli, come membra vive della famiglia, contribuiscono pure in qualche modo alla santificazione dei genitori. Risponderanno, infatti, ai benefici ricevuti dai genitori con affetto riconoscente, con pietà filiale e fiducia; e li assisteranno, come si conviene a figli, nelle avversità della vita e nella solitudine della vecchiaia.
La famiglia cristiana che nasce dal matrimonio, come immagine e partecipazione dell’alleanza d’amore del Cristo e della Chiesa (114) renderà manifesta a tutti la viva presenza del Salvatore nel mondo e la genuina natura della Chiesa, sia con l’amore, la fecondità generosa, l’unità e la fedeltà degli sposi, che con l’amorevole cooperazione di tutti i suoi membri.
Abbiamo una grande fortuna, perché il matrimonio non è una cosa fra due, ma fra tre. Oltre ai due coniugi, infatti, c’è qualche altro che è ancora più interessato a portare avanti il progetto di ogni matrimonio, il progetto di santità di ogni coniuge: Dio.
Cristo ha elevato il matrimonio naturale all’alto rango di sacramento per dare una grazia speciale a ognuno dei due sposi che intraprendono questo cammino appassionante di formare una nuova ‘chiesa domestica’; inoltre, non ci lascia soli, ma si intromette nella nostra vita ed è come se ci dicesse: “Io mi lascio coinvolgere in tutto ciò che è vostro, piccolo o grande, permanente o effimero; percorrerete i miei sentieri, vivrete momenti di ogni genere, andremo a Nazaret, a Betania e sul Calvario; ma non finisce qui, perché poi vi sarà anche la Risurrezione: abbiate fiducia perché io sarò sempre con voi durante tutte le vostre giornate”.
La vita coniugale è un autentico itinerario di santità cristiana e il segreto che ogni coppia di coniugi cerca di scoprire per ottenere la felicità, consiste nel fare la Sua volontà in ogni situazione e amare molto, molto, come Egli ci ha amato.
La quotidianità come strada di santificazione
La maggioranza dei soci dell’Opus Dei vive nello stato matrimoniale; per loro l’amore umano e i doveri coniugali sono parte della vocazione divina. L’Opus Dei ha fatto del matrimonio un cammino divino, una vocazione, e ciò comporta molte conseguenze riguardanti la santificazione personale e l’apostolato.
Il matrimonio è fatto perché quelli che lo contraggono vi si santifichino e santifichino gli altri per mezzo di esso: perciò i coniugi hanno una grazia speciale, che viene conferita dal sacramento istituito da Gesù Cristo. Chi è chiamato allo stato matrimoniale, trova in esso, con la grazia di Dio, tutti i mezzi necessari per essere santo, per identificarsi ogni giorno di più con Gesù e per condurre verso il Signore le persone con cui vive.
È per questo che penso sempre con speranza e affetto ai focolari cristiani, a tutte le famiglie sbocciate dal sacramento del matrimonio, che sono luminose testimonianze del grande mistero divino - sacramentum magnum (Ef 5, 32), sacramento grande - dell’unione e dell’amore fra Cristo e la sua Chiesa.
Gli sposi cristiani devono avere la consapevolezza di essere chiamati a santificarsi santificando, cioè a essere apostoli; e che il loro primo apostolato si deve realizzare nella loro casa. Devono capire l’opera soprannaturale che è insita nella creazione di una famiglia, nell’educazione dei figli, nell’irradiazione cristiana nella società.
Dalla consapevolezza della propria missione dipende gran parte dell’efficacia e del successo della loro vita: la loro felicità. Non devono però dimenticare che il segreto della felicità coniugale è racchiuso nelle cose quotidiane, e non in fantasticherie.
Consiste nello scoprire la gioia intima del ritorno al focolare, nell’incontro affettuoso coi figli; nel lavoro di ogni giorno a cui collabora tutta la famiglia; nel buon umore dinanzi alle difficoltà, che vanno affrontate con spirito sportivo; e anche nel saper approfittare di tutti i progressi offertici dalla civiltà per rendere la casa accogliente, la vita più semplice, la formazione più efficace.
Fedeltà, perdono e aiuto reciproco
Ripeto insistentemente a quanti sono stati chiamati da Dio a formare una famiglia di amarsi sempre; di amarsi con l’amore appassionato di quand’erano fidanzati. Ha un povero concetto del matrimonio - che è un sacramento, un ideale e una vocazione - colui che pensa che l’amore finisca quando iniziano le pene e i contrattempi che la vita porta sempre con sé.
È proprio allora che il legame d’affetto si rafforza. La piena delle tribolazioni e delle contrarietà non è capace di spegnere il vero amore: il sacrificio generosamente condiviso rafforza l’unione. Come dice la Bibbia, aquae multae - le molte difficoltà, fisiche e morali - non potuerunt extinguere caritatem (Ct 8, 7), non hanno potuto spegnere l’amore.
Noi sposi abbiamo il dovere coniugale dell’aiuto reciproco, promesso il giorno del nostro matrimonio, e aiutare l’altro vuol dire dargli la possibilità di trarre il meglio, certamente aiutandolo a stare vicino a Dio - senza amareggiarlo o importunarlo indebitamente.
Dobbiamo rispettare i tempi di ognuno e dobbiamo affrontare le eventuali crisi: con la presenza, la compagnia, la preghiera, ma senza opprimere. Dobbiamo curare anche l’inverso: rispettare l’altro nei suoi momenti di intimità con Dio, se l’altro non pensa di condividerli, è cosa che non deve intralciare i rapporti coniugali, ma deve arricchirli.
Importante è il rispetto reciproco, soprattutto in ciò che riguarda la coscienza, che è il luogo in cui ognuno apre la sua interiorità al Signore, il luogo in cui la nostra libertà prende le decisioni più importanti della propria vita. L’intimità con Dio è personale e ognuno deve scoprire la via personale che lo porta a Lui, che passa certamente attraverso il coniuge: questo non fa altro che arricchire entrambi.
La carità “porterà a condividere le gioie e le eventuali amarezze - ci ricorda san Josemaría -; a saper sorridere dimentichi delle proprie preoccupazioni per prendersi cura degli altri; ad ascoltare il proprio coniuge e i figli, dimostrando loro che li si ama e li si comprende davvero; a superare i piccoli attriti che l’egoismo tende a ingigantire; a svolgere con amore sempre nuovo i piccoli servizi di cui è intessuta la convivenza quotidiana.”
Preghiera e vita spirituale della coppia
Pregare insieme in famiglia - rispettando la libertà e l’età di ognuno dei figli: la fede si trasmette, non s’impone - è una cosa che la tradizione cristiana raccomanda perché, attraverso queste piccole ma concrete pratiche di pietà familiari, la fede è stata trasmessa generazione dopo generazione.
Pregare al mattino - l’offerta a Dio della nostra giornata -, l’Angelus a mezzogiorno e la sera tre Avemaria; invocare Dio all’inizio di un viaggio; assistere insieme alla Messa domenicale; e magari recitare in famiglia il Rosario perché, come si dice, “la famiglia che prega unita rimane unita”, però sempre.
Tra queste pratiche di pietà è molto familiare la benedizione della tavola, come ci ricorda l’enciclica Laudato si’: “Un’espressione di questo atteggiamento [contemplativo davanti alla creazione] è fermarsi a ringraziare Dio prima e dopo i pasti. Propongo ai credenti che riprendano questa preziosa abitudine e la vivano con profondità.”
“Tale momento della benedizione, anche se molto breve, ci ricorda il nostro dipendere da Dio per la vita, fortifica il nostro senso di gratitudine per i doni della creazione, è riconoscente verso quelli che con il loro lavoro forniscono questi beni, e rafforza la solidarietà con i più bisognosi” (iv).
La relazione con Dio, infatti, consente ai coniugi cristiani di ravvivare ogni giorno la Grazia ricevuta che li sostiene nelle fatiche e nelle lotte quotidiane. La nostra vita può sempre essere un cammino di santità personale, di coppia o familiare, una via per crescere nell’amore verso l’altro.
Preparazione al matrimonio e discernimento vocazionale
Le esigenze pastorali che ne derivano impegnano la pastorale giovanile e quella familiare a collaborare insieme, coinvolgendo in questo progetto comune la stessa pastorale vocazionale, così da aiutare il giovane cristiano a prendere coscienza che il proprio futuro, in termini di fede, non può mai essere pensato come pura “sistemazione”, ma solo e sempre come risposta ad una chiamata.
Qui si innesta la necessità che nel suo cammino formativo ogni giovane sia educato a porsi in un atteggiamento di ricerca, più esattamente di discernimento che guarda senza pregiudizi alla pluralità di ricchezza vocazionale che la Chiesa possiede: dalla scelta verginale per il regno di Dio nelle sue molteplici forme di consacrazione, a quella del matrimonio secondo lo stesso regno di Dio.
Nel corso di tale discernimento non si tratta solo di aiutare a scegliere, ma anche di dare gli aiuti necessari per vivere un giorno in pienezza la propria vocazione. Non a caso la Familiaris Consortio parla di preparazione remota, prossima ed immediata alla vita coniugale[5].
L’amore totale fedele e fecondo, nella specificità delle sue forme, non si improvvisa né nel tempo del seminario né in quello del fidanzamento, ma richiede la formazione alla maturità dell’amore che deve iniziare assai presto e deve favorire numerosi atteggiamenti: dall’amicizia, alla fedeltà, al servizio, alla castità, fino alla disponibilità vocazionale e alla formazione della propria coscienza morale.
In particolare il fatto che il matrimonio sia realtà istituita fin dall’inizio della creazione, non significa che non abbia bisogno di cura, quasi che sia “cosa” talmente spontanea da compiersi da sé. Questo modo di ragionare dimentica che anche colui che ha predisposizione fisica non per questo è già un atleta, ma ha invece bisogno di non poco allenamento.
Solo attraverso questa formazione la vita coniugale e familiare ritroverà tutta la propria ricchezza passando da “sistemazione” a “vocazione” secondo la dignità che le appartiene.
Amore umano, sessualità e responsabilità
Raramente, infatti, un’opera aveva affrontato in modo così completo e chiaro al tempo stesso la maggior parte dei problemi legati all’amore dell’uomo e della donna: il significato del corpo, la differenza sessuale, la felicità dei coniugi, il rapporto sessuale, la contraccezione, la paternità responsabile, le tecniche di procreazione assistita, il perdono, la comunione tra sposi, la coscienza.
Queste pagine potranno aiutare anche quei giovani che s’interrogano sull’amore umano. È destinato a diventare uno strumento insostituibile per la coppia così come per gli operatori nel campo della preparazione al matrimonio e della pastorale familiare.
Nel matrimonio Cristo offre la sua grazia perché l’amore umano si muova secondo il medesimo dinamismo dell’amore trinitario che è totale, fedele, fecondo[4]. In questo innesto l’amore coniugale riceve la grazia di essere quel sacramento dell’unione, di cui abbiamo detto, fra Cristo e la sua Chiesa.
Una vocazione che non può esaurire il suo compito se non nell’intima collaborazione fra l’umano ed il divino. Così vissuto il matrimonio diventa il luogo in cui ciascun coniuge risponde personalmente, nella grazia battesimale, a Cristo Gesù che giorno dopo giorno lo invita alla sequela.
La missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo
“Nella misura in cui la famiglia cristiana accoglie il Vangelo e matura nella fede diventa comunità evangelizzante. Questa missione apostolica della famiglia è radicata nel battesimo e riceve dalla grazia sacramentale del matrimonio una nuova forza per trasmettere la fede, per santificare e trasformare l’attuale società secondo il disegno di Dio” (v).
Dallo slancio di speranza generato dall’amore fedele di Dio, scaturisce il desiderio di annunciare il Suo amore e rendere la famiglia “via della Chiesa” (AL 69), luogo dove alimentare nuove vocazioni.
Signore, fa’ che ogni famiglia possa vivere la propria vocazione alla santità nella Chiesa come una chiamata a farsi protagonista dell’evangelizzazione, nel servizio alla vita e alla pace, in comunione con i sacerdoti ed ogni stato di vita.
Com’è grande la missione alla quale Dio ha chiamato gli sposi e che ha messo nelle loro mani! Quale meravigliosa responsabilità è l’essere presenti nella nascita di una società rinnovata dalla carità di Cristo e quale imperiosa necessità è il Suo aiuto!
Gli sposi cristiani - continua il cardinale De Donatis -, seguendo le orme di illustri santi e beati e sostenuti dalla loro intercessione, sono invitati a percorrere insieme il loro cammino di santità. Sul modello dei genitori di santa Teresa di Lisieux o dei coniugi Beltrame Quattrocchi, sono chiamati a vivere con fiducia le dolorose prove della vita e a vedere nella trama del loro amore la presenza fedele di Cristo.
I Beltrame Quattrocchi, i Bernardini, gli Amendolagine in Italia, gli Alvira e gli Ortiz in Spagna, i Takashi in Giappone, i Rugamba in Rwanda e molti altri sono esempi concreti di come il matrimonio non sia un ideale romantico e perfetto da raggiungere, ma una storia d’amore piena di vicissitudini, sempre in divenire, in cui Cristo può operare grandi cose quando trova spazio nei cuori.
Essi ci dicono con la delicatezza e la forza prorompente della testimonianza che ogni famiglia può percorrere una propria via di santità, se siamo consapevoli che non possiamo salvarci da soli, bensì nella trama di relazioni in cui siamo inseriti.
Informazioni sull’opera
| Elemento | Informazione |
|---|---|
| Titolo | Amore coniugale e vocazione alla santità |
| Autori | Jean Laffitte e Livio Melina |
| Editore | Effatà |
| ISBN | 9788874020638 |
| Pagine | 192 |
| Anno | 2006 |
| Formato | 14 x 20.5 cm |
| Peso | 230 grammi |
| Collana | Scienze del matrimonio |
Questo libro è al contempo profondo e accessibile ad un vasto pubblico, e mostra una reale attenzione verso gli interrogativi delle coppie, le loro gioie e le loro pene.