Gli altari, o “are”, furono il primo tipo di monumento sacro dedicato dai Romani, quello in cui si concretizzò per la prima volta il senso religioso. A differenza dei templi, che oggi sono le strutture di culto più visibili della Roma antica, gli altari erano l’elemento fondamentale delle cerimonie religiose.
Le libagioni, le offerte e i sacrifici cruenti, cioè tutti riti che costituivano il momento centrale delle celebrazioni, si svolgevano sugli altari. Per questo motivo potevano essere eretti in luoghi molto diversi: nei boschi, presso le fonti, nelle case private, negli edifici pubblici, agli incroci delle strade e davanti a ogni tempio.
Che cos’era un altare romano
L’altare romano era il punto concreto in cui la comunità entrava in rapporto con la divinità attraverso un rito. La sua funzione non consisteva soltanto nel sostenere un’offerta, ma nel rendere possibile l’intera sequenza cerimoniale: la libagione, la presentazione dei doni, l’immolazione degli animali e la successiva distribuzione del cibo sacrificale.
Gli altari potevano sorgere ovunque si percepisse una presenza divina. Sorti dapprima nei boschi e presso le fonti, con la progressiva urbanizzazione trovarono posto nelle case private, negli edifici pubblici e all’incrocio delle strade.
Dal momento che erano necessari allo svolgimento della cerimonia, c’era sempre un altare davanti ad ogni tempio. A seconda dello spazio disponibile poteva essere eretto nell’area antistante, cioè ai piedi della scalinata, oppure su un ripiano a circa metà della scalinata.
Le principali tipologie di altare romano
Altari pubblici e monumentali
Gli altari pubblici erano legati alla vita religiosa ufficiale della città e alle celebrazioni promosse dallo Stato. Potevano commemorare una divinità, una vittoria, la pace, un imperatore o un evento ritenuto fondamentale per la comunità.
Di tutti gli altari romani, l’unico che ancora si erge ben visibile e meravigliosamente conservato, ma non nella sua posizione originaria, è l’Ara Pacis augustea, che però per le sue dimensioni e per la ricchezza della decorazione è un’eccezione assoluta e si differenzia dagli altari generalmente dedicati nel mondo romano.
Altari davanti ai templi
Gli altari collocati davanti ai templi costituivano il punto operativo del culto. Il tempio custodiva l’immagine o la presenza della divinità, mentre l’altare era il luogo in cui il sacrificio diventava un atto pubblico e visibile.
Nell’area sacra di Sant’Omobono e in quella di Largo Argentina l’altare si trovava nell’area antistante, ai piedi della scalinata. Nel tempio di Antonino e Faustina, invece, il passaggio della via Sacra limitava lo spazio e l’altare era collocato su un ripiano a circa metà della scalinata.
Altari sotterranei
Alcuni altari erano collocati sotto il livello del terreno e venivano riportati alla luce soltanto in occasione delle cerimonie. Nel Circo Massimo si trovava l’ara sotterranea di Consus, rimessa in luce solo in occasione delle corse.
Nel Campo Marzio esisteva un’altra ara sotterranea dedicata a Dite e Proserpina, che veniva dissepolta in occasione delle cerimonie nel Tarentum.
Altari domestici
Gli altari domestici appartenevano alla sfera privata e familiare. Erano presenti nelle case e si collegavano al culto dei Lari, le divinità protettrici della famiglia e dell’abitazione.
Accanto agli altari pubblici non vanno dimenticati i Lararia domestici, dedicati al culto familiare dei Lari. Erano presenti in ogni casa, anzi ne costituivano un elemento indispensabile.
Altari agli incroci e nei quartieri
Un’altra forma di culto diffusa nella città era rappresentata dalle edicole, o aedicula e sacellum, che riproducevano in dimensioni molto ridotte la facciata di un tempio. Particolarmente numerosi erano i Compita Larum, edicole poste ai crocicchi delle vie e dedicate al culto dei Lari.
La loro origine era antichissima, perché fin dall’età più antica la città era divisa in “vici”, isolati ciascuno dei quali aveva un proprio luogo di culto posto ad un incrocio. Le fonti antiche testimoniano 265 Compita Larum sotto Vespasiano e ben 423 nella seconda metà del IV secolo d.C.
Le prime are di Roma
Secondo le fonti, la prima ara eretta a Roma fu l’ara maxima Herculis nel Foro Boario, dedicata addirittura in età mitica e poi inserita da Romolo nel pomerium.
Anche altre are vantavano un’antichissima fondazione: nel Foro Romano quella di Giuturna e quella di Vulcano, il Volcanal; nel Circo Massimo quella sotterranea di Consus; nel Campo Marzio una dedicata a Marte e una, pure sotterranea, a Dite e Proserpina.
Il rapporto tra altari, templi e spazio urbano
Il numero degli altari in età storica era quindi altissimo. La loro presenza dipendeva dalla necessità di svolgere riti in luoghi accessibili alla comunità e non soltanto all’interno degli edifici templari.
Il tempio e l’altare svolgevano funzioni complementari: il primo definiva lo spazio sacro e custodiva la divinità, mentre il secondo permetteva di compiere materialmente le offerte e i sacrifici. Per questo l’altare poteva assumere dimensioni e forme diverse in base al luogo, al rito e al numero dei partecipanti.

L’Ara Pacis: l’altare della pace
Il 30 gennaio del 9 a.C. si inaugurava nella Roma augustea il monumento forse più significativo e importante della nuova era del principato: l’Ara Pacis.
Il motivo di questa costruzione era celebrare la pace riportata in tutto l’impero dal primo princeps romano, Ottaviano Augusto, che proprio in quegli anni tornava vincitore dalle province della Gallia e della Spagna, da sempre le più riottose e difficili da sottomettere.
«Quando tornai a Roma dalla Spagna e dalla Gallia […] compiute felicemente le imprese in quelle provincie, il Senato decretò che per il mio ritorno si dovesse consacrare l’ara della Pace Augusta presso il Campo Marzio e dispose che in essa i magistrati, i sacerdoti e le vergini vestali celebrassero un sacrificio annuale.»
Res Gestae Divi Augusti
La posizione originaria dell’Ara Pacis
L’Ara Pacis, oggi ritenuta uno dei monumenti più importanti sia per lo stato di conservazione sia per il suo significato simbolico e la sua importanza storica, anticamente non era posizionata dov’è oggi.
I resti archeologici di questo monumento, che iniziarono ad affiorare già nella seconda metà del Cinquecento, vennero alla luce nei pressi di Palazzo Fiano, situato tra Montecitorio e via del Corso.
Anticamente quella zona si trovava a un miglio esatto dal pomerium, il limite sacro della città per gli antichi Romani. All’interno non era concesso portare con sé alcuna arma, nemmeno all’imperatore.
L’Ara Pacis era situata con un ingresso posto su via Flaminia e l’altro che affacciava sul Campo Marzio e, nel corso del tempo, data l’antica vicinanza al Tevere, venne sommersa dalle inondazioni del fiume.
La pace romana
«Si vis pacem, para bellum», se vuoi la pace, prepara la guerra: questo era l’assunto della pace romana, sempre disponibili al compromesso e ai loro patti, ma sempre pronti anche a impugnare le armi quando necessario.
Dopo che il Senato nel 13 a.C. diede mandato di costruire l’altare, il 30 gennaio del 9 a.C. il monumento eretto in onore di Augusto fu inaugurato non in una data casuale, ma nel giorno del compleanno della divina Livia, moglie dell’imperatore.
La decorazione e la processione annuale
Il fregio che corre tutto intorno all’edificio che contiene il vero e proprio altare è molto importante perché raffigura la processione che ogni anno, il 30 gennaio, veniva svolta per celebrare la Pace Romana.
La processione era composta da tre cortei: uno partiva dalla casa delle Vestali, sacerdotesse consacrate alla dea Vesta; uno dal Collegio dei Pontefici; un altro proveniva dal Collegio degli Augustali, sacerdoti consacrati al culto del Divo Augusto.
Quest’ultima istituzione religiosa fu istituita soltanto alla morte di Ottaviano. Ad attendere i tre cortei nella sua reggia era il Pontefice Massimo, cioè l’imperatore in persona.
Riuniti tutti insieme, i partecipanti si dirigevano verso l’Altare della Pace per celebrare un particolare tipo di sacrificio.
Il suovetaurilia
Il suovetaurilia era il sacrificio di tre animali: un maiale, una pecora e un toro. Il termine deriva infatti dall’unione di sus, ovis e taurus.
Una volta uccisi, gli animali venivano portati nei sotterranei dell’altare, cucinati e poi distribuiti alla popolazione che era arrivata a partecipare al rito.
Insieme al cibo, durante questa festa, lo Stato era solito offrire anche del denaro e soprattutto del vino. In questa occasione non si celebravano giochi fisici, ma si mangiava e si beveva.

La Tomba del Milite Ignoto e l’Altare della Patria
In epoca moderna, il nome “Altare della Patria” indica soprattutto la parte centrale del Vittoriano dedicata alla Tomba del Milite Ignoto. Il monumento si affaccia su Piazza Venezia e ufficialmente prende il nome di Monumento Nazionale a Vittorio Emanuele II o Vittoriano.
L’Altare della Patria rappresenta una delle espressioni più potenti dell’Italia post-unitaria, un’architettura pensata per dare forma visibile alla nascita dello Stato moderno. Non è soltanto un monumento da osservare, ma uno spazio da visitare e vivere: una successione di piani, simboli e prospettive che accompagnano il visitatore dalla città quotidiana a una dimensione più solenne.
La storia del Vittoriano
Dopo la morte di Vittorio Emanuele II, primo re d’Italia, il giovane Stato sentì l’urgenza di celebrare il proprio percorso unitario con un’opera capace di parlare a tutti, non solo come omaggio dinastico ma come simbolo collettivo.
La scelta dell’area ai piedi del Campidoglio comportò interventi urbanistici profondi e, fin dall’inizio, forti discussioni data la vicinanza dei Fori Imperiali.
Il 26 marzo 1878 fu presentata alla Camera una proposta di legge per erigere il monumento a Roma, approvata dal Parlamento il 16 maggio dello stesso anno. Nel 1880 venne istituita la Commissione Reale e bandito un concorso internazionale, inizialmente vinto dal francese Henri-Paul Nénot, il cui progetto fu però accantonato per motivi politici e culturali.
Un secondo concorso stabilì definitivamente il luogo e le caratteristiche dell’opera, individuando nel Campidoglio il sito più adatto per il suo valore simbolico. La scelta trasformò il monumento in emblema della Roma capitale e della nuova Italia unita.
Il progetto definitivo fu affidato a Giuseppe Sacconi, che avviò il cantiere nel 1885. Il Vittoriano venne infine inaugurato il 4 giugno 1911, in occasione del cinquantenario dell’Unità d’Italia.
La funzione simbolica della Tomba
La Tomba del Milite Ignoto è il cuore simbolico dell’Altare della Patria, il punto in cui il monumento assume un significato universale e profondamente umano.
Collocata al centro del complesso, la Tomba ospita dal 1921 le spoglie di un soldato non identificato della Prima guerra mondiale, scelto per rappresentare tutti i caduti senza nome.
La Tomba del Milite Ignoto trasforma l’idea di celebrazione in un gesto di raccoglimento: non un eroe individuale, ma un’assenza che diventa presenza condivisa. È un luogo che parla di sacrificio, ma anche di uguaglianza, perché annulla ogni distinzione di grado, provenienza o destino.
È oggi uno dei luoghi più solenni di Roma, costantemente sorvegliato e protagonista delle principali ricorrenze civili italiane. Anche per il visitatore occasionale, fermarsi davanti a questo spazio significa entrare, per un momento, in una dimensione di silenzio e rispetto che va oltre il turismo.
Confronto tra le principali tipologie
| Tipologia | Luogo | Funzione principale |
|---|---|---|
| Altare pubblico | Fori, piazze e aree sacre | Celebrazione ufficiale di divinità, eventi e istituzioni |
| Altare templare | Davanti al tempio o sulla scalinata | Libagioni, offerte e sacrifici |
| Altare sotterraneo | Circo Massimo e Campo Marzio | Riti specifici celebrati in momenti determinati |
| Altare domestico | Case private | Culto familiare dei Lari |
| Compitum Larum | Incroci e vici | Culto dei Lari del quartiere |
| Ara Pacis | Campo Marzio | Celebrazione della Pace Augusta |
Un altare moderno con forme tradizionali
La continuità simbolica tra l’altare romano e l’Altare della Patria non implica una continuità religiosa diretta, ma mostra come la forma dell’altare possa essere riutilizzata per esprimere valori collettivi.
Nel Vittoriano il sacrificio antico viene trasformato nella memoria dei caduti e nella celebrazione dell’unità nazionale. La Tomba del Milite Ignoto assume così una funzione paragonabile a quella degli antichi altari commemorativi: concentra in un punto visibile una memoria condivisa e la rende oggetto di riti pubblici.
Caratteristiche di un altare d’epoca moderna a Roma
Un esempio conservato nella chiesa di San Silvestro al Quirinale presenta una mensa a parallelepipedo, dietro alla quale si trova una struttura più larga, con la base angolata verso la parte anteriore; ai lati sono presenti due mensole a voluta che sostengono il gradino d’altare.
Il gradino è articolato su due livelli con due ali laterali leggermente arretrate. Il livello superiore è convesso e svasato verso l’alto, con terminazioni a riccio.
L’altare ha un semplice tabernacolo architettonico formato da due plinti laterali che sorreggono un fastigio a profilo mistilineo di legno dorato, con cherubini a rilievo. Lo sportello centinato è in metallo dorato, con il rilievo del calice eucaristico.
L’insieme è decorato da specchiature policrome. L’opera è realizzata in legno, doratura, marmo giallo antico, marmo verde antico e metallo dorato.
| Elemento | Informazione |
|---|---|
| Oggetto | Altare |
| Ambito culturale | Ambito Romano |
| Luogo di conservazione | Chiesa di S. Silvestro al Quirinale |
| Indirizzo | Via XXIV Maggio 10, Roma (RM) |
| Profondità | 150 |
| Altezza | 205.5 |
| Larghezza | 300 |
| Periodo | sec. XVIII |
| Paliotto | Probabilmente di epoca posteriore, forse sec. XIX |
Di disegno elegante e mosso, seppure di forme piuttosto semplici, l’altare non è riferibile con precisione a lavori documentati nella cappella maggiore. Sembra potersi riferire al sec. XVIII e presenta alcune analogie con particolari decorativi del vicino altare della cappella di San Gaetano da Thiene.
Il paliotto, estremamente semplice e di marmi diversi, sembra di epoca posteriore e può probabilmente risalire al sec. XIX. Da notare è la preziosità dei marmi usati.
Visitare i luoghi legati agli altari di Roma
L’Ara Pacis e il Vittoriano appartengono a epoche diverse e rispondono a funzioni differenti, ma permettono di comprendere come l’altare possa diventare un centro di memoria politica, religiosa e civile.
Il Vittoriano si trova in Piazza Venezia, uno dei principali snodi del centro storico, facilmente raggiungibile a piedi dal Colosseo, dai Fori Imperiali, dal Campidoglio e da via del Corso. La posizione centrale rende l’Altare della Patria una tappa naturale durante una giornata di visita alla città.
L’accesso al monumento è generalmente libero, mentre terrazze panoramiche, ascensore e spazi museali prevedono biglietti e orari specifici. Il complesso può essere apprezzato anche per la sua architettura: scalinate, portici, colonne e terrazze compongono una scenografia solenne che dialoga con la Roma antica senza imitarla.
L’uso estensivo del marmo chiaro rende il monumento luminoso e riconoscibile da lontano. L’architettura culmina nelle terrazze panoramiche, da cui lo sguardo abbraccia alcuni dei luoghi più emblematici di Roma.