La Preghiera del Donatore di sangue è una preghiera composta da Papa Giovanni XXIII per esprimere il significato spirituale e umano della donazione, intesa come gesto gratuito di aiuto verso chi soffre. Il testo chiede di accogliere e valorizzare il piccolo sacrificio del donatore, affinché, insieme a quello di tanti altri donatori, possa servire a sollevare molti fratelli.
La preghiera richiama anche l’importanza della salute del donatore, necessaria per continuare a donare agli altri, e unisce l’offerta materiale del sangue a una dimensione di solidarietà, amore e responsabilità verso la persona malata.
La Preghiera del Donatore di Papa Giovanni XXIII
O Signore Gesù, che ritieni fatto a Te ogni minimo dono che facciamo ai fratelli, accogli Ti prego il mio piccolo sacrificio e benedici il mio desiderio di aiutare chi soffre, col dono del mio sangue.
Non ti chiedo ricompensa, o Signore, né soddisfazione alcuna, ma Ti prego di valorizzare il mio piccolo dono, che insieme a quello di tanti donatori accresce la sua efficacia e serve a sollevare molti fratelli.
Mantieni in me una salute che mi consenta il continuo dono di me agli altri e, mentre l’offerta materiale del sangue raggiunge il corpo del fratello e lo solleva, fà o Signore che il mio sacrificio, unito al Tuo, infinitamente più grande, serva alla redenzione della sua anima.
La versione con la formula conclusiva
O Signore Gesù che ritieni fatto a Te ogni minimo dono che facciamo ai fratelli, accogli Ti preghiamo, il mio piccolo sacrificio e benedici il mio desiderio di aiutare chi soffre, col dono del mio sangue.
Non Ti chiedo ricompensa, o Signore, né soddisfazione alcuna, ma Ti prego di valorizzare il mio piccolo dono, che insieme a quello di tanti donatori, accresce la sua efficacia e serve a sollevare molti fratelli.
Mantieni in me una salute che mi consenta il continuo dono di me agli altri e, mentre l’offerta materiale del sangue raggiunge il corpo del fratello e lo solleva, fa o Signore che il mio sacrificio, unito al Tuo, infinitamente più grande, serva alla redenzione della sua anima. Amen.
Scritta da Papa Giovanni XXIII
Origine della preghiera
La preghiera composta da Sua Santità Papa Giovanni XXIII e nota come “la Preghiera del Donatore di Sangue” è stata consegnata dal Pontefice al Presidente Nazionale e fondatore dell’AVIS, dott. Vittorio Formentano, nel corso dell’Udienza speciale che Giovanni XIII concesse, nel marzo del 1959, ai donatori di sangue.
Furono più di cinquemila i donatori avisini presenti in quella circostanza in Piazza San Pietro.
Il significato del dono del sangue
La Preghiera del Donatore presenta la donazione come un gesto concreto rivolto alla persona che soffre. Il sangue donato raggiunge il corpo del fratello e lo solleva, trasformando un’offerta personale in un aiuto capace di sostenere molti malati.
Il testo sottolinea che il dono acquista maggiore efficacia quando si unisce a quello di tanti altri donatori. La solidarietà, quindi, non è descritta come un atto isolato, ma come una partecipazione comune al bene degli altri.
La preghiera non chiede ricompensa né soddisfazione personale, ma invita a vivere la donazione come disponibilità gratuita, attenzione verso chi soffre e responsabilità condivisa.
La donazione come solidarietà concreta
Sgorgare rosso di prezioso sangue ridona la vita al malato esangue e con la vita dona felicità.
Vorrei conoscerti donatore di sangue donatore di speranza donatore d’amore donatore di salvezza!
Chi sei? Da dove vieni? Come vivi? Sei ricco? Sei povero? Sei felice? Sei triste?
Ma tutto questo alla persona in pericolo non importa: ella invoca di ricevere il tuo prezioso sangue per non morire.
Dio ti benedica uomo sconosciuto e senza confini, che porgi il tuo forte braccio perché alla vena la siringa prelievi vivo il sangue della salvezza.
Mai questo mondo così malvagio e distorto metta in pericolo il puro fiore sacro simbolo!
Andiamo tutti uniti buoni e cattivi a donare una goccia di sangue fino alla vittoria totale che Dio benedirà.
La preghiera nella vita dell’AFDS
Il valore della preghiera si inserisce in una cultura della donazione fondata sulla partecipazione, sul volontariato e sull’attenzione alle necessità dei malati. La donazione di sangue coinvolge persone diverse per età, professione e condizione sociale, unite dalla volontà di aiutare chi ha bisogno.
Dopo esattamente 24 ore e 188 sacche di plasma, per un totale di 145 chilogrammi, la maratona di 24 ore di dono organizzata dall’Afds provinciale di Udine in occasione della giornata del dono del sangue si è conclusa con il passaggio finale del testimone dal più anziano iscritto, Dino Durì 65 anni tra pochi giorni di Udine, alla più giovane, Silvia Molaro, 18 anni compiuti a febbraio con al suo attivo una prima donazione di sangue intero.
Lei è di Codroipo ed è iscritta all’attivissima sezione studentesca dell’Iti Malignani di Udine.
“La partenza e l’arrivo della 24 ore con il donatore più anziano e quello più giovane fotografa bene il nostro impegno quotidiano nel coinvolgere le giovani generazioni in un piccolo atto che però salva la vita a tantissime persone” ha commentato la presidente dell’Afds Manuela Nardon.
Il coinvolgimento dei giovani donatori
Il risultato, quindi, è stato di 188 donazioni (di cui 51 da parte di volontari under 28), su un totale di 206 iscritti alla maratona.
La partecipazione dei giovani donatori mostra come il dono del sangue possa diventare un’esperienza di responsabilità e solidarietà fin dai primi anni dell’età adulta. Il passaggio del testimone tra il donatore più anziano e quello più giovane rappresenta la continuità dell’impegno tra generazioni.
Inevitabilmente alcuni sono risultati non idonei ai controlli preliminari, a dimostrazione di come siano fatti in maniera severa a tutela dei malati.
Organizzazione e sicurezza della donazione
Soprattutto l’evento ha rodato una macchina organizzativa in grado di entrare in funzione quando ci fosse la necessità in brevissimo tempo di una grande quantità di sangue e, con l’edizione di quest’anno, anche di plasma, in caso per esempio di grandi emergenze.
La donazione si fonda anche sulla tutela del malato e sulla verifica dell’idoneità dei volontari. I controlli preliminari rappresentano una garanzia essenziale affinché il sangue e il plasma raccolti possano essere destinati all’assistenza in condizioni di sicurezza.
Infine, una curiosità: nel cuore della notte hanno donato anche quattro sanitari dell’ospedale, proprio perché la solidarietà accomuna e coinvolge davvero tutti, volontari e professionisti.
La benedizione ai donatori
Al mattino presto di oggi, ecco una inaspettata visita: quella dell’arcivescovo mons. Riccardo Lamba, che ha voluto portare un saluto e un ringraziamento ai donatori presenti e al personale del Centro trasfusionale, guidato dal direttore Giovanni Barillari.
Oltre alla benedizione e a una preghiera, Lamba, che è medico, ha voluto informarsi e confrontarsi anche su dettagli più tecnici.
All’arrivo, oltre ai vertici dell’Afds provinciale, erano presenti anche la coordinatrice infermieristica del reparto di Medicina trasfusionale Simonetta Gallo, la consigliera comunale Antonella Fiore e la presidente dell’Ordine dei medici di Udine Anna Maria Bergamin.
Preghiera del Donatore di organi
La cultura della donazione comprende anche il dono degli organi, che viene presentato come una forma di solidarietà capace di continuare dopo la morte e di offrire una possibilità a persone colpite da malattie e bisognose di trapianti.
Signore Iddio, Tu che dall’alto vedi le miserie e le sofferenze umane, Tu che hai sacrificato il Tuo Figlio per la salvezza dell’Umanità, Tu che hai fatto l’uomo libero, libera me dall’egoismo e concedimi di rendere ai fratelli sofferenti ciò che Tu mi hai dato.
Fa che una parte di me, dopo la mia morte, renda felici altri esseri colpiti da malattie e bisognosi di trapianti
Dammi la gioia di donare come ha fatto Tuo Figlio in croce, almeno una parte del mio corpo perché possa rendermi utile nel diffondere l’amore, la speranza e la pace.
