Il Vangelo secondo Giovanni 14,15 apre un cammino di adorazione fondato sull’amore per Gesù, sull’osservanza dei suoi comandamenti e sulla promessa dello Spirito Santo: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti». L’adorazione conduce così dalla presenza di Cristo alla vita concreta, perché amare significa accogliere la sua parola e trasformarla in servizio.
Gesù promette al discepolo un altro Paràclito, lo Spirito della verità, che rimane con lui per sempre, insegna ogni cosa e ricorda tutto ciò che il Signore ha detto. L’adorazione eucaristica diventa quindi uno spazio di ascolto, di consolazione e di rinnovata comunione con il Padre e il Figlio.
Il testo evangelico: Giovanni 14,15-16.23-26
«Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre.
Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama non osserva le mie parole; la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Queste cose vi ho detto quando ero ancora tra voi. Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».
Il significato di «Se mi amate»
La pagina di vangelo di oggi si apre e si chiude con un richiamo forte ai comandamenti di Gesù. Quali sono? Lui ci ha lasciato un solo comandamento: “Amatevi come io vi ho amato”! Ogni altro insegnamento del Signore sta qui dentro.
E l’amore si può comandare perché non è un sentimento, è una scelta, è la forma della nostra vita di figli amati e quindi resi capaci di amare, cioè di servire. Accogliere i comandamenti di Gesù e osservarli è amare, nella concretezza di una vita donata.
Amare significa obbedire a dei comandamenti. I dieci comandamenti, comandamenti base, che non sono solo per il popolo d’Israele ma per l’umanità intera, perché possa vivere bene.
Una umanità che dimenticherà questo comandamento è destinata a non amare più. E una umanità che non ama diventa disumana.
L’adorazione come risposta all’amore di Cristo
Prima di passare da questo mondo al Padre, Gesù promette ai suoi discepoli il dono dello Spirito, del Paraclito, ovvero dell’avvocato difensore che proteggerà i discepoli stessi nella lotta che dovranno sostenere in un mondo ostile.
Le parole di Gesù presenti nel vangelo odierno sembrano abbozzare un dialogo ininterrotto fra il Risorto e il credente. Gesù sa che il discepolo è colui che ama il Signore, cioè che lo vuole amare e che cerca di amarlo.
E sa che questo amare e cercare di amare, è già risposta al Dio che per primo ha amato gli uomini. Ed ecco che chi ama il Signore altro non fa che entrare nel dialogo con chi ha parlato per primo donando la sua parola.
L’osservanza dei comandamenti trova risposta nella preghiera con cui Gesù entra in dialogo con il Padre affinché il Padre doni il suo Spirito ai discepoli. Ovvero elargisca il dono che consente di proseguire nella storia il dialogo della preghiera tra il credente e il suo Signore.
Il Paràclito, presenza di Dio
Paràclito: il termine può significare consolatore, ma anche avvocato, difensore, protettore, intercessore.
La certezza del dono dello Spirito, racchiusa nella promessa di Cristo, ravviva la nostra fede e sostiene la nostra speranza: è presenza divina che conferma l’amore eterno che il Padre e il Figlio hanno per ogni uomo.
Il Paraclito, cioè il nostro consolatore e difensore, Colui che viene perché ricordiamo che non siamo mai soli.
Lo Spirito che Gesù promette sarà nel discepolo diventando principio di vita interiore e interiorizzando in lui la presenza di Cristo. La sequenza di Pentecoste canta lo Spirito quale dulcis hospes animae.
| Espressione del Vangelo | Significato per l’adorazione |
|---|---|
| «Se mi amate» | L’adorazione nasce dalla risposta all’amore di Cristo. |
| «Osserverete i miei comandamenti» | L’amore diventa scelta, fedeltà, servizio e vita donata. |
| «Un altro Paràclito» | Lo Spirito è consolatore, difensore, protettore e intercessore. |
| «Rimanga con voi per sempre» | La presenza di Dio accompagna il credente senza abbandonarlo. |
| «Vi insegnerà ogni cosa» | Lo Spirito guida alla comprensione della parola di Gesù. |
| «Prenderemo dimora presso di lui» | Il Padre e il Figlio stabiliscono la loro presenza nel credente. |
«Non vi lascerò orfani»
Non vi lascerò orfani: il Signore non lascia soli i suoi discepoli; rimane presente nel dono dello Spirito, nell’esperienza dell’amore e nel dono della pace.
Gesù conosce bene la nostra umanità e sa quanto possa essere scarsa la nostra memoria, soprattutto quando, come gli apostoli, invecchiamo. Per guidare la sua Chiesa e preservarla nella verità, promette di inviare il dono dello Spirito Santo.
Abbiamo bisogno di un Dio che non ci lasci orfani, di un Dio che entri in amicizia con noi. Dirà Gesù: «Ecco non vi chiamo più servi, ma amici».
Questo è il passaggio: da servi che mettono in pratica i comandamenti, giustamente, ad amici di Gesù. Questo ci trasforma! Questo fa sì che diventiamo veri discepoli.
La presenza di Cristo nell’adorazione eucaristica
Il Signore ci invita a riflettere sulla sua presenza reale in mezzo a noi e sulla possibilità che ci è data di vivere cercando la verità e su come, siamo chiamati a rendere testimonianza alla verità.
Noi possiamo ricevere questo dono, perché abbiamo accolto Gesù, il nostro primo Paraclito, che si appresta a tornare al Padre e per questo promette lo Spirito.
E il Figlio ci ha reso figli in Lui, non “orfani”: noi siamo figli del Padre! Siamo figli di Dio Amore!
Ora siamo nel mondo, ma non apparteniamo al mondo, proprio perché siamo figli amati. E questo nostro essere figli ci è stato rivelato dal Figlio, che a sua volta ci lascia lo Spirito, datore di vita, perché anche noi giungiamo alla vita del Figlio, la vita eterna, che ci è donata nella Pasqua, attraverso la croce.

Una traccia per l’adorazione
Esposizione e silenzio
L’adorazione può iniziare con l’esposizione del Santissimo Sacramento e con un tempo di silenzio. Il silenzio permette di riconoscere la presenza del Signore e di lasciare che la sua parola raggiunga il cuore.
Adorare significa sostare davanti a Cristo, accogliere il suo amore e lasciarsi condurre dalla sua presenza. Il dialogo dei credenti tra loro e con gli altri si deve accompagnare alla capacità del credente di dialogare con il suo Signore, di pregare.
Ascolto della Parola
Si proclami lentamente il brano di Giovanni 14,15-16.23-26, lasciando un tempo di raccoglimento dopo la lettura.
Il testo base è: Gv 14,15-16.23b-26.
Il Vangelo continua così: Vi darò un Paraclito, cioè vi darò lo Spirito Santo, cioè vi darò una presenza, un volto, qualcuno che vi rassicuri ogni giorno, qualcuno che riattivi il motore che è l’amore.
Prima meditazione: amare è osservare la parola
Chi accoglie i comandamenti e li osserva è colui che ama Gesù. L’amore non rimane un’idea astratta, ma assume la forma della fedeltà, del servizio, della pazienza e della responsabilità.
È questa la strada che il Figlio ha seguito, è questa la strada che ha indicato a noi. E il suo invito a osservare i suoi comandamenti non è un ulteriore comando, è l’espressione di un desiderio: amare è la via della vita.
Per questo il Verbo si è fatto carne, per questo ha vissuto l’ora della passione e morte, per questo è risorto. Là dove vive per sempre Gesù, anche noi vivremo, nel seno del Padre, uniti a Dio Amore per sempre.
Seconda meditazione: lo Spirito insegna e ricorda
Lo Spirito Santo ci guiderà in tutta la verità, ma dobbiamo confidare in questa promessa di nostro Signore ed essere fedeli all’insegnamento della Chiesa.
Nel giorno della Pentecoste, si è compiuta la profezia fatta da Gesù. Quella fiamma che si è posata sugli Apostoli riuniti nel Cenacolo con Maria, ha plasmato veri e coraggiosi annunciatori del Vangelo.
La predicazione degli Apostoli, è stata una predicazione fatta non con parole tratte dai libri, ma frutto di una vita vissuta direttamente con Gesù; miracolosamente riemergeva nella loro mente con una lucidità straordinaria, certamente frutto dello Spirito Santo.
Il fatto consolante è che l’azione dello Spirito Santo continua nel tempo. Preghiamo dunque anche noi perchè lo Spirito Santo ci aiuti a comprendere bene quello che oggi dobbiamo fare e avere la forza per compierlo con competenza.
Terza meditazione: Dio prende dimora nel credente
Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui.
Questo versetto rispecchia la formula di alleanza, di appartenenza reciproca fra il Signore e il suo popolo, ma con un accento di marcata intimità e interiorità. È la compresenza dell’uno nell’altro propria dell’amore.
E il dialogo prosegue con i discepoli che vedranno il Signore, che cioè vedranno non interrotta la sua presenza tra di loro. Anzi, il dialogo diviene interiorità del Signore ai discepoli e dei discepoli al Signore.
Allora voi saprete che io sono in voi e voi in me. L’amore del credente potrà manifestare l’amore del Signore.
Preghiera di adorazione
Signore Gesù, siamo davanti a te perché ti amiamo e desideriamo accogliere la tua parola. Tu ci insegni che l’amore non è soltanto un sentimento, ma una scelta quotidiana, una vita donata, un servizio fedele.
Rendici capaci di osservare i tuoi comandamenti e di vivere il tuo unico comandamento: «Amatevi come io vi ho amato».
Padre, ti ringraziamo perché, per mezzo di Gesù, ci doni un altro Paràclito, lo Spirito della verità, il Consolatore, il Difensore e il Protettore.
Spirito Santo, rimani con noi per sempre. Insegnaci ogni cosa e ricordaci tutto ciò che Gesù ci ha detto. Guida la nostra mente, sostieni la nostra volontà, rinnova il nostro cuore.
Non permettere che ci sentiamo orfani. Rendici consapevoli della presenza del Padre e del Figlio nella nostra vita. Fa’ di noi una dimora accogliente per Dio e uno spazio di vita per gli altri.
Donaci la forza di amare anche nelle difficoltà, la libertà di servire, il coraggio di compiere il bene e la mitezza necessaria per incontrare ogni persona con rispetto.
Invocazioni allo Spirito Santo
- Spirito Santo, Consolatore, rimani con noi.
- Spirito della verità, guidaci nella fedeltà al Vangelo.
- Spirito Santo, insegnaci ogni cosa.
- Spirito Santo, ricordaci le parole di Gesù.
- Spirito Santo, difendici nelle prove.
- Spirito Santo, rendici capaci di amare e servire.
- Spirito Santo, dona pace al nostro cuore.
- Spirito Santo, fa’ di noi testimoni dell’amore di Dio.
La pace promessa da Gesù
Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.
Non dobbiamo vivere con la paura di ciò che avverrà; quello che conta, è che si arrivi a quel momento ancora come “tralci uniti alla Vite” e non oscurati da una vita disordinata e accecata dal peccato.
La prossimità del Risorto è interiorità del Signore nel cuore dell’uomo e questo è fonte di forza e di speranza. E diventa capacità di amore per gli altri esseri umani.
Questo è il vero nucleo di stabilità, di forza, di serenità, di pace, di una saldezza che non si esprime nella rigidità delle forme, nella monoliticità del linguaggio, nel rigore delle affermazioni, ma nella pluralità dei linguaggi, nella duttilità delle forme, nella dolcezza delle affermazioni.
Lo Spirito e la testimonianza cristiana
Lo Spirito guida la presenza cristiana nel mondo sulla via della mitezza e del rispetto degli “altri”, i non-credenti, e accompagna la predicazione degli apostoli che dà vita a nuove comunità cristiane.
La seconda lettura afferma che dall’evento pasquale sgorga la speranza come responsabilità dei cristiani. Di essa i cristiani devono essere “sempre pronti a rispondere a chiunque ne chieda loro conto”.
“Sempre”, dunque in ogni ambito e momento della vita; “a chiunque”, dunque non a qualcuno sì e ad altri no, ma a tutti. Inoltre di essa i cristiani devono “rispondere”, cioè divenire responsabili: è la testimonianza che solo loro possono dare al mondo.
La speranza cristiana come responsabilità si situa pertanto tra chiamata di Dio e domanda degli uomini: è responsabilità unica e duplice al tempo stesso, come il comando di amare Dio e il prossimo è duplice e unico al tempo stesso.
Adorare e vivere la comunione
Il brano degli Atti degli Apostoli mostra che la nascita della chiesa in Samaria procede dall’annuncio di Cristo e dalla discesa dello Spirito. Il rapporto di collaborazione e fiducia tra chiesa madre di Gerusalemme e la nascente comunità in Samaria dice come la parola del vangelo e lo Spirito santo superano le barriere culturali, le divisioni religiose e gli odi atavici.
I frutti della resurrezione si misurano anche nella capacità di superare le rivalità trovando unità e comunione in Cristo.
L’amore è anche concreta fatica di aprirsi alle capacità di ascolto e ricezione degli altri. Chiedendo mitezza e rispetto nella relazione con gli altri, Pietro chiede di aver fiducia in loro e di vincere il timore di chi si sente minacciato dalla diversità.
È impressionante perché questo significa fare ostacolo allo Spirito che sempre crea libertà e la orienta, la educa, la rende simile alla libertà di Cristo che non si oppose al malvagio, che non rispose al male maledicendo, ma benedicendo e perdonando.
06-La parola ci illumina - Lo Spirito Santo è il Paràclito (Gv 14:21-26). Cosa significa ?
Maria e il Cenacolo
Nel giorno della Pentecoste, si è compiuta la profezia fatta da Gesù. Quella fiamma che si è posata sugli Apostoli riuniti nel Cenacolo con Maria, ha plasmato veri e coraggiosi annunciatori del Vangelo.
Maria, ci conduca per mano in questo momento storico cosi pericoloso.
Con Maria, l’adorazione diventa attesa fiduciosa dello Spirito, ascolto della parola e disponibilità a lasciarsi trasformare dalla presenza di Dio.
Preghiera conclusiva
Vieni, Santo Spirito, riempi i cuori dei tuoi fedeli e accendi in essi il fuoco del tuo amore.
Signore Gesù, tu non ci lasci soli e non ci lasci orfani. Rimani presso di noi attraverso il dono dello Spirito Santo e rendici consapevoli della tua presenza.
Fa’ che la nostra adorazione non rimanga separata dalla vita. Donaci di amare nella concretezza, di osservare la tua parola, di servire con umiltà e di testimoniare la speranza con dolcezza e rispetto.
Padre, Figlio e Spirito Santo, prendete dimora in noi e fate della nostra vita un luogo di comunione, di verità, di pace e di amore.