L’Abbazia di Nostra Signora di Gethsemani è un monastero trappista situato nel Kentucky, negli Stati Uniti d’America, nei pressi di Bardstown e non lontano da Louisville. La comunità appartiene all’Ordine dei Cistercensi della Stretta Osservanza, comunemente chiamati Trappisti, e fu fondata nel 1841 come filiazione dell’abbazia francese di Melleray.
L’abbazia è conosciuta soprattutto per la sua lunga storia monastica, per la presenza dello scrittore Thomas Merton e per il ruolo svolto nella riflessione cristiana sulla pace, sulla nonviolenza, sui diritti civili e sul dialogo interreligioso. Il nome Gethsemani richiama il Getsemani evangelico, il luogo presso Gerusalemme nel quale Gesù, dopo l’Ultima Cena, pregò prima di essere tradito e arrestato.
Localizzazione e significato del nome
Lo stato del Kentucky è semplicemente un prolungamento della colonia costiera della Virginia, che si estende oltre le montagne, fino al Mississippi; è delimitato dal fiume Ohio a nord e confina a sud col Tennessee. Il principale di questi centri è Bardstown, divenuta subito sede vescovile e quasi la Chiesa-madre di tutto l’esteso occidente americano.
L’abbazia ha ereditato il nome da una scuola fondata sul luogo 30 anni prima dell’arrivo dei monaci. Prima ancora, il sito era indicato col nome di una chiesetta officiata, dedicata a santa Barbara. Poi, con l’arrivo della linea ferroviaria, anche la stazione fu chiamata come l’abbazia, così come l’ufficio postale, nell’abbazia stessa, fu denominato «Trappist, Kentucky».
La versione latina Gethsemani differisce da quella inglese, familiare presso i protestanti, Gethsemane. Il termine “Trappist”, indicante l’ufficio postale, non è grammaticalmente corretto: essendo un aggettivo, reclama un articolo o un sostantivo, o almeno una “s” finale.
Si tratta apparentemente di osservazioni di poco conto; ma dietro di esse si nasconde tutta una serie di difficoltà, di carattere linguistico ed organizzativo, che i monaci hanno dovuto superare per giungere alla realizzazione dell’abbazia. una certa bigotteria nelle minoranze cattoliche della zona, l’indifferenza delle masse protestanti, la difficoltà di comunicazione accresciuta dal rigoroso silenzio dei monaci.
Il significato di Gethsemani
Getsemani in aramaico vuol dire “frantoio” ed era un piccolo oliveto poco fuori della vecchia città di Gerusalemme, sul monte degli Ulivi, nel quale Gesù Cristo, secondo i Vangeli, si ritirò dopo l’Ultima Cena, prima di essere tradito da Giuda e arrestato.
Leggiamo nel Vangelo che Gesù, dopo l’Ultima Cena, uscì da Gerusalemme insieme agli Apostoli e andò in un giardino (chiamato appunto Getsemani) dove Gesù vi si ritirava spesso con i suoi discepoli (cfr Gv 18,1 s). “Sedetevi qui, mentre io prego”.
Prese con sé Pietro Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia. Disse loro “La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate” (Mc 14, 32-34). Poi si allontanò da loro e inginocchiatosi pregava: “Padre, se vuoi, allontana da me questo calice. Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà”.
Gli apparve allora un angelo dal cielo a confortarlo. In preda all’angoscia, pregava più incessantemente e il suo sudore diventò come gocce di sangue. Poi, rialzatosi andò dai discepoli e li trovò che dormivano.
“Perché dormite? Alzatevi e pregate, per non entrare in tentazione”. Mentre ancora egli ancora parlava, ecco una turba di gente. Li precedeva Giudo, uno dei suoi discepoli, e si accostò a Gesù per baciarlo.
Gesù gli disse: “Giuda, con un bacio tradisci il Figlio dell’uomo?”. (cfr Lc 22,41-46).
Fondazione dell’abbazia
I fondatori, tuttavia, non erano persone del tutto sconosciute. Già negli inni 1805-1809, dom Urbain Guillet aveva realizzato un insediamento sullo stesso corso d’acqua, 5 km. a monte dell’attuale sito. E la gente del posto usava indicare col termine “monaci” il torrente, la terra e le persone ivi dimoranti.
Numerosi gruppi di abitanti del Maryland si univano alle carovane in transito verso il Kentucky, e i cattolici che ne facevano parte si organizzavano fondando qua e là centri quasi autonomi. Verso Bardstown puntavano pure i nuovi immigranti cattolici provenienti dall’Europa, compresi gli irlandesi che parlavano ancora soltanto il gaelico.
La fondazione dell’abbazia si colloca nel 1841, quando il monastero entrò a far parte della famiglia cistercense. La data riportata per l’ingresso nella tradizione cistercense è il 21 dicembre 1841.
| Voce | Informazione |
|---|---|
| Nome | Gethsemani |
| Ordine attuale | Trappisti |
| Filiazione | Melleray |
| Stato giuridico | Abbazia |
| Fondazione cistercense | 21/12/1841 |
| Regione | Kentucky |
| Nazione | U.S.A. |
| Diocesi attuale | Louisville |
| Coordinate | 37.66395654016877, -85.52932016818954 |
Il contesto del Kentucky
Il primo eroe nazionale del Kentucky è stato Daniel Boone, passato ormai nella storia come l’uomo rivestito di pelle di daino (17341820, prima dei cow-boys, della corsa all’oro, del Cavallo di Ferro, dei bastimenti fluviali) che, con l’aiuto di alcuni compagni, fondò tra i fitti boschi comunità esperte in tutto, dalla costruzione di rifugi all’affumicazione della pancetta, dall’allevamento di cavalli Blue Grass alla distillazione del whiskey Bourbon.
Questi eroi crearono anche una musica popolare ed impressero nella mente del popolo la convinzione che tutti, con l’impegno, possono diventare dei geni. Fu proprio in forza di questa convinzione che un ragazzo nato vicino a Gethsemani riuscì a diventare l’ormai mitico Abraham Lincoln.
L’ambiente e il clima di Gethsemani, il complesso monastico e le industrie, la storia e i suoi eccezionali personaggi sono universalmente noti e non hanno bisogno di ulteriori presentazioni. Pensiamo che il nome di un solo monaco, Thomas Merton, basti ad evocare nella mente del lettore i tanti meriti di questa abbazia.
La comunità monastica e le attività
L’abbazia è una comunità di monaci appartenenti all’Ordine dei Cistercensi della Stretta Osservanza (Trappisti). La vita della comunità è legata alla preghiera, al silenzio, al lavoro e alla permanenza in un ambiente rurale.
Tra le attività riportate per Gethsemani figurano i lavori legati alla produzione di formaggi. La presenza di laboratori e attività produttive si inserisce nella tradizione monastica del lavoro, attraverso il quale la comunità sostiene la propria vita quotidiana.
L’abbazia ha inoltre dato origine a diverse fondazioni figlie: Holy Spirit (1944-), Holy Trinity (10/07/1947-), Mepkin (1949-), Genesee (03/1951-) e New Clairvaux (02/07/1955-).
Thomas Merton a Gethsemani
Thomas Merton è uno degli scrittori spirituali americani più influenti del ventesimo secolo. La sua autobiografia, La Montagna sette balze, ha venduto oltre un milione di copie ed è stato tradotto in 28 lingue.
Merton ha scritto oltre settanta altri libri e centinaia di poesie e articoli su temi che spaziano dalla spiritualità monastica ai diritti civili, della nonviolenza e la corsa agli armamenti nucleari.
Dopo una giovinezza e un’adolescenza turbolenti, Merton ebbe la sua prima esperienza con il cattolicesimo romano all’età di sedici anni in una chiesa in Italia. Il 10 dicembre 1941, entrò l’Abbazia di Nostra Signora del Gethsemani, una comunità di monaci appartenenti all’Ordine dei Cistercensi della Stretta Osservanza (Trappisti).
I 27 anni trascorsi nell’Abbazia di Getsemani, prima della sua prematura scomparsa nel 1968, lo hanno stimolato verso profondi cambiamenti nella sua auto-comprensione. Questa trasformazione lo ha spinto nell’arena politica, dove divenne, secondo Daniel Berrigan, la coscienza del movimento per la pace del 1960.
Riferendosi al razzismo e alla pace come le due questioni più urgenti del nostro tempo, Merton è stato un forte sostenitore del movimento nonviolento per i diritti civili, che ha definito “certamente il grande esempio di fede cristiana in atto nella storia sociale degli Stati Uniti”.
Per il suo attivismo sociale Merton subì una severa critica, da cattolici e non cattolici che giudicavano i suoi scritti politici come disdicevoli per un monaco.
Merton, la pace e il dialogo interreligioso
Sono gli anni in cui brilla la stella di Thomas Merton, monaco trappista dell’abbazia di Nostra Signora del Gethsemani a Bardstown nel Kentucky, scrittore prolifico, amante del jazz, famoso in tutto il mondo per i suoi scritti appassionati, che spingono i giovani della contestazione a cercare Dio sui sentieri impolverati della storia.
Merton è uno dei riferimenti più importanti del variegato popolo che si batte contro la guerra del Vietnam, per l’affermazione di pari diritti civili per la popolazione nera, per il dialogo ecumenico e interreligioso.
Nel 1965, il monaco esce con un libro contro la guerra dal titolo Fede e violenza, in cui cerca di dare senso alle istanze del dissenso americano. L’intento è chiaro fin dall’inizio: «Io sto dalla parte delle persone che vengono bruciate, fatte a pezzi, torturate, tenute in ostaggio, asfissiate col gas, mandate in rovina, distrutte… Io sto dalla parte della gente che è stufa della guerra e vuole la pace per ricostruire il paese».
Durante i suoi ultimi anni, sviluppò un profondo interesse per le religioni asiatiche, in particolare il Buddismo Zen, e verso l’opera di promozione del dialogo fra Chiesa occidentale e orientale.
Dopo diversi incontri con Merton durante il viaggio del monaco americano in Estremo Oriente nel 1968, il Dalai Lama lo ha elogiato come colui che aveva una comprensione più profonda del Buddismo di ogni altro cristiano che aveva conosciuto.
Fu durante questo viaggio in una conferenza sul dialogo monastico fra oriente e occidente, che Merton è morto, a Bangkok il 10 dicembre 1968, rimanendo vittima di una folgorazione accidentale. Era anche il ventisettesimo anniversario del suo ingresso nell’Abbazia di Getsemani.
Il legame con Franz Jägerstätter
Agli inizi degli anni Sessanta la vicenda di Franz Jägerstätter varca l’oceano e di lì suscita grande interesse fra i leader di quell’imponente movimento contro la guerra del Vietnam, che dalle prime azioni pubbliche di obiezione di coscienza del maggio 1964 a New York, con i falò delle cartoline precetto messe a bruciare per protesta, si svilupperà in tutti gli States.
Nel 1965, il monaco esce con un libro contro la guerra dal titolo Fede e violenza, in cui cerca di dare senso alle istanze del dissenso americano. E lancia, fin dalle prime pagine, la figura di Franz Jägerstätter come modello di uomo che ha avuto la forza e il coraggio di opporsi al più spietato regime della storia, mettendosi di traverso contro una guerra ingiusta e crudele.
Per il monaco trappista americano, Franz è un’icona del Concilio Vaticano II, il simbolo di un cristianesimo militante, che interpreta in maniera autentica la novità di una Chiesa nonviolenta e pacifista, una Chiesa che alza un argine nei confronti della legittimità di ogni conflitto e che pone la guerra come « aliena a ratione »: fuori dalle logiche razionali.
Nella visione di Merton, Franz è un profeta di questi tempi tormentati che anelano alla pace. Scrive nel suo libro: «La storia di Franz Jägerstätter ha un’importanza veramente particolare nel momento in cui la Chiesa cattolica affronta, nel Concilio Vaticano II, il problema morale dell’armamento nucleare.
Questo contadino austriaco non era soltanto un cattolico e un obiettore di coscienza, ma era un cattolico fervente, tanto fervente che alcuni che lo conobbero pensano che sia stato un santo. Il suo ragionato e fermo rifiuto di combattere per la Germania nella Seconda guerra mondiale era la conseguenza diretta della sua conversione religiosa.
Era il modo di realizzare politicamente il suo desiderio di essere un perfetto cristiano. Franz Jägerstätter rinunciò alla propria vita piuttosto che toglierla ad altri, in quella che egli riteneva una “guerra ingiusta”.
Aderì a questo credo contro ogni obiezione possibile non solo da parte dell’esercito e dello Stato, ma anche da parte dei suoi compagni cattolici, del clero cattolico e naturalmente della propria famiglia.
La ricerca di Gordon Zahn
Merton aveva conosciuto la storia di Franz attraverso i libri del sociologo e giornalista pacifista Gordon Zahn, che era collegato al Catholic Worker Movement, fondato a New York da Dorothy Day e Peter Maurin.
Tra il 1956 e il 1957 Zahn è in Germania per analizzare il comportamento della chiesa nei confronti del nazismo e per scoprire se ci fossero stati casi di obiezione di coscienza al regime. In particolar modo è interessato al Friedensbund Deutscher Katholiken, la Lega per la pace dei cattolici tedeschi.
Il suo intento è di lavorare a un libro, che sarà edito nel 1962 con il titolo German catholics and Hitler’s wars. A study in social control. Zahn raccoglie le testimonianze di alcuni sacerdoti e qualche vescovo che avevano avuto il coraggio di opporsi a Hitler.
Ma è nella lettura di un memoriale dedicato a Franz Reinisch che si imbatte nella storia di Jägerstätter. Ne rimane colpito al punto di pensare a un secondo libro, tutto dedicato al contadino austriaco.
Nell’estate del 1961 Zahn parte per Sankt Radegund, il paese di Jägerstätter, si ferma cinque settimane per raccogliere tutte le testimonianze dirette possibili, che gli serviranno per scrivere In solitary witness: The life and death of Franz Jägerstätter, che uscirà nel 1964.
Il libro viene tradotto in italiano nel 1968 col titolo Il testimone solitario. Vita e morte di Franz Jägerstätter. Il racconto di Zahn su Jägerstätter esce a puntate anche sul “Catholic Worker” e accende l’interesse di Dorothy Day.
Il ruolo di Dorothy Day
Dorothy Day ne parla nei suoi diari il 25 maggio 1965 raccontando di essere immersa nella lettura del libro di Gordon Zahn, e poi il 23 febbraio 1967 citando la testimonianza dell’obiettore di coscienza austriaco come uno di quei segni di un tempo opportuno, il kairós, tempo di seminagione di un movimento cattolico contro la guerra con radici profonde.
«Questo - scrive Dorothy Day nei suoi diari - è il momento di connettersi ovunque con le persone che sono potenzialmente interessate e fare qualcosa. Farle parlare e agire concretamente lì dove vivono e spiegare i fondamenti di un movimento cattolico per la pace nei termini più semplici e universali: Pacem in terris, il Concilio e il tema della guerra, l’obiettore di coscienza austriaco Franz Jägerstätter, papa Paolo VI, ecc.».
Gethsemani e il Getsemani di Gerusalemme
Con il termine Getsemani si indicano tre luoghi, custoditi dai francescani, che rimandano alla notte in cui Gesù fu tradito: l’orto degli Ulivi, la Grotta del Getsemani e la Basilica dell’Agonia, anche detta “chiesa delle Nazioni”.
Nell’orto degli ulivi Gesù pregò intensamente prima della passione, mentre la Grotta del Getsemani è identificata come il luogo in cui fu arrestato. A commemorazione degli episodi avvenuti nel giardino del Getsemani, ai piedi del monte degli Ulivi, sorge oggi la Basilica dell’Agonia.

Il Monte degli Ulivi
Il «Monte degli Ulivi» (808 m.) che si eleva a oriente di Gerusalemme, separa la Città Santa dal deserto di Giuda, che da qui inizia la sua discesa verso il Mar Morto. La valle del torrente Cedron, che cinge Gerusalemme ad oriente, separa il Monte dalla città e dal vicino Monte Sion, posto più a meridione, da dove Gesù si mise in cammino, dopo l’ultima cena, attraversando la Valle per raggiungere il Getsemani.
La sommità del Monte degli Ulivi regala da sempre il panorama più suggestivo sulla Città Santa, da dove l’occhio può contemplarla dall’alto nella sua interezza. Gli alberi d’ulivo che crescono da millenni sulle pendici del Monte gli conferiscono il nome tutt’oggi in uso.
La tradizione ebraica lo conosce anche col nome di “Monte dell’Unzione”, perché con l’olio ottenuto dai suoi ulivi venivano unti i re e i sommi sacerdoti. A partire dal XII secolo gli arabi lo chiamano “Djebel et Tur”, vocabolo di origine aramaica che significa “monte per eccellenza” o “monte Santo”; oggi lo chiamano semplicemente “et-Tur”.
Il Monte è formato dall’insieme di tre alture, da cui scendono le ripide vie che portano a valle: da nord a sud si incontra “Karmas-Sayyad” (vigna del cacciatore) con 818 m. di quota; al centro “Djebel et Tur” (monte santo) di 808 m.; a sud-ovest, al di là della strada che da Gerusalemme portava a Gerico, si trova “Djebel Baten al-Hawa” (ventre del vento), detto anche monte dello Scandalo, con 713 m. di altitudine.
Il Monte degli Ulivi era il passaggio obbligatorio per chi come Gesù, ospite di Lazzaro e delle sorelle Marta e Maria, muoveva dal villaggio di Betania verso Gerusalemme. Nelle vicinanze di Betfage e Betania, a dorso di un asino, Gesù iniziò il suo ingresso messianico nella Città Santa, accolto dalle folle in festa.
L’evangelista Luca, in particolar modo, pone l’accento sull’abituale frequentazione di Gesù del Monte degli Ulivi, dove si ritirava per trascorrere la notte e per insegnare ai suoi discepoli. L’assidua presenza di Gesù sul Monte, rende l’altura uno dei luoghi più cari alla cristianità.
La Grotta e l’Orto degli Ulivi
La Grotta del Getsemani è posta alla base del Monte degli Ulivi e affianca la Tomba di Maria. Al suo interno si conservano non solo le più antiche tracce di venerazione dei pellegrini, legate alla memoria della passione di Gesù, ma anche gli indizi del primitivo uso agricolo della grotta usata, forse, come sede di un pressoio per l’olio.
I pellegrini che la visitarono tra il IV e il VI sec. d.C. collegavano la Grotta al luogo del tradimento di Giuda e all’arresto di Gesù. Dopo la distruzione della basilica crociata del Getsemani, la Grotta divenne il luogo in cui si ricordarono le tre preghiere di Gesù mentre, presso le “Rocce degli Apostoli”, sulle rovine della basilica crociata, si fissò la tradizione dell’arresto.
L’orto degli Ulivi, chiamato anche giardino dall’evangelista Giovanni, conserva secondo la tradizione le secolari piante di Ulivi che assistettero all’agonia di Gesù. Questo appezzamento, in possesso dei francescani fin dal 1681, racchiude infatti otto piante di ulivi tra i più antichi al mondo a cui ne sono stati aggiunti altri nel secolo scorso.
Le piante, oggetto di recenti indagini che ne hanno attestato una longevità di oltre otto secoli, erano lì quando la chiesa crociata fu costruita e sono tutti figli di un’unica pianta madre, ancora più antica, forse testimone della preghiera di Gesù nel giardino.
La Basilica dell’Agonia
La Basilica dell’Agonia, detta anche Basilica delle Nazioni, ma meglio conosciuta con il nome di Getsemani, è il santuario che custodisce la nuda pietra su cui si fa memoria dell’agonia di Gesù.
La struttura moderna, consacrata nel 1924, è l’opera magistrale dell’architetto Antonio Barluzzi e ricalca il perimetro della più antica chiesa bizantina, che fu ritrovata durante i lavori per la costruzione del nuovo santuario.
Infatti, la basilica attuale sorge sul luogo delle due chiese più antiche andate distrutte, quella voluta da Teodosio in età bizantina e quella costruita dai crociati e dedicata a San Salvatore.
L’attuale Basilica fu costruita tra il 1922 e il 1924. Per la sua costruzione, diverse nazioni hanno collaborato con grandi donazioni, motivo per cui è chiamata anche la Basilica delle Nazioni.
Fu all´ architetto Barluzzi, al quale fu affidato il compito di progettare la nuova chiesa. Chi trasse i frutti dei lavori di Barluzzi fu Fr. Gaudenzio Orfali.
La roccia che sta al centro della Basilica è quella che attira i pellegrini che vengono a venerarla, non per sé stessa, ma per Colui che ha pregato su di essa. Un mosaico raffigura il tradimento di Giuda, la roccia del tradimento, mentre il mosaico che sta sull’altro lato raffigura la scena della cattura di Gesù.

Le fonti storiche del santuario di Gerusalemme
I luoghi legati all’agonia e alla cattura di Gesù sono ricordati fin dall’antichità. Eusebio, nell’Onomasticon dei Luoghi Biblici, cita il Getsemani, scrivendo che si trova ai piedi del Monte degli Ulivi, «dove ora i fedeli si affrettano a fare preghiere».
Al termine del III secolo, perciò, il luogo è già frequentato dai cristiani, dove vi esprimono particolari devozioni ricordate anche dal Pellegrino anonimo di Bordeaux nel 333 e da San Cirillo nel 350.
E’ la pellegrina Egeria, alla fine del IV secolo a parlare per prima della nuova chiesa costruita alle pendici del Monte degli Ulivi, sul luogo dove Gesù pregò prima della passione. Si tratta della chiesa «elegante», descritta dalla donna nel suo diario, assieme alle liturgie che si svolgevano lungo il Monte.
Le testimonianze di fine IV secolo permettono di far risalire la costruzione dell’edificio sacro al regno di Teodosio I (379-395 d.C.). Gli annali di Eutichio, patriarca di Gerusalemme, scritti nel X sec., confermano la costruzione della chiesa per opera di Teodosio.
La chiesa fu distrutta quando il persiano Cosroe II, nel 614, entrato a Gerusalemme, fece abbattere buona parte delle sue chiese e conventi. Gli scavi, che riportarono alla luce i resti della chiesa bizantina, mostrarono come l’edificio fu coinvolto in un importante incendio, forse appiccato nel 614, che probabilmente ne causò la distruzione.
Il culto sul luogo continuò, come testimonia il Lezionario Georgiano del VII-VIII secolo. Nelle Cronache di Teofane Confessore (758-818 ca.) si ricorda che il Califfo Abd al-Malik (685-705) voleva prendere le colonne della chiesa del Getsemani, per impiegarle nella realizzazione della moschea della Mecca che in quegli anni era in costruzione, ma l’intervento di un nobile cristiano lo distolse dall’intento.
La fase crociata
Le notizie riprendono all’inizio del XII secolo, in età crociata: Sevulfo (1102), Daniele l’abate ucraino (1106) e anche l’anonimo delle “Gesta Francorum” (1100 ca.), parlano di un semplice oratorio al Getsemani, intitolato a San Salvatore.
La ricostruzione crociata della chiesa ebbe inizio nella seconda metà del XII secolo. Come prima cosa i crociati costruirono, nella valle, l’abbazia di Santa Maria in Valle Josaphat, sopra la Tomba della Vergine Maria.
La ricca abbazia, affidata da Goffredo di Buglione ai monaci di San Benedetto, era dotata di convento e ospedale. Anche la grotta rupestre, posta a fianco della Tomba di Maria e descritta dall’abate Daniele, nel 1106, come la grotta in cui Gesù fu consegnato da Giuda per 30 denari, fu trasformata in cappella dai crociati e affrescata con un cielo stellato e scene evangeliche.
Sul luogo dell’oratorio di San Salvatore, nel 1165, Giovanni di Würzburg racconta di aver trovato una nuova chiesa, intitolata al Salvatore, con le tre rocce distinte che ricordano la triplice preghiera di Gesù nell’orto.
Ancora nel 1172, il pellegrino Teodorico racconta che gli architetti crociati erano impegnati nella costruzione della chiesa del Salvatore. La chiesa fu sede spirituale della Confraternita della Carità, ordine nato per dare assistenza ai pellegrini e per raccogliere denaro per l’Ospedale di Santa Maria di Valle Josaphat.
La chiesa dedicata al Salvatore, entro breve, andò parzialmente abbattuta dalle armate di Saladino, che distrussero anche l’abbazia sulla Tomba della Vergine, nel 1187, come racconta Rodolfo, abate cistercense inglese.
Mediante un restauro, che si conosce grazie agli scavi archeologici, l’edificio consacrato al Salvatore continuò ad esistere, seppur privato della sua ricchezza. Per tutta la durata del Regno Latino di Gerusalemme e oltre, la chiesa rimase meta di pellegrinaggio, fino all’ultima testimonianza, del 1323, di un fedele proveniente dalla Catalogna.
Le scoperte archeologiche
Nell’autunno del 1891, grazie a circostanze del tutto casuali, furono scoperte le mura di un’abside e qualche frammento di mosaico in tessere grossolane, presso il terreno vicino al giardino degli Ulivi.
Gli scavi sistematici poterono iniziare nel mese di marzo del 1909 e furono seguiti sul campo da fra Luc Thonessen. I risultati dello scavo convinsero Padre Orfali, l’antesignano dell’archeologia francescana in Terra Santa, che ci si trovasse di fronte ai resti della chiesa del XII secolo, costruita sul tradizionale luogo dell’«Agonia» e chiamata nelle fonti medievali la chiesa del «Salvatore» o della «Preghiera del Salvatore».
In seguito, l’architetto Antonio Barluzzi, incaricato dei lavori per la costruzione della moderna chiesa del Getsemani, scavando le profonde fondamenta della nuova costruzione, fece una sensazionale scoperta: a circa due metri più in basso del livello della chiesa medievale si conservavano i resti di un edificio più antico.
Si trattava della chiesa del Getsemani, descritta da Egeria e da lei definita «elegante», costruita in epoca bizantina. Grazie a quel rinvenimento, la Custodia di Terra Santa, su suggerimento dello stesso Barluzzi, progettò la nuova Basilica sulla base della più antica Chiesa del Getsemani.
Nel 2020, durante i lavori di realizzazione di un tunnel di collegamento tra la Basilica dell’Agonia e la Valle del Cedron sottostante ci si è trovati di fronte ad una sorpresa: un mikveh, un bagno rituale ebraico di 2000 anni fa.
Gli scavi archeologici, portati avanti da Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme e Autorità Israeliana per le Antichità, hanno riportato alla luce anche una chiesa bizantina, i resti medievali di un monastero o casa di accoglienza per pellegrini insieme ad alcune cisterne per la raccolta dell’acqua.
L’archeologia in questo caso è una conferma di ciò che la tradizione ha trasmesso a partire dal testo biblico. E quando noi abbiamo questi tre elementi - testo biblico, tradizione e archeologia - possiamo dire che abbiamo degli elementi di sufficiente certezza per identificare il posto.
Gli ulivi del Getsemani
Il Giardino del Getsemani è composto da otto ulivi secolari situato ai piedi del Monte degli Ulivi. Secondo gli Evangelisti Matteo e Marco, questo è il luogo dove Gesù è stato tradito da Giuda ed arrestato mentre pregava con i suoi Discepoli, dopo l’Ultima Cena.
Anche gli Ulivi del Getsemani sono stati sottoposti ad analisi da parte di esperti di biologia e fisiologia vegetale delle Università italiane e del Consiglio Nazionale delle Ricerche, su richiesta della Custodia di Terra Santa.
Lo studio ha dimostrato che i loro tronchi e rami hanno circa 900 anni, rendendoli così tra gli ulivi più antichi conosciuti. Gli ulivi appartengono a un’unica varietà originale e hanno anche tutti lo stesso DNA, il che significa che sono stati propagati per talea di una pianta madre.
Per ogni cristiano, questi ulivi costituiscono un riferimento vivente alla Passione di Cristo.

Il rapporto tra l’abbazia americana e il santuario di Gerusalemme
Il nome dell’abbazia del Kentucky non indica che il monastero si trovi in Terra Santa. Esso richiama invece il luogo evangelico del Getsemani e la sua tradizione spirituale, centrata sulla preghiera di Gesù e sulle parole: “Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà”.
La memoria del Getsemani di Gerusalemme offre quindi la chiave per comprendere il nome dell’abbazia americana: il riferimento accomuna la vita monastica, il silenzio, la preghiera e la ricerca della volontà di Dio.
Informazioni essenziali
- Nome: Abbazia di Nostra Signora di Gethsemani.
- Nome inglese: Gethsemani Abbey.
- Ordine: Cistercensi della Stretta Osservanza, o Trappisti.
- Fondazione cistercense: 21 dicembre 1841.
- Filiazione: Melleray.
- Stato: Kentucky.
- Nazione: Stati Uniti d’America.
- Diocesi attuale: Louisville.
- Coordinate: 37.66395654016877, -85.52932016818954.
- Attività riportata: produzione di formaggi.
- Figura più nota legata all’abbazia: Thomas Merton.