Giubilo: significato, etimologia e spiegazione

Giubilo significa gioia incontenibile, felicità manifestata con grande entusiasmo. Indica un sentimento intensamente gioioso che trabocca in grida, canti, salti, applausi, abbracci e altre manifestazioni spontanee di festa.

Si usa quindi per descrivere una gioia collettiva o individuale particolarmente intensa, soprattutto davanti a una buona notizia, a una vittoria, a una liberazione o a un evento atteso. “Grida, canti di giubilo” sono manifestazioni festose di gioia intensa.

Definizione di giubilo

Giubilo è un sostantivo maschile e si pronuncia /giù·bi·lo/. La definizione è: gioia incontenibile, felicità manifestata con grande entusiasmo.

La parola descrive una gioia che non rimane soltanto interiore, ma si manifesta apertamente e con energia. È la gioia delle persone che urlano, saltano, agitano le mani, brindano, cantano, si abbracciano e ballano spontaneamente.

Che cosa significa provare giubilo

Le gioie grosse, quelle in cui si urla, non si sa nemmeno bene che cosa, in cui si salta e ci si scalmana con le mani al cielo, quelle in cui si brinda e poi si canta e ci si abbraccia e si balla spontaneamente, per puro e semplice traboccare del cuore, le proviamo, non sono roba aliena.

Il giubilo dovrebbe essere questa cosa qui. Il giubilo è un sentimento che tracima e che porta con sé una manifestazione esteriore, rumorosa e festosa.

La realtà è che lì, in quel momento, la guardia e la messa a fuoco sono al minimo. Non ce ne importa niente di dare un nome a quel sentimento lì, non lo viviamo come una realtà da individuare e circoscrivere - è un momento in cui il pensiero, bontà sua, mette il giornale sotto al braccio, calca il cappello ed esce.

Il giubilo esprime proprio questo abbandono momentaneo al sentimento: la ragione si fa da parte e la gioia prende il sopravvento, manifestandosi senza particolare controllo o misura.

Giubilo e gioia intensa

Che parole abbiamo per indicare un sentimento intensamente gioioso, provato e manifestato? Il gaudio, il tripudio? Ma per piacere, sono parole non meno che libresche.

Se ci spostiamo su gaiezza e letizia siamo già un tono d’intensità sotto, e pure sono piuttosto rigide. C’è forse l’esultanza, splendida rappresentazione del saltello, che però ha un tratto abbastanza puntuale e isolato e comunque dotto.

Il giubilo indica invece una gioia grande, immediata e incontenibile. Non è soltanto allegria, né una semplice soddisfazione: è un entusiasmo che trabocca e coinvolge il corpo, la voce e spesso anche le persone circostanti.

Abbiamo parole raffinatissime e di precisione da lasciare sgomenti, parole per indicare lo struggimento per la lontananza da casa, per una tristezza contenta e riflessiva, per il turbamento che proviamo nel fare qualcosa di sconveniente, per la paura per uno scenario futuro incerto, per una rabbia infantile e ingiustificata, per un astio irrancidito dal tempo, ma come diavolo si fa a dire con una parola una banale gioia grossa?

Il giubilo risponde proprio a questa esigenza: dà un nome a una gioia intensa, visibile e rumorosa, anche se oggi può apparire una parola ricercata o letteraria.

Etimologia di giubilo

La parola giubilo viene dal latino iubĭlum, derivato di iubilare, “gridare di gioia”.

Etimologia dal latino iubilum, da iubilare ‘lanciare grida di gioia’, di origine onomatopeica.

La parola di oggi viene dal latino iubĭlum, che significa “grido di gioia”, e non è da confondere con “giubileo”, l’importante ricorrenza religiosa il cui nome deriva invece dall’ebraico yōbēl, “capro”, perché la festività veniva annunciata dal suono del corno di quell’animale.

L’origine onomatopeica

La particolarità di “giubilo” è che ha probabilmente un’origine onomatopeica: come segnalato da varie fonti tra cui il Vocabolario etimologico Pianigiani, iubĭlum sembra infatti provenire da io, esclamazione latina di felicità traducibile in italiano come “evviva”.

Il latino iubilare ha un’origine onomatopeica. Iu! Iu! Non c’è altro di più icastico, anzi di più sensato da fare, in effetti, per trovare la parola giusta: modellarla su un’interiezione di gioia - quale era iu! ai tempi dei tempi.

L’origine della parola richiama quindi direttamente il suono di un’esclamazione gioiosa. Il giubilo non nasce da un termine astratto e distante, ma da una voce, da un grido, da un suono emesso per esprimere una felicità improvvisa.

Oggi però se mi dici ‘interiezione di gioia’ non mi viene in mente iu!, e questo forse contribuisce al raffreddamento del giubilo - non mi riesce più ad echeggiare nell’orecchio come grido.

Il distacco dall’antica esclamazione può spiegare perché la parola sia percepita come meno immediata rispetto al sentimento che descrive. Il suo significato rimane però legato a quella voce originaria di festa e di felicità.

Giubilo e manifestazioni collettive

Questo da un lato ci suggerisce che un riferimento al tipo di schiamazzi che si levano dalla gente che giubila può essere un buon modo per rappresentarne il sentimento; dall’altro ci aiuta anche a ritrovare la brace sotto alla cenere del giubilo.

Quando raccontiamo del giubilo per le strade, del giubilo che c’è in casa alla notizia insperata, del giubilo che ci sgorga segretamente dal cuore, sapere a che cosa tendere l’orecchio, sapere che quel giu è la radiazione di fondo di antiche esplosioni di gioia che così vibravano nell’aria, ci aiuta a ridare sangue al giubilo.

Il termine può riferirsi a una gioia condivisa da una folla o da una comunità, ma anche a una felicità privata che si manifesta in modo incontenibile. È possibile parlare del giubilo di una piazza, di una città, di una famiglia o di una singola persona.

Folla in piazza durante celebrazione gioiosa

Esempi d’uso di giubilo

Esclamazioni di giubilo hanno riempito la sala dopo l'annuncio dei vincitori del concorso.

Dopo l'atterraggio, il saltatore con gli sci festeggiò con la sua squadra in giubilo.

Un'aria di giubilo ha pervaso la città in vista dell'imminente armistizio.

La piazza, epicentro della rivoluzione egiziana, si è riempita di atti di giubilo e canti.

Dopo il fuoricampo, la folla agitava i cappellini della speranza in giubilo.

Ogni volta che un paziente veniva dimesso era un momento di giubilo.

Fuori, la notizia provoca manifestazioni di giubilo.

Le loro grida di giubilo erano così forti da attirare l'attenzione di tutto il vicinato.

La seguono alte grida di giubilo.

Anche per coloro che sono caduti, questo è un momento di giubilo.

Non regge a tanto giubilo rapito, il cor sorpreso!

Espressioni comuni

La parola si trova spesso in espressioni che mettono in evidenza la dimensione sonora, collettiva o pubblica della gioia.

  • grida di giubilo
  • canti di giubilo
  • manifestazioni di giubilo
  • atti di giubilo
  • momento di giubilo
  • in giubilo
  • un’aria di giubilo
  • il giubilo per le strade
  • il giubilo che c’è in casa
  • il giubilo che sgorga dal cuore

Giubilo, gaudio, tripudio ed esultanza

Giubilo, gaudio, tripudio, letizia, gaiezza ed esultanza appartengono alla stessa area semantica, ma non sono perfettamente intercambiabili.

ParolaSfumatura principale
giubiloGioia incontenibile, felicità manifestata con grande entusiasmo
gaudioGioia intensa, con tono spesso libresco
tripudioFesta e gioia collettiva, con tono elevato
gaiezzaAllegria e vivacità, generalmente meno intense
letiziaGioia serena, spesso con tono letterario o solenne
esultanzaGioia manifestata con slancio, spesso in occasione di una vittoria

Il gaudio e il tripudio sono parole non meno che libresche. Gaiezza e letizia sono già un tono d’intensità sotto, e pure sono piuttosto rigide. L’esultanza ha la splendida rappresentazione del saltello, ma presenta un tratto abbastanza puntuale e isolato e comunque dotto.

Il giubilo può dunque essere considerato una parola precisa per indicare una gioia esuberante e manifestata, anche se il suo uso attuale può risultare più ricercato rispetto a termini quotidiani come “felicità”, “allegria” o “entusiasmo”.

Giubilo e tono della parola

E però è una parola che spesso sentiamo un po’ troppo ricercata, un po’ troppo rigida. Significa sì questo sentimento che tracima ma lo fa in maniera fine e compassata, e questo - almeno col metro di oggi - non pare particolarmente consono; tant’è che è andato declinando.

Il contrasto è significativo: il significato di giubilo richiama una gioia rumorosa, spontanea e incontenibile, mentre la parola può suonare elegante, formale o letteraria. Per questo, in molti contesti quotidiani, si preferiscono espressioni più immediate.

Ma a dispetto di quest’esito, che forse ha una ragione specifica, il giubilo è una trovata formidabile, quella che leggiamo nell’etimologia: il latino iubilare ha un’origine onomatopeica.

È giusto aver cura anche di questa pianticella in pieno sole.

Giubilo e giubileo: non sono la stessa parola

Giubilo e giubileo sono parole simili nella forma, ma hanno origine e significato differenti.

La parola di oggi viene dal latino iubĭlum, che significa “grido di gioia”, e non è da confondere con “giubileo”, l’importante ricorrenza religiosa il cui nome deriva invece dall’ebraico yōbēl, “capro”, perché la festività veniva annunciata dal suono del corno di quell’animale.

ParolaOrigineSignificato
giubiloLatino iubĭlumGioia incontenibile e manifestata con entusiasmo
giubileoEbraico yōbēlImportante ricorrenza religiosa

Come usare correttamente giubilo

Giubilo si usa soprattutto con costruzioni che indicano il modo in cui la gioia si manifesta: “in giubilo”, “grida di giubilo”, “canti di giubilo”, “manifestazioni di giubilo” e “momento di giubilo”.

È adatto sia a situazioni pubbliche sia a situazioni private, purché la felicità descritta sia particolarmente intensa e visibile. La parola è quindi appropriata per una folla che festeggia, per una comunità che riceve una buona notizia o per una persona che non riesce a contenere la propria gioia.

Il termine può avere anche un tono solenne o letterario, soprattutto quando compare in testi narrativi, poetici, religiosi o giornalistici. In una conversazione informale, invece, “grande gioia”, “entusiasmo” o “festa” possono risultare più naturali.

Il valore espressivo della parola

Il valore espressivo di giubilo non dipende soltanto dalla quantità di felicità provata, ma anche dal modo in cui essa viene comunicata. Il termine evoca voci, rumore, movimento, partecipazione e un temporaneo abbandono del controllo.

Il riferimento al tipo di schiamazzi che si levano dalla gente che giubila può essere un buon modo per rappresentarne il sentimento. Il suo significato conserva così un legame con l’antico grido di gioia da cui la parola sembra avere avuto origine.

Quando si parla di giubilo, la gioia non è fredda, silenziosa o soltanto contemplativa: è una forza che si riversa all’esterno. Può riempire una sala, una casa, una piazza o un’intera città.

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