Tutti missionari ora: significato dell’espressione e vocazione nella Chiesa

Essere tutti missionari ora significa riconoscere che la missione cristiana non riguarda soltanto sacerdoti, suore o persone inviate lontano, ma ogni battezzato, chiamato a vivere e annunciare il Vangelo nella propria realtà. Che siate sacerdoti, suore o laici, siamo tutti missionari e siamo tutti tenuti a evangelizzare.

Ogni battezzato è chiamato alla missione; Gesù Cristo ha ordinato a tutti i suoi discepoli di andare ad annunciare il Vangelo. In fondo, la nostra fede è "missionaria per natura". Ognuno di noi ha una vocazione missionaria, e forse per i laici potrebbe iniziare con l'invitare un amico, un compagno di classe, un collega, un vicino o uno sconosciuto a partecipare alla Messa domenicale.

Che cosa significa essere missionari

Ma cosa significa essere missionari nella Chiesa cattolica? I missionari vengono inviati in varie regioni per evangelizzare e offrire sostegno. I missionari vanno a vivere con le persone alla periferia della società.

Il vescovo James E. Walsh, un sacerdote missionario imprigionato in Cina nel 1959, ha detto: "Il compito di un missionario è quello di andare in un luogo dove non è desiderato ma necessario, e di rimanere finché non sarà più necessario ma desiderato". A volte è più che scomodo rimanere impegnati nella verità, soprattutto nel mondo moderno.

Il lavoro missionario non è sempre piacevole; può essere impegnativo. Il cardinale Timothy Dolan, arcivescovo di New York, suggerisce: "Non perdiamo mai un'occasione per evangelizzare. Prendiamo sul serio la nostra chiamata.

I missionari miravano a convertire le popolazioni indigene etichettate come pagane. I missionari spesso presentavano il loro operato come compimento del fardello dell'uomo bianco all'estero.

Queste espressioni appartengono a contesti storici e culturali specifici, nei quali l'attività missionaria poteva essere collegata a forme di imposizione religiosa o alla mentalità coloniale. La missione cristiana contemporanea è invece descritta come incontro, testimonianza, annuncio e servizio.

La missione riguarda ogni battezzato

Questo significa che la missione oggi non ha che fare solo con i missionari. Papa Francesco chiama in causa ogni battezzato, a prescindere dalla funzione che ha nella Chiesa e dal grado di istruzione della sua fede.

La Chiesa tutta è chiamata a essere missionaria, a evangelizzare. Nel documento, che riprende le parole della Redemptoris missio di Giovanni Paolo II l’attività missionaria è definita la «massima sfida».

Bisogna prendere sul serio questo appello, che suona come un richiamo a un nuovo protagonismo di ogni cristiano. Voi ora siete chiamati ad essere gli animatori missionari in diocesi.

Oggi, in concreto, è la formazione di discepoli missionari. È una chiamata certamente capita e condivisa dai missionari ancora attivi. I missionari non sono gli unici che dovrebbero servire gli altri.

Una Chiesa in stato permanente di missione

L’esortazione apostolica Evangelii gaudium traccia il progetto per una riforma profonda della Chiesa, chiamata a uno «stato permanente di missione». «Il Vangelo deve essere annunciato a tutti, a partire da quelli che si trovano nelle nostre case e nelle nostre comunità, per arrivare, a cerchi concentrici, fino a chi è battezzato ma non vive le esigenze del Battesimo e a coloro che non conoscono Gesù Cristo o lo hanno sempre rifiutato», spiega don Michele Autuoro, direttore dell’Ufficio nazionale per la cooperazione tra le Chiese e della Fondazione Missio, sottolineando che l’impegno «ad annunciare fino agli estremi confini della terra» deve «farci ricordare anche chi ci è vicino».

Questo documento è caratterizzato da un impeto missionario. Innanzitutto lo stile: nuovo, immediato, profetico, che esprime una visione positiva della realtà. Poi l’invito molto bello alla gioia, termine che ricorre più volte nel testo.

Negli orientamenti pastorali Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia i nostri vescovi sottolineavano la necessità di dare a ogni azione una chiara connotazione missionaria. Ora il Papa ci sollecita a leggere tutto in chiave missionaria, anche le strutture stesse della Chiesa.

La conversione pastorale in pratica

Come si traduce in pratica la conversione pastorale di cui parla il Papa? Tutto ciò che la Chiesa fa deve essere compiuto con un atteggiamento missionario.

Con lo stile cioè di una Chiesa che va incontro, esce, si fa compagna di viaggio, testimonia, annuncia la misericordia di Dio, cerca di comunicare la bellezza del Vangelo. Senza proselitismi, senza imporre, ma portando agli altri ciò che è vero.

Ricordando che in ogni azione bisogna partire dai poveri, che devono essere sempre privilegiati. La Chiesa in uscita va incontro ai lontani, con più coraggio, prendendo l’iniziativa.

L’annuncio deve concentrarsi su ciò che è essenziale, su ciò che è vero, più grande e più necessario. Il Papa chiede di avere uno stile semplice, quello descritto negli Atti degli Apostoli, tipico delle prime comunità cristiane.

È questa la strada indicata da Francesco che ricorda come la pastorale in chiave missionaria non sia ossessionata dalla trasmissione disarticolata di una moltitudine di dottrine che si tenta di imporre a forza di insistere.

Preghiera, azione e testimonianza

La regola è quella benedettina dell’ora et labora, della preghiera unita all’azione affinché la Chiesa sia sempre più madre. Che accoglie, si prende cura, annuncia la sovrabbondante misericordia di Dio.

La preghiera in lingue diverse ha dato loro la gioia di sentirsi missionari. Questo processo darà frutti missionari non ora, ma entro un certo tempo. Questo confortante sviluppo continua a dare preziosi frutti apostolici e missionari.

Il lavoro missionario comprende quindi sia l’annuncio esplicito sia la presenza concreta accanto alle persone. I missionari vengono inviati in varie regioni per evangelizzare e offrire sostegno.

La Chiesa, una famiglia di missionari, è chiamata a unire preghiera, servizio, ascolto e responsabilità. Facciamo parte di una "famiglia mondiale, una rete di preghiera mondiale", ed è il club più prestigioso perché i suoi membri hanno la migliore mappa per navigare nel terreno a volte accidentato della vita, ed è la Parola di Dio, quindi celebrate il missionario che è in voi!

La Giornata Missionaria Mondiale

Il 22 ottobre si celebra ufficialmente la Giornata Missionaria Mondiale (GMD), che si svolge l'ultima domenica di ottobre. La giornata viene celebrata in tutte le parrocchie locali "come festa della cattolicità e della solidarietà universale".

Papa Pio XI istituì la Domenica delle Missioni nel 1926 e la prima raccolta mondiale della Domenica delle Missioni ebbe luogo nell'ottobre del 1927 e continua ancora oggi.

Lo scopo era quello di pregare per tutti i missionari che lasciavano la loro patria e si recavano in molte parti del mondo per portare il Vangelo a coloro che non conoscevano Gesù Cristo.

I cristiani riconoscono che abbiamo la responsabilità collettiva di evangelizzare il mondo e di continuare l'opera di Gesù Cristo che, nel suo breve periodo di permanenza sulla terra, "ha portato la gloria di Dio sulla terra "completando l'opera" che gli era stata affidata.

È stata la più grande missione mai compiuta. Che siate sacerdoti, suore o laici, siamo tutti missionari e siamo tutti tenuti a evangelizzare.

Giornata Missionaria Mondiale preghiera comunitaria

Paolina Jaricot e la responsabilità dei laici

Per comprendere la Giornata Missionaria Mondiale è importante ricordare la fondatrice della Società per la Propagazione della Fede, Pauline Jaricot. Paolina era una laica di un piccolo villaggio francese la cui visione sarebbe diventata una delle organizzazioni missionarie più importanti del mondo.

Era una "icona della fede". Quando sentì notizie finanziarie sfavorevoli su una missione estera a Parigi, scese per le strade di Parigi per raccogliere fondi.

Chiese agli altri membri della Chiesa di offrire preghiere e sacrifici settimanali per il lavoro missionario della Chiesa in tutto il mondo. Il suo carisma cercava di "aiutare le persone a vivere la loro vocazione missionaria".

Come molti, la sua eredità dimostra il potere di una persona di trasformare il mondo. Ora è la Beata Paolina.

«Cuori in fiamme, piedi in movimento»

Quest'anno, il tema di Papa Francesco per il Giornata missionaria mondiale era "Cuori in fiamme, piedi in movimento". Il Santo Padre ha espresso la sua gratitudine e il suo apprezzamento per tutti i missionari del mondo, ". specialmente per quelli che sopportano ogni tipo di difficoltà".

Il suo messaggio ha evocato il dolore di Gesù prima della sua morte: "Cari amici, il Signore risorto è sempre con voi. Vede la vostra generosità e i sacrifici che fate per la missione di evangelizzazione in terre lontane. Non tutti i giorni della nostra vita sono sereni e limpidi, ma non dimentichiamo mai le parole del Signore Gesù ai suoi amici prima della sua Passione: "Nel mondo avrete tribolazioni, ma abbiate buon coraggio: Io ho vinto il mondo" (Gv 16,33)".

Ogni battezzato è chiamato alla missione; Gesù Cristo ha ordinato a tutti i suoi discepoli di andare ad annunciare il Vangelo. In fondo, la nostra fede è "missionaria per natura". Ma cosa significa? Può essere diverso per ogni persona.

La missione come incontro e inculturazione

Un’altra indicazione chiave è l’inculturazione. L’annuncio deve essere espresso secondo le tradizioni e le culture in cui il Vangelo deve incarnarsi.

Non a caso il Papa insiste molto sull’inculturazione, ed è bello che l’immagine scelta sia quella della sposa adornata di gioielli, come ricorda Isaia. Sia questa figura che il richiamo, fatto suo da Francesco, lanciato dai vescovi dell’Oceania ai missionari perché operino in armonia con gli indigeni ci ricordano la necessità di non dimenticare il contesto.

L’esortazione mette poi in evidenza il valore della pietà popolare, cui abbiamo guardato forse con troppa diffidenza. Il Papa ne parla invece come del frutto di un Vangelo inculturato.

Questo è un aspetto nuovo, da tenere in considerazione. Il Papa ribadisce che è meglio avere una Chiesa accidentata piuttosto che aggrappata alle sue sicurezze.

Il vostro fondatore era riuscito a mettere insieme missionari di diversa formazione. L’annuncio deve essere espresso secondo le tradizioni e le culture in cui il Vangelo deve incarnarsi.

Il coraggio di uscire verso le periferie

Ci viene chiesto di osare. Abbiamo tante testimonianze di missionari che hanno osato nuove strade per portare il Vangelo, anche a rischio della loro vita, e sono molti i martiri che hanno dato se stessi per annunciare Cristo.

Il Papa ci invita a guardare a chi ha osato, per prendere l’iniziativa con audacia e dare maggior fervore all’evangelizzazione. I missionari vanno a vivere con le persone alla periferia della società.

La chiamata missionaria comprende anche la capacità di riconoscere le periferie vicine, non soltanto quelle geograficamente lontane. «La nostra preghiera scaldi il cuore e raggiunga ogni missionario e ogni missionaria lodigiana sparsi nel mondo.

Sentano il calore della nostra vicinanza e siano rinnovati nella fede anche a nome nostro. Sentano che la diocesi è loro accanto e anche il nuovo Vescovo vuole esserlo».

Testimonianze di missione e reciprocità

Padre Valentine e padre Felix, membri della Società Missionaria di San Paolo in Nigeria, hanno partecipato alla Messa domenicale delle Missioni Mondiali. Padre Valentine è il direttore dello sviluppo delle missioni della Houston Mission Society.

È stato grato e felice dell'opportunità di esprimere il suo apprezzamento per i sacerdoti irlandesi che si sono recati in Nigeria per portare il Vangelo nel loro Paese. Ha ricordato con affetto il modo in cui i missionari irlandesi hanno evangelizzato la Nigeria e ha parlato del legame della Nigeria con la Chiesa.

Irlanda. Ha detto che la Chiesa africana è "grata di svolgere il suo ruolo nella missione universale della Chiesa". Sorridendo ha detto: "Loro sono venuti da noi, e ora noi torniamo da loro".

Padre Felix lavora nell'ufficio della missione e concorda con il suo collega: "Stiamo restituendo ciò che abbiamo ricevuto. I missionari hanno fatto molto in Nigeria e noi abbiamo ricevuto questa fede.

Ora stiamo evangelizzando, portando la fede che abbiamo ricevuto non solo in Africa, ma anche in Europa e, naturalmente, in America". Egli accetta la sua chiamata come un "privilegio", "per partecipare a questa azione della missione di Cristo e della Chiesa. ".

Il mandato missionario nella vita della diocesi

Dalla cattedrale di Lodi ad ogni angolo della terra, sabato sera la preghiera di tutti è stata chiesta da monsignor Maurizio Malvestiti, durante la veglia missionaria «Periferia, cuore della missione».

«Tutti i missionari e le missionarie lodigiane sentano l’augurio affettuoso e fraterno da parte di noi tutti e la preghiera materna e sicura della Chiesa di Lodi», ha detto.

E lo stesso augurio, il vescovo l’ha rivolto alla giovane suor Daniela Migotto, che nell’estate 2015 partirà per il Camerun. La religiosa delle Missionarie dell’Immacolata, cresciuta a San Fereolo e la cui famiglia abita ora a San Martino, ha ricevuto il «mandato missionario».

Simbolo è stata la consegna del Vangelo in lingua francese. Un testo che il vescovo ha baciato, prima di porlo a suor Daniela, che a sua volta ha posto un bacio al Vangelo ricevuto.

«Suor Daniela ci rappresenta tutti», ha detto monsignor Malvestiti, che poi ha salutato la famiglia della giovane lodigiana. Testimonianze scritte sono arrivate da padre Giuseppe Marchesi, in Brasile da 24 anni, e da Valeria Spelta, in Cambogia, mentre un regalo è giunto per ciascuno: minuscole bamboline realizzate a mano dalle donne del Perù.

Erano invece presenti personalmente don Davide Scalmanini e don Marco Bottoni, fidei donum rispettivamente in Niger e Uruguay. «L’ultima ricerca dice che il Niger è un luogo dove è meglio non nascere - ha affermato don Davide, citando alcune cifre -.

Io sono una periferia della periferia e spero che il Signore mi aiuti a riconoscerlo ovunque mi vorrà». Don Marco ha invece donato a monsignor Malvestiti una maglietta del gruppo giovani della sua parrocchia, in Uruguay.

«È una Chiesa che ha bisogno - ha dichiarato -. In diocesi siamo quindici preti e tre parrocchie non hanno la messa settimanale».

Il Vescovo ha ringraziato loro, don Luca Maisano del Centro missionario diocesano, quanti sono impegnati nell’ambito: «Ci fanno palpitare il cuore», ha detto.

Per tutti ha poi aggiunto: «Gesù ci manda, attraverso la Chiesa cui ci ha affidato. Come ho già detto ai sacerdoti fidei donum, tutti abbiamo una responsabilità molto seria: quella di rendere attenti il vescovo e gli organismi diocesani alla missione.

Ripeto: se non rimaniamo disponibili a questo orizzonte missionario della fede rischiamo l’asfissia spirituale. Questa sera Gesù dice ad ognuno: «Seguimi».

Un «per sempre» all’amore. Non sono importanti i numeri, ma la qualità degli evangelizzatori: è questo a fare la differenza».

VIDEO TG: Mandato missionario alle Famiglie della diocesi di Macerata

Come vivere la missione nella vita quotidiana

Ognuno di noi ha una vocazione missionaria, e forse per i laici potrebbe iniziare con l'invitare un amico, un compagno di classe, un collega, un vicino o uno sconosciuto a partecipare alla Messa domenicale. Oppure fare volontariato nella parrocchia locale.

C'è sempre l'opportunità di fare da catechista. Portate con voi dei biglietti di preghiera per distribuirli. Incoraggiate qualcuno a leggere le Scritture o ad andare alla Penitenza.

E ricordate ciò che disse San Francesco d'Assisi: "Predicate sempre il Vangelo e, quando è necessario, usate le parole". I missionari non sono gli unici che dovrebbero servire gli altri.

La missione può assumere forme diverse:

  • invitare una persona a partecipare alla Messa domenicale;
  • fare volontariato nella parrocchia locale;
  • offrire il servizio di catechista;
  • distribuire biglietti di preghiera;
  • incoraggiare qualcuno a leggere le Scritture;
  • accompagnare una persona alla Penitenza;
  • vivere accanto alle persone che si trovano alla periferia della società;
  • testimoniare la misericordia di Dio senza imporre.

Formazione di discepoli missionari

Oggi, in concreto, è la formazione di discepoli missionari. A più riprese il testo ricorda che nella Chiesa siamo tutti discepoli e missionari.

Francesco ci indica un esempio preciso: quello dei nostri missionari. Dobbiamo imparare dal dinamismo e dall’audacia dei missionari.

È una chiamata certamente capita e condivisa dai missionari ancora attivi. Questo processo darà frutti missionari non ora, ma entro un certo tempo.

Questo confortante sviluppo continua a dare preziosi frutti apostolici e missionari. La preghiera in lingue diverse ha dato loro la gioia di sentirsi missionari.

Gli uomini sono tutti i missionari, fatta eccezione per me. Questa frase, isolata dal contesto, non chiarisce il significato pieno della vocazione missionaria, che nella Chiesa è proposta a ogni battezzato.

La responsabilità missionaria non si misura soltanto dal numero delle persone raggiunte o dalla distanza percorsa. «Non sono importanti i numeri, ma la qualità degli evangelizzatori: è questo a fare la differenza».

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